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Lo Spettro dell’Articolo 18

E’ notizia di ieri che il Presidente della Repubblica, insieme al “nucleo di valutazione” che lo assiste, starebbe seriamente pensando di rimandare alle camere il ddl 1167-b, approvato in via definitiva e in attesa della firma del capo dello stato per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

[...]questa legge, che il Capo dello Stato ha già visionato sommariamente, suscita in lui forti perplessità. La sta esaminando insieme al “nucleo di valutazione” del Colle, formato da Salvatore Sechi, Donato Marra e Loris D’Ambrosio. Non ha ancora preso una decisione definitiva. Ma, allo stato attuale, sembra intenzionato a non firmare la legge. E a rinviarla al Parlamento con messaggio motivato, per una nuova deliberazione. Secondo i poteri che gli assegna l’articolo 74 della Costituzione e che può attivare anche per provvedimenti non necessariamente inficiati da “vizi palesi” di legittimità costituzionale.[...](1)

L’argomento, almeno per questo sito, è vecchio. Lo abbiamo affrontato qualche mese fa e, più recentemente, abbiamo evidenziato l’insipienza dell’informazione “ufficiale” italiana che si è interessata concretamente del problema solo il giorno precedente l’approvazione definitiva della legge.

In un’economia sana, trasparente, nella quale il perseguimento del profitto avviene in maniera lungimirante facendo attenzione a non deteriorare il tessuto sociale sul quale si innesta la produzione di beni e servizi, queste parole:

Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro.

il famoso incipit dell’articolo 18(2), suonano come un’ottusa intromissione statalista in un sistema che dovrebbe già prevedere dei meccanismi autogeni di auto regolamentazione. Che significa, infatti, licenziamento per “giusta causa”? Se ho più lavoro, assumo, se ho meno lavoro licenzio, se uno mi è simpatico me lo tengo, se uno mi sta sulle balle lo licenzio. Ecco una lista di giuste cause. E chi viene licenziato, trova un altro lavoro o si mette in proprio a fare l’imprenditore. L’articolo 18 è superfluo.
Questo, ovviamente, in un’economia sana, trasparente, nella quale il perseguimento del profitto avviene in maniera lungimirante facendo attenzione a non deteriorare il tessuto sociale sul quale si innesta la produzione di beni e servizi.

Quello sul quale occorre mettersi d’accordo è se la nostra, quella italiana, sia un’economia sana, trasparente, nella quale il perseguimento del profitto avviene in maniera lungimirante facendo attenzione a non deteriorare il tessuto sociale sul quale si innesta la produzione di beni e servizi.

Non scrivo da un po’ perché questo è un momento un po’ difficile per la nostra famiglia. La società per cui lavoriamo ha aperto la procedura di licenziamento per 1192 su 1880 e gli animi non sono dei più sereni. Il 22 ottobre mentre aspettavamo ancora di ricevere lo stipendio di agosto (mai arrivato) abbiamo ricevuto invece la lettera di licenziamento. Così per risposta il 28 la sede di Roma è stata occupata così come quella di Pregnana Milanese (Milano) dal 3 novembre.
Si è cercato di arrivare all’attenzione delle istituzioni e dei media con tanta fatica perché mantenere un presidio attivo non è semplice. I primi giorni quasi nulla: Anno Zero ci ha nominato nel mucchio delle aziende in crisi, Ballarò ha filmato due ore il presidio e ha mandato 5 minuti di servizio affogato in un contesto che non è del tutto la nostra realtà. (Noi siamo vittima soprattutto di una cattiva gestione. E non voglio aggiungere altro, ndr). Poi l’occupazione di Milano ci ha portato sul TG3 nazionale. Poi tutto tace.
Ma ecco improvvisamente la botta di fortuna (nella sfortuna): all’ex AD gli parte la brocca e viene a fare un raid all’alba per stanarci dalla SUA sede.
E così siamo su tutti i giornali e in tutti i TG almeno per un paio di giorni.
Ora c’è un continuo pellegrinaggio di giornalisti che scattano, riprendono, intervistano. Sembra quasi un pellegrinaggio (dice una mia collega). Forse anche loro aspettano un miracolo. Come noi. Che continuiamo ad aspettare che venga aperto un tavolo alla Presidenza del Consiglio. Che continuiamo ad aspettare i nostri stipendi.
E intanto continuiamo a gestire questa crisi all’interno delle nostre famiglie. Che sono quelle che rischiano di più, perché si rischia di far ricadere sui familiari le tensioni accumulate.
Edoardo è troppo piccolo per comprendere totalmente i motivi della protesta ma glielo abbiamo spiegato lo stesso. Così quando il fine settimana andiamo insieme al presidio lui in macchina canticchia: «vogliamo i soldini, vogliamo i soldini. Per comprare il gelato …. al cioccolato». Beata ingenuità.(3)

Io credo che si possa concordare abbastanza tranquillamente che la nostra non sia un’economia sana e piripin piripan.

Il paese è in aperta recessione. I nuovi investimenti, se ci sono, vengono attivati in nazioni dove il rapporto tra infrastrutture disponibili e costi sono molto favorevoli all’investitore. Oggi, se una persona perde il lavoro, che sia per giusta causa o no, non ne trova un altro. Statisticamente il dato è praticamente nullo. Fare gli imprenditori, dopo venti anni di lavoro dipendente, è già difficile. Mettersi in competizione con quelli che hanno la produzione in Slovenia, poi, è impossibile.

Certo, si può puntare sull’innovazione e sulla qualità, ma su quante idee rivoluzionarie si può contare al giorno e per quanti produttori di finissimo olio d’oliva premuto a mano c’è spazio?

Inoltre, da tempo, l’uso e l’abuso delle opportunità incontrollate offerte dalla legge Biagi che regolamenta non solo il lavoro flessibile (o precario), ma anche le procedure di esternalizzazione e cessione di ramo d’azienda, hanno offerto una serie di strumenti indiretti, a volte ai limiti della legalità formale, ma perfettamente efficienti per liberarsi di forza lavoro con contratto a tempo indeterminato e sostituirla con servizi erogati da società che impiegano personale “flessibile”.

Il meccanismo è semplice. Si individua un ramo d’azienda sul quale intervenire. Lo si cede ad una società esterna, a volte creata ad hoc e, poco dopo, questa società inizia a dichiarare esuberi, a utilizzare ammortizzatori sociali, licenziare o, come nel caso di Agile-Eutelia, finisce col fallire, privando il personale anche del trattamento di fine rapporto che va a finire nelle insolvenze della società fallita. Nel frattempo, la società cedente inizia ad approvvigionarsi dei servizi del ramo ceduto da una società esterna che, utilizzando manodopera sottopagata, può tenere i costi molto più bassi.

Probabilmente il meccanismo è più complesso ed articolato di quanto descritto, ma in linea di massima funziona così.
Quello che sta avvenendo è che oltre che a spostare altrove la produzione, il nostro paese importa globalizzazione applicando sul proprio suolo condizioni di retribuzione che avrebbero il loro senso in zone più depresse del pianeta.

La difesa dell’articolo 18 è inutile, perché l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori è stato aggirato da tempo e quello che rappresentava è morto e sepolto. Requiescat in pace. Il lavoro dipendente in Italia è una falsa promessa alla quale non credere più.

In fondo, è tutto lecito. Secondo alcuni, il fine del capitalismo è il profitto. Quello che c’è da chiedersi e se il profitto vada perseguito a qualsiasi costo. Deteriorare in questo modo il tessuto sociale della nostra nazione è miope. Continuando così, l’Italia rischia di trasformarsi in un deserto dove nessuno potrà permettersi di acquistare le merci prodotte all’estero e dove di servizi non ci sarà più necessità perché la sopravvivenza diventerà l’obiettivo primario.

Una nazione è una specie di campo dove chi produce svolge il ruolo di contadino. Si può rinunciare al massimo profitto, magari alternando le colture, per fare in modo che il terreno si mantenga vivo e produca a lungo. Un altro sistema è quello di applicare una coltura intensiva molto redditizia sfruttando la terra fino a renderla secca, salvo poi spostarsi altrove e cominciare daccapo con un terreno vergine.

Ho paura che sia quello che sta accadendo. Siete d’accordo? Sarebbe interessante saperlo, anche se ho paura che non serva a nulla.

Note
  1. La Repubblica 15 marzo 2010 []
  2. vedi il testo integrale qui []
  3. da Il Pazzo e la Santa []
Fine delle Note

Oltre il Muro

Non so molto della storia del muro di Berlino. Non ho avuto l’occasione di trovarmi da quelle parti prima che fosse abbattuto e confesso che il fatto che il 9 novembre prossimo si celebri il ventennale del suo abbattimento mi lascia del tutto indifferente.
E’ vero, la caduta del muro di Berlino è un fatto storico perché segna la fine di un epoca, ma quanto e, soprattutto, cosa è cambiato da allora?

muro

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Il Mal Sottile dell’Opposizione

5 giugno, 2009 di fma  
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Il potere politico non dovrebbe essere il fine, sebbene spesso lo sia, bensì il mezzo per realizzare un progetto di polis.
Secondo Platone la città ideale dovrebbe avere tre classi di cittadini e però a governarla dovrebbero essere i filosofi, che sono la proiezione della parte razionale dell’animo umano. Ai guerrieri e ai lavoratori si spiegherà che é per il loro bene e se ne faranno una ragione.

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Ognuno ha il Jacques Attali che si Merita

12 marzo, 2009 di ilBuonPeppe  
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L’altro ieri sul Corriere della sera è comparso un articolo interessante: parla del ministro Giulio Tremonti e della commissione che ha attivato in vista del G8 che si terrà alla Maddalena tra qualche mese. Una commissione che ha l’ingrato compito di avanzare proposte concrete per uscire dalla crisi in cui siamo precipitati.
Nel presentare la sua commissione, Tremonti ha detto: “Le presidenze fanno le proposte. In tempi normali, fanno proposte normali. A questa altezza di tempo, non possono limitarsi a proposte normali. Devono fare proposte di pari altezza. Lo impone lo spirito del tempo.“ A parte il fatto che non so cosa significhi l’espressione “altezza di tempo”, sono totalmente d’accordo con lui; non è tempo di mezze misure, ci vogliono soluzioni radicali.

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A Scatola Chiusa

13 febbraio, 2009 di Randomante  
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“Di notte la guarderai e ti sembrerà la cascata di plasma di Shining”
un uccello del malaugurio

Vorrei celebrare in questo post il trionfo dell’Uomo sulla Natura. In particolare, il trionfo dell’uomo sul coriaceo legname arboreo. O maestosa Quercia, o regale Baobab attorcigliato, o eterna Sequoia che tutto miri e tutto sai! E’ stato un vero piacere ritrovarvi in uno scatolone di cartone a parallelepipedo, finemente suddivisi in componenti della mia libreria BILLY targata IKEA.

La mia stanza ospita infatti da poco la prima libreria interamente fatta a mano della sua storia. E’ rossa in modo fulminante e indimenticabile, acquistata vincendo scetticismo e ostilità che mi serpeggiavano intorno correndo per frasi più o meno espresse come: “quel colore fa cacare”, “sapevo che un giorno ti sarebbe esploso il cervello”, “c’è la tua testa che è di legno, perché lo stiamo comprando qui?”.  Ma io no! Io non ho demorso, demorduto, demorsciuto! Insomma non mi sono arreso e, aprendo ufficialmente le ostilità con il buongusto, ho deciso di comprare proprio la BILLY rosso sangue di drago.
Anche se aveva solo 5 ripiani e io ne volevo 6.

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Storie d’Altri Tempi: il Golpe del 2009

Un sabato pomeriggio di quelli piovosi, quando la cosa migliore da fare è starsene tranquilli davanti al fuoco. Naturalmente con i nipoti da coccolare. C’è quello piccolo che è un portento: ha sì e no undici anni, ma ti tira fuori dei ragionamenti che ti lasciano senza parole per la loro maturità. E delle domande alla quali spesso non sai cosa rispondere.
“Sai nonno Peppe, oggi a scuola ci hanno parlato del colpo di stato.”
“Di quale colpo di stato?”
“No, no. Dei colpi di stato in generale. Poi però la professoressa ci ha fatto degli esempi, e c’è una cosa che non ho capito.”

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E’ Tremonti il Nuovo Leader (…Anche della Sinistra?)

Qualcuno sostiene che sia simpatico come può esserlo un riccio nelle mutande. Certo non a tutti piacciono  quei suoi modi da fighetto primo della classe, ma che Giulio Tremonti stia affinando le doti di grande leader mi pare indiscutibile. Quello che sorprende è che ogni giorno di più le mostri non solo operando con forte personalità nella gestione equilibrata di un momento drammatico per l’economia e la finanza mondiali, ma anche sfilando sotto il naso gli argomenti che dovrebbero essere propri dell’attuale opposizione.

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Fratelli d’Italia: Divide et impera

5 settembre, 2008 di Il Gobb  
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Avete mai fatto caso, in TV, che in qualsiasi programma aperto alle telefonate degli ascoltatori, la prima domanda è SEMPRE “da dove chiami?
A seconda della risposta, di solito, seguono diverse “battute” (metto le virgolette perché fanno ridere solo i pazienti del nosocomio per l’igiene mentale e gli elettori di Forza Italia) sulla regionalità del tapino teleascoltatore.

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Italia – La Quarta F: “Failure”

C’era una volta l’economia italiana. Ed insieme all’economia italiana era inevitabile non citare le “3 F” o meglio i tre mercati trainanti: FOOD, FASHION, FURNITURE: alimentari, abbigliamento, arredamento.

La nuova F è quella che ci rende decisamente meno orgogliosi del tanto osannato Made in Italy, ma è l’unica che riesce a descrivere in modo rapido e coerente la disastrosa inflazione al 3,8%: FAILURE. Failure come Fallimento, senza troppe perifrasi.

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La Spazzatura di Sinistra Puzza più di quella di Destra

12 giugno, 2008 di didychan  
Archiviato in Il Pianeta che Ride, Informazione

A proposito dell’articolo pubblicato ieri (La monnezza di Berlusconi non puzza), vorrei segnalare quello che sta succedendo ultimamente a Cagliari.
Dovete sapere che qualche tempo fa, la regione Sardegna ha fatto un accordo per ricevere alcuni dei rifiuti della Campania in modo da smaltirli.
A mio parere, un’iniziativa intelligente se la regione ha fatto bene i conti.
I sardi non la pensavano così.

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Coppa d’Africa

24 marzo, 2008 di yastaradio  
Archiviato in Oltre il Confine

Accra e dintorni, 25 dicembre – 6 gennaio.
La capitale del Ghana, squallida quanto basta, caotica e inquinata, è resa anche anonima alle cronache dal fatto che siamo in uno dei pochi paesi africani stabili e pacifici del golfo di Guinea, e quindi raramente se ne parla.
In passato la capitale era Kumasi, non sulla costa ma nel cuore del regno Ashanti, o meglio dell’oro; ancora oggi vi è un Re che è il proprietario delle terre dove sono ubicate le miniere d’oro estratto oggi, anche, dall’australiana Anglogold Ashanti; il grado di sviluppo e ricchezza offerto dal Re e dagli australiani è misurato dalle baraccopoli sorte per alloggiare le migliaia di minatori. Ma questa è un’altra storia…

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La Vera Rivoluzione è Quella Contro il Consumismo: Rifiuto Globale – Intervista a Davide Pelanda

Davide Pelanda, insegnante, scrittore, caporedattore di: Tempi di Fraternità. Lo incontro a Torino in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, “A Munnezza, ovvero la globalizzazione dei rifiuti” (Sensibili alle Foglie).

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La Globalizzazione Secondo DFC

Oggi tutti ne parlano, ma sappiamo veramente cos’è? La definizione di Wikipedia vi annoia? Proviamo con qualcosa di alternativo. Una magica lezione dell’accademia DFC.

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La Rivoluzione Digitale

Nel 1954, quando l’energia nucleare era ancora ai suoi inizi, Lewis Strauss, allora Presidente della Commissione per l’Energia Atomica, affermò che il mondo stava per entrare in un’epoca in cui la produzione di energia elettrica sarebbe stata “too cheap to meter”, ovvero così a buon mercato che non sarebbe nemmeno valsa la pena farla pagare agli utenti. A quel tempo la costruzione di reattori nucleari era in grande espansione ed il momento di entusiasmo aveva spinto Lewis Strauss a rilasciare una dichiarazione che, alla fine, risultò un po’ troppo avventata.

Ma cosa sarebbe successo se l’energia elettrica fosse diventata davvero così diffusa e così economica da risultare virtualmente gratuita per tutta la popolazione?
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“Amici per la pelle” Una Campagna per Combattere il Razzismo

2 febbraio, 2008 di Vincenzo A. Romano  
Archiviato in Oltre il Confine

RECENSIONI. Mi sono imbattuto e mi faccio premura di segnalarlo, in un eccellente lavoro fatto dalla Polizia di Stato, e anche in questo caso, dalla Questura di Nuoro già da tempo impegnata a lavorare per una società migliore, (ricordiamo una recente capillare campagna contro il fenomeno del “bullismo”) . L’argomento odierno -di cui mi occupo e che mi spinge a pubblicare almeno parte del lavoro-, è attualissimo : La mediazione culturale per combattere (mi sembra il verbo appropriato) ; il razzismo. Leggi il resto

Il Popolo della Munnezza

14 gennaio, 2008 di Grobo  
Archiviato in Caffè Amaro, Democrazia e Diritti

Napoli, una delle città più popolose del paese e, insieme a Roma, probabilmente una delle città italiane più conosciute all’estero, è in “emergenza rifiuti” da quindici anni. Periodicamente, il problema torna alla ribalta della stampa nazionale, si crea un nuovo commissario, si spazzano le strade e poi tutti se ne dimenticano di nuovo.

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Professione Informatica? Clicca a Cacchio, Qualcosa Succederà. Alla Peggio Facciamo Reboot

10 gennaio, 2008 di Johnny  
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, Il Lavoro degli Italiani

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Mi capita di leggere su Napolux un post amaro e allo stesso tempo divertente sulla sorte degli informatici costretti a fare assistenza ad amici, parenti, e conoscenti, rigorosamente gratis. Quel post mi ha dato uno spunto per fare una riflessione di carattere più generale sul mercato della consulenza informatica in Italia. E’ un mercato che un po’ conosco (anche se ormai sono sempre più lontano dall’ambiente), visto che diversi anni fa ho lavorato nel settore per qualche tempo subito dopo il diploma, prima di decidere – anche grazie a quell’esperienza – di prendere una strada completamente diversa.

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La Bussola Rotta dell’Occidente

18 ottobre, 2007 di Grobo  
Archiviato in Oltre il Confine

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Ci sono tre avvenimenti di questi giorni sui quali vorrei focalizzare la mia e la vostra attenzione. Sono tre avvenimenti slegati, ma hanno degli aspetti comuni di cui è utile discutere.

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Genova G8 2001: Inizia il Totalitarismo Italiano

Delle volte ho l’impressione che ognuno di noi non voglia vedere le cose nella loro essenza reale. Un tempo, quando facevo un altro lavoro, la chiamavo “sindrome di Babbo Natale” e la giustificavo pensando al fatto che non si riesce mai a superare completamente il trauma derivato dalla scoperta che Babbo Natale non esiste.

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