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Il Bunga Bunga, la Vergogna e la Dignità

18 gennaio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

La vergogna e la dignità sono una questione personale, non un fatto di stato. Questo per dire che, messa da parte la tipica ipocrisia beghina per la quale un “uomo in quella posizione certe cose non le fa”, bisogna laicamente attenersi al principio che ognuno, a casa sua, fa un po’ quello che vuole.
E’ evidente che, in certe condizioni, la discrezione e l’understatement sono un requisito essenziale. Il presidente del consiglio dei ministri, volente o nolente, ha un ruolo di rappresentanza che non si può indossare la mattina e togliere la sera come se fosse una tuta da lavoro. In parole povere, se non commette reati, Berlusconi si scopi chi vuole. Gratis o a pagamento è una cosa che riguarda solo lui e la sua “virilità mortificata” (sic). L’importante è che la cosa non diventi una questione pubblica.

Liquidato il capitolo moralistico, rimane la questione professionale. Supponendo che le intercettazioni relative al bunga bunga riportate dai giornali corrispondano a conversazioni realmente verificatesi, il quadro che ne emerge è, sinceramente, aldilà di ogni pessimistica previsione.

Mora: «Certo».
Fede: «Vuol dire che possono diventare uno e mezzo: io ne prendo quattro e tu otto, va bene?».
Mora: «Benissimo, meraviglia, meraviglia, bravo direttore, bravo».
Fede: «Ecco, allora, adesso la cosa è avviata. Eh, dimmi che sono bravo e sono un amico»
Mora: «No bravo, di più».
Il 30 agosto, da una telefonata tra Spinelli e Mora, si capisce che qualche soldo in anticipo già gira. Spinelli: «Scusi eh se la disturbo, è una domanda eh, la mia… eventualmente, se facessimo dei circolari le andrebbero bene oppure…?».
Mora: «Benissimo anche quelli».
Spinelli: «Ecco, allora mi facilita forse, allora tento quella strada lì, eh, dei circolari…?» (assegni).
Mora: «Va benissimo, grazie ragioniere».
E il 2 settembre, a ruota, è contento anche Fede: «Son contanti, no?».
Mora: «No, no, cir… circolari».
Fede: «Senti, casomai la mattina io fossi… posso mandarti uno… busta chiusa a ritirare?».
Mora: «Si! Anche alle 11.00».
Fede: «Eh! Mi fai un regalo, un regalissimo!».
Spinelli, risulta il 27 settembre, ha una sola preoccupazione: e cioè che, quando Mora deve andare ad Arcore, non si faccia vedere troppo. Spinelli: «Per evitare e dare, non ho certo bisogno di spiegare a lei, ma è uno scrupolo che io ho adesso, dato che potrebbe incuriosire qualcuno che può essere lì fuori, capito?, anche se non so, forse non c’è nessuno, anziché entrare nel cortile principale…».
Mora: «…entro da dietro».
Spinelli: «Ecco, ecco, sì ecco».
Mora: «Dalle cucine, va bene».
Spinelli: «Se poi mi chiama…così le vengo incontro io intanto».(1)

In pratica, Fede e Mora utilizzano la “debolezza” di Berlusconi per spillargli denaro e dividerselo. Si può delegare la guida del paese ad un uomo che non è capace nemmeno di guardarsi da certi soggetti?
E ancora

La testimonianza lambicca nel dettaglio. “E ora andiamo al bunga bunga. Io avevo inteso che quel termine si riferisse alla locazione, alle mura in cui tutti i partecipanti alla cena si erano spostati. In questo bunga bunga a luci rosse – e non so se lei intendeva perché c’erano le luci rosse o perché l’atmosfera era tale da essere interpretata come a luci rosse – queste ragazze si sono ulteriormente spogliate, non so a fino a quale punto, e avvicinandosi a turno e anche in gruppi di due o tre al presidente, che stava seduto sul divanetto, si strusciavano e si facevano toccare, assumendo un atteggiamento anche provocante e volgare, baci, strusciamenti. Anche all’interno di questo ambiente denominato bunga bunga erano presenti degli scomparti dove erano allocati degli abiti per dei travestimenti, ovvero divise da poliziotta o infermiera. Anche la Minetti fece uno spogliarello … (non so) fino a che livello, e cioè se lo spogliarello sì è concluso con la nudità totale o parziale. Lo spogliarello fu fatto anche da altre ragazze presenti. Tutta l’atmosfera era molto ridanciana, tutti sembravano divertirsi molto, tranne la M. T., che invece era molto imbarazzata per quello che stava vedendo. Mi disse che era rimasta in disparte sul divanetto e che non aveva partecipato né allo spogliarello né al travestimento, né ovviamente aveva consentito che o il presidente o altre persone la toccassero. In questo stesso contesto, M. T. mi disse che vi erano delle ragazze che durante lo spogliarello ballavano molto vicine, mezze nude, ricordando atteggiamenti lesbici. M. T. mi disse di avere percepito chiaramente che vi fosse un’accesa rivalità tra le ragazze, tanto che lei era mal vista dalle stesse in quanto evidentemente temevano che potesse attirare l’attenzione del presidente a loro scapito; e anche per questo M. T. mi disse di sentirsi molto imbarazzata. Dopo la fine del bunga bunga le ragazze sono salite al piano di sopra, dove il presidente doveva scegliere chi sarebbe potuta rimanere a dormire quella notte. Questo è un momento molto ambito dalle ragazze ed erano tutte in attesa di sapere quale o quali di loro sarebbero state scelte dal presidente del consiglio”.
[...]
“A fine serata (Berlusconi) mi ha anche chiesto: “Ma ti sei divertita?” e io gli ho risposto: “Beh, insomma, non è questo il mio modo”, ma ti dico che anche fisicamente io lo vedevo diverso. Nel senso che, quando tu puoi vedere certi discorsi che ha un tipo di piglio, lascia stare che vedi che s’è rifatto che s’è tirato, però ha un piglio di una persona molto decisa. Anche come parla è un comunicatore, no? Almeno in quello è uno che si vende bene. E invece no. Sembrava un… guarda, ti dico, mi viene bene la figura del “bagaglino” … una caricatura. Una caricatura di se stesso. Guarda, una cosa molto brutta e molto triste. Forse io pensavo che lui mantenesse un contegno e poi facesse i fatti suoi. Invece no. Assolutamente no. Cioè, lui si presenta in un certo modo, ma molto basso e mi dispiace perché non c’è bisogno.. Sulla base di certe cose, (si può) arrivare a dire tipo: “Sei malato”, cioè, sua moglie lo diceva…”.
[...]
“… a lui come lo chiami? Lo zio, il nonno? Come lo chiami?”

Ruby: “E no, papi”.

“… E siamo messi bene, Madonna mia! fai come la napoletana, il papi lo chiamava”

Ruby: ” No, no, la napoletana è un’altra cosa… quella è la pupilla, io sono il culo”.

Quando gli dicono che la ragazza così “consapevole” è in questura, Berlusconi si spaventa. Riesce a tirarla fuori. Quando scoppia l’affaire, corre a ripari con il solo strumento che conosce: paga e la corrompe. Sentite Ruby: “Il mio caso è quello che spaventa più di tutti., e sta superando il caso di (Noemi) Letizia, di (Patrizia) D’Addario, di tutte… il mio avvocato se ne è appena andato, ero con lui… con Lele… loro mi stanno comunque vicini, in effetti… sempre tornando al discorso di prima… gli ho detto… Lele, io ho parlato con Silvio, gli ho detto che ne voglio uscire di almeno con qualcosa… cioè mi dai… 5 milioni… però… 5 milioni a confronto del macchiamento del mio nome…”. La bufera mediatica, l’attenzione della magistratura non scuotono o spaventano la ragazza.

Ruby: “… non siamo preoccupati per niente, perché… Silvio mi chiama di continuo, mi ha detto: cerca di passare per pazza… racconta cazzate… io ti sarò sempre vicino, mi fa, e avrai da me qualsiasi cosa tu vuoi… con il mio avvocato gli abbiamo chiesto 5 milioni di euro … in cambio del fatto che io passo per pazza, che ho raccontato solo cazzate… e lui ha accettato… in effetti seguiremo questa strada…”. Lo ripete nelle conversazioni con i suoi amici fidati. “Lui mi ha chiamato ieri dicendomi: Ruby, ti do quanti soldi vuoi, ti pago… ti metto tutta in oro, ma l’importante è che nascondi il tutto, non dire niente a nessuno … per me può essere quello che vuole, anche un mafioso, l’importante è che a me mi sta riempiendo di soldi… .. sta cambiando la mia vita, guarda… Antonella … rispondimi sincera: se a te Silvio ti mettesse nelle tue mani 6 milioni di euro …”.(2)

Continuando ad escludere giudizi morali, rimane profonda la preoccupazione per gli incarichi e le responsabilità affidate ad una persona che, per un motivo o per un altro, non è più in grado di governare se stessa. Il problema non è l’immagine indubitabilmente deteriorata di Berlusconi, ma la sostanza: l’incapacità di gestire il proprio comportamento è un evidente segnale di malessere (o malattia). L’ex moglie, qualche tempo fa, lo aveva detto pubblicamente prima di scomparire letteralmente dalla scena. Noemi Letizia, Patrizia D’Addario, la candidatura forzata di Nicole Minetti e Ruby non sono il frutto di un’indagine della magistratura, ma questioni emerse per l’incapacità di Berlusconi di tenerle sotto controllo.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti, non serve aggiungere altro. Se la maggioranza degli italiani preferisce ignorarli e tenersi un uomo simile alla guida del governo, non si può fare nulla. E’ la deformazione della democrazia: quando si arriva alla conta, ha ragione chi ha più voti, anche se il candidato è una persona come Berlusconi, evidentemente incapace di portare a termine l’incarico.

In questo quadro, assume una particolare valenza l’affermazione del Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, la quale sostiene che non è il momento di riaprire il dibattito sulla procreazione assistita (legge 40), perché il governo ha altre priorità(3). Viene immediato chiedersi quali siano queste priorità visto che, probabilmente, si tratta delle stesse che hanno impedito al governo di tentare la sia pur minima mediazione tra Marchionne e gli operai della Fiat , di intervenire con misure contro la crisi, la disoccupazione, l’evasione fiscale e l’abuso di esternalizzazioni e flessibilità nel mercato del lavoro.
Da qualche anno in Italia non si decide più nulla. Berlusconi non governa, il paese fa di testa sua. Forse è quello che tutti volevano: avere una parvenza di legge, ma fare ciascuno i fatti propri. Può anche andare bene così, ma diciamocelo. Almeno, da domani, iniziamo anche noi a farci giustizia da soli.

-/-

La vera fidanzata di Berlusconi sono io, tu e pure tu. Siamo tutti le fidanzatine di Berlusconi, sono anni che ci tromba, era tempo che la cosa divenisse ufficiale. Se anche tu ti senti la fidanzata di Berlusconi, metti il banner nel tuo blog.

Codice da incorporare

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Note
  1. corriere []
  2. Repubblica []
  3. Virgilio Notizie []
Fine delle Note

Eluana: Fermo Posta

Proponiamo, di seguito una breve composizione in memoria di Eluana Englaro. Non è nostro costume pubblicare versi e questa va vista come una segnata eccezione. In un certo qual modo, abbiamo inteso riconoscere civilmente la pervicacia di questo autore che continua a ricordare una persona che, dopo essere stata cannibalizzata da giornali, televisioni e blog, è stata rapidamente dimenticata e con lei i grandi temi che la sua vicenda aveva sollevato.

Vita, morte, nascita, amore e dolore, forse non sono i temi essenziali intorno ai quelli deve riunirsi una comunità e discutere fino allo sfinimento, ma anche essi hanno una dignità e non possono essere relegati nelle oscure pagine di cronaca solo perché qualche disgraziato che è incappato nella sventura di avere un congiunto in condizioni terribili, di amare una persona dello stesso sesso o di non poter avere figli minaccia un’azione estrema che richiama la curiosità morbosa di tutti.
Denaro, potere, politica, servizi e lavoro sono componenti fondamentali della società nella quale viviamo, ma non sono le uniche. Una persona non è rappresentata esclusivamente dal suo apparato digerente, ma anche dalla complessa fenomenologia delle emozioni che, volente o nolente, ne influenza la vita ed il destino.

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La Sinistra Italiana e Le Work Exsperience

19 settembre, 2008 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica

Napoli, nei pressi della stazione centrale. 16 settembre 2008

Il lavoro, nella sua accezione più nobile, è il mezzo attraverso il quale le persone possono usare il loro talento naturale per segnare il proprio passaggio nella vita e garantirsi un’esistenza piena e soddisfacente con beneficio per se e per gli altri.
Viceversa esso può essere una condanna attraverso la quale un uomo può trovarsi imprigionato in una condizione di schiavitù mentale o fisica.
Fra questi due estremi, come sempre, c’è un’infinità di di rappresentazioni fra le quali, apprendo con compiaciuta sorpresa, le “work exsperience” per gli ex detenuti facenti capo all’Unione Disoccupati Organizzati.

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Cara Eugenia Roccella ti Scrivo

14 luglio, 2008 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

(In risposta alla lettera di ieri e anche se, temo, non servirà a niente).

Se cominciassimo a dismettere alcune espressioni e a chiarire i termini e i concetti usati avremmo fatto qualche passo nella direzione giusta.

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Люди инвалиды

22 maggio, 2008 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Ho già scritto a Chiara Lalli che il suo pezzo sulla diagnosi preimpianto che oggi potete leggere su MC mi ha commosso, anzi straziato.
Dimentichiamo troppo spesso che dietro le grandi discussioni bioetiche, le questioni di principio ed il diritto bizantino, nel quale molti amano rotolarsi, c’è sangue, sofferenza e solitudine.
Di fronte a tanto dolore non si può essere ondivaghi e nascondersi dietro le parole. Secondo me, assumere una posizione trasparente è prima una questione di rispetto e poi un atto politico.

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L’importanza della Diagnosi Genetica di Preimpianto (intervista a Chiara Piantelli)

22 maggio, 2008 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Chiara Piantelli è la mamma di Paolo, nato con una malattia gravissima e morto a pochi mesi. Chiara vuole un altro figlio, ma non vuole correre il rischio di avviare una gravidanza destinata ad essere interrotta in seguito ad una diagnosi infausta. Le polemiche sulla legge 40 e sulle linee guida rischiano di far dimenticare gli effetti drammatici di questa legge assurda sulle esistenze delle persone. Sulla salute delle mamme e dei nascituri. Chiara racconta cosa è successo e cosa vorrebbe.

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Un Cavallo di Troia chiamato “Legge 40″

16 maggio, 2008 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Ricordo benissimo quanto accadde durante il periodo in cui venne pensata, discussa, formalizzata e varata la tristemente nota Legge 40/2004, nella quale venivano fissate le assurde norme relative alla procreazione medicalmente assistita. La quasi totalità del mondo scientifico, quindi quello che teoricamente avrebbe dovuto avere più di tutti il diritto di intervenire su una materia così delicata, si espresse contro le disposizioni in essa contenute, criticandole aspramente ed evidenziando i meccanismi folli che si sarebbe instaurati una volta che la legge fosse entrata in vigore.

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Parola d’Ordine: Ricominciare

17 aprile, 2008 di  
Archiviato in Border Zone, Democrazia e Diritti

Le contingenze storiche che viviamo consegnano a ciascuno di noi un nuovo e pressante mandato. Ora che l’orgia onanistica della lamentazione sta progressivamente mutandosi in un banchetto a base di pane e puparuoli e tarallucci e vino, bisogna capire finalmente che non esiste più nessuno al quale illusoriamente consegnare la tutela dei diritti e delle libertà civili della nostra nazione.
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Legge 40 e Fecondazione Assistita: Quattro Petali di un Fiore

Ieri, con un atto di diritto pregno di civile responsabilità ed indipendenza di giudizio, il Tar del Lazio ha annullato le linee guida della legge sulla fecondazione medicalmente assistita. Il senso della decisione va oltre la bocciatura delle linee guida e mette in discussione l’intero impianto della legge 40. Legge che, ricordiamolo a tutti, non riconosce lo status di malattia alle coppie incapaci di procreare e che, sulla base di criteri opinabili, impone pratiche mediche di standard qualitativo inaccettabile. Questo costringe, chi se lo può permettere, a cercare queste cure presso centri esteri dove le procedure mediche vengono applicate nel pieno rispetto dei protocolli scientifici internazionalmente riconosciuti. La legge 40 è stato un duplice schiaffo per le coppie afflitte da patologia della riproduzione. Il primo lo hanno ricevuto quando si sono viste negare una serie di misure scientifiche in grado di aumentare le probabilità di successo delle cure, il secondo gli è stato inflitto quando l’incivile opportunismo politico del clero di Roma si è associato alla criminale e torpida indifferenza dei connazionali che hanno disertato il referendum abrogativo. Questo ha associato al dolore per la malattia la sensazione di abbandono da parte del proprio Paese.
Oggi, nell’ambito del nostro “8 marzo fuori stagione” vi proponiamo una testimonianza. Scrive una donna e ci fa capire che, aldilà dei dibattiti bizantini sul sesso degli angeli nei quali amano indulgere filosofi della domenica e porporati celibi, la sterilità è dolore, sofferenza e solitudine. Come qualsiasi altra malattia. Chi, il 14 e 15 giugno 2005, non ha votato perché “non è un problema mio” o “perché così facciamo mancare il quorum“, legga questo racconto e ripensi al proprio comportamento. Un giorno potrebbe essere la sua bambina a vivere un’esperienza del genere.

Comandante Nebbia

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