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Fatti di gente perbene

5 settembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica

«È una vicenda dolorosa, ma è anche l’occasione per fare una riflessione ulteriore non solo sul nostro diverso modo di procedere rispetto alla maggioranza, fatto di fiducia nella magistratura, passi indietro, uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ma anche sul fatto che dobbiamo mettere ogni impegno nel migliorare l’esigibilità dei nostri codici etici e del nostro Statuto. E ci stiamo lavorando. Ma la nostra gente ci chiede anche di reagire a teorie che vanno oltre le legittime critiche, e che descrivono il Pd come un corpo malato. Abbiamo fatto partire un po’ di denunce. Né accettiamo che si faccia di tutta l’erba un fascio e che si indebolisca per questa via l’unico strumento che gli italiani hanno per il cambiamento». (P. Bersani, intervista all’Unità, 3 settembre 2011.)

C’è tutto Bersani e tutta la weltanschauung piddina in questo ragionamento. La pretesa della diversità per se e quasi come dogma, la riflessione – che si porta su tutto – e lo “stare lavorando” al posto del prendere un’iniziativa, dell’azione, del fare delle scelte; il farsi scudo dei militanti che “ci chiedono di reagire” e la dichiarazione finale, insopportabilmente ricattatoria, di autoinsostituibilità di una classe dirigente, l’ineluttabilità del cambiamento che può solo passare attraverso di essa o sul suo cadavere. Après nous le dèluge. Come B. che pensa di essere eterno.
Per Bersani, che il capo della sua segreteria politica dal 2009 Filippo Penati sia indagato per corruzione e finanziamento illecito al partito per vicende spalmatesi negli ultimi dieci anni è solo una “vicenda dolorosa”. Aggettivo che sarebbe congruo solo se si trattasse di uno sciagurato che si è arricchito alle spalle del partito ingannando cani e porci, compreso il suo segretario, ma che è assolutamente inadeguato se per caso la corruzione era parte di un sistema, di un modo per tenersi buoni gli uni gli altri tra imprenditori, politici e partiti al fine di avvantaggiarsene reciprocamente, con Penati a quel punto solo pedina fra le tante sulla scacchiera.
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Voglio Fare il Mercenario!

La rivolta popolare in Libia, argomento ampiamente trattato dagli organi d’informazione nelle ultime settimane, oltre ad offrire l’occasione per l’ennesima operazione di disinformazione (si veda a tal proposito la nostra indagine “Fosse Comuni in Libia: Un Falso Costruito ad Arte, Google Maps lo Dimostra!“), ha risvegliato l’interesse dell’opinione pubblica per una figura fra il misterioso ed il romantico: il mercenario o, come si definisce ora in gergo tecnico, il “private contractor”.

Giornali e TV hanno sottolineato più volte che Gheddafi utilizza mercenari (o private contractor) per difendere il suo regime. Probabilmente, il messaggio che si vuol far passare è che non esiste una fazione autoctona che difende Gheddafi per motivi ideali, ma solo stranieri disposti a farlo esclusivamente per danaro. La cosa, sul campo, sta avendo effetti drammatici che vanno aldilà della semplice manipolazione dell’opinione pubblica in funzione di possibili azioni militari occidentali. Decine di persone di colore stanno rischiando la vita in Libia perché vengono considerati dei mercenari, anche se magari si tratta semplicemente di operai. Evidentemente anche in Libia si naviga su Internet e si guarda la CNN.

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Squillo e Cash: La Lista dei Bonifici che Berlusconi Faceva alle “ragazze”

23 gennaio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

La starlette Sorcinelli telefona, il Caimano sgancia: a colpi di 10 mila euro a volta. L’ultimo 5 giorni fa. Anche lei è stata alle feste: in cambio uno “stipendio” che è 4 volte quello di una insegnante

Bonifi -Berlusconi- escort

L’ultima novità, in ordine di tempo, è il ritrovamento negli appartamenti di via Olgettina di foto che gli inquirenti ritengono “interessanti” (leggi l’articolo). Ma forse, ancora più interessante, è il continuo affluire di soldi sui conti delle ragazze implicate nel caso Ruby. L’ultimo bonifico è arrivato cinque giorni fa: il 17 gennaio 2011. “Ordine e conto Silvio Berlusconi ABI-CAB 010… a favore di Sorcinelli Alessandra CRO 17716… 10.000,00 euro per prestito infruttifero”, questa è la contabile bancaria che documenta l’ultima delle 13 operazioni intercorse tra il premier e una delle ragazze del suo giro di feste nell’arco di un anno e sette giorni. Molto si è scritto sull’“avere” nel rapporto tra Berlusconi e le ragazze ma Il Fatto Quotidiano ha provato a dare contorni più definiti anche al “dare” di questa anomala partita doppia. Le amiche del presidente non si stancano mai di declamare la sua generosità davanti alle telecamere.

Ma l’esame combinato delle telefonate intercettate e dell’estratto conto di una delle più assidue frequentatrici del Cavaliere , Alessandra Sorcinelli, rivela un rapporto di dipendenza economica che spiega molte cose sulle feste di Arcore. Le sorprese non mancano: il premier continua a pagare le sue ragazze nonostante l’inchiesta. Quando già era nota al suo entourage e ai suoi legali l’esistenza di un’indagine su Ruby e le feste, Silvio Berlusconi ha pagato tre bonifici per complessivi 25 mila euro ad Alessandra Sorcinelli, e il flusso non si è fermato nemmeno quando la ragazza è stata sentita dagli inquirenti. Pochi giorni dopo la deposizione in Procura, infatti, esattamente 5 giorni fa, sul suo conto sono arrivati altri 10 mila euro.

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Il Bunga Bunga, la Vergogna e la Dignità

18 gennaio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

La vergogna e la dignità sono una questione personale, non un fatto di stato. Questo per dire che, messa da parte la tipica ipocrisia beghina per la quale un “uomo in quella posizione certe cose non le fa”, bisogna laicamente attenersi al principio che ognuno, a casa sua, fa un po’ quello che vuole.
E’ evidente che, in certe condizioni, la discrezione e l’understatement sono un requisito essenziale. Il presidente del consiglio dei ministri, volente o nolente, ha un ruolo di rappresentanza che non si può indossare la mattina e togliere la sera come se fosse una tuta da lavoro. In parole povere, se non commette reati, Berlusconi si scopi chi vuole. Gratis o a pagamento è una cosa che riguarda solo lui e la sua “virilità mortificata” (sic). L’importante è che la cosa non diventi una questione pubblica.

Liquidato il capitolo moralistico, rimane la questione professionale. Supponendo che le intercettazioni relative al bunga bunga riportate dai giornali corrispondano a conversazioni realmente verificatesi, il quadro che ne emerge è, sinceramente, aldilà di ogni pessimistica previsione.

Mora: «Certo».
Fede: «Vuol dire che possono diventare uno e mezzo: io ne prendo quattro e tu otto, va bene?».
Mora: «Benissimo, meraviglia, meraviglia, bravo direttore, bravo».
Fede: «Ecco, allora, adesso la cosa è avviata. Eh, dimmi che sono bravo e sono un amico»
Mora: «No bravo, di più».
Il 30 agosto, da una telefonata tra Spinelli e Mora, si capisce che qualche soldo in anticipo già gira. Spinelli: «Scusi eh se la disturbo, è una domanda eh, la mia… eventualmente, se facessimo dei circolari le andrebbero bene oppure…?».
Mora: «Benissimo anche quelli».
Spinelli: «Ecco, allora mi facilita forse, allora tento quella strada lì, eh, dei circolari…?» (assegni).
Mora: «Va benissimo, grazie ragioniere».
E il 2 settembre, a ruota, è contento anche Fede: «Son contanti, no?».
Mora: «No, no, cir… circolari».
Fede: «Senti, casomai la mattina io fossi… posso mandarti uno… busta chiusa a ritirare?».
Mora: «Si! Anche alle 11.00».
Fede: «Eh! Mi fai un regalo, un regalissimo!».
Spinelli, risulta il 27 settembre, ha una sola preoccupazione: e cioè che, quando Mora deve andare ad Arcore, non si faccia vedere troppo. Spinelli: «Per evitare e dare, non ho certo bisogno di spiegare a lei, ma è uno scrupolo che io ho adesso, dato che potrebbe incuriosire qualcuno che può essere lì fuori, capito?, anche se non so, forse non c’è nessuno, anziché entrare nel cortile principale…».
Mora: «…entro da dietro».
Spinelli: «Ecco, ecco, sì ecco».
Mora: «Dalle cucine, va bene».
Spinelli: «Se poi mi chiama…così le vengo incontro io intanto».(1)

In pratica, Fede e Mora utilizzano la “debolezza” di Berlusconi per spillargli denaro e dividerselo. Si può delegare la guida del paese ad un uomo che non è capace nemmeno di guardarsi da certi soggetti?
E ancora

La testimonianza lambicca nel dettaglio. “E ora andiamo al bunga bunga. Io avevo inteso che quel termine si riferisse alla locazione, alle mura in cui tutti i partecipanti alla cena si erano spostati. In questo bunga bunga a luci rosse – e non so se lei intendeva perché c’erano le luci rosse o perché l’atmosfera era tale da essere interpretata come a luci rosse – queste ragazze si sono ulteriormente spogliate, non so a fino a quale punto, e avvicinandosi a turno e anche in gruppi di due o tre al presidente, che stava seduto sul divanetto, si strusciavano e si facevano toccare, assumendo un atteggiamento anche provocante e volgare, baci, strusciamenti. Anche all’interno di questo ambiente denominato bunga bunga erano presenti degli scomparti dove erano allocati degli abiti per dei travestimenti, ovvero divise da poliziotta o infermiera. Anche la Minetti fece uno spogliarello … (non so) fino a che livello, e cioè se lo spogliarello sì è concluso con la nudità totale o parziale. Lo spogliarello fu fatto anche da altre ragazze presenti. Tutta l’atmosfera era molto ridanciana, tutti sembravano divertirsi molto, tranne la M. T., che invece era molto imbarazzata per quello che stava vedendo. Mi disse che era rimasta in disparte sul divanetto e che non aveva partecipato né allo spogliarello né al travestimento, né ovviamente aveva consentito che o il presidente o altre persone la toccassero. In questo stesso contesto, M. T. mi disse che vi erano delle ragazze che durante lo spogliarello ballavano molto vicine, mezze nude, ricordando atteggiamenti lesbici. M. T. mi disse di avere percepito chiaramente che vi fosse un’accesa rivalità tra le ragazze, tanto che lei era mal vista dalle stesse in quanto evidentemente temevano che potesse attirare l’attenzione del presidente a loro scapito; e anche per questo M. T. mi disse di sentirsi molto imbarazzata. Dopo la fine del bunga bunga le ragazze sono salite al piano di sopra, dove il presidente doveva scegliere chi sarebbe potuta rimanere a dormire quella notte. Questo è un momento molto ambito dalle ragazze ed erano tutte in attesa di sapere quale o quali di loro sarebbero state scelte dal presidente del consiglio”.
[...]
“A fine serata (Berlusconi) mi ha anche chiesto: “Ma ti sei divertita?” e io gli ho risposto: “Beh, insomma, non è questo il mio modo”, ma ti dico che anche fisicamente io lo vedevo diverso. Nel senso che, quando tu puoi vedere certi discorsi che ha un tipo di piglio, lascia stare che vedi che s’è rifatto che s’è tirato, però ha un piglio di una persona molto decisa. Anche come parla è un comunicatore, no? Almeno in quello è uno che si vende bene. E invece no. Sembrava un… guarda, ti dico, mi viene bene la figura del “bagaglino” … una caricatura. Una caricatura di se stesso. Guarda, una cosa molto brutta e molto triste. Forse io pensavo che lui mantenesse un contegno e poi facesse i fatti suoi. Invece no. Assolutamente no. Cioè, lui si presenta in un certo modo, ma molto basso e mi dispiace perché non c’è bisogno.. Sulla base di certe cose, (si può) arrivare a dire tipo: “Sei malato”, cioè, sua moglie lo diceva…”.
[...]
“… a lui come lo chiami? Lo zio, il nonno? Come lo chiami?”

Ruby: “E no, papi”.

“… E siamo messi bene, Madonna mia! fai come la napoletana, il papi lo chiamava”

Ruby: ” No, no, la napoletana è un’altra cosa… quella è la pupilla, io sono il culo”.

Quando gli dicono che la ragazza così “consapevole” è in questura, Berlusconi si spaventa. Riesce a tirarla fuori. Quando scoppia l’affaire, corre a ripari con il solo strumento che conosce: paga e la corrompe. Sentite Ruby: “Il mio caso è quello che spaventa più di tutti., e sta superando il caso di (Noemi) Letizia, di (Patrizia) D’Addario, di tutte… il mio avvocato se ne è appena andato, ero con lui… con Lele… loro mi stanno comunque vicini, in effetti… sempre tornando al discorso di prima… gli ho detto… Lele, io ho parlato con Silvio, gli ho detto che ne voglio uscire di almeno con qualcosa… cioè mi dai… 5 milioni… però… 5 milioni a confronto del macchiamento del mio nome…”. La bufera mediatica, l’attenzione della magistratura non scuotono o spaventano la ragazza.

Ruby: “… non siamo preoccupati per niente, perché… Silvio mi chiama di continuo, mi ha detto: cerca di passare per pazza… racconta cazzate… io ti sarò sempre vicino, mi fa, e avrai da me qualsiasi cosa tu vuoi… con il mio avvocato gli abbiamo chiesto 5 milioni di euro … in cambio del fatto che io passo per pazza, che ho raccontato solo cazzate… e lui ha accettato… in effetti seguiremo questa strada…”. Lo ripete nelle conversazioni con i suoi amici fidati. “Lui mi ha chiamato ieri dicendomi: Ruby, ti do quanti soldi vuoi, ti pago… ti metto tutta in oro, ma l’importante è che nascondi il tutto, non dire niente a nessuno … per me può essere quello che vuole, anche un mafioso, l’importante è che a me mi sta riempiendo di soldi… .. sta cambiando la mia vita, guarda… Antonella … rispondimi sincera: se a te Silvio ti mettesse nelle tue mani 6 milioni di euro …”.(2)

Continuando ad escludere giudizi morali, rimane profonda la preoccupazione per gli incarichi e le responsabilità affidate ad una persona che, per un motivo o per un altro, non è più in grado di governare se stessa. Il problema non è l’immagine indubitabilmente deteriorata di Berlusconi, ma la sostanza: l’incapacità di gestire il proprio comportamento è un evidente segnale di malessere (o malattia). L’ex moglie, qualche tempo fa, lo aveva detto pubblicamente prima di scomparire letteralmente dalla scena. Noemi Letizia, Patrizia D’Addario, la candidatura forzata di Nicole Minetti e Ruby non sono il frutto di un’indagine della magistratura, ma questioni emerse per l’incapacità di Berlusconi di tenerle sotto controllo.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti, non serve aggiungere altro. Se la maggioranza degli italiani preferisce ignorarli e tenersi un uomo simile alla guida del governo, non si può fare nulla. E’ la deformazione della democrazia: quando si arriva alla conta, ha ragione chi ha più voti, anche se il candidato è una persona come Berlusconi, evidentemente incapace di portare a termine l’incarico.

In questo quadro, assume una particolare valenza l’affermazione del Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, la quale sostiene che non è il momento di riaprire il dibattito sulla procreazione assistita (legge 40), perché il governo ha altre priorità(3). Viene immediato chiedersi quali siano queste priorità visto che, probabilmente, si tratta delle stesse che hanno impedito al governo di tentare la sia pur minima mediazione tra Marchionne e gli operai della Fiat , di intervenire con misure contro la crisi, la disoccupazione, l’evasione fiscale e l’abuso di esternalizzazioni e flessibilità nel mercato del lavoro.
Da qualche anno in Italia non si decide più nulla. Berlusconi non governa, il paese fa di testa sua. Forse è quello che tutti volevano: avere una parvenza di legge, ma fare ciascuno i fatti propri. Può anche andare bene così, ma diciamocelo. Almeno, da domani, iniziamo anche noi a farci giustizia da soli.

-/-

La vera fidanzata di Berlusconi sono io, tu e pure tu. Siamo tutti le fidanzatine di Berlusconi, sono anni che ci tromba, era tempo che la cosa divenisse ufficiale. Se anche tu ti senti la fidanzata di Berlusconi, metti il banner nel tuo blog.

Codice da incorporare

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</a></p>

Note
  1. corriere []
  2. Repubblica []
  3. Virgilio Notizie []
Fine delle Note

Scontri di Piazza, Lettera di un Poliziotto e Risposta del Comandante Nebbia

22 dicembre, 2010 di  
Archiviato in latest, Storie Italiane

Ricevo e pubblico per sottoporre a pubblica discussione:

Ciao mi chiamo Fabrizio sono un appartenente alle Forze dell’Ordine. Non sono di destra, mio padre e mio nonno erano comunisti e mi hanno trasmesso la “malattia”. Ti dico questo con tutte le complicazioni per l’animo. Come saprai non è facile essere di sinistra se tutti quelli che ti sono attorno sono di destra, ma io non mi sono mai curato di nasconderlo pur spiegando che il mio ideale di sinistra non è quella “estrema”, ma quella democratica ed avanzata presente in tanti paesi (esempio la Spagna).
Ti scrivo diciamo un po’ per provocarti e vedere quanto sei aperto ad accogliere le idee “diverse” ed un po’ per renderti consapevole dell’altra faccia della medaglia. Tu dici tante cose sulle quali non posso non essere d’accordo(1), ma su alcune mi dispiace non sono d’accordo. La prima mi interessa particolarmente visto che fino ad un anno fa anche io mi prendevo i sanpietrini in testa. Adesso ho delle mansioni pienamente burocratiche ma non me ne pento perché difendere questo Stato e credimi anche alcune tipologie di cittadini Italiani per quattro soldi non ne vale proprio la pena. Cosa volevo inizialmente dirti, da dove cominciare?

1) E’ facile dire a Saviano ead altri Tu c’eri? Io non c’ero ma spessisimo ero presente tra quelli “CHE CI VANNO DI SERVIZIO DI ORDINE PUBBLICO E NON SCELGONO SE ANDARCI O NO, CI DEVONO ANDARE E BASTA”.
2) Non sono d’accordo mai con quelli che dicono ingenuamente che i Poliziotti dovrebbero ribellarsi allo stesso Stato che difendono, ma ti rendi conto che questa è una frase fatta da repubblica delle banane, se fossimo un paese dove basterebbero quattro scontri di piazza per far assaltare le istituzioni si potrebbe farlo OGNI VOLTA CHE NON CI PIACE IL GOVERNO IN CARICO O NO!!!!!!
3) L’esasperazione in questo momento è totale ma secondo te’ dove viviamo noi sulla luna? O pensi che non ce ne siamo accorti. Adesso ti racconto una mia curiosita’ personale ho una figlia di 15 anni che faceva occupazione in una scuola superiore mentre succedevano gli scontri e sai cosa gli ho detto , che se potevo avrei fatto l’occupazione con lei oppure sarei andato anche io a manifestare MA FACENDO ATTENZIONE PRIMA A SCUOLA A NON DANNEGGIARE NULLA E POI NELLA MANIFESTAZIONE A NON LASCIARSI COINVOLGERE DAI VIOLENTI. In pratica non gli ho mai detto che non è importante dissentire e manifestare ma semplicemente che si può fare tutto con la testa.
4)Hai fatto caso al circo mediatico dei primi giorni sulla foto del ragazzo “infiltrato” perchè aveva in mano le manette il manganello e altro. Prima tutti i giornali erano convinti che era un infiltrato anzi qualche zelante deputato aveva detto che avrebbe presentato un’interrogazione parlamentare, poi identificato e denunciato il giovane NESSUNO si è vergognato abbastanza da dire ci siamo sbagliati. Tu pensa se il giovane non veniva identificato.
5)Io ci sono stato in quel tipo di bolgia. Tu pensi che sia facile inseguire soltanto chi lancia le pietre o sfonda le vetrine e far passare coloro che vogliono manifestare? Se ci credi veramente mi dispiace dirtelo sei ingenuo. Tu pensi veramente che ci sia la possibilita’ di affrontare i violenti nella bolgia di una manifestazione senza far del male ad innocenti. Credimi non è cosi’ facile. Poi se vogliamo parlare di appartenenti alle Forze di Polizia esaltati ti diro’ che ce ne sono ci mancherebbe i fuori di testa sono dappertutto ” ma tu pensi davvero che i poliziotti e carabinieri escano di O.P. per rompere la testa ai giovani. NON si esce sperando che tutto vada bene e che quelle idee e quel malcontento si possa diffondere anche tra i nostri cari politicanti.
6) Credi che noi non si sappia che il discorso è complesso e che non puo’ essere ridotto a secondo dei punti vista?
7) Ultima considerazione, se tu fossi il proprietario di un’auto danneggiata o di un negozio danneggiato forse saresti un tantienello incazzato non credi?
8 ) Tieni presente che Ti stimo molto e leggo con attenzione i tuoi scritti ma debbo dire che in piccolo forse anche tu hai fatto l’errore di Saviano nella misura in cui hai elencato tutto il male da una parte e tutto il bene dall’altra.
9) Quando si parla di un processo da fare a quelli arrestati durante gli scontri sappi che è tutta una farsa il processo si fara’ tra mesi e verranno condannati ad una multa che non pagheranno. Noi questa cose le sappiamo da sempre, quindi ti diro’ in un modo che sicuramente non apprezzerai, che certe volte l’unica legge che va a finire sul violento è la manganellata è un’estremizzazione lo so’ ma certe volte è cosi. Anche perché se vai a sfidare i poliziotti perché vuoi essere quello piu’ in gamba degli altri, certamente non sei uscito per raccogliere le margherite.
10) Ultima considerazione non voglio tediarti ma non ti sembra strano che dopo le manifestazioni tutti quelli identificati sono bravi ragazzi, ma che dico degli angioletti dei santi. U saluto cordiale ( ao’ nu me cancella’ dai destinatari dei tuoi scritti!!!!!!) scherzo lo so’ che non lo farai.

Risposta del Comandante Nebbia
Fabrizio,
risolto già privatamente l’equivoco sulle affermazioni che mi attribuivi pur non essendo mie, ti dirò che su quello che sta accadendo in questi giorni mi sto ancora formando un’opinione, mentre sulla gestione dell’ordine pubblico ho idee molto chiare visto che in una delle mie precedenti vite me ne sono occupato in condizioni estreme. Te le espongo.

La legge dà autorità alla polizia, ma l’autorevolezza va conquistata sul campo. L’autorevolezza discende dalle procedure applicate con professionalità ed imparzialità. Quando si ha a che fare con la polizia si deve sapere esattamente cosa ci si attende. Questo in Italia non accade per i seguenti motivi:

  • troppe forze di polizia, ognuna con il suo percorso di formazione, ciascuna con i suoi metodi.
  • formazione professionale superficiale, inaccurata e senza aggiornamenti periodici.
  • nessun controllo sull’abuso di alcol e sostanze stupefacenti da parte degli operatori.
  • complicità da parte dei comandanti e della politica nel coprire l’abuso di potere.
  • scarso senso civico nelle forze dell’ordine.

Come cittadino non mi sta bene che la punizione venga impartita a manganellate. Non credo che prima di sferrarla l’operatore di ordine pubblico svolga un’indagine, accumuli prove e poi impartisca il castigo. La manganellata o il colpo di pistola partono e beccano chi si trova sulla traiettoria, non necessariamente il colpevole. L’operatore di ordine pubblico che commette abusi non è identificabile, allo stesso modo di un malfattore visto che i caschi non recano un identificativo.

Dopo i fatti del G8 di Genova, giusto per usare le tue parole, nessuno si è vergognato abbastanza da scusarsi. I colpevoli sono ancora lì e indossano ancora le divise, non hanno nemmeno pagato la multa.
Che una testa calda vada via impunito dopo una manifestazione violenta mi fa incazzare a morte, ma che la polizia del mio paese possa massacrare persone nelle scuole, esporle nude a perquisizione corporale o fabbricare false prove mi terrorizza.
Mi spiace, ma da chi tutela la legge è richiesto qualcosa in più di chi la vìola. Non siete sullo stesso piano di chi fa casino e se vi ci mettete,  per me siete la stessa cosa.

In bocca al lupo per tua figlia. Spera che non trovi un disgraziato che le faccia del male. Che indossi il passamontagna o la divisa, gli effetti sarebbero gli stessi su di lei e su di te.


Note
  1. Il lettore si riferisce al pezzo su Saviano leggibile a questo link dove attribuisce erroneamente a Comandante Nebbia una serie di commenti fatti dai lettori di Saviano a Saviano stesso []
Fine delle Note

Legge sulle Intercettazioni: Stampa e Berlusconi Sono Complici

Il disegno di legge sulle intercettazioni “fortemente voluto” da Silvio Berlusconi è da giorni oggetto di scambi di dichiarazioni, di manifestazioni di pensiero, di raccolta di firme.
Il governo sostiene che le norme che riducono o escludono l’uso delle intercettazioni non limiteranno la lotta alla criminalità ma che bisogna porre fine all’invasione della privacy. La stampa, al contrario, ritiene trattarsi di una ‘legge bavaglio’ per impedire l’indipendenza dell’informazione.
I due “contendenti”: potere politico e potere mediatico non sono poi così diversi e, soprattutto, i media non sono certo esenti da difetti, in buona e mala fede.

  1. Le intercettazioni sono uno degli strumenti d’indagine che magistrati e forze dell’ordine dispongono per individuare e combattere la criminalità. In ogni sua forma ed “etichettatura”.
    Non possono essere l’unico mezzo d’indagine, ma, non è pensabile e accettabile che si possono utilizzare per tempi limitati e solo se già presenti sufficienti indizi come stabilirebbe il testo normativo.
    Il perché è presto detto: sono le intercettazioni spesso a fornire i sufficienti indizi per proseguire nelle indagini. Qualsiasi norma o cavillo normativo con relative interpretazioni di vario genere che impedisca l’avvio e la prosecuzione di intercettazioni, con le assunzioni di responsabilità da parte di giudici, s’intende, limita se non addirittura impedisce la lotta alla criminalità.
  2. Il rispetto della privacy è un diritto. Fondamentale. Non è accettabile che i media pubblichino conversazioni telefoniche che sono inequivocabilmente fatti privati.
    Non è accettabile né personalmente mi interessa sapere, per fare un esempio, che il figlio di Luciano Moggi voglia fare sesso con Ilaria D’Amico. Questa conversazione privata non è rilevante dal punto di vista penale e neppure rientra nel rapporto di delega tra me e il giornalista.
  3. E qui arrivo al terzo punto.
    Nel mestiere di giornalista è implicita una forma di delega. Siamo noi opinione pubblica che deleghiamo i media nella scelta degli argomenti e nel modo di porli. Qualcosa sta cambiando dall’avvento del web; il giornalismo lo tiene d’occhio e non è raro che lo segua nella scelta degli argomenti. Ma il giornalismo è essenzialmente e storicamente questo: qualcuno decide cosa e come dobbiamo essere informati. O disinformati.
    La massima espressione di delega è il giornalismo televisivo. Tra l’altro, l’unico che si diffonde in milione di case. Mentre la stampa cartacea continua ad essere referenziale e autoreferenziale; conseguentemente: se le cantano e se le suonano tra quattro gatti.

Il compito del giornalista è quello di informare. Per farlo è indispensabile avere senso critico, essere oggettivi. Manipolare miscelando fatti e opinioni è disonesto, seppure, la distinzione netta – totale – tra fatti e opinione non esiste. Chi sostiene il contrario, truffa. Diffidate di questa gente. E coloro che sostengono questo purismo inesistente si leggano “Sei lezioni di storia” di Edward Carr. I loro neuroni ne trarranno giovamento.
Perché scegliere un argomento piuttosto che un altro, il modo di presentarlo, è già uno “schieramento” mentale. La correttezza e professionalità sta nel senso critico, nel racconto di più voci, nell’esposizione di elementi oggettivi, nel controbattere con argomenti a tesi ed affermazioni, così da consentire ad ognuno di noi di formare un pensiero che ha un fondamento logico.

Il principio basilare, non contrattabile, è la correttezza, il rispetto della persona, il senso del dovere d’informazione. Le leggi danno le regole. I controlli servono per verificarne il rispetto. Ma pur in presenza di leggi e controlli – quest’ultimi in realtà pressoché sconosciuti in ogni campo nella vita sociale italiana – vi sono inevitabilmente margini di autonomia, necessità di delegare e assunzioni di responsabilità che non si possono evitare. Perché sono logicamente, naturalmente, negli aspetti delle notizie e nel modo di trattarle.
Si deve accettare e si deve fare i conti con il fatto che la stampa ha e deve continuare ad avere autonomia su certi aspetti inerenti la raccolta e pubblicazione delle informazioni.

Cercherò di spiegarmi con un esempio.
Abbiamo letto della conversazione telefonica avvenuta la sera del terremoto in Abruzzo tra due “imprenditori”. Abbiamo sentito la loro sghignazzata. C’era trippa per gatti: cioè c’erano appalti a iosa con i quali fare business.
Quella conversazione non era penalmente rilevante. Quel ridacchiare mostrava solo la “sensibilità” di due mammiferi a due zampe. Era una conversazione privata.
Per il rispetto della privacy, quell’intercettazione doveva o no essere pubblicata? Se stessimo ai “puristi” della tutela della vita privata: no.
Dal punto di vista professionale, nel rispetto della correttezza nei confronti di chi legge ma anche dei soggetti intercettati che ancora non stati condannati da un tribunale, per dovere di informazione, quella conversazione doveva essere pubblicata o no? Io ritengo: sì. Perché se anche non penalmente rilevante, se anche privata, quella conversazione dimostrava lo squallore mentale di due “persone” che lavorano con una controparte pubblica e che traggono reddito proprio da quella controparte. Che siamo noi. I cittadini italiani non evasori.
Quella conversazione, che mostra un approccio ad una vicenda umana, un modo di reagire di fronte alla disgrazia di molti italiani, non può che creare un sospetto in chi ascolta.
Il sospetto è facilmente intuibile: chi reagisce verbalmente in questo modo, è probabilmente portato ad agire nella pratica giornaliera, con altrettanto disprezzo della persona umana e delle sue dolorose vicende. Un potenziale soggetto che non si farebbe scrupoli. Probabilmente. Potenzialmente. Da appurare.
E come si può appurarlo?
Un magistrato che ascolta questo genere di conversazioni ha il dovere – non il diritto – di procedere velocemente, senza ostacoli, senza impedimenti legislativi, nel disporre altre intercettazioni per appurare che non si tratti solo di squallore verbale. Un giornalista che conosca le legge, che non la eluda, onesto mentalmente, indipendente, ha il dovere di rendere pubblica questa conversazione.

Se fossi una giornalista, la mia correttezza, il mio senso dell’informazione, m’impedirebbe di pubblicare la conversazione telefonica di un maschio che vuole trombarsi una donna, salvo che, questo suo “desiderio” non sia indicativo di condizionamenti psicologici e fisici nei confronti dell’altra persona, di possibili di abuso del ruolo che riveste.
Se fossi una giornalista, pubblicherei intercettazioni che manifestano indizi di reato, posto che, la pubblicazione avvenga in tempi e modi da non intralciare le indagini.

Se fossi una giornalista, pubblicherei la conversazione di due pezzi di merda che se la ridono per un terremoto che sta devastando migliaia e migliaia di persone e andrei a cercare altre intercettazioni per capire se dietro a quell’esplosione di gioia non si stiano configurando reati o se, comunque, questo non sia che uno dei segnali del degrado morale di una parte del paese, nella fattispecie di chi maneggia soldi pubblici, di che trae ricchezza dal bene collettivo.

La legge in approvazione in Parlamento non è mirata a tutelare la privacy.


E’ mirata ad impedire che gli sfoghi personali di Berlusconi, le sue manifestazioni su cosa e chi eliminare siano rese pubbliche. Perché Silvio Berlusconi ritiene di essere l’unico in grado di sapere e agire per il bene pubblico. Ergo: nessuno può mettere in discussione ciò che pensa, ciò che dice, ciò che fa.
La legge in approvazione al Parlamento è un favore fatto alla criminalità proprio da quel governo che vuole gli sia riconosciuta un’incisività nella lotta al crimine. Perché ogni norma, ogni comma che stabilisce limiti nella tipologia di reati per i quali sono ammessi le intercettazioni e/o limiti temporali e/o macchinosità nell’avere l’autorizzazione e usare lo strumento, costituisce un regalo alla criminalità. E chi approva queste norme è complice di criminali.

Con tutto ciò, il livello professionale medio della stampa italiana è proporzionato alla classe politica che ci governa. Assenza di rispetto della persona, uso delle intercettazioni per scannamenti verso l’uno o l’altro, faziosità di un gruppo di potere contro altro gruppo di potere. Privare questa stampa della pubblicazione di intercettazioni significa privarli anche di un’arma. Ma privare i magistrati delle intercettazioni significa privarli di un’arma efficace per contrastare i reati.
La stampa professionista è responsabile di questa legge vergognosa come Silvio Berlusconi che la brama da tempo per raggiungere il suo obiettivo: sistemare le faccende private, le sue voglie, le sue rabbie, le sue presunzioni, i suoi conti personali.
Sivio Berlusconi, è vittima di se stesso. Ma la stampa italiana, tranne rare eccezioni, non sta cercando di limitare i danni della sua malattia. La sta coltivando.

Solo con correttezza, professionalità, senso della giustizia, e schiena dritta nei confronti di tutti i gruppi di potere – non solo quello di Berlusconi – si possono ridurre i danni della malattia del berlusconismo. Che non riguarda solo Silvio Berlusconi. E proprio perché non riguarda solo lui, ma parte del paese, ai media professionisti non resta che recuperare autonomia, senso critico, assunzione di responsabilità nel fare il proprio mestiere. Nell’essere delegati all’informazione.

Ho tralasciato, per quanto non marginale, anche se di facile battuta, il fatto che in assenza di pubblicazioni di intercettazioni telefoniche Claudio Scajola non saprebbe che gli hanno regalato una casa. E sarebbe ancora ministro.
Questo fatto, è semplicemente la dimostrazione del lato grottesco di un regime putrefatto. Che strapuzza.
E non è solo “merito” del berlusconismo se strapuzza. La stampa si assuma le sue responsabilità. Non solo quella al servizio di Berlusconi. Anche l’altra. Al servizio di chi? Degli italiani onesti e indipendenti o al servizio di gruppi di potere economico avversi a Silvio Berlusconi?

TGComa

25 giugno, 2008 di  
Archiviato in Informazione, Media Mente Critica

Per fare una cosa del genere, devi essere o un completo idiota o un grande genio. Devo ancora decidere. Perché in fondo il tentativo è di assoluto rispetto: cercare di vincere il pulitzer per la cronaca nera commettendo una serie di omicidi da raccontare su un quotidiano con dovizia di particolari, mentre la legge trova e condanna due innocenti al posto tuo, in un processo che hai seguito e riportato sempre sullo stesso giornale. Da Nobel per la Criminalità. Purtroppo non sei uno sbirro e la realtà non è Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Calchi la mano e il buon DNA si presenta come un dolore rettale che lento t’invade l’orgoglio, costringendo i posteri a ricordarti come un grande genio dell’idiozia.

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La Principessa sul Pisello (ed è Proprio il Caso di Dirlo)

25 luglio, 2007 di  
Archiviato in Informazione

diana-prince.jpgSi dovrebbe avere più rispetto dei morti che ‘a livella rende tutti uguali, poveri e ricchi, ma a quanto pare nemmeno essere state principesse da vive impedisce che i cronisti “cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti, e si direbbe proprio compiaciuti”, come li definiva Giorgio Gaber, si scatenino.
Tra qualche settimana, a 10 anni dalla tragica morte, cosa ci propineranno i giornali come “ultime clamorose rivelazioni” sulla vita e morte di Lady Diana? A pensare agli exploit di un anno fa non c’è da aspettarsi nulla di buono.

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Il Latte di Bufala Arriva per Posta

20 giugno, 2007 di  
Archiviato in Consumo CriticaMente, Sul Web

immagine bufalaIl caso: Ieri sera Giorgia ha lasciato un appunto in redazione comunicandoci di questa mail che aveva ricevuto. Faccio un giro veloce sulla rete e scopro che la stessa mail è già arrivata su due blog e in un forum. Non voglio partire prevenuto, ma la questione già mi puzza. Giorgia scrive:

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