E l’Orchestrina Suona
17 marzo, 2010 di dellefragilicose
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Mentre il paese affonda dopo essersi spaccato in due su un iceberg gigantesco, mentre la gente affoga perché non riesce a guadagnarsi la vita né col lavoro dipendente né con l’imprenditoria, mentre il fisco strozza chiunque riesca a beccare e se non becca, presume, mentre negli ospedali iniziano a mancare disinfettanti, ovatta e bende, mentre le fabbriche chiudono o si trasferiscono all’estero, mentre le macchine della polizia restano ferme perché non hanno benzina, mentre la gente si suicida(1) perché non sa più che fare, sul ponte del Titanic che sfoggia la bandiera tricolore l’orchestrina continua a suonare e i passeggeri di prima classe ballano e discutono di liste, ispezioni(2), talk show(3), telefonate tra padroni e servi(4)e di parole politicamente corrette(5).
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Abbecedario Italiano
10 marzo, 2010 di redazione
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Prepara i tuoi bambini al loro futuro di cittadini italiani con l’abbecedario di MenteCritica. Per ogni lettera, una parolina ed un disegno che servono per imprimere nella mente dei bimbi il concetto associandolo alla letterina. Stampa l’abbecedario e fai colorare le figurine.
Buon divertimento bambini e dite grazie a mamma e papà per avervi procurato un gioco così bello ed un futuro così splendente.
Non adatto ai bambini di età inferiore a tre anni.

Vicende Vissute. Una Partita Iva Racconta
8 marzo, 2010 di Marechiaro
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Ciao! Sono una partita iva, evasore per definizione, single, nel senso di felicemente ditta individuale. Sono stata una società anch’io, fino al 1995, quando ho rilevato i debiti e i crediti e liquidato la quota all’ex socio. Avevo mille problemi e poco tempo e quindi affidai la contabilità alla consulente. A novembre del ‘98 arrivò una bella comunicazione: c’era a mia disposizione il credito Iva della società.
Nell’agenda del ‘99 che può andare benissimo quest’anno, al posto di marcare le entrate e le uscite scrivevo:
Evasione Fiscale? Per Combatterla Ci Vorrebbe Davvero Poco
19 febbraio, 2010 di doxaliber
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Ho letto con interesse l’articolo sull’evasione fiscale scritto da Gasparre Serra per Mentecritica. I dati sull’evasione fiscale sono allarmanti e non può che destare scalpore la notizia che l’82% dell’intero gettito IRPEF grava sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Naturalmente il peso delle imposte non grava sui lavoratori dipendenti perché questi, a differenza di altri, sono più onesti ed hanno maggiore senso dello Stato ma dipende dal fatto che i redditi da lavoro dipendente sono interamente tracciabili e vengono dedotti alla fonte, togliendo al lavoratore ogni possibilità di elusione e/o evasione.
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Gettiti e Parole
18 febbraio, 2010 di Gaspare Serra
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Un paese di “tartassati” ed “evasori”
Non esistendo sistemi fiscali “perfetti” (un po’ come le leggi elettorali), un sistema fiscale, generalmente, può essere: – più “efficace” che giusto – o più “giusto” che efficace. Il dramma del nostro sistema fiscale, invece, è che esso non è: né efficace (stante l’enorme “buco nero” dell’evasione fiscale che ha consentito crescere negli anni), né giusto (stante la grave discriminazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati rispetto ai lavoratori autonomi: i primi tartassati con pesanti prelievi alla fonte, i secondi liberi di auto-denunciare a piacimento il proprio reddito!).
Segno evidente del marcato “disequilibrio” del nostro sistema fiscale è che mentre sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati grava gran parte del “carico fiscale” pendente sugli Italiani (da soli, queste categorie garantiscono ben l’“82%” dell’intero gettito Irpef!), i lavoratori autonomi sono in grado di difendersi dall’elevata pressione fiscale: – “evadendo” le tasse (essendo il loro “reddito effettivo” difficilmente accertabile) – “eludendo” le imposte (ad esempio, scaricando l’Iva anche su beni ad uso personale) – e “dividendo le fonti di reddito” tra i componenti della famiglia (di modo che, pur a parità di reddito complessivo, il livello di reddito di ogni componente familiare si mantenga più basso di quello effettivo e rientri in scaglioni Irpef inferiori!).

Il “tax freedom day”
Del taglio delle tasse si discute oramai da anni, per lo meno dal 1994 (con lo slogan “meno tasse per tutti” è avvenuta la scesa in campo di Silvio Berlusconi). Salve qualche intervento settoriale e sporadico (come la cancellazione dell’ICI sulla prima casa), però, di risultati concreti non se n’è visto l’ombra. L’imposizione fiscale in Italia continua ad essere tra le più alte d’Europa (se non del mondo!). In Italia quest’anno il “tax freedom day” (ossia il giorno dell’anno a partire dal quale i lavoratori, al netto delle tasse dovute allo Stato, iniziano a guadagnare fino alla fine dell’anno solo per se stessi) si è ulteriormente spostato in avanti: dal 22 al 23 giugno!
Ogni contribuente italiano, in pratica, nel corso del 2010 dovrà devolvere all’erario un’equivalente in media pari a tutto ciò che intascherà col suo lavoro dall’1 gennaio fino al 23 giugno. Un esempio di quanto il fisco sia vorace? Nella dichiarazione dei redditi quando si raggiunge la soglia dei 28.000 euro scatta automaticamente l’aliquota del 38%(1) : ciò vuol dire che una famiglia media italiana (con un reddito poco superiore ai 2.000 euro mensili, oggigiorno appena sufficiente per vivere se si è in affitto, si ha un mutuo da pagare o si hanno più figli a carico) deve restituire quasi il 40% del proprio reddito allo Stato. Per fare qualche utile comparazione: – in Francia un contribuente dichiarante 55 mila euro di reddito paga solo “3 mila euro” di tasse sul reddito (mentre in Italia lo stesso sarebbe tenuto a pagare ben “16 mila euro”!)
- in Germania i redditi fino a 52 mila euro scontano un’aliquota del solo “15%”, contro un’aliquota del 42% per i redditi superiori (in Italia, invece, entro lo stesso livello di reddito l’aliquota Irpef varia dal 23 fino al “38%”!).
Berlusconi (la promessa): “due sole aliquote irpef per gli italiani!”
“Riforma fiscale? Si parta dalla riduzione a due delle aliquote Irpef!”. Questo il progetto al quale starebbe lavorando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. La novità principale altro non è che la riedizione (per la terza volta) della proposta con cui lo stesso Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si era presentato agli elettori già 15 anni fa: la riduzione delle aliquote Irpef a due sole (del 23% per i redditi inferiori a 100 mila euro e del 33% per i redditi superiori).
Il sistema dell’irpef vigente in italia
In Italia l’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) si articola in “cinque scaglioni” di reddito ad ognuno dei quali corrisponde una propria “aliquota imponibile” (progressiva all’aumentare del reddito). Più in dettaglio:
I- per i redditi compresi tra 0 e 15 mila euro l’aliquota Irpef è pari al 23%
II- per quelli tra 15 e 28 mila euro al 27%
III- per quelli tra 28 a 55 mila euro al 38%
IV- per quelli tra 55 a 75 mila euro al 41%
V- e per quelli oltre i 75 mila euro al 43%.
Sui redditi più bassi, inoltre, grazie ad un complesso sistema di “deduzioni” dal reddito e di “detrazioni” dall’imposta, l’incidenza effettiva media dell’Irpef risulta pari per i redditi fino a 8 mila euro, all’1,6% e per quelli compresi tra 8 e 15 mila euro, al 9%.
Che l’Irpef rappresenti l’“imposta perno” del nostro sistema fiscale, infine, lo dimostra il suo enorme gettito, pari a 163,4 miliardi di euro (contro i soli 43 dell’Ires e 38 dell’Irap), oltre i 2/3 dell’intero gettito delle imposte dirette e ben 1/3 delle intere entrate tributarie dello Stato (pari a 471 miliardi di euro).
Cosa cambierebbe con la riforma dell’Irpef annunciata?
Se la riforma prospettata dal Premier entrasse in vigore, il sistema dell’Irpef si articolerebbe in due soli scaglioni di reddito con aliquote fiscali notevolmente ridotte rispetto alle attuali:
I- per i redditi tra 0 e 100 mila euro l’aliquota risulterebbe del 23%
II- per i redditi oltre i 100 mila euro si ridurrebbe a solo il 33%!
Un simile disegno riformatore risulterebbe premiante soprattutto per i ceti sociali più alti. Più in dettaglio: – per le fasce sociali basse (dichiaranti fino a 15 mila euro) il beneficio fiscale sarebbe “nullo”: in sostanza, i soggetti più deboli (come pensionati e lavoratori percepenti meno di 1.000 euro al mese) non riceverebbero “1 solo euro” di riduzione fiscale. per le fasce sociali medio-basse (dichiaranti dai 15 ai 28 mila euro) cambierebbe ben poco, beneficiando di una minima riduzione dell’aliquota (dal 27% al 23%). per le fasce sociali medio-alte (dichiaranti dai 28 ai 75 mila euro) lo “sconto fiscale” risulterebbe già “sostanziale” (beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 38% al 23%), mentre le fasce sociali alte (ossia dichiaranti oltre i 75 mila euro) risulterebbero paradossalmente essere quelle in assoluto più premiate, beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 43% al 33% (di 10 punti percentuali netti!).
Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre (“Associazione artigiani e piccole imprese”) a fronte di una riduzione del carico fiscale di “520 euro” annui per una coppia con un figlio a carico e con un reddito di 21.500 euro ciascuno, coloro che intascano più di 40 mila euro vedrebbero ridurre il loro carico fiscale di “2.320 euro”, mentre coloro dichiarati oltre 100 mila euro disporrebbero di ben “14.170 euro” di sconto fiscale.
Ecco perché l’annunciata riforma dell’irpef risulterebbe “classista”, “iniqua”, “insostenibile” e “populista”.
Una riforma classista
A seguito dell’approvazione di una riforma del genere, a regime, mentre chi dichiarerà 100 mila euro di reddito annuo beneficerà di ben “14 mila euro” di sconto fiscale, la maggioranza dei pensionati e dei lavoratori (dichiaranti non più di 15 mila euro) non beneficerà di “1 solo euro” di taglio dell’Irpef. A dimostrazione del fatto che in pochi (anzi “pochissimi”) beneficerebbero della riforma in oggetto, basti considerare il fatto che mentre il 50,9% dei contribuenti (oltre 21 milioni) dichiara meno di 28 mila euro annui e il 93,2% dei contribuenti dichiara meno di 40 mila euro, il 6,8% dichiarano più di 40 mila euro, l’1% (pari a 400 mila contribuenti) dichiarano più di 100 mila euro (contribuendo solo per il 17% all’intero ammontare del gettito Irpef) e solo lo 0,5% (pari a 150 mila contribuenti) dichiarano oltre 150 mila euro.
Questi dati, da soli, evidenziano il carattere “classista” di una riforma che sarebbe soltanto un’offesa alla dignità di chi lavora ed un regalo inatteso per grossi professionisti, ricchi ereditieri e speculatori economico-finanziari. Qual è, dunque, l’“interesse generale” che giustifica una riforma costosissima ed a beneficio di una minoranza risicatissima?
Una riforma iniqua
Secondo l’art. 53 co.2 della Costituzione “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Progressività dell’imposizione fiscale significa che chi guadagna di più, per un principio di “equità sociale”, deve pagare più tasse (non in proporzione ma “in progressione” al proprio reddito), mentre chi guadagna di meno è tenuto a contribuire di meno alla finanza pubblica. La riforma fiscale in discussione, invece, va esattamente nella direzione opposta!
Se si considera che il 99,5% dei contribuenti italiani dichiara redditi inferiori a 100 mila euro (per cui l’aliquota del 33% si applicherebbe soltanto ad una ristrettissima minoranza di contribuenti), tale riforma comporterebbe, di fatto, l’introduzione di un’“unica aliquota” del 23% su tutti i redditi: il pensionato o l’operaio pagherebbero allo Stato (in proporzione al proprio reddito) le stesse tasse dovute da un imprenditore, un medico, un commercialista, un avvocato o un libero professionista.
Una riforma insostenibile
Alle considerazioni sull’impatto sociale della prospettata riforma vanno aggiunte quelle sul suo impatto economico. Come coniugare, infatti la notevole diminuzione del gettito provocata dalla riduzione degli scaglioni e delle aliquote Irpef (intorno ai 20 miliardi di euro) con la tenuta dei conti pubblici dell’Italia (il terzo paese più indebitato al mondo, pur non essendo la terza economia al mondo)? Quale sarebbe il vero prezzo (in termini di tagli alla spesa sociale e/o di aumenti della fiscalità generale, ossia di “macelleria sociale”) che gli Italiani sarebbero tenuti a pagare?
Una riforma populista
Un ultimo interrogativo lo pone la tempistica degli annunci del Governo: il 9 novembre 2009 il Premier ha pubblicamente manifestato il suo proposito di riduzione delle aliquote Irpef. Appena quattro giorni dopo, però, ha parzialmente smentito se stesso dichiarando: “l’attuale situazione di crisi non consente alcuna riduzione delle imposte”. L’impressione, allora, è che si tratti dell’ennesima boutade berlusconiana. Un ulteriore fatto, tra l’altro, ci impone di esser scettici: lo scorso ottobre 2009 il Cavaliere si era impegnato (davanti all’assemblea di Confcommercio) per una riduzione dell’Irap nella Finanziaria 2010. Poco dopo, però, il Parlamento, ha piuttosto concesso libertà alle Regioni di aumentare ulteriormente l’Irap in caso di deficit sanitario eccessivo e poche settimane dopo, infine, lo stesso Cavaliere, dimenticandosi della promessa fatta, ha trasformare la riforma dell’Irpef nella priorità dell’azione di Governo.
Quale la ratio di questa politica dei “continui proclami”? Verrebbe voglia, al proposito, di richiamare alla mente una notoria citazione del sen. Giulio Andreotti: “A pensar male si sbaglia… ma a volte ci s’azzecca!”.
Una proposta alternativa di riforma dell’Irpef e del sistema fiscale
Una riduzione dell’Irpef, sia pur necessaria (specie in una fase di generale impoverimento delle classi sociali medie, di perdita di potere d’acquisto delle famiglie e di crollo dei consumi), non può che avvenire nel rispetto del principio di “progressività dell’imposta” e nel quadro di una lotta senza campo contro l’evasione fiscale. Stante le limitate risorse finanziarie di cui dispone attualmente lo Stato, se è improponibile una “riduzione generalizzata” delle imposte per tutti è, di contro, auspicabile una rimodulazione del carico fiscale su lavoratori, pensionati e famiglie in modo da alleviare il carico fiscale specificatamente sui percettori di “redditi minori” e sulle “famiglie numerose” (l’introduzione del quoziente familiare, benché richieda uno notevole sforzo riformatore, dovrebbe divenire il principale obiettivo di qualsiasi riforma fiscale).
Sarebbe allora opportuna una progressiva riduzione degli scaglioni di reddito (portandoli da 5 a 4) e delle aliquote Irpef. Un nuovo possibile schema impositivo dell’Irpef, così, potrebbe essere il seguente:
I- fino a 20 mila euro di reddito, riduzione dell’aliquota Irpef al 15%
II- fino a 40 mila euro, riduzione dell’aliquota al 25%
III- fino a 60 mila euro, riduzione dell’aliquota al 35%
IV- oltre gli 80 mila euro, riduzione dell’aliquota al 40%.
Una riduzione così sostanziale del gettito Irpef, ovviamente, sarebbe sostenibile solo riequilibrando il sistema fiscale nel suo complesso. A tal fine sarebbe auspicabile:
- L’introduzione di una “tassa patrimoniale” sui grandi patrimoni (ossia, di valore stimato superiore a “1 milione di euro”), una sorta di “imposta di solidarietà sociale” che garantirebbe un nuovo gettito fiscale in grado di compensare, almeno in parte, la riduzione del gettito Irpef e di incentivare le fasce sociali più ricche a spendere i propri redditi piuttosto che accumularli parassitariamente.
- L’aumento della tassazione sulle “rendite finanziarie”. In Italia l’aliquota sulle rendite finanziarie è del 12,5%. Ciò significa che: mentre chi lavora paga l’irpef dal 23 al 43%, mentre chi fa impresa paga fino al 50% di tasse, mentre chi consuma paga l’IVA dal 4 fino al 20%, chi dispone semplicemente di rendite finanziarie (dunque guadagna sul capitale investito) paga solo il 12,5% di tasse. Ragioni di “equità fiscale”, dunque, impongono di portare la tassazione delle rendite ad un livello più adeguato, comparabile con quello europeo. Sarebbe auspicabile il raddoppio dell’imposta dal 12,5 al 25%.
- L’aumento dell’IVA sui “beni di lusso”. E’ auspicabile spostare progressivamente l’imposizione fiscale sempre più dal reddito ai consumi, sulla base della constatazione che la capacità di consumo (salvo che per i beni primari) cresce all’aumentare del reddito. L’imposta sui consumi di beni “di lusso”, dunque, è l’imposta progressiva per eccellenza! In Italia l’aliquota IVA varia dal 4% (per beni primari come il pane e la pasta) al 20% (per beni come i profumi): sarebbe opportuno portare al 25% l’aliquota IVA sui beni di lusso (come auto di grossa cilindrata, barche di grosse dimensioni, ville, piscine…).
- La reintroduzione dell’ICI sulla prima casa per i redditi più alti, ossia per i proprietari di case con redditi personali superiori ai 60 mila euro annui e per i proprietari di abitazioni con un valore stimato superiore ai 500 mila euro.
Una dichiarazione d’amore per gli evasori.
Speciale MC Evasione Fiscale.
Gruppo “per un fisco più equo e solidale.
- in aliquota marginale [↩]
Una Vera Ferrari a 1500 Euro
23 gennaio, 2010 di dellefragilicose
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Abbiate pazienza, leggete fino alla fine e capirete come è possibile che qualcuno riesca ad avere il bolide rosso per l’equivalente dei nostri 1.500 euro. Questo articolo è un esercizio per ripassare l’aritmetica ed il concetto di proporzione. Non ha nessuna pretesa di scientificità, è basato esclusivamente su ipotesi personali e l’unica cosa veramente affidabile saranno le quattro operazioni: moltiplicazione, somma, sottrazione e divisione che, essendo eseguite con la calcolatrice del pc, daranno sicuramente quasi sicuramente buoni.
Immigrazione, Prostituzione, Evasione, Ipocrisia
11 novembre, 2009 di Storie Italiane
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Perché non esaminare tutti i casi Marrazzo anche dal punto di vista dei Clandestini e delle nuovissime norme che regolano questo argomento?
Ezio Mauro, svestendosi della sua veste di direttore, qualche mese fa, indignato per come l’Italia aveva accolto i pochi superstiti di un barcone rimasto alla deriva un mese, si era sporcato le mani per descrivere quali incredibili prove avessero dovuto superare le persone che venivano in Italia, come erano riusciti a salvare la vita bevendo la propria pipì e come, quelle stesse persone, appena messo piede in Italia, avessero ricevuto l’immediata denuncia del solerte stato italiano per il reato di clandestinità. Erano poveri diavoli, sfuggivano dalla miseria e dalle guerre e cercavano solo lavoro.

Ma Dov’è Questa Crisi?
19 maggio, 2009 di Lo_Spillo
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Scusate l’intrusione.
L’altro ieri mattina ho seguito una trasmissione su una radio privata “Indignato speciale” di Andrea Pamparana.
La seguo quasi sempre, argomenti interessanti, posti in maniera obbiettiva e lasciano parlare le persone.
Nel sentire le varie telefonate, mi sono reso conto che veramente metà Italia non sa cosa sia la crisi che sta sconvolgendo il lavoro e il reddito da esso generato.
I Mercoledì dal Parrucchiere (riflessioni in forma di dialogo)- Paris Hilton e il Superenalotto Truccato
22 ottobre, 2008 di Simona Proietti
Archiviato in Cronache Italiane
- Ciccia bella, come stai? Hai fatto tardi oggi.
- Ciao Lella. Ho perso 20 minuti dal tabaccaio, c’era una fila……

Partita Doppia: Rapporto fra Individuo e Stato
19 luglio, 2008 di Cambiamo Pianeta
Archiviato in Chiamiamola Economia
Prendiamo in prestito questo simpatico metodo dalla contabilità per analizzare, attraverso un semplice rapporto “Dare/Avere”, la relazione fra individuo e stato (vorrei tanto poter fornire cifre e dati come fanno quei giornalisti puntigliosi e impeccabili alla Marco Travaglio, ma sfortunatamente per svariati motivi ciò è attualmente ben al di sopra delle mie possibilità. L’intenzione è comunque quella di proseguire con questa ricerca per arricchirla e renderla sempre più consistente).

Otto per Mille e Costi della Chiesa: Un Libero Culto in uno Stato Liberamente Laico
10 luglio, 2008 di pacatoegentile
Archiviato in Border Zone, Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Qualche sera fa ho avuto l’opportunità di essere presente ad un incontro/dibattito sul costo ipotetico della chiesa cattolica per lo stato italiano. Erano presenti Curzio Maltese, l’autore del libro “La Questua” nel quale analizza i costi attuali e le mancate entrate da parte dello stato sui beni della chiesa e Umberto Folena, giornalista dell’avvenire il quale ovviamente interpretava la parte “accusata”, più una simpatica moderatrice con il carisma di Charlotte di Sex and the City. Ovviamente, essendo l’incontro a Bologna e facendo parte di una serie di incontri dedicati alla ragione, il pubblico era tendenzialmente a favore delle tesi di Maltese. A questo aggiungiamo che Folena non ha fatto assolutamente nulla per cercare di fare breccia nel cuore degli ascoltatori anzi, mediante sapienti battute da Bar dello Sport di quart’ordine subliminalmente offensive (battute scontate tipiche di discussioni in cui l’audience ha un basso livello intellettivo e culturale), ha rischiato in più di un’occasione il linciaggio verbale e fisico.

Italy: Where “Berlusconi” Happens
24 giugno, 2008 di Cambiamo Pianeta
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
In questi giorni ho tentato di raccogliere informazioni, dati, commenti e giudizi provenienti prevalentemente dall’elettorato pidiellino e leghista, quindi orbitanti nella così detta galassia di “Centro-Destra”, allo scopo di chiarirmi le idee su quali fossero i meccanismi di pensiero dominanti nell’elettorato di parte a me avversa. Questo esperimento si è reso fondamentale poiché, alla luce degli ultimi disdicevoli avvenimenti (stop alle intercettazioni, militarizzazione delle città, blocco dei processi, rinuclearizzazione e via così) non potevo rimanermene lì frastornato ad annegare nel mio sgomento e sdegno, sentendo forte l’esigenza di scuotermi da un incalzante sconforto, indebolito dall’ostile ambiente circostante, sempre più stanco e affannato e incredulo.

Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. E’ Finita la Luna di Miele?
29 maggio, 2008 di Chris
Archiviato in Cronache Italiane, Genericità
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, hanno traghettato insieme questi primi giorni di governo sul leitmotiv del «volemose bene». Buone maniere e copiosi fiumi di insulina, hanno fatto da introduzione al nuovo parlamento, ai primi ministri ed ai primi disegni di legge (alcuni ambiziosi, altri meno). «Pacatamente e serenamente» al Cavaliere non è sembrato vero l’aver iniziato così la sua neo-legislatura che, nei suoi intenti, servirà (circa a fine mandato) a dare pieni poteri al presidente della Repubblica (in una sorta di modello all’americana) e di poter poi tranquillamente sostituirsi, in un futuro prossimo, al posto di Napolitano.

Le Cerimonie sono Finite, ora la Destra Mostra il suo Vero Volto
26 maggio, 2008 di redazione
Archiviato in Cronache Italiane
Eccoci finalmente.
Il rito s’è compiuto, i ministri sono stati nominati, i viceministri, i segretari e i sottosegretari. Saranno stati nominati anche i faccendieri e i portaborse. Sono stati tutti benedetti dal Presidente della Repubblica e anche dal più sensibile oppositore dell’ultima ora il buon Veltroni (presto soprannominato lo Svelto). Il rito s’è compiuto e le cerimonie sono terminate. Poi si è andati tutti a Napoli a far da spalla al lungimirante Bassolino (sempre più attaccato al cadreghino) e finalmente la maschera è caduta. Si sono fatti un consiglio dei ministri veloce, poco più che una “sveltina” e hanno subito partorito un tricefalo coi fiocchi.

Ultimissime dal Primo Consiglio dei Ministri
23 maggio, 2008 di Cambiamo Pianeta
Archiviato in Il Bello della Politica, Informazione
Questo mio breve pezzo vuole racchiudere piccole riflessioni personali su quanto è stato deciso nel primo consiglio dei ministri svoltosi l’altro ieri a Napoli:
1) Bertolaso è stato nominato Sottosegretario con Delega all’emergenza rifiuti (ergo, l’organico diviene di 60+1 elementi sforando i massimali stabiliti e siamo a pochissimi giorni dall’insediamento). Non si esce quindi dalla logica del superuomo con superpoteri per la risoluzione di un problema che affonda le radici in decenni di cattive amministrazioni locali in un territorio ed in un settore dove gli interessi mafiosi sono enormi (ma solo minimamente sfiorati dal Pacchetto Sicurezza). Non possiamo che fare i migliori auguri al supereroe nella speranza che riesca dove tanti, prima di lui, hanno miseramente fallito.

Berlusconi, sotto forma di roveto ardente, dona i superpoteri a Bertolaso
Soldi, Soldi, Soldi!
21 maggio, 2008 di ilBuonPeppe
Archiviato in Il Bello della Politica
Evviva! Inauguriamo la nuova stagione italiana, guidati dal nuovo (?) governo, all’insegna della ricchezza e del benessere: più soldi per tutti! Da ora in poi non ci saranno più i problemi della terza o della quarta settimana, niente più famiglie che non arrivano alla fine del mese, basta con i giovani che restano con i genitori perché non sanno come tirare avanti.
Il quarto governo di Sua Bassezza ci dà il benvenuto con una pioggia di soldi che non avremmo mai creduto possibile. Certo, era doveroso da parte loro, viste le promesse elettorali, ma davvero c’è qualcuno che ancora crede alle promesse che i politici fanno in campagna elettorale? E invece eccole qua, uomini di poca fede, promesse mantenute!
Ma vediamole in dettaglio.

Una Colletta per Salvare Beppe Grillo dalla Criminalità Organizzata
6 maggio, 2008 di mc
Archiviato in MenteCritica
Clamoroso. La notizia è di poche ore fa. Come Beppe aveva profeticamente anticipato in questo suo pezzo, la messa on line dei redditi degli italiani si è rivelata una gravissima falla di sicurezza. I carabinieri hanno beccato due noti capi mafia, Peppe o Curtu e Carmine a Rogna, mentre cercavano di installare Emule per scaricare le dichiarazioni dei redditi degli italiani allo scopo di individuare chi fosse più idoneo ad un rapimento o ad un ricatto. Alcuni brani dell’intercettazione che ha preceduto l’arresto (Fonte ANSIA):
o Curtu: Ma che mminchia fai, s’hadda premmere u daunlod.
a Rogna: U daunlod già u premisti, mo u programmo sta into o computer, si deve insalare.
o Curtu: l’insalai, l’insalai, ma che robba è chesta che arrivò. E nu mpegghe, no un fail azzippato.
a Rogna: Bedda Matri, ma è non è possibbile. U diceano ca i nivuri lo o tengono più grosso, ma chistu sceccu è.
Nell’indagine è risultato coinvolto l’agente Catarella della polizia di stato, esperto d’informatica. Il commissario Montalbano ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
20 miliardi di Risarcimento. Codacons Fatti i Cazzi Tuoi
Codacons, e di chi? Non mio di certo, perché dei 500 euro che mi toccherebbero di risarcimento io non ne voglio nemmeno uno. Chi stai difendendo Codacons? Spiegamelo dai. Stai difendendo quelli come Grillo che ora hanno paura che qualcuno li rapisca? O stai difendendo la Marcegaglia e i suo 200000 euri scarsi di reddito? No forse stai difendendo Salvatores che con 28.000 euro all’anno è costretto a fare film di merda per mangiare.
Sessanta Milioni di Berlusconi
30 aprile, 2008 di mc
Archiviato in Bacio della Buonanotte
30 aprile 2008. Segnatevi questa data. Per poche ore questo paese, (dico “questo” perché oggi lo sento meno mio che mai) ha provato a fare una cosa civile. Per poche ore, dicevo, sono state disponibili on line le dichiarazioni dei redditi di tutti i cittadini e di tutte le società.
Pagare Tutti, Pagare Meno
16 dicembre, 2007 di redazione
Archiviato in Chiamiamola Economia, Democrazia e Diritti

E’ disponibile per il download la raccolta di articoli del nostro Speciale Fisco 2007 in formato pdf. Scaricatelo, stampatelo, distribuitelo o, semplicemente, conservatelo. Come sempre cerchiamo di portare il nostro lavoro oltre le barriere della rete, anche a chi non ha accesso a questo eccezionale strumento


