Ignazio Cutrò:‘nto culo alla mafia
23 gennaio, 2012 di MikClaudia
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Qualche giorno fa vi abbiamo riportato la storia di , imprenditore siciliano rimasto incastrato tra le maglie della mafia. Cutrò ha scelto di ribellarsi apertamente e far diventare pubblica la propria battaglia di testimone di giustizia. La sua storia potete leggerla (1).
Cutrò, che si esposto alla vendetta delle organizzazioni criminali, ha caratterizzato la sua protesta con uno slogan che è tutto un programma: ‘nto culo alla mafia. L’informazione nazionale ha preferito censurarlo forse per preservare le delicate orecchie dei telespettatori e i casti occhi dei lettori che, grazie ai contenuti da loro trasmessi e stampati quotidianamente, probabilmente sono avvezzi solo a immagini di santi e pii inni sacri.
Note
- altri articoli , e [↩]
No, non mi convincono
22 gennaio, 2012 di Lameduck
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Finché morte non ci separi
10 novembre, 2011 di Lameduck
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E’ tempo che i cammelli passino dalla cruna dell’ago
16 settembre, 2011 di Lameduck
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Default Italia: 99 Giorni al Fallimento – Venti (Anzi Ventuno) Motivi per i Quali non Avremmo mai Dovuto Votare Berlusconi
3 agosto, 2011 di Lameduck
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1. E’, per sua stessa ammissione, un presidente puttaniere, cioè è un cliente. Uno che considera le donne una merce da acquistare, scartare dal cellophane, dal quale strappare il cartellino con il prezzo scontato, consumare e gettare dopo l’uso nella pattumiera.
2. Non ha ancora raccontato come, dall’umile figlio di bancario di cui parla la leggenda, sia diventato da un giorno all’altro il fantastiliardario che è, più ricco di un banchiere. Siccome noi lavoratori ci mettiamo una vita per guadagnare certe cifre, chiamate TFR, la metà del cui importo va in conto all’ortopedico che ci riaggiusta la schiena che ci siamo schiantati, e siccome il Superenalotto non c’era ancora a quei tempi, la domanda su come ha fatto i soldi non è lecita, è un imperativo categorico.
3. E’ una persona volgare dentro e, quel che è peggio, non si accorge di esserlo. Anzi, è convinto di avere stile e decoro. Come quelli che riempiono la casa di mobili di Cantù finto settecento invecchiati sottoterra e nell’ingresso hanno la Grande Specchiera con il cornicione in foglia d’oro. Una casa di stile. Libero.
Le Cosce e gli X Men
24 giugno, 2011 di Comandante Nebbia
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Cosce
A quanto pare cose come il debito pubblico, ritardo tecnologico, competitività, previdenza, crescita, risparmio energetico e politica estera a suon di bombe sono argomenti pallosi. La Rete, dopo l’”orgasmo democratico” dei referendum è in sonnolenza post coitale. Niente di meglio di una bella polemica .
Può piacere o non piacere, dicono. Appunto, non piace. Inutile cercare di rigirare le frittata. Un paio di gambe usate in quel modo sono offensive, punto e basta.
Chiedere scusa e ritirare i manifesti, grazie.
Scrive Caterina Soffici sulle pagine de “Il Fatto Quotidiano”. A pioggia segue il consenso di tante signore su Facebook e l’appiccicosa solidarietà di numerosi maschietti che, probabilmente, sperano in questo modo di passare dalla modalità sbirciata a quella palpata.
A rischio di apparire insensibile e benaltrista, la polemica mi appare stupida, superflua e del tutto inadeguata al clima nel quale i nostri culi sono immersi nella totale inconsapevolezza della bocca che continua ad agitarsi a cazzo di cane. Poi, vorrei aggiungere una cosa per le signore, una specie di regola d’oro: diffidate dei maschi comprensivi e solidali, di quelli che, se portate una seconda per esempio, si dicono amanti della tettina a coppa di champagne o di quelli che fanno i super femministi. La loro è solo voglia di trombarvi alla prima occasione. Provare per credere (in luogo pubblico possibilmente e con una 44 magnum a portata di mano).
Ovviamente, la regola ha eccezioni. Il mio ideale di fisicità femminea, ad esempio, non prevede gli air bag.

cosce eccellenti
Figli e Figliastri
Sembra che il fulcro della lotta al malaffare italiano sia il passaggio di Miche Santoro, Fabio Fazio e San Roberto Saviano dalla RAI a La7. Alla fine, se uno ci riflettesse, capirebbe che mentre la RAI è controllata da Berlusconi, almeno per ora, La7 è proprietà di Telecomitalia, società che ha un grande debito di riconoscenza con la sinistra italiana, ed in particolar modo con D’Alema, l’oscuro promotore di un’indegna speculazione al cui confronto l’affaire Alitalia è una fesseria.
D’altra parte, questo giornalismo da “red carpet”, questa lotta anti sistema i cui covi sono occultati nelle stanze d’albergo a cinque stelle e nelle ville a picco sulle rocce della costiera Amalfitana, questa azione sediziosa alimentata a ostriche e champagne, servita da macchine blindate che sfrecciano a sirene spiegate e confortata da modelle longilinee dai fulvi capelli, è una sorta di grandefratellismo dell’informazione dove al posto della realtà si proietta un modello astratto e teorico della stessa. Saviano, Fazio, Benigni e Santoro, non sono uomini qualsiasi, sono X Men.
Gli uomini normali, quelli senza superpoteri, scrivono per 1300 euro al mese, senza scorta, con i boss di mafia, camorra e ndrangheta seduti allo stesso caffè dove fanno colazione così che per minacciarli . Ma questo è banale, noioso, demagogico e non interessa nessuno.

Santino di San Roberto Saviano
Tutti Lo Sanno, Nessuno Ne Parla. Storia della ITC Italiana e di un Insaziabile Parassita
21 febbraio, 2011 di ob1kenobi
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest, Meccanica delle Cose
La storia vista da me comincia con alcune lettere che avevo diligentemente dattilografato e spedito ai sei big dell’informatica presenti in Italia.
A quei tempi ero uno sparuto geometrino che sognava di poter fare una cosa per cui nessuno mi aveva preparato e neanche consigliato.
Nelle sei lettere chiedevo quanto avrei dovuto pagare per usare un computer.
Erano i tempi dove gli elaboratori erano grandi armadi e il colloquio con loro avveniva con schede perforate, l’interazione con lampadine colorate.
Io a quei tempi d’informatica non sapevo niente e non avevo un soldo per pagarmi eventuali studi ( anzi dovevo lavorare per contribuire un po’ al bilancio familiare )
Emiliano: Viaggio fra gli Epigoni del Berlusconismo Oltre i Confini di Partito
23 gennaio, 2011 di Zag c
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Emiliano, non Zapata, ma Emiliano di cognome e Michele di nome, ha incominciato da tempo la sua campagna elettorale per diventare il sostituto di Vendola in Puglia. E’ il simbolo del berlusconismo che dilaga oltre i confini partitici per impersonare la perfetta sintonia con la “società civile” . Da perfetto servitore dalemiano, prima magistrato poi datosi alla politica per merito proprio del mentore pugliese a Roma, si era prestato a fare da contraltare al poeta pasoliniano Vendola. La realpolitik contro il sognatore dalla erre moscia e arrotondata. Tonfo clamoroso!. Resosi conto che la barca, quella barca aveva la falla, da perfetto uomo politico dalle mille sfaccettature e dai mille volti, ha preso come suo riferimento il “popolo” , vestendo i panni dell’antipolitico e contro i vertici del suo partito.
Il Costume e la Morale
20 gennaio, 2011 di gunnar
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Costernato da tanto esemplare cinismo ci ripenso in continuazione e alla fine raggiungo, mio malgrado, alla stessa conclusione. Non solo fatti romani.
Ma fatti nazionali.
Nella nuova Provincia di Monza e Brianza, , un giovane e rampante assessore leghista è finito sotto inchiesta della procura monzese, denunciato da suoi amici leghisti come lui, per reati sessuali.
E’ stato eletto dal popolo leghista e padano per alcuni motivi che nulla hanno a che fare con le capacità politiche, né con l’esperienza intellettuale, né la saggezza culturale. Egli è un ottico di professione, consigliere comunale a Seregno, un paesone di mobilieri brianzoli, e assessore alla sicurezza e alla protezione civile della provincia di Monza e Brianza. E’ di bell’aspetto, gradevole, faccia pulita e occhi cerulei come si conviene ad un buon leghista. Con una sintassi approssimativa e una altrettanto approssimativa capacità logico espressiva egli tuonava dai microfoni di radio padania di mandare al rogo i “neger” e i “pedofili”. Si è sgolato in campagna elettorale contro ogni bruttura che sporca l’amata Brianza e ha vantato un’inestimabile amicizia con il senatur Bossi. Ha voluto varare un programma di sicurezza che fosse in grado di contrastare la mafia dilagante tra le colline brianzole.
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Saviano, la Dolce Euchessina
16 dicembre, 2010 di Comandante Nebbia
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Negli ultimi anni, ogni evento della storia della italiana non può definirsi tale se non viene battezzato da una “riflessione”, da un precone o da una lettera agli apostoli di Roberto Saviano.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Si verifica il fenomeno x. La Repubblica on Line allestisce lo spazio y, Saviano vi giustappone l’oggetto z, con z che assume valori nell’insieme discreto “articolo, lettera agli apostoli, riflessione, precone, raccolta di firme”.
Dopo gli incidenti di Roma, si scatena immediatamente il meccanismo testé descritto cosicché oggi chi si collega al sito repubblica.it può leggere, con moderata sorpresa, una lettera agli apostoli di Saviano: ““.
Umberto Eco da grande scrittore e emerito semiologo, in uno dei suoi innumerevoli saggi, fornisce una regola aurea per titolare un racconto, un romanzo, uno scritto qualsiasi. Secondo Eco, il titolo non deve mai anticipare il contenuto. Anzi, deve disorientare, spiazzare il lettore che si deve avvicinare allo scritto con un’idea che deve essere stravolta dalla lettura. Ecco quindi che chi si accinge a leggere “Il Nome della Rosa” come se si trattasse di un saggio di botanica, si trova catapultato in un oscuro romanzo medievale saturo di citazioni latine e greche.
Abbiamo Un Sogno: Non Aver Bisogno Di Eroi
29 novembre, 2010 di redazione
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Il è un filino troppo ottimistico, per usare un eufemismo, ma ho deciso lo stesso di unirmi ai 4035 aderenti, tra cui Dario e Jacopo Fo, Salvatore Borsellino e Serge Latouche, perché solo dei visionari hanno la possibilità per quanto improbabile di trovarsi pronti a dare le carte quando il banco è saltato, a salire in cassetta quando gli indiani hanno accoppato il cocchiere, a vincere le elezioni partendo da zero quando un’intera classe politica va a gambe all’aria. Né più né meno quello che ha fatto il visionario Berlusconi 17 anni fa, se ci pensate. Solo una visione, infatti, può rimpiazzare una visione, tanto è vero che fu con la visione dell’Europa Unita, antitetica (e pur “minore”) rispetto al berlusconismo, che Prodi vinse due elezioni, sia pure con maggioranze troppo deboli per poter governare, mentre ciò che manca alla sinistra da troppo tempo è proprio una narrazione sociopolitica da sostituire al non più utilizzabile socialismo reale. Ed è proprio quella che può fornire il progetto dal nome : è molto meno utopico della sua etichetta, e questa è una delle cose che si capiscono leggendo .
Io però tra tutti i messaggi che l’appello passa voglio soffermarmi su uno in particolare, perché mi dà l’opportunità di spiegare una cosa che mi ronza in testa da un po’. Il passaggio è “la raccolta differenziata è mille volte meglio degli inceneritori“, la cosa che mi ronza in testa è “perché non riesco a farmi piacere Roberto Saviano?“. Nossignori, non ho letto Gomorra, e non sono andato a vedere il film di Garrone, regista cui pure avevo dato malriposta fiducia andando a vedere L’imbalsamatore e Primo amore, manieristici lenti e compiaciuti, prima di decidere che non mi piace. Prima però mi limitavo a rubricare la mia antipatia per il giovane fortunato scrittore partenopeo in tre diversi scontati capitoli: invidia per il successo anche economico, solita tendenza innata di noi sinistrorsi a dividerci e distinguerci anziché come i destrorsi fare fronte comune contro il nemico, contraddizione insanabile dello scrivere contro la camorra per un editore che – per restare ai fatti dimostrati giudizialmente – avendo bisogno di protezione anziché rivolgersi alle forze dell’ordine si metteva dentro casa per anni un boss mafioso.

Delle tre questioni, l’unica fondata obiettivamente, e quindi l’unica confessabile pubblicamente, era l’ultima. Cui però si aggiunge adesso l’altrettanto obiettivo fatto di co-condurre una trasmissione in tv, senza peraltro esserne capace (quindi per il solo fatto di essere personaggio, dunque all’interno della sintassi televisiva berlusconiana), prodotta da una società controllata dallo stesso editore di cui sopra. I miei amici di sinistra, di fronte a queste mie rimostranze (lo ammetto: condite anche da un’annosa antipatia anche per Fabiofazio) mi rispondono con una serie di obiezioni tutte riassumibili più o meno così: “eh ma oggi giorno se non fai così non lavori, se non sei dentro certi giri non lavori, e allora sono meglio gli oltranzisti integralisti ostracizzati che non riusciamo a vedere, o questi che grazie alla loro duttilità riescono a lavorare e allora si fanno vedere e sentire e mi fanno vedere finalmente in tivvù qualcosa di diverso, dalla Litizzetto ad Albanese a Paolo Rossi a Benigni, eccetera eccetera?“.
Pur essendo immediatamente denunciabile per logica (se quelli che danno veramente fastidio li hanno fatti davvero sparire e questi no, vuol dire che questi non danno veramente fastidio) se non per legittima suspicione (che ci sia un gioco delle parti tra editore-produttore e dipendenti), ho preso sempre per buona questa argomentazione difensiva, anche perché di solito proveniente da persone cui voglio bene e che stimo, della cui ottima fede quindi non ho ragione di dubitare. E tuttavia quella cosa in testa ha continuato a ronzare, fino a che…
Fino a che l’altra sera l’enfant prodige dell’anticamorra non si schiera apertamente per gli inceneritori. Ascoltandolo, mi si sovrapponeva al suo volto quello di un altro maitre a penser del progressismo, Veronesi: il luminare oncologo a favore dell’energia nucleare e per questo recentemente chiamato da Berlusconi a presiedere l’apposita Agenzia. Allora, non avendo nè il tempo nè la voglia di leggermi il mattone Mondadori e guardarmi tutte le comparsate televisive Vieni via con me compreso, mi metto a cercare in Rete, e scopro che Saviano:
- ha posizioni perlomeno discutibili sulla ;
- sui , prima di proporre la soluzione sbagliata inceneritori, dimostra di non conoscere le potenzialità di una vera raccolta differenziata e le vere cause dell’emergenza napoletana (per lui sempre il generico ““);
- sui rapporti tra , forse alla fine ha fatto un favore a Maroni (che studia per premier, e 11 milioni ad ascoltarlo se li sognava), e se così fosse non si sa se è meglio per lui che gli venga attribuita la colpa o il dolo, ma in ogni caso l’interrogativo è “sottostare al diktat o farsi tagliare il programma“? Daniele Luttazzi non avrebbe avuto dubbi, figurarsi Enzo Biagi. E difatti.
Bocciato definitivamente Saviano, quindi?
Intanto, per capire che il problema rifiuti non ha regionalità nè latitudine, divertiamoci con la lettura di Carlo Bertani del : è davvero molto istruttivo su cosa ne è degli inceneritori (e potrebbe essere delle centrali nucleari) in questo scellerato Paese.
Ma poi, poiché non voglio dare torto ai miei amici, concludo per l’ipotesi che Saviano non sia in malafede, in fondo è un ragazzo catapultato dalla fortuna editoriale – sicuramente meritata – in un ruolo, quello dell’eroe, che incarna come personaggio non avendo (e non per colpa sua, ovviamente) né la statura né il mestiere o il ruolo di un Falcone. Egli è dunque, come si diceva negli anni settanta, “un compagno che sbaglia“, come tanti di noi, anzi meno di noi, ma dato il ruolo che si trova a recitare ha una responsabilità tale, di fronte all’immenso seguito che ha, che certi errori non li può proprio fare. E allora chiudo, montandomi un po’ (okay: un bel po’) la testa, parafrasando Cerami, con dei “consigli al giovane scrittore“, nel caso voglia smentire i suoi sempre più numerosi detrattori (e non ricorrere a un “è tutta invidia” che a pronunciarlo si troverebbe in pessima compagnia):
- cominciando dal tenere duro sui pro-vita, dìa una sterzata cazzuta al programma, forte degli ascolti oceanici (che qualcosa ai vertici del PD dovrebbero dire, sulla voglia di sinistra che c’è nel Paese), tanto è l’ultima puntata, no? si documenti, se no si faccia passare le carte da Travaglio, sui rapporti tra mafia e Forza Italia nel 93/94, faccia qualche nome, parli fuori scaletta, vediamo se Masi è in grado di staccare la diretta e mettere le pecorelle…;
- chiusa la trasmissione, continui la sua meritoria opera di denuncia facendo un po’ più di nomi e cognomi, magari di politici, lui che può permettersi di pagare gli avvocati (e tanto se il lavoro lo fa bene le cause le vince, come Travaglio appunto): lasci a noi piccoli poveri blogger le vigliaccherie;
- tagli il contratto con Mondadori, e magari anche con Endemol: non finirà sotto i ponti, ma acquisterà il credito minimo per parlare ad orecchie intasate da decenni di lordure, e però scafate, come le nostre;
- aderisca a un progetto politico alternativo, come quello di Abbiamo un sogno, gli porterà il suo contributo di visibilità, e in cambio magari un po’ di incontri con un premio Nobel che ha dissimulato sempre il suo estremo coraggio con una maschera da giullare gli faranno dismettere quell’aria seriosa.
Ecco, il ronzio in testa non c’è più, ora so perché non amo il Saviano di oggi, e che percorso dovrebbe fare perché lo ami domani. Chi lo ama già oggi, prenda queste mie notazioni e indicazioni come auguri: , domani sarà Nobel anche lui, magari quando la scena italiana non avrà più bisogno del personaggio che interpreta.
Di
Dell’Utri Crede Molto nel Giudizio della Corte di Cassazione
20 novembre, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, latest
Secondo me è vero. Nel senso che sono convinto che non si tratti di una frase buttata lì, ma che Marcello Dell’Utri sia davvero pienamente confidente nel sistema giudiziario italiano(1).
Anche io, al suo posto, sarei sereno. Il corso degli ultimi anni ha ampiamente dimostrato che, non solo la legge non è uguale per tutti, ma che molti sono al di sopra della legge e, di fatto, intangibili.
Non è solo una questione di possibilità economiche che avvantaggiano chi può procurarsi difese più efficaci, ma, ed è sicuramente peggio, una questione di casta. Facendo parte di un certo gruppo si è al riparo, se uno ne è fuori è in balia dell’alea.
Note
- [↩]
Chi si Nasconde Dietro le Slot machine?
19 novembre, 2010 di Dino Carnevale
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane, Informazione, latest, Meccanica delle Cose
Anche se qualcuno è convinto che la criminalità organizzata si possa combattere a colpi di share contro il Grande Fratello, la grande macchina stampa soldi delle mafie continua indisturbata a fare i suoi affari con la omertosa complicità delle istituzioni repubblicane e dei media.
Dopo le scommesse, anche il gioco d’azzardo è definitivamente e silenziosamente legalizzato. I casinò rimangono sempre gli stessi, non ne sono stati aperti altri. Però, se uno vuole rovinarsi, non deve necessariamente mettere lo smoking e prenotare una paio di notti a Saint Vincent. Può tranquillamente rimanere in ciabatte e tuta da ginnastica, scendere nel bar sotto casa e giocarsi lo stipendio nelle slot machine. Oppure basta accendere il pc e collegarsi ad un sito di gioco on line.
Saviano e Maroni: Uno Scontro sul Nulla
16 novembre, 2010 di Comandante Nebbia
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Saviano legge un po’ di giornali, che oggi si dice “fare un’inchiesta”, va in televisione e afferma:
- La criminalità organizzata cerca contatti per infiltrarsi negli appalti pubblici.
- I contatti giusti sono gli amministratori locali.
- Al Nord governa la Lega.
- E’ possibile che la Lega e la criminalità organizzata entrino in contatto.
Poi c’è la pubblicità e il discorso si interrompe lì. Un nostro infiltrato alla RAI ci informa che il copione continuava con un approfondimento sul fatto che riscaldando l’acqua a 100 gradi circa questa inizia a bollire. In più, lasciando cadere un sasso, questi si muove in direzione del suolo con accelerazione pari a 9,80665 m/s2 e non prende a svolazzare tutt’intorno.
Liberalizzazione WiFi. Vera o Falsa?
10 novembre, 2010 di Zag c
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Siamo alle solite, e dietro il battage pubblicitario delle solite uscite a cui ci ha abituato il governo, dietro la liberalizzazione del Wi FI forse si nascondono delle sorprese più sorprendenti delle limitazioni della legge Pisanu.
Infatti, la promessa di liberalizzazione fatta dal ministro Maroni è una di quelle questioni apparentemente semplici, ma che in realtà nascondono delle insidie e che, in mancanza di dettagli più precisi, sempre più il sospetto di insidie diventa quasi certezza. E veniamo ai particolari.
Già parlare di “abolizione del decreto Pisanu” è una gaffe o una mancanza di conoscenza. Secondo le parole esatte di Maroni, il ministro è convinto che “si possa procedere all’abolizione, diciamo, delle restrizioni del decreto Pisanu” . Ma basterebbe semplicemente evitare di rinnovare il comma 1 dell’articolo 7, quello che prevede l’obbligo della richiesta di una licenza in Questura per chi voglia offrire accesso wireless.
Infatti, tale comma è “a scadenza” (ossia richiede il rinnovo annuale per continuare a essere valido) ed è sufficiente aspettare il primo gennaio 2011 senza che nulla si faccia, perché lo si possa ignorare.

Il resto del decreto, però, non prevede una data di scadenza: per abolire le altre norme contenute occorre presentare un decreto abrogativo. Perché sia vero – come ha promesso Maroni – che non servirà più la carta d’identità per l’identificazione, occorre preparare un documento apposito.
Ma il ministro non ha detto che questa norma verrà abrogata e con essa la necessità/obbligo della identificazione di chi voglia offrire il servizio wireless ( commercianti, Hotel, bar, centri commerciali ecc ecc
) , infatti ha anche dichiarato che sorgerà una sorta di “tavolo tecnico” il quale studierà le misure più adatte per mantenere “gli adeguati standard di sicurezza”.
Possiamo quindi aspettarci un decreto che introdurrà l’identificazione via SMS, ma difficilmente una vera “liberalizzazione” del Wi-Fi, se con questo termine intendiamo la possibilità di connettersi a qualsiasi rete
pubblica e aperta senza dover effettuare alcuna operazione preventiva: le reti pubbliche, infatti, saranno verosimilmente sempre accessibili solo dopo aver ottenuto una password.
Lo stesso discorso si applica alla conservazione dei dati di navigazione: non è chiaro quali saranno in questo senso gli obblighi dei fornitori di accesso.
Se poi l’eventuale abolizione delle altre norme non sarà – come sembra – nel decreto, ma nel disegno di legge, occorrerà aspettare i tempi lunghi dell’iter parlamentare perché qualcosa cambi davvero.
Al momento, insomma, l’unica certezza è che non bisogna pensare che con gennaio cambi proprio tutto, occorrerà invece controllare che alle parole seguano i fatti, e verificare a quali conseguenze poi i fatti condurranno. D’altra parte, già si stanno levando voci che protestano contro la riduzione dei controlli evocando lo spettro di terroristi, pedofili e criminali in genere che avrebbero mano libera – come per esempio sostiene il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso – in uno scenario in cui gli utenti del Wi-Fi non si identificano esplicitamente come accade ora.
Ma negli altri paesi d’Europa come fanno? Ora senza voler essere esaustivo, ma in Norvegia, per mia esperienza personale, navigavo in internet, naturalmente utilizzando il WI Fi libero e a disposizione, in ogni dove anche nei fiordi più inaccessibili, registrandomi con user name e password come per accedere in un normale portale.
Ma sarà che noi siamo strani? O che abbiamo gli occhi e il naso più lungo degli altri?
Probabilmente più il naso che gli occhi.
Falcone, Solo Un Cadavere Eccellente
23 maggio, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest
Diciotto anni dalla morte di Falcone e non sentirli. E non sentirli perché in diciotto anni non è cambiato un cazzo, anzi, se vogliamo dirla tutta, le cose sono peggiorate. Certo, carabinieri e polizia hanno beccato un paio di vecchietti e li hanno sbattuti in carcere. Ma a parte assumersi la responsabilità di cambiargli il pannolone e comprargli la colla per le dentiere, dall’arresto di riina e provenzano non risultano pervenuti altri risultati.
Nel frattempo, mafia camorra e ndrangheta sono diventate ancora più organiche al sistema. Mi spingo a dire che se domattina il Signore decidesse di cancellarle dalla faccia della terra, il rapporto deficit/PIL italiano salirebbe a tal punto che ci caccerebbero a calci in culo dall’Europa e al posto degli euro che abbiamo in banca ci darebbero le monetine di cioccolata.
Dialoghi: Le Due Chiese
24 aprile, 2010 di Assunta Altieri
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M: La gerarchia è al servizio della Chiesa. La gerarchia è fatta di uomini e quindi mi meraviglierei molto se fosse immune da vizi, peccati e colpe. il cristianesimo ti insegna che il male non è negli altri (nel sistema), ma in me e che sono io che devo allontanarlo da me, senza strapparmi le vesti per le colpe altrui.
Assunta: Se non ci dobbiamo strappare le vesti per le colpe altrui com’è che si continua a nascere col peccato originale? Oltre che con una discreta percentuale di debito pubblico, naturalmente. Roba che uno non ha ancora emesso il primo vagito che è già bello e incastrato nel parapiglia cristiano-politico. Semmai è esistito un Dio è da mo’ che si è pentito di aver soffiato nelle narici di un pupazzo di creta. E giustamente ci ha lasciato a noi stessi, con la scusa del libero arbitrio, s’intende. E, infatti, arbitrariamente vescovi e cardinali decidono che vi sono peccati perdonabili (come la pedofilia, guarda caso!) e peccati non perdonabili (come l’aborto, fa un po’ te!). Mica si strappano le vesti. Solo le sollevano come tappeto che cela spazzatura che andrebbe condannata.

M: Assunta noto che ti sfugge il punto. Il punto è che compito del cristiano non è indignarsi per le colpe altrui, ma evitare le proprie. Non parlare del male altrui, ma compiere il bene in prima persona. Ovvero il contrario della mentalità corrente. La Chiesa come istituzione ha poi il compito di indicare quello che è bene e quello che è male alla luce della fede. Attaccare il peccato, ma non il peccatore. Nel caso di specie l’aborto e la pedofilia, e non chi commette aborto o chi è pedofilo. Il peccato è una cosa, il reato un’altra. Questa era anche un’antica conquista laica, ma vedo che la moda scandalistica degli ultimi tempi ci ha fatto regredire non poco sul piano culturale, oltre che umano.
Assunta: Pure io vedo che ti sfugge il punto, M. Il punto è che oramai, a forza di celar sotto le vesti, qui non si indigna più nessuno e di niente: che sia il prete che s’infila nel letto del bambino o il politico che fa le festicciole con le puttane o che va sottobraccio con la mafia.
Personalmente rivendico eccome il diritto di indignarmi.
Di indignarmi per la volgarità di un silenzio spacciato per sacramento.
Di indignarmi per chi non parla a nome proprio ma pretende di parlare a nome di Dio.
Di indignarmi per chi non s’indigna più.
Quando non m’indignerò più vorrà dire che avrà realmente vinto il “chiacchiericcio”.
Ah, dimenticavo: Cristo si è indignato, perfino incazzato parecchio coi profanatori del Tempio. Li ha cacciati.
M: Resta il fatto che io non sono Cristo e quindi seguo il suo monito per la peccatrice :”Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.
Assunta: Sì, ma Cristo intendeva difendere la vittima, mica i carnefici.
M: Carnefice è ognuno di noi quando pecca. Questo è il centro. Combattere il peccato, quale che esso sia. Fare il bene a qualunque costo.
Assunta: Come no? E’ come se, restando nella metafora, la raccontassimo così:
Nel mentre che camminava e pregava Gesù s’imbatte’ in certi filibustieri intenti a lapidare una fanciulla rea d’aver concesso il proprio corpo (probabilmente ai filibustieri medesimi) per danaro.
Fra la folla incitante si levò, flebile, una voce: “Maestro, tu che puoi, fermali.”
E Gesù: “Taci or dunque. Vuoi forse che tutta la famiglia paghi per poche mele marce?”.
Guarda M., questa gente (bada non scrivo gentaglia per solo rispetto nei tuoi confronti, ché di loro ho solo disgusto; di loro e del fare omertoso) farebbe bene a chiedere scusa. Per i credenti, mica per il “chiacchiericcio”. Per quei credenti che non hanno la benda sugli occhi e si sentono feriti e disgustati. Per i credenti che non hanno gli strumenti per scernere e distinguere, come mia zia che quando andava a votare si faceva scorrere il rosario fra le dita e diceva “croce su croce”.
Solo che a Ratzinger sta stretto il domandar scusa; già quando il suo predecessore e santo subito pronunciò una richiesta di perdono per i peccati commessi dalla chiesa si guardò bene dall’allinearsi, sottolineando il distinguo fra giudizio storico e giudizio teologico.

M: Assunta io la benda sugli occhi non ce l’ho. Proprio perché non ce l’ho, vedo bene la portata disgustosa di questa strumentalizzazione che fa diventare la colpa grave di pochi l’andazzo o il modo di essere di molti. La pedofilia nella chiesa è percentualmente in linea (un poco di meno a dire il vero) con la pedofilia nella società. Solo che non si dice che la società sia pedofila mentre lo si dice della Chiesa. Questo perché la Chiesa dà fastidio, perché non è indulgente con la mentalità secolare, perché non la smette mai di biasimare il male e di predicare il bene. Questo all’egoismo diffuso che sovrintende ai nostri desideri dà fastidio. E la Chiesa diventa il nemico da colpire. A prescindere.
Assunta: Nonono, qui non si sta parlando di colpa grave di pochi, ma di deliberata omertà di chi, pur avendo il potere di fermare l’abominio, ha scelto di sacrificare poveri bambini innocenti. O di ignorarne le denunce e il dolore. In nome di che? In nome di chi?
La chiesa dà fastidio sì, ma non perché è indulgente. Quando mai? Con se stessa, certo. Dà fastidio perché va continuamente a rimestare in casa di Cesare, e pretende che non si rimesti in casa propria. E sarebbe molto più rispettabile se invece di biasimare il male evitasse di compierlo e di coprirlo. Son uomini e sbagliano, mi dirai. Bene, allora da uomini paghino per i loro errori.
M: Assunta mi pare evidente che stiamo parlando di due realtà diverse e di due chiese diverse. In queste condizioni è ovvio che non ci si intenda.
Assunta: Hai ragione: parliamo sicuramente di due chiese diverse. Io sto parlando della Sacra Romana Chiesa (e suoi illustri accoliti pontefice in primis) e tu?
