E’ arrivata la Befera
8 gennaio, 2012 di Lameduck
Archiviato in Cronache Italiane
Da qualche giorno sono scattati i controlli delle Yellow Flames e dell’Agenzia delle Entrate - a gamba tesa, in questo caso – del J. Edgar Hoover del fisco, , nei luoghi dove si suppone si concentrino coloro in grado di fare gli spendaccioni a rutto libero in vacanza: Cortina, Portofino e, ci possiamo scommettere, prossimamente Porto Cervo ed altri POI per billionari. Più che capitali della ricchezza, dell’ostentazione e del lusso sfrenato. Mete preferite per i Rich Pride vacanzieri annuali, insomma, quelli dove gli sboroni con il portafoglio a fisarmonica non hanno vergogna di girare a facciaculo nudo.
Evadere Meno, evadere Tutti
31 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Chiamiamola Economia, Il Lavoro degli Italiani, Informazione, Meccanica delle Cose
C’è qualcosa di perverso e insulso nel modo con cui i mass media tentano d’accompagnare e d’indirizzare il professor Monti nel cammino verso la seconda parte della sua riforma. Nel suo articolo sull’evasione fiscale, La Repubblica propone con cantilenante litania un tema trito e ritrito, stanco, consumato dall’abuso di se stesso, come quelle storie che dovrebbero apparire scandalose e infami fino all’abominio ma dopo l’assediante tambureggiamento mediatico cui vengono sottoposte finiscono per risultare tristemente banali, all’insegna del “è così che van le cose” proferito da chi ormai a certe situazioni ha fatto il callo fino a considerarle ineluttabili e invariabilmente eterne.
La Manovra di Monti: Non Fatevi Infinocchiare
5 dicembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane
Luca, commentando il mio pezzo dall’elegante e forbito titolo “Monti, si Prepara la Grandissima Figura di M…“, scrive:
Credo che forse hai anticipato un pò, come del resto tutti i media, i commenti alla manovra. Ieri sera sentire parlare Monti mi ha reso orgoglioso (e non lo ero più da 20 anni) di essere italiano. La serietà, la competenza, la sincerità e soprattutto l’onestà di quelle persone mi ha sbalordito… non ci ero abituato ad essere governato da qualcuno che ha a cuore solo gli interessi del suo paese e delle generazioni future, da persone serie e non da buffoni!!!
Poi dal punto di vista tecnico certe scelte possono certamente essere migliorate, ma penso in generale che sia un’ottima manovra, concordo con la riforma delle pensioni, con lo scudo, con la tassa sul “lusso”, con l’IMU… credo che l’equità ci sia e credo che in 17gg era molto difficile fare meglio!!!
Penso inoltre che non è finita qui… i politici si stanno cagando sotto e questo mi fa godere un casino!!!
Probabile. Sono irruento per natura, anche se le mie amiche del cuore pensano che io sia dolcissimo (baci mamma).
Eugenio, invece, commentando il sobrio editoriale “MenteCritica Dichiara Guerra a Monti” non può fare a meno di affermare:
A questo punto sarebbe stato meglio il default, almeno di ripartiva da zero. Qui viene tolta la speranza.
Ho seguito in diretta la presentazione dei provvedimenti sperando di trovare qualcosa di equo. Vana ed ingenua speranza. Ma quel che e’ peggio e’ che se la “sinistra” vota ‘sta roba, nel 2013 il signor B puo’ passare all’incasso senza neppure fare campagna elettorale. Vergognoso non aumentare l’irpef per i redditi oltre i 70K. Indecorosa la IMU su prima casa.
Bene, bene.
Dialoghi con Galbusera – Indignati: Il Pesce, Oppure la Canna e l’Amo?
16 ottobre, 2011 di fma
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane
- Di cosa ci accusano, sostanzialmente? – mi domanda Galbusera, indicandomi la foto sul giornale.
- D’esserci goduta la vita fintanto che siamo stati giovani, senza preoccuparci di loro. D’aver pensato a noi stessi, piuttosto che agli altri, al presente piuttosto che al futuro. Di continuare, ora che siamo vecchi, a tenerci stretti la pensione e i soldi, insensibili al grido di dolore che sale dalle giovani generazioni.- dico io, felice di rigirare il coltello nella piaga.
- C’è del vero.- eppure non pare convinto. – Ma anche evidenti peccati di omissione. – obietta – Per esempio non si considera il ruolo del caso nelle vicende umane.
E’ tempo che i cammelli passino dalla cruna dell’ago
16 settembre, 2011 di Lameduck
Archiviato in Chiamiamola Economia, Oltre il Confine
Default Italia, 70 Giorni al Fallimento: Al Capestro gli Evasori
1 settembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Vere Donne, Veri Uomini
Sono giorni che lo dico. Non basta cambiare, bisogna proprio buttare via l’immondizia per ripartire. E se non si vuole ripartire, nessun problema. Per i maschietti ci sono i semafori a Pechino. Con il traffico e l’inquinamento che c’è si faranno soldi a palate lavando i vetri delle macchine. Per le donne la scelta è ancora più ampia: le vecchie e le racchie troveranno facilmente occupazione nel settore “cambio pannoloni a vecchiacci cacasotto cinesi”, mentre quelle giovani e belle (non superiori ai 22 anni che a queste cose in Asia ci tengono) non avranno difficoltà a impiegarsi nei vari centri di massaggio di Pechino dove i cinesi non vedono l’ora di restituire alle italiane le attenzioni che gli italiani hanno riservato alle loro fidanzate.
Ciò detto, veniamo a noi. Lo stesso governo che fino a qualche tempo fa incitava all’evasione fiscale, oggi impernia la sua manovra strutturale sul recupero dell’evasione. Della serie: evasore, prima ti coccolo per farmi eleggere, poi quando la merda arriva al naso, scarico la colpa su di te.
Non funziona brutte merde rincitrullite. Credete veramente che ci siamo bevuti il cervello dopo averlo frullato? La colpa principale è e rimane dell’intera classe dirigente di questo paese (non riesco più a dire “del nostro paese”, non mi ci ritrovo). Maggioranza, opposizione e antiberlusconiani di professione hanno capito che i loro privilegi dipendevano dallo status quo e tutti, senza eccezione, si sono adoperati per mantenerlo. Leggi elettorali, leggi ad personam ed ad aziendam, depenalizzazioni, spesa pubblica utilizzata per gestire il consenso, condoni fiscali, prescrizioni, ore e ore di dibattiti parlamentari incentrati sulla fica di Ruby.
Fosse per me, ci sarebbe la corda, altro che le elezioni. L’unico sistema per ripulire l’ambiente e consentire alle energie sane di esprimersi, finalmente.
Dialoghi con Galbusera: la Solidarietà a Senso Unico non Funziona. Che Fare?
16 agosto, 2011 di fma
Archiviato in Cuore di Tenebra
Dice Galbusera che se dev’essere usata come vaselina, affanculo anche la solidarietà. Lui ne ha le palle piene.
Dice che in questo paese ti ritrovi l’approccio cattolico sempre tra i piedi, che si parli di sesso, di relazioni sociali, di vita o di morte; soprattutto se si parla ricchezza, considerata propedeutica al peccato, da tollerare, ma di cui chiedere conto nel momento delle difficoltà.
Magari sotto forma di contributo di solidarietà a quelli che lavorano e guadagnano e dichiarano al fisco più di una certa cifra. Novantamila euro all’anno: contributo di solidarietà 5%: pater ave e gloria. Centocinquantamila: contributo 10%: tre pater tre ave e tre gloria
Ma come, a uno che ha già pagato le tasse tu gli chiedi di pagare un’altra volta? Se ti pare di avergli fatto pagare poco cambia le aliquote, ma se le aliquote vanno bene allora di che cazzo stiamo parlando?
Cosa vuol dire contributo di solidarietà per due anni? Galbusera mi guarda sconcertato.
Quello che s’è fatto un mazzo tanto per arrivare a guadagnare 100.000 euro all’anno, lasciandone 36.170 nelle grinfie del fisco, perché dovrebbe dare un aiutino all’impiegato che ha preferito passare le sue domeniche andando a pescare?
- E non tiro volutamente in ballo il fruttarolo che dichiara 20.000 euro all’anno, – dice Galbusera – qui non stiamo parlando di furfanti, ma di cittadini per bene. Non lo so e non mi interessa sapere se sia più giusto l’approccio dell’impiegato, o quello del dirigente, dico solo che quando uno ha pagato le tasse ha adempiuto ai suoi obblighi nei riguardi della collettività. C’è l’emergenza? Bene, ognuno vi contribuirà secondo le sue possibilità. Non uno sì e uno no, in virtù di un pregiudizio secondo cui è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco per la porta dei cieli.
Oltre il Patriottismo di una Sera: Federalismo Fiscale e Unità d’Italia
22 febbraio, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Cronache Italiane, latest
Non essendo un massmediologo ed abitando una casa iperdotata di televisori, ho potuto concedermi il lusso, vagamente snobistico, di non seguire il festival, salvo, opportunamente e puntualmente allertato da mia moglie, come convenuto, l’intervento di Benigni. Non essendo, inoltre, un critico cinematografico, né televisivo, mi concederò un altro lusso: la performance mi è sembrata “non memorabile” (spendo, con qualche malizia, proprio un aggettivo largamente utilizzato nella circostanza dal geniale comico toscano). Resta inteso che sono un suo inossidabile fan e non mi sognerei mai di metterne in discussione la magia istrionica, ma, in tutta sincerità, ho trovato un po’ troppo retorico (e lungo) il testo, ancorché impreziosito qua e là da frizzanti evasioni (la repubblica minorenne, le mie prigioni di Silvio, la vittoria schiava di Roma e così via).
Sarà certo colpa mia e del mio disperato tentativo di non affogare nell’onda del conformismo dilagante, ma neanche per un attimo sono riuscito ad abbandonarmi all’emozioni dell’epopea risorgimentale e, men che meno, all’enfasi melodrammatica dei versi del giovane e valoroso Mameli. Caro Benigni, ma davvero pensi che sia ragionevole proporsi di rintuzzare le spinte centrifughe leghiste, gridando “stringiamoci a coorte” o richiamando le magnifiche gesta di Scipione l’africano, che vinse a Zama nel 202 a.C., offuscando per sempre, ed in un colpo solo, la fama di Annibale ed anche quella del povero ed incolpevole Scipione l’emiliano?
Un’Altra Idea di Giustizia
18 febbraio, 2011 di fma
Archiviato in Cazzotti, latest, Oltre le Righe
Mi capita spesso di inciampare nelle manifestazioni di sdegno, le più disparate, con cui i bravi cittadini cercano di distinguersi dai loro concittadini cattivi.
Talvolta a ragione:
“Ma come, puzzone, io pago le tasse e tu no?”
È implicito nella comune accezione di giustizia che i cittadini siano tutti uguali davanti al fisco e che nessuno si comporti come se lo fosse un po’ di più.
Altre volte sulla base di semplici aspettative deluse:
“Avevo riposto in te tante aspettative e tu così mi ripaghi?”
Sinistra: Come Fare per Perdere le Elezioni Prossime Venture
4 febbraio, 2011 di fma
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Oggi il debito pubblico italiano ammonta a 1867 miliardi di euro ed è in costante crescita. Se dovessimo pagarlo tutti, in parti uguali, dovremmo sborsare 30.000 euro cadauno, centenari e neonati compresi.
Sarebbe una soluzione giusta?
O sarebbe più giusto che ciascuno vi concorresse secondo le proprie possibilità?
O meglio ancora che ciascuno vi concorresse secondo le responsabilità che ha avuto nella formazione del debito?
Oppure dovrebbero vedersela i più ricchi, per esempio quel 10% di famiglie (2,4 milioni), che detiene il 45% (circa 3.700 miliardi) della ricchezza delle famiglie italiane?
Evasione Fiscale: Loro Evadono, noi Affoghiamo nella Cacca
31 gennaio, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, latest
Oggi, sul Corriere della Sera on Line
Evasione fiscale + 46% in un anno
Vale 50 miliardi di euro
Scoperti 8.850 evasori totali (+18%). In Lussemburgo e Svizzera quasi la metà dei soldi evasi all’esteroIl rapporto annuale della Guardia di finanza
Evasione fiscale + 46% in un anno
Vale 50 miliardi di euroScoperti 8.850 evasori totali (+18%). In Lussemburgo e Svizzera quasi la metà dei soldi evasi all’estero
MILANO – Nel 2010 gli italiani non hanno dichiarato al fisco redditi per quasi 50 miliardi di euro, una somma cresciuta del 46% rispetto all’anno precedente. Il dato è contenuto nel rapporto annuale della Guardia di finanza, già reso noto dal comandante delle Fiamme Gialle, il generale Nino di Paolo, ai membri della Commissione Finanze della Camera nel corso di un’audizione lo scorso 26 gennaio.
EVASORI – La Gdf ha inoltre scoperto 8.850 evasori totali (+18% rispetto al 2009) con un’evasione per 20,263 miliardi (+47% rispetto al 2009) e Iva per 2,6 miliardi. Di questi, 3.288 hanno evaso più di 77 mila euro di imposte. Sempre nel 2010 gli italiani hanno evaso anche quasi 30,5 miliardi di Irap e 6,3 miliardi di Iva, 635 invece i milioni di ritenute non versate o non operate.
se vuoi,
Loro continuano ad evadere, noi continuiamo ad odiarli, per questo, riproponiamo lo stesso articolo uscito il 28 ottobre 2008. Da allora ad oggi, l’unica cosa che è cambiata è l’entità dell’evasione, che è aumentata. Eppure, per combatterla, ci vorrebbe veramente poco. Leggi a questo link. L’articolo ebbe un certo riscontro, ci furono 145 commenti indignati, ma nessun evasore ebbe il coraggio di dire la sua. Vediamo se oggi riusciamo a snidarne qualcuno.
Leggi il resto
Ma i Poveri Avranno il Regno dei Cieli?
20 dicembre, 2010 di fma
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Una volta la produzione di massa esisteva solo in America, da noi si stentava persino a credere che si potesse buttare un oggetto funzionante solo per poterne comprare uno nuovo. Mi ricordo di una falce che mio nonno aveva ereditato da suo padre. Mentre mio padre era sicuro che non ci fosse in giro un altro palanchino d’acciaio buono come quello che suo padre aveva portato dalla Germania, tornando da Berlino a piedi.
Erano cose ben fatte, apprezzate da chi praticava quotidianamente la fatica, da nobis hodie panem nostrum quotidianum , e conosceva il vantaggio che procura un attrezzo ben costruito, una ruota che gira su bronzine, una vanga forgiata, un rastrello di carpino ben stagionato.

Di quei lavoratori la gran parte votava PCI, alcuni PSI, quello di Nenni ci tenevano a precisare. Il lumpenproletariat(( Termine marxista che indica la parte del proletariato formata da chi non dispone di alcun reddito e che manca completamente di coscienza politica. )) e la borghesia minuta che credeva in Dio votavano per la DC, che prometteva assistenza a tutti, soprattutto agli ultimi. Lo stato sociale in embrione e lo stato assistenziale di là da venire non avevano ancora dispiegato i loro effetti. Nel senso che chi votava a sinistra aveva delle ragioni oggettive, in senso marxiano, per farlo; per ritenersi sfruttato e dunque per covare propositi di rivalsa nei confronti dei propri sfruttatori. I lavoratori intravedevano margini concreti di miglioramento, a scapito dei padroni delle fabbriche e del profitto.
Ho l’impressione che oggi non sia più così. Che strati sempre più diffusi di popolazione si ritengano sfruttati senza averne i requisiti minimi, in quanto posti ai margini di qualsiasi contesto produttivo degno di questo nome. Perché non vi può essere plusvalore laddove non si producano beni o servizi che abbiano un valore, e se non c’è plusvalore non c’è profitto e senza profitto non c’è sfruttamento.
Mi guardo bene dall’indicare le categorie che si autoproclamano sfruttate senza esserlo. Mi limito a osservare che in questo paese si lagnano tutti, genericamente; tutti accampano diritti e tuttavia nessuno indica il soggetto dal quale si dovrebbe riscuotere, contentandosi di indicare il Palazzo e Lor Signori.

Chi paga le tasse protesta perché sono troppo alte, in generale; i pensionati perché le pensioni sono troppo basse, mediamente; gli studenti contro i tagli ai finanziamenti della scuola pubblica; gli insegnanti contro la riforma che gli toglie il posto; gli operai contro Marchionne che li vuole mettere con le spalle al muro. Proteste che sembrano dirette a qualcuno, che in realtà sono rivolte pedissequamente al Sistema, alla Politica, al Cielo. Anche quando sembrano avere un bersaglio con un nome e un cognome, per esempio Sergio Marchionne, in realtà sono contro il Mutamento Globale, che le guarda dall’alto e ride.
Altra cosa sarebbe se quelli che pagano le tasse, anziché chiedere di esserne prontamente sollevati, chi deve provvedere provveda, reclamassero di volta in volta un Fisco più efficiente, una Politica meno costosa, una Giustizia più produttiva, una Sanità più efficace, una Scuola meno autoreferente, un’Amministrazione meno pletorica, un Vaticano meno pervasivo e famelico. Cose che avrebbero il pregio di individuare di volta in volta la controparte chiamata a dare. Se prendesse piede il costume di indicare oltre che il peccato anche il peccatore, la causa oltre che l’effetto, ogni componente della società, a turno, sarebbe messa di fronte alle proprie responsabilità e, dovendone rispondere agli altri, pungolata a mutare e a migliorarsi.
Ma s’è stabilito a furor di popolo, apparentemente una volta per tutte, che non ci si debba fare la guerra tra poveri, quasi che povero sia una categoria dello spirito che manda assolti da ogni peccato. Omnia munda mundis. Il giovane ricercatore senza tutele sociali e il giovane pensionato senza niente da fare, accomunati dallo stesso reddito di 1000 euro al mese e dallo stesso datore di lavoro, marciano insieme contro il Palazzo. Pronti a solidarizzare con il giudice che ha consentito alla prescrizione di determinare l’estinzione del reato. Oppure con il lavoratore socialmente utile, o con l’impiegato della Regione Sicilia, che tiene famiglia. La colpa, se mai, è di chi li ha assunti a carico dell’Erario per amore del Potere. I nemici dei miei nemici sono miei amici.

Forse il male oscuro che s’è portato via l’anima della Sinistra, facendola terminare in braccio ai cattolici, è stata proprio la volontà di non distinguere tra poveri, o l’incapacità di farlo.
Forse un partito deve rappresentare le categorie sociali per interessi, più che per censo, se non vuol correre il rischio di diventare un contenitore di contrari, facendo la fine dell’asino di Buridano, che morì di inedia per non saper scegliere tra l’acqua e il fieno.
Chi paga le tasse deve poter chiedere conto a chi non le paga. Chi produce valore e plusvalore ha necessariamente interessi diversi da chi percepisce una pensione, un vitalizio, una prebenda, una rendita, uno stipendio spurio a carico della fiscalità generale.
Non ha pregio il fatto d’essere tutti poveri allo stesso modo.
Gli interessi dei poveri non vanno tutti nella stessa direzione.
Forse non tutti i poveri avranno il regno dei cieli.
Costo del Lavoro e Competitività: Sostiene Galbusera…
4 maggio, 2010 di fma
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane, Il Lavoro degli Italiani, latest
Sostiene Galbusera che una presa per il culo così, lui, non se la sarebbe mai aspettata. Meno che meno dall’INPS.
Galbusera è un mio vicino di casa, un metalmeccanico in pensione, abituato fin dalla più tenera età a considerare certi doveri come ineludibili. Tra cui, non suoni strano, pagare le tasse. Perché i lombardi non sono tutti piccoli imprenditori, ci sono anche i lavoratori dipendenti e i pensionati. Galbusera lavora all’appuntamento con il fisco lungo tutto l’arco dell’anno.
- Perché, – sostiene – le cose, per farle bene, bisogna farle per tempo.
Così, quando va in farmacia, sempre più spesso, non si scorda mai di mettere sopra il banco, con le ricette, la tessera sanitaria, affinché lo scontrino rechi il suo codice fiscale, condizione indispensabile per fruire della detrazione d’imposta sui ticket. Al netto della franchigia, s’intende.

- Pensano che i primi 129,11 euri li spendiamo per il viagra. – sostiene ridendo.
La stessa cosa la fa col dentista, col cardiologo, perfino col veterinario.
- Per le spese veterinarie, la ragione di un’ulteriore franchigia mi sfugge.- sostiene pensieroso
Da ognuno pretende fattura, col suo bravo bollo da euri 1,81, altrimenti non vale. E mano a mano inserisce i dati nel PC, badando di non mischiare farmaci e parafarmaci, di non sommare all’importo delle fatture il bollo, e via e via e via.
Con l’anno nuovo, passata la Befana, comincia a riordinare le carte. Quelle sue e quelle della moglie; che, ahimè, non usa per le proprie cose la sua stessa acribia. Nei suoi scontrini le creme antirughe e gli scovolini interdentali convivono allegramente con i sartani e le statine:
- Lina, quante volte te lo devo dire che le cose vanno tenute distinte? cosa ci vuole? una laurea?
Sono mali di pancia, ma qualcuno se li deve pure accollare.
- Certo che se lo fai la prima volta, poi sei fottuto. - sostiene Galbusera. Non si capisce se si riferisca alla Lina, o al fisco.
A ogni buon conto, alla fine di gennaio, lui è pronto. Aspetta solo che l’Agenzia delle Entrate metta in rete il Modello Unico e il 730, con le relative Istruzioni.
Perché entrambi? Ma perché solo se avrà studiato bene le Istruzioni del Modello Unico, 126 pagine quest’anno, potrà calcolare quanto il fisco gli deve, cioè verificare, quando sarà il momento, se il CAF, al quale si rivolgerà per il 730, avrà fatto i conti giusti.
I moduli di solito sono disponibili verso la fine di febbraio.
- Vorrei anche vedere, – sostiene Galbusera, – che dovessimo penare per pagare le tasse. –
Li scarica e comincia a compulsarli.
- Cose fastidiose, – sostiene Galbusera – da fare con calma.-
Aspettando che arrivi CUD 2010. Che a dire il vero dovrebbe già essere arrivato. La legge parla chiaro: Il CUD deve essere consegnato al contribuente entro il 28 febbraio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono i redditi certificati.
Siamo alla metà di marzo e del CUD ancora nessuna notizia.
Per informarsi telefona alla sede provinciale dell’INPS.
- Signore, – si stupisce l’impiegata – siamo appena alla metà di marzo! –
- Lo so. – fa lui – Ma è previsto che io lo debba ricevere entro la fine di febbraio.-
- Aspetti almeno la fine del mese. Sono in spedizione.
- Che vuol dire che sono in spedizione? che sono stati spediti, o che stanno per essere spediti?
- Signore, gliel’ho già detto, credo di parlare italiano: sono in spedizione! C’è tempo fino a tutto maggio!
A Galbusera i dipendenti dell’Amministrazione dello Stato non sono mai piaciuti fino in fondo, neppure quando se li ritrovava accanto, in corteo, addirittura in prima fila a reggere lo striscione rosso dei CUB Alfa Romeo.
Aspetta un paio di settimane e non succede nulla. Pensa bene di visitare il sito dell’INPS: hai visto mai che il CUD si possa scaricare come il 730. Purtroppo scopre che per saperlo bisognerebbe avere il PIN. La cui prima metà, di 8 cifre, si può avere immediatamente, basta inserire i propri dati personali nel questionario, ma la seconda metà no. La seconda metà sarà recapitata per posta, all’indirizzo di residenza, esperite doverose verifiche per via telefonica.
Per fortuna l’occhio gli cade sul servizio INPS Risponde.
Scrive allora Galbusera:
“Buongiorno. Sono a chiedervi copia del CUD 2010, relativo alla posizione VDCAI N.110X3, il cui originale non mi è mai pervenuto.”
“Gentile utente, – gli risponde l’INPS – alla Sua richiesta del 29/03/2010 19.09.12 è stato assegnato il Protocollo INPS.CCBFF.29/03/2010.0215029 -
Passa qualche altro giorno e dall’INPS gli riscrivono:
“Gentile utente, con riferimento alla Sua richiesta con numero di protocollo INPS.CCBFF.29/03/2010.0215029 del 29/03/2010 19.09.12, Le comunichiamo quanto segue: i modelli CUD 2010 sono in fase di spedizione. La ringraziamo per aver utilizzato il servizio INPS Risponde, non esiti a contattarci per ulteriori richieste.”
- O cazzo! – sostiene d’aver pensato Galbusera.
Stizzito riscrive all’INPS:
“Sono ancora io, il titolare della pensione VDCI N.110X3. Devo fissare l’appuntamento con il CAF. Quando pensate di mandarmi il CUD?
P.S. Non riditemi che è in spedizione. Non saprei che farmene.”
E l’INPS, immediatamente:
“Gentile utente,
alla Sua richiesta del 09/04/2010 18.35.27 è stato assegnato il Protocollo INPS.CCBFF.09/04/2010.0436241”
E di lì a qualche giorno:
“Gentile utente, con riferimento alla Sua richiesta con numero di protocollo INPS.CCBFF.09/04/2010.0436241 del 09/04/2010 18.35.27, Le comunichiamo quanto segue: riceverà per posta nei prossimi giorni i documenti richiesti. La ringraziamo per aver utilizzato il servizio INPS Risponde, non esiti a contattarci per ulteriori richieste.”
Sostiene Galbusera d’aver avuto un attimo di smarrimento e la tentazione fortissima di mandarli affanculo.
Ma la sua natura di vecchio combattente ha presto il sopravvento.
Vorrà dire che lui e la Lina andranno di persona alla sede provinciale dell’INPS, a chiedere soddisfazione.
La sede provinciale dell’INPS, per chi non lo sapesse, è in via Cazzolopone al numero 8, che più in centro di così non si può. Una zona dove il rapporto tra macchine che cercano un posto e posti per parcheggiare, bene che vada, è di dieci a uno. Quel giorno è ancora peggio. Deve esserci un qualche evento in città. Al terzo giro di isolato fa scendere la Lina e la manda a staccare il ticket.
- Non ti preoccupare, tu stacca il numero, io giro finché trovo posto e ti raggiungo.- dice, salutandola con la mano. Di dietro già suonano a distesa.
Sostiene Galbusera d’averci impiegato un’ora e passa a trovare un posto e d’essere stato vittima, nel frattempo, di tre prepotenze grosse così, dei veri e propri scippi di parcheggio che gridano ancora vendetta al cielo. Non i soliti prepotenti dei SUV, come si sarebbe portati a pensare, no: prima due ragazze con la Smart, poi una signora con l’Opel Corsa, per ultima la Ritmo di un marocchino con la marmitta tenuta su dal fil di ferro.
- Terùn! – confessa d’essersi lasciato scappare Galbusera, fuori dalla grazia di Dio.
- A che punto siamo? – domanda accostandosi alla Lina, seduta di sghembo su uno strapuntino, in coabitazione con un giovane rasta.
- Abbiamo il 76 – gli risponde lei serafica
- Che vuol dire?- la guarda, nervoso.
- Che ce n’è trenta davanti.
- Ah! – fa il Galbusera chinando la testa sul petto.
Finalmente, dopo un’ora e passa, sul display prende a lampeggiare il 76, mentre l’altoparlante scandisce col tono ufficiale degli aeroporti:
- Il settantasei si rechi alla postazione sei, il settantasei è atteso alla postazione sei. –
Sostiene Galbusera che per un attimo gli è parso d’essere alla Malpensa, quando chiamarono l’imbarco per Sharm-el- sheikh.
Segue brusco risveglio davanti alla funzionaria dell’INPS, che alla loro richiesta d’avere una copia dei CUD, anziché arrossire, non sa trattenere un gesto di stizza.
- Ma benedetta gente! ma è tutta mattina che stampo CUD! ma non potete aspettare che vi arrivino a casa?
- Quando?- s’inalbera il Galbusera – Siamo al venti di aprile, fin quando dobbiamo aspettare?-
- Ma sono in spedizione! Ma cosa facciamo se tutti i pensionati e i cassintegrati vengono a chiederci la copia del CUD? Ci spariamo?
- Potrebbe essere una soluzione. E perché non li avete spediti quand’era il momento?
Questo l’impiegata non lo sa. Mica è lei che spedisce i CUD.
Sostiene Galbusera che, tornando al parcheggio, s’è divertito a fare quattro conti. Secondo lui, sommando alle sue spese di telefono, benzina, parcheggio, pedaggio autostradale, i costi per gli stipendi degli impiegati INPS che gli hanno dato retta e la relativa quota di spese generali, la copia del CUD che stringe tra le mani non costa meno di 50 euri.
Sostiene Galbusera che un paese in cui una copia di CUD, di cui non ci sarebbe alcun bisogno se l’originale arrivasse nei tempi dovuti, costa 50 euri, è un paese destinato a soccombere. Soprattutto se la maggior parte dei suoi abitanti non lo capisce, oppure non lo ritiene un problema grave. Cioè non capisce che l’unico modo per indurre i capitali a non migrare in Polonia, dove il lavoro costa meno, è quello di far sì che la differenza del costo del lavoro, in negativo, sia compensata da un’equivalente differenza nell’efficienza del sistema paese, in positivo.
Sostiene, il perfido Galbusera, che finché i dipendenti di Eutelia, o chi per loro, continueranno a salire sul tetto pensando in quel modo di indurre il padrone a investire da noi anziché altrove, senza capire che i soldi si muovono non per cattiveria ma per convenienza, non avremo alcuna speranza di cavarcela.
Sostiene Galbusera che s’immagina l’obiezione:
- E cosa dovremmo fare? la guerra tra poveri?
Sostiene che lui la risposta ce l’avrebbe, ma che se la tiene per sé.
E l’Orchestrina Suona
17 marzo, 2010 di dellefragilicose
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Mentre il paese affonda dopo essersi spaccato in due su un iceberg gigantesco, mentre la gente affoga perché non riesce a guadagnarsi la vita né col lavoro dipendente né con l’imprenditoria, mentre il fisco strozza chiunque riesca a beccare e se non becca, presume, mentre negli ospedali iniziano a mancare disinfettanti, ovatta e bende, mentre le fabbriche chiudono o si trasferiscono all’estero, mentre le macchine della polizia restano ferme perché non hanno benzina, mentre la gente si suicida(1) perché non sa più che fare, sul ponte del Titanic che sfoggia la bandiera tricolore l’orchestrina continua a suonare e i passeggeri di prima classe ballano e discutono di liste, ispezioni(2), talk show(3), telefonate tra padroni e servi(4)e di parole politicamente corrette(5).
Leggi il resto
NoteFine delle Note
Abbecedario Italiano
10 marzo, 2010 di redazione
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest
Prepara i tuoi bambini al loro futuro di cittadini italiani con l’abbecedario di MenteCritica. Per ogni lettera, una parolina ed un disegno che servono per imprimere nella mente dei bimbi il concetto associandolo alla letterina. Stampa l’abbecedario e fai colorare le figurine.
Buon divertimento bambini e dite grazie a mamma e papà per avervi procurato un gioco così bello ed un futuro così splendente.
Non adatto ai bambini di età inferiore a tre anni.

Vicende Vissute. Una Partita Iva Racconta
8 marzo, 2010 di Marechiaro
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, latest, Storie Italiane, Vere Donne
Ciao! Sono una partita iva, evasore per definizione, single, nel senso di felicemente ditta individuale. Sono stata una società anch’io, fino al 1995, quando ho rilevato i debiti e i crediti e liquidato la quota all’ex socio. Avevo mille problemi e poco tempo e quindi affidai la contabilità alla consulente. A novembre del ’98 arrivò una bella comunicazione: c’era a mia disposizione il credito Iva della società.
Nell’agenda del ’99 che può andare benissimo quest’anno, al posto di marcare le entrate e le uscite scrivevo:
Evasione Fiscale? Per Combatterla Ci Vorrebbe Davvero Poco
19 febbraio, 2010 di doxaliber
Archiviato in Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani, latest, Niente resterà impunito
Ho letto con interesse l’articolo sull’evasione fiscale scritto da Gasparre Serra per Mentecritica. I dati sull’evasione fiscale sono allarmanti e non può che destare scalpore la notizia che l’82% dell’intero gettito IRPEF grava sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Naturalmente il peso delle imposte non grava sui lavoratori dipendenti perché questi, a differenza di altri, sono più onesti ed hanno maggiore senso dello Stato ma dipende dal fatto che i redditi da lavoro dipendente sono interamente tracciabili e vengono dedotti alla fonte, togliendo al lavoratore ogni possibilità di elusione e/o evasione.
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