Azione e stile del governo Monti. Tutto si fa per loro: i Mercati
26 gennaio, 2012 di eppursimuove
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Parte della stampa – non quella a libro paga Berlusconi -, parte dei politici che lo sostengono, nonché parte dell’opinione pubblica, riconoscono due caratteristiche al governo di Mario Monti:
1. in due mesi ha esaminato, proposto, disposto, più di quanto abbia fatto in tre anni Berlusconi;
2. il modo di porsi di Monti e dei ministri, il linguaggio, il cosiddetto ‘stile’ è ben diverso da quello di Berlusconi.
Le due caratteristiche sono oggettivamente reali.
Ovviamente, è facile comprendere come il “fare” non sia in sé sufficiente. Conta “cosa si fa”, “come lo si fa”, “perché lo si fa”.
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Fase 2: Cresci Italia! Cresci, consuma e… crepa
23 gennaio, 2012 di ilBuonPeppe
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Passata la “fase uno”, quella che dovrebbe rimettere a posto i conti dello Stato con interventi sostanzialmente analoghi a quelli delle ultime ventisette manovre, e che ha ulteriormente allontanato la prospettiva di una pensione decente per gran parte dei cittadini, in attesa che arrivi l’annunciata “fase tre”, che semplificherà il funzionamento dello Stato e ci renderà la vita più semplice, è arrivata la tanto attesa “fase due”: quella che ci farà tornare a crescere, quella che rilancerà la nostra economia, quella che ci farà diventare tutti un po’… meno poveri (volevo scrivere “più ricchi”, ma non ce l’ho fatta).
Quello che si è visto e sentito a tale proposito nelle settimane scorse, oltre ad essere un deja vu, è stato abbastanza stomachevole, per cui ho preferito aspettare di vedere i fatti concreti che questo governo “di tecnici” era in grado di tirare fuori dal cilindro. Vediamo quindi di cosa sono stati capaci.
La Rivolta dei Taxi, dei Notai, dei Farmacisti, dei Commercialisti …
11 gennaio, 2012 di dellefragilicose
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Secondo e , i tassisti hanno un parlamentino. Non un parlamento, per carità. Un parlamentino, una cosa piccola, coccolosa, carina. Magari hanno anche un i ministerini, il governino e il presidentino del consiglio, forse proprio l’ormai celeberrimo Bittarelli, grande cultore della supercazzola e, di conserva, adattissimo a cotanto ruolo ( o ruolino) istituzionale.
La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio
9 gennaio, 2012 di fma
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Di questi tempi ci si lagna spesso contro i padroni e anche volentieri. Contro i capitalisti in genere, che mettono il proprio interesse davanti a quello del popolo. Che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e ne fanno quel che gli pare, addirittura li portano in Serbia.
Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile. Che pure ci servirebbe come il pane per cavarci dal terribile impiccio nel quale siamo finiti.
Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.
Intervista sulla crisi
8 dicembre, 2011 di Lameduck
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Giorni fa, cercando informazioni un po’ più specialistiche di quelle da fast-food mainstream sulla situazione economica, sono capitata su , un blog che nel giro di pochi mesi ha conquistato molte letture e le prime pagine di Google. L’autrice, Carmenthesister, economista social oriented, traduce dall’inglese articoli di economisti, bloggers, commentatori e, allargando la visuale, cerca di dare delle risposte alle molte domande che la gente si pone sulla crisi attuale.
Note
- Qui su Mentecritica, per omogeneità di contenuto, si è pensato di proporla in un’unica soluzione [↩]
Il dato (in)comprensibile
3 dicembre, 2011 di serpiko
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L’economia è fatta di leggi fisse: vi sono teoremi, corollari e lemmi che ne governano l’andamento e che rendono i trend di mercato prevedibili a lungo termine. Questa materia è molto più simile a una scienza che a una dottrina. Molto vicina al metodo della meteorologia, se vogliamo, che utilizza la fisica per elaborare simulazioni aventi un ottimo margine di approssimazione.
Tra queste leggi si possono inserire, in determinati momenti, alcune variabili che hanno il potere di turbare le sinusoidi per frazioni di tempo. Variabili che tutto sommato si riducono a due sole eventualità: la mancata o parziale immissione sul mercato di informazioni e il verificarsi di eventi naturali. Le prime sono guidate dall’uomo per fini ben determinati; le seconde no, di conseguenza non sono quasi mai prevedibili.
In questo contesto semiperfetto, dove l’assenza di eventi imponderabili e la presenza delle informazioni fondamentali dovrebbe consentire una determinazione piuttosto accurata dei numeri, ci sono dati che parlano da sè e che sono tristemente preoccupanti, per quanto possano apparire strani.
Posto un’immagine orribile. Agli occhi di un economista sta come l’immagine delle vivisezioni a quelli di un animalista.
Da Kant a Monti (via Scilipoti)
14 novembre, 2011 di rosso malpelo
Archiviato in Consumo CriticaMente, Il Bello della Politica, Il Futuro è nei Giovani, Il Lavoro degli Italiani
Assistevo in televisione ai contorcimenti del potere sulle decisioni da prendere. Si sfogliano i petali della margherita: Monti o non Monti. Monti da solo o con il presidio di figure nuove e intonse, quali Amato e Dini. Chi tutela meglio la casta, chi va alla Giustizia ecc. ecc.
Intanto i pensatori castali pensano: ci conviene appoggiarlo?, ci conviene l’appoggio esterno? , guai a lui se si permette di scegliere i ministri senza consultarci. Ne va della dignità del partito!!.
Del centro destra non parlo. Non ho tempo da perdere. Non parlo del Centro e neanche del PD parlo perché la sua scelta l’ha fatta da tempo, molto prima che l’Europa imponesse, via Napolitano, il Professor Monti, uomo senz’altro dabbene a dispetto delle accuse lanciategli ieri sera da un tizio nella trasmissione di Santoro.La scelta del PD è stare con l’Europa, con questa Europa.
Tornerò su Monti. Ora mi preme sottolineare le posizioni dei vari sinistri.
Monti Premier, Buon mercato a tutti
13 novembre, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
Il teatrino domestico della politica sta rappresentando una sceneggiata piuttosto stravagante alla quale non viene prestata la giusta attenzione da parte dei media e, quindi, dell’opinione pubblica che ha smarrito da anni qualunque capacità critica autonoma. Com’è del tutto evidente, anche i cittadini più informati delle cose della politica hanno rinunziato ad utilizzare la categoria informazione come necessario presupposto per una successiva elaborazione: guardano le trasmissioni televisive (preferibilmente quelle vicine al loro individuale orientamento politico) al solo scopo di acquisire elementi, dati e ragionamenti, anche palesemente sofistici, per poi ripeterli da onesti pappagalli nei giorni successivi al bar, in famiglia, sul posto di lavoro o sui treni che frequentano ogni giorno da bravi pendolari.
Default Italia: Pensioni a 67 Anni? Altro che Countdown, Siamo già Falliti
24 ottobre, 2011 di redazione
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane, Meccanica delle Cose
Riceviamo e pubblichiamo questo contributo nonostante non sia stato possibile reperire fonti per gran parte delle affermazioni che contiene. Riteniamo, comunque, che specialmente in funzione dell’ultimatum franco-germanico e dell’ipotesi di innalzamento a 67 anni dell’età pensionabile, offra degli spunti di riflessione interessanti. Inoltre, la situazione richiede una predisposizione molto elastica al cambio di prospettiva e, in quest’ottica, suggerimenti anche improbabili vanno valutati ed analizzati, se non altro come esercizio mentale.
Ovviamente, non forniamo alcun consiglio di investimento, ma ci limitiamo a riportare l’esperienza di un lettore come fatto di cronaca. L’unico consiglio che ci sentiamo di darvi è: nei giorni della mistificazione e della menzogna, non credere a nessuno, nemmeno a noi.
N.d.R.
La Cina è la Germania Nazista del Terzo Millennio
18 ottobre, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra, Oltre il Confine
In Cina il servizio sanitario è considerato “tra i più inefficienti e iniqui del mondo [...] offre la copertura assicurativa a solo il 40% della popolazione (e che trascina nella povertà migliaia di famiglie ogni anno a causa delle spese sanitarie out-of-pocket), che spende l’80% delle risorse nella sanità delle città, quando il 60% della popolazione vive nelle campagne.” (). In pratica, per chi non se lo può permettere,sono negate anche le cure salvavita.
In Cina, una legge dello stato, impone un’unica gravidanza per coppia. Questo comporta che “l’aborto è imposto alla donna o fortemente raccomandato quando il nascituro non abbia le caratteristiche volute dalla famiglia, prima fra tutte il sesso. Questa condizione sociale privilegia i maschi rispetto alle femmine che vengono, in alcuni stati, sistematicamente abortite. Questa situazione è oggi nota per essere endemica in ampie zone dell’India e della Cina in quest’ultima il numero degli uomini ha superato quello delle donne per oltre 40 milioni di individui” (). Mi chiedo dove siano le nostre femministe più agguerrite, pronte a scattare per uno stupido manifesto, ma del tutto indifferenti a questo abominio.
Ma Come li Paghiamo gli iPhone 4S?
11 ottobre, 2011 di fma
Archiviato in Accademia DFC
La cosa comincia senza rumore, col venir meno del comunismo come sistema politico alternativo. Nel 1977 Deng Xiaoping lancia la Primavera di Beijing, con ciò aprendo la Cina alla proprietà privata e agli investimenti stranieri. È nata l’economia socialista di mercato.
Negli Stati Uniti d’America alcune aziende manifatturiere, più attente di altre, pensano di aumentare i profitti producendo in Cina ciò che vendono negli USA e in Occidente, gli unici posti dove ci sono i soldi per comprare. Se l’idea rimanesse circoscritta a poche aziende nessuno se ne accorgerebbe. Ma l’idea è buona e fa rapidamente proseliti, negli USA e nel resto dell’Occidente. Naturalmente produrre in un posto dove il lavoro costa poco e vendere in un altro dove i salari sono alti, oltre che far guadagnare chi ci mette il capitale, ha pure delle conseguenze sulla vita degli abitanti dei luoghi dove prima si produceva e ora non si produce più. Le fabbriche che producono di là, licenziano di qua. Gli operai licenziati, confidando nelle virtù del mercato, si rimettono sveltamente alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, fiduciosi che lo troveranno. Parlo degli operai americani. Considerano la situazione transitoria, non pensano di dover cambiare stile di vita. Tuttavia, nel transitorio, se vogliono cambiare la lavatrice, devono ricorrere alla banca, che è ben lieta di accordargli un prestito, a tassi via via crescenti mano a mano che le garanzie si fanno più deboli.
I mutui subprime sono un ottimo affare, sia per la banca, sia per il debitore. Leggi il resto
Ora Tocca ai Politici Gay Omofobi: Italiani, Un Popolo di Onanisti
23 settembre, 2011 di fma
Archiviato in Cronache Italiane
Sicuramente la materia prima che in questi giorni non scarseggia è lo sdegno. Se avesse una qualche utilità e dunque un valore e un mercato, la Grecia sarebbe salva da un pezzo, mentre noi e la Spagna sulla buona strada.Peccato che ognuno ne produca più di quanto gliene serva e che nessuno sappia che farsene del resto, nemmeno a regalarglielo. Ho letto e sentito che bisognerebbe riaprire i gulag, sterminarli col napalm, chiamare la Nato: no, meglio die panzer-divisionen der waffen-SS, siamo più sicuri, quelli non sbagliano mai, mentre noi, sta sicuro, un giorno mancherebbe il piatto, l’altro la merda…
Ho chiesto a uno cosa ce ne faremo degli stupidi, il giorno in cui ci saremo liberati di tutti i cattivi: era talmente sdegnato che non è neppure riuscito a cogliere il senso della domanda.
Anatomia del Disastro. Default, The Day After
21 settembre, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra, Leggere
Nonostante la censura, che è ormai impossibile nasconderle. I fatti parlavano già da settimane. Un paese che per ottenere prestiti è costretto a promettere interessi annuali superiori al 100% ( 130%) è già fallito. Il silenzio stampa che ha coperto la vicenda ha evidenti fini anti panico. Mentecritica ritiene che la piena consapevolezza delle persone sia più utile alla comprensionde dei fatti ed alla loro valutazione. Quindi, dopo aver descritto genericamente cosa vuol dire fare default per una Nazione, provo ad ipotizzare un calendario degli eventi nei 100 giorni successivi alla dichiarazione di default italiano che, secondo stime statistiche, può giungere nel giro di poche settimane. Il giorno di dichiarazione del default verrà genericamente indicato come D-Day.
§
Circa 4 settimane prima del D-Day
La fuga di capitali dall’Italia, già iniziata nei mesi precedenti, diventa un vero e proprio fiume in piena. Chi ha titoli di stato (di seguito denominati Pizza Bond) li liquida a qualsiasi prezzo e trasferisce il contante su banche estere, possibilmente fuori dalla zona euro. L’area privilegiata ed immediatamente raggiungibile rimane la Svizzera (anche grazie alla mancata adesioni Italiana al piano Rubik) in previsione di una robusta tenuta del Franco rispetto ad una forte svalutazione dell’Euro a seguito del default italiano.
Default Italia, 56 Giorni al Fallimento. Che Sei Disposto a Perdere?
15 settembre, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Democrazia e Diritti
Qualche giorno fa ho letto qui su MenteCritica un interessante contributo che merita di essere approfondito. L’autore, arditamente, scardina un tabù e associa “i diritti dei lavoratori” ad una componente della retribuzione che, come tale, può essere assottigliata per agevolare l’impresa nel titanico compito di affrontare una crisi che, nel nostro paese, è sensibilmente aggravata dai valori infimi di credibilità a cui è giunta l’intera classe dirigente: politici, magistrati e parti sociali.
Non a caso, ho racchiuso la locuzione diritti dei lavoratori tra virgolette. In larga parte dell’opinione pubblica del nostro paese essa è percepita ancora con una valenza sacrale, incontestabile, dogmatica che poco ha a che fare con la cultura economica attuale e molto richiama i periodi storici dove socialismo e comunismo si proponevano come religione laica alternativa ed esclusiva.
Quindi, affermare che i “diritti dei lavoratori” sono, in un certo qual modo mercificabili, può suonare blasfemo a più di una coppia di orecchie. Bene, argomento ideale per un sito la cui prima, antipatica a tanti, indimenticabile tagline è stata: Non esistono questioni di principio.
Default Italia, 57 Giorni al Fallimento: Lingua in Bocca con Pechino
14 settembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Chiamiamola Economia
Il bollettino europeo di stamattina vede:
La Grecia morta e in piena putrefazione. I gas che ne gonfiano il corpo marcescente promettono il 134% di interesse sui titoli di stato a un anno. Certo, certo. Solo ieri mattina eravamo fermi ad un micragnoso 120%. Magari quando leggerete questo post saremo arrivati al 140%. Scopritelo subito a questo link. La UE dice che la Grecia non andrà in default (forse perché lo è già), quindi corriamo tutti in banca a comprare i BOT alla feta e olive. L’anno prossimo riceveremo indietro i nostri soldi, il 140% di interesse o il 180% a seconda dell’ora a cui li compriamo e, per i maschietti (o le signore interessate), un week end omaggio su un’isoletta delle Egeo a scelta con Mitera Fusi, la giovinetta che allieta il video che segue.
Non ci sono più gli amerikani di una volta
14 settembre, 2011 di Lameduck
Archiviato in Oltre il Confine
Sun Tzu e l’Arte della Guerra
12 settembre, 2011 di fma
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
Martedì 6 settembre la CGIL ha attuato uno sciopero generale in difesa dei diritti dei lavoratori. Qualcuno ha detto che non era il momento opportuno, Camusso ha ribattuto a muso duro che era non opportuno ma opportunissimo, considerato .
Visto dalla parte del sindacato ha sicuramente ragione Camusso: l’art.8 attribuisce ai sindacati locali la possibilità di derogare a quanto stabilito dal Ccnl, che vuol dire svuotare il Ccnl di gran parte del suo valore e di conseguenza privare il sindacato nazionale di gran parte del suo potere.
Ma visto dalla parte dei lavoratori è la stessa cosa?
Si e no.
