Default Italia: In attesa della Soluzione Zeta, Uscire con il piano B
16 dicembre, 2011 di ilBuonPeppe
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, Informazione
Ve lo ricordate Gianni? Quello con gli occhiali e i capelli sempre pettinati. Stava in seconda fila al liceo che, diceva lui, in classe è la posizione migliore: non sei immediatamente sotto gli occhi dei professori e resti a debita distanza dal casino che fanno quelli delle ultime file. Non era un secchione ma riusciva sempre a rispondere; anche se, per dirla tutta, spesso faceva discorsi che c’entravano poco con la domanda. Però ai prof andava bene comunque, che lui almeno partecipava.
Come? Non si chiamava Gianni? Magari nella vostra classe aveva un altro nome, però il soggetto avete capito qual è. Quello che studia poco ma riesce sempre bene, non raggiunge il massimo ma ci va vicino. E tutto questo grazie al solo fatto di saper parlare. In effetti faceva anche un po’ rabbia…
Ecco, Mario Monti mi ricorda Gianni. Uno che sa parlare, si presenta bene, fa colpo per lo stile. Poi magari se vai a guardare i suoi compiti non è che siano il massimo, però è uno che mostra di impegnarsi ed è capace di conquistare tutti.
Gheddafi, un Mese dalla Morte
24 novembre, 2011 di rosso malpelo
Archiviato in Caffè Amaro, Oltre il Confine
N.d.R. Ad un mese circa dalla morte di Gheddafi, vi proponiamo questo breve contributo. Rosso Malpelo è nato a Tripoli ed ha subito l’esilio imposto da Gheddafi.
Le immagini che arrivano da Sirte sono sconvolgenti ma non nuove.
I mass media ci hanno abituato a questo ed altro (da ultimo, quelle del povero giovane motociclista italiano quasi decapitato da altre moto durante una gara in Malesia).
In ogni caso, vedere il Colonnello nel momento in cui veniva tirato fuori dal tombino, con lo sguardo quasi inebetito dal terrore, già ferito (bombe inglesi o francesi?) , vedere poi il corpo inerte, è una scena forte.
Forte come quella di tutti i cosiddetti “rivoluzionari” che ridono, fanno il segno della “V” con le dita , infieriscono sul cadavere di chi, a sua volta, aveva infierito per anni su tanti altri poveracci.
La plebe è plebe a qualunque latitudine. Erano plebe i sanfedisti che uccidevano brutalmente l’intellighenzia della Repubblica Partenopea del 1799, erano plebe anche quei partigiani che, disonorando la loro giusta e sacrosanta lotta, commisero analogo scempio sui corpi del dittatore Mussolini e della sua amante ( non priva, quest’ultima” di una sua dignità essendo sostanzialmente estranea ai drammi del momento e rimanendo “fedele” al suo amato sino alla fine ed oltre. A conferma che le donne, il più delle volte, sono migliori degli uomini).
Fascismo 2.0
19 ottobre, 2011 di ilBuonPeppe
Archiviato in Censura dell'Informazione, Democrazia e Diritti
Diciamolo senza ipocrisia: il fascismo che l’Italia ha vissuto tra le due guerre, quello degli anni 20 e 30, quello di Mussolini, era onesto. Non buono, non accettabile, ma onesto. Era violento, prevaricante, antidemocratico, spregevole; ma si presentava con la sua faccia, non si nascondeva, non aveva paura di farsi vedere per ciò che era, non era ipocrita. E lo si doveva accettare in maniera totale, senza eccezioni, facendo dell’obbedienza cieca una virtù.
Per chi si opponeva, o anche solo pretendeva di ragionare con la sua testa, erano cavoli amari, e tanti ci hanno anche sacrificato la propria vita. Ma erano consapevoli, perché sapevano esattamente cosa avevano di fronte.
Oggi no, oggi abbiamo la democrazia e tutto questo non esiste più; abbiamo le libertà costituzionali e possiamo tranquillamente pensare, dire e fare quello che vogliamo. Con qualche limitazione ovviamente, che l’esercizio della propria libertà richiede necessariamente il rispetto della libertà altrui. Così per esempio si può contestare il governo ma non il potere finanziario a cui il governo fa da cameriere, perché il governo si può cambiare senza problemi ma lo stesso non si può dire dei suoi manovratori.
Il Figlio Matto
14 luglio, 2011 di Lameduck
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Un figlio malato, malato fisicamente di qualunque malattia organica, anche la più inesorabile e devastante, raramente viene respinto dai genitori e lasciato al suo destino. Qualche padre o madre possono decidere di fuggire, di rifiutarsi di accettare una vita di sacrifici da costruire attorno alle esigenze del figlio sfortunato ma è più frequente l’accettazione, fino all’eroismo, del proprio destino.
Tra i casi più estremi di eroismo genitoriale tutti ricordiamo la storia commovente e incredibile della famiglia Oddone, di quei genitori che si reinventarono biologi per scoprire la sostanza che avrebbe potuto alleviare le sofferenze del loro .
Questi genitori agiscono spinti dall’amore e dalla consapevolezza che un figlio malato ha ancora più bisogno di amore e dedizione.
La modernità e un nuovo senso di civiltà dei rapporti umani, dopo averci permesso di piangerne la morte come qualcosa di profondamente ingiusto ed innaturale, ci hanno insegnato che i figli hanno diritto alle cure e all’amore anche e soprattutto se imperfetti o deboli. La Rupe Tarpea ci fa orrore, l’aborto selettivo e le teorie eugenetiche che pretenderebbero di ripulire le razze eliminando gli infelici con il gas sono stigmatizzate culturalmente come disumane ed illegali.
Storie di Re e di Anarchia: La Suscettibilità della Real Casa
30 giugno, 2011 di Storie Italiane
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La Real casa Savoia ha mostrato il suo disappunto per l’uscita del film su Passanante, l’anarchico lucano che ferì Umberto 1 nel 1878 e per questo venne seppellito in carcere in condizioni disumane fino alla sua morte avvenuta nel 1910(1); eccone uno stralcio:
“Com’è possibile presentare in quel modo chi desidera uccidere un essere umano? Quale messaggio si vuole far passare? E’ stato giusto, per carità cristiana, agire affinché ai resti del criminale venisse data adeguata sepoltura. E le condizioni di reclusione del Passanante non furono certamente umane, anche se in linea con gli standard europei del tempo per un reato così grave. Ma è aberrante definire “idealista” o “eroe” un aspirante assassino. Nessun ideale giustifica un tentativo d’omicidio ed ogni idea che ammette l’omicidio è criminale.”
Leggi il resto
Note
- se ne legga la terribile storia [↩]
Grillo e le elezioni a Pomezia
25 maggio, 2011 di Storie Italiane
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Pomezia è una città strana: nata da una costola dell’Agro Romano, e non Pontino, come pensano molti, è identificata quasi sempre con le immagini della fondazione e del celebre discorso del Duce. Esattamente una settimana fa su quelle espressioni e su quel mito ha giocato anche il comico Beppe Grillo, riproducendo, in un passaggio, i toni e la prossemica di Mussolini nel suo celebre discorso della fondazione di oltre 70 anni fa. A Pomezia, nonostante una vaga aura nostalgica tra i palazzi colonici dalle linee nette e di scarsa ispirazione architettonica, le elezioni comunali hanno sempre visto la vittoria alterna di sindaci di centrodestra e centrosinistra, a differenza di quanto accade nella poco distante Latina. Alla vigilia delle elezioni comunali 2011, in una città invasa da manifesti e gigantografie ( tra questi un eloquente richiamo a “lui”, Benito, fortemente voluto dal candidato Caprasecca all’insaputa, pare, della sua capolista Maricetta Tirrito e di Renata Polverini, che appoggia la lista Città Nuove), è arrivato anche Beppe Grillo. L’irruenza vocale che certamente si presta ad una degna imitazione si è però legata all’incedere dinoccolato e disordinato che lo contraddistingue, mentre presentava sul palco di Piazza indipendenza i suoi candidati per il Movimento 5 stelle.
Numero di Cellulare di Berlusconi
21 gennaio, 2011 di redazione
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A quanto pare, mettendo insieme le cifre viste ad Annozero e quelle lette nel documento in Pdf della procura di Milano pubblicato da Dagospia il numero di cellulare di Berlusconi è diventato di pubblico dominio.
In pratica, se prima lo conoscevano cani e porci, ora lo conoscono anche i normali cittadini che non fanno politica e non utilizzano i loro orifizi corporali per guadagnare il pane.
Per coloro che si fossero persi la puntata e sono troppo pigri per mettere insieme i tasselli del mosaico, pensiamo di fare cosa gradita pubblicando il numero di cellulare di Berlusconi che, come tutti sanno, è di sole tre cifre:
610
(Per gli amanti degli aneddoti, 610 era, secondo Gabriele D’Annunzio, il numero di telefono di Mussolini, per il quale, sempre D’Annunzio, coniò un lapidario epiteto composto di due sole parole: Ben Ito. Del numero di telefono di Berlusconi, quello vero intendiamo, non sappiamo nulla.)
Marchionne, il Pene Lungo e le Grandi Tette
12 gennaio, 2011 di Comandante Nebbia
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A noi italiani l’esibizione priapica di virilità e le grandi tette piacciono. Se qualche lettrice dal seno da cerbiatta si è sentita raccontare da un Ganimede che lui preferisce il seno a coppa di champagne, sappia che il losco figuro mente con il solo intento di trombarla. Se così non fosse, la signora Marika Fruscio sarebbe corsa a farsi fare una mastoplastica riduttiva per prevenire prevedibili disagi alla colonna vertebrale.
Per l’ammirazione dell’uomo forte, non è nemmeno il caso di riesumare il mascellone buonanima. Basta pensare, per esempio, al pallido emulo di Arcore, a Umberto Bossi che della consistenza del pene eretto ha fatto una questione politica o a Antonio Di Pietro che nell’immaginario di tanti ha recitato il ruolo del Giustiziere della Notte con la terza elementare. Il che, in molti, ha largamente agevolato l’identificazione.
2010: Odissea per l’Italia
22 dicembre, 2010 di Gilda
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In questi giorni in Italia (ma anche in altri paesi del mondo) si respira un’aria tremendamente pesante. La crisi del governo, la crisi economica, la chiusura totale al dialogo da parte dello Stato, sono tutte cose che hanno portato a un malcontento generale che non toccava questi picchi da anni. La divisione politica che si è inasprita da circa quindici anni e che negli ultimi tempi si è andata ad accentuare è diventata insostenibile e completamente controproducente. Il nostro Parlamento, formato da una maggioranza chiusa in se stessa e da un’opposizione incapace di dare un’alternativa concreta, è spaccato da tempo immemorabile, composto da un andirivieni di onorevoli da una sponda all’altra dettato da fragili alleanze momentanee che puntano alla mera sopravvivenza dei partiti.
Il Buio Oltre la Carfagna: Cosa si Nasconde Dietro questa Storia?
23 novembre, 2010 di Giovanni Grobo
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La questione Carfagna-Bocchino-Mussolini, dai più regolata con battute da trivio o, nella migliore delle ipotesi, come un bisticcio tra donnette, nasconde dei retroscena inquietanti su cupi interessi e giochi di potere in una regione dove la gran parte del flusso di danaro erogato dallo stato è combusto in una fornace che produce tanto fumo e pochissimo arrosto.
Da anni, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca è riuscito a creare le condizioni organizzative ed ambientali atte ad ospitare un termovalorizzatore (o inceneritore) nel territorio del comune che amministra(1). Si tenga presente che far digerire l’ipotesi di realizzazione di una struttura di questo tipo ad una comunità non è un compito banale. La cosa è ancora più notevole considerando che a Salerno il problema rifiuti non esiste. Salerno, in meno di due anni è passata dalla raccolta convenzionale(2) a primo comune in Italia per la percentuale di differenziazione dei rifiuti(3).
Note
- si veda l’anticipazione della crisi rifiuti fatta da De Luca più di un mese fa in una dichiarazione raccolta da [↩]
- vedi nostro articolo a proposito [↩]
- AdnKronos [↩]
Bunga Bunga Era: Ruby ha più Palle di Fini (e di Tutti Noi)
7 novembre, 2010 di dellefragilicose
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A quanto pare ci voleva il Bunga Bunga per far scorrere finalmente un po’ di sangue caldo nelle vene dell’uomo in Lebole, come ebbe a definirlo con preveggenza Tommaso Staiti di Cuddia .
“L’eleganza ma non troppo”, il suo aspetto piccolo borghese, il vestire per bene, il fare per bene, il pensare per bene, la mancanza di eccessi”
Dopo mesi di mezzo dentro e mezzo fuori, Fini fa la voce grossa, ma non troppo, e chiede le dimissioni di Silvio Berlusconi. ““. Niente paura, non è che non avete capito perché siete scemi, non significa un cazzo. Anzi, significa che il Bunga Bunga e la pletora di zoccole che stanno iniziando a capitalizzare l’investimento sono solo l’inizio della caduta dell’ennesimo grand’uomo italiano.
A Mussolini, che Silvio è stato capace più volte di farci rimpiangere, toccò una brutta fine che, almeno, lo consegna alla storia come un uomo che estinse le sue colpe con la più grave delle pene. Berlusconi, invece, finisce fra i lustrini, il profumo di fica e le scopate di gruppo del Bunga Bunga e passa alla storia, tutto da solo, come un uomo ridicolo che è stato capace di menare per il naso cinquanta milioni di coglioni per quasi vent’anni.
A noi conviene stare zitti, perché per poterci guardare di nuovo negli occhi, dovevamo essere capaci di cacciarlo via con le nostre mani e dimenticarlo come scrissi ai tempi di Noemi. Invece, a partire da Fini, abbiamo avuto bisogno della spallata di una specie di velina d’importazione. Manco italiana.

Ora, nel futuro, dopo gli stravizi dell’imperatore Nerone e della sua corte dei miracoli c’è l’uomo in Lebole. Ci aveva già provato Veltroni a riportare il grigiore democristiano al potere, però effettivamente era troppo inconsistente. Un’ameba da salottino buono delle vecchie zie assolutamente improponibile. Fini, invece, è grigio, noioso, adeguatamente compromesso nei suoi interessi personali, ma si presenta meglio. Una sorta di Pippo Baudo da scongelare quando non si ha tempo per fare la spesa.
Dopo la sbornia di barzellette, puttane, droga, Bunga Bunga e minorenni, gli italiani incominciano a preoccuparsi che il prete non gli dia l’assoluzione. Allora smettono i panni da grande chiavatore e riassumono quelli, più a loro confacenti, del mediocre uomo qualunque.
Per questo, Fini, grigio, allampanato, eterno secondo di personalità travolgenti sarà il nuovo idolo nel quale identificarsi.
Santoro e il Chiagni e Fotti
19 maggio, 2010 di dellefragilicose
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La fauna di questo paese è divisa in parlanti, facenti e chiavanti.
I parlanti(1) in genere hanno un impiego fisso, si credono buoni cittadini, insegnano l’educazione e l’onestà ai figli(2) e passano gran parte del tempo a parlare dei problemi del paese(3), a discutere di calcio, dell’ultimo bisticcio fra D’Alema e De Benedetti, ad indignarsi per lo stipendio dei parlamentari e a scrivere post di cazzo su blog sfigati che non legge nessuno(4).
I chiavanti(5) ricoprono cariche pubbliche in istituzioni tipo parlamento, senato, regione, provincia, comune, municipio, università, ecc. Ufficialmente, la denominazione scientifica deriva dalla contrazione di “chi è avanti“, ma alcune dicerie popolari tenderebbero ad attribuirla al fatto che gli appartenenti a questo gruppo, composto quasi esclusivamente da esemplari maschi, esercitano il muscolo fecondatorio con non moderata frequenza(6) preferibilmente, ma non necessariamente, in compagnia di avvenenti giovincelle,figlie di parlanti, in cerca di notorietà, quattrini o entrambe le cose.
Note
- circa l’80% degli esemplari [↩]
- in modo che un giorno possano diventare anche loro dei parlanti [↩]
- da qui la definizione di parlanti [↩]
- tipo www.mentecritica.net [↩]
- meno del 2% della popolazione [↩]
- Gabriele D’Annunzio, in un messaggio privato a Benito Mussolini [↩]
Italia fa Rima con Ipocrisia
18 maggio, 2010 di Comandante Nebbia
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L’autonomia in politica estera dell’Italia è ferma alla firma del patto d’acciaio sottoscritto con la Germania nel 1939. Scomparsi certi attribuiti virili di forma sferoidale (e mai avrei immaginato di rimpiangerli) è stato un continuo trascinarsi tra “due piedi in una scarpa”, “signorsì signore”, “vorrei ma non posso” e “siamo tutti amici volemose bene“. Una sorta di veltronismo ante litteram. In questi anni la cosa è ulteriormente peggiorata perché alla mancanza di una linea precisa si è aggiunta l’estinzione di qualsiasi dibattito.
Della missione in Afghanistan, per esempio, si parla solo quando qualche disgraziato in grigioverde ci lascia la pelle. Calderoli, il ministro col lanciafiamme, si chiede se e lo fa mentre qualcuno seppellisce i propri figli. Forse per consolarli della perdita facendogli pensare che sono morti inutilmente.

In realtà, io sono assolutamente convinto che non sia giusto stare lì, ma per dei motivi che precedono la politica estera. L’impegno militare italiano fuori dai confini è assolutamente sproporzionato al ruolo internazionale del nostro paese. Non si può pensare di essere una potenza che regola militarmente le sorti politiche del mondo quando non si è in grado di assicurare un minimo di pace e benessere ai propri cittadini. E’ tempo che ci si renda conto che far parte di certi club non è più alla nostra portata e che si faccia rientrare le truppe in Italia. Non è escluso che possano essere presto più utili qui.
Comunque, stiamo tranquilli. La cosa è nelle mani di La Russa che prima piange per il sangue versato, poi si mette a .
-§-
Calderoli, sempre lui, in vista dei giorni caldi che richiederanno l’impiego del personale rientrato dall’Afghanistan, propone .
Apperò, voglio aderire pure io. Mi offro volontario per vedere decurtato il mio stipendio del 5%. Sono un centinaio di euro al mese (per adesso, ma in predicato di calare), ma poi che a nessuno venga in mente di chiedermi altro. Io, sto a posto. Ho già dato.
Alla fine è un affarone. Grazie al 5% divento un mezzo santo, do il buon esempio e posso continuare a farmi i fatti miei.
Grande Calderoli, non a caso la legge che ha seppellito la democrazia in Italia porta il suo nome.
Se Fossi Berlusconi
23 aprile, 2010 di dellefragilicose
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Se fossi Berlusconi andrei dal presidente della Repubblica Napolitano, gli scuoterei un po’ la spalla per svegliarlo e gli consegnerei le mie dimissioni.
Poi, tomo tomo chiatto chiatto, dopo aver rifiutato il mandato esplorativo, mi siederei al mio posto in parlamento (o al senato, mo non mi ricordo) e mi farei due risate a vedere se quei quattro stronzi sono in grado di fare un mezzo governo.
Subito dopo, appena sciolte le camere e indette le nuove elezioni, incomincerei una di quelle campagne elettorali alla Armaggedon: “io, l’innovatore, l’imprenditore, il benefattore, osteggiato dai comunisti, picchiato a sangue, colpito alle spalle e tradito dai rappresentanti della vecchia partitocrazia che mi hanno impedito in quindici anni (no, i quindici anni no. Tagliare, tagliare) di portare a termine le riforme istituzionali, il federalismo, la riduzione delle tasse e il progetto segreto “figa depilata just turned eighteen per tutti”, ora vi chiedo di scegliere tra me e la vecchia politica dei Fini e dei Bersani, una scelta definitiva, totale e senza compromessi”.
E l’Italia sceglierebbe, sceglierebbe. Al Nord sceglierebbe la Lega, perché sono tempi di crisi, si prospetta un futuro greco e nessuno vuole avere un paio di napoletani sulle spalle da dare a mangiare anche perché i napoletani magnano, magnano molto e fanno casino. Al Sud sceglierebbero Berlusconi perché fa pena, poveretto, e soprattutto perché si è saputo fare gli amici giusti dalle parti di Casal di Principe e di Palermo. Gente che sa riconoscere i perdenti, specialmente se hanno la faccia lunga da cavallo, e li molla subito.
Al centro, quei quattro fessi che sono rimasti si dividerebbero tra i nostalgici pippamentali della sinistra antagonista, i sostenitori della biowashball a cinque stelle, quelli che “Vendola è il futuro” e quelli che votano PD perché il padre era iscritto alla sezione del partito comunista sotto casa dove già da vent’anni hanno aperto una lavanderia a gettone.
Se fossi Berlusconi vincerei le elezioni, ma le vincerei a sangue, senza remissione e insieme al papà della trota mi tromberei l’Italia fino alla gola, una volta e per sempre.
Federalismo, secessione, presidenzialismo, abolizioni dell’articolo 18 e pure del 17 e del 19, se ci sono. Senza pietà.
Se fossi Berlusconi darei una mazziata a questo paese che Mussolini con le sue leggi razziali e una guerra mondiale persa sembrerebbe un dilettante del cazzo. Scaraventerei l’Italia e gli italiani un un cesso profondissimo e puzzolente e passerei finalmente alla storia, in un modo o nell’altro.
Se fossi Berlusconi morirei non prima dei 97 anni, di overdose di Viagra/Cialis e iniezioni di ormoni africani nei testicoli. Felice, soddisfatto e consapevole di aver dato a un gregge di pecoroni la lisciata di pelo che meritava.

Invece non sono Berlusconi. Stanotte ho fatto una lunga telefonata a Katy Perry. Io le parlavo in inglese e facevo un sacco di battute spiritose. Lei cercava di rispondermi in un italiano stentato che faceva ridere entrambi. Ci siamo messi d’accordo che l’avrei raggiunta oggi, vulcano permettendo, per fare colazione insieme a Los Angeles.
Alle sei mi sono svegliato. Pioveva e avevo la pressione bassa. Mi sono pentito di aver smesso di fumare, perché prima di iniziare questa cazzo di giornata, una sigaretta ci sarebbe stata benissimo.
Amen.
Alessandra Mussolini Dovrebbe Fare l’Estetista
15 maggio, 2009 di staff
Archiviato in latest, Storia e Memoria
Rimanendo in tema di sfoghi, riceviamo da una nostra lettrice e pubblichiamo:
Qualche sera fa, nella puntata di Porta a Porta condotta dal “carissimo” Bruno Vespa intitolata “La moglie e il figlio segreto di Mussolini” la cara nipotina Alessandra Mussolini è stata infastidita dai commenti riguardo i presunti flirt e i presunti figli del nonno, in particolar modo si è parlato di , il famoso figlio segreto.
I Buoni Padri
18 aprile, 2009 di Marina Garaventa
Archiviato in Storia e Memoria
Ognuno, nella vita, ha i suoi idoli che coltiva con amore, che fa crescere nel proprio cuore e nella propria testa e che, spesso, ammanta dello splendore del mito. E, proprio qui sta il pericolo, nel “culto della personalità” del leader, sia esso politico, religioso o militare, che finisce per sostituire se stesso alla divinità divenendo icona e simbolo di una “religione” a lui dedicata. Gli esempi di tale pratica di “sostituzione” sono molteplici nella storia antica: dai Faraoni, ritenuti incarnazione delle divinità egizie, agli imperatori romani e oltre ancora, in un’enumerazione tanto inutile quanto ripetitiva. Del resto, non occorre spingersi così lontano nel tempo: il XX secolo offre esempi validissimi che, qualcuno può addirittura ricordare per esperienza vissuta.
Berlusconi Partorisce il “Popolo della Libertà”. Unica assente, la Democrazia
6 aprile, 2009 di Alessio in Asia
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica, latest
“Quattordici anni dopo non c’è una parola da cambiare dei valori e dei principi fondamentali della nostra azione politica.”
(, dal discorso alla manifestazione dei in Piazza San Babila a Milano, 9 febbraio 2008)

