La manovra quantistica
14 dicembre, 2011 di Lameduck
Archiviato in Cronache Italiane
La Manovra di Monti: Non Fatevi Infinocchiare
5 dicembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane
Luca, commentando il mio pezzo dall’elegante e forbito titolo “Monti, si Prepara la Grandissima Figura di M…“, scrive:
Credo che forse hai anticipato un pò, come del resto tutti i media, i commenti alla manovra. Ieri sera sentire parlare Monti mi ha reso orgoglioso (e non lo ero più da 20 anni) di essere italiano. La serietà, la competenza, la sincerità e soprattutto l’onestà di quelle persone mi ha sbalordito… non ci ero abituato ad essere governato da qualcuno che ha a cuore solo gli interessi del suo paese e delle generazioni future, da persone serie e non da buffoni!!!
Poi dal punto di vista tecnico certe scelte possono certamente essere migliorate, ma penso in generale che sia un’ottima manovra, concordo con la riforma delle pensioni, con lo scudo, con la tassa sul “lusso”, con l’IMU… credo che l’equità ci sia e credo che in 17gg era molto difficile fare meglio!!!
Penso inoltre che non è finita qui… i politici si stanno cagando sotto e questo mi fa godere un casino!!!
Probabile. Sono irruento per natura, anche se le mie amiche del cuore pensano che io sia dolcissimo (baci mamma).
Eugenio, invece, commentando il sobrio editoriale “MenteCritica Dichiara Guerra a Monti” non può fare a meno di affermare:
A questo punto sarebbe stato meglio il default, almeno di ripartiva da zero. Qui viene tolta la speranza.
Ho seguito in diretta la presentazione dei provvedimenti sperando di trovare qualcosa di equo. Vana ed ingenua speranza. Ma quel che e’ peggio e’ che se la “sinistra” vota ‘sta roba, nel 2013 il signor B puo’ passare all’incasso senza neppure fare campagna elettorale. Vergognoso non aumentare l’irpef per i redditi oltre i 70K. Indecorosa la IMU su prima casa.
Bene, bene.
La Politica, l’Economia e la Finanza, per non parlare dell’Etica.
7 novembre, 2011 di fma
Archiviato in Accademia DFC, Meccanica delle Cose
Politica, Economia e Finanza non sono la stessa cosa, ma questo non vuol dire che non stiano bene insieme, o che si possa fare a meno dell’una o dell’altra. Un po’ come per cuore, fegato e polmoni, che fanno ciascuno un lavoro diverso, ma tutti ugualmente necessari al benessere e alla sopravvivenza dell’organismo.
Parlando dell’organismo fisico a nessuno viene in mente di sostenere la primazia di un organo su un altro. Ma non è sempre stato così, una volta si pensava che il cuore fosse la sede dell’anima e il cervello un semplice radiatore per raffreddare il sangue. La metafisica aiuta a dare un senso alla vita, ma può portare fuori strada. Così, trattando delle varie componenti dell’organismo sociale, molti continuano a parlare del primato di questa su quella. Mentre anche qui, forse, si tratta soltanto di una questione di ruoli.
Il Bicchiere Mezzo Vuoto
27 marzo, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra, latest
Ho scritto e pubblicato questi appunti nel 2006, cinque anni fa ormai. Non lo so per gli altri, ma per me è sempre imbarazzante confrontarmi con quello che ho scritto in passato. A volte mi appare sgrammaticato, inutilmente volgare, ingenuo, melenso, confuso o retorico. In questo caso specifico, l’impressione derivante è un poco gradevole mix delle sensazioni precedenti unite ad un inatteso disagio per la grande differenza che misuro tra la percezione di allora e quella di oggi. La patologia che mi rende continuamente estraneo a me stesso è inguaribile. Lo sapevo, ma constatarlo è sempre doloroso.
Da allora ad oggi la mia vita fisica mi ha riservato gradi cambiamenti. Ho scoperto che una vecchia guerra mi lasciato ferite più profonde delle cicatrici che ho sul corpo e dei sogni che, di tanto in tanto, faccio ancora, ho perso tutto quello che possedevo in un’impresa sfortunata, ho seppellito persone carissime, ho perso il mio lavoro e cambiato città, ho avuto una bambina che, in questo momento, siede sulle mie ginocchia e mi obbliga a scrivere con una mano sola.
Ci vuole un grande impegno per sfuggire alla vita. Io, fino ad oggi, non ci sono riuscito. Buona fortuna a chiunque legga queste righe.
Dopo il Fuoco ed i Numeri l’Uomo Inventò la Realtà ed il Tempo
27 febbraio, 2011 di ob1kenobi
Archiviato in latest, Oltre le Righe
Io credo che la realtà non sia esistita da sempre. Credo invece che sia un’invenzione dell’uomo per avere uno strumento con cui trattare un immenso e inarrestabile flusso d’informazioni.
Mi spiego meglio con un piccolo esperimento: prendiamo un bicchiere d’acqua e un contagocce. Ora riempiamo il contagocce e lasciamo caderne una. Ora osserviamo bene.
La goccia cade e passa dal punto A nell’istante TA al punto B nell’istante TB.
La goccia per le note leggi gravitazionali cade in moto accelerato e occupa quindi punti dello spazio diversi in istanti di tempo diversi.
Osservandola mentre cade abbiamo chiaramente l’idea di qualcosa che è munito di una posizione, di cui si può misurare la velocità, l’accelerazione, la massa eccetera tutte quelle belle cose che la fisica ha insegnato.
Tutto sembra molto chiaro e lineare ma osserviamo qualche istante dopo: la goccia d’acqua incontra l’acqua contenuta nel bicchiere e si mescola con essa.
Leggi il resto
Pellegrino dell’Assoluto
29 gennaio, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Accademia DFC, latest, Leggere
Ricevo e, dopo aver avuto il permesso dell’autore, pubblico l’intero carteggio.
Carissimo Comandante Nebbia,
mi presento. Il mio nome è Bijuu (sostituito con un nickname N.d.R.), studente, affezionato lettore di MC dal lontano 2007, nonché del che è stato l’origine del mio percorso con Dellefragilicose/CN.
Lei ovviamente non può conoscermi direttamente, seppure forse io compaia come numerino nel conteggio degli accessi al sito. Se fosse giunto fino a questo rigo, si starà altrettanto probabilmente chiedendo per quale motivo abbia deciso di scriverle; la ragione è molto semplice eppure non banale: ho finalmente trovato il coraggio e l’occasione di condividere sul suo sito qualcosa che, spero, sia degno dello stesso.
Non a caso però le invio questa piccola lettera-prefazione del pezzo(di per se’ piccolo)…
Ricordo ancora con discreta precisione, 4 anni fa al tempo della maturità, la prima volta che accedetti al suo sito originale. Cercavo qualcosa relativamente ad Einstein ed alla teoria della relatività (non ricordo invece le esatte chiavi), e finii per imbattermi nei suoi disegni con piccoli insetti sui piani curvi. Feci una saporita risata; tra tutte le cose utili per la mia seconda prova in fisica, doveva uscirmi proprio una pagina del genere? Chiusi il tutto con fretta sommaria.
Alla fine dell’atto ministeriale che avrebbe dovuto rendermi magicamente più “maturo” ero al settimo cielo, pronto ad affrontare il mio personale percorso universitario e di vita. Mi tornò in mente, non so come, non tanto il testo sulla curvatura delle spazio e del tempo quanto l’impegno che vi era stato profuso nel redigerlo: chiunque fosse stato il pazzo che si era messo veramente a disegnare insettini per spiegare la teoria relativistica meritava una ricerca su google! Rilessi con piacere l’articolo e pensai all’aforisma: “esistono una stagione ed un tempo per ogni cosa”. Forse perché con la mente libera dall’ansia degli esami, riuscii ad avvicinarmi al suo articolo come prima non mi era riuscito.. Scoprii -a seguire- tutti gli altri post dalla natura così variegata che avevano denominatore comune nell’affascinarmi terribilmente. Risalendo la fonte, arrivai ad MC la quale era(ed è) pervasa da un pluralismo di idee francamente unico. Il mio primo desiderio fu quello di unirmi alla comunità di persone sconosciute che sembravano avere un’aria così familiare fra loro, di scrivere qualcosa: ero così pieno di pensieri da condividere, ansante di rendere lustro al mio personale modo giudicare il mondo che credo mi fosse sfuggito il principale scopo del blog.
Ed infatti leggendo sempre più avidamente ogni commento e testo la voglia sparì rapidamente. Crebbe invece il monito di non fermarmi alla prima occhiata qualsiasi argomento venisse presentato, di capire veramente cosa ci fosse a monte di ogni atto, di immedesimarmi in maniera personale e critica. Più che la voglia di commentare con altri, cominciai dunque quello che a posteriori si potrebbe definire un dialogo intimo, personale. Non so se ciò di cui sopra faccia parte degli obiettivi che si fosse inizialmente prefisso, ma è quello che, ad oggi, mi spinge a scriverle. Provare ad andare oltre all’immediato che avvolge cose in cui siamo immersi, provare a darsi risposte che eludono i toni semplicistici, l’arroganza della supponenza, la questione di principio (se preferisce). Guardare il mondo con occhi non migliori, semplicemente diversi. Per questo, non posso fare a meno di ringraziarla. La ammiro e la stimo molto (e questo forse traspare dal testo che le invio), così come si potrebbe avere piacere di leggere qualcuno che non si conosce fisicamente. Condividendo pensieri, opinioni ed idee per poi tramutandoli in parole, in questi anni lei probabilmente si sarà reso conto di cosa ha creato. MC è un eccezionale sito di divulgazione, un’alternativa necessaria alle fonti di informazioni e confronto classiche. Lo è per me.
Consciamente o meno, lei ha in questi anni impresso una porzione di se considerevolmente ampia su queste pagine. Come ha avuto più volte modo di ripetere, il suo riserbo è frutto del suo carattere ed in quanto tale non voglio intromettermici. Ho appreso, tuttavia, dei suoi recenti problemi lavorativi ( che appaiono quantomeno tamponati)ed il distacco che essi le causano dalla sua famiglia ed i suoi affetti. Non ho mezzo alcuno per sanarli, mi dispiace veramente. Durante le feste mi sono chiesto quindi cosa avrei potuto fare per restituire anche solo un briciola di ciò che ho letto e ricevuto, e mi è venuto in mente un testo letto in prima liceo, così straordinariamente aderente a lei ed alla sua situazione, che non ho potuto fare a meno di condividerlo. E’ la prima volta che sento di avere “realmente ” qualcosa dire, da quando vi seguo. Il testo è dedicato anche ad MC, su cui sembra essersi perso un po’ il fermento che c’era nei primi tempi (se posso permettermi) e non ne capisco la causa. Sono certo che ritornerà.
Il testo che riporto di seguito è stato scritto da L. Bloy, scrittore francese vissuto a cavallo fra il 19° ed il 20° secolo, che in tutto il vasto universo di internet non ha ancora trovato collocazione in nessuna pagina. Lo scritto, come l’autore, è pervaso di una coscienza cristiano-cattolica che so non appartenerle. Non appartiene neppure alle mie personali convinzioni, nel caso se lo stesse chiedendo o lo trovasse importante (anche se l’aforisma sopracitato è biblico). Perché dunque chiederle di vagliarlo per MC? Per quale motivo spero che possa esserle di conforto in questo periodo? Non posso rispondere con adeguatezza a queste due domande; quel che posso dirle esattamente, è che quando mi è tornato in mente ho subito pensato fosse adatto a lei. Con onestà, più probabilmente, mi è tornato in mente per lei. Il modo in cui ha spesso menzionato la “fede” senza accostarvici il concetto di religione è uno dei è uno dei miei motivi di riflessione più ardenti sui suoi scritti.
La prego di voler considerare il seguente testo come una metafora, una osservazione spogliata e laica, del suo percorso personale e del suo blog. Con l’augurio che, alla stregua di Colombo, lei possa portare avanti il suo impegno su MC. Il mio auspicio è quello che lei sappia -a differenza del pellegrino dell’assoluto- che certi viaggi hanno compagni virtuali o reali che non mollano perché, semplicemente, non possono farlo.
I miei più sentiti auguri ed ogni bene a lei Comandante ed a chi le è vicino nei pensieri, quando si addormenta.
Di seguito il testo del pezzo.

I marinai spagnoli che accompagnavano Cristoforo Colombo si ammutinarono più volte, fino a minacciarlo di morte se egli non avesse dato l’ordine di tornare indietro, poco prima di arrivare nelle vicinanze di San Salvador. Soltanto con una meravigliosa fiducia in Dio questo uomo incomparabile riuscì a rassicurare gli increduli: “Concedetemi ancora tre giorni, vi darò un mondo” e l’America fu scoperta.
Ma l’America non era l’assoluto. Era un punto di arrivo estremamente difficile da raggiungere, ma pur sempre un punto di arrivo in cui sostare e da dove alla fine si sarebbe ritornati. L’Assoluto, al contrario, è senza ritorno. Non si ritorna perché è un viaggio senza termine.
Il mistero risiede nel fatto che l’Assoluto non è soltanto un abisso sull’Eternità, è al tempo stesso l’unico punto di partenza, il capolinea. Si parte da Dio per andare a Dio, è il solo spostamento che abbia un vago senso, un’utilità. Tutto il resto, ossia ogni altro viaggio che si crede porti in qualche luogo non vale nulla e, più si va in fretta meno ha senso. Non sono ricco, è noto, ma prometto diecimila franchi, mi avete capito bene, mi impegno a tirar fuori dalla mia tasca vuota una decina di biglietti da mille franchi e a darli alla persona che mi dimostrerà che vi è qualcosa di più cretino di correre a centocinquanta chilometri all’ora con una ridicola maschera da diavolo, in un’orribile macchina molto costosa, che appesta e schiaccia.
Ma ancora una volta l’Assoluto è un viaggio senza ritorno ed ecco perché coloro che lo intraprendono hanno così pochi compagni. Pensate, volere sempre la stessa cosa, andare sempre nella stessa direzione, camminare giorno e notte senza mai girare a destra o a sinistra, neppure per una volta o per un attimo, concepire per tutta la vita ogni pensiero, ogni sentimento, ogni atto, fino alle minime palpitazioni come una specie di successione perpetua di un iniziale decreto della volontà.
Cercate di rappresentarvi un uomo d’azione, una specie di esploratore in partenza. La forza della sua parola ha attirato qualche entusiasta che ha deciso di seguirlo. L’inizio del viaggio è un trionfo. Pioggia di fiori, acclamazioni, delirio della folla. Nelle città e nei villaggi si organizzano imbandieramenti e luminarie, si festeggiano gli audaci. Anche nelle campagne banchettano al loro passaggio.
Poi ben presto l’allegria diminuisce. Si arriva in paesi nuovi che non sanno nulla, che non comprendono nulla e che restano indifferenti. Talvolta i viaggiatori suscitano diffidenza. …. Lentamente i cibi e i vini raffinati sono rimpiazzati dalle bucce, e il contenuto dei vasi da notte prende il posto dei fiori. L’entusiasmo dei compagni si è già completamente spento.
Molti si sono allontanati con i più diversi pretesti. I rari fedeli, a loro volta, cercano il modo di fuggire senza perdere troppo l’onore. Non avevano previsto che c’era da soffrire.
Tuttavia ci si rassegna ancora per pudore e per orgoglio. Finché ci saranno delle abitazioni umane e degli uomini buoni o cattivi, ma con un po’ di coraggio, il viaggio potrà essere sopportato.
Ma ecco che gli uni e gli altri si rarefanno. Si entra nel deserto, nella solitudine. Ecco il Freddo, le Tenebre, la Fame, la Sete, la Fatica immensa, la Tristezza spaventosa, l’Agonia, il Sudore del sangue…
Il temerario cerca i suoi compagni. Capisce a questo punto che per la voluttà di Dio deve restare solo in mezzo ai tormenti e va nell’immensità nera, portando davanti a sé il cuore come una fiaccola.
Tratto da “Le Pèlerin de l’Absolut”, di
Gentile Bijuu,
ho letto immediatamente la sua lettera, ma mi sono preso qualche giorno per risponderle perché l’impegno profuso nel redigerla richiedeva una riflessione adeguata.
Spero che le faccia piacere sapere che leggerla mi ha fatto felice, non tanto per i generosi complimenti ai quali l’età e l’esperienza mi hanno vaccinato, quanto per la consapevolezza che almeno uno dei miei lettori ha recepito in pieno il messaggio che è e resta: io non posso
dirti il perché delle cose, ma posso stimolarti a cercarlo.
Ho iniziato a scrivere perché in questa società io sono un disadattato. Ho seri problemi di identità e relazione. La mia attitudine è troppo personale per poter essere apprezzata. La scrittura mi ha permesso di trasferire parte della mia alienazione a chi legge, alleviando il carico per me ed inducendo uno stimolo alternativo alla grande platea di MC.
MenteCritica come esperimento collettivo è fallito. Purtroppo, non ho imparato abbastanza per essere un buon compagno di strada per chi mi era affianco. Ora continuo con quei pochi che hanno imparato a sopportarmi e con la collaborazione di qualche affezionato lettore al quale, probabilmente, non ho mai espresso gratitudine in termini adeguati.
Pubblico volentieri il suo contributo. Credo che senza la premessa e la mia risposta, sarebbe risultato incomprensibile ai più. Pertanto la ringrazio per avermi consentito la pubblicazione integrale del carteggio.
S’abbia i miei più affettuosi saluti
grp
P.S.Consiglio un approfondimento sulla figura di Leon Bloy, scrittore che non conoscevo. Si può partire da .
MenteBlob 3: La Decadenza di MenteCritica (homemade sweet roasted marshmallows)
10 dicembre, 2010 di redazione
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest
Raccolta di commenti non pubblicati su MC per mancanza di conferma e di mail interessanti pervenute come comunicazioni allo staff di MenteCritica.
Nessuna censura, testo riportato dall’originale senza variazioni.
per menteblob 1 vedi a questo link, per menteblob 2 a questo.

“ok allora diamoci tutti al gioco! …tanto mi pare che tutto il mondo di questi tempi sia un gran casino Italia compresa
Chantal Leroy
veramente triste questa cosa…Via il doping e le medicine dal calcio!
calciostatistiche
Lo Squallore del Chiavare
2 novembre, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest
Attenzione. Contenuti scabrosi. Se il linguaggio esplicito e la terminologia volgare ti offendono, non leggere. .
Ci sono poche cose certe nella vita. Pi greco, la gravità, la morte, l’intima relazione tra massa e energia, l’irreversibilità delle trasformazioni che implicano dissipazione di lavoro in calore, lo squallore del chiavare(1).
Chiavare. Non vuol dire fare l’amore, che presuppone che dall’altra parte ci sia una per la quale provi almeno affetto, stima, simpatia, attrazione intellettuale oltre che fisica. Non vuol dire fare sesso che richiederebbe una partner che si diverte insieme a te. Non è fottere o scopare, verbi plurivalenti e svalutati da diciassettenne sfigato o rappresentante di Folletto. Chiavare, almeno dal punto di vista maschile, si esplicita fisicamente nell’infilare il cazzo(2) in una bambola vivente di carne, anche se, per alcuni, l’ultima condizione non è strettamente necessaria.
Mi rendo conto che il linguaggio della scienza è duro, apparentemente offensivo, ma siamo qui a raccontare ciò che ci circonda, mica a pettinar le bambole. Per rappresentare un fenomeno occorrono termini precisi, accurati. La realtà prescinde dallo strumento utilizzato per descriverla. Per questo bisogna abbandonare ogni remora e dire le cose come stanno. Niente giri di parole. C’è chi fa l’amore, chi fa sesso, chi fotte, chi scopa e chi chiava. Punto.

Tornando all’incipit di questo breve intervento(3), se uno vuole abbandonare un attimo la scienza per fare una considerazione personale, chiavare è squallido, nel senso che si riduce ad una questione di attrito che culmina, presa la pilloletta giusta, in una manifestazione nella quale è apprezzabile un’applicazione del principio di azione e reazione in un’implementazione collegata alla dinamica dei fluidi.
Però, che chiavare è squallido, conviene dirlo tra noi, sotto voce. Infatti, nella concezione manichea di certe persone, se uno non chiava, ma si limita a far l’amore oppure si astiene nell’attesa di una cosa speciale che comprometta un po’ anche il cuore e il cervello oltre che il cazzo, o un invidioso, come dice una che di certi cazzi se ne intende e che non posso linkare perché è sottosegretario e incazzosa. Ovviamente essere un gay non è un offesa, perché quando uno fa l’amore e non chiava il sesso del partner non conta. Però, se uno non è gay, non è scientifico essere definito tale solo perché non chiava. Invece, a passare per invidioso non ci sto proprio che è una cosa meschina, prima che sgradevole.
Insomma, alla fine il ragionamento si è un po’ complicato e la mente vacilla anche perché chi scrive è consapevole che l”Meglio le belle ragazze che essere gay” è convinzione ampiamente condivisa dalla maggior parte dei maschi del suo paese. Il che, per la proprietà transitiva, porterebbe a concludere che la maggior parte dei maschi italiani non fa l’amore, non fa sesso, non fotte, non scopa, ma chiava.
L’ultima affermazione è troppo assoluta per essere vera. In natura l’assoluto è merce rarissima ed in una piovosa giornata d’autunno, circondato dalla nebbia, ad anni luce da casa mia, sono troppo triste per crederci. Io, comunque, non penso di aver mai chiavato, almeno spero. E se qualcuno da questo deduce che sono ricchione(4), sono problemi suoi, non miei. Anzi, mi fa pure piacere.
Note
- etimo interessante che in origine indicava l’azione dell’infilare la chiave nella toppa o di inchiodare. Se ne ricordi il drammatico utilizzo fatto dal sommo poeta nel canto XXXII dell’inferno: e io senti’ chiavar l’uscio di sotto [↩]
- termine colloquiale con il quale si indica, tra l’altro, il membro maschile. L’etimo deriverebbe da estensione metaforica dell’uso di un termine mestolo, derivato dal latino cattia [↩]
- in gran parte ispirato da una disperata suzione di acquavite di malto [↩]
- gay, omosessuale nella vulgata dell’estensore di questo poco sobrio contributo. Etimo incerto. [↩]
Del Mondo che Verrà
23 agosto, 2010 di fma
Archiviato in Cazzotti, Meccanica delle Cose, Oltre le Righe, Strange Days
“Buongiorno. Sono le ore otto e quarant’uno minuti. Secondo le proiezioni dell’US Census Bureau, questa mattina la popolazione del pianeta ammonta a vent’uno miliardi ottocentocinquant’otto milioni novantasettemila trecentotrentanove individui. Ricordiamo ai nostri ascoltatori che oggi potranno uscire di casa e circolare soltanto i cognomi che iniziano con le lettere C,D,F. Buona giornata a tutti!”
Galbusera, scuro in volto, guardò la moglie seduta all’altro capo del tavolo:
- Quattrocentomila più di ieri, quattrocentomila meno di domani.– sospirò.
Lei allargò le braccia.
- Lo so cosa vuoi dire, – disse Galbusera, – che c’entriamo noi? Ma insomma, cazzo, se cento o duecento anni fa avessimo dato retta alla demografia, anziché all’etica, magari avremmo contravvenuto alla volontà di Dio, magari non ci sarebbero stati i soldi per pagare la pensione ai vecchi, ma almeno, adesso, potremmo uscire di casa quando ci pare … -
Lo interruppe una nenia che saliva dal giardino. Scostò la tenda, guardò giù. In mezzo al prato, all’ombra dell’unico albero superstite, una famiglia di migranti si preparava la colazione.
La donna rimestava in un paiolo appeso a un trespolo fatto con dei rami stretti in cima con un pezzo di corda. Due bambini, acculati, cagavano poco discosto dal fuoco. L’uomo, seduto con le spalle all’albero, cantava, percuotendo un piccolo bongo.
Galbusera lasciò ricadere la tenda.
- Dovrò tornare dal maresciallo.- sospirò
- Mangia qualcosa. –
- Mi andrebbe di traverso. – poi, dopo una pausa, – Credi che si chiamino Caganovic, con la ci? Capaci di chiamarsi Kaganovic con la kappa: Signur che repüblica! -
Tornò a guardare giù. Quel che restava del prato condominiale era uno spiazzo polveroso, maculato di fuochi spenti, ingombro di cartacce, di lattine, di bottiglie di plastica.
- Lo so già cosa mi dirà il maresciallo Morales: Querido, debe considerarse afortunado quiénes no entran en su casa! Fanculo! Non lo dice, ma ci gode!-
Martedì, mentre era di strada, recandosi dai carabinieri, si fermò al “Circolo degli Insubri”.
Nel vasto stanzone regnava una luce fioca. La gran parte dei soci (lettere G,H,I) stava attorno al fuoco, dal quale le ombre si partivano a raggiera per salire poi verticalmente lungo le pareti.
La caverna delle idee archetipe doveva essere così, quando Platone se l’immaginò, pensò Galbusera.
In compenso adesso faceva un freddo cane.
Gli Insubri, stretti in cerchio, sembravano fissare il fuoco con apprensione, come se quello dovesse spegnersi da un momento all’altro, tant’era fioco. Tuttavia non c’era un cane che buttasse legna sul fuoco. L’occupazione principale pareva essere quella di spingersi l’un l’altro, cercando di non darlo a vedere, per guadagnare di soppiatto la prima fila, quelli di dietro; per restarci, quelli davanti. Senza smettere un attimo di lamentarsi e di recriminare contro chi avrebbe dovuto provvedere e non aveva provveduto.
Non si capiva bene chi potesse essere.
Soprattutto non si vedeva legna in giro.
- El Comun l’ha minga fada giò la rubinia, quest’an? – domandò Galbusera, cercando di allungare le mani verso il fuoco.
- L’han fada giò sì… – borbottò quello davanti, senza spostarsi di un millimetro.
- E se n’han fa cusè?
– L’han baratada cui cinès de Venegono Superiore!
- E i cinès s’han dàa in cambi?
- Han fàa l’iluminasiun del stadi!
- Uh Signur! Nüm serum minga bun?
- Serum bun una volta! Da quand che ‘l scandio e l’ittrio ghi han dumà i cinès, ciao ninèta!
- E i sindacaat s’han dì? Sciopero generale?
- Do han firmàa, vün no.(1)
- Me l’aspettavo! – impettì Galbusera, per dire che dei sindacati non ci si può fidare.
Salutò la compagnia, si rialzò il bavero, uscì in strada.
Malgrado fosse Agosto la giornata era fredda.
Le mezze stagioni erano sparite da un pezzo e ora mancavano pure quelle intere. Nevicava a ferragosto e i cocomeri si mangiavano a Natale, da quando la Corrente del Golfo aveva invertito la rotta alle Azzorre, lasciando a bocca aperta i climatologi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change. Che pure, quanto a predizioni catastrofiche, non s’erano mai fatti mancare nulla.
In strada il solito spettacolo.
I marciapiedi pullulavano di ragazze che parevano androidi e di androidi che parevano ragazze. Gli androidi costavano la metà, ma si rompevano subito Moltissimi i giovani in cerca di prima occupazione. Tutti col doppio GCD al collo, uno davanti, l’altro dietro, su cui scorrevano ininterrottamente i curriculum personali: laurea in Scienza della Comunicazione, in Sociologia Sperimentale Comparata, in Filologia Medioevale e Romanza, in Glottologia Afro-sannitica … master in Realtà Mediatica Polimorfica a Grottaferrata … stage di quarto livello quale aggiunto di secondo rango nello staff dell’onorevole Cazzolopone …
Mancavano gli idraulici. Nessuno sapeva riparare un rubinetto, nessuno sapeva costruirlo. Da quando gli esperti avevano stabilito che l’epoca industriale cedesse il passo al terziario avanzato, i rubinetti si facevano solamente in Cina. Un fatto altamente positivo, un’opportunità, avevano spiegato gli esperti a destra e a manca. Purtroppo s’erano sbagliati.
Ora è facile riderci su, ma allora pareva l’uovo di Colombo, la panacea di tutti i mali.
Metti che io venga nel tuo centro estetico e mi faccia fare tre lampade, pagandoti mille renmimbi, l’equivalente di cento euro d’allora. Coi mille renmimbi tu vai dalla parrucchiera e quella ci paga la rata dell’intervento alle chiappe, che s’è dovuta fare per poter andare a una di quelle trasmissioni che vede tutto il pianeta e dunque ti fanno sentire qualcuno. Il chirurgo dal canto suo ci può pagare l’avvocato, che lo difende nella causa che gli ha intentato la signora Alba … In questo modo il nostro PIL è già lievitato di quattromila renmimbi. A dimostrazione che si può far girare l’economia solo rendendoci dei servizi tra di noi, senza faticare troppo. Si troverà sempre qualcuno meno evoluto che produrrà il tondino, gli aeroplani, le patate al posto nostro. Lavori che si suda solo a pensarci. Gli daremo in cambio bozzetti, reggipetti, pagherò, voucher, Bot, Boc, cds. La finanza creativa servirà pure a qualcosa. Questa era la tesi.
Come si poteva pensare che quelli del tondino sarebbero stati così cafoni e ingrati da rifiutarsi di barattare un rubinetto con un CCT?
- È esattamente ciò che successe.- si disse Galbusera.
Era fermo a un crocicchio.
Una piccola folla seguiva col naso per aria le immagini sullo schermo che attraversava la strada, da un lato all’altro, sopra il semaforo.
Il novantasettesimo tentativo cinese di teletrasporto su Proxima Centauri era fallito, così come tutti quelli che l’avevano preceduto.
Altri tremilasettecento volontari italiani spariti nel nulla. Questa volta, tuttavia, lasciando dietro di sé una debolissima traccia di fumo.
Un passo avanti, secondo la scuola di pensiero che si rifaceva alla relatività generale. Un passo indietro, secondo i seguaci della fisica quantistica. Un atto dovuto secondo gli epigoni di Elon Lindenstrauss, medaglia Fields nel lontano 2010, propugnatore della teoria ergodica secondo cui tutto ciò che può accadere prima o poi accade.
Mentre secondo l’eminente sinologo Bordeson de Soto, si trattava di un evidente tentativo politico per screditare la presidenza dell’Illuminato. I politici di sinistra, sia pure con molti eleganti distinguo, erano d’accordo. Contrari quelli di destra. Possibilista l’UDC.
Quanto alle loro eminenze, i cardinali di Roma, secondo costoro a non rispettare la volontà di Dio, i cinesi sono atei confessi, non poteva finire altrimenti.
Non ci sono prove, ma qualcuno giura d’aver sentito Galbusera mormorare:
Uh Signur, se gh’avessen dà a trà a la demografia!(2)
Note
- Il Comune non l’ha tagliata la robinia, quest’anno?
- Certo che l’hanno tagliata…
- E cosa ne hanno fatto?
- L’hanno barattata coi cinesi di Venegono Superiore!
- E i cinesi cos’hanno dato in cambio?
- Hanno fatto l’illuminazione dello stadio!
- Uh Signore! Noi non eravamo capaci?
- Eravamo capaci una volta! Da quando lo scandio e l’ittrio li hanno solamente i cinesi, ti saluto ninetta!
- E i sindacati cos’hanno detto? Sciopero generale?
- Due hanno firmato, uno no. [↩] - Oh Signore, se avessero dato retto alla demografia! [↩]
Google Dance o Obsolescenza ?
26 aprile, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in latest, Sul Web
Oramai da circa una settimana si è verificato un episodio per me del tutto inspiegabile. Digitando site:www.mentecritica.net come chiave di ricerca in Google, compaiono oggi poco più di 3000 risultati. Una settimana fa erano circa 30.000. Il numero di contenuti di MenteCritica esposti da Google si è ridotto ad un decimo di quelli precedenti.
Questo, in pratica, vuol dire che su MenteCritica arrivano circa 1500 lettori al giorno in meno e che l’enorme patrimonio di informazione che questo sito espone in rete è ora nascosto e praticamente irraggiungibile.
Ho cercato di capire per quale motivo possa essere accaduto questo. Ho letto di Google Dance, meta tag, nofollow, noindex e tutto l’aramaico sul quale si basa la dottrina sapienziale della Search Engine Optimization, la scienza metafisica tramite la quale i SEO, una specie di stregoni della rete, cercano di fare in modo che i loro siti balzino nelle prime posizioni dei risultati dei motori di ricerca.
In questi anni, anche se non è il mio campo, per forza di cose qualche nozione sono stato costretto ad apprenderla, ma non è stata sufficiente per comprendere l’accaduto.
Ho anche scritto a Google chiedendo se, involontariamente, avessi fatto il cattivo, ma scrivere a Google è un po’ come scrivere una letterina a Babbo Natale. Lasciamo perdere.
Forse quello che si legge su MenteCritica è vecchio, inutile e non merita di essere proposto in rete. Forse i diritti civili, la libertà di espressione, le scelte di vita e le esperienze non hanno lo stesso impatto di altri argomenti. MenteCritica è obsoleta, come il suo curatore.

Questo sito non fa scambio link, non cura più l’aspetto diffusivo dei propri contenuti e Google era rimasto l’unico sistema per rimanere agganciati ai lettori occasionali che, rispetto ai pochissimi abituali, sono la stragrande maggioranza.
Sto vivendo un periodo difficile della mia vita. Il lavoro non va bene e il mio tempo libero dovrei impegnarlo per reperire una fonte di reddito alternativa. MenteCritica, anche se per qualche tempo l’ho sperato, non può esserlo. Scrivere di scienza, politica, economia, attualità e storie di vita, con tutto il tempo che richiede per documentarsi e fare le cose per bene, è un lusso che sta diventando troppo costoso e troppo soggetto ai capricci di un’entità che ha non vaghe somiglianze con i vendicativi dei dell’Olimpo.
E’ per questo che, se la situazione Google non si ripristinerà rapidamente, dovrò drasticamente diminuire il mio impegno qui e passare ad altro. Magari ad un blog che parli di televisione, donne dello spettacolo e pettegolezzi. Scrivere di certe cose può essere molto remunerativo. Ho letto di ventimila visite al giorno e centinaia di euro al mese di pubblicità. Incredibile.
Lo so che sembra assurdo e non so nemmeno perché ne scriva. A una certa età è difficile ammettere di aver sbagliato.
Grazie a tutti per l’attenzione.
Massa e Inerzia
1 agosto, 2008 di dellefragilicose
Archiviato in Accademia DFC
A questo punto, e , in particolare i che, non so perché, mi ricordano le particelle leghiste con la fissa delle origini celtiche, possono andarsi a fare un giro a onn’ e’ mare e prendiamo in considerazione gli strumenti di studio della fisica che hanno utilizzato anche personaggioni del passato come e . Tizi un po’ sfortunati questi due. Dopo una vita passata a farsi il mazzo così con esperimenti, osservazioni e calcoli, i non addetti al settore li ricorderanno l’uno per una frase da cazzone, quell’”eppur si muove” che fa tanto cornuto e mazziato e l’altro per quella storia della mela che fa pensare che Newton passasse tutta la giornata a dormire al fresco sotto gli alberi e che la gli sia arrivata alla mente cosi’, con una botta di culo. Leggi il resto
L’inizio dell’Universo e La Morte Termica
18 luglio, 2008 di Comandante Nebbia
Archiviato in Accademia DFC
Che e’ un titolone che porterà su queste pagine vagonate di internauti, tanto che il provider di MenteCritica soccomberà sotto decine di miliardi di click e mi manderà i carabinieri a casa, che non sarebbe la prima volta, e loro mi tireranno giù dal letto alle cinque di mattina per portarmi in caserma a fare il pieno di acqua e sale e mi metteranno in guardina con un gruppo di carcerati con sei anni di astinenza.
Informazione Italiana: La Macchina che Produce il Nulla
18 luglio, 2008 di mc
Archiviato in Cronache Italiane, Informazione, Media Mente Critica
La cronaca di ieri ci consegna una serie di notizie che hanno un certo livello di rappresentazione sui media italiani. E’ interessante valutare la funzione (dis)informativa della stampa esaminando l’esposizione che le varie redazioni hanno deciso di dare alle notizie. E qui viene il bello.
Nulla si Crea e Nulla si Distrugge
17 luglio, 2008 di mc
Archiviato in Accademia DFC, Il Pianeta che Ride
A tutti piace tirar fuori dal cassetto di tanto in tanto questa citazione del postulato fondamentale di , magari a sproposito. In effetti la composizione è suggestiva. La presenza di due verbi impegnativi come “Creare” e “Distruggere” in apparente contraddizione dicotomica, la ripetizione del sostantivo “nulla” che è di per se un ossimoro in quanto sostantivo definizione di non sostanza e la categoricità dell’incontestabile affermazione, ne fanno una di quelle frasi adatte a fare da epilogo alle vertenze più disparate con la solennità e l’autorevolezza di una vera sentenza.
Apologia della Goccia
16 luglio, 2008 di dellefragilicose
Archiviato in Accademia DFC
Il rubinetto che perde è definito, in fisica, un “problema caotico“. Sembra che sia matematicamente dimostrato che la successione goccia, non goccia, sia una stringa algoritmicamente non comprimibile. Cioè un problema non definibile tramite una regola che ne descriva completamente l’evoluzione. Troppi fattori influenzano la caduta o meno della goccia: la pressione dell’acqua, la composizione chimica della stessa, la tensione superficiale che ne deriva, la temperatura, lo stato di conservazione dei materiali che compongono tubazione e guarnizioni.
Scelta Nucleare Italiana. Dopo 22 Anni Chernobyl è Ancora una Minaccia per Tutto il Continente. I nuklearisti dell’Ultima Ora lo Sanno?
25 giugno, 2008 di Vortexmind
Archiviato in Il Pianeta che Ride, Informazione
Era la primavera del 1986. Io ero piccolo allora, avevo 5 anni. Eppure mi ricordo quel giorno strano, durante il quale mia madre (con la premura tipica di un genitore) mi proibì di uscire di casa perché a suo dire “era pericoloso”. Ricordo anche che per qualche tempo non mangiammo più gli ortaggi che crescevano nell’orto e non bevemmo latte. Io all’epoca non capivo molto, specialmente quando alla TV sentivo parlare di un luogo dal nome strano come Chernobyl, che sembrava collegato a quelle strane disposizioni.
Cinematica della Statica
6 giugno, 2008 di mc
Archiviato in Accademia DFC
Una volta superata la fase effervescente della giovinezza, la maturità e la vecchiaia con le loro serene consuetudini possono offrire un confortante viatico per coloro che percorrono la strada che porta al tramonto. Il segreto per percorrerla serenamente è saper comprendere il messaggio delle piccole che cose che si rincorrono uguali di giorno in giorno.
