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Bunga Bunga Era: Ruby ha più Palle di Fini (e di Tutti Noi)

7 novembre, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

A quanto pare ci voleva il Bunga Bunga per far scorrere finalmente un po’ di sangue caldo nelle vene dell’uomo in Lebole, come ebbe a definirlo con preveggenza Tommaso Staiti di Cuddia già nel 1994.

“L’eleganza ma non troppo”, il suo aspetto piccolo borghese, il vestire per bene, il fare per bene, il pensare per bene, la mancanza di eccessi”

Dopo mesi di mezzo dentro e mezzo fuori, Fini fa la voce grossa, ma non troppo, e chiede le dimissioni di Silvio Berlusconi. “Non siamo contro Berlusconi, ma siamo oltre il PDL“. Niente paura, non è che non avete capito perché siete scemi, non significa un cazzo. Anzi, significa che il Bunga Bunga e la pletora di zoccole che stanno iniziando a capitalizzare l’investimento sono solo l’inizio della caduta dell’ennesimo grand’uomo italiano.

A Mussolini, che Silvio è stato capace più volte di farci rimpiangere, toccò una brutta fine che, almeno, lo consegna alla storia come un uomo che estinse le sue colpe con la più grave delle pene. Berlusconi, invece, finisce fra i lustrini, il profumo di fica e le scopate di gruppo del Bunga Bunga e passa alla storia, tutto da solo, come un uomo ridicolo che è stato capace di menare per il naso cinquanta milioni di coglioni per quasi vent’anni.

A noi conviene stare zitti, perché per poterci guardare di nuovo negli occhi, dovevamo essere capaci di cacciarlo via con le nostre mani e dimenticarlo come scrissi ai tempi di Noemi. Invece, a partire da Fini, abbiamo avuto bisogno della spallata di una specie di velina d’importazione. Manco italiana.

Ora, nel futuro, dopo gli stravizi dell’imperatore Nerone e della sua corte dei miracoli c’è l’uomo in Lebole. Ci aveva già provato Veltroni a riportare il grigiore democristiano al potere, però effettivamente era troppo inconsistente. Un’ameba da salottino buono delle vecchie zie assolutamente improponibile. Fini, invece, è grigio, noioso, adeguatamente compromesso nei suoi interessi personali, ma si presenta meglio. Una sorta di Pippo Baudo da scongelare quando non si ha tempo per fare la spesa.

Dopo la sbornia di barzellette, puttane, droga, Bunga Bunga e minorenni, gli italiani incominciano a preoccuparsi che il prete non gli dia l’assoluzione. Allora smettono i panni da grande chiavatore e riassumono quelli, più a loro confacenti, del mediocre uomo qualunque.
Per questo, Fini, grigio, allampanato, eterno secondo di personalità travolgenti sarà il nuovo idolo nel quale identificarsi.

Finkelstein, il Prometeo moderno

30 giugno, 2008 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Chissà perché ogni tanto i paesi democratici, per allentare la tensione e lo sforzo di sembrare appunto democratici, come in preda ad un impulso irrefrenabile, si comportano come se democratici non lo fossero assolutamente.

Norman Finkelstein, professore americano di scienze politiche e autore di testi molto critici sulla politica di Israele verso i palestinesi e teorico di quello che lui definisce lo sfruttamento della Shoah a fini utilitaristici, per giustificare cioè qualunque atto dello stato di Israele, è stato fermato il 24 maggio scorso all’aeroporto di Tel Aviv da agenti del servizio segreto Shin Bet, arrestato, trattenuto 24 ore e infine notificato del divieto per i prossimi 10 anni a entrare in Israele.

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