Todos Indignados
23 maggio, 2011 di fma
Archiviato in Chiamiamola Economia, latest, Oltre il Confine
Secondo l’Asian Development Bank nel 2050 il Pil asiatico raggiungerà la cifra di 148 trilioni di dollari, pari al 51% del prodotto planetario, in Asia si concentrerà la metà del commercio e degli investimenti globali. Sempre quell’anno il Pil pro-capite sarà di 38.600 dollari, duemila in più della media del resto del mondo. Entro la metà di questo secolo circa tre miliardi di asiatici godranno di un tenore di vita più alto. (1)
E per l’immediato? Per il 2015 si prevede che il costo del lavoro in Cina sarà pari al 17% di quello negli Stati Uniti: nel 2000 era del 2%. Le conseguenze saranno un incremento dei consumi interni e un decremento della quota di produzione destinata all’export, che produrranno a loro volta un’impennata dei prezzi delle merci sui mercati internazionali, che porterà inflazione laddove non sarà compensata da un corrispondente aumento di produttività.
Già oggi alcune multinazionali prevedono di spostare la propria produzione dalla Cina nei paesi limitrofi. Addirittura un ritorno negli USA, per i quali sono previsti un robusto incremento della produttività e una significativa svalutazione del dollaro rispetto allo yuan.
Per l’Europa nessuno prevede aumenti di produttività significativi, salvo che per la Germania. Dunque i capitali continueranno ad andarsene dalla maggior parte dei paesi d’Europa, con l’effetto di ridurre ulteriormente i posti di lavoro.
La cosa non piacerà ai lavoratori, che protesteranno.
Note
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Berlusconi mi fa Rigettare
26 febbraio, 2011 di dellefragilicose
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Si può dire. Cioè, sarà mica un reato il fatto che a solo vederlo, a solo immaginare la saliva che gli rotea in bocca, l’odore della sua pelle rilasciata, il culo flaccido, gli occhi imbolsiti, mi viene la nausea e se insisto, mi scappa inevitabilmente di rigettare?
Finché governeremo noi, non ci saranno mai equiparazioni tra le coppie gay e la famiglia tradizionale, cosi come non saranno mai possibili le adozioni di bambini per le coppie omosessuali
No, non può essere un reato. E’ una cosa personale, senza pretesa di generalità. Anche se è il presidente del consiglio, se uno ti fa rigettare, ti fa rigettare, non è che si può sottoporre lo stomaco a disciplina che siccome lui è un personaggio pubblico non deve avere i conati. E’ una mia patologia, mi fa rigettare, se c’è una curetta da fare, la faccio volentieri. Voglio guarire, è un disturbo che non auguro a nessuno.
2010: Odissea per l’Italia
22 dicembre, 2010 di Gilda
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In questi giorni in Italia (ma anche in altri paesi del mondo) si respira un’aria tremendamente pesante. La crisi del governo, la crisi economica, la chiusura totale al dialogo da parte dello Stato, sono tutte cose che hanno portato a un malcontento generale che non toccava questi picchi da anni. La divisione politica che si è inasprita da circa quindici anni e che negli ultimi tempi si è andata ad accentuare è diventata insostenibile e completamente controproducente. Il nostro Parlamento, formato da una maggioranza chiusa in se stessa e da un’opposizione incapace di dare un’alternativa concreta, è spaccato da tempo immemorabile, composto da un andirivieni di onorevoli da una sponda all’altra dettato da fragili alleanze momentanee che puntano alla mera sopravvivenza dei partiti.
Preventivamente
20 dicembre, 2010 di Giacomo
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Piazza del Popolo noi cantavamo
ed eravamo una sola cosa …
poi tutt’a un tratto gente che piange
gente che spinge
gente che va in terra …
mi trovo a correre come un dannato
non ho più fiato non so dove andare …
non so dove andare … non so dove andare …
(Claudio Baglioni. 1972)
A metà strada tra quanto avvenuto e quanto avverrà ho deciso di dire anch’io la mia. Finora ho taciuto per evitare di cadere nella provocazione facile ma se il diritto democratico di dire stronzate ce l’ha Gasparri -ahimé da sempre e su qualsiasi argomento- voglio avocarlo per me, almeno sui fatti recenti di Roma.
Premetto innanzi tutto che non reputo improbabile che una pur minima parte dei cosiddetti violenti della manifestazione del 14 dicembre scorso siano infiltrati messi lì a bella posta da oscuri figuri paragovernativi così come Kossiga ai tempi mandava poliziotti ad estrarre P38 per dar la scusa ad altri polizioni ed altri di sparare su manifestanti pacifici o quanto meno caricare cortei chiassosi e, credetemi, negli anni 70 come si dice, io c’ero.
Ma i Poveri Avranno il Regno dei Cieli?
20 dicembre, 2010 di fma
Archiviato in Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani, latest, Strange Days
Una volta la produzione di massa esisteva solo in America, da noi si stentava persino a credere che si potesse buttare un oggetto funzionante solo per poterne comprare uno nuovo. Mi ricordo di una falce che mio nonno aveva ereditato da suo padre. Mentre mio padre era sicuro che non ci fosse in giro un altro palanchino d’acciaio buono come quello che suo padre aveva portato dalla Germania, tornando da Berlino a piedi.
Erano cose ben fatte, apprezzate da chi praticava quotidianamente la fatica, da nobis hodie panem nostrum quotidianum , e conosceva il vantaggio che procura un attrezzo ben costruito, una ruota che gira su bronzine, una vanga forgiata, un rastrello di carpino ben stagionato.

Di quei lavoratori la gran parte votava PCI, alcuni PSI, quello di Nenni ci tenevano a precisare. Il lumpenproletariat(( Termine marxista che indica la parte del proletariato formata da chi non dispone di alcun reddito e che manca completamente di coscienza politica. )) e la borghesia minuta che credeva in Dio votavano per la DC, che prometteva assistenza a tutti, soprattutto agli ultimi. Lo stato sociale in embrione e lo stato assistenziale di là da venire non avevano ancora dispiegato i loro effetti. Nel senso che chi votava a sinistra aveva delle ragioni oggettive, in senso marxiano, per farlo; per ritenersi sfruttato e dunque per covare propositi di rivalsa nei confronti dei propri sfruttatori. I lavoratori intravedevano margini concreti di miglioramento, a scapito dei padroni delle fabbriche e del profitto.
Ho l’impressione che oggi non sia più così. Che strati sempre più diffusi di popolazione si ritengano sfruttati senza averne i requisiti minimi, in quanto posti ai margini di qualsiasi contesto produttivo degno di questo nome. Perché non vi può essere plusvalore laddove non si producano beni o servizi che abbiano un valore, e se non c’è plusvalore non c’è profitto e senza profitto non c’è sfruttamento.
Mi guardo bene dall’indicare le categorie che si autoproclamano sfruttate senza esserlo. Mi limito a osservare che in questo paese si lagnano tutti, genericamente; tutti accampano diritti e tuttavia nessuno indica il soggetto dal quale si dovrebbe riscuotere, contentandosi di indicare il Palazzo e Lor Signori.

Chi paga le tasse protesta perché sono troppo alte, in generale; i pensionati perché le pensioni sono troppo basse, mediamente; gli studenti contro i tagli ai finanziamenti della scuola pubblica; gli insegnanti contro la riforma che gli toglie il posto; gli operai contro Marchionne che li vuole mettere con le spalle al muro. Proteste che sembrano dirette a qualcuno, che in realtà sono rivolte pedissequamente al Sistema, alla Politica, al Cielo. Anche quando sembrano avere un bersaglio con un nome e un cognome, per esempio Sergio Marchionne, in realtà sono contro il Mutamento Globale, che le guarda dall’alto e ride.
Altra cosa sarebbe se quelli che pagano le tasse, anziché chiedere di esserne prontamente sollevati, chi deve provvedere provveda, reclamassero di volta in volta un Fisco più efficiente, una Politica meno costosa, una Giustizia più produttiva, una Sanità più efficace, una Scuola meno autoreferente, un’Amministrazione meno pletorica, un Vaticano meno pervasivo e famelico. Cose che avrebbero il pregio di individuare di volta in volta la controparte chiamata a dare. Se prendesse piede il costume di indicare oltre che il peccato anche il peccatore, la causa oltre che l’effetto, ogni componente della società, a turno, sarebbe messa di fronte alle proprie responsabilità e, dovendone rispondere agli altri, pungolata a mutare e a migliorarsi.
Ma s’è stabilito a furor di popolo, apparentemente una volta per tutte, che non ci si debba fare la guerra tra poveri, quasi che povero sia una categoria dello spirito che manda assolti da ogni peccato. Omnia munda mundis. Il giovane ricercatore senza tutele sociali e il giovane pensionato senza niente da fare, accomunati dallo stesso reddito di 1000 euro al mese e dallo stesso datore di lavoro, marciano insieme contro il Palazzo. Pronti a solidarizzare con il giudice che ha consentito alla prescrizione di determinare l’estinzione del reato. Oppure con il lavoratore socialmente utile, o con l’impiegato della Regione Sicilia, che tiene famiglia. La colpa, se mai, è di chi li ha assunti a carico dell’Erario per amore del Potere. I nemici dei miei nemici sono miei amici.

Forse il male oscuro che s’è portato via l’anima della Sinistra, facendola terminare in braccio ai cattolici, è stata proprio la volontà di non distinguere tra poveri, o l’incapacità di farlo.
Forse un partito deve rappresentare le categorie sociali per interessi, più che per censo, se non vuol correre il rischio di diventare un contenitore di contrari, facendo la fine dell’asino di Buridano, che morì di inedia per non saper scegliere tra l’acqua e il fieno.
Chi paga le tasse deve poter chiedere conto a chi non le paga. Chi produce valore e plusvalore ha necessariamente interessi diversi da chi percepisce una pensione, un vitalizio, una prebenda, una rendita, uno stipendio spurio a carico della fiscalità generale.
Non ha pregio il fatto d’essere tutti poveri allo stesso modo.
Gli interessi dei poveri non vanno tutti nella stessa direzione.
Forse non tutti i poveri avranno il regno dei cieli.
Dalla Parte dei Deboli. Una Chimera?
8 ottobre, 2008 di Angelika
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Futuro è nei Giovani, Informazione
Ritorno a parlare di scuola, dopo una parentesi un po’ cialtrona.
