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Ho sempre guardato con sospetto la dietrologia considerandola una poco utile degenerazione del meccanismo di inferenza. L’esperienza, inoltre, oltre ad attenuare gli entusiasmi, mi ha aiutato a contenere l’indignazione e la reazione in limiti accettabili o comunque funzionali ad un ragionamento utile e non dissennato.
Però certe cose continuano a suscitarmi sospetti perché non le capisco e siccome non sono abituato a non capire, mi indigno.

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“Col mondo del potere non ho avuto che vincoli puerili”

Osip Mandel’štam

C’è un uomo, ripiegato sulla scrivania. Spilloni gli circondano la testa, rimedi cinesi che affiorano dalla penombra come lunghi ed affilati puntelli per arginare l’emicrania. Quell’uomo è Andreotti. Questo film è Il Divo. Quell’emicrania è il potere.

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Il primo sprizza colori. Caldi, decisi, mediterranei. Ma lo sguardo franco e diretto è incorniciato da un paio di occhiali scarlatti, vezzo da artista. Piacerebbero molto a Elton John.

Il secondo solca un periodo in bianco e nero. Il rude ascetismo delle rughe precoci riusciva a stupire anche i suoi scombinati compagni di Radio Aut. Persiane divelte, bandiere compagne e comuni freak. Ma lui aveva intuito l’inganno, e il vento freddo gli spazzava via gli occhi troppo mesti.

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Ogni italiano si porta dietro una croce, ma non crediate, compagni di sventura, che apporla su un simbolo vi liberi del suo peso. Per che Stato andremo a votare? Forse uno stato di facciata. Di sicuro l’ennesima facciata la prenderemo noi rimanendo nel consueto stato pietoso.

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Nella storia d’Italia dal 1945 ad oggi, vi sono argomenti chiave che hanno sempre causato la rovina politica e anche fisica degli statisti che hanno osato farli propri e sono principalmente: la tendenza a porsi nelle vicende mediorientali dalla parte palestinese, l’opporsi alle indicazioni israelo-statunitensi in termini politico-energetici, il voler porre termine alla conventio ad excludendum per i comunisti al governo e la ribellione tout-court ai diktat imperiali. Proviamo a fare qualche esempio concreto ricordando fatti storici importanti.

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“Per una evidente incompatibilità chiedo che ai miei funerali non partecipino autorità dello Stato, né uomini di partito perché non degni di accompagnarmi con la loro preghiera e il loro amore.”

(Aldo Moro, lettere dalla prigionia).

“Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da ‘isolati’ ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. [...] L’inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l’attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, [...] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo”.

(Edward Luttwak, “Strategia del colpo di stato”).

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Leonardo Sciascia, ne L’affaire Moro, ricollegò idealmente ad un racconto di Borges (Pierre Menard, l’autore del Chisciotte) la tragedia del sequestro Moro, traendone “l’invincibile impressione che l’affaire Moro fosse già stato scritto, che fosse già compiuta opera letteraria, che vivesse ormai in una sua intoccabile perfezione”.

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Alla fine ci siamo riusciti. Sono mesi che abbiamo infiltrato due nostri redattori nel comitato dei 45 a cui è stato affidato il compito di delineare le strategie del futuro Partito Democratico. Mesi di travestimenti, sotterfugi, con la capsula di cianuro perennemente pronta tra i denti. Ora è fatta. Vi offriamo in anteprima il simbolo del nuovo partito e vi mostriamo immagini inedite dei candidati alla segreteria.

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risoluzione.jpgSe è vero che qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure, qualcuno si ricorderà che queste pagine scure hanno ospitato alcuni pezzi sul terrorismo in Italia (in particolare qui e qui), su quegli anni di piombo che, in qualche modo, un macabro filo riconduce sempre ai nostri giorni. Dritto come un filo a piombo. Non è mai facile scomodare assassini e vittime e la follia che per i primi è ideologia e per i secondi non è niente, è solo morte. È ancora più difficile per me scrivere di una sofferenza che pochi conoscono e nessuno capisce, specie dopo aver parlato di sogni e motorette. Ho cercato di resistere, è dal nove Maggio che ci provo, ma alla fine la coscienza l’ho trovata, era in lavatrice. Quindi mi scuso in anticipo e mi spiego in ritardo. Dopo tante iniziative prese in favore di ex o meno ex terroristi, lo Stato si accorge anche delle vittime dell’eversione e istituisce una giornata della memoria: il 9 Maggio appunto. Per quanto lodevole, ho trovato questa iniziativa una specie di beffa.
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C’è un equivoco di fondo, credo, dietro ogni episodio di dissenso in politica estera con gli Stati Uniti, come di recente nel dibattito pro o contro l’ampliamento della base militare americana a Vicenza o il rapimento Mastrogiacomo e riguarda la reale consapevolezza che noi italiani abbiamo della nostra sovranità limitata.
Siamo convinti di essere padroni in casa propria, di essere come i francesi o gli spagnoli che se vogliono possono dire no alle richieste del governo americano.
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