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Susanna e Vecchioni

7 novembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica

Complimenti ai grafici del PD per la scenografia. In fondo il tricolore, oltre che la nostra bandiera, è l’emblema ideale del cerchiobottismo nazionale: quello che ci permette  in ogni occasione di dare simultaneamente, belli e brutti, una botta a tutti. Una botta alla Sinistra (il rosso), una botta alla Chiesa (il bianco) e, ora che finalmente è chiaro anche il ruolo del verde, una botta alla Lega. Non è la solita malignità, è un dato di fatto.
L’idea era quella di una perfetta ripartizione tra i tre colori sul palco, ma la Gestalt, la visione dell’insieme, suggerisce un effetto percettivo molto diverso e forse inconsciamente rivelatore.
Il Bianco, con il suo significato politico di  moderazione cattolica, è al centro, nel punto focale, e lo stesso colore fa pure da contorno, da sfondo. Un bianco predominante insomma che, assieme al verde, pone il rosso in assoluta minoranza, quasi annullandone la carica, rendendolo un rosso meno rosso del solito, un rossuccio. Anche la R di ricostruzione è verde, più grande della I in rosso e il contorno è sempre bianco. Ricordo che si trattava della manifestazione di piazza di un partito di sinistra.
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Default Italia e Costi della Politica: Bobo? E Perché non Emma?

28 luglio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, latest

Cosa ci vorrebbe per guarire dal berlusconismo acuto, una volta che Berlusconi togliesse le tende, magari dopo avergli concesso quel cavolo di salvacondotto ma fuori dall’Italia, con armi, bagagli, bagasce e famiglie al seguito e che a Maronn l’accumpagn?
Non sarà facile guarire da una malattia così perniciosa ma, per l’immediata convalescenza, ho una proposta, per nulla modesta. Sembra un piano di rinascita democratica reloaded e la cosa mi inquieta tanticchia ma non m’importa.

Parliamoci chiaro. Per il nostro paese sarà indispensabile presto un governo autorevole e in grado di gestire la cosa pubblica con serietà e rigore, finalmente senza distrazioni personalistiche, a maggior ragione se ci sarà veramente il default degli Stati Uniti per colpa degli stramaledetti repubblicani, cosa che speriamo non accada, perché vorrebbe dire che tutto il mondo può aspettarsi economicamente momenti bui e sicuramente nuove guerre.
Questo governo dovrà essere, per forza di cose, di unità nazionale, senza bilancini a misurare il peso politico di ciascuna componente, apparire autorevole all’estero e dovrà avere un mandato con scadenza a sei mesi, dopodiché bisognerà indire nuove elezioni politiche per ottenerne la legittimazione democratica a proseguire nel lavoro o lasciare il campo ad un nuovo governo scelto dagli elettori. L’esecutivo potrebbe cominciare a lavorare già da settembre su alcune priorità assolute. Prima di parlare del presdelcons adatto, e capirete perché, secondo me, 2Maroni non lo è, individuiamo le priorità di questo governo.

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Berlusconismo: Apologia del Male Assoluto

28 dicembre, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, latest

I giorni che precedono la fine dell’anno sono spesso dedicati ai bilanci, motivo scatenante della “sindrome depressiva natalizia”. Provo anche io a dare un contributo a questa allegra fenomenologia con un breve intervento scaturito dalla lettura di questo eccellente contributo e del commento di un affezionato lettore delle nostre pagine.

Ho l’impressione che in una parte del paese, quella che non si riconosce nel governo e, più in generale, nell’attuale clima culturale italiano, prevalga la convinzione che l’enzima degenerativo del tessuto sociale italiano sia riconducibile quasi esclusivamente all’ingresso in politica di Berlusconi e all’azione devastatrice delle sue televisioni. Un po’ come credere che Berlusconi abbia inventato corruzione e puttane e che “Ok il prezzo è giusto” abbia impedito la nascita di un altro Giorgio Gaber.

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L’Odore di Napoli

1 novembre, 2010 di  
Archiviato in Storie Italiane

Sono stato ultimamente a Napoli. Una tre giorni di full immersion, tra i vicoli e le stradine di Forcella, Spacca Napoli, via Toledo, via Roma, piazza del Plebiscito via del Mercato. Via Caracciolo e le bancherelle del Mercato. Ho visto una città senza Stato, senza ordine, ne legalità, così come si intende nel resto dell’Italia. Molto più caotica di qualche anno fa. E il caos non è solo nel traffico. Se riesci a guidare uno scooter nel traffico di Napoli puoi affermare che puoi guidare dappertutto! Portare il casco è come andare nudo in giro per la città.

Ed io che avevo l’integrale ero visto e guardato a vista!. Poi in una pizzeria. la migliore mi hanno detto, parlando con una avventrice come me, ma lei indigena, mi ha gridato gesticolando, come solo il popolo meridionale sa parlare, che non si poteva andare con il casco a Napoli.

E’ vietato, perché i killér con l’accento sulla e, lo usano ed è facile essere sparato, con la mausèr, con l’accento sulla e. A nulla è valso spiegare che se è pericoloso portare quello integrale, nulla vieta di portarne uno non di quella tipologia. Ed allora mi sono affrettato a comprarne un altro di casco, ma questa volta uno di quelli a volto scoperto. E’ consentito invece viaggiare in scooter in tre marito moglie e piccoletto in piedi fra i due, per mancanza fisica di spazio sul sellino. Tutti rigidamente senza casco ,naturalmente!. Ho visto come nessuno mai zigzagare con lo scooterone in due ( anche qui senza casco) fra il traffico a tutta velocità e quando dico velocità intendo velocità pura. Son rimasto incantato ed allibito. E tutto questo tra i vigili e carabinieri, polizia e guardia di finanza. Ma senza che questi, di fronte alle infrazioni si girassero da un’altra parte. No! Con tutta naturalezza continuavano a fare ciò che stavano facendo come se la cosa non li riguardasse.

A Napoli lo legalità è un concetto tutto locale. Lo Stato è un optional. Esercito , polizia, e quantìaltri li vedi a pattuglie nel centro cittadino a fare che non si sa. E persino i poliziotti di quartiere ho visto. In tre . Due maschi ed una donna. A stazionare, ma se ti addentri nei vicoletti della Napoli del malaffare (ma anche questo termine non ha valore qui a Napoli) , di forze dell’ordine manco a parlarne. Qui è zona off limits. “jatevenne” è scritto sui muri, scritte invisibili per lo straniero ma stampate a caratteri cubitali per i locali.

Mi son fermato in un parcheggio per camper, autorizzato e certificato. Ex villa appartenuta alla camorra ed ora data in gestione ad una cooperativa. Dodici euro, ma poi si è avvicinato una donna napoletana con un bimbo in braccio ed un altro attaccato alla gonna e mi voleva rifilare non so che di depliant. O il depliant o non si entra. Al mio rifiuto mi ha fatto cadere le braccia al suo ” A signuri , ma pure nuj amma campà!”

La sera , incomprensibilmente alle 18 ho visto le saracinesche dei negozi,le bancherelle degli ambulanti e non, chiudere i battenti. Mi son fermato ad una di esse, e al mio stupore mi ha svelato . “Stasera giuoca o Napoli contra u Liverpùl!” Basta la parola. A questo evento tutto è consentito.

E la monnezza! In ogni dove ed in ogni luogo. I pressi del Duomo ( bellissimo monumento al barocco napoletano) le montagne di monnezza e di puzza facevano da cornice. La puzza , quell’odore caratteristico della monnezza umida andata in putrefazione è ormai diventato l’odore caratteristico di Napoli. Ogni città, ho imparato, ha un suo odore caratteristico. Firenze, Milano, La Spezia, Pescara, Ancona, Bari, Taranto . Ho imparato a riconoscere quegli odori. Sanno di quegli abitanti, si integrano perfettamente con i loro palazzi e monumenti con le loro bellezze locali, con i loro abitanti., Il Duomo di Milano o palazzo della Signoria non sarebbero loro senza l’odore della loro città. Avrebbero un altro aspetto, l’architettura stessa sarebbe diversa. Napoli ha l’odore della monnezza.

Passeggiando per via Toledo o per via dei Tribunali o per piazza Dante o piazza D’alba senza l’odore della monnezza sarebbe come viaggiare in un altro luogo , in una altra città. E tutti convivono con quella puzza. Ed io , straniero, con vergogna buttavo il mio sacchetto di spazzatura timidamente, con vergogna tra la montagna di altri sacchetti. Con indifferenza guardato, non visto, dai napoletani.

Napoli. Napoli è un’altra terra, senza legalità dove ognuno ha la sua di legalità, il suo di ordine. E’ uno Stato a parte , a sè. Napoli è il confine fra la terra ed il cielo, fra il mare e la montagna. E’ terra di confine.

Poi c’è la camorra che detta la sua di legalità , che mette ordine e dà i suoi ordini. A quella legalità tutti si attengono e tutti, nessuno escluso, sottostanno.

Ma se ti Sposi una Mignotta non ti Puoi Lamentare se ti Mette le Corna!

30 luglio, 2010 di  
Archiviato in Il Bello della Politica

Ieri sera Belpietro, incredibile ma vero, è riuscito a dire una cosa giusta, anzi sacrosanta. A proposito della guerra tra Fini e Berlusconi ha detto che quando è stato fondato il PdL obiettivi e metodi erano ben chiari, il programma di governo era conosciuto, si sapeva esattamente cosa e come si sarebbe fatto. Lo sapevano tutti e, ovviamente, lo sapeva Fini che è uno dei fondatori del partito.
Quindi, di che si lamenta?

E’ inutile che vada cianciando di legalità, rispetto delle regole e dei ruoli, liberalismo, democrazia, giustizia; è inutile che chieda la cittadinanza breve, il rispetto per gli immigrati, posizioni più aperte sulla bioetica; è inutile chiedere che il partito funzioni in modo democratico, che chi ha problemi giudiziari si faccia da parte. Ha fondato un partito (ammesso che si possa parlare di “partito”), e anche prima ha sostenuto un governo, che è esattamente il contrario di tutto questo, per cui ha poco da lamentarsi.
Se oggi ci ritroviamo in una situazione che è eufemistico definire drammatica, è anche colpa sua. A meno che quello che dal 1994 è alleato e sostenitore di Sua Bassezza non sia un omonimo, ma non mi risulta.

Io non so se Fini riuscirà nel suo intento, se i suoi seguaci saranno tanti o pochi, se troverà un seguito tra gli elettori, ma non è questa ora la cosa importante. Se fosse in buona fede dovrebbe dire qualcosa come “Mi sono reso conto che la strada che ho seguito fino ad oggi è sbagliata. Ho danneggiato il paese sostenendo posizioni contrarie all’interesse dei cittadini. Lascio un partito che ho fondato ma nel quale non mi riconosco più. Chiedo scusa a tutti.
A tutti va riconosciuto il diritto di cambiare idea, di riconoscere i propri errori, perfino di avere una seconda occasione (anche se a dire il vero, Fini ne ha avute già parecchie di occasioni). Ma lui non sostiene di aver cambiato idea, tanto meno di aver commesso un errore; anzi, difende e rivendica la sua posizione dentro il partito e dentro lo schieramento di cui fa parte da sedici anni.

Fini è in mala fede. E fa una certa tristezza vedere persone che ripongono in lui la speranza di un cambiamento. Le sue posizioni, realmente di opposizione nei confronti del governo, sono il frutto non di un’opinione diversa, ma di un calcolo politico che mira ad un obiettivo ben preciso che nulla ha a che vedere con l’azione di governo. E’ in discussione, ormai lo hanno capito anche i bradipi, la leadership e quindi la successione a Berlusconi; una prospettiva dalla quale Fini rischia seriamente di rimanere tagliato fuori.

Nessuno si domanda perché in mezzo a questa bagarre Bossi se ne stia tranquillo in disparte; eppure è lì la chiave di volta, quella che può decidere le sorti sia del presente che del futuro governo. Bossi è un gran volpone, infatti se ne è guardato bene dall’entrare nel PdL, e sta aspettando di vedere chi vince questa battaglia per sapere a chi deve presentare il conto. Nel frattempo si rafforza portando avanti il suo programma e conquistando sempre più potere, potendo contare su una base elettorale che, un po’ perché ha le stesse becere posizioni un po’ perché ingenuamente ritiene che sia una forza innovatrice, lo supporta fideisticamente.

Fini non ha nulla di cui lamentarsi; noi invece sì, perché comunque finisca questa storia, non ne verrà fuori niente di buono per gli italiani. Il problema di fondo rimane sempre lo stesso: manca un’alternativa a questo gruppo di potere, e quelle poche realtà veramente nuove che ogni tanto tentano di affacciarsi sulla scena politica non trovano il sostegno dei cittadini, convinti che alternanza e alternativa siano la stessa cosa.

Progetto Politico Contro le Devastanti Politiche Di Esternalizzazione

Ricevo e volentieri pubblico questa nota di Lidia Undiemi che descrive un progetto politico di contrasto alle esternalizzazioni speculative.
Come già detto in passato, non ho difficoltà a considerare la flessibilità lavorativa come un valore produttivo nazionale che va incoraggiato e tutelato.
Quello che è intollerabile, però, è l’utilizzo criminale degli strumenti che regolano la flessibilità che portano a retribuire il lavoro come “a tempo indeterminato”, ma a trattare le persone come “liberi professionisti”.

La flessibilità è un valore che il dipendente offre all’imprenditore insieme alle sue conoscenze e come tale va retribuito come si retribuiscono le competenze. Questo vuol dire che un lavoro flessibile va retribuito in maniera più rilevante di un lavoro fisso.
Questo criterio, così semplice e naturale, è già ampiamente radicato nella mentalità comune.
A nessuno sembra assurdo pagare 100 euro al giorno per affittare una vettura che, magari, ne costa solo 10.000. E’ evidente che il vantaggio di poter usare una cosa e poi restituirla va retribuito a chi si assume l’onere di acquisire il bene, manutenerlo e renderlo disponibile a richiesta.
Chi conta di dover usare a lungo una macchina e intende averla nelle proprie disponibilità senza preavviso e senza prendersi il disturbo di affittarla, andarla a prendere e riconsegnarla, spende 10.000 euro e l’acquista. Nei dieci anni medi di vita, la macchina verrà a costare 10 euro al giorno invece di 100, ma ovviamente rimarrà in garage quando non serve e nei 10 euro al giorno saranno comprese le tasse e le spese di manutenzione.

Così, un lavoratore flessibile fa l’investimento di formarsi e manutenersi(formazione, esperienze, ecc.). Investimento che, come nell’auto a noleggio, va retribuito in aggiunta al servizio.
Chi aggira questa regola naturale e insita nel funzionamento del mercato compie un’azione criminale perché non solo condiziona il presente del lavoratore, ma mina il sistema previdenziale e, di conseguenza, l’intero tessuto produttivo.

A livello microeconomico è l’utilizzo improprio dei contratti a progetto a rappresentare l’abuso criminale. A livello di grandi industrie, il meccanismo passa attraverso le esternalizzazioni che portano a rendere flessibile un rapporto di lavoro fisso senza, però, pagare l’aliquota di compensazione testé descritta.

Questo saccheggio, al momento, è come un iceberg. Quello che si vede è solo una minima parte del pericolo incombente. Le forze politiche sono colpevolmente assenti. A questo punto possono essere definite complici in quanto molti partiti e sindacati hanno partecipazioni economiche consistenti in società che utilizzano la precarizzazione del lavoro.
Spero che questa iniziativa di Lidia, in ambito Italia dei Valori, non si limiti alla proposta e si concretizzi rapidamente in fatti visibili a tutti. Tutti noi abbiamo bisogno di punti di riferimento operativi. Se Lidia e l’IDV possono diventarlo, sarò felice di sostenerne l’azione.

Comandante Nebbia

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Ho Visto Cose che Voi non Romani…

4 giugno, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, latest

Io ne ho viste di cose che voi non romani non potete nemmeno immaginare.

Ho visto una ragazza, tifosa romanista dai grandi occhi scuri sempre lucidi per la tensione, ascoltare quotidianamente i rapporti radiofonici che parlavano di Totti, del suo gesto, dei due pollici rivolti verso il basso. Tutto questo noncurante del fatto che tutto il suo piccolo mondo stava precipitando nella medesima direzione. Un lavoro già precario che cominciava a scricchiolare e franare. Ma tant’è…

Ho sentito di una riappacificazione storica tra due eterni rivali, due voci autorevoli in perenne conflitto che si sono finalmente riunite per il bene comune, per la Causa. Rete Sport e Centro Suono Sport. Il tutto mentre i poteri forti, quelli veri, se la suonano di santa ragione davanti ai media ma soprattutto dietro.

Ho visto mille valorosi affrontare con coraggio una manifestazione “al limite della legalità” per sostenere i loro diritti, per denunciare i terribili soprusi ai quali sono sottoposti. Ingoiano tutto quotidianamente, poi arriva il fine settimana e giustamente devono rivomitare tutto.

Ho visto un uomo lavorare sul pavimento di una stazione della metropolitana e altri cinque intorno che controllavano, constatavano, consideravano. Ne ho visti tanti. Operai (pochi) al lavoro e operai (tanti) con la paletta e la bandierina a dirigere il traffico che non si può dirimere. Impiegati dietro al banco e impiegati fuori a fumare. Però parlanti e constatanti sulle questioni vitali (vedi sopra)

uno lavora, 5 stanno a guardare

Ho visto zingari bistrattati e insultati ma solo quando non devono attacchinare i manifesti.

si commenta da sola

Che dire

MavaffancOla!

Realtà sociale, Porta Palazzo (Torino): Lega e Sinistra, Visioni Diverse

3 maggio, 2010 di  
Archiviato in Appunti Italiani, latest, Meccanica delle Cose

Ieri sera ho fatto per un attimo zapping e sono finita su La7 mentre a Tetris mostravano un servizio sul rapporto Lega-Piemonte. Scorrevano le immagini di un leghista che accompagnava alle urne due anziani e di Borghezio a Porta Palazzo. Finito il servizio, in studio la parola è andata a Niki Vendola che ha manifestato la sua angoscia rispetto a ciò che aveva visto e sentito. Io, invece, seppure non angosciata ho ripreso atto nuovamente della distanza abissale tra politici di sinistra e realtà del paese. Evidentemente, è una realtà che non interessa e/o della quale in troppi, in quella fantomatica zona politica, non sono in grado di comprendere.

Infatti, vi sono politici di sinistra – e Vendola mi pare storicamente e ideologicamente uno di questi – che vedono la vita quotidiana, la realtà di quartieri, case, scuole, in modo completamente diverso da come la vede una parte della gente che ci vive. La domanda è: Vendola, dove e come vive? E’ mai stato a Porta Palazzo? Trova che abbia una conformazione civile, gradevole. Che sia a misura d’uomo?

L’errore sarebbe quello di ridurre la questione agli immigrati. L’errore è quello di non capire come sono visti gli immigrati. Come gran parte della gente che vive in zone popolari li percepisca come quelli a cui “spetta tutto al posto di noi italiani”.

Porta Palazzo non è certo mai stata una zona gradevole e civile, ma, rispetto ad anni fa, l’ho rivista (non in tv) e l’ho trovata “inquietante”. Non che Milano sia priva di zone di questo tipo. Certo. Perché il punto della questione, impossibile da comprendere a certa sinistra, è che sia Milano sia Torino hanno zone abbandonate al senso del vivere insieme nella diversità, a misura d’uomo. Il quartiere, una parte del quartiere, nasce e cresce brutto. Contro la persona. Poi arrivano gli immigrati che, piaccia o no a Vendola ed altri di sinistra, l’abbruttiscono ulteriormente. Perché non sono particolarmente “attratti”, giusto per fare un esempio, dall’”idea” del senso della pulizia. Ovviamente, non bisogna generalizzare. E gli italiani, del resto, sono un esempio di inciviltà planetaria. Cresce sempre più, quel che è peggio nei giovani e non certo per loro totale responsabilità, la mancanza di senso civico, di rispetto per il bene collettivo.
Gli immigrati si sono “inseriti” in questo contesto e hanno dato il loro contributo. Per peggiorare ulteriormente le condizioni ambientali. Intendiamoci: non è una regola. Ma una realtà facilmente rilevabile soprattutto nei grandi centri urbani. A Bari non sarà così. Manco a Lecce o Gallipoli. Ma a Milano e Torino è così.

Io non sono rimasta inquietata o angosciata nel vedere un’anziana grata ad un leghista che l’accompagnava al seggio a votare. E non mi sono neppure irritata per quella donna che si è rivolta a Borghezio dicendo: questo devo vedere quando apro la finestra.
Non so se a Porta Palazzo si commettano reati in pieno giorno, oppure la signora fosse solo infastidita dall’insieme, dai colori, dagli odori, dalla confusione. Se anche fosse solo. Se proprio fosse così…

Bisognerebbe cercare di capire e spiegare alla signora e a tutti coloro che la “pensano” come lei che ci sono persone che hanno mentalità e abitudini diverse. Ma bisognerebbe che qualcuno spiegasse agli immigrati che una via, un quartiere non è un perenne bazar né, tanto meno, una discarica.

Vi sembra razzismo questo?

Detto questo. Mesi fa sono stata alla Fiera dell’Artigianato che da qualche anno di svolge a Milano. Ci sono andata sia in un giorno festivo sia in un giorno feriale. Sapete quali erano gli stand più affollati? Quelli dei paesi africani e anche di alcuni paesi asiatici. Capito?

L’odore che c’era in quei padiglioni non era quello di certe vie di Milano e immagino, anche, Torino. Ma non c’era certo profumo di violetta. Eppure, erano stracolmi. Anche nei giorni feriali. Tutti a guardare, cercare, i loro prodotti. Di qualsiasi tipo. Per due motivi: più originali rispetto a certo artigianato italiano e, soprattutto, a costi inferiori.

E’ semplice. Le città, le strade, le case dovrebbero essere questo: un padiglione di una fiera dove si incontrano persone con teste, modi di porsi, abitudini diverse, ma con una sensibilità comune: conoscere le rispettive differenze, apprezzarle, valorizzarle. Nel rispetto della legalità ma, anche, nel rispetto delle idee, degli usi altrui. Cosicché, quando una persona si affaccia alla finestra, possa vedere un universo legale, colorato, armonioso, rispettoso e si senta a suo agio.

Tutto ciò non si realizza in un giorno. Ma in anni. Solo che, se non si inizia, non si arriverà mai a realizzare un insieme comune. Né, ci si arriverà se l’unico sentimento di alcuni politici è il rigetto all’immagini e all’ascolto di gente che, in prevalenza, non è razzista. E’ che non ha la visione di Vendola. Non vive, in senso fisico, come Vendola. E la sinistra non è stata capace e continua a non essere in grado di capire, se si tratti esclusivamente di ignoranza, pregiudizio o, forse, peggio ancora. Credo che sia solo una questione di questo tipo e non anche un reale disagio, una rabbia, una delusione motivata. Perché una grandissima parte di italiani non è razzista. E’ che non ha la visione di Vendola. Non vive come Vendola.

La Lega non è la risposta a quella signora che apre la finestra su Porta Palazzo o agli anziani che devono andare al seggio. Questo è il nostro principale problema: che non può essere una certa concezione leghista ma neppure la sinistra astratta e immersa in un’ideologia fiabesca che si limita a dire: ci vuole integrazione.

Come, dove, quando e in che modo?

Buone Notizie: Agile ex Eutelia, è Commissariamento!

20 aprile, 2010 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, Informazione

Eravamo rimasti in pochi a crederci, meno ancora disposti a combattere questa battaglia che va oltre la sentenza del Tribunale di Roma, di rigetto dell’allucinante concordato chiesto dall’azienda e che dispone il commissariamento straordinario per la Agile ex Eutelia.

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Gli Impresentabili

15 marzo, 2010 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, latest

Formigoni ed Errani: ineleggibili ma candidati. La regola: cosa prevede la legge?

A seguito della legge costituzionale n.1 del 1999 (che introdusse, per le regioni ordinarie, l’elezione diretta dei presidenti di regione), la legge quadro dello Stato n. 165 del 2004 ha fissato alcuni principi generali cui le regioni sarebbero state vincolate nel rinnovare la propria legislazione elettorale.

Tra questi, vi è il principio della non immediata rieleggibilità, allo scadere del secondo mandato, del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto (in pratica, un divieto di terzo mandato consecutivo per i governatori).

Due sono i punti più controversi di tale normativa:

I- tale principio è direttamente applicabile (a prescindere dall’emanazione di una conforme legge regionale)?

II- inoltre, lo stesso deve intendersi retroattivo (nel novero dei mandati consecutivi, dunque, devono ricomprendersi anche quelli precedenti l’entrata in vigore della legge n. 165 del 2004)?

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Lo Status Quo: Quando L’eccezione Si Fa Regola

L’attuale legislazione relativa alla compatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di sindaco o presidente di provincia presenta una lacuna evidente: mentre l’art. 62 del T.U.E.L.(1) obbliga ogni sindaco o presidente di provincia, intenzionato a candidarsi alle elezioni politiche, a dimettersi dal proprio incarico di amministratore locale, la legge non vieta espressamente il contrario, ossia ad un parlamentare in carica di candidarsi alle elezioni locali(2).

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Note
  1. Testo Unico delle leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali []
  2. oppure ad un politico a candidarsi, nella stessa tornata elettorale, contestualmente alle elezioni locali e politiche []
Fine delle Note

Occorre Forza di Volontà

19 dicembre, 2008 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Essere il capo dei vigili urbani in una città come Napoli dove si rispetta il codice stradale molto “relativamente”, è senza ombra di dubbio molto difficile: il portare una divisa già ti espone, provare a fare qualcosa di buono, ti espone ancora di più a prescindere da qualsiasi articolo o inchiesta giornalistica, questo è ovvio.

Essere un giornalista che decide di rimanere nell’ anonimato a Napoli non ti espone più di tanto, ma se metti a rischio persone e cose può esporti anche più di un vigile urbano. Definirlo un insulto alla libertà di espressione e di informazione mi sembra un pò eccessivo. Iniziamo a chiamare le cose con il loro giusto nome, è uno schiaffo. Basta. Stop.

Si tratta di uno schiaffo ma soprattutto di una reazione ad un torto ricevuto, in quel articolo ci sono nomi, cognomi, strade. L’articolo potrebbe essere definito un insulto alla privacy e potrebbe sovraesporre ancora di più il comandante a pericoli. La reazione viene definita “insulto alla libertà di espressione” nel momento in cui il comandante è violento e schiaffeggia il giornalista: se l’avesse solo redarguito a parole, sicuramente ora staremmo parlando di altro.

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Caste, Conti, Baroni e Servi della Gleba. Perché?

14 novembre, 2008 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Democrazia e Diritti, Diritto di Replica

Il pezzo di Doxaliber pubblicato qualche giorno fa è di quelli che fanno riflettere.

Che l’Italietta sia piena di “caste” è un fatto. E’ un fatto anche che i libri che hanno nel titolo la parola “casta” siano molto venduti, e forse pure molto letti. Le situazioni in essi descritte ed analizzate sono per lo più note, è vero, anche se la quantificazione dei vari privilegi a me ha fatto una certa impressione. Però non cambia nulla, osserva sconsolato il buon Doxa. Lui sostiene che dipende dal fatto che siamo un popolo di servi della gleba incapaci di reagire alle angherie del barone di turno pur di raccogliere le briciole del suo desco.

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Dieci Passi Verso la Dittatura

14 novembre, 2008 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica

Naomi Wolf è una femminista liberale sfegatata.
Come me, d’altronde, ma un po’ di più.

Sì, sì, avete letto bene: io mi considero femminista. Sono perfettamente convinto che nelle differenze di genere biologiche e nel superamento di quelle culturali ci sia un potenziale inespresso incredibile.

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Parla Piano Non Ti Sento

Sfogo (immaginario) di un boss del Sistema

Sto incazzato nero, e mò voglio parlà.

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