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Default Italia, 65 Giorni al Fallimento. Dar Via il Culo per Salvare Silvio

6 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra

65 giorni? Stamattina sembrano davvero tanti. Le cose si sono messe male. I tedeschi iniziano a svegliarsi e a chiedersi per quale cazzo di motivo debbano tassarsi per aiutare gli italiani a fare i pulcinella. L’Italia sarà anche una potenza industriale, ma al momento il suo peggiore problema non è la produzione, il valore che i cittadini (evasori e no) riescono a creare, ma la sua credibilità come stato.
Quale nazione partner, quale investitore può sentirsi garantito nel prestare soldi o investire in un paese nelle mani di un ridicolo fantoccio ormai incapace di pensare alla pur minima fesseria che non lo riguardi direttamente? Quale credito può avere un popolo che tollera ancora di rimanere prigioniero di un sistema “politico” che gli ha tolto ogni rappresentanza affidandola in toto a delle associazioni private che si definiscono partiti.

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Default Italia: 96 Giorni al Fallimento: Cronaca di una Privatizzazione Annunciata

Martedì 2 agosto u.s. ho avuto l’opportunità di assistere, nella qualità di pubblico non pagante, all’Assemblea dell’ATO3 della Campania. Vorrei riferirne con una doverosa avvertenza: questo intervento sarà sicuramente pedante, perché intende rivolgersi precipuamente a quei cittadini che non conoscono i complessi meccanismi legislativi che governano l’erogazione e la gestione di quel bene primario che è l’acqua.

ATO è l’acronimo di Ambito Territoriale Ottimale e, nella fattispecie, si riferisce al “ciclo idrico integrato” o, per dirla più semplicemente, a tutto ciò che riguarda l’acqua, dall’erogazione fino allo smaltimento di quelle reflue. L’ATO 3 della Campania (detto anche Sarnese-Vesuviano) ricomprende n. 76 Comuni (oltre all’Ente Provincia di Napoli) che insistono per l’appunto sull’ampio territorio come sopra denominato, riuniti per motivi di contiguità territoriale e funzionale in Consorzio obbligatorio.

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Default Italia: 99 Giorni al Fallimento – Cosa Vuol Dire Fallire per un Paese

3 agosto, 2011 di  
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L’Italia è Ufficialmente Fallita oggi Primo Novembre 2011
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Default, la parolina straniera che tanti pronunciano con leggerezza, è considerata generalmente una malattia leggera che prima o poi tutti devono fare, come il morbillo, gli orecchioni o la scarlattina.
Niente di più falso. Il livello di sviluppo di una nazione non si misura solo col PIL o con la tecnologia che è in grado di progettare/produrre, ma anche dalla pace sociale, dalla sicurezza che è in grado di assicurare ai propri cittadini. Non solo in termini di repressione della criminalità, ma in termini di certezza delle istituzioni: la legge, l’ordine, l’assistenza sanitaria, la chiarezza nei rapporti di lavoro, la stabilità dei redditi e l’affidabilità che lo stato è in grado di garantire quando fa una promessa ai suoi cittadini.

Fallire non è solo dire: non sono in grado di pagare i miei debiti, ma anche rinunciare di colpo al livello di sviluppo raggiunto con il lavoro di tante generazioni. In queste ore si parla di tutto: iva sociale, prelievi coatti della tredicesima e di un’altra mensilità per tutti i dipendenti e pensionati, eliminazione dell’assistenza sanitaria diretta, abrogazione dell’articolo 18 per garantire una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, posticipo dell’erogazione dei trattamenti di fine rapporto (le liquidazioni, per intenderci).

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Default Italia: Meno di 100 Giorni al Fallimento

Gli analisti di Credit Suisse (vedi grafico) hanno messo a confronto l’andamento dei rendimenti di questi paesi nei 200 giorni che hanno preceduto il loro salvataggio. Nel caso di Atene i tassi hanno toccato per la prima volta la quota del 6% 95 giorni prima del piano da 110 miliardi di euro mentre il “punto di non ritorno” del 7% è stato raggiunto esattamente 65 giorni prima del salvataggio. Nel caso dell’Irlanda la soglia del 6% è stata toccata 145 giorni prima del salvataggio, mentre il balzo al 7% c’è stato 32 giorni del piano. Anche nel caso di Lisbona il rendimento al 6% è arrivato 145 giorni prima degli aiuti per poi toccare il punto di non ritorno del 7% 100 giorni dopo. I casi di Irlanda e Portogallo dimostrano che il nostro paese ha ancora almeno 100 giorni di tempo per invertire la tendenza prima che la dinamica dei tassi diventi insostenibile.
fonte Il Sole 24 Ore on line del 2 agosto 2011

Ogni generazione ha la sua guerra. Noi, stiamo vivendo la nostra. Se non fosse irriguardoso paragonare Benito Mussolini a Berlusconi(1) direi che siamo alla fase del Ridotto della Valtellina(2). Domani Berlusconi si presenta alle Camere per prendere in mano la situazione. I soliti politici raccomandati. Loro solo in mano, noi invece ci tocca prenderla nel culo la situazione.

Sono sinceramente curioso di ascoltare quello che dirà questo grande imprenditore, l’invitto condottiero che ha fondato un impero (suo) e che negli ultimi quindici anni ha, con l’approvazione di tutti gli italiani, posto un’intera nazione (la nostra) al suo servizio. In fondo, le contingenze economiche, la grande finanza, le scelte imprenditoriali, sono il suo forte. Non perde occasioni per definirsi un tycoon. Questo dovrebbe essere, più della riforma della giustizia, il suo campo.

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Note
  1. non mi riferisco a valori assoluti, ma allo “spread” che c’è tra le due figure []
  2. Il Ridotto Alpino Repubblicano, conosciuto anche come Ridotto della Valtellina, era il luogo dove i fascisti avrebbero dovuto organizzare la difesa finale della Repubblica sociale italiana. L’idea emerse undici giorni prima della Liberazione, il 14 aprile 1945, in una riunione nella residenza di Mussolini, presso Villa Feltrinelli a Gargnano, tra i rappresentanti tedeschi e i massimi dirigenti di Salò. Tale incontro fu l’ultimo ad alto livello.fonte []
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La Presa per il Sedere dell’Unità d’Italia

7 gennaio, 2011 di  
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Napolitano che parla dell’unità d’Italia fa lo stesso effetto di Ratzinger che parla del sesso prima del matrimonio. Magari sarà pure vero che se una persona è cattolica deve aspettare il fatidico “sì” per inzuppare il biscotto, ma mi piacerebbe contare, percentualmente, quanti rispettano la consegna.

Il valore dell’unità d’Italia, come il divieto di pugnetta, suona anacronistico in un paese dove ad essersi sfasciato non è solo lo spirito nazionale, ma il sistema politico, la certezza del diritto, la libertà di voto, il rapporto paritetico tra imprenditoria e forza lavoro e la fiducia in una vecchiaia serena per quello che una pensione e l’assistenza sanitaria pubblica possono donare.

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Finanziamenti Pubblici e Fallimenti Privati: Il Caso Sat Spa

SAT S.p.A., nonostante l’elevata professionalità e specializzazione dei suoi dipendenti e i grandi investimenti in attrezzature, macchinari e impianti, è stata posta in liquidazione nel gennaio 2009. Alcuni dei più importanti mezzi di produzione, sono stati finanziati con soldi pubblici per lo svolgimento di attività produttive in Italia, e non certo per una vendita “fallimentare” in favore di una successiva delocalizzazione in paesi esteri.

I 160 lavoratori di SAT S.p.A. rischiano la mobilità.

Molte promesse hanno alimentato le aspettative dei lavoratori, che forse, senza false illusioni, avrebbero potuto concentrare le proprie energie verso azioni, anche legali, volte ad evitare la chiusura di un’azienda che è stata animata per anni da un vero spirito imprenditoriale, lontano dall’ottica della speculazione che ha generato la grande crisi economica in Italia.

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Agile Eutelia, Telecom Italia, Voicity Omnianetwork, Comdata e Trascom: Esternalizzazioni e Disoccupazione

Relazione riassuntiva dell’intervento presentato il 14 aprile nell’ambito dell’incontro su “Esternalizzazioni e tutela del lavoro: le possibili linee di intervento in ambito comunitario“.

Le strategie di outsourcing dominano i mercati economici e finanziari, sia pubblici che privati. Il mondo del lavoro è stato travolto da questo nuovo modo di intendere i rapporti economici, e poco si conosce sulle conseguenze di tali politiche nel settore dell’occupazione, in materia di condizioni di lavoro e, di riflesso, in tema di protezione ed inserimento sociale.

Il pesantissimo bilancio dei nuovi disoccupati nei 27 paesi dell’Unione Europea, spinge inevitabilmente a considerare l’attuazione di indagini volte alla comprensione delle dinamiche che hanno generato tale disastro sociale, con la conseguente attuazione di politiche correttive, anche attraverso interventi legislativi mirati a risolvere tali problematiche.
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MenteBlob 1: il Pessimo di MenteCritica (homemade sweet roasted marshmallows)

18 aprile, 2010 di  
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Raccolta di commenti non pubblicati su MC per mancanza di conferma e di mail interessanti pervenute come comunicazioni allo staff di MenteCritica.

Nessuna censura, testo riportato dall’originale senza variazioni.

ma secondo voi,in star wars(la minaccia fantasma),come fanno i poliziotti e le guardie reppublicane ad allearsi con i cosi(con ìesercito di gunga,si chiamano così,più o
meno),se le forze reppublicane riescono già a fronteggiare un intera armata federale droida senza allearsi con i gunga o al massimo aumentando il numero di effetivi di 1000-2000 forze reppublicane e addestrandole per bene nell uso delle armi(mitragliette leggere laser e le pistole laser),e poi anche alleati con i fighissimi cavalieri jedi riescono a spazzare un intero esercito droido della federazione senza allearsi anche con i gunga e senza rompere le scatole al loro rè,e voi che ne pensate,ho ragione o no?Chi lo sa può rispondere.
endy-artiglierix


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Telecom Italia e le Esternalizzazioni: Fatti, Atti e Comportamenti dei Sindacati Confederali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil

Come ho già scritto in diversi articoli del mio blog, sono un ex dipendente di Telecom Italia assunto nel 1984 e dimesso nel 2007. Ma quello che non ho ancora detto, è che dal 2002 al 2005 ho ricoperto il ruolo di RSU ed RLS per la regione Trentino Alto Adige. Sono stato candidato ed eletto in una lista promossa da un sindacato autonomo e per i tre anni del mio mandato ho avuto a che fare quasi quotidianamente con i rappresentanti dei sindacati confederali di settore, ovvero SLC, FISTel e UILCom. Nello stesso periodo, mi sono anche occupato di esternalizzazioni(1).

Del fatto che Telecom Italia utilizzi la tecnica della cessione di ramo d’impresa per “liberarsi” di eccedenze di personale e che questo sia reso possibile da una distorsione operata nel 2003 sulla normativa nazionale (art. 2112 codice civile), credo sia cosa assodata(2). Ma ciò di cui non si è ancora parlato, è il ruolo che i sindacati confederali hanno svolto fino ad oggi in questo processo. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, posso affermare che la loro è una posizione di sostanziale acquiescenza (quando non di vera e propria connivenza) con le scelte societarie; e in certi casi – dei quali scriverò in seguito – anche qualcosa di peggio. Il 6 ottobre 2004, Alfonso Gianni, deputato di Rifondazione Comunista, rivolge al Ministro Maroni una interrogazione parlamentare e riceve la risposta che segue:

Camera dei Deputati Resoconto stenografico dell’Assemblea – Seduta n. 522 del 6/10/2004 (Iniziative per la salvaguardia dei livelli occupazionali della Telecom – n. 3-03789)

PRESIDENTE. L’onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03789.

ALFONSO GIANNI. Signor ministro, solleviamo un problema di carattere nazionale, che riguarda lavoratori di Palermo, di Ancona, di Bari, di Bologna, di Cagliari, di Catanzaro, di Firenze, di Genova, di Milano, di Napoli, di Pescara, di Roma, di Torino, di Trieste e di Venezia. Siamo di fronte ad un’azienda che lavora in un settore di grande espansione tecnologica e che, nonostante la cessione di un ramo dell’azienda, premedita licenziamenti in tempo breve, nel senso che vengono ceduti lavoratori ad altre aziende con commesse per un periodo definito, senza sapere in futuro quale sarà la loro sorte. A Bari sono state inviate le lettere a 430 lavoratori. Riteniamo che il Governo non possa assistere inerte ad un’incomprensibile diminuzione dell’occupazione, delle capacità lavorative che, oltretutto, rappresentano un orgoglio per il nostro paese anche all’estero.

PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Evidentemente l’esternalizzazione di alcuni servizi del gruppo Telecom e in generale delle imprese viene deciso dalla società nell’ambito dei propri poteri discrezionali e su ciò il Governo, ovviamente, non può e non intende intervenire. Le scelte del gruppo Telecom sono state definite a suo tempo attraverso accordi sindacali con le organizzazioni maggiormente rappresentative; si tratta di accordi sottoscritti presso il Ministero del welfare il 28 marzo 2000, il 27 maggio 2002 e il 10 giugno 2003. In tali intese sono individuati alcuni interventi, finalizzati allo sviluppo e alla revisione dell’assetto organizzativo. Le iniziative di trasferimento di rami di azienda hanno seguito una logica di riorganizzazione che non possiamo contestare. In particolare, l’operazione di terziarizzazione prevista per il prossimo novembre riguarda servizi ambientali di Telecom Italia ed Emsa verso MP Facility, società peraltro partecipata al 50 per cento da Pirelli RE e Manutencoop, e riguarda 450 lavoratori. Certamente, esiste il rischio – evidenziato dall’interrogante – che si tratti di terziarizzazioni ed esternalizzazioni con lo scopo, una volta terminata la commessa, di procedere a licenziamenti collettivi, magari mascherati. Intendiamo verificare che ciò non accada e che questi accordi per l’esternalizzazione siano tali e non consistano in una operazione mascherata per eludere la legge e giungere poi a riduzioni del personale non previste dagli accordi, ma derivanti dal venir meno delle commesse. Condivido tale preoccupazione e intendo verificare, tramite gli ispettorati e gli strumenti di attività ispettiva che verranno adottati dalle direzioni provinciali e regionali, così come fatto in passato, che gli accordi sottoscritti presso il ministero vengano effettivamente rispettati e non vi sia l’elusione della legge per quanto riguarda i rapporti di lavoro esternalizzati.

Purtroppo Maroni, pur condividendo le preoccupazioni del deputato, di controlli non ne farà fare nemmeno uno. Anche perché è suo il merito (si fa per dire) della variazione in pejus dell’Articolo 2112 del Codice Civile che consente questo genere di operazioni. Però la frittata è fatta. Il Ministro ha messo sul tavolo le carte che dimostrano come i sindacati confederali non ostacolino il progetto generale delle esternalizzazioni ma ne siano, con la loro acquiescenza, fiancheggiatori. Le reazioni, vista la gravità dell’accusa, non si fanno attendere. I sindacati confederali, smascherati pubblicamente, tentano di replicare. Ma lo fanno con una toppa che è peggio del buco:

Roma, 15 Ottobre 2004

Egregio Signor Ministro,
le scriventi OO.SS., senza voler entrare nel merito del giudizio espresso dal Governo sulle cessioni di ramo d’azienda del Gruppo Telecom, a seguito dell’interrogazione dell’On. Alfonso Gianni, precisano, però, a tal proposito, che solo l’accordo del 28 Marzo 2000 è stato sottoscritto con le Organizzazioni Sindacali al Ministero del Lavoro. In questo accordo era prevista la cessione dei rami d’azienda Logistica e Autoparco e la loro conseguente valorizzazione, attraverso l’individuazione di soggetti imprenditoriali di adeguato livello industriale che garantissero ai lavoratori un apprezzabile proseguimento della loro attività. Siamo testimoni, invece, del loro inesorabile declino, a seguito della riduzione delle commesse da parte di Telecom. Gli imprenditori, in particolare la FIAT, attraverso ulteriori scorpori di ramo sono arrivati al licenziamento dei lavoratori. I successivi accordi, del 27 Maggio 2002 e del 10 Giugno 2003, sono stati conclusi in sede sindacale sulle strategie di Gruppo ovvero investimenti, occupazione, relazioni sindacali, linee operative e riorganizzative. La precisazione è doverosa, da parte delle scriventi Segreterie Nazionali, per chiarezza e coerenza nei confronti dei Lavoratori e delle Istituzioni, in quanto, peraltro, il nostro giudizio negativo sulla Legge 428 e sulle successive modificazioni e sulla sua applicazione da parte di Telecom è stato già espresso a tutti i livelli e all’interno delle procedure ex art. 47 che si sono concluse con la non condivisione, da parte nostra, dei progetti di esternalizzazione.

Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL/ Rosario Strazzullo
FISTel – CISL/ Raffaella Di Rodi
UILCOM- UIL/ Giorgio Serao

Come dire: aria fritta. E le esternalizzazioni, intanto, continuano. Non una delle cessioni di ramo d’impresa viene bloccata per merito di una qualsiasi azione da parte dei sindacati confederali. Anzi: non paghi di aver firmato tre accordi che danno sostanzialmente via libera alle parti datoriali, il 12 novembre 2004 ne sottoscrivono addirittura un quarto (3). E tanti saluti al loro giudizio negativo contenuto nella lettera al Ministro.

Nel frattempo le prime cause avviate dai lavoratori – e mai dai sindacati confederali che, già dotati di corposi uffici giuridici interni(4), potrebbero appoggiarsi a studi legali anche prestigiosi – cominciano ad arrivare alle sentenze di primo grado. E insieme alle sentenze, le sorprese. Brutte. Come quella di Torino, dove il giudice del tribunale rigetta le istanze degli ex dipendenti della motorizzazione esternalizzati a Savarent Fleet Service Srl scrivendo quanto segue(5):

…inoltre, nell’accordo 28.3.2000, menzionato all’inizio, accordo espressamente richiamato nel verbale testè citato, a pag. 31, si fa riferimento alla “non più coerenza con il “core business aziendale” Telecom dell’Autoparco. E questa prospettiva ricevette il placet sindacale. Le stesse OO.SS., che istituzionalmente hanno il polso del mercato non solo del “lavoro” ma anche dei “lavori” in senso ampio, come già detto, se ne erano ben rese conto nella primavera del 2000 allorquando non manifestarono alcuna contestazione e sostanzialmente accettarono la comunicazione ricevuta da Telecom sul prospettato imminente scorporo

Alcune delle motivazioni dichiarate nella sentenza del Tribunale di Torino – il placet sindacale sulle esternalizzazioni – vengono riprese anche nelle sentenze di appello(6) e di cassazione(7) le quali confermano quanto stabilito dal Tribunale, e per due volte rigettano i ricorsi dei lavoratori esternalizzati. Di fatto, una brutta sorpresa elevata al cubo. Ma non finisce qui. Come si è scritto all’inizio, lo scopo di tutto è liberarsi delle eccedenze di personale. Telecom Italia cede il ramo e chi lo riceve, dopo un po’ licenzia. Senza clamore, e soprattutto lontano dai riflettori che sono sempre puntati sul colosso italiano delle comunicazioni. Il 15 dicembre 2004 presso il Ministero del Lavoro viene firmato un accordo sindacale sulla mobilità di quota parte del personale ceduto da Telecom a Savarent Fleet Service (che nel frattempo è diventata Targa Fleet Management)(8). Due su tre dei firmatari (FISTel – Raffaella Di Rodi e UILCom – Giorgio Serao) sono gli stessi che hanno scritto al Ministro per protestare contro le sue dichiarazioni alla Camera dei Deputati due mesi prima.

C’è un proverbio catalano citato da Marco Travaglio che si presta alla perfezione a commentare quanto ho scritto: “Ci pisciano addosso e ci dicono che piove“; peccato che a farlo siano proprio quelli che dovrebbero preoccuparsi di procurare gli ombrelli.


Note
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Esternalizzazioni: Cosa si Nasconde Dietro le Strategie Telecom Italia per l’Information Technology

2 aprile, 2010 di  
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L’annunciata cessione del ramo IT Operations da parte di Telecom Italia comporterà la precarizzazione di 2150  posti di lavoro(1). Per comprendere la pericolosità dell’operazione è necessario fare un accenno ai risvolti di carattere legale, aziendale e sociale prodotti dalla politica di outsourcing attuata da Telecom Italia negli ultimi anni.

Dal 2000 ad 2006 Telecom Italia ha ceduto 15 rami d’azienda con circa 2700 lavoratori. Le attività esternalizzate sono riconducibili a svariate funzioni: gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare; fatturazione bollette telefoniche; gestione autoparco; amministrazione del personale; manutenzione hardware e software; gestione logistica; gestione delle polizze sinistri; gestione protocollo, posta ed archivi cartacei; manutenzioni e servizi ambientali; gestione servizi di sicurezza; gestione servizi radiomarittimi.

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Note
  1. in realtà circa 3000, comprendendo i lavoratori già attualmente in SSC N.d.R. []
Fine delle Note

Risultati Elezioni: Poche Chiacchiere, Chi ha Vinto e Chi ha Perso Veramente

Abbiamo passato anni a guardarli litigare in televisione, prendersi a pugni in parlamento, usare le loro cariche per sistemare parenti, amici, zoccole e puttani. Ci siamo deliziati ad infilarci nelle loro storie di droga, di prostituzione, di malaffare, di vizio. Ci siamo indignati nel vederli trattare camera, senato e commissioni come una specie di ufficio legale privato al quale delegare la cura dei propri interessi. Li abbiamo considerati come dei personaggi di reality le cui storie si dipanavano aldilà del vetro dello schermo della televisione: lontane, effimere, estranee, vagamente inverosimili.

Giulio Andreotti: Senatore a vita, 70 anni di potere ininterrotto in Italia. Ha vinto le regionali

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E l’Orchestrina Suona

17 marzo, 2010 di  
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Mentre il paese affonda dopo essersi spaccato in due su un iceberg gigantesco, mentre la gente affoga perché non riesce a guadagnarsi la vita né col lavoro dipendente né con l’imprenditoria, mentre il fisco strozza chiunque riesca a beccare e se non becca, presume, mentre negli ospedali iniziano a mancare disinfettanti, ovatta e bende, mentre le fabbriche chiudono o si trasferiscono all’estero, mentre le macchine della polizia restano ferme perché non hanno benzina, mentre la gente si suicida(1) perché non sa più che fare, sul ponte del Titanic che sfoggia la bandiera tricolore l’orchestrina continua a suonare e i passeggeri di prima classe ballano e discutono di liste, ispezioni(2), talk show(3), telefonate tra padroni e servi(4)e di parole politicamente corrette(5).
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Note
  1. uno e due []
  2. vedi []
  3. vedi []
  4. vedi []
  5. incredibile []
Fine delle Note

Provvedimenti Anticrisi: il Processo Breve.

Tutti si lamentano del processo breve ma si tratta di persone non lungimiranti ed antiberlusconiane per partito preso. Io ho studiato bene le eventuali conseguenze del provvedimento che il PDL intende far approvare dai due rami del Parlamento e sono giunto alla conclusione che le norme sul processo breve sono a tutti gli effetti la vera soluzione anticrisi che risolleverà l’Italia dai suoi guai. Io ad esempio ho già pensato a come rilanciare la mia attività imprenditoriale sul web ed intendo condividere con voi il mio business plan.

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Non c’ero e se c’ero Dormivo

18 novembre, 2008 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Cronache Italiane, Informazione

Yogurt acido

Eccone un altro. I primi a non sapere furono i politici che pagavano tangenti ad Enimont attraverso Sergio Cusani, ed infatti a pagare un conto pesante con la giustizia fu quasi esclusivamente l’ex finanziere braccio destro di Gardini. Poi venne Silvio Berlusconi che mai si accorse degli strani movimenti di denaro che avvenivano sui suoi conti correnti, tutta colpa del Papà distratto e di Cesare Previti. Il papà purtroppo è deceduto, mentre Previti è stato condannato, però non sta in galera bensì a casa sua avendo usufruito dei benefici concessi dalla ex Cirielli a tutti i condannati che hanno superato i 70 anni di età. Poi è toccato al povero Tronky, il quale poveretto non sospettava minimamente che tra i dipendenti della Telecom ci fossero spioni che ascoltavano le conversazioni altrui su mandato di chissà chi, tutta colpa di Pio Pompa. Infine è stata la volta dei vertici della Polizia e delle istituzioni, che durante la mattanza alla Diaz stavano giocando a tressette col morto e quindi non si erano accorti di ciò che stavano combinando i loro sottoposti; assolti gli inconsapevoli vertici, condannati i poliziotti degeneri.
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Arrakis: Morire per Vivere

20 giugno, 2008 di  
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Quando una persona che ha subito una laringectomia dimostra la forza e la disponibilità necessarie ad esporsi davanti a una telecamera che trasmette al pubblico di internet, e di parlare per oltre due ore, io credo sia il caso di stare ad ascoltare. L’iniziativa riguardante il video Arrakis mi è giunta per caso, tramite passaparola (Ringrazio Elena per la segnalazione).

Arrakis è un video molto duro che lascia il segno, come le parole che lo accompagnano. Sono immagini forti: si vedono macchinari fuori uso e capannoni abbandonati. Una durissima ed eloquente metafora per gli esseri umani che hanno speso lì dentro la vita, a guadagnarsi il pane.

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La Rivoluzione Digitale

Nel 1954, quando l’energia nucleare era ancora ai suoi inizi, Lewis Strauss, allora Presidente della Commissione per l’Energia Atomica, affermò che il mondo stava per entrare in un’epoca in cui la produzione di energia elettrica sarebbe stata “too cheap to meter”, ovvero così a buon mercato che non sarebbe nemmeno valsa la pena farla pagare agli utenti. A quel tempo la costruzione di reattori nucleari era in grande espansione ed il momento di entusiasmo aveva spinto Lewis Strauss a rilasciare una dichiarazione che, alla fine, risultò un po’ troppo avventata.

Ma cosa sarebbe successo se l’energia elettrica fosse diventata davvero così diffusa e così economica da risultare virtualmente gratuita per tutta la popolazione?
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La Strage Silenziosa dei Lavoratori Cinesi

Vivere gomito a gomito con la morte. Salutare la propria famiglia al mattino e trascorrere la giornata nel terrore di non riuscire a tornare a casa con le proprie gambe. E’ questa la realtà con cui sono costretti a fare i conti ogni giorno i lavoratori della Repubblica Popolare Cinese, un Paese in cui termini come “sicurezza sul lavoro”, purtroppo, non rientrano ancora nel vocabolario di uso comune.

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