Fase 2: Cresci Italia! Cresci, consuma e… crepa
23 gennaio, 2012 di ilBuonPeppe
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, Meccanica delle Cose
Passata la “fase uno”, quella che dovrebbe rimettere a posto i conti dello Stato con interventi sostanzialmente analoghi a quelli delle ultime ventisette manovre, e che ha ulteriormente allontanato la prospettiva di una pensione decente per gran parte dei cittadini, in attesa che arrivi l’annunciata “fase tre”, che semplificherà il funzionamento dello Stato e ci renderà la vita più semplice, è arrivata la tanto attesa “fase due”: quella che ci farà tornare a crescere, quella che rilancerà la nostra economia, quella che ci farà diventare tutti un po’… meno poveri (volevo scrivere “più ricchi”, ma non ce l’ho fatta).
Quello che si è visto e sentito a tale proposito nelle settimane scorse, oltre ad essere un deja vu, è stato abbastanza stomachevole, per cui ho preferito aspettare di vedere i fatti concreti che questo governo “di tecnici” era in grado di tirare fuori dal cilindro. Vediamo quindi di cosa sono stati capaci.
Mala tempora collant
5 gennaio, 2012 di Lameduck
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Rivisto e corretto, l’informazione interpretata per voi – atto 1
2 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione, Il Bello della Politica, Informazione
La notizia è questa:
Passera: suddivideremo benefici e sacrifici. Titoli di Stato alle Pmi per pagare i debiti arretrati della Pa
«Siamo in un momento molto difficile, stiamo sicuramente rischiando di rientrare in recessione». L’allarme è arrivato dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, intervenendo alla tappa romana degli Stati generali di Confcommercio. «Questo è quello ci sta succedendo – ha
proseguito il ministro – e dobbiamo fare di tutto per recuperare il più
velocemente il segno positivo».Mentre ieri, in un incontro tra il ministro Passera, imprese, banche, assicurazioni e cooperative, era emersa l’ipotesi di pagare la montagna di debiti arretrati della pubblica amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese – circa 90 miliardi – con titoli di Stato.
«Li ho solo ascoltati: sono nella fase di ascolto», ha replicato oggi il titolare dello Sviluppo economico.fonte:
Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi. Le parti “tradotte” sono quelle in corsivo.
Passera: prima l’uccello di fuoco, poi l’anestesia. Carta da culo alle Pmi per pagare i debiti arretrati della Pa
«Siamo veramente nella merda, almeno fino alle ginocchia, stiamo sicuramente rischiando di giocarci i pochissimi progressi che abbiamo fatto finora». L’allarme è arrivato dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, intervenendo alla tappa romana degli Stati generali di Confcommercio. «Questo è quello ci sta succedendo – ha proseguito il ministro – e dobbiamo arrangiarci con quello che passa il convento per non finire nella merda fino al bacino».
Mentre ieri, in un incontro tra il ministro Passera, imprese, banche, assicurazioni e cooperative, era emersa l’ipotesi di pagare la montagna di debiti arretrati della pubblica amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese – circa 90 miliardi – con carta da culo.
«Mi hanno urlato istericamente contro il concetto che non ci sono più soldi nemmeno per comprare il pane ma non ho ancora potuto dire alle PMI che non vedranno il becco di un quattrino e che verranno pagate con una serie di rotoli di carta da culo», ha replicato oggi il titolare dello Sviluppo economico.
Altrettanto interessante.
Ma decisamente più chiaro.
La Politica, l’Economia e la Finanza, per non parlare dell’Etica.
7 novembre, 2011 di fma
Archiviato in Accademia DFC, Meccanica delle Cose
Politica, Economia e Finanza non sono la stessa cosa, ma questo non vuol dire che non stiano bene insieme, o che si possa fare a meno dell’una o dell’altra. Un po’ come per cuore, fegato e polmoni, che fanno ciascuno un lavoro diverso, ma tutti ugualmente necessari al benessere e alla sopravvivenza dell’organismo.
Parlando dell’organismo fisico a nessuno viene in mente di sostenere la primazia di un organo su un altro. Ma non è sempre stato così, una volta si pensava che il cuore fosse la sede dell’anima e il cervello un semplice radiatore per raffreddare il sangue. La metafisica aiuta a dare un senso alla vita, ma può portare fuori strada. Così, trattando delle varie componenti dell’organismo sociale, molti continuano a parlare del primato di questa su quella. Mentre anche qui, forse, si tratta soltanto di una questione di ruoli.
Il Mestiere di Vivere e i Cattivi Maestri
4 ottobre, 2011 di fma
Archiviato in Cronache Italiane, Il Lavoro degli Italiani
Col tempo mi sono convinto che per vivere insieme bisogna innanzitutto capire ciò che si può e ciò che non si può fare, fino a farlo diventare una seconda natura che consenta di scegliere il comportamento da tenere senza doverci stare a pensare su, o dover fare ogni volta violenza su se stessi. Un mestiere che s’impara strada facendo, potendo contare su un minimo di predisposizione, che manca soltanto ai geni e ai disadattati, e su buoni maestri. Non ho trovato fin qui alcun valido motivo per pensare che la predisposizione sia variata negli ultimi anni, sicuramente non sono aumentati i geni, e così mi sono fatto l’idea che sia solo una questione di cattivi maestri se le giovani generazioni hanno più difficoltà a vivere di quante ne avevano le generazioni che le hanno precedute.
Sun Tzu e l’Arte della Guerra
12 settembre, 2011 di fma
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
Martedì 6 settembre la CGIL ha attuato uno sciopero generale in difesa dei diritti dei lavoratori. Qualcuno ha detto che non era il momento opportuno, Camusso ha ribattuto a muso duro che era non opportuno ma opportunissimo, considerato .
Visto dalla parte del sindacato ha sicuramente ragione Camusso: l’art.8 attribuisce ai sindacati locali la possibilità di derogare a quanto stabilito dal Ccnl, che vuol dire svuotare il Ccnl di gran parte del suo valore e di conseguenza privare il sindacato nazionale di gran parte del suo potere.
Ma visto dalla parte dei lavoratori è la stessa cosa?
Si e no.
Default italia: la Nostra Colpa,la Nostra Svolta,il Nostro Essere.
3 settembre, 2011 di Andrea
Archiviato in Cuore di Tenebra
Appare sempre più evidente quanto la condizione politica, economica e sociale nel nostro paese abbia ormai raggiunto un “default” che va ben oltre il fallimento inteso come brusca fine del nostro Status quo. E vero, abbiamo perso molto negli ultimi 15 anni, per colpa di politici che ci hanno portato letteralmente via la libertà di parola, la sicurezza economica dei nostri figli, la possibilità di vivere in modo dignitoso grazie a un buon lavoro e poter pagare le tasse con la consapevolezza che quando saremo vecchi e malandati il nostro paese si prenderà cura di noi esattamente con lo stesso amore con cui noi ci siamo presi cura di lui per tutta la vita.
Default Italia: 96 Giorni al Fallimento: Cronaca di una Privatizzazione Annunciata
6 agosto, 2011 di Eduardo Quercia
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Martedì 2 agosto u.s. ho avuto l’opportunità di assistere, nella qualità di pubblico non pagante, all’Assemblea dell’ATO3 della Campania. Vorrei riferirne con una doverosa avvertenza: questo intervento sarà sicuramente pedante, perché intende rivolgersi precipuamente a quei cittadini che non conoscono i complessi meccanismi legislativi che governano l’erogazione e la gestione di quel bene primario che è l’acqua.
ATO è l’acronimo di Ambito Territoriale Ottimale e, nella fattispecie, si riferisce al “ciclo idrico integrato” o, per dirla più semplicemente, a tutto ciò che riguarda l’acqua, dall’erogazione fino allo smaltimento di quelle reflue. L’ATO 3 della Campania (detto anche Sarnese-Vesuviano) ricomprende n. 76 Comuni (oltre all’Ente Provincia di Napoli) che insistono per l’appunto sull’ampio territorio come sopra denominato, riuniti per motivi di contiguità territoriale e funzionale in Consorzio obbligatorio.
Patrimoniale vs Iva Sociale
29 luglio, 2011 di fma
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Per i 17 paesi di eurolandia la conseguenza principale dello stare insieme è costituita dal fatto di non poter variare il valore della moneta in circolazione, l’euro, ciascuno per conto proprio, secondo le necessità di bilancio del proprio stato. Le banche centrali nazionali hanno abdicato alla prerogativa sovrana di stampare moneta in favore della BCE
Ne sono stati avvantaggiati, fin qui, i percettori di reddito fisso. Soprattutto quelli dei paesi periferici la cui competitività veniva sovente puntellata attraverso un uso disinvolto della svalutazione competitiva. Da noi il valore reale di stipendi e pensioni non è mai stato così al riparo dall’inflazione come in questi ultimi dieci anni.
Il rovescio della medaglia è costituito dal fatto che gli stati, ove gravati da un alto debito, non possono più ridurlo stampando moneta con la quale pagare i creditori.
Così succedeva, ciclicamente, prima dell’avvento dell’euro, per la parte del nostro debito denominata in lire. Giuliano Amato, nel ’92, fece in fretta. La sera del 13 Settembre, un mese spesso cruciale per la nostra storia, comunicò agli italiani che la lira era stata svalutata del 25%. Non lo disse, ma in un colpo solo aveva tagliato il debito pubblico di altrettanto, così come i salari e le pensioni, consentendo alle imprese di guadagnare altrettanti punti di competitività sul mercato internazionale(1).
Note
- [↩]
Disintossicarsi con l’LSD (Link Siti Disperati)
21 giugno, 2011 di Marechiaro
Archiviato in latest, Storie Italiane
Le religioni sono l’oppio dei poveri
Sperando in una giustizia divina, terrorizzati dalle pene dell’inferno, credenti hanno vissuto la loro vita giorno dopo giorno permettendo le ingiustizie dei potenti e sopportando le noie quotidiane, con l’unico vantaggio di salvare la famiglia e la credibilità dei paesani spesso solo di facciata, ma qualche volta realmente come se la fortuna avesse voluto favorirli in modo ben più benevolo che con una stupida vincita.
La Truffa del17 Marzo: Le Otto Ore di “Festa” ce le Rimetti Tu di Tasca Tua
8 marzo, 2011 di Dino Carnevale
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Siamo ancora freschi delle violente polemiche che hanno caratterizzato l’istituzione “una tantum” della celebrazione per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Cinque o sei miliardi di euro di costi per le aziende, , costrette a retribuire una giornata di lavoro senza produzione, la delegazione ministeriale della Lega Nord che ed infine l’atto di forza del governo che, per decreto, .
Euforia nei circoli patriottardi e fra le file della sinistra, rabbia per gli industriali e per i leghisti. Un bel giorno di ferie che cade dal cielo per tutti i dipendenti italiani. Una volta tanto vince la “ggente“. In realtà, mentre si discute di patria, unità e dei massimi sistemi, la truffa si nasconde in un paio di righe che completano il decreto:
al fine di evitare nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica e delle imprese private, per il solo anno 2011 gli effetti economici e gli istituti giuridici e contrattuali previsti per la festività soppressa del 4 novembre non si applicano a tale ricorrenza ma, in sostituzione, alla festa nazionale per il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia
In pratica, i lavoratori dipendenti si vedranno decurtate 8 ore di permesso relativi alle “festività soppresse” (quelle del 4 novembre). Un monte ore che, normalmente, si può utilizzare in giorni a scelta o che può essere convertito in retribuzione se si decide di non fruirne.
Le aziende approfittano immediatamente del regalo fatto dal governo (e dalla silente opposizione). Un nostro gentile lettore ci invia una copia della comunicazione ricevuta dal suo ufficio del personale
Oggetto: Festa nazionale per il 150°anniversario dell’Unità d’Italia – 17 marzo 2011.
Si rende noto che, con decreto legge n. 5 del 22 febbraio 2011, recante “Disposizioni per la festa nazionale del 17 marzo 2011”, proclamata per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, sono state emanate le norme atte ad assicurare alla celebrazione di tale ricorrenza la dovuta solennità e la massima partecipazione dei cittadini.
In base a quanto previsto dalla suddetta disposizione legislativa, per il solo corrente anno 2011 gli effetti economici e gli istituti giuridici e contrattuali previsti per la festività soppressa del 4 novembre si applicano, in sostituzione, alla giornata del 17 marzo 2011.
Per effetto di quanto sopra, il monte ore annuali di permesso “festività soppresse” viene ridotto di 8 ore o della minor quota proporzionale per il personale che osservi un orario inferiore alla durata normale dell’orario di lavoro settimanale.

In pratica, per “festeggiare” il 17 marzo, i lavoratori dipendenti dovranno sacrificare un giorno di permesso che altrimenti avrebbero potuto utilizzare in una data a loro scelta o rinunciare alla trasformazione di queste ore in retribuzione per coloro i quali avevano questa necessità (dai 50 ai 100 euro netti a cranio).
E’ soprattutto per questa seconda opzione che si può parlare di regalo fatto alla Marcegaglia. Da potenziale perdita di produttività, gli industriali si troveranno a disporre di un’inattesa liquidità e noi con meno soldi in tasca e con un giorno di ferie da fare obbligatoriamente in data stabilita dal governo.
Buon 17 marzo a tutti.
Oltre il Patriottismo di una Sera: Federalismo Fiscale e Unità d’Italia
22 febbraio, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Cronache Italiane, latest
Non essendo un massmediologo ed abitando una casa iperdotata di televisori, ho potuto concedermi il lusso, vagamente snobistico, di non seguire il festival, salvo, opportunamente e puntualmente allertato da mia moglie, come convenuto, l’intervento di Benigni. Non essendo, inoltre, un critico cinematografico, né televisivo, mi concederò un altro lusso: la performance mi è sembrata “non memorabile” (spendo, con qualche malizia, proprio un aggettivo largamente utilizzato nella circostanza dal geniale comico toscano). Resta inteso che sono un suo inossidabile fan e non mi sognerei mai di metterne in discussione la magia istrionica, ma, in tutta sincerità, ho trovato un po’ troppo retorico (e lungo) il testo, ancorché impreziosito qua e là da frizzanti evasioni (la repubblica minorenne, le mie prigioni di Silvio, la vittoria schiava di Roma e così via).
Sarà certo colpa mia e del mio disperato tentativo di non affogare nell’onda del conformismo dilagante, ma neanche per un attimo sono riuscito ad abbandonarmi all’emozioni dell’epopea risorgimentale e, men che meno, all’enfasi melodrammatica dei versi del giovane e valoroso Mameli. Caro Benigni, ma davvero pensi che sia ragionevole proporsi di rintuzzare le spinte centrifughe leghiste, gridando “stringiamoci a coorte” o richiamando le magnifiche gesta di Scipione l’africano, che vinse a Zama nel 202 a.C., offuscando per sempre, ed in un colpo solo, la fama di Annibale ed anche quella del povero ed incolpevole Scipione l’emiliano?
Rivoluzione – Un po’ POP (Progetto/Obiettivo/Proposta)
24 gennaio, 2011 di ob1kenobi
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Un po’ POP (progetto/obiettivo/proposta)
I grandi vincoli : La crisi, la globalizzazione
I rimedi: usare il pensiero come forza rivoluzionaria
Metodo : Individuare i cambiamenti possibili che possono dare grandi risultati
Vista generale :
La tendenza al gigantismo di aziende, banche eccetera è stata negli ultimi decenni la grande innovazione dell’economia cosi si è passati dal piccolo è bello degli anni precedenti a multinazionali gigantesche. Siamo cosi sicuri che questo processo di agglomerazione non abbia colpe nella più grande crisi economica mondiale degli ultimi secoli ?
Interrogazione su esternalizzazione Fiat Pomigliano
7 agosto, 2010 di Lidia Undiemi
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Le squallide strategie di esternalizzazioni selvagge hanno raggiunto il livello di massima espressione con la fiat a Pomigliano. Non mi aspetto che il governo intervenga per limitare tali fenomeni, ma almeno adesso non sarà cosi’ facile fingere che il problema non esista. Mi rivolgo soprattutto a quella parte dell’opposizione che avrebbe potuto far qualcosa e non ha mosso un dito e, inoltre, alla lega che promette una società migliore, lontana dalle logiche di “Roma ladrona”: gli imprenditori e i lavoratori onesti del nord lo sanno che i loro soldi sono utilizzati per finanziare speculatori che ottengono fiumi di soldi pubblici per poi andarsene all’estero?
Lidia Undiemi
Atto a cui si riferisce:
S.4/03591 [Trasferimento dello stabilimento di Pomigliano d'Arco della FIAT alla neocostituita società Fabbrica Italia Pomigliano]
GIAMBRONE, CARLINO – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico
Premesso che il trasferimento dello stabilimento di Pomigliano d’Arco (NA) della FIAT alla neocostituita società Fabbrica Italia Pomigliano presenta rilevanti questioni di ordine giuridico, sociale ed economico che richiedono l’intervento urgente da parte del Governo;
considerato che:
- la dirigenza della FIAT dichiara di utilizzare in modo strumentale la cessione di attività tramite una società neocostituita, con l’obiettivo di aggirare il sistema di relazioni industriali vigente presso il cedente;
- tale operazione, infatti, non si traduce in un effettivo trasferimento di azienda (dato che l’assetto di governo dell’impresa, l’imprenditore/datore di lavoro e la struttura d’impresa restano praticamente invariati) ma, in sostanza, Fabbrica Italia Pomigliano sarebbe stata creata per aggirare le tutele lavoristiche di natura sindacale;
si intravede, quindi, una violazione diretta della libertà di organizzazione sindacale sancita dall’art. 39 della Costituzione. Non è escluso che possa trattarsi di un vero e proprio atteggiamento antisindacale sanzionabile ex art. 28 della legge n. 300 del 1970, cosiddetto “Statuto dei lavoratori”, e, in ogni caso, non sembra possibile ravvisare un interesse datoriale tutelato dalla Costituzione che possa giustificare tale operazione societaria, dato che il trasferimento non si è concretizzato in una iniziativa economica (art. 41 della Costituzione), ma in un mero passaggio societario prevalentemente (se non esclusivamente) orientato a soddisfare interessi finanziari e non d’impresa;
si ricorda, inoltre, che l’ipotesi di simulazione e di frode alla legge in caso di trasferimento di azienda, attuato nell’ambito dei gruppi di società, si verifica anche quando si attua l’abuso di personalità giuridica ossia della alterità soggettiva che la creazione di una nuova società ha creato entro una entità soggettiva sostanzialmente unitaria;
a tal proposito, secondo la Corte di Cassazione (24 marzo 2003, n. 4274), in relazione al caso concreto bisogna rilevare l’esistenza di alcuni requisiti essenziali, fra cui: l’unicità della struttura produttiva e organizzativa, l’integrazione fra le attività esercitate dalle varie imprese del gruppo e il correlativo interesse comune e, soprattutto, il coordinamento tecnico e amministrativo-finanziario
tale da individuare un unico soggetto direttivo che faccia confluire le diverse attività delle singole imprese verso uno scopo comune;
il trasferimento attuato in favore di Fabbrica Italia Pomigliano, poiché totalmente soggetta al potere di Governo della controllante (avendo addirittura come amministratore delegato lo stesso Sergio Marchionne), supporta in modo determinante il carattere fittizio dell’operazione;
altra importante precisazione circa la genuinità dell’operazione è collegata all’assenza di una definizione giuridica di gruppo di società, cui attribuire dirette ed univoche responsabilità. Attualmente, il gruppo di società è sostanzialmente un’aggregazione di società formalmente autonome e giuridicamente distinte l’una dall’altra, ma tutte accomunate dall’assoggettamento al potere di direzione e coordinamento della società-madre (o capogruppo). Giuridicamente, specie in riferimento ai rapporti di lavoro, il gruppo di società non esiste, e non sussistono reali responsabilità in capo alla società controllante. Ad esempio, se una società controllata fallisce per colpa del mal Governo della controllante, non sussiste in capo a quest’ultima alcuna responsabilità diretta nei confronti dei dipendenti della società fallita, tranne che, appunto, non si dimostri l’intento fraudolento;
attraverso questi medesimi meccanismi è possibile spiegare la diffusione delle cosiddette società “a scatole cinesi” (la cui cellula fondamentale è rappresentata appunto dalla newco), le cui più chiare rappresentazioni sono date dai casi di esternalizzazione Agile (ex Eutelia), Omnia network, Numonyx, Telecom Italia,
si chiede di sapere:
se il Governo sia al corrente della situazione descritta;
in caso affermativo, se condivida le argomentazioni giuridiche sopra illustrate e, conseguentemente, quali interventi concreti intenda porre in essere al fine di assicurare l’effettiva garanzia dei diritti dei lavoratori, pesantemente compromessi dall’operazione societaria attuata dalla FIAT a Pomigliano;
quali azioni concrete stia ponendo in essere al fine di vigilare sui reali termini dell’operazione, poiché è anche possibile che il trasferimento non riguardi l’intera azienda, ma soltanto parti di essa o, addirittura, elementi passivi della capogruppo o di altre società controllate;
quali iniziative in ambito legislativo intenda porre in essere al fine di attuare una reale politica nazionale di contrasto agli abusi derivanti dalla pratica della costituzione delle cosiddette società “a scatole cinesi”;
se sia mai stata effettuata una indagine volta a verificare l’incidenza della proliferazione dei gruppi societari sulla pesante situazione occupazionale venutasi a creare negli ultimi anni;
quali strumenti di vigilanza stia ponendo in essere al fine di impedire che tali schemi societari siano finalizzati a far ottenere ulteriori finanziamenti pubblici a quegli stessi soggetti economici i quali siano corresponsabili della grave situazione occupazionale in Italia.
Progetto Politico Contro le Devastanti Politiche Di Esternalizzazione
8 giugno, 2010 di Lidia Undiemi
Archiviato in Chiamiamola Economia, Il Futuro è nei Giovani, Il Lavoro degli Italiani, latest, Meccanica delle Cose
Ricevo e volentieri pubblico questa nota di Lidia Undiemi che descrive un progetto politico di contrasto alle esternalizzazioni speculative.
Come già detto in passato, non ho difficoltà a considerare la flessibilità lavorativa come un valore produttivo nazionale che va incoraggiato e tutelato.
Quello che è intollerabile, però, è l’utilizzo criminale degli strumenti che regolano la flessibilità che portano a retribuire il lavoro come “a tempo indeterminato”, ma a trattare le persone come “liberi professionisti”.
La flessibilità è un valore che il dipendente offre all’imprenditore insieme alle sue conoscenze e come tale va retribuito come si retribuiscono le competenze. Questo vuol dire che un lavoro flessibile va retribuito in maniera più rilevante di un lavoro fisso.
Questo criterio, così semplice e naturale, è già ampiamente radicato nella mentalità comune.
A nessuno sembra assurdo pagare 100 euro al giorno per affittare una vettura che, magari, ne costa solo 10.000. E’ evidente che il vantaggio di poter usare una cosa e poi restituirla va retribuito a chi si assume l’onere di acquisire il bene, manutenerlo e renderlo disponibile a richiesta.
Chi conta di dover usare a lungo una macchina e intende averla nelle proprie disponibilità senza preavviso e senza prendersi il disturbo di affittarla, andarla a prendere e riconsegnarla, spende 10.000 euro e l’acquista. Nei dieci anni medi di vita, la macchina verrà a costare 10 euro al giorno invece di 100, ma ovviamente rimarrà in garage quando non serve e nei 10 euro al giorno saranno comprese le tasse e le spese di manutenzione.
Così, un lavoratore flessibile fa l’investimento di formarsi e manutenersi(formazione, esperienze, ecc.). Investimento che, come nell’auto a noleggio, va retribuito in aggiunta al servizio.
Chi aggira questa regola naturale e insita nel funzionamento del mercato compie un’azione criminale perché non solo condiziona il presente del lavoratore, ma mina il sistema previdenziale e, di conseguenza, l’intero tessuto produttivo.
A livello microeconomico è l’utilizzo improprio dei contratti a progetto a rappresentare l’abuso criminale. A livello di grandi industrie, il meccanismo passa attraverso le esternalizzazioni che portano a rendere flessibile un rapporto di lavoro fisso senza, però, pagare l’aliquota di compensazione testé descritta.
Questo saccheggio, al momento, è come un iceberg. Quello che si vede è solo una minima parte del pericolo incombente. Le forze politiche sono colpevolmente assenti. A questo punto possono essere definite complici in quanto molti partiti e sindacati .
Spero che questa iniziativa di Lidia, , non si limiti alla proposta e si concretizzi rapidamente in fatti visibili a tutti. Tutti noi abbiamo bisogno di punti di riferimento operativi. Se Lidia e l’IDV possono diventarlo, sarò felice di sostenerne l’azione.
Esternalizzazioni: Il Sistema Telecomitalia
6 maggio, 2010 di Comandante Nebbia
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Nessuno può pretendere ragionevolmente di entrare nel merito di come venga gestita un’impresa a meno di non esserne, in qualche modo, parte. Il nostro, mi dicono, è un paese capitalista e la produzione è essenzialmente al servizio del profitto e non funzionale alla realizzazione del piano quinquennale per la vittoria del socialismo.
Nello stesso modo è evidente che il liberismo debba in qualche modo conciliarsi con la necessità di tutelare il tessuto sociale, fosse solo per preservane la capacità di produrre reddito.
E’ per questo che il regime d’impresa ed i rapporti tra l’imprenditore e le persone che con la loro attività contribuiscono alla produzione non sono (o non dovrebbero essere) lasciati completamente deregolamentati.Questo perché la legge possa offrire un supporto alle figure tradizionalmente più deboli in fase di contrattazione: i prestatori d’opera.
Se è utile al profitto del singolo retribuire un servizio a seguito di un’asta al ribasso tra lavoratori, non è certamente funzionale all’equilibrio della comunità. Stiamo insieme per migliorare la nostra vita e questo non può avvenire attraverso una competizione basata sulla rinuncia invece che sulla qualità di ciò che si offre.
Agile Eutelia, Telecom Italia, Voicity Omnianetwork, Comdata e Trascom: Esternalizzazioni e Disoccupazione
21 aprile, 2010 di Lidia Undiemi
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Relazione riassuntiva dell’intervento presentato il 14 aprile nell’ambito dell’incontro su “Esternalizzazioni e tutela del lavoro: le possibili linee di intervento in ambito comunitario“.
Le strategie di outsourcing dominano i mercati economici e finanziari, sia pubblici che privati. Il mondo del lavoro è stato travolto da questo nuovo modo di intendere i rapporti economici, e poco si conosce sulle conseguenze di tali politiche nel settore dell’occupazione, in materia di condizioni di lavoro e, di riflesso, in tema di protezione ed inserimento sociale.
Il pesantissimo bilancio dei nuovi disoccupati nei 27 paesi dell’Unione Europea, spinge inevitabilmente a considerare l’attuazione di indagini volte alla comprensione delle dinamiche che hanno generato tale disastro sociale, con la conseguente attuazione di politiche correttive, anche attraverso interventi legislativi mirati a risolvere tali problematiche.
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