Vecchi Stizzosi: DelleFragiliCose vs. Comandante Nebbia
21 marzo, 2010 di dellefragilicose
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Dellefragilicose
Che vecchiaia d’inferno
Che vecchiaia d’inferno. Nonostante i milioni, le trombate, i viaggi, gli orologi da centomila euro, le ville in Sardegna, gli aerei privati e la torma di leccaculo che ti circondano a me dai l’impressione di essere un vecchio solo, stizzoso ed infelice. Spero di sbagliarmi.
Mi ti immagino attaccato a quel telefono mentre chiami uno per raccomandare un paio di zoccole, quelli dell’Agcom per lamentarti di Santoro, il comandante dell’Arma dei Carabinieri per chiedergli di denunciare Santoro, di nuovo quelli dell’Agcom per parlar male della Dandini e poi il direttorissimo per suggerigli cosa dire al TG1. Ore e ore al telefono, a lamentarti, chiedere, convincere.
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E non è difficile raffigurarsi le facce di quelli che si vedono arrivare la chiamata sul cellulare. Appena riconosciuto il numero, lo lasceranno suonare per un po’ guardando il display e chiedendosi se non sia il caso di far finta di non aver sentito lo squillo (mi scusi Presidente, lo avevo lasciato in vibrazione) e poi rispondere sbuffando, facendo segno a chi è intorno che è quel rompicoglioni di Silvio (che palle, però) e via con uno falsissimo: “Signor Presidente, mi dica, in che posso servirla!”
Quando hai mangiato una pernice l’hai mangiata. Un paio di rutti, una seduta al cesso ed è come se non fosse mai successo. Non parliamo poi di una trombata. Sì, era una bomba, quelle tettone erano un miracolo della natura, ma poi? La trombata non lascia nemmeno un rutto per ricordo. Se non fai un filmino o se lei non registra tutto sul suo microregistratore nascosto potresti anche esserti sognato tutto. Sì le case, va bene, ma te le devi godere. Se passi il tempo in aereo saltando da una parte all’altra e quando ti fermi ti metti a vedere Annozero in Tv (e che palle, però) oppure a telefonare, che tu ti trovi in una villa in Costa Azzurra o in un mastrillo a Nocera Inferiore, che differenza fa?
Avere una vecchiaia felice è un gran miracolo, Silvio. Tu te ne stai lì a parlar male di mezzo mondo, a raccontare d’amore quando stilli odio da ogni poro, con cinque figli che ragionano già su come scannarsi quando tirerai le cuoia, con una moglie che ti considera un malato di mente e con delle donne che ti stanno vicino solo perché poi gli regali il braccialetto con la farfallina. Per non parlare di quelli che ti reggono il pitale quando pisci. Quelli che se qualche goccia gli bagna la mano durante l’operazione la leccano subito e dicono:”con la glicemia tutto a posto Signor Presidente”. Tu pensi che ti adorino, meno male che Silvio c’è.
Forse è vero, ma malignamente io penso che ci sia una non remota possibilità che ti stiano intorno e ti lecchino il culo per sfruttati. Hanno capito che tu sei solo, arrabbiato, deluso e con una fottuta paura di crepare. Beccano il tuo cadavere ancora prima che tu muoia.
E a proposito di morte. Non ti bastava una fossa. Ti sei fatto il mausoleo grande, con la volta celeste scolpita da Cascella e quando verrà il momento se vorrai farti imbalsamare ci vorrà un attimo. Si tratterà di solo di completare un’opera già da tempo iniziata.
A che serva amare tanto il proprio cadavere non lo so.
Io ho scelto di farmi cremare. Vedi tu.

Comandante Nebbia
Der Alte
Ora che ha messo giù il telefono, nella stanza è calato il silenzio. Saranno i grandi quadri alle pareti, saranno i folti tappeti oppure gli alti soffitti decorati finemente, ma il silenzio nella stanza che da sul grande parco è profondo, quasi innaturale.
Fino ad ora, al telefono, ha implorato, minacciato, convinto, adulato, ma alla fine la puttana del senatore l’ha sistemata, il garante per le comunicazioni è stato allineato, al comandante dell’arma dei carabinieri ha segnalato e, finalmente, il direttorissimo sa cosa dire al telegiornale senza sforzare troppo quella sua clamorosa e ridicola testa pelata.
Mentre si avvia per il lungo corridoio scuro immagina le facce di quelli che si vedono arrivare la sua chiamata sul cellulare. Appena riconosciuto il numero, lo lasciano suonare sempre per un po’. Probabilmente guardano il display e si chiedono se non sia il caso di far finta di non aver sentito lo squillo: mi scusi Presidente, lo avevo lasciato in vibrazione. Non è difficile raffigurarseli rispondere sbuffando, facendo segno a chi è intorno che è il rompicoglioni (che palle, però) e via con uno falsissimo: “Signor Presidente, mi dica, in che posso servirla!”
Quando arriva nel bagno e chiude la porta, lo specchio lo guarda senza mentire, almeno lui. Privo del trucco, delle ampie spalle imbottite, dei tacchi rialzati e senza i capelli che indossa come fossero un cappello, il suo viso e il suo corpo richiamano decadenza, abbandono, stanchezza.
Mentre con le dita percorre la profonda ruga che gli divide in due la fronte, non può fare a meno di chiedersi che tipo di persone siano quelle che si porta a letto. Lui stesso si trova orribile. Eppure basta una promessa, un braccialetto con la farfallina e gli si apre la strada verso il fresco giardino di delizie dove profumi e tenerezze si spandono senza parsimonia.
Ma ne vale la pena? Anche se un corpo femminile è agile e superbo o un piatto è delizioso e raro, concretamente non ti rimane nulla. Dopo poche ore hai digerito e se non fosse per un filmino o qualche registrazione presa di nascosto (quella stronza) delle ore di sesso non rimarrebbe nessuna traccia se non nel blister semivuoto della pillola azzurra. Guardando il lusso dei marmi lucidi del bagno, gli viene da pensare alle mille case che possiede ovunque. Sarebbe bello godersele se non passasse il tempo viaggiando da una parte all’altra del mondo, dormendo in camere d’albergo che il lusso rende ancora più anonime e passando il poco tempo che gli rimane guardando rabbiosamente quello che si dice di lui in televisione e leggendo quello che scrivono i giornali sui suoi processi.
Sulla grande finestra del bagno incominciano a picchiettare piccole gocce di pioggia. La apre e vede il cielo scuro ricoprire il parco, l’erba bagnarsi e luccicare sotto la leggera pioggia. Lontano, sulla parte alta della collina, un uomo con gli occhiali scuri ed un fucile in spalla si accende una sigaretta riparandosi sotto un albero.
Non è felice, lo sa. Ha il potere, ma nessuno lo rispetta ed è quello che lui ha sempre cercato, rispetto. I magistrati lo odiano, i giornalisti pure. I suoi cinque figli ragionano già su come scannarsi quando morirà. La moglie, un tempo l’ha amata veramente, lo considera un malato di mente. Nessuno lo rispetta, nemmeno l’infermiere che in ospedale, mentre gli reggeva il pappagallo, si è bagnato leggermente la mano, rapidamente l’ha leccata e con uno sguardo sottomesso gli ha detto: “con la glicemia tutto a posto Signor Presidente”. Sono solo dei servi che gli girano intorno per mangiare del suo cadavere ancor prima che muoia. Nessun rispetto, nessun amore, solo paura e avidità. Lui li odia, li odia, li odia.
Redde rationem villicationis tuae: iam enim non poteris villicare. La ricorda ancora a memoria la frase che mandò per scherzo a Fedele. Un biglietto bianco, senza firma. Solamente queste nove parole. Pensava che Fedele capisse, che gli rispondesse a tono, ma gli arrivò immediatamente una telefonata terrorizzata, nel pieno della notte. Fedele (ma quanto fedele?) balbettava, chiedeva spiegazioni. Ci volle mezz’ora per tranquillizzarlo, ma il resto della notte lui la passò in bianco.
Lui. Lui sa cos’è veramente. Si è raccontato mille volte di essere un genio, un uomo superiore, ma solo, alla finestra di quella stanza che da sull’autunno, lui sa di essere un uomo meschino, pavido, vile che non ha saputo fare di meglio che circondarsi di gente peggiore di lui.
Giù, ai limiti della boscaglia resinosa, biancheggia la volta celeste che ricopre il mausoleo che ha voluto per conservare il suo corpo. Ora capisce che è inutile, perché il suo corpo è già corrotto prima che la vita lo lasci e per quanto grande sia il mausoleo, non potrà mai proteggerlo dalla morte.
Chiude la finestra sul parco e ritorna nel corridoio buio. I suoi passi sono pesanti, la schiena è curva, gli occhi bassi. Nessuno, nemmeno lui, può vincere contro la vita.
Date a Cesare quel che è di Cesare
23 febbraio, 2010 di fma
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“Come posso stare in un partito dove si prova ogni giorno a delegittimarmi? Dove si afferma che le mie idee non contano niente, quasi che il millantatore fossi io? Rappresento solo me stessa? Allora me ne vado.”
Questa volta la Binetti, a Dio piacendo, se n’é andata davvero.
Mi sono sentita un bersaglio – si sfoga – Un partito che sventola la bandiera del rispetto dei diritti umani, ma intanto nega il mio diritto alla parola e alla rappresentazione dei valori cattolici. Mi dispiace molto. Non serbo rancore per nessuno, ma una tappa della mia esperienza si é chiusa.” (1)
Tutto si potrà dire della Binetti, salvo che non avesse delle buone ragioni per andarsene. Le stesse che avevano i maggiorenti del partito per non trattenerla. Leggi il resto
Note- Corriere della Sera, domenica 14 febbraio, pag. 14 [↩]
Immuni Prima e Dopo la Morte
19 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
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Mi ero ripromesso di non intervenire ulteriormente sulla vicenda Craxi, sia per motivi di umana solidarietà per i superstiti, sia per non attribuire un significato pubblico ad una data che per come si sono svolti i fatti, secondo il mio parere, dovrebbe rimanere una ricorrenza privata e familiare.
Eppure, non io, ma la prima e la seconda carica dello stato hanno inteso farne una vicenda nazionale di revisione storica, ancor prima che politica.
Eutanasia
15 novembre, 2009 di fma
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Domenica, 11 ottobre
É una giornata di sole. Mi segue strascicando il passo fin sotto il nocciolo, dove c’é il suo pallone tra l’erba. S’accovaccia senz’allegria. In qualche modo deve accorgersi che lo fisso, perché alza la testa dal pallone e mi guarda. Senza l’espressione gioiosa con cui mi ha guardato tante altre volte, probabilmente sta troppo male, ma pur sempre con un punto interrogativo negli occhi: che hai?
Non glielo posso dire. Se anche potessi non glielo direi. Non sono affatto sicuro d’avere diritto all’arbitrio di cui ho deciso di farmi carico. Ma la superbia per iniziative che non ci competono, da Adamo ed Eva in poi, pare sia nella nostra natura: “Ma misi me per l’alto mare aperto”.

Dov’è la Vittoria?
2 ottobre, 2009 di albyok
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Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?!
Si, appunto. Dov’è la vittoria? Forse a Berlino nel 2006? Nelle pizzerie all’estero? Oppure tra le salme di 6 soldati. Premetto che non ho intenzione di discutere più di tanto sul fattore bellico della faccenda, ma ci sono delle cose che vorrei sottolineare.
Chi sa, tra gli affranti per quest’immane disgrazia, cosa ci facessero i nostri soldati là? Chi sa, là dove? Chi sa un po’ di numeri tricolori di questa guerra? Allora… Abbiamo 20 morti in circa 5 anni di guerra, tra cui i 7 persone morte o per cause naturali o per incidenti (non attentati). Quindi abbiamo circa 4 morti l’anno per questo conflitto, ovvero 1 morto ogni 3 mesi.

Tenetevi forte. Ogni giorno muoiono circa 5 persone per un’altra causa. Il lavoro. Ogni giorno muoiono circa 5 persone per portare a casa il pane, per comprare una TV, per scrivere un libro, per regalare ai propri figli un giocattolo, per comprarsi una macchina, per sposare la propria ragazza. Ogni giorno 5 di questi sogni spariscono. Ogni giorno c’è un ragazzo che non ha più un padre, una ragazza che non ha più il fidanzato e una madre che non ha più un figlio. E sto parlando di fonti “ufficiali”, quindi scordatevi i lavoratori morti in nero e altra merda. Questo è il dato minimo.
Personalmente a me dispiace per questi 6 soldati morti (eh si, stavolta è meglio che lo espliciti!), ma il dispiacere è sommerso dallo schifo. Vedo medaglie, fari, discorsi. Cambia così tanto morire con un mitra in mano o con un piccone? Cambia così tanto servire la propria patria o mandare avanti la propria famiglia?
Ma andrò oltre, dato che non mi dispiace poi troppo dire quello che penso. Io non vedo affatto tutto questo spirito patriottico che si vorrebbe far passare come motivazione per rendere questi morti più importanti degli altri. Sono morti servendo la patria! Eh? Mi dispiace per loro se son morti così. Mi dispiace davvero se sono andati là per portare in alto il nome dell’Italia. Se tra quei poveri cristi c’è invece qualcuno che più onestamente dicesse che è là perché ci si è ritrovato o che è là, ma dell’Italia non gliene frega una mazza, capirei di più. Ma queste sono mie riflessioni. Soggettive.
Il punto da cui non voglio troppo allontanarmi e da cui spero non aver distolto l’attenzione, è comunque il fatto che di questi attentati ce n’è uno al giorno e non in delle pericolose trincee, ma in qualche cantiere o su qualche strada. E chi cade da un’impalcatura non ha un funerale di stato. Non ha una foto in mondovisione di suo figlio che indossa il suo elmetto. E sulla sua bara non ci sarà una bandiera tricolore a ricordare quant’era giovane e patriota. Quindi, pensatela come vi pare su questa guerra o meglio informatevi, ma per favore non fate minuti di silenzio.
Oppure siate coerenti.
Fate una vita di silenzio.
Delle Anime Perdute
6 maggio, 2009 di Comandante Nebbia
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Ho riflettuto a lungo prima di scrivere di questa cosa. L’esperienza del divorzio non mi è estranea e non la annovero tra quelle che rifarei volentieri. Inoltre, dei fatti di famiglia altrui, specialmente se non ci sono bambini che soffrono, I do not care at all.
Poi non volevo oscurare il bellissimo pezzo di Gilda di oggi, ma questa cosa l’ho risolta con un piccolo trucco tecnologico retrodatando alle 7 di stamattina un pezzo che in realtà scrivo alle 9:45.
Insomma, ne ha scritto Tenebra, persona in gamba. Io non voglio tirami indietro.
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Amore Naufragato
11 aprile, 2009 di Jules Winnfield
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Il vento scala la scogliera e scuote piccoli fili d’erba e margherite sottili. Sui recinti corrosi dalla salsedine ciuffi di lana grigia si intrecciano con altri più candidi di agnelli infanti. Procedo lungo il sentiero come un ubriaco. Non riesco a porre un piede dopo l’altro, raffiche di vento rendono incerto il mio cammino e la mia attenzione è fugace ed incostante, anch’essa scossa violentemente dalla bellezza selvaggia di questi luoghi e di Lei che suona per le onde.
La sera scivola implacabile tra i fiori selvatici. Un altro giorno è fuggito e non ritornerà. Si alza la marea.
Amore Incidentale
3 aprile, 2009 di Jules Winnfield
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Supervisore con funzioni di controllo sugli scontri automobilistici in Italia con delega esclusiva limitata ai soli casi mortali. Si potrebbe considerare una promozione ma non lo è. Un turno massacrante: 14 casi al giorno, uno ogni ora e mezza, tutti i giorni. Ma non è quello. Trattasi di questione non incidentale ma di punizione prevista e già scritta, una punizione per la mia debolezza. Inevitabile oramai, ma avrei potuto evitarla.
Vedrò morire migliaia di persone ma non sarò io ad ucciderle né potrò salvarle. Ecco che arrivano gli angeli di lamiera, il frutto di un amore perverso, affamati ed insaziabili. Si comincia. Leggi il resto
Tempo, Vita e Morte (*)
1 aprile, 2009 di Comandante Nebbia
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Dove eravamo prima di nascere e, soprattutto, dove andremo quando moriremo? Chiunque si sarà fatto una di queste domande almeno una volta nel corso della sua esistenza.
Bene. Se siete degli assolutisti, in un senso o nell’altro, potete anche fermarvi qui. Conoscete già la risposta. Per alcuni sarà il paradiso, l’inferno, il purgatorio, la reincarnazione, il passaggio ad un’altra dimensione o una qualsiasi delle mille destinazioni che dall’inizio dei tempi sono state immaginate. Per altri, invece, la risposta è ancora più semplice: da nessuna parte.
La Vita e la Morte
27 marzo, 2009 di Alessio in Asia
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Nella (nostra) società occidentale non si parla più abbastanza della Morte.
Ogni giorno perdiamo tempo nel discutere di cose non troppo importanti, o a ragionare su concetti astratti, che non esistono se non nella nostra mente.
Possiamo perdere un’intera mezza giornata in giro per negozi prima di scegliere il regalo più adatto per un conoscente che festeggia gli anni,
possiamo discutere per mesi se sia meglio andare in vacanza al mare o in montagna, passiamo i pochi decenni che ci sono dati da vivere in questo mondo (almeno con questa forma corporale) ad affannarci in mille piccolezze, ma non ci si prepara abbastanza per il viaggio che tutti prima o poi dovremo affrontare.
La Morte.
Siamo proprio come quei porci sempre intenti a raspare per terra e abbuffarsi, incoscienti del fatto che presto passeranno dal porcile alla tavola. E a tavola, loro, non mangeranno. E allora eccomi qui a scrivere queste note.
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Della Pace della Morte e della Paura dell’Odio
9 febbraio, 2009 di Gianalessio Ridolfi Pacifici
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Eluana Englaro è morta pochi minuti fa. Dopo appena due giorni di sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione forzata, la ragazza che viveva in stato vegetativo da 17 anni è spirata. Non sono un medico e non ho notizie a sufficienza per valutare se il fatto che sia andata così rapidamente possa essere indicativo del suo reale stato di salute. Questo a prescindere da quanto è stato detto sul suo flusso mestruale e sulla sua capacità di concepire un bambino. So solo che queste affermazioni suonano ancora più squallide e terribili ora che il povero corpo, esausto, ha ceduto al lungo viaggio.
Gracias a la Vida!!
8 febbraio, 2009 di Luigi De Benedictis
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Ho sentito tanti commenti sulla vicenda di Eluana e mi rendo conto che ormai i valori dominanti dilagano anche nelle coscienze più elevate: la Vita è un valore se sussistono determinate condizioni, altrimenti non vale nulla, non ha senso.
Vivere e Morire per Decreto di Berlusconi
5 febbraio, 2009 di Morpheus
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Triste è il paese dove le grandi questioni della vita e della morte sono decise sull’onda emotiva dei sondaggi d’opinione.
Triste è il paese dove la libertà di disporre di se stessi è regolata per decreto di stato.
Triste è il paese dove la religione si fa legge civile e ti conduce dalla culla alla tomba. Che tu creda o no. Che tu voglia o no.
Eutanasia o No: Perchè non ho Certezze…
23 gennaio, 2009 di eppursimuove
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Inizierò con domande che per la Chiesa, Sacconi e altri risulteranno banali e inutili. E’ che non sono dotata come loro, per quanto, ritengo che Dio – nel quale credo – mi abbia dato il dono dell’intelligenza. Una persona subisce un evento traumatico per effetto del quale viene ricoverato in ospedale in condizioni cosiddette gravi. Ed entra in coma. I medici non sanno valutare o non si esprimono in merito a quando il malato potrà uscire dallo stato di incoscienza. Ovviamente, non essendo autonomo né fisicamente né cerebralmente, viene sottoposto a cure adeguate e alimentato forzatamente per vivere.
Ed Ora Tutti Zitti
9 gennaio, 2009 di CogitoergoVomito
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“La guerra non è una situazione felice”
Shimon Peres – Presidente dello Stato d’ Israele, Premio Nobel per la Pace 1994
“Chiunque sia coinvolto con il terrorisimo dentro ad Hamas è un obiettivo valido”
Benjamin Rutland – Capitano delle forze di difesa israeliane
“Sono armate studiate per capire un territorio e non per centrare bersagli specifici”
Ron Ben Yishai – esperto israeliano
“Gli agenti erano stati addestrati a mantenere l’ordine pubblico e a fornire pronto soccorso. I servizi segreti sostengono invece che i poliziotti, di notte, cambino divisa e aiutino le cellule che lanciano i Qassam”
B ‘ Teselem – Organizzazione di Gerusalemme per i diritti umani
“Soccorsi ostacolati dai soldati israeliani”
Croce Rossa
Grillo, la BioWashBall e la Fede Cieca nel Grande Complotto
8 gennaio, 2009 di dellefragilicose
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Scrivo questo appunto perché nella immensa discussione che si è generata su MC intorno ai tragici fatti di Gaza, con l’inferenza tutta olistica che la comunicazione elettronica sembra dispiegare, un cortese lettore mi ha ricordato questa storia e mi ha offerto lo spunto per una riflessione che vorrei condividere con voi.
La BioWashBall
Avevo già letto della cosa sul sito di Paolo Attivismo il cui meritorio lavoro di indagine meriterebbe maggiore riconoscimento. In pratica si tratta di una palla di plastica cava al cui interno sono poste delle sferette di ceramica. La palla, posta in lavatrice consentirebbe di lavare gli abiti senza o con quantità minime di detersivo con grande beneficio per l’ambiente e consistenti risparmi economici. Secondo il produttore il funzionamento avviene attraverso
Morte Cerebrale e Donazione Organi (la Scienza Dubita?)
6 gennaio, 2009 di Luna
Archiviato in Border Zone, Democrazia e Diritti, Diritto di Replica, latest
Da sempre mi considero una “potenziale donatrice di organi”, la mia morte cerebrale decreterà il passaggio da potenziale ad effettiva. Bene! Domanda: Cos’è la morte cerebrale?
“E’ la completa e irreversibile cessazione di tutte le funzioni dell’encefalo”.
La diagnosi di morte cerebrale è necessaria per procedere all’espianto.
Mi chiedo: I medici possono commettere degli errori di valutazione?
Mi spiegano che esistono delle procedure diagnostiche che consentono di escludere, con assoluta certezza, ogni possibile confusione tra coma e morte cerebrale, insomma posso morire tranquilla e donatrice! Poi, per caso, scopro un documento: “La Dichiarazione internazionale di opposizione alla morte cerebrale” (leggere nota).
La suddetta dichiarazione, firmata da 120 personalità e sostenuta in 19 Stati, è sorta in seguito al discorso pronunciato da Papa Giovanni Paolo II il 29 Agosto del 2000 dinanzi al Congresso Internazionale della scienza dei trapianti:” Gli organi vitali non possono essere prelevati che ex cadavere, cioè da un individuo certamente morto”.(1)
- Di questa dichiarazione abbiamo trovato solo questo esemplare in rete. I siti se ne rimbalzano la traduzione e l’informazione che è sostenuta da 19 nazioni, ma non è stato possibile reperire alcuna fonte ufficiale che elenchi queste nazioni e le 120 personalità che la sostengono non rappresentano altro che se stesse e le associazioni cattoliche che presiedono [↩]
…
2 gennaio, 2009 di redazione
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…
Nulla attorno: né suoni né luci.
Nessun orientamento, nessun pensiero, gli occhi aperti come chiusi, buio e silenzio.
Posizione eretta nella muraglia scura e inafferrabile d’aria immobile e indecifrabile.
Sorpresa.
Né vista e né udito in un’oscurità silenziosa, nessun segno di luce, nessun barlume; l’ipotesi
verosimile del coma e l’insolita speranza di uno stato comatoso più rassicurante del buio senza
spiegazione, senza vie d’uscita, senza vie di entrata.

Un Doppio Velo Pietoso
29 dicembre, 2008 di Lameduck
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Solo un aneddoto, assolutamente vero, sui preti e la morte e la dimostrazione che non c’è più veramente religione.

Si contatta il parroco per concordare l’orario di una messa funebre. Il parroco risponde infastidito, come sempre, quando chiamano i beccamorti.
“Mi dispiace, abbiamo già un altro funerale domattina alle undici.”
“Ma, mi scusi, noi saremmo in chiesa da voi per le nove”.
Segue una estenuante trattativa per strappare il consenso a celebrare il funerale in parrocchia.
Poi viene il bello.
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Oltre la Vita. La Donazione degli Organi un Gesto di Estrema Generosità
29 dicembre, 2008 di Gaspare Serra
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Il valore del “dono”
Si può essere solidale con il prossimo in molti modi: con l’aiuto ai deboli, il soccorso ai bisognosi, il conforto per chi soffre… Ma la donazione degli organi rappresenta un gesto ancora più umano e generoso!
Rendersi utile è una delle cose che da più soddisfazione nella vita. Donare i propri organi è certamente il modo migliore di dare un senso alla vita: donando ad altri una nuova speranza di vita!
Sono passati molti anni da quando si sono sperimentati i primi trapianti. Oggi trasferire gli organi da un corpo che muore ad uno che può continuare a vivere non è più un miracolo ma una straordinaria opportunità che la scienza offre all’uomo che muore: quella di accendere una speranza in un’altra famiglia, di alleviare il dolore di altre persone, di placare mille altre sofferenze!
Fino a pochi anni fa era comune la diffidenza all’idea di essere sotterrati senza alcuni dei propri organi. Leggi il resto


