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Risparmi: Strategie di difesa in tempo di crisi. Intervista a “Il Grande Bluff”

24 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia

Proseguendo i miei incontri virtuali con i top blogger economici, sono lieta di presentarvi questa conversazione con Stefano Bassi, blogger de “Il Grande Bluff”, che ho iniziato a seguire da qualche tempo e che è sempre sulla notizia, anche attraverso il suo seguitissimo twitter. Si parla di crisi ovviamente, e soprattutto dei suoi effetti sui nostri risparmi e di come difendersene. Buona lettura.
Nel profilo che troviamo sul tuo blog “Il Grande Bluff” ti definisci un ex trader, attualmente top-blogger economico-finanziario-esistenzialista. Ci spieghi meglio il tuo percorso?

Ho fatto un po’ di tutto. Prima ho lavorato all’Università, ho fatto l’imprenditore informatico e web, poi ho fondato nel 2000 Borsarumors, diventata la seconda community italiana per utenti dopo finanzaonline, basata su un gruppo dei migliori traders italiani. Ho fatto il trader con successo per svariati anni e poi ho incominciato a fare il blogger e l’ho trasformato in un mestiere.
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Sincronicizzate gli orologi

20 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Quando ho letto, in uno di quegli impareggiabili post scritti con il complottista automatico da Paolo Franceschetti, che uno degli eventi televisivi che ho maggiormente amato, ovvero “X-Files”, non sarebbe stato altro che uno strumento della propaganda massonica finalizzata al compimento dell’odioso Nuovo Ordine Mondiale attraverso l’introduzione subliminale del volgo alla mitologia rosacrociana, non ho potuto fare a meno di sorridere. Ma si, perché il gioco di trovare coincidenze tra la realtà e le opere di fantasia attraverso il linguaggio simbolico può essere straordinario ed avere effetti misteriosi ed inquietanti solo per chi non sa quanto siano infiltranti, pervasive ed importune, con il loro venir fuori all’improvviso in ogni momento della nostra giornata ed in maniera assolutamente fisiologica, le coincidenze o manifestazioni di sincronicità, come ci ha insegnato il buon C. G. Jung. Ve lo dimostro con esempi pratici, se volete.
Come primer ci vuole un evento forte e siginificativo. Concentrandosi, ad esempio, sull’ultima sciagura italiana, quella della nave Concordia, ci si può sbizzarrire quasi all’infinito con le coincidenze, basta lasciarle fluire liberamente. Vado? Ok.
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Monti non è Bruce Willis e non siamo ad Armageddon

Su segnalazione di Massimo Marino, riceviamo e pubblichiamo questo pezzo di Giovanni Chiambretto del Gruppo delle Cinque Terre (Lombardia)

Per quanto si voglia riproporcelo, il film italiano che si sta svolgendo non è Armageddon, Monti non è Harry (Bruce Willis ), e nessun meteorite sta per distruggere l’Italia. Monti con il suo equipaggio di funzionari non è neanche Ciampi. Quello era un uomo delle istituzioni, nel ’43 ufficiale dell’esercito, poi passato alla Resistenza; preparato, ma con una sensibilità istituzionale ed una cultura che non è quella di Monti.
Monti è uomo dei poteri forti, consulente di Goldman Sachs (come Draghi), membro del gruppo di Bildelberg, di recente collaboratore di Barroso alla Commissione Europea, rettore dell’università della Confindustria e tant’altro.

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Misure impressionanti? Ma chi ti credi di essere, Rocco Siffredi?

7 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Aumento dell’IVA, reintroduzione dell’ICI, tagli alle pensioni, aumento delle accise, riduzione del numero dei consiglieri provinciali, defiscalizzazione degli utili reinvestiti, tassazione dei capitali rientrati in Italia, aumento delle addizionali IRPEF regionali, imposta di bollo sui titoli, sostegno alla ricapitalizzazione delle imprese, promessa di accorpare gli istituti previdenziali.
Davvero delle idee originali, non c’è che dire. Eppure mi sembrano cose già sentite: non sarà che per caso erano anche nell’ultima manovra di Berlusconi? E in quella precedente? E in quella precedente ancora? E in ogni cazzo di manovra che si fa in Italia da decenni a questa parte?
Già. Magari con nomi e modalità diverse, ma la sostanza è la stessa di sempre. E allora qualcuno mi deve spiegare perché, per fare la solita manovra, c’è stato bisogno di un colpo di stato. Perché dobbiamo sorbirci un governo illegittimo per avere sempre le stesse ricette?
Sto esagerando? Può darsi. In effetti qualcosa di nuovo c’è, anche se non nei contenuti.

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Rivisto e corretto, atto 2 – S&P’s, a rischio le 6 triple A

Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.

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La notizia è questa:

S&P’s, sotto osservazione 15 Paesi di Eurolandia. A rischio le 6 triple A, comprese Germania e Francia

L’agenzia internazionale Standard & Poor’s mette sotto osservazione i rating di 15 Paesi di Eurolandia. A rischio downgrade anche le triple A di Germania e Francia, oltre a quelle di Olanda, Lussemburgo, Austria e Finlandia (in sostanza tutte le 6 triple A dell’area euro). Il rating dell’Italia è di nuovo nel mirino dell’agenzia americana e anche il giudizio sul Belgio potrebbe subire un taglio di un gradino. Confermato l’outlook negativo su Cipro mentre viene esclusa una revisione la Grecia. S&P’s cita cinque fattori di rischio tra cui quello di «recessione economica» nel 2012 e conclude che l’esame verrà concluso «il prima possibile», dopo il summit europeo dell’8-9 dicembre.

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Manovra e Spread: Repubblica e Corriere ci Fregano

5 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione

In questo momento, ore 21.32 del 5 dicembre 2011, Il Corriere della Sera on Line e La Repubblica on Line stanno mettendo in atto una gigantesca manovra sincronizzata di disinformazione verso voi popolo bue pronti a trangugiare tutta la cacca che viene trasmessa in TV o on line. Ecco i due vergognosi titoloni a tutta pagina:

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Europa in Marcia a Sovranità limitata

2 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Quello che penso del governo Monti e di come è nato l’ho già detto e ad oggi non vedo motivi per rivedere la mia posizione: il precedente governo era la cosa più indecente e vergognosa che potessimo immaginare, ma quello attuale è un governo illegittimo costruito con un colpo di stato. Come se la cosa non fosse già abbastanza grave così, i partiti italiani presenti in Parlamento (con la sola eccezione della Lega a caccia di un recupero di consensi) hanno fatto ponti d’oro a questa operazione, spacciandola per un alto senso di responsabilità da parte loro, necessario per il bene dell’Italia.
Cazzate!
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La Germania sta Ristampando Marchi? Una Bufala

Grazie ad una segnalazione del nostro collaboratore Emanuele

L’indiscrezione, piuttosto clamorosa, incomincia a diffondersi in rete sempre più velocemente e nasce da un editoriale del 14 novembre del segretario del Nuovo PSI, on. Lucio Barani.

Una notizia clamorosa e nello stesso tempo molto preoccupante, aleggia nelle ultime ore. Da ieri si è letto, infatti, su fonti aperte, che la Cancelliera tedesca ha avviato uno studio sulle “conseguenze dell’uscita di alcuni Paesi, Germania compresa, dall’Eurozona”. Fonti di intelligence internazionali sembrerebbero invece avere notizia che la Germania, su incarico della Banca tedesca e del ministero dell’Economia, avrebbe avviato alacremente la stampa di nuovi marchi. Ad occuparsi della tiratura del vecchio conio sarebbe una società tedesca di stanza in Svizzera. La mossa potrebbe rappresentare nuove munizioni per condurre la guerra commerciale che è in corso nel mondo senza i problemi e le angosce che provengono dagli squilibri finanziari che caratterizzano i paesi che si affacciano sul mediterraneo. continua su Socialistalab.it

Oggi, AffariItaliani.it, rimbalza ulteriormente la notizia presentandola in termini molto simili a quelli esposti da Barani:

Il piano B sarebbe quello dell’immediato ritorno al marco tanto che Berlino si sarebbe in gran segreto portata avanti, tornando a stampare la vecchia moneta con l’aquila teutonica in Ticino, in due tipografie, una delle quali già stampa anche rubli russi e dong vietnamiti. La scelta della Svizzera sarebbe dettata dal fatto che, stando ai trattati istitutivi dell’Unione Monetaria (Uem), i Paesi che aderiscono all’euro non possono tornare a battere il vecchio conio.

Per ora, si tratta soltanto di un’indiscrezione che se confermata, però, getterebbe i mercati finanziari nel panico più totale. Intanto le voci sono giunte anche a Strasburgo dove Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega Nord ha presentato un’interrogazione urgente alla Commissione “affinché sia fatta chiarezza al più presto sull’argomento”.

“Il fallimento dell’euro è ormai sotto gli occhi di tutti, e la cosa che stupisce di più è che un Paese come la Germania, vero pilastro della moneta unica, stia già pensando di scaricare l’Unione Europea. Secondo economisti e addetti ai lavori, infatti, Berlino avrebbe già incaricato due aziende svizzere di stampare marchi in quantità consistenti”, ha aggiunto la Bizzotto. continua su affariitaliani.it

Alle due precedenti “rivelazioni” si aggiunge un’ulteriore notizia proveniente da Mario Borghezio, parlamentare europeo in quota Lega Nord

“So che un ente collegato al ministero della Difesa tedesco, in ordine a un piano ‘B’ sul probabile crollo dell’euro, sta predisponendo la stampigliatura con inchiostro indelebile sulla nuova produzione della moneta unica con la scritta euro-tedesco. In realtà si tratta di un ritorno al vecchio marco. L’euro-tedesco sarebbe l’unico accettato in Germania e servirebbe a garantire la genuinità tedesca”. Lo rivela ad Affaritaliani.it l’eurodeputato della Lega Nord Mario Borghezio

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Default Italia? Se Soffri d’Ansia non Leggere Questo Post

Molti di noi pensano di cavarsela con l’ICI, l’aumento dell’IVA e chi ha la fortuna di dichiarare più di 300.000, con una patrimoniale leggera che detta così sembra una specie di piatto vegetariano che si digerisce in fretta e fa pure andare di corpo. In realtà, le ipotesi che circolano negli gli ambienti specializzati sono ben altre.

I problemi sono piazzare il debito italiano e, soprattutto, internalizzarlo, cioè spostarne l’asse sul territorio nazionale invece che sugli investitori esteri.

Cerchiamo di capire prima di tutto perché conviene nazionalizzare il debito. Un primo motivo è l’eventuale uscita dall’euro o il ritorno generalizzato alle valute nazionali. Che sia un’opzione possibile non lo dicono i complottisti o Alessio Rastani, ma le maggiori banche internazionali che, secondo il New York Times, stanno già effettuando esercitazioni in proposito.

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Attenti al paese di Sorcaverde e Bisciondoro

Quanti processi ha in corso Mario Monti? Nessuno. Quanto tempo si perderà in Parlamento, mentre la paziente Italia si aggrava, per cercare di far evitare al Premier i processi e la galera? Nemmeno un minuto. Questo è già un motivo per rallegrarsi del cambio di governo, anche se i troppo depressi italiani, dolenti per la dipartita del nanerottolo bunga bunga, non riescono a consolarsene in alcun modo.

§ Intermezzo §  - I commenti dei lettori de “il Giornale” al nuovo governo Monti:
“OSCENO mettere un banchiere ministro dello sviluppo!!! Conflitto di interessi mostruoso! Silvio guarda cosa fanno questi!!!! Ritorna tu a governarci con braccio mite e giusto! Tu sei l’eletto del popolo non questa gente di bassa lega e moralità discutibile! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio!”

Tra lauree, attestati, master, onorificenze, medaglie, coccarde e premi, dieci piani di curricula e dottorati, il nuovo esecutivo sembra la società dei capoccioni, il governo dei Secchioni. Senza Pupe, ovviamente.
Nel governo Monti, il più borghese degli ultimi 150 anni ed anche il meno italiano, non potevano che esserci manager, banchieri, professoroni coi controcazzi accademici, avvocati femmina, perfino un ammiraglio. Che, per questo Titanic in procinto di affondare, è una scelta quasi scontata ed un poco ironica. Non capisco lo sconcerto per “l’ammiraglio della NATO!” al governo. Noi siamo nella NATO, volenti o nolenti. I padani non so. Si trovi un DeGaulle in grado di farcene uscire, magari.

Benvenuti nella Terra Promessa

Eretz Yisrael.
Ora che secondo le oscure leggi della Qabbaláh siamo infine giunti alla fine del conto alla rovescia che lungo un percorso di sofferenza ed inquietudine ci ha condotto, dopo oltre tre mesi, a pervenire alle fatidiche 11.11 dell’11 novembre 2011, rendiamo lode a YHVH per la sua munificenza.

Quello che ci chiediamo ora è: tutto è finito? Stasera possiamo andare a mangiare la pizza e lasciare pure un euro di mancia? E’ ancora necessario portare i propri soldi in Svizzera?
Sono domande serie, impegnative, che meritano una risposta.
Facciamo il botta e risposta che, dopo che mi hanno detto che scrivo in maniera incomprensibile, mi è venuta la congiuntivite, nel senso che ogni volta che uso un congiuntivo ho un senso di colpa.

Hai veramente creduto che l’Italia potesse andare in default?
Sì, l’ho creduto. Ora la possibilità si è oggettivamente ridotta. Comunque, ho pensato che fosse mio dovere alzare al massimo i toni per accelerare una risoluzione politica che ritenevo necessaria a prescindere dalle considerazioni economico/finanziare. Qualche anno fa lanciavamo la campagna “Invadeteci”, alla fine ci hanno invaso per davvero (cfr. Dave) anche grazie al casino che abbiamo fatto noi (microscopico, ma c’è stato. In tre mesi abbiamo allarmato oltre 300.000 persone). Non mi dispiace

Monti è la Soluzione?
Per la questione economica finanziaria secondo me sì. Per quella politica dico pubblicamente quello che avevo anticipato ad un’amica. Avrei preferito un colpo di stato militare che creasse una discontinuità vera e che rimuovesse totalmente la classe dirigente attuale, magari con una decina di voli sul Tirreno a payload variabile. Questa è, secondo me, una situazione da amputazione. Monti non è nemmeno un antibiotico, è solo un antiinfiammatorio, una specie di Tachipirina. La febbre si abbassa, ma l’infezione resta. Ora lasciano spazio a Monti, l’anno prossimo sono di nuovo tutti qui. Ma per certe cose ci vogliono persone con le palle. I nostri colonnelli non fanno golpe, vanno in TV a fare le previsione del tempo. A ciascuno il suo.

Ora siamo tranquilli?
Direi di sì. Nel senso che i conti verranno messi a posto. A meno di scatafasci politici, andrà tutto a posto. Quello che sfugge alla maggior parte di noi è che a pagare toccherà sempre e comunque agli stessi. Scordatevi la lotta all’evasione, la riduzione dei costi della politica, l’abolizione delle province. Le paroline magiche saranno: tasse, imposte, una tantum, patrimoniali, diminuzione dei dipendenti pubblici, riduzioni della spesa sanitaria, riduzioni della spesa per i servizi sociali, snellimento delle procedure di licenziamento, riforme delle pensioni, riduzione del reddito reale. L’Italia non farà default, noi sì. Ma questo l’ho scritto tre mesi fa, un giorno dopo aver lanciato il count down. Noi psicotici abbiamo una linea diretta con Dio che, di tanto in tanto, ci apre una finestra sul futuro. I nostri cari amici evasori, politici e confindustriali ce lo ficcheranno in culo per l’ennepiunesima volta, ma questo è l’ultimo dei mali. In fondo, ormai fa male solo un pochetto e ho il sospetto che ci inizi a piacere.
Detto questo, decidete voi se stasera si fa la pizza e se conviene portare i soldi in Svizzera.

Quello che ho notato è che da un paio di giorni Repubblica fa il verso a Mentecritica(1) profetizzando l’Apocalisse. Vi allego, per intero, un articolo di ieri. Sembra scritto apposta per farci sospirare di sollievo quando Monti ci ficcherà nel culo l‘uccello di fiamma.

Comunque, se c’erano altre soluzioni le abbiamo bruciate con i venti anni di vacanza dell’intelletto che ci siamo concessi. Se uno è una merda, bisogna trattarlo da merda.

Secondo me il peggio inizia adesso, ma io non faccio testo. Sono malato.

ROMA – Mettiamo che sono già i primi giorni di dicembre e voi uscite di casa per cominciare a comprare i regali di Natale. Vi fermate ad un bancomat per rimpinguare il portafoglio, infilata la carta, ma non succede niente: il prelievo non è disponibile. Provate ad un secondo Bancomat, ad un terzo, ma è dovunque la stessa storia. Nel negozio, il titolare declina cortesemente di accettare la vostra carta di credito e chiede euro contanti. Che succede? Un black-out elettronico? No. Succede che, mentre voi non eravate attenti, l’Italia ha dichiarato default, è uscita dall’euro e sul paese è sceso un black-out non elettronico, ma finanziario.

L’ipotesi è ancora remota. Esiste ancora la possibilità di fermare il collasso del debito pubblico italiano, riguadagnando credibilità presso gli investitori e/o salutando l’arrivo del Settimo Cavalleggeri, sotto forma di Bce o Fmi. Ma, se la traiettoria dei mercati resta quella disegnata in queste ultime ore, quell’ipotesi rischia di materializzarsi. Si chiama, comunque, bancarotta, ed è, in ogni caso, una sciagura, ma può assumere forme diverse: bancarotta dolce (“orderly default”), bancarotta extra strong (“disorderly default”), bancarotta con il botto (l’uscita dall’euro).

La bancarotta dolce. E’ quanto è già stato previsto per la Grecia. Sostanzialmente, un concordato fallimentare. I creditori accettano un taglio al valore nominale dei titoli italiani e un tetto al relativo tasso di interesse. L’Italia alleggerirebbe il suo debito pubblico (ad esempio del 30 per cento), portandolo a livelli più vicini a quelli di paesi più virtuosi. Collocare nuove emissioni presso investitori già scottati, tuttavia, comporterebbe tassi di interesse relativamente alti. Per i risparmiatori, infatti (il 12 per cento dei titoli è in mano alle famiglie, un altro terzo lo detengono i fondi) il taglio sarebbe una pesante tosatura.

Ancora più gravi gli effetti macroeconomici. Le banche, italiane ed estere (gli istituti francesi e tedeschi hanno in pancia circa 150 miliardi di euro in titoli pubblici italiani) accuserebbero forti perdite di bilancio e avrebbero bisogno di aiuti per ricapitalizzarsi: in ogni caso, ridurrebbero il credito alla clientela, in un momento in cui l’Europa è già sull’orlo della recessione. E’ il temuto “credit crunch”

La bancarotta extrastrong. E’ il caso Argentina: il default selvaggio. L’Italia annuncia che non pagherà più i suoi debiti, togliendo dal tavolo quasi 2 mila miliardi di euro. Almeno per qualche anno, nessun investitore estero ci presterebbe più soldi. Tecnicamente, non è un problema gravissimo: lo Stato continuerebbe a funzionare. Al netto degli interessi, infatti, il nostro bilancio è quasi in pareggio. Ma gli effetti economici sarebbero devastanti. Il rischio di fuga dei capitali – già presente nello scenario “dolce” – diventerebbe immediato. Oltre allo Stato, anche le aziende italiane si vedrebbero chiudere l’accesso ai mercati. Ma, soprattutto, l’impatto sulle banche e sul sistema finanziario mondiale sarebbe enorme e il “credit crunch” una certezza.

La bancarotta con il botto. E’ quasi impossibile che un default selvaggio non comporti anche un’uscita dell’Italia dall’euro. Tecnicamente, è un incubo: bisognerebbe rivedere i trattati europei e rivotarli, stampare la nuova moneta, riprogrammare computer e bancomat con la nuova valuta. Ma, economicamente, è molto peggio: all’impatto del default selvaggio bisogna aggiungere nuovi elementi. La fuga di capitali diventerebbe una certezza, nel tentativo di spostare i propri euro all’estero, prima della conversione.

Agli sportelli delle banche, ci sarebbe l’assalto. Verrebbero varati stringenti controlli sui movimenti di capitali e, probabilmente, ci sarebbe anche un congelamento dei conti correnti bancari, come in Argentina. La nuova moneta sarebbe svalutata, rispetto all’estero. Questo rilancerebbe le esportazioni (escludendo ritorsioni commerciali da parte degli ex partner europei), ma l’Italia, uscendo dall’euro, uscirebbe anche dall’Unione europea e non potrebbe più usufruire dei vantaggi del mercato unico.

La svalutazione, d’altra parte, rende più competitive le esportazioni italiane, ma rende assai più care le importazioni, a cominciare dal petrolio. Il risultato sarebbe veder ripartire, di gran carriera, l’inflazione e la rincorsa prezzi-salari. Molto dipende dall’entità della svalutazione che, però, è difficilmente gestibile: per riguadagnare la competitività perduta, negli ultimi dieci anni, verso la Germania, all’Italia occorrerebbe un deprezzamento della moneta del 25%.

Ma il crollo della nuova lira, secondo gli analisti dell’Ubs, sarebbe inizialmente molto più alto, fino al 50-60%. Per questo, gli esperti della banca svizzera (che ipotizzano barriere commerciali nel resto d’Europa contro i prodotti italiani a costo stracciato) calcolano che il Pil italiano potrebbe inizialmente contrarsi anche del 40%. All’Ubs sono, probabilmente, troppo pessimisti, ma il punto è che l’introduzione della nuova lira sarebbe assai diversa dalle svalutazioni della vecchia, perché rimarrebbero valide le precedenti obbligazioni dell’euro.

I debiti fra italiani potrebbero essere ridenominati in un rapporto uno a uno (una nuova lira per un euro): chi ha un mutuo di 100 mila euro, si troverebbe con un mutuo di 100 mila nuove lire. Ma quelli esteri resterebbero in euro, da pagare con una moneta svalutata del 50-60 per cento.

Per una economia, come quella italiana, profondamente integrata in Europa, sarebbe un massacro: molte aziende, con incassi in lire e debiti in euro, finirebbero schiacciate e, a catena, dovrebbero chiudere.


Note
  1. L’endorsement di Repubblica per Monti assume toni da libro Cuore. Leggere per credere: L’immagine plastica di quello che sta accadendo l’hanno avuta i passeggeri del volo che ieri pomeriggio ha portato Monti da Milano (dove ha fatto scalo in arrivo da Berlino) a Roma. Quando alle 15.30 l’Az in arrivo dalla Capitale si avvicina al finger di Linate, una flottiglia di auto blu a sirene spiegate recupera un gruppetto di ministri di rientro dai palazzi romani. Dal finestrone del gate ad osservare la scena c’è proprio Mario Monti. Il neo senatore a vita è solo, seduto insieme agli atri viaggiatori che aspettano l’imbarco. In mano stringe un trolley e sulla spalla porta una sacca di tela blu: sopra c’è scritto “Eu Antitrust”, un ricordo dei dieci anni vissuti da commissario europeo a Bruxelles. Un altro viaggiatore che assiste alla scena lo avvicina: “Professore, ci salvi lei”. Poi Monti si imbarca, siede al posto 1C e si mette a leggere. Al suo arrivo a Roma lo prende in consegna una Lancia Thesis blu messa a disposizione del Quirinale. []
Fine delle Note

Default Italia: Portare i Risparmi all’Estero (subito e legalmente)!

9 novembre, 2011 di  
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Il timer dell’apocalisse
Sui conti dello Stato un fardello di 8 miliardi in più. L’Italia a tre settimane dal baratro. Così il volo dello spread ci affossa. Gli investitori scaricano i titoli di Stato perché costano il 15% in più
IL TIMER è partito. Se si segue la logica e l’esperienza degli ultimi due anni sui mercati, l’Italia non ha più di tre settimane per ricondurre il costo del suo debito a livelli più sostenibili. Si deve far scendere il tasso sui Btp decennali sotto il 6,50%.
Oppure, esattamente fra 15 giorni di contrattazioni, a partire da ieri, cioè il 25 novembre, l’Italia e l’Europa si troveranno di fronte alla scelta fra un piano di salvataggio di dimensioni gigantesche e la bancarotta del debito italiano, con l’apocalisse dell’euro. Ma il timer potrebbe essere anche più veloce: la spirale finale potrebbe cominciare ad avvitarsi già da venerdì prossimo, fra soli quattro giorni, quando le autorità che regolano i mercati potrebbero decidere un ulteriore rincaro del debito italiano, perché ritenuto troppo rischioso.
Né l’una né l’altra sono predizioni. Sono i calcoli ad occhio che fanno operatori ed analisti, sulla base di quanto è sinora avvenuto in questa crisi europea. In particolare, in Grecia, Irlanda e Portogallo, i tre paesi per cui è stato necessario un salvataggio europeo. In media, nei tre paesi, i titoli decennali sono stati trattati ad un tasso superiore al 5,5% per 43 giorni, prima di superare stabilmente la soglia del 6%. Poi, sono rimasti per altri 24 giorni sopra quota 6, prima di scavalcare, in modo continuativo, il 6,50%. Da qui, sono bastati 15 giorni di mercato per sfondare il 7%, largamente ritenuto un livello insostenibile.

Sembra di leggere MC vero? L’Apocalisse, lo Spread, il Timer. No, a dire il vero è Repubblica di ieri. Se vi interessa potete continuare a leggere l’articolo qui. Secondo me, però, non serve a un beneamato cazzo perché oramai sono tre mesi che ravano i coglioni ai lettori di MC con l’apocalisse, lo spread e il timer solo che io, a differenza di Maurizio Ricci, non becco quattrini da nessuno, posso dire quello che voglio, quando voglio e, soprattutto, non conto un cazzo.
Repubblica si è accorta del default quando è già avvenuto. benissimo. Come si dice, meglio tardi che mai.
Cari lettori disorientati che, magari per caso, vi ritrovate su questa pagina delirante, sappiate che avete avuto una botta di culo perché avete beccato un profeta che funziona, non quelle patacche col turbante che vi spacciano in tv. Io sono un profeta di sventura e, proprio per questo motivo, ho spesso ragione. A pensare che le cose possano andar male è più facile avere ragione. Capito il trucchetto? Bene. Provateci anche voi.

Ora, mentre a Roma fanno il balletto intorno al cadavere puzzolente gonfiandoci di chiacchiere, mentre loro mettono al riparo la roba, noi pensiamo ai cazzi nostri. Per chi vuole intendere, ho già scritto un’introduzione, dei consigli pratici dal punto di vista economico e un consiglione speciale.

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Default Italia: Proteggere Se Stessi e i Propri Risparmi (Seconda Parte)

Vedi la prima parte qui.
Poche chiacchiere, andiamo al sodo. Provo a ipotizzare il comportamento da tenere in vari casi. Ipotesi, ovviamente, non sono un economista, non sono un esperto. nel caso che mi riguarda, mi sono regolato esattamente come scriverò:
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La tragedia di un popolo ridicolo

26 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Quanto siamo ridicoli con la nostra spocchia, come se fossimo ancora nel Rinascimento con i Da Vinci e i Medici e non  fossimo diventati invece delle malecopie fatte in Cina degli italiani che fummo.
Quanto è ridicolo il mai-stato-bocciato Dead Premier Walking con il suo “spezzeremo le reni alla culona inchiavabile se la Grecia non fa prima il culo a noi”. La tragedia di un popolo ridicolo e del suo capocomico impazzito che fa chicchirichì sul proscenio sotto una pioggia di uova marce.
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Pensioni e Maggioranza: Non fatemi vedere il tricolore, che mi viene da ridere.

24 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Da qualche secolo a questa parte, i grandi condottieri italiani hanno la capacità di liquefarsi come neve al sole appena le contingenze li mettono seriamente alla prova. Non sono passati ancora 70 anni da quando l’intera classe dirigente italiana si è letteralmente dissolta di fronte alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, mentre le strutture di stato germanica e giapponese rimanevano intatte fino all’arrivo dei russi a Berlino e anche dopo due città distrutte da un bombardamento nucleare.

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Default Italia: Pensioni a 67 Anni? Altro che Countdown, Siamo già Falliti

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo nonostante non sia stato possibile reperire fonti per gran parte delle affermazioni che contiene. Riteniamo, comunque, che specialmente in funzione dell’ultimatum franco-germanico e dell’ipotesi di innalzamento a 67 anni dell’età pensionabile, offra degli spunti di riflessione interessanti. Inoltre, la situazione richiede una predisposizione molto elastica al cambio di prospettiva e, in quest’ottica, suggerimenti anche improbabili vanno valutati ed analizzati, se non altro come esercizio mentale.

Ovviamente, non forniamo alcun consiglio di investimento, ma ci limitiamo a riportare l’esperienza di un lettore come fatto di cronaca. L’unico consiglio che ci sentiamo di darvi è: nei giorni della mistificazione e della menzogna, non credere a nessuno, nemmeno a noi.

N.d.R.

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Default Italia, 18 Giorni al fallimento: l’Ultimatum di Francia e Germania Scade Mercoledì

23 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane

Dopo i messaggi a mezzo stampa sono arrivate le richieste faccia a faccia. Al summit europeo convocato per proteggere la zona euro da una ulteriore drammatizzazione della crisi dei debiti sovrani, l’Italia è infatti stata sollecitata da Francia e Germania a introdurre le riforme economiche necessarie per evitare uno scenario simile a quello della Grecia, sull’orlo di un default [...] entro mercoledì.
fonte

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