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Quegli Stronzi e Incompententi che Gestiscono il Nostro Gas

8 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose

Si chiama “pianificazione”.
E’ quell’arte di simulare possibili scenari futuri con ridotto margine di approssimazione, combinando tra loro tutta una serie di problematiche tanto più ampia quanto più largo è l’orizzonte spaziotemporale preso in esame. Serve a consentire a chi sta al vertice di una certa organizzazione di prendere decisioni in grado di orientarne, per il lasso di tempo preso in esame, esigenze ed opportunità in una certa direzione; e di far fronte agli imprevisti che, sulla base di queste previsioni, potrebbero manifestarsi nello stesso periodo.

A chiunque è capitato di pianificare qualcosa. Dalle cose più semplici alle più complesse. E chiunque sa come si tratti di una delle cose più difficili del mondo.
Difatti salvo il verificarsi di situazioni al limite dell’umana ponderabilità categorizzabili alla voce “eventi di sfiga”, nella vita si può finire nei guai per due soli motivi:
- aver pianificato il futuro con approssimazione;
- averlo pianificato optando per una direzione ad alto tasso di rischio.

Tra le tante cose che mancano alla nostra nazioncina, da anni annoveravo la capacità di pianificazione a medio e lungo termine. Inconsapevolmente mi fidavo ancora di quella a breve.

Emergenza controllata per il gas. Consumi record, è allarme

Fonte: Il Sole 24 Ore

Capito? Siamo nel bel mezzo di una crisi energetica.

Potrebbe essere accettabile in caso di terremoto, alluvione, tsunami, guerra termonucleare globale. Lo trovo meno accettabile se dovuta a un banale allerta meteo per neve e temperature molto rigide. Perché d’inverno solitamente fa freddo, le caldaie sono accese e il loro consumo è pari alla media più o meno il delta del gradiente termico da riscaldare sulla base delle temperature previste. A scongiurare qualsiasi emergenza sarebbero sufficienti un servizio meteorologico decente (e quello non manca, basti guardare lo spazio riservato al meteo sui tiggì nostrani), delle riserve adeguate e dei contratti di ferro coi paesi fornitori.
Ripensandoci, d’estate solitamente fa caldo, i condizionatori sono accesi in pieno giorno eppure i consumi d’energia elettrica dal 1° luglio al 15 agosto, tra le 12 e le 16, vanno in crisi con costanza certosina.
Mi viene il sospetto che non sia stata fatta una corretta pianificazione dei nostri consumi energetici.

L’Italia, succube del gas più di ogni altro paese europeo, incrocia le dita. Si fida delle promesse russe di un progressivo rientro dell’emergenza che ci taglia le forniture (in effetti ieri l’ammanco dalla direttrice nord si è ridotto a poco più del 15% rispetto al 30% della scorsa settimana).

Dunque, siamo nella merda col gas. Quale soluzione al problema, incrociamo le dita e soprattutto ci fidiamo delle promesse russe per venirne fuori. Le note “promesse russe”, sinonimo di certezza e affidabilità. Ora sì che mi sento tranquillo.
Ma come ci siamo finiti, questa volta, nella merda?

Proviamo a considerare la cosa così come la considererebbe un’impresa.
Da tempo si sapeva che la Libia avrebbe potuto dare problemi nell’erogazione del gas: la situazione politica, benché non se ne parli, non è ancora sfociata in un governo stabile del paese. Ma ecco la prima sorpresa.

Da Sud l’Algeria pompa il massimo, ma anche lì con qualche incognita legata all’insolito scenario glaciale che la sta martoriando. E pompa a pieno ritmo anche la Libia, riconnessa. Ma non abbastanza da sostituire gli ammanchi dalla Russia rispetto alla richiesta.

Il problema non è la Libia. E’ la Russia. Quella delle promesse di cui sopra. Quella che da diversi anni litiga con l’Ucraina per il dazio dovuto al passaggio dei metanodotti sul suolo di quest’ultima. Una situazione che non ha mai trovato un epilogo definitivo, passata attraverso colpi di stato più o meno dichiarati, attentati, veleni somministrati a politici di spicco e situazioni che fanno tanto vecchio KGB.

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In gergo aziendale si chiama “fornitura a rischio”. Quando si presenta una simile evenienza, la procedura standard prevede l’attuazione di tutte le contromisure necessarie a ridurre o quantomeno limitare l’incidenza di questa copertura sul fabbisogno totale. Incidenza che, in questi casi, non dovrebbe superare il 10/15%.
Dal sito del Giornale riesco non senza fatica a estrarre, in mezzo alla solita marea di puttanate, i dati relativi alle fonti d’approvvigionamento di gas naturale dell’Italia:

l’88% del gas utilizzato in Italia arriva attraverso il tubo dei gasdotti e non via nave. Il che si traduce con una dipendenza per oltre i due terzi del fabbisogno nazionale da Algeria (37%) e Russia (30%). E se l’Eni non avesse riavviato la produzione libica (12,5%), come ha detto l’ad Paolo Scaroni, la situazione sarebbe ancor più drammatica.”

A parte quell’8,5% di fornitura di cui non riusciamo a conoscere la provenienza, appare del tutto evidente
che un’importazione dalla Russia pari al 30% del consumo totale sia un fattore di enorme rischio. Cui va aggiunta, per l’appunto, la quota del 12,5% proveniente dalla Libia e non certo considerabile sicura. Che equivale a un totale del 42,5% della domanda italiana di gas naturale a rischio fornitura.

Torniamo al nostro articolo sul Sole.
Nonostante quest’analisi, il mio nazionalismo non incontra brecce e prosegue, solido come una roccia, nella fiducia per le istituzioni.
Un Paese degno di questo nome, mi dico, avrà certamente un piano d’emergenza.

E così la terapia preventiva è già, nei fatti, scattata. Con il via alle prime procedure rivolte alle utenze industriali “interrompibili” (quelle che pagano il gas di meno rendendosi appunto disponibili a tagliare se serve): prime riduzioni autonome ma obbligate.

Eccola, la soluzione.
Come per l’energia elettrica, vi sono delle utenze “interrompibili”: imprese i cui dirigenti hanno deciso di accettare uno sconto sulla bolletta in cambio del rischio d’interruzione in caso d’emergenza.
Va benissimo, ma a quanto ammonta questa quota “interrompibile” sul totale dei consumi?
Turandomi il naso, torno sul sito del Giornale dove scopro, a corollario di un simpatico tentativo di rilancio dell’energia nucleare, che “nel 2010 il 25,4% (dei consumi, ndr) è stato destinato agli usi industriali e il 41,7% (35,8 miliardi di metri cubi) alla produzione di energia elettrica.”.
La quota interrompibile è una frazione di quel 25,4% di consumi che, tutto insieme, è comunque una percentuale inferiore rispetto alla quota russa, molto inferiore rispetto alla nostra “fornitura a rischio”. Mi spiego meglio: nemmeno se in un momento di crisi come quello attuale decidessimo di tagliare tutto il gas “industriale” potremmo far fronte all’eventuale chiusura dei rubinetti da parte delle nostre forniture a rischio.

Significa non possedere una via di fuga, non avere un piano B.
E infatti…

E poi chissà. Il chissà per ora non esiste, rassicura per ora il Governo attraverso il “comitato di crisi gas” riunito ieri (e riconvocato ogni 24 ore) per concludere con una rassicurazione alle famiglie: distacchi mai. «Situazione critica ma ben monitorata» rimarca il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera -cut-

Insomma non abbiamo un piano B, non siamo padroni del nostro futuro ma state tranquilli, stanno osservando per benino tutto quel che succede.

Complimenti per la capacità di pianificazione.

Immagine anteprima YouTube

Postilla.
Di fronte alla preoccupazione di trovarsi con le chiappe al gelo, passa quasi sotto silenzio l’ormai prossimo fallimento della Grecia, che trova finalmente una data: il 20 marzo, ultimo giorno d’inverno, è fissato l’inizio della fine dell’Occidente economico così come lo conosciamo.

Le Ministre

7 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Il problema più grosso, urgente e importante, la vera emergenza di questo paese mutilato è il distacco dalla realtà, la dissociazione, che vive la classe dirigente. Questo problema però, non vedrà soluzione, perché è simile a una psicopatologia. Nessun malato di mente – arrivato a uno stadio così grave della patologia – sarà in grado di riconoscerlo autonomamente, e di conseguenza scegliere di essere curato.
Una volta si diceva “Potere al Popolo.” Oggi bisognerebbe esigerlo in maniera più decisa, senza troppi strilli, senza perdere la voce. Aggredire la Fornero ricordandole che la figlia è stata la vincitrice di due preziosissimi e illusori “posti fissi” è quasi banale. Obbligarla ad infilarsi le nostre scarpe, per farci dentro un giretto lungo qualche anno, sarebbe una giusta condanna. Credo che arrivati a questo punto di non ritorno non sia più sostenibile che si lasci parlare della nostra fame, chi è gonfio di cibo, chi gira satollo ruttandoci in faccia il suo “troppo pieno”.

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Risparmi: Strategie di difesa in tempo di crisi. Intervista a “Il Grande Bluff”

24 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia

Proseguendo i miei incontri virtuali con i top blogger economici, sono lieta di presentarvi questa conversazione con Stefano Bassi, blogger de “Il Grande Bluff”, che ho iniziato a seguire da qualche tempo e che è sempre sulla notizia, anche attraverso il suo seguitissimo twitter. Si parla di crisi ovviamente, e soprattutto dei suoi effetti sui nostri risparmi e di come difendersene. Buona lettura.
Nel profilo che troviamo sul tuo blog “Il Grande Bluff” ti definisci un ex trader, attualmente top-blogger economico-finanziario-esistenzialista. Ci spieghi meglio il tuo percorso?

Ho fatto un po’ di tutto. Prima ho lavorato all’Università, ho fatto l’imprenditore informatico e web, poi ho fondato nel 2000 Borsarumors, diventata la seconda community italiana per utenti dopo finanzaonline, basata su un gruppo dei migliori traders italiani. Ho fatto il trader con successo per svariati anni e poi ho incominciato a fare il blogger e l’ho trasformato in un mestiere.
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Sincronicizzate gli orologi

20 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Quando ho letto, in uno di quegli impareggiabili post scritti con il complottista automatico da Paolo Franceschetti, che uno degli eventi televisivi che ho maggiormente amato, ovvero “X-Files”, non sarebbe stato altro che uno strumento della propaganda massonica finalizzata al compimento dell’odioso Nuovo Ordine Mondiale attraverso l’introduzione subliminale del volgo alla mitologia rosacrociana, non ho potuto fare a meno di sorridere. Ma si, perché il gioco di trovare coincidenze tra la realtà e le opere di fantasia attraverso il linguaggio simbolico può essere straordinario ed avere effetti misteriosi ed inquietanti solo per chi non sa quanto siano infiltranti, pervasive ed importune, con il loro venir fuori all’improvviso in ogni momento della nostra giornata ed in maniera assolutamente fisiologica, le coincidenze o manifestazioni di sincronicità, come ci ha insegnato il buon C. G. Jung. Ve lo dimostro con esempi pratici, se volete.
Come primer ci vuole un evento forte e siginificativo. Concentrandosi, ad esempio, sull’ultima sciagura italiana, quella della nave Concordia, ci si può sbizzarrire quasi all’infinito con le coincidenze, basta lasciarle fluire liberamente. Vado? Ok.
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Schettino e la Crisi: Come in un Gioco di Prestigio

19 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane

Mentre siamo in attesa dei provvedimenti della cosiddetta “fase due”, quella che dovrebbe rilanciare l’economia e far crescere l’Italia, ci sollazziamo con la storia della Concordia che da quasi una settimana è l’unico argomento di cui si parla in TV, sui giornali, nei bar e in ogni altro posto; tutte le altre notizie sono trattate velocemente, chiuse nelle pagine centrali o addirittura ignorate.
Così sappiamo ormai tutto del (ormai ex) comandante Schettino, ma ignoriamo cosa succede in Ungheria e in Romania, due paesi il cui destino, a dispetto del comune sentire, ci riguarda abbastanza da vicino.
E ci si sbizzarrisce a trovare paralleli tra il naufragio del Concordia e quello dell’Italia, dimenticando però che pochi giorni fa un certo Mario Draghi ha detto che “la situazione è gravissima. Notizia che avrebbe meritato ben più di un approfondimento ed ha invece fatto la fine della ventina di dispersi del Giglio. In fondo che ci frega a noi di quello che dice Draghi?

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Naufragio Italia: BBB Anche dall’Agenzia di Rating Cinese Dagong

Diversi quotidiani, fra cui Il Sole 24 Ore, hanno cercato di gettare acqua sul fuoco relativamente al declassamento di Standard & Poor’s, insinuando la possibilità che le agenzie di rating, tutte statunitensi, fossero interessate a difendere il dollaro e l’economia americana.  Esiste un’agenzia di rating cinese, l’unica a non avere partecipazione a capitale occidentale.  Si tratta della Dagong Global Credit Rating. In data 7 dicembre 2011, Dagong aveva declassato l’Italia da A- a BBB, anticipando di un mese la decisione di Standard & Poor’s.  La notizia è vecchia e a me era sfuggita anche perché, a parte un breve ma interessante articolo su Panorama, non mi risulta che la grande stampa (Corriere, Repubblica, Il Sole 24 Ore)  abbiano dato grande risalto alla notizia. Voi lo sapevate? Estraggo un sunto delle motivazioni dall’articolo di Panorama:

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Standard e Poor’s: Italia Retrocessa in BBB

Anzi in BBB+ per la precisione, che un “+” non si nega a nessuno. Il motivo principale sarebbe quello che le politiche di austerity bloccano la ripresa in Europa. Ma non c’è da preoccuparsi troppo, ora arriva la fase 2, il “Cresci Italia” e a Standard & Poor’s glielo ficchiamo dritto su per il culo.

Nel caso specifico dell’Italia, Standard & Poor’s esprime il timore che le riforme strutturali, quali le liberalizzazioni, ad esempio, possano essere bloccate dalle corporazioni che, in questo momento, detengono privilegi non giustificati dalle attuali condizioni di mercato. Notai, tassisti, farmacisti, commercialisti, avvocati e compagnia bella non c’entrano nulla, ovviamente. Loro pensano solo alla qualità del servizio, alla tutela del cliente ed al rispetto delle regole. Ci mancherebbe che qualcuno pensasse che sono solo interessati ai cazzi loro.

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Liberalizzazioni e Unicredit: Monti e la Ragnatela del Potere

10 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane

Su segnalazione di Massimo Marino, riceviamo e pubblichiamo questo pezzo di Giovanni Chiambretto del Gruppo delle Cinque Terre (Lombardia)

Alcuni dei commentatori di un mio precedente intervento ( “Monti non è Bruce Willis e non siamo ad Armageddon” ) ventilano benevolmente una mia tendenza al “complottismo”, forse sposando l’idea che se Monti ha sostituito il cattivo Berlusconi qualcosa di buono lo avrà. Se non altro, per cominciare, si presume che non vada a donne e che peggio del Berlusca è impossibile fare, quindi qualcosa di meglio da qualche parte si otterrà. E’ esattamente il contrario ma anni di disinformazione mediatica (tv e giornali) hanno lavorato ai fianchi il nostro cervello e non c’è da stupirsi.

Quindi dall’accusa di complottismo devo difendermi.

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Una Bomba Chiamata Unicredit

7 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione

Cento miliardi di capitalizzazione nel 2006, 7 miliardi nel 2011. Una perdita secca del 93%. Il 37% di perdita negli ultimi tre giorni. Per chi non ha ancora capito cosa significa, forse ci vuole un disegno, uno di quelli alla IKEA, universalmente adatto anche agli idioti. Unicredit è la bomba ad orologeria piazzata sotto il culo della repubblica italiana e, di conseguenza, nel ventre dell’Europa, di cui la nostra penisola rappresenta da tempi insospettabili la parte più molle e non solo dal punto di vista economico.

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Gli F35 per Fare la Guerra a Chi?

Si discute molto sull’acquisto degli F-35, ma volano dati poco verificati e come spesso accade la discussione si frammenta e si perde in mille rivoli senza cogliere la questione nel suo quadro d’insieme.

Bisogna prima di tutto partire dalla considerazione per la quale attualmente l’aviazione italiana dispone di un numero di aerei che la pone tranquillamente tra le prima dieci al mondo, pur con tutte le difficoltà nello stilare classifiche del genere.

Poi bisogna considerare che il nostro paese, oltre ai 131 F-35, ha già ordinato 96 Eurofighter (nella foto)e che i due ordini insieme porterebbero a oltre 200 il numero di aerei di ultima e penultima generazione in carico ad aeronautica e marina.

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Tutte a Casa

3 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani

In questo Natale di crisi globale è capitato che un piccolo imprenditore catanese si sia tolto la vita per la disperazione di dover licenziare i suoi operai causa fallimento.
Nerino Rossi invece, il patron della Golden Lady, ha scelto il 27 dicembre, quindi un bel giorno di vacanza  tra il Santo Natale e Capodanno, per comunicare la sua decisione definitiva riguardo al destino dello stabilimento OMSA di Faenza, da mesi in lotta per la difesa dei posti di lavoro. A mezzo fax ha annunciato il  licenziamento collettivo per 239 operaie alla data di scadenza della cassa integrazione, il 14 marzo 2012.

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Crisi e Default: Le previsioni di un venditore di almanacchi

30 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Chiamiamola Economia, La diversa Opinione

È tempo di lunari e di oroscopi e dunque mi ci proverò anch’io a disegnare il mio. Lo scenario di un futuro neppure troppo lontano, che non è ciò che mi auguro, ma ciò che potrebbe accadere; che potrebbe anche non accadere, ove le variabili prendessero una piega diversa da quella che stanno tenendo da una ventina di anni a questa parte. Qualcuno ci vedrà la volontà iniqua di una crematistica nemica dei diritti del popolo, il frutto velenoso dell’eterno disegno giudaicoplutomassonico della finanza internazionale ai danni della classe lavoratrice; perché c’è ancora chi pensa che la Storia sia guidata da forze etiche. Me ne farò una ragione e non ci starò a discutere, perché sarebbe una perdita di tempo per entrambi; ma se qualcun altro, mi porterà delle buone ragioni per dimostrarmi che ho torto, sarò felice di starlo a sentire e gli darò ragione, nel mio stesso interesse.

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Due BOT e via

29 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro

Come ci siamo ridotti male, cari italianos. Ho come la sensazione che ormai ci compriamo e ricompriamo il debito in una sorta di squallido autoerotismo finanziario. Forse uno degli interventi clou previsti per la crescita rischia di essere l’asportazione coatta delle ultime due costole degli investitori? La perversione del futuro è la scripofilia?
Il bello è che ci sottoponiamo volontariamente a queste squallide BOTtarelle frettolose ed ahimé inconcludenti, visto che dopo cinque minuti l’effetto benefico sullo spread è già svanito. Con il governo dei banchieri di Dyo che però, dopo le due BOT e via, fa: “Ehi, sei stato veramente un grande, mi hai fatto vedere le stelle”, come ti dicono le migliori puttane del regno.
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Evasione e Corruzione. Il Coraggio di Punire

28 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Cronache Italiane

Mentre il 2011 si avvia a finire, in Italia si inizia a fare i conti con i debiti sottoscritti in passato. Non parlo solo del famoso debito pubblico, dello spread e dell’eventuale default italiano. Parlo dei pendenze aperte con l’attitudine ipocrita del perdonismo. La corruzione in politica, l’enorme evasione fiscale, i trucchi che da una parte hanno arricchito i furbi e dall’altro hanno messo in ginocchio una nazione, meritavano una svolta culturale più che economica.

Quando si è alle strette e mancano le risorse, l’unica alternativa rimane il carattere. Non è possibile comprendere, giustificare, cavillare fino all’ennesimo dettaglio. Carattere vuol dire essere capaci di dire basta pur sapendo che si è ancora lontani dalla verità, remoti rispetto alla soluzione perfetta. Carattere è avere il coraggio di compiere quell’atto di presunzione estrema che consiste nel ritenersi nel giusto perché non c’è più il tempo per discutere, perché serve reprimere, oltre che prevenire.

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Default Italia: In attesa della Soluzione Zeta, Uscire con il piano B

Ve lo ricordate Gianni? Quello con gli occhiali e i capelli sempre pettinati. Stava in seconda fila al liceo che, diceva lui, in classe è la posizione migliore: non sei immediatamente sotto gli occhi dei professori e resti a debita distanza dal casino che fanno quelli delle ultime file. Non era un secchione ma riusciva sempre a rispondere; anche se, per dirla tutta, spesso faceva discorsi che c’entravano poco con la domanda. Però ai prof  andava bene comunque, che lui almeno partecipava.
Come? Non si chiamava Gianni? Magari nella vostra classe aveva un altro nome, però il soggetto avete capito qual è. Quello che studia poco ma riesce sempre bene, non raggiunge il massimo ma ci va vicino. E tutto questo grazie al solo fatto di saper parlare. In effetti faceva anche un po’ rabbia…
Ecco, Mario Monti mi ricorda Gianni. Uno che sa parlare, si presenta bene, fa colpo per lo stile. Poi magari se vai a guardare i suoi compiti non è che siano il massimo, però è uno che mostra di impegnarsi ed è capace di conquistare tutti.

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Il Salva Italia di Monti e L’utilità marginale del bene

14 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Quanti lavorano nel campo dei sondaggi sono concordi nell’affermare che il governo Monti può contare ancora su un vastissimo credito popolare, malgrado l’estrema severità della manovra presentata alle Camere per la necessaria approvazione. Da cosa nasce questo consenso apparentemente incomprensibile?
In primo luogo, sotto un profilo che definiremmo sociologico, sembra che giochi a favore del professore bocconiano una sorta di stanchezza democratica, che è un precipitato della cosiddetta seconda repubblica, connotata da un progressivo disancoraggio da solide ed articolate idealità politiche, che travalicavano in molti casi gli stessi interessi di parte per delineare persino paradigmi di vita sociale e personale.

Idealità sostituite per un verso dall’emergere di nuovi valori radicati intorno a figure carismatiche di leader, nei quali identificarsi ingenuamente fino a sentire come propri persino i loro specifici interessi; per altro, nel campo alternativo del bipolarismo si andava destrutturando una visione altra della società con la conseguenza di avviare sostanzialmente una confusa e faticosa rincorsa ai modelli affermatisi nello schieramento opposto. A questo sfilacciamento delle identità dei corpi sociali hanno contribuito la deroga servile ed opportunistica dei media alla funzione di libera informazione e vigile coscienza sociale e, per ultimo, l’adozione di una legge elettorale che ha sancito il definitivo scollamento fra cittadini e loro rappresentanti.

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La Truffa del BTP Day, Seconda Puntata

12 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane

Nell’omertoso silenzio dei media, oggi si celebra il secondo BTP Day dopo quello del 28 novembre scorso. Oggi nessun titolone patriottico sui giornali, nessuna sollecitazione implicita o esplicita al pubblico risparmio. Eppure, visto che oggi si poteva acquistare direttamente in asta prenotando venerdì, le condizioni sarebbero state più convenienti oltre che a dare una vera e propria mano allo stato invece che alle banche ansiose di alleggerire i propri portafogli sovraccarichi di titoli italiani.

Dopo la sceneggiata delle campane a festa per la manovra, sempre più persone si stanno riprendendo dall’incantesimo di Mario Monti. Lo spread che scende per merito di Monti, ma risale per colpa dei cattivi, è tornato a livelli di allarme porpora. La situazione è così grave che nemmeno più i “consulenti d’investimento” hanno il coraggio di sparare le solite palle guardando negli occhi i loro clienti.

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