Riproponiamo uno dei pezzi più belli che abbiamo avuto modo di leggere sugli aspetti deteriori della flessibilità nel mondo del lavoro giovanile. Ancora un grazie a settantasette che se riuscisse a scrivere di più, aiuterebbe tutti noi ad essere migliori.
(favoletta moderna, assolutamente vera, sullo sfruttamento del lavoro precario)
C’era una volta…
… anzi, c’è anche adesso, una ragazza magrolina e piuttosto timida, che vive in una piccola città del Nord-Est. La signorina in questione, che chiameremo Cenerentola, sta finendo i suoi studi universitari. Si mantiene da sola, come è giusto quando si cominciano ad avere 25-26 anni, con mille lavoretti da incastrare tra una lezione e un esame. Diverso tempo fa, però, sembrava che ci fosse stata una svolta: l’occasione di collaborare, pagata poco ma pagata, con uno studio professionale la cui attività è la medesima del corso di studi che sta ultimando. Bello: praticamente uno stage remunerato. Co.co.pro., ovviamente, ma un contratto è sempre un contratto. E poi la possibilità di fare curriculum nello stesso settore dei suoi studi. Cenerentola era decisamente contenta.


Estate: tempo di sole, di riposo, di autostrade ingolfate, di parossismo delle stragi del sabato sera, di uccelli canterini ad ogni goccia di verde, d’incendi malandrini, e la goccia si perde.









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