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Liberalizzazioni e Unicredit: Monti e la Ragnatela del Potere

10 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane

Su segnalazione di Massimo Marino, riceviamo e pubblichiamo questo pezzo di Giovanni Chiambretto del Gruppo delle Cinque Terre (Lombardia)

Alcuni dei commentatori di un mio precedente intervento ( “Monti non è Bruce Willis e non siamo ad Armageddon” ) ventilano benevolmente una mia tendenza al “complottismo”, forse sposando l’idea che se Monti ha sostituito il cattivo Berlusconi qualcosa di buono lo avrà. Se non altro, per cominciare, si presume che non vada a donne e che peggio del Berlusca è impossibile fare, quindi qualcosa di meglio da qualche parte si otterrà. E’ esattamente il contrario ma anni di disinformazione mediatica (tv e giornali) hanno lavorato ai fianchi il nostro cervello e non c’è da stupirsi.

Quindi dall’accusa di complottismo devo difendermi.

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Default Europa: Le Elezioni Spagnole

23 novembre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

E’ desolante leggere i pochi commenti sui risultati delle elezioni politiche spagnole seguite al tracollo del governo socialista di Zapatero, con il tonfo del suo partito, il PSOE , il non-trionfo dei conservatori del PP e lo spappolamento in mille direzioni degli elettori in un paese da mesi al centro dei commentatori per la pesante crisi sociale e per l’azione dei giovani indignados che hanno tenuto le tende per settimane nelle principali piazze del paese.

I socialisti di Rubacalba hanno perso quasi un terzo dei voti del 2008 (4,5 milioni di voti) riducendosi a poco meno di 7 milioni (il punto più basso di sempre) ma i conservatori del PP di Mariano Raioy, che con il 44,6% (+3%) hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, ne hanno guadagnati meno di 500 mila ( 32 seggi in più alla Camera).

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Donne Politica e Società

Tra parità formale e discriminazioni di fatto La costituzione e’ donna. La politica no!.

In Italia è oramai comune la convinzione per cui le donne abbiano conquistato molti diritti e libertà negli ultimi decenni, specie a partire dagli anni ‘70. Sempre più uomini, addirittura, denunciano una discriminazione alla rovescia: la sopraffazione dell’uomo ad opera delle donne, sempre più intraprendenti e di successo, nella vita come nella società! Se in questo vi è indubbiamente un fondo di verità, comunque, al di là delle apparenze la questione femminile resta ancora attuale e ben lontana dall’essere del tutto chiusa!

A denunciarlo è la stessa Costituzione, ove sollecita espressamente il legislatore ad intervenire per garantire un’effettiva parità di diritti ed opportunità tra uomini e donne.

In particolare:

  1. l’art. 37 co.1 recita: La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione;
  2. l’art. 51 co.1 (modificato dalla l. cost. n. 1 del 2003) sancisce: Tutti i cittadini, dell’uno o dell’altro sesso, possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini;
  3. l’art. 117 co.7 (introdotto dalla l. cost. n. 3 del 2001) afferma: Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovo la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive (principio introdotto anche negli statuti delle regioni speciali con la l. cost. n.2 del 2001).

Nonostante la riconosciuta parità formale tra i sessi, però, ancora la classe politica (non a caso quasi interamente maschile) non ha ancora fatto quel salto in avanti richiesto dalla Costituzione: il passaggio dalle mere enunciazioni di principio a risposte concretate legate ai bisogni reali e quotidiani delle donne (e delle famiglie, di cui le stesse sono il perno).

E’ divenuta, così, un’esigenza improcrastinabile

- il miglioramento dei servizi pubblici offerti alle famiglie, necessari per riscattare più tempo libero in favore delle donne. Il che è conseguibile, ad esempio:

  • sostenendo il costo della maternità con sussidi adeguati (non interventi minimi ed una tantum, come gli assegni per i nuovi nati);
  • rendendo detraibili tutte le spese mediche pediatriche (sempre più elevate);
  • investendo risorse per nuovi asili nido pubblici;
  • defiscalizzando il costo dei servizi di babysitter e badanti;
  • garantendo il tempo pieno nelle scuole.

- la predisposizione di un’effettiva tutela legislativa del lavoro femminile. Sarebbe opportuno, ad esempio:

  • fissare delle quote rosa nei posti di lavoro (imponendo ai datori di lavoro, almeno nei settori in cui ciò sia possibile, l’assunzione di donne almeno per il 40% del personale);
  • sanzionare più efficacemente i licenziamenti giustificati, di fatto, dallo stato di gravidanza della dipendente (anche se sempre più spesso, nel caso di lavoratrici precarie, non formalmente licenziamenti bensì mancati rinnovi dei contratti di lavoro).

L’elettorato è donna. La politica no!

L’insufficienza di rappresentanza femminile in politica, nonostante l’elettorato italiano sia in maggioranza femminile, si traduce inevitabilmente in una carenza di democrazia.

Una classe politica quasi interamente maschile, infatti, non può essere degna rappresentare degli interessi propri dell’elettorato rosa (quando si tratta di disciplinare, ad esempio, materie come la maternità, i diritti delle donne lavoratrici, la fecondazione assistita, l’aborto).

Per riportare solo alcuni dati significativi:

I- la rappresentanza delle donne nel governo, dal 1996 al 2005, è variata:

- da un minimo dell’8,6% (sotto il governo Berlusconi del 2001/2005);

- ad un massimo del 24% (sotto i governi D’Alema del 1998/2000).

II- le candidate elette alle elezioni politiche del 2001 sono state:

- 71 alla Camera (su 630 deputati);

- e 25 al Senato (su 315 senatori).

III- e nei Consigli regionali la rappresentanza delle donne, di regola, non supera il 10%!

Per affrontare questa emergenza democratica, allora, non è più sufficiente appellarsi al buon senso dei partiti.

Le principali cause per cui la politica parla sempre meno al femminile, difatti, dipendono proprio da una mancanza di democrazia interna ai partiti, i quali riservano generalmente alle donne solo ruoli da gregari (nessuna di esse può ambire a scardinare gli equilibri di potere in mano ai gruppi dirigenti) e dalla legge elettorale porcata vigente, che non offre alle donne (oltre che ai giovani) alcuna possibilità per emergere in politica senza la protezione di un influente dirigente di partito!

Per questo occorrerebbe, anzitutto introdurre l’obbligo di quote rosa nelle liste elettorali per le elezioni degli organi elettivi di tutti i livelli di governo (Stato, Regioni, Province e Comuni), ossia il principio per cui le liste elettorali debbano essere composte da un numero pari di uomini e donne (pena l’inammissibilità delle stesse!) e riformare la legge elettorale vigente (il cd. porcellum), abolendo le liste bloccate alle elezioni politiche così da restituire all’elettore il diritto di scelta del candidato (in caso contrario, le segreterie dei partiti avrebbero la possibilità di vanificare gli effetti dell’introduzione di quote rosa collocando le candidate sistematicamente nei posti in fondo alle liste, con ciò condannandole a non essere elette!).

Rimarrebbe nella libera disponibilità dell’elettorato, in ultima analisi, determinare col proprio voto la quota effettiva di rappresentanza dei due generi presenti negli organi elettivi.

E’ vero che il sesso non dovrebbe essere una ragione di preferenza in politica (essere uomo o donna non dovrebbe rappresentare un motivo per dare maggiore o minore rilievo ad una candidatura). E’ anche vero, però, che il sesso non può rappresentare una discriminante per le donne impegnate in politica (superabile solo nel caso in cui, alla qualità d’essere donna, si aggiunga una buona dose di bella presenza e di accondiscendenza).

Altro che Quote Rosa…

Una moderna democrazia può definirsi tale se esiste un’effettiva rappresentanza politica della società civile, ossia se il governo del paese rispetta la delega affidatagli dalla maggioranza degli elettori e lo fa tenendo nel dovuto conto i diritti della minoranza. Detta così sembra facile, no? In realtà parecchie cose non tornano, e ne parliamo qui ogni giorno.

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