Il Mondo dei Disoccupati Cronici
5 febbraio, 2010 di Storie Italiane
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, Storie Italiane
Salve,
sto scrivendo quest’articolo perché faccio parte di quella fetta di disperati che è costantemente alla ricerca di lavoro e quando lo trova si sente dire: “le faremo un contratto a termine per tre mesi poi forse ci sarà una proroga” o nel migliore dei casi sono sinceri e ti dicono: “stiamo cercando solo per alcuni mesi..”. Al 90% è sempre cosi.
Ho 33 anni, sono giovane, vorrei farmi una famiglia, ma non lo posso fare perché gente come me, lavoratori di serie b o c se vuoi, non può.
Diritti Precari – Seconda Parte
22 gennaio, 2010 di Gaspare Serra
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest
E’ possibile leggere la prima parte a questo link.
I termini “lavoro” e “precarietà” sempre più spesso sono impiegati in Italia come sostanziali sinonimi. Le riforme del lavoro susseguitesi nell’ultimo decennio (dalla riforma Treu del centrosinistra a quella Biagi del centrodestra) si sono, infatti, caratterizzate per un tratto comune l’introduzione di una notevole “flessibilizzazione del lavoro” (di nuove forme contrattuali a termine), da un lato e la mancata previsione di “garanzie e tutele” specifiche per i lavoratori a termine (o la mancata estensione, in alternativa, delle tutele già previste per il lavoro a tempo indeterminato anche ai precari), dall’altro lato.
La normativa del lavoro vigente in Italia, dunque, se, da una parte, incentiva i datori di lavoro ad assumere “a tempo determinato” (essendo tali rapporti di lavoro sottoposti a trattamenti fiscali di favore e/o esenti dalle più stringenti maglie di protezione che proteggono il lavoro a tempo indeterminato) dall’altra non incentiva affatto a valorizzare le professionalità dei precari stabilizzandoli nel tempo (dopo una sia pur opportuna fase iniziale di verifica della professionalità e del rendimento del lavoratore).
Dov’è la Vittoria?
2 ottobre, 2009 di albyok
Archiviato in Censura dell'Informazione, Il Lavoro degli Italiani, latest
Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?!
Si, appunto. Dov’è la vittoria? Forse a Berlino nel 2006? Nelle pizzerie all’estero? Oppure tra le salme di 6 soldati. Premetto che non ho intenzione di discutere più di tanto sul fattore bellico della faccenda, ma ci sono delle cose che vorrei sottolineare.
Chi sa, tra gli affranti per quest’immane disgrazia, cosa ci facessero i nostri soldati là? Chi sa, là dove? Chi sa un po’ di numeri tricolori di questa guerra? Allora… Abbiamo 20 morti in circa 5 anni di guerra, tra cui i 7 persone morte o per cause naturali o per incidenti (non attentati). Quindi abbiamo circa 4 morti l’anno per questo conflitto, ovvero 1 morto ogni 3 mesi.

Tenetevi forte. Ogni giorno muoiono circa 5 persone per un’altra causa. Il lavoro. Ogni giorno muoiono circa 5 persone per portare a casa il pane, per comprare una TV, per scrivere un libro, per regalare ai propri figli un giocattolo, per comprarsi una macchina, per sposare la propria ragazza. Ogni giorno 5 di questi sogni spariscono. Ogni giorno c’è un ragazzo che non ha più un padre, una ragazza che non ha più il fidanzato e una madre che non ha più un figlio. E sto parlando di fonti “ufficiali”, quindi scordatevi i lavoratori morti in nero e altra merda. Questo è il dato minimo.
Personalmente a me dispiace per questi 6 soldati morti (eh si, stavolta è meglio che lo espliciti!), ma il dispiacere è sommerso dallo schifo. Vedo medaglie, fari, discorsi. Cambia così tanto morire con un mitra in mano o con un piccone? Cambia così tanto servire la propria patria o mandare avanti la propria famiglia?
Ma andrò oltre, dato che non mi dispiace poi troppo dire quello che penso. Io non vedo affatto tutto questo spirito patriottico che si vorrebbe far passare come motivazione per rendere questi morti più importanti degli altri. Sono morti servendo la patria! Eh? Mi dispiace per loro se son morti così. Mi dispiace davvero se sono andati là per portare in alto il nome dell’Italia. Se tra quei poveri cristi c’è invece qualcuno che più onestamente dicesse che è là perché ci si è ritrovato o che è là, ma dell’Italia non gliene frega una mazza, capirei di più. Ma queste sono mie riflessioni. Soggettive.
Il punto da cui non voglio troppo allontanarmi e da cui spero non aver distolto l’attenzione, è comunque il fatto che di questi attentati ce n’è uno al giorno e non in delle pericolose trincee, ma in qualche cantiere o su qualche strada. E chi cade da un’impalcatura non ha un funerale di stato. Non ha una foto in mondovisione di suo figlio che indossa il suo elmetto. E sulla sua bara non ci sarà una bandiera tricolore a ricordare quant’era giovane e patriota. Quindi, pensatela come vi pare su questa guerra o meglio informatevi, ma per favore non fate minuti di silenzio.
Oppure siate coerenti.
Fate una vita di silenzio.
Pacchetto Sicurezza
3 giugno, 2009 di Daniela Tuscano
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“Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica”. Scorrono le immagini del video di Vieni a ballare in Puglia, brano in cui Caparezza, con l’acida affabulazione che lo contraddistingue (un bravo anche ad Albano per il cameo), punta il dito sulle morti da taluni, inspiegabilmente, definite bianche. A me son sempre sembrate nere, nerissime. Acri e primitive come il paesaggio del video, arrostato da un sole implacabile, d’un furore malato, metallico, ferrigno. Non è il Sud patinato delle agenzie di viaggio, è la periferia africana dei bus scalcagnati e tossici. E’ l’Italia.
Alcuni Fatti sull’Incendio Thyssen Krupp. Senza Parole
18 maggio, 2009 di ilBuonPeppe
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest
Pubblico un documento raccapricciante su una storia che ha fatto molto parlare di sé e dei suoi protagonisti; non sembra però che di questo documento si voglia dare molto risalto, dal momento che ne è stata rifiutata la pubblicazione da quasi tutti gli organi di stampa ai quali è stato spedito.
Il sei dicembre del 2007, sulla linea di ricottura e decapaggio dello stabilimento Thyssen-Krupp di Torino, è scoppiato un incendio che ha causato la morte di sette lavoratori e il grave ferimento di un altro.
Giuseppe Gatì
27 aprile, 2009 di albyok
Archiviato in Cazzotti, latest, Meccanica delle Cose
Prima di leggere questo articolo, guardate .
Non conosco personalmente Giuseppe Gatì, ma quando ho sentito parlare di lui, della sua storia e di cosa fa, mi sono sentito meglio. Mai come in questi giorni provo rabbia e disprezzo per quella gran parte di persone che difendono armati di una spada chiamata Ignoranza, coloro che si meriterebbero di marcire in qualche galera di provincia.
Il 72° Giorno
31 marzo, 2009 di tenebra
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest
IL 72° GIORNO VERSERO’ LACRIME IN UN MARE CHE NON MI RINGRAZIERA’
(Babsi Jones “DRAMATICS” weblog)
aveva 23 anni e io lo conoscevo bene essendo amico, da molti anni, dei suoi genitori.
Matteo faceva l’operaio, da un mese, e in un giorno del Novembre 2004, mentre maneggiava sostanze chimiche, in seguito ad un’esplosione, fu avvolto dalle fiamme.
E’ durata una settimana l’agonia di Matteo nel reparto grandi ustionati dell’ Ospedale San Martino di Genova.
Matteo era giovane e forte ma il suo cuore e i suoi polmoni non hanno retto alle ustioni di 2° e 3° grado sul 90% del corpo.
Morte sul Lavoro: una Vita Vale 6000 Euro
16 febbraio, 2009 di Morpheus
Archiviato in Caffè Amaro, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, latest
Il fatto è successo poco più di un anno fa. 15 mesi fa per l’esattezza. La cosa anche in un paese come il nostro così tristemente avvezzo alla morte per lavoro. In fondo si trattava di una lavoratrice stagionale di 46 anni, madre di cinque figli, schiacciata da una pressa .
Stiamo parlando di Immacolata Orlando, morta negli stessi giorni del maresciallo capo Daniele Paolini, caduto in Afghanistan nel corso di un attentato.
Due morti sul lavoro, come già abbiamo avuto modo di scrivere su MC, e per entrambi, nei giorni immediatamente successivi alla morte, si alla dei mezzi di comunicazione.
Non Vedo, Non Parlo, Non Sento
19 novembre, 2008 di CogitoergoVomito
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
sabato 15 novembre 2008
Si narra che l’origine delle scimmiette “NON VEDO, NON PARLO, NON SENTO” sia tutta siciliana.
E se Fosse la Conflittualità a “Fare la Notizia”?
6 ottobre, 2008 di Fully
Archiviato in Informazione, Meccanica delle Cose

I dati che si leggono in questo articolo comparso qualche anno fa su un’autorevole rivista sconcertano: sono a dir poco agghiaccianti. Ne convenite, vero? Ma tutto sommato l’ordine di grandezza di questi numeri non vi sorprende, sono numeri che purtroppo .
Forse invece vi sorprenderà sapere che, restando tra le mura di casa vostra o in quelle di una scuola, avete quattro volte più probabilità di avere un incidente che quando siete per strada o sul vostro posto di lavoro.
Eppure è proprio così.
Il Diritto di Lavorare, il Diritto di Vivere
24 aprile, 2008 di Fully
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
Un’altra giornata tragica, segnata da gravi incidenti sul lavoro: sei le vittime.
Traggo spunto da questo articolo del Corriere della Sera per alcune brevi considerazioni (quelle che possono essere fatte in base alla sola lettura dell’articolo, senza avere diretta conoscenza dei fatti) e per qualche riflessione a fini propositivi.

Otto Griebel: “Die Internationale” 1928-1930
Napo, ‘Orco capo!
7 febbraio, 2008 di Lameduck
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, Meccanica delle Cose

Sappiamo tutti quale problema siano gli infortuni sul lavoro in Italia e quale tributo umano si paghi annualmente in termini di morti, ammalati e invalidi. relativa al 2006:
La Strage Silenziosa dei Lavoratori Cinesi
18 gennaio, 2008 di Vittorio Strampelli
Archiviato in Democrazia e Diritti, Oltre il Confine
Vivere gomito a gomito con la morte. Salutare la propria famiglia al mattino e trascorrere la giornata nel terrore di non riuscire a tornare a casa con le proprie gambe. E’ questa la realtà con cui sono costretti a fare i conti ogni giorno i lavoratori della , un Paese in cui termini come “sicurezza sul lavoro”, purtroppo, non rientrano ancora nel vocabolario di uso comune.

Onore ai Caduti, a Tutti i Caduti
24 novembre, 2007 di Comandante Nebbia
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani

Il maresciallo capo Daniele Paladini è morto poche ore fa in Afghanistan mentre svolgeva il suo lavoro. Insieme a lui sono morti . La guerra, anche oggi, ha reclamato il suo tristissimo tributo. Credo di interpretare anche il vostro desiderio rivolgendo un saluto ed un cenno di sincera partecipazione alla famiglia di Paladini e dei civili coinvolti nell’attentato. Ma non è un coccodrillo quello che vi voglio propinare, cerchiamo di andare oltre il lutto e facciamo qualche considerazione.
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