Marzo (2008)
Gemmeo il piano, così argentin le voci,
che tu avverti la fiducia in cuore,
e del futuro non di gioie avaro
già senti l’odore…
Ma vecchio è il quadro, e le adunche mani
di nere trame segno son foriero,
e vuoto è il nuovo, e cavo a chi è pensante
il cavaliero.
Silenzio, intorno: voci, solo sventate,
odi ogni sera dai telesalotti:
è un trito adescar di foglie fragili. E’ la campagna,
elettorale, dei morti.
Liberamente ispirato a
Le Occasioni Perdute e Ritrovate – Rileggere Pascoli
31 dicembre, 2007 di Daniela Tuscano
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E’ forse inevitabile collegare quest’autore all’infanzia. Alla mia, segnatamente. Non posso esimermene, poiché fu il secondo poeta che incontrai, dopo (quello della , non di “M’illumino/d’immenso”) e prima di , l’altra grande passione della mia gioventù. Nell’antologia – il “libro di lettura” – i versi di spiccavano dietro un’immagine di bimba attonita, dagli occhi nerissimi e curiosi, immersa in un verde lussureggiante.
