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11/9 Chi ha Vinto?

11 settembre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Sono un militare e i miei rapporti con la politica sono sempre stati i seguenti: la politica ti chiama quando lo ritiene opportuno e ti mette da parte quando lo ritiene opportuno. Niente di più di uno strumento. Come un pettine, una scopa, un kleenex.
Niente di male. La vita va così e saper stare al proprio posto è una grande virtù professionale oltre che un sistema per vivere più tranquilli.

Ciò detto, mi piacerebbe darvi un punto di vista alternativo dell’11 settembre 2001, tanto a fornirvi l’aspetto politico, sociale e umano ci sono già tanti giornalisti, gente che sa fare il suo mestiere meglio di me.

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Il Brand Creato da un Pericoloso Insurgent Palestinese e il Suo Network

13 febbraio, 2011 di  
Archiviato in Border Zone, latest

Ora in molti nel mondo ci chiediamo cosa e come innovare un po’ in tutte le scale dalle piccole aziende al mondo intero.

Io ho cercato di partire da un esempio pratico: nel mio POP dicevo :

- Basta auto in Italia : risparmieremo miliardi in ambiente e salute. Produciamole per solo l’estero. Al posto delle auto private prendiamo ispirazione dai paesi asiatici dove un nugolo di piccoli pulitissimi e condizionati minibus partono non ad orari fissi ma appena completi e costano pochi centesimi.

La maggior parte degli italiani è passata da una vita contadina o artigiana degli anni 50 ad una vita da dipendente, cosa che ha permesso loro di avere un migliore tenore di vita.

Cosa ne hanno fatto gli italiani di queste maggiori disponibilità economiche ?

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Interrogazione su esternalizzazione Fiat Pomigliano

7 agosto, 2010 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani

Le squallide strategie di esternalizzazioni selvagge hanno raggiunto il livello di massima espressione con la fiat a Pomigliano. Non mi aspetto che il governo intervenga per limitare tali fenomeni, ma almeno adesso non sarà cosi’ facile fingere che il problema non esista. Mi rivolgo soprattutto a quella parte dell’opposizione che avrebbe potuto far qualcosa e non ha mosso un dito e, inoltre, alla lega che promette una società migliore, lontana dalle logiche di “Roma ladrona”: gli imprenditori e i lavoratori onesti del nord lo sanno che i loro soldi sono utilizzati per finanziare speculatori che ottengono fiumi di soldi pubblici per poi andarsene all’estero?
Lidia Undiemi

Atto a cui si riferisce:
S.4/03591 [Trasferimento dello stabilimento di Pomigliano d'Arco della FIAT alla neocostituita società Fabbrica Italia Pomigliano]

GIAMBRONE, CARLINO – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico
Premesso che il trasferimento dello stabilimento di Pomigliano d’Arco (NA) della FIAT alla neocostituita società Fabbrica Italia Pomigliano presenta rilevanti questioni di ordine giuridico, sociale ed economico che richiedono l’intervento urgente da parte del Governo;

considerato che:

  • la dirigenza della FIAT dichiara di utilizzare in modo strumentale la cessione di attività tramite una società neocostituita, con l’obiettivo di aggirare il sistema di relazioni industriali vigente presso il cedente;
  • tale operazione, infatti, non si traduce in un effettivo trasferimento di azienda (dato che l’assetto di governo dell’impresa, l’imprenditore/datore di lavoro e la struttura d’impresa restano praticamente invariati) ma, in sostanza, Fabbrica Italia Pomigliano sarebbe stata creata per aggirare le tutele lavoristiche di natura sindacale;

si intravede, quindi, una violazione diretta della libertà di organizzazione sindacale sancita dall’art. 39 della Costituzione. Non è escluso che possa trattarsi di un vero e proprio atteggiamento antisindacale sanzionabile ex art. 28 della legge n. 300 del 1970, cosiddetto “Statuto dei lavoratori”, e, in ogni caso, non sembra possibile ravvisare un interesse datoriale tutelato dalla Costituzione che possa giustificare tale operazione societaria, dato che il trasferimento non si è concretizzato in una iniziativa economica (art. 41 della Costituzione), ma in un mero passaggio societario prevalentemente (se non esclusivamente) orientato a soddisfare interessi finanziari e non d’impresa;

si ricorda, inoltre, che l’ipotesi di simulazione e di frode alla legge in caso di trasferimento di azienda, attuato nell’ambito dei gruppi di società, si verifica anche quando si attua l’abuso di personalità giuridica ossia della alterità soggettiva che la creazione di una nuova società ha creato entro una entità soggettiva sostanzialmente unitaria;

a tal proposito, secondo la Corte di Cassazione (24 marzo 2003, n. 4274), in relazione al caso concreto bisogna rilevare l’esistenza di alcuni requisiti essenziali, fra cui: l’unicità della struttura produttiva e organizzativa, l’integrazione fra le attività esercitate dalle varie imprese del gruppo e il correlativo interesse comune e, soprattutto, il coordinamento tecnico e amministrativo-finanziario
tale da individuare un unico soggetto direttivo che faccia confluire le diverse attività delle singole imprese verso uno scopo comune;

il trasferimento attuato in favore di Fabbrica Italia Pomigliano, poiché totalmente soggetta al potere di Governo della controllante (avendo addirittura come amministratore delegato lo stesso Sergio Marchionne), supporta in modo determinante il carattere fittizio dell’operazione;

altra importante precisazione circa la genuinità dell’operazione è collegata all’assenza di una definizione giuridica di gruppo di società, cui attribuire dirette ed univoche responsabilità. Attualmente, il gruppo di società è sostanzialmente un’aggregazione di società formalmente autonome e giuridicamente distinte l’una dall’altra, ma tutte accomunate dall’assoggettamento al potere di direzione e coordinamento della società-madre (o capogruppo). Giuridicamente, specie in riferimento ai rapporti di lavoro, il gruppo di società non esiste, e non sussistono reali responsabilità in capo alla società controllante. Ad esempio, se una società controllata fallisce per colpa del mal Governo della controllante, non sussiste in capo a quest’ultima alcuna responsabilità diretta nei confronti dei dipendenti della società fallita, tranne che, appunto, non si dimostri l’intento fraudolento;

attraverso questi medesimi meccanismi è possibile spiegare la diffusione delle cosiddette società “a scatole cinesi” (la cui cellula fondamentale è rappresentata appunto dalla newco), le cui più chiare rappresentazioni sono date dai casi di esternalizzazione Agile (ex Eutelia), Omnia network, Numonyx, Telecom Italia,

si chiede di sapere:

se il Governo sia al corrente della situazione descritta;

in caso affermativo, se condivida le argomentazioni giuridiche sopra illustrate e, conseguentemente, quali interventi concreti intenda porre in essere al fine di assicurare l’effettiva garanzia dei diritti dei lavoratori, pesantemente compromessi dall’operazione societaria attuata dalla FIAT a Pomigliano;

quali azioni concrete stia ponendo in essere al fine di vigilare sui reali termini dell’operazione, poiché è anche possibile che il trasferimento non riguardi l’intera azienda, ma soltanto parti di essa o, addirittura, elementi passivi della capogruppo o di altre società controllate;

quali iniziative in ambito legislativo intenda porre in essere al fine di attuare una reale politica nazionale di contrasto agli abusi derivanti dalla pratica della costituzione delle cosiddette società “a scatole cinesi”;

se sia mai stata effettuata una indagine volta a verificare l’incidenza della proliferazione dei gruppi societari sulla pesante situazione occupazionale venutasi a creare negli ultimi anni;

quali strumenti di vigilanza stia ponendo in essere al fine di impedire che tali schemi societari siano finalizzati a far ottenere ulteriori finanziamenti pubblici a quegli stessi soggetti economici i quali siano corresponsabili della grave situazione occupazionale in Italia.

Agile Eutelia, Telecom Italia, Voicity Omnianetwork, Comdata e Trascom: Esternalizzazioni e Disoccupazione

Relazione riassuntiva dell’intervento presentato il 14 aprile nell’ambito dell’incontro su “Esternalizzazioni e tutela del lavoro: le possibili linee di intervento in ambito comunitario“.

Le strategie di outsourcing dominano i mercati economici e finanziari, sia pubblici che privati. Il mondo del lavoro è stato travolto da questo nuovo modo di intendere i rapporti economici, e poco si conosce sulle conseguenze di tali politiche nel settore dell’occupazione, in materia di condizioni di lavoro e, di riflesso, in tema di protezione ed inserimento sociale.

Il pesantissimo bilancio dei nuovi disoccupati nei 27 paesi dell’Unione Europea, spinge inevitabilmente a considerare l’attuazione di indagini volte alla comprensione delle dinamiche che hanno generato tale disastro sociale, con la conseguente attuazione di politiche correttive, anche attraverso interventi legislativi mirati a risolvere tali problematiche.
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Esternalizzazioni: Cosa si Nasconde Dietro le Strategie Telecom Italia per l’Information Technology

2 aprile, 2010 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest

L’annunciata cessione del ramo IT Operations da parte di Telecom Italia comporterà la precarizzazione di 2150  posti di lavoro(1). Per comprendere la pericolosità dell’operazione è necessario fare un accenno ai risvolti di carattere legale, aziendale e sociale prodotti dalla politica di outsourcing attuata da Telecom Italia negli ultimi anni.

Dal 2000 ad 2006 Telecom Italia ha ceduto 15 rami d’azienda con circa 2700 lavoratori. Le attività esternalizzate sono riconducibili a svariate funzioni: gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare; fatturazione bollette telefoniche; gestione autoparco; amministrazione del personale; manutenzione hardware e software; gestione logistica; gestione delle polizze sinistri; gestione protocollo, posta ed archivi cartacei; manutenzioni e servizi ambientali; gestione servizi di sicurezza; gestione servizi radiomarittimi.

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Note
  1. in realtà circa 3000, comprendendo i lavoratori già attualmente in SSC N.d.R. []
Fine delle Note

41 Gigawatt – Quinta Parte

Completata la carrellata sulle tecnologie con cui nel nostro Paese già si produce energia elettrica, non potevo chiudere la rassegna senza parlare di un altro sistema con cui la si vorrebbe produrre nel medio termine. Parlo dell’energia elettrica derivabile dalle tanto discusse centrali nucleari.

7. Centrali nucleari.

Quando si parla di uranio e di centrali nucleari, più che di trattare di tecnologia sembra di entrare in una disputa teologica dove nuclearisti e antinuclearisti si comportano come adoratori di divinità diverse e nemiche fra di loro. Su internet ci sono centinaia di siti che parlano di energia nucleare, non sempre con un approccio “neutrale”: qui ho cercato – nei limiti delle mie possibilità – di riportare solo gli elementi conoscitivi essenziali (senza pretendere di esaurire in poche righe una materia tanto complessa) lasciando a ciascuno l’onere e il piacere di formarsi, confermare o modificare le proprie opinioni.

(Ah, la foto della Hunziker (*) non c’entra niente, era solo per tirare un po’ su… l’audience almeno di parte maschile.)

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