Attenti al paese di Sorcaverde e Bisciondoro
18 novembre, 2011 di Lameduck
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Quanti processi ha in corso Mario Monti? Nessuno. Quanto tempo si perderà in Parlamento, mentre la paziente Italia si aggrava, per cercare di far evitare al Premier i processi e la galera? Nemmeno un minuto. Questo è già un motivo per rallegrarsi del cambio di governo, anche se i troppo depressi italiani, dolenti per la dipartita del nanerottolo bunga bunga, non riescono a consolarsene in alcun modo.
§ Intermezzo § - I commenti dei lettori de “il Giornale” al nuovo governo Monti:
“OSCENO mettere un banchiere ministro dello sviluppo!!! Conflitto di interessi mostruoso! Silvio guarda cosa fanno questi!!!! Ritorna tu a governarci con braccio mite e giusto! Tu sei l’eletto del popolo non questa gente di bassa lega e moralità discutibile! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio!”
Roma trema: la polizia vuole giustizia
28 settembre, 2011 di Lameduck
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Riprendo dal blog di questa intervista a Franco Maccari, segretario generale del Sindacato di Polizia COISP perché è molto interessante come testimonianza del malessere delle forze dell’ordine nei confronti del governo del (dire di) fare.
Maccari non rivendica solo la provocazione di qualche giorno fa dei “lacrimogeni sparati dentro il ristorante del Senato“ chiedendosi giustamente se, beccandoselo i politici il , non potrebbe venir fuori tra l’altro e finalmente la verità sulla sua pericolosità ma denuncia le promesse mancate del “governo delle dichiarazioni” sull’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini.
Ultimi Censori a Caccia D’autore
8 febbraio, 2011 di Gaspare Serra
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Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la mia vita affinché tu lo possa
dire…
(Voltaire)
Autori scomodi al potere: in arrivo un indice dei libri proibiti?
Nel Veneto hanno iniziato a circolare liste di proscrizione di autori sgraditi al centrodestra, dei cui testi vari amministratori locali avrebbero chiesto la rimozione da ogni scuola e biblioteca pubblica!
Primo in lista? Ovviamente Roberto Saviano!
Un recente servizio del Tg3, infatti, ha rivelato come nella biblioteca civica del comune di Preganziol (seguita a ruota da altre Amministrazioni) Gomorra (best-seller venduto in 2 milioni di esemplari solo in Italia e tradotto in 43 lingue nel mondo) è stato ritirato dagli scaffali!
La motivazione ufficiale del bando veneto sarebbe la necessità di una presa di distanza dai cd. autori pro-Battisti, firmatari nel 2004 di un appello per la liberazione di Cesare Battisti.
Autori che, in realtà, non hanno certo inneggiato al terrorismo, limitandosi piuttosto a sollevare dubbi sulla regolarità del processo -a loro dire, sommario- a carico del terrorista rosso e ad invocare un atto di clemenza in favore dello stesso per chiudere la pagina nera degli anni di piombo senza l’ostinata ricerca di capri espiatori.
Abbiamo Un Sogno: Non Aver Bisogno Di Eroi
29 novembre, 2010 di redazione
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Il è un filino troppo ottimistico, per usare un eufemismo, ma ho deciso lo stesso di unirmi ai 4035 aderenti, tra cui Dario e Jacopo Fo, Salvatore Borsellino e Serge Latouche, perché solo dei visionari hanno la possibilità per quanto improbabile di trovarsi pronti a dare le carte quando il banco è saltato, a salire in cassetta quando gli indiani hanno accoppato il cocchiere, a vincere le elezioni partendo da zero quando un’intera classe politica va a gambe all’aria. Né più né meno quello che ha fatto il visionario Berlusconi 17 anni fa, se ci pensate. Solo una visione, infatti, può rimpiazzare una visione, tanto è vero che fu con la visione dell’Europa Unita, antitetica (e pur “minore”) rispetto al berlusconismo, che Prodi vinse due elezioni, sia pure con maggioranze troppo deboli per poter governare, mentre ciò che manca alla sinistra da troppo tempo è proprio una narrazione sociopolitica da sostituire al non più utilizzabile socialismo reale. Ed è proprio quella che può fornire il progetto dal nome : è molto meno utopico della sua etichetta, e questa è una delle cose che si capiscono leggendo .
Io però tra tutti i messaggi che l’appello passa voglio soffermarmi su uno in particolare, perché mi dà l’opportunità di spiegare una cosa che mi ronza in testa da un po’. Il passaggio è “la raccolta differenziata è mille volte meglio degli inceneritori“, la cosa che mi ronza in testa è “perché non riesco a farmi piacere Roberto Saviano?“. Nossignori, non ho letto Gomorra, e non sono andato a vedere il film di Garrone, regista cui pure avevo dato malriposta fiducia andando a vedere L’imbalsamatore e Primo amore, manieristici lenti e compiaciuti, prima di decidere che non mi piace. Prima però mi limitavo a rubricare la mia antipatia per il giovane fortunato scrittore partenopeo in tre diversi scontati capitoli: invidia per il successo anche economico, solita tendenza innata di noi sinistrorsi a dividerci e distinguerci anziché come i destrorsi fare fronte comune contro il nemico, contraddizione insanabile dello scrivere contro la camorra per un editore che – per restare ai fatti dimostrati giudizialmente – avendo bisogno di protezione anziché rivolgersi alle forze dell’ordine si metteva dentro casa per anni un boss mafioso.

Delle tre questioni, l’unica fondata obiettivamente, e quindi l’unica confessabile pubblicamente, era l’ultima. Cui però si aggiunge adesso l’altrettanto obiettivo fatto di co-condurre una trasmissione in tv, senza peraltro esserne capace (quindi per il solo fatto di essere personaggio, dunque all’interno della sintassi televisiva berlusconiana), prodotta da una società controllata dallo stesso editore di cui sopra. I miei amici di sinistra, di fronte a queste mie rimostranze (lo ammetto: condite anche da un’annosa antipatia anche per Fabiofazio) mi rispondono con una serie di obiezioni tutte riassumibili più o meno così: “eh ma oggi giorno se non fai così non lavori, se non sei dentro certi giri non lavori, e allora sono meglio gli oltranzisti integralisti ostracizzati che non riusciamo a vedere, o questi che grazie alla loro duttilità riescono a lavorare e allora si fanno vedere e sentire e mi fanno vedere finalmente in tivvù qualcosa di diverso, dalla Litizzetto ad Albanese a Paolo Rossi a Benigni, eccetera eccetera?“.
Pur essendo immediatamente denunciabile per logica (se quelli che danno veramente fastidio li hanno fatti davvero sparire e questi no, vuol dire che questi non danno veramente fastidio) se non per legittima suspicione (che ci sia un gioco delle parti tra editore-produttore e dipendenti), ho preso sempre per buona questa argomentazione difensiva, anche perché di solito proveniente da persone cui voglio bene e che stimo, della cui ottima fede quindi non ho ragione di dubitare. E tuttavia quella cosa in testa ha continuato a ronzare, fino a che…
Fino a che l’altra sera l’enfant prodige dell’anticamorra non si schiera apertamente per gli inceneritori. Ascoltandolo, mi si sovrapponeva al suo volto quello di un altro maitre a penser del progressismo, Veronesi: il luminare oncologo a favore dell’energia nucleare e per questo recentemente chiamato da Berlusconi a presiedere l’apposita Agenzia. Allora, non avendo nè il tempo nè la voglia di leggermi il mattone Mondadori e guardarmi tutte le comparsate televisive Vieni via con me compreso, mi metto a cercare in Rete, e scopro che Saviano:
- ha posizioni perlomeno discutibili sulla ;
- sui , prima di proporre la soluzione sbagliata inceneritori, dimostra di non conoscere le potenzialità di una vera raccolta differenziata e le vere cause dell’emergenza napoletana (per lui sempre il generico ““);
- sui rapporti tra , forse alla fine ha fatto un favore a Maroni (che studia per premier, e 11 milioni ad ascoltarlo se li sognava), e se così fosse non si sa se è meglio per lui che gli venga attribuita la colpa o il dolo, ma in ogni caso l’interrogativo è “sottostare al diktat o farsi tagliare il programma“? Daniele Luttazzi non avrebbe avuto dubbi, figurarsi Enzo Biagi. E difatti.
Bocciato definitivamente Saviano, quindi?
Intanto, per capire che il problema rifiuti non ha regionalità nè latitudine, divertiamoci con la lettura di Carlo Bertani del : è davvero molto istruttivo su cosa ne è degli inceneritori (e potrebbe essere delle centrali nucleari) in questo scellerato Paese.
Ma poi, poiché non voglio dare torto ai miei amici, concludo per l’ipotesi che Saviano non sia in malafede, in fondo è un ragazzo catapultato dalla fortuna editoriale – sicuramente meritata – in un ruolo, quello dell’eroe, che incarna come personaggio non avendo (e non per colpa sua, ovviamente) né la statura né il mestiere o il ruolo di un Falcone. Egli è dunque, come si diceva negli anni settanta, “un compagno che sbaglia“, come tanti di noi, anzi meno di noi, ma dato il ruolo che si trova a recitare ha una responsabilità tale, di fronte all’immenso seguito che ha, che certi errori non li può proprio fare. E allora chiudo, montandomi un po’ (okay: un bel po’) la testa, parafrasando Cerami, con dei “consigli al giovane scrittore“, nel caso voglia smentire i suoi sempre più numerosi detrattori (e non ricorrere a un “è tutta invidia” che a pronunciarlo si troverebbe in pessima compagnia):
- cominciando dal tenere duro sui pro-vita, dìa una sterzata cazzuta al programma, forte degli ascolti oceanici (che qualcosa ai vertici del PD dovrebbero dire, sulla voglia di sinistra che c’è nel Paese), tanto è l’ultima puntata, no? si documenti, se no si faccia passare le carte da Travaglio, sui rapporti tra mafia e Forza Italia nel 93/94, faccia qualche nome, parli fuori scaletta, vediamo se Masi è in grado di staccare la diretta e mettere le pecorelle…;
- chiusa la trasmissione, continui la sua meritoria opera di denuncia facendo un po’ più di nomi e cognomi, magari di politici, lui che può permettersi di pagare gli avvocati (e tanto se il lavoro lo fa bene le cause le vince, come Travaglio appunto): lasci a noi piccoli poveri blogger le vigliaccherie;
- tagli il contratto con Mondadori, e magari anche con Endemol: non finirà sotto i ponti, ma acquisterà il credito minimo per parlare ad orecchie intasate da decenni di lordure, e però scafate, come le nostre;
- aderisca a un progetto politico alternativo, come quello di Abbiamo un sogno, gli porterà il suo contributo di visibilità, e in cambio magari un po’ di incontri con un premio Nobel che ha dissimulato sempre il suo estremo coraggio con una maschera da giullare gli faranno dismettere quell’aria seriosa.
Ecco, il ronzio in testa non c’è più, ora so perché non amo il Saviano di oggi, e che percorso dovrebbe fare perché lo ami domani. Chi lo ama già oggi, prenda queste mie notazioni e indicazioni come auguri: , domani sarà Nobel anche lui, magari quando la scena italiana non avrà più bisogno del personaggio che interpreta.
Di
Chi si Nasconde Dietro le Slot machine?
19 novembre, 2010 di Dino Carnevale
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Anche se qualcuno è convinto che la criminalità organizzata si possa combattere a colpi di share contro il Grande Fratello, la grande macchina stampa soldi delle mafie continua indisturbata a fare i suoi affari con la omertosa complicità delle istituzioni repubblicane e dei media.
Dopo le scommesse, anche il gioco d’azzardo è definitivamente e silenziosamente legalizzato. I casinò rimangono sempre gli stessi, non ne sono stati aperti altri. Però, se uno vuole rovinarsi, non deve necessariamente mettere lo smoking e prenotare una paio di notti a Saint Vincent. Può tranquillamente rimanere in ciabatte e tuta da ginnastica, scendere nel bar sotto casa e giocarsi lo stipendio nelle slot machine. Oppure basta accendere il pc e collegarsi ad un sito di gioco on line.
Saviano e Maroni: Uno Scontro sul Nulla
16 novembre, 2010 di Comandante Nebbia
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Saviano legge un po’ di giornali, che oggi si dice “fare un’inchiesta”, va in televisione e afferma:
- La criminalità organizzata cerca contatti per infiltrarsi negli appalti pubblici.
- I contatti giusti sono gli amministratori locali.
- Al Nord governa la Lega.
- E’ possibile che la Lega e la criminalità organizzata entrino in contatto.
Poi c’è la pubblicità e il discorso si interrompe lì. Un nostro infiltrato alla RAI ci informa che il copione continuava con un approfondimento sul fatto che riscaldando l’acqua a 100 gradi circa questa inizia a bollire. In più, lasciando cadere un sasso, questi si muove in direzione del suolo con accelerazione pari a 9,80665 m/s2 e non prende a svolazzare tutt’intorno.
Liberalizzazione WiFi. Vera o Falsa?
10 novembre, 2010 di Zag c
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Siamo alle solite, e dietro il battage pubblicitario delle solite uscite a cui ci ha abituato il governo, dietro la liberalizzazione del Wi FI forse si nascondono delle sorprese più sorprendenti delle limitazioni della legge Pisanu.
Infatti, la promessa di liberalizzazione fatta dal ministro Maroni è una di quelle questioni apparentemente semplici, ma che in realtà nascondono delle insidie e che, in mancanza di dettagli più precisi, sempre più il sospetto di insidie diventa quasi certezza. E veniamo ai particolari.
Già parlare di “abolizione del decreto Pisanu” è una gaffe o una mancanza di conoscenza. Secondo le parole esatte di Maroni, il ministro è convinto che “si possa procedere all’abolizione, diciamo, delle restrizioni del decreto Pisanu” . Ma basterebbe semplicemente evitare di rinnovare il comma 1 dell’articolo 7, quello che prevede l’obbligo della richiesta di una licenza in Questura per chi voglia offrire accesso wireless.
Infatti, tale comma è “a scadenza” (ossia richiede il rinnovo annuale per continuare a essere valido) ed è sufficiente aspettare il primo gennaio 2011 senza che nulla si faccia, perché lo si possa ignorare.

Il resto del decreto, però, non prevede una data di scadenza: per abolire le altre norme contenute occorre presentare un decreto abrogativo. Perché sia vero – come ha promesso Maroni – che non servirà più la carta d’identità per l’identificazione, occorre preparare un documento apposito.
Ma il ministro non ha detto che questa norma verrà abrogata e con essa la necessità/obbligo della identificazione di chi voglia offrire il servizio wireless ( commercianti, Hotel, bar, centri commerciali ecc ecc
) , infatti ha anche dichiarato che sorgerà una sorta di “tavolo tecnico” il quale studierà le misure più adatte per mantenere “gli adeguati standard di sicurezza”.
Possiamo quindi aspettarci un decreto che introdurrà l’identificazione via SMS, ma difficilmente una vera “liberalizzazione” del Wi-Fi, se con questo termine intendiamo la possibilità di connettersi a qualsiasi rete
pubblica e aperta senza dover effettuare alcuna operazione preventiva: le reti pubbliche, infatti, saranno verosimilmente sempre accessibili solo dopo aver ottenuto una password.
Lo stesso discorso si applica alla conservazione dei dati di navigazione: non è chiaro quali saranno in questo senso gli obblighi dei fornitori di accesso.
Se poi l’eventuale abolizione delle altre norme non sarà – come sembra – nel decreto, ma nel disegno di legge, occorrerà aspettare i tempi lunghi dell’iter parlamentare perché qualcosa cambi davvero.
Al momento, insomma, l’unica certezza è che non bisogna pensare che con gennaio cambi proprio tutto, occorrerà invece controllare che alle parole seguano i fatti, e verificare a quali conseguenze poi i fatti condurranno. D’altra parte, già si stanno levando voci che protestano contro la riduzione dei controlli evocando lo spettro di terroristi, pedofili e criminali in genere che avrebbero mano libera – come per esempio sostiene il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso – in uno scenario in cui gli utenti del Wi-Fi non si identificano esplicitamente come accade ora.
Ma negli altri paesi d’Europa come fanno? Ora senza voler essere esaustivo, ma in Norvegia, per mia esperienza personale, navigavo in internet, naturalmente utilizzando il WI Fi libero e a disposizione, in ogni dove anche nei fiordi più inaccessibili, registrandomi con user name e password come per accedere in un normale portale.
Ma sarà che noi siamo strani? O che abbiamo gli occhi e il naso più lungo degli altri?
Probabilmente più il naso che gli occhi.
Un Rikordo dell’Emerito
19 agosto, 2010 di ilBuonPeppe
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Si usa ricordare chi muore. E di solito si usa farlo con molta ipocrisia, ricordando solo le cose buone, inventandole se non ce ne sono.
Francesco Cossiga è morto. Io voglio ricordare quello che disse in . Più di tanti coccodrilli rivela il personaggio per quello che è stato.
Telecom Italia e le Esternalizzazioni: Fatti, Atti e Comportamenti dei Sindacati Confederali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil
12 aprile, 2010 di Luca Marcon
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Come ho già scritto in diversi articoli del , sono un ex dipendente di Telecom Italia assunto nel 1984 e dimesso nel 2007. Ma quello che non ho ancora detto, è che dal 2002 al 2005 ho ricoperto il ruolo di RSU ed RLS per la regione Trentino Alto Adige. Sono stato candidato ed eletto in una lista promossa da un sindacato autonomo e per i tre anni del mio mandato ho avuto a che fare quasi quotidianamente con i rappresentanti dei sindacati confederali di settore, ovvero SLC, FISTel e UILCom. Nello stesso periodo, mi sono anche occupato di esternalizzazioni(1).

Del fatto che Telecom Italia utilizzi la tecnica della cessione di ramo d’impresa per “liberarsi” di eccedenze di personale e che questo sia reso possibile da una distorsione operata nel 2003 sulla normativa nazionale (art. 2112 codice civile), credo sia cosa assodata(2). Ma ciò di cui non si è ancora parlato, è il ruolo che i sindacati confederali hanno svolto fino ad oggi in questo processo. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, posso affermare che la loro è una posizione di sostanziale acquiescenza (quando non di vera e propria connivenza) con le scelte societarie; e in certi casi – dei quali scriverò in seguito – anche qualcosa di peggio. Il 6 ottobre 2004, Alfonso Gianni, deputato di Rifondazione Comunista, rivolge al Ministro Maroni una e riceve la risposta che segue:
Camera dei Deputati Resoconto stenografico dell’Assemblea – Seduta n. 522 del 6/10/2004 (Iniziative per la salvaguardia dei livelli occupazionali della Telecom – n. 3-03789)
PRESIDENTE. L’onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03789.
ALFONSO GIANNI. Signor ministro, solleviamo un problema di carattere nazionale, che riguarda lavoratori di Palermo, di Ancona, di Bari, di Bologna, di Cagliari, di Catanzaro, di Firenze, di Genova, di Milano, di Napoli, di Pescara, di Roma, di Torino, di Trieste e di Venezia. Siamo di fronte ad un’azienda che lavora in un settore di grande espansione tecnologica e che, nonostante la cessione di un ramo dell’azienda, premedita licenziamenti in tempo breve, nel senso che vengono ceduti lavoratori ad altre aziende con commesse per un periodo definito, senza sapere in futuro quale sarà la loro sorte. A Bari sono state inviate le lettere a 430 lavoratori. Riteniamo che il Governo non possa assistere inerte ad un’incomprensibile diminuzione dell’occupazione, delle capacità lavorative che, oltretutto, rappresentano un orgoglio per il nostro paese anche all’estero.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, ha facoltà di rispondere.
ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Evidentemente l’esternalizzazione di alcuni servizi del gruppo Telecom e in generale delle imprese viene deciso dalla società nell’ambito dei propri poteri discrezionali e su ciò il Governo, ovviamente, non può e non intende intervenire. Le scelte del gruppo Telecom sono state definite a suo tempo attraverso accordi sindacali con le organizzazioni maggiormente rappresentative; si tratta di accordi sottoscritti presso il Ministero del welfare il 28 marzo 2000, il 27 maggio 2002 e il 10 giugno 2003. In tali intese sono individuati alcuni interventi, finalizzati allo sviluppo e alla revisione dell’assetto organizzativo. Le iniziative di trasferimento di rami di azienda hanno seguito una logica di riorganizzazione che non possiamo contestare. In particolare, l’operazione di terziarizzazione prevista per il prossimo novembre riguarda servizi ambientali di Telecom Italia ed Emsa verso MP Facility, società peraltro partecipata al 50 per cento da Pirelli RE e Manutencoop, e riguarda 450 lavoratori. Certamente, esiste il rischio – evidenziato dall’interrogante – che si tratti di terziarizzazioni ed esternalizzazioni con lo scopo, una volta terminata la commessa, di procedere a licenziamenti collettivi, magari mascherati. Intendiamo verificare che ciò non accada e che questi accordi per l’esternalizzazione siano tali e non consistano in una operazione mascherata per eludere la legge e giungere poi a riduzioni del personale non previste dagli accordi, ma derivanti dal venir meno delle commesse. Condivido tale preoccupazione e intendo verificare, tramite gli ispettorati e gli strumenti di attività ispettiva che verranno adottati dalle direzioni provinciali e regionali, così come fatto in passato, che gli accordi sottoscritti presso il ministero vengano effettivamente rispettati e non vi sia l’elusione della legge per quanto riguarda i rapporti di lavoro esternalizzati.
Purtroppo Maroni, pur condividendo le preoccupazioni del deputato, di controlli non ne farà fare nemmeno uno. Anche perché è suo il merito (si fa per dire) della variazione in pejus dell’Articolo 2112 del Codice Civile che consente questo genere di operazioni. Però la frittata è fatta. Il Ministro ha messo sul tavolo le carte che dimostrano come i sindacati confederali non ostacolino il progetto generale delle esternalizzazioni ma ne siano, con la loro acquiescenza, fiancheggiatori. Le reazioni, vista la gravità dell’accusa, non si fanno attendere. I sindacati confederali, smascherati pubblicamente, tentano di replicare. Ma lo fanno con una toppa che è peggio del buco:
Roma, 15 Ottobre 2004
Egregio Signor Ministro,
le scriventi OO.SS., senza voler entrare nel merito del giudizio espresso dal Governo sulle cessioni di ramo d’azienda del Gruppo Telecom, a seguito dell’interrogazione dell’On. Alfonso Gianni, precisano, però, a tal proposito, che solo l’accordo del 28 Marzo 2000 è stato sottoscritto con le Organizzazioni Sindacali al Ministero del Lavoro. In questo accordo era prevista la cessione dei rami d’azienda Logistica e Autoparco e la loro conseguente valorizzazione, attraverso l’individuazione di soggetti imprenditoriali di adeguato livello industriale che garantissero ai lavoratori un apprezzabile proseguimento della loro attività. Siamo testimoni, invece, del loro inesorabile declino, a seguito della riduzione delle commesse da parte di Telecom. Gli imprenditori, in particolare la FIAT, attraverso ulteriori scorpori di ramo sono arrivati al licenziamento dei lavoratori. I successivi accordi, del 27 Maggio 2002 e del 10 Giugno 2003, sono stati conclusi in sede sindacale sulle strategie di Gruppo ovvero investimenti, occupazione, relazioni sindacali, linee operative e riorganizzative. La precisazione è doverosa, da parte delle scriventi Segreterie Nazionali, per chiarezza e coerenza nei confronti dei Lavoratori e delle Istituzioni, in quanto, peraltro, il nostro giudizio negativo sulla Legge 428 e sulle successive modificazioni e sulla sua applicazione da parte di Telecom è stato già espresso a tutti i livelli e all’interno delle procedure ex art. 47 che si sono concluse con la non condivisione, da parte nostra, dei progetti di esternalizzazione.Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL/ Rosario Strazzullo
FISTel – CISL/ Raffaella Di Rodi
UILCOM- UIL/ Giorgio Serao
Come dire: aria fritta. E le esternalizzazioni, intanto, continuano. Non una delle cessioni di ramo d’impresa viene bloccata per merito di una qualsiasi azione da parte dei sindacati confederali. Anzi: non paghi di aver firmato tre accordi che danno sostanzialmente via libera alle parti datoriali, il 12 novembre 2004 ne sottoscrivono addirittura un quarto (3). E tanti saluti al loro giudizio negativo contenuto nella lettera al Ministro.
Nel frattempo le prime cause avviate dai lavoratori – e mai dai sindacati confederali che, già dotati di corposi uffici giuridici interni(4), potrebbero appoggiarsi a studi legali anche prestigiosi – cominciano ad arrivare alle sentenze di primo grado. E insieme alle sentenze, le sorprese. Brutte. Come quella di Torino, dove il giudice del tribunale rigetta le istanze degli ex dipendenti della motorizzazione esternalizzati a Savarent Fleet Service Srl scrivendo quanto segue(5):
…inoltre, nell’accordo 28.3.2000, menzionato all’inizio, accordo espressamente richiamato nel verbale testè citato, a pag. 31, si fa riferimento alla “non più coerenza con il “core business aziendale” Telecom dell’Autoparco. E questa prospettiva ricevette il placet sindacale. Le stesse OO.SS., che istituzionalmente hanno il polso del mercato non solo del “lavoro” ma anche dei “lavori” in senso ampio, come già detto, se ne erano ben rese conto nella primavera del 2000 allorquando non manifestarono alcuna contestazione e sostanzialmente accettarono la comunicazione ricevuta da Telecom sul prospettato imminente scorporo…
Alcune delle motivazioni dichiarate nella sentenza del Tribunale di Torino – il placet sindacale sulle esternalizzazioni – vengono riprese anche nelle sentenze di appello(6) e di cassazione(7) le quali confermano quanto stabilito dal Tribunale, e per due volte rigettano i ricorsi dei lavoratori esternalizzati. Di fatto, una brutta sorpresa elevata al cubo. Ma non finisce qui. Come si è scritto all’inizio, lo scopo di tutto è liberarsi delle eccedenze di personale. Telecom Italia cede il ramo e chi lo riceve, dopo un po’ licenzia. Senza clamore, e soprattutto lontano dai riflettori che sono sempre puntati sul colosso italiano delle comunicazioni. Il 15 dicembre 2004 presso il Ministero del Lavoro viene firmato un accordo sindacale sulla mobilità di quota parte del personale ceduto da Telecom a Savarent Fleet Service (che nel frattempo è diventata Targa Fleet Management)(8). Due su tre dei firmatari (FISTel – Raffaella Di Rodi e UILCom – Giorgio Serao) sono gli stessi che hanno scritto al Ministro per protestare contro le sue dichiarazioni alla Camera dei Deputati due mesi prima.
C’è un proverbio catalano citato da Marco Travaglio che si presta alla perfezione a commentare quanto ho scritto: ““; peccato che a farlo siano proprio quelli che dovrebbero preoccuparsi di procurare gli ombrelli.
Note
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Decreto Interpretativo: Le Regole Fatte in Sartoria
6 marzo, 2010 di dellefragilicose
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Tira tardi il Consiglio dei ministri, per varare in 35′ un decreto interpretativo che dà il via libera alla candidatura di Formigoni in Lombardia e alla lista del Pdl nel Lazio. [...]
In sostanza si prevede che nel valutare i termini di presentazione delle liste ci si basi anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si possa dimostrare di essere stati presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge. Il secondo punto prevede che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni. Il terzo punto prevede che possano ricorrere al Tar le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al Tar solo dopo il voto. Il quarto punto precisa che queste norme si applicano alle prossime elezioni. I primi due punti dovrebbero permettere di aggirare le irregolarità per la lista Pdl nel Lazio e per quella Formigoni in Lombardia.
La traduzione pratica? La fa il responsabile del Pdl laziale: “Possiamo dimostrare di essere stati presenti in Tribunale, dunque lunedì ripresentiamo le liste”. Parla il ministro Maroni. “Queste approvate sono norme interpretative. Non c’è nessuna modifica della legge elettorale, nessuna modifica delle procedure in corso, nessuna riapertura dei termini”, dice Maroni nella conferenza stampa, di fatto sottolineando che non è stata presa in considerazione l’ipotesi di una proroga dei termini della presentazione delle liste, già scartata ieri dopo l’incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio.
“Le norme vigenti non sono modificate – spiega il titolare del Viminale – ma si è data una interpretazione autentica, affinché il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l’interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge. E’ lasciata al Tar la decisione se le contestazioni siano fondate oppure no e se la richiesta di riammissione delle liste è accoglibile oppure no”. [...]E poco più di un’ora dopo il suo varo, il presidente della Repubblica ha emanato il decreto legge salva-liste. Il capo dello Stato ha dato il suo via libera al decreto una volta verificato che il testo – spiega il Quirinale – corrisponde alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.(1)
Questo è uno dei casi nei quali alla cronaca c’è poco da aggiungere. Probabilmente la questione della presentazione delle liste non è un incidente democratico, ma solo la dimostrazione dell’arroganza e della sicumera con la quale la classe politica italiana, quella responsabile della fesseria e quella che ora sbraita, trattano la legge e le regole democratiche.

Elettore Italiano in mentre esercita il suo diritto
Silvio Berlusconi «Abbiamo dato un’interpretazione per consentire al Tar di dare applicazione alla legge in modo corretto». E se l’interpretazione è quella di Berlusconi, possiamo stare tranquilli. L’ordine, la legge ed il diritto italiano sono in cassaforte. Non si segnalano dichiarazioni del “poliziotto buono” , Gianfranco Fini. In certi casi è meglio tacere.
Ho il sospetto che questa novità del decreto interpretativo sarà una piacevole ricorrenza nei prossimi mesi. Mi accusi di una cosa? Non hai capito bene la legge, vieni qui che te la interpreto io. Questo candidato ha ricevuto meno voti in questa regione? Non ha compreso appieno la volontà degli elettori, aspetta un attimo che te la interpreto io.
Con Berlusconi che ci fa da interprete non abbiamo più bisogno di vedere o di ascoltare. Possiamo chiudere occhi e orecchie, spegnere il residuo di cervello che è sopravvissuto alla sua televisione e porci docilmente proni, perché, per chi non lo avesse capito, a Berlusconi non è la nostra faccia che interessa.
Un paio di domande la riservo ai miei connazionali che sostengono questo stato di cose col loro voto, perché ce ne sono e ce ne sono tanti.
Cari connazionali, non sembra anche a voi che per vincere una partita stiamo distruggendo il gioco? Cosa rimarrà a voi e a noi dopo che Berlusconi volerà, sazio, in cielo?
Note
- [↩]
Referendum, Sono Chiare le Priorità: Fottiamo la Lega
17 aprile, 2009 di Comandante Nebbia
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La che si sta svolgendo intorno alla data di collocazione del è indigeribile persino a chi, dopo anni di disgustosi bocconi, pensava di avere lo stomaco di ferro.
Dopo l’esclusione definitiva della possibilità di associare referendum ed elezioni amministrative, si dibatte sull’ipotesi di proporre le schede insieme a quelle per i ballottaggi o, addirittura, di posticipare la consultazione referendaria (a babbo morto).
Gli Spari Sopra. E poi a Destra. E a sinistra…
2 febbraio, 2009 di la Donna Cannone
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Sì, sto parlando delle pistole ai vigili. Dei manganelli e degli spray antiaggressione.
Entro giugno i vigili saranno armati, e questo, pare, dovrebbe cambiare le sorti del Paese.
Però mi chiedo: quando useranno le armi?
Devo aspettarmi una pallottola alla nuca se pedalo fra il giallo e il rosso?
E se quando alzo il braccio per chiedergli un’informazione, il vigile si sente minacciato e mi spruzza lo spray negli occhi, che faccio?
O magari provo a contestare una multa e mi tirano una manganellata?
Maroni, Nessuno Glielo fa Notare?
22 gennaio, 2009 di prefe
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… questa poi è grandiosa.

Niente più manifestazioni davanti ai luoghi di culto. Lo ha deciso il ministro dell’Interno Roberto Maroni sulla scia delle polemiche seguite alla preghiera islamica in piazza Duomo
Grandiosa pensata di Maroni: non si può manifestare davanti alle chiese.
Un’idea così stupida è sinceramente difficile da partorire, vediamo perchè:
Non si può manifestare davanti a un luogo di culto?
Allora figuriamoci davanti a una basilica come questa:

Arcibasilica Laterana, meglio nota come San Giovanni in Laterano, cattedrale della diocesi di Roma e la sede ecclesiastica ufficiale del Papa, contenendovi la cattedra papale o Santa Sede ()
Ferragosto: Italia mia Finalmente ti Riconosco
14 agosto, 2008 di mc
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Ossezia
Mi sono convinto che la questione Ossezia è una gran palla giornalistica. Qualche immagine di repertorio, le solite esagerazioni, i consueti reportage allarmistici. Vi sembra che se ci fosse stata veramente una crisi, il nostro ministro degli esteri se invece di partecipare al vertice d’urgenza dei ministri europei?
