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Una Bomba Chiamata Unicredit

7 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione

Cento miliardi di capitalizzazione nel 2006, 7 miliardi nel 2011. Una perdita secca del 93%. Il 37% di perdita negli ultimi tre giorni. Per chi non ha ancora capito cosa significa, forse ci vuole un disegno, uno di quelli alla IKEA, universalmente adatto anche agli idioti. Unicredit è la bomba ad orologeria piazzata sotto il culo della repubblica italiana e, di conseguenza, nel ventre dell’Europa, di cui la nostra penisola rappresenta da tempi insospettabili la parte più molle e non solo dal punto di vista economico.

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Due BOT e via

29 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro

Come ci siamo ridotti male, cari italianos. Ho come la sensazione che ormai ci compriamo e ricompriamo il debito in una sorta di squallido autoerotismo finanziario. Forse uno degli interventi clou previsti per la crescita rischia di essere l’asportazione coatta delle ultime due costole degli investitori? La perversione del futuro è la scripofilia?
Il bello è che ci sottoponiamo volontariamente a queste squallide BOTtarelle frettolose ed ahimé inconcludenti, visto che dopo cinque minuti l’effetto benefico sullo spread è già svanito. Con il governo dei banchieri di Dyo che però, dopo le due BOT e via, fa: “Ehi, sei stato veramente un grande, mi hai fatto vedere le stelle”, come ti dicono le migliori puttane del regno.
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Default Italia: In attesa della Soluzione Zeta, Uscire con il piano B

Ve lo ricordate Gianni? Quello con gli occhiali e i capelli sempre pettinati. Stava in seconda fila al liceo che, diceva lui, in classe è la posizione migliore: non sei immediatamente sotto gli occhi dei professori e resti a debita distanza dal casino che fanno quelli delle ultime file. Non era un secchione ma riusciva sempre a rispondere; anche se, per dirla tutta, spesso faceva discorsi che c’entravano poco con la domanda. Però ai prof  andava bene comunque, che lui almeno partecipava.
Come? Non si chiamava Gianni? Magari nella vostra classe aveva un altro nome, però il soggetto avete capito qual è. Quello che studia poco ma riesce sempre bene, non raggiunge il massimo ma ci va vicino. E tutto questo grazie al solo fatto di saper parlare. In effetti faceva anche un po’ rabbia…
Ecco, Mario Monti mi ricorda Gianni. Uno che sa parlare, si presenta bene, fa colpo per lo stile. Poi magari se vai a guardare i suoi compiti non è che siano il massimo, però è uno che mostra di impegnarsi ed è capace di conquistare tutti.

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La Lezione di Piazza Tahrir

27 novembre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Piazza Tahrir (piazza della Liberazione) è tornata ad essere uno snodo cruciale della cosiddetta “primavera araba”.
Sembra chiaro che, nel protrarsi delle incertezze sul futuro politico dell’Egitto, non incidano (rectius: non incidano esclusivamente) le preoccupazioni dei militari (fino ad oggi un ceto assolutamente privilegiato anche per il grande prestigio di cui questa istituzione ha sempre goduto in quel Paese) per una deriva islamista o, comunque, per un mutamento dello status e del ruolo fino ad oggi ad essi riconosciuto.

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Attenti al paese di Sorcaverde e Bisciondoro

Quanti processi ha in corso Mario Monti? Nessuno. Quanto tempo si perderà in Parlamento, mentre la paziente Italia si aggrava, per cercare di far evitare al Premier i processi e la galera? Nemmeno un minuto. Questo è già un motivo per rallegrarsi del cambio di governo, anche se i troppo depressi italiani, dolenti per la dipartita del nanerottolo bunga bunga, non riescono a consolarsene in alcun modo.

§ Intermezzo §  - I commenti dei lettori de “il Giornale” al nuovo governo Monti:
“OSCENO mettere un banchiere ministro dello sviluppo!!! Conflitto di interessi mostruoso! Silvio guarda cosa fanno questi!!!! Ritorna tu a governarci con braccio mite e giusto! Tu sei l’eletto del popolo non questa gente di bassa lega e moralità discutibile! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio!”

Tra lauree, attestati, master, onorificenze, medaglie, coccarde e premi, dieci piani di curricula e dottorati, il nuovo esecutivo sembra la società dei capoccioni, il governo dei Secchioni. Senza Pupe, ovviamente.
Nel governo Monti, il più borghese degli ultimi 150 anni ed anche il meno italiano, non potevano che esserci manager, banchieri, professoroni coi controcazzi accademici, avvocati femmina, perfino un ammiraglio. Che, per questo Titanic in procinto di affondare, è una scelta quasi scontata ed un poco ironica. Non capisco lo sconcerto per “l’ammiraglio della NATO!” al governo. Noi siamo nella NATO, volenti o nolenti. I padani non so. Si trovi un DeGaulle in grado di farcene uscire, magari.

Full Monti

11 novembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

A B. deve essere arrivata finalmente con pacco celere la proposta che non  poteva rifiutare. Un segnale forte e chiaro tipo la sirena del porto quando c’è nebbia. Ok, sabato si dimette e il circo di Arcore leva le tende dopo diciassette anni di repliche, le ultime delle quali a platea vuota.
Se non lo facesse, perché “io non ho mai detto che mi sarei dimesso” o “sono stato frainteso” questa volta, secondo me, sarebbero per lui volatili assai amari, quasi come un tipo particolare di mandorle. Peccato che non sapremo mai quale password, incanto patronus o Expelliarmus avrà usato Napolitano – in qualità di messaggero alato –  per convincerlo.
Ora che il nome del successore è noto ormai anche ai tombini, so quale potrebbe essere la facile battuta: “Siamo in mutande e ci organizzano il Full Monti.”
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Gl’indignati: i buoni e i cattivi

Per quanto tempo ci trascineremo il dibattito sulle violenze della manifestazione del 15 ottobre? Credo ancora per molto, come di consuetudine fra politici e media italiani ogni qual volta riescono a confezionare un polpettone para-ideologico di nessuna utilità pratica, ma capace di distrarre opportunamente i cittadini dai problemi reali per spingerli a comportarsi come orgogliose e squallide tifoserie, che, per definizione, privilegiano le emozioni rispetto ai ragionamenti. Ma chi sono veramente gl’indignati? Cosa vogliono? Cosa propongono? In che si differenziano gli uni dagli altri?

Gl’indignati, buoni.

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Avete bisogno di una piattaforma?

Quello degli ‘indignados’ mi pare un movimento confuso, che avrebbe bisogno di una piattaforma seria. Ci vuole un po’ di cautela e spero che domani non sia esposto a provocazioni”. (Pierluigi Bersani, ieri 14 ottobre)

“In queste ore stanno avvenendo violenze e devastazioni inaccettabili. I provocatori che hanno voluto inscenare una vera e propria guerriglia urbana colpiscono al cuore le ragioni di un movimento che in tutto il mondo vuole esprimere liberamente un disagio ed una critica all’attuale assetto dell’economia mondiale”.
(Pierluigi Bersani, oggi 15 ottobre)
Una piattaforma in mezzo al mare è proprio l’immagine più eloquente dell’isolamento, della straniazione del maggiore partito d’opposizione dalle istanze più attuali dei giovani e degli oppressi, la sua sordità totale all’ascolto del respiro del popolo. E’ pazzesco. Questi rischiano veramente di arrivare che la rivoluzione è già finita.
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Dialoghi con Galbusera – Indignati: Il Pesce, Oppure la Canna e l’Amo?

16 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane

- Di cosa ci accusano, sostanzialmente? – mi domanda Galbusera, indicandomi la foto sul giornale.

- D’esserci goduta la vita fintanto che siamo stati giovani, senza preoccuparci di loro. D’aver pensato a noi stessi, piuttosto che agli altri, al presente piuttosto che al futuro. Di continuare, ora che siamo vecchi, a tenerci stretti la pensione e i soldi, insensibili al grido di dolore che sale dalle giovani generazioni.- dico io, felice di rigirare il coltello nella piaga.

- C’è del vero.- eppure non pare convinto. – Ma anche evidenti peccati di omissione. – obietta – Per esempio non si considera il ruolo del caso nelle vicende umane.

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Quelli che restano

Nel corso del 2010 circa 600.000 giovani sono andati via dal Mezzogiorno verso il Nord Italia o ancora più a nord, idealmente sospinti in quella direzione dai giovani dalla pelle ben più scura arrivati via mare dall’altra sponda del Mediterraneo. Seicentomila è un numero enorme, se rapportato ad una popolazione complessiva di circa venti milioni; spaventoso, se si considera che, oltre che giovani, sono quasi tutti diplomati o laureati, per certi versi, quindi, se non necessariamente ed astrattamente la parte migliore, di sicuro una parte indispensabile per il futuro del Mezzogiorno. Una parte di per sé insufficiente a prefigurarne il riscatto, ma necessaria per mantenere almeno una linea di galleggiamento, cioè per non affondare definitivamente.

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Terza guerra mondiale: i nodi vengono al pettine

8 settembre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia

Ci provo. Voglio tentare di fare un po’ d’ordine, che in mezzo a questo casino non ci si capisce più niente. E sì che l’Italia ne ha passati di momenti duri, ma ho l’impressione che il senso di smarrimento e la paura del futuro non siano mai stati tanto forti.
Dunque, come ogni azienda grande o piccola che sia, ma anche come tante famiglie, ogni anno lo Stato fa il bilancio preventivo: stabilisce quello che andrà ad incassare l’anno successivo e decide come utilizzare quei soldi. Il tutto si traduce nella legge di bilancio, la cosiddetta “finanziaria”. Quella di quest’anno era la legge 220 del 13/12/2010.
Poi a luglio, quindi dopo soli sette mesi, si è resa necessaria una manovra correttiva di circa 30.000 euro che poi, nel corso di un paio di settimane, sono progressivamente cresciuti fino a diventare quasi 70.000. Questo significa una cosa piuttosto semplice: a dicembre avevano sbagliato tutti i conti. Ma c’è la crisi. Certo, ma la crisi c’è da tre anni, quindi dov’è la novità? C’è un debito enorme che pesa. Ma va? Quello invece è lì da molto più di tre anni. La verità (ad essere buoni e non voler fare dietrologia) è che non hanno capito un tubo e hanno toppato alla grande. E, a giudicare da come l’importo della manovra di luglio è variato in pochi giorni, hanno continuato a non capire niente dei propri conti. E’ rassicurante…

 

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Default italia: la Nostra Colpa,la Nostra Svolta,il Nostro Essere.

3 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Appare sempre più evidente quanto la condizione politica, economica e sociale nel nostro paese abbia ormai raggiunto un “default” che va ben oltre il fallimento inteso come brusca fine del nostro Status quo. E vero, abbiamo perso molto negli ultimi 15 anni, per colpa di politici che ci hanno portato letteralmente via la libertà di parola, la sicurezza economica dei nostri figli, la possibilità di vivere in modo dignitoso grazie a un buon lavoro e poter pagare le tasse con la consapevolezza che quando saremo vecchi e malandati il nostro paese si prenderà cura di noi esattamente con lo stesso amore con cui noi ci siamo presi cura di lui per tutta la vita.

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Storie di Merda

2 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Parola dell’Onorevole Presidente del Consiglio Dott. Cav. Silvio Berlusconi: “vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta” (fonte).
E se lo dice lui, che ha un osservatorio sicuramente privilegiato, c’è da crederci. Invece no, tutti a fare gli stupiti, gli indignati, gli offesi… fino a stasera. Poi domani è sabato e chi se ne ricorda più?
Il punto è che, ancora una volta, ha ragione lui. Che ci piaccia o no, l’Italia è un paese di merda. Se così non fosse ci sarebbe già qualcuno ad aspettarlo all’aeroporto per condurlo premurosamente a piazzale Loreto. Oppure, visto che il nostro ometto sta a Parigi, potrebbe raggiungerlo, che anche dalla torre Eiffel farebbe la sua porca figura.

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Petrolio italiano?

Fonte notizia: il fatto quotidiano.it miglio, unità di misura

Dopo innumerevoli incidenti petroliferi, l’Italia sembra essere diventata la star dei petrolieri per quanto riguarda la trivellazione off-shore del mare che, a quanto sembra, può essere trivellato a 12 miglia (un miglio corrisponde a 1852 metri) dalla costa. Questo significa che, in futuro, potremmo vedere piattaforme lungo le nostre coste dedite alla trivellazione selvaggia per accaparrarsi quel po’ (sembra che in Italia di petrolio ce ne sia ben poco) di petrolio che si trova nel nostro mare.

Da Terra: “Da maggio 2011, nonostante il disastro causato dalla Bp nel Golfo del Messico, sono stati rilasciati ben venticinque permessi di ricerca per estrarre idrocarburi: dodici nel canale di Sicilia, sette nell’Adriatico settentrionale, tre nel mare tra Marche e Abruzzo, due in Puglia e uno in Sardegna. Se a questi si sommano anche le richieste per attività di ricerca petrolifera, il risultato finale è che circa 30.000 chilometri di costa (una superficie superiore a quella occupata dalla regione siciliana) potrebbero essere coinvolti in questo tipo di operazioni, rischiose sia per il turismo che per la pesca in caso di incidente, e non in linea con le nuove strategie di produzione energetica che dovrebbero sostituire quanto prima le fonti fossili con quelle rinnovabili.”

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Default Italia, 70 Giorni al Fallimento: Al Capestro gli Evasori

Sono giorni che lo dico. Non basta cambiare, bisogna proprio buttare via l’immondizia per ripartire. E se non si vuole ripartire, nessun problema. Per i maschietti ci sono i semafori a Pechino. Con il traffico e l’inquinamento che c’è si faranno soldi a palate lavando i vetri delle macchine. Per le donne la scelta è ancora più ampia: le vecchie e le racchie troveranno facilmente occupazione nel settore “cambio pannoloni a vecchiacci cacasotto cinesi”, mentre quelle giovani e belle (non superiori ai 22 anni che a queste cose in Asia ci tengono) non avranno difficoltà a impiegarsi nei vari centri di massaggio di Pechino dove i cinesi non vedono l’ora di restituire alle italiane le attenzioni che gli italiani hanno riservato alle loro fidanzate.

Ciò detto, veniamo a noi. Lo stesso governo che fino a qualche tempo fa incitava all’evasione fiscale, oggi impernia la sua manovra strutturale sul recupero dell’evasione. Della serie: evasore, prima ti coccolo per farmi eleggere, poi quando la merda arriva al naso, scarico la colpa su di te.
Non funziona brutte merde rincitrullite. Credete veramente che ci siamo bevuti il cervello dopo averlo frullato? La colpa principale è e rimane dell’intera classe dirigente di questo paese (non riesco più a dire “del nostro paese”, non mi ci ritrovo). Maggioranza, opposizione e antiberlusconiani di professione hanno capito che i loro privilegi dipendevano dallo status quo e tutti, senza eccezione, si sono adoperati per mantenerlo. Leggi elettorali, leggi ad personam ed ad aziendam, depenalizzazioni, spesa pubblica utilizzata per gestire il consenso, condoni fiscali, prescrizioni, ore e ore di dibattiti parlamentari incentrati sulla fica di Ruby.
Fosse per me, ci sarebbe la corda, altro che le elezioni. L’unico sistema per ripulire l’ambiente e consentire alle energie sane di esprimersi, finalmente.

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Default Italia, 71 Giorni al Fallimento: Nelle Mani di Imbecilli

31 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cazzotti, Cuore di Tenebra

Prima la patrimoniale per tutti, poi quella ad personam, poi niente patrimoniale. Dentro pensioni, fuori iva e contributo di solidarietà, poi dentro l’iva e i contributi di solidarietà, ma solo per gli statali, non si sa per le le pensioni, poi di nuovo fuori le pensioni e dentro i contributi di solidarietà e l’iva.

Dite la verità, ma se aveste un po’ di quattrini da investire in titoli di stato, li mettereste nelle mani di questi imbecilli? E se foste dei cittadini tedeschi non mettereste le mani addosso alla Merkel se osasse spendere un altro euro per tenere in vita questa nazione di magnaccioni?

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Apologo dei Conti di Rampogna

23 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cazzotti, Storia e Memoria

Il conte Peppino viveva con la vecchia balia in quattro povere stanze, le uniche dotate di tetto, a ridosso del mastio duecentesco che da una modesta altura dominava il corso delle risorgive. Il suo antenato Giovannino, uomo d’arme, cadetto dei conti di Rampogna, intorno alla metà del tredicesimo secolo, passando dai Duchi d’Austria al servizio del Patriarca di Aquileia, aveva ottenuto in feudo per sé e per i propri discendenti i paesi di Torre e di Brugnato.

Peppino sulla carta era ancora il signore di Torre e di Brugnato, ma siccome gli abitanti dei due paesi avevano cessato da tempo immemorabile di corrispondergli canoni, tassi, gabelle, decime, censi e pascolatici, s’era ridotto a vivere col crescione che la balia traeva dalle acque, peraltro limpidissime, del fiume, accompagnandolo con qualche uovo che veniva dal pollaio. Quel pezzetto di fiume e quel pollaio, sistemato sulla sommità del muro di scarpa per tenerlo fuori dalla portata dei malintenzionati, era ciò che restava, quando io ero ragazzo, del feudo dei Rampogna.

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