MenteCritica Dichiara Guerra a Monti
3 dicembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Diciamoci la verità, ci eravamo cascati tutti. Compresi quelli come me che dicevano di aver dichiarato guerra all’Italia. Grandi presentazioni, un parterre de roi di lauree, master, incarichi prestigiosi in grandi organizzazioni internazionali, l’eloquio garbato, il loden, le attese ansiose delle persone oneste, le macchine italiane al posto delle tedesche. Poi quasi tre settimane in puro stile democristiano. Incontri con i partititi, i partitini, i gruppuscoli, le scolaresche, le parti sociali, il Papa, la Merkel, Sarkozy, due strani tizi al caffè, mentre tutti aspettavano le “misure impressionanti” tra un misto di timore e di ansia di vedere, finalmente, inculati a sangue quelli che fino ad oggi hanno mangiato, bevuto, ruttato e chiavato alle spalle di un’intera nazione di senza palle.
La Tristezza di Essere di Sinistra
16 marzo, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani, latest, Oltre il Confine, Strange Days
Sempre più spesso mi accade di leggere su facebook o su alcuni blog commenti “di sinistra” sicuri e precisi, taglienti ed efficaci, nei quali, in tutta onestà, fatico a riconoscermi completamente, per cui mi viene spontaneo chiedermi se non sono diventato un vecchio reazionario, inutilmente incline ad interrogarsi sulle ragioni degli altri e, più in generale, al dubbio, inteso come metodo critico.
Va da sé che questo interrogativo mi urta notevolmente, a causa della mia piccola storia personale, che non mi permetto qui di richiamare, consapevole dell’assoluta mancanza d’interesse per gli amici ai quali mi sto rivolgendo. Una storia modesta, ma, mi sembrava, abbastanza coerente e, quindi, degna di essere preservata con una certa benevola affezione.
In breve, sono piuttosto invidioso della sicurezza acquisita da compagni, giovani e meno giovani, e profusa a piene mani su questa bacheca collettiva. Ma, per togliersi i dubbi, non c’è altra strada che porre delle domande ed attendere le risposte chiarificatrici. Cominciamo, allora.
Nuove Intercettazioni Minetti, Faggioli e Verbale Maria Makdoum. Rapporti Plurimi, Cocaina e Appartamenti. E Tu Zitto.
27 gennaio, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, latest
L’immonda ondata di fango che sta travolgendo Silvio Berlusconi, i suoi prosseneti e le sue puttane, incomincia a diventare uno tsunami. Prostituzione, rapporti con minori, cariche pubbliche utilizzate come marchette, rapporti plurimi, gemelle trombate a doppietta, telefonate alle procure per far rilasciare zoccole minorenni, liste elettorali falsificate per consentire l’elezione sicura di igieniste dentali, feste di compleanno a Casoria con tanto di padri cornuti, elicotteri e scorte, macchine di carabinieri, polizia e guardia di finanza col lampeggiante acceso che portano le puttane al trombatoio come se fossero ambulanze, impresari che si trasformano in ricottari (lenoni per i puristi), direttori di telegiornale che di mattino fanno opinione, di pomeriggio fanno la cresta sui prestiti e di notte si fanno gli scarti del vecchio dal culo flaccido, magari ancora gocciolanti di presidenziale seme, chili di cocaina, macchine intestate a consiglieri regionali utilizzate per spacciare droga, legioni di parlamentari assoldati per alzare il braccio (e magari qualcos’altro) a telecomando, avvocati difensori trasformati in presidenti del senato, una nazione abbandonata a se stessa mentre il debito pubblico e l’evasione fiscale la precipitano verso il default.
E mi fermo perché mi sono stancato ed ho bisogno di respirare. Non posso fare a meno di chiedermi quanto sia profondo il buco del culo di noi italiani e quanto a fondo si debba spingere la presidenziale varra perché si incominci ad avvertire non dico dolore, ci mancherebbe, ma almeno fastidio, bruciore, una lieve irritazione.
Oltre il Bunga Bunga: Suggerimenti per un’Alternativa Credibile a Berlusconi
27 gennaio, 2011 di fma
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, latest, Meccanica delle Cose, Oltre le Righe, Strange Days
Dice Bersani che adesso portano in piazza diecimila gazebo, raccolgono diecimilioni di firme, gliele scaricano tutte davanti a palazzo Chigi e lo mandano a casa. Dice che al prossimo giro ribaltano l’ordine dei fattori, vanno oltre Berlusconi, fanno un progetto, lo presentano alle forze politiche e gli fanno: oh, qui non c’è mica da scherzare, chi ci sta ci sta, chi si tira indietro si tira indietro: non siamo mica qui a pettinare le bambole!
Lo ha detto qualche sera fa a le “Invasioni Barbariche”(1).
E tuttavia, secondo i dati Ipsos, pare che Berlusconi possa continuare a dormire sonni tranquilli, a dispetto dei gazebo e delle sue puttane tristi.
Note
- [↩]
Bungabungati a Sangue: Una Giornata di Sfiducia
15 dicembre, 2010 di Zag c
Archiviato in Il Bello della Politica, latest, Storie Italiane
I gas lacrimogeni bruciano alla gola, gli occhi piangono. Anche i gas lacrimogeni non sono pìù quelli di una volta!. Prima con il limone ed un po’ d’acqua avevi un po’ di respiro. Oggi non più. Ma andiamo con ordine.
Il corteo lo raggiungo su via Imperiale. E’ un fiume di giovani. Sono a Piazza Venezia e fino al Colosseo è tutto un fiume di giovani per tutta la larghezza della strada . La zona che comprende tutte le traverse che portano al Parlamento è dichiarata Zona Rossa. E’ tutto sbarrato da gipponi e poliziotti in tenuta antisommossa. Ma dopo Piazza Venezia, all’angolo con Via degli Astalli chiuso da gipponi della polizia, questi vengono fatti oggetto di lanci di buste della spazzatura, di oggetti e poi bombe carta: I gipponi vengono presi a sprangate, lancio di pietre e bastonati. I poliziotti riparati dietro gli stessi incominciano a lanciare lacrimogeni. Ed è già qui che mi accorgo che la giornata non sarà facile e che assaggiato il gas questo non ha il sapore di una volta.

Il corteo si ricompone e prosegue. Gli unici malconci sono i gipponi! Davanti al corteo si forma un gruppo di più decisi. I volti coperti, non gridano slogan, non portano striscioni, ma accelerano il passo. Io con loro. Tento di fotografare questo spezzone, ma un pischello, si avvicina e con fare deciso , mi dice che non posso fotografare. Un piccolo diverbio, l’importante è che non riprendo i volti. Promessa fatta. Arriviamo a Piazza del Popolo. Al centro vi sono camion con gli altoparlanti che partono a bomba. Il corteo entra nella piazza. Non può finire così. Mi tengo alla larga. Via del Corso è una tentazione forte, Infatti dopo un po’ vedo il gruppo di prima che si ricompone, e partono di corsa. Prendono via del Corso, io dietro di loro, cerco, arrancando, di stare al passo. Ma io ho sessant’anni e loro venti. E’ partita persa! Però ho il teleobiettivo.
Un drappello di poliziotti si forma a sbarrare il passo. I due schieramenti si fronteggiano. Partono le pietre, i bastoni, i lacrimogeni, le bombe carta. Un gippone della finanza rimane incastrato e viene preso d’assalto dai manifestanti, Si incendia. Il finanziere viene tirato di peso fuori, malmenato dai giovani tratto in salvo dai suoi commilitoni. Via del Corso è tutto un fumo,fiamme dei candelotti fumogeni, occhi che bruciano, incomincio a vomitare, mi passano del limone, dell’acqua, ma non mi fanno niente. Sono al riparo con altri fotografi in una via di traverso, ma le pietre e le manganellate arrivano lo stesso. Siamo tra due fuochi. I manifestanti non vogliono essere ripresi, i poliziotti non vogliono che li riprendiamo quando incominciano a prendere alcuni manifestanti è giù botte senza pietà. L’asfalto si macchia di sangue.

La loro rabbia si scatena su quei pochi giovani che riescono a prendere. Sono proprio vicino, quando un carabiniere prende una ragazzina, la trascina per i capelli. Si avvicina un suo camerata e incomincia a tirare calci al ventre, ed insieme picchiano col manganello. Urlo, grido e scatto foto. “Lasciatela andare, è una ragazzina! Ora basta!”. Si avvicina un loro collega e mi strattona la macchina. Io non mollo, una piccola colluttazione, poi mi invita a dargli la scheda di memoria. Io acconsento, ma voglio che si verbalizzi. L’ufficiale si avvicina, mi prende la scheda, la schiaccia sotto gli stivaloni e poi mi dice” ora vai dai tuoi compagni bastardi comunisti e denunciami”! E’ fatto di coca! Me ne accorgo dal suo fare saltellante, energizzante, spiritato.
Lascio perdere. Ho un’altra scheda. Mi allontano Intanto le cariche si susseguono, I manifestanti hanno fatto una barriera con tutto quello che hanno trovato, ma i gipponi partono alla grande e sfondano tutto. Ora lo scontro si sposta nella piazza. I gipponi incominciano a fare carosello senza tener conto di chi sta davanti. Alcuni giovani si sono rifugiati sulla salita che porta al Pincio. ma scendono di corsa, accerchiano un gippone della polizia su via del Babbuino, lanciano candelotti fumogeni contro il gippone e questo prende fuoco e con lui anche le macchine a fianco. Gli scoppi degli airbag si susseguono. Le Tv straniere riprendono incredule. I giovani ora sono rifugiati su Piazzale Flaminio.

I poliziotti sbarrano le porta d’accesso alla piazza con i gipponi, e ricomincia il lancio di oggetti, gas lacrimogeni . Tutta la zona circostante e le vie parallele è un blocco di giovani e sono tanti, non sono solo pochi facinorosi, non sono solo black blok che accendono falò, fuochi, sbarrano e bloccano le strade adiacenti. I poliziotti sono asserragliati su Piazza del Popolo. I lacrimogeni lanciati ritornano indietro dal vento contrario. I tagli di Tremonti gli si ritorcono contro. Che paradosso! I proiettili dei gas non si aprono. Sono vecchi, forse bagnati. Occorreva approvvigionarsi , ma non vi sono i soldi.
Mi ritrovo dietro ai poliziotti , sento i loro discorsi. Sono anche loro incazzati. Li stanno mandando avanti senza coordinamento e con armi avariate. Si fa buio, i poliziotti stanno avendo la meglio, i giovani si sparpagliano. Decido di ritornare. Mi ferma un posto di blocco. Non si può passare, mi fa il poliziotto, devi fare il giro. Ma io devo prendere lo scooter, ti faccio vedere i documenti. Sei un giornalista? mi fa lui. Ed io. No sono un blogger e gli faccio vedere, non so perché, una tessera avuta da una associazione di camperisti con su scritto Press, ma che serve solo a certificare che sono abilitato a mandare foto e articoli di denuncia per gli abusi contro i divieti ingiustificati ai camper. Ah va bene, puoi passare, mi fa il poliziotto. La strada è lunga a piedi. I resti della guerriglia sono evidenti. Il Nerone ed i suoi accoliti sono rifugiati nel loro palazzo d’oro e di privilegi, difesi da poveri cristi a mille euro al mese che picchiano a sangue i loro figli, figlie e fratelli , per proteggere chi li offende e li umilia, negando loro il futuro.

Il Crepuscolo del Bunga Bunga
13 novembre, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Oltre le Righe, Storie Italiane
Il Ventennio e gli Anni del Bunga Bunga
Gli anni del Bunga Bunga stanno per finire. E’ vero, Berlusconi è ancora lì, ma il belrusconismo è morto. Lo si capisce non dall’avanzata degli avversari, ameboidi ed inerti anche nel momento di massima debolezza del loro antagonista, ma dalla fuga disperata ed irriverente dei tanti topi che stanno abbandonando la nave. Per farsene un’idea basta leggere a “Il Fatto Quotidiano” dove il caro Vittorio, in poche righe, non si limita a rinnegare tre volte prima che il gallo canti, ma si offre già candidamente al nuovo padrone di domani, quella Lega Nord con la quale da tempo condivide l’approccio culturale alla vita e l’elegante, misurata dialettica.
E’ probabile che di qui a qualche settimana si assisterà ad una successione di abiure che ricorderà quella che seguì la caduta del fascismo, quando per strada si camminava calpestando “cimici”, il distintivo del PNF che si portava appuntato sul bavero della giacca.
Gli anni del Bunga Bunga non ci lasciano nemmeno un distintivo. Magari si correrà il rischio di sporcarsi le suole con un preservativo usato o con della polvere bianca di incerta natura, ma certamente non ci saranno lasciti culturali da rinnovare con una nuova visione della vita o ambizioni nazionali da sostituire con un rinascimento filosofico e morale. Gli anni del Bunga Bunga sono stati un periodo di vacanza del cuore e della mente che ci lasceremo alle spalle ritrovandoci di colpo più vecchi, più stanchi, con le tasche vuote e con la sensazione di essere stati ingannati ed illusi come dei bambini. Gli anni del Bunga Bunga sono un pezzo della nostra vita, un tributo pesantissimo che abbiamo voluto pagare all’ambizione di un uomo mediocre che, invece di migliorare se stesso, ci ha convinto a diventare come lui, se non peggio.

La colpa è stata e rimane nostra. Non essere stati capaci di espellere il virus dall’organismo del nostro paese è la prova che la nostra democrazia è seriamente ammalata di immunodeficienza e che questa mancanza di anticorpi ci espone a rischi ancora più gravi nel futuro quando la nazione, fortemente debilitata, all’uscita dal lungo sogno ad occhi aperti dovrà affrontare la terribile realtà di un’economia in recessione e di un paese che non sa più creare valore industriale o culturale.
Leggi il resto
Bunga Bunga Era: Ruby ha più Palle di Fini (e di Tutti Noi)
7 novembre, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, latest
A quanto pare ci voleva il Bunga Bunga per far scorrere finalmente un po’ di sangue caldo nelle vene dell’uomo in Lebole, come ebbe a definirlo con preveggenza Tommaso Staiti di Cuddia .
“L’eleganza ma non troppo”, il suo aspetto piccolo borghese, il vestire per bene, il fare per bene, il pensare per bene, la mancanza di eccessi”
Dopo mesi di mezzo dentro e mezzo fuori, Fini fa la voce grossa, ma non troppo, e chiede le dimissioni di Silvio Berlusconi. ““. Niente paura, non è che non avete capito perché siete scemi, non significa un cazzo. Anzi, significa che il Bunga Bunga e la pletora di zoccole che stanno iniziando a capitalizzare l’investimento sono solo l’inizio della caduta dell’ennesimo grand’uomo italiano.
A Mussolini, che Silvio è stato capace più volte di farci rimpiangere, toccò una brutta fine che, almeno, lo consegna alla storia come un uomo che estinse le sue colpe con la più grave delle pene. Berlusconi, invece, finisce fra i lustrini, il profumo di fica e le scopate di gruppo del Bunga Bunga e passa alla storia, tutto da solo, come un uomo ridicolo che è stato capace di menare per il naso cinquanta milioni di coglioni per quasi vent’anni.
A noi conviene stare zitti, perché per poterci guardare di nuovo negli occhi, dovevamo essere capaci di cacciarlo via con le nostre mani e dimenticarlo come scrissi ai tempi di Noemi. Invece, a partire da Fini, abbiamo avuto bisogno della spallata di una specie di velina d’importazione. Manco italiana.

Ora, nel futuro, dopo gli stravizi dell’imperatore Nerone e della sua corte dei miracoli c’è l’uomo in Lebole. Ci aveva già provato Veltroni a riportare il grigiore democristiano al potere, però effettivamente era troppo inconsistente. Un’ameba da salottino buono delle vecchie zie assolutamente improponibile. Fini, invece, è grigio, noioso, adeguatamente compromesso nei suoi interessi personali, ma si presenta meglio. Una sorta di Pippo Baudo da scongelare quando non si ha tempo per fare la spesa.
Dopo la sbornia di barzellette, puttane, droga, Bunga Bunga e minorenni, gli italiani incominciano a preoccuparsi che il prete non gli dia l’assoluzione. Allora smettono i panni da grande chiavatore e riassumono quelli, più a loro confacenti, del mediocre uomo qualunque.
Per questo, Fini, grigio, allampanato, eterno secondo di personalità travolgenti sarà il nuovo idolo nel quale identificarsi.
La Libertà di Stampa e la Buona Informazione
2 novembre, 2010 di fma
Archiviato in Censura dell'Informazione, Informazione, latest
La libertà di stampa è un tabù che l’inconscio collettivo tende a far coincidere con la buona informazione.
“That’s the press, baby. The press! And there’s nothing you can do about it. Nothing!”, come diceva il vecchio.
Ebbene, dopo cinquant’anni passati a leggere i giornali, considerato il punto in cui siamo, può nascere il dubbio che la libertà di stampa senza buoni giornalisti non basti affatto a fare una buona informazione.
Almeno per due motivi.
Il primo.
Siccome non tutti i fatti diventano notizie e siccome le notizie non possono avere tutte lo stesso rilievo, è evidente che qualcuno le sceglie e le classifica in ordine di importanza. Che nel farlo sia libero va bene, ma non garantisce che il risultato sarà oggettivo ed equilibrato.
Il secondo.
Siccome i fatti diventano notizie attraverso la mediazione del linguaggio e siccome il linguaggio è l’espressione di un retroterra culturale, la libertà d’informazione garantisce soltanto che la notizia rifletterà la visione del mondo del narratore.
Alcuni giorni fa il Corriere della Sera riportava su mezza colonnina a pagina 45: .
Mentre in prima titolava: La nuova legge elettorale, Il rapporto che accusa Verdini, La Nato e i caduti italiani, Berlusconi fermo 7 giorni dopo l’intervento alla mano, Tassista ridotto in coma.

Siccome qualcuno potrebbe obiettarmi: ne sutor ultra crepidam!(1), io da semplice ciabattino chiedo: cosa spinge il direttore del maggior quotidiano italiano a mettere la mano di Berlusconi in prima pagina e il niet dell’Europa in 45esima?
Il calcolo economico, la consapevolezza che Berlusconi farà vendere e le bacchettate alla Chiesa no?
Ne dubito. Sono pronto a scommettere i miei ultimi dieci copechi che agli italiani interessa di più sapere che la Chiesa, oggi esentata, domani potrebbe essere chiamata a versare il suo nelle casse dello stato, piuttosto che la mano di Berlusconi guarirà in sette giorni.
Oppure è calcolo politico, volontà di non dispiacere un potente, desiderio ingraziarselo? Chissà! Ma, se così fosse, di che libertà staremmo parlando?
Dunque, se scartiamo il calcolo economico e quello politico, non ci restano che le convinzioni del direttore. Che è sicuramente una condizione di forza, ma anche un limite, perché nulla osta che le convinzioni, anche le migliori, siano sbagliate. Come il caso citato parrebbe dimostrare.
Certo che ognuno di noi, se costretto a scegliere tra un giornale squilibrato, debordante, partigiano, e uno regolato dal Minculpop, sceglierebbe il primo. Ma forse, potendo contare su più opzioni, ne preferirebbe un terzo, più fedele ai fatti che alle convinzioni del direttore.
È irrealistico chiedere una stampa più rispettosa dei fatti?
È illiberale chiedere che l’ego del cronista trovi un limite nel diritto del lettore di non essere disinformato?
Alla prima questione, su cosa determini il rilievo dato alle notizie, si allaccia direttamente la seconda, che riguarda il modo in cui le notizie vengono raccontate. Ogni giornalista e ogni giornale hanno il loro modo di raccontare le cose. Tanto che lo stesso fatto diventa una notizia diversa, passando da un giornale a un altro.
Per esempio:
Berlusconi: “Amo le donne e non cambio” Niente pressioni, il giudice fece uscire Ruby., .
Mentre : Ecco i falsi della Questura dopo le pressioni del premier.
Stiamo parlando della stessa cosa, vista da due diverse percezioni del mondo e del potere. Probabilmente libere entrambe. Ci metto il probabilmente, per non fare la parte dell’ingenuo.
La stessa cosa se parliamo di televisione.
Poniamo che io mi creda di sinistra e scelga il TG3, ma sarebbe lo stesso se mi credessi di destra e scegliessi il TG4.
Avrò la mia razione quotidiana di chiacchiericcio politico, di lavoratori sui tetti, di vicende pruriginose, di crimini efferati. La nostra inviata col suo microfono ogni giorno davanti al luogo del misfatto. Sullo sfondo paesani alla rinfusa che si spingono per entrare nell’inquadratura. Costernata esposizione del crimine in forma di tema scolastico con finale edificante, fitta di aggettivi, trapunta di condizionali. Da una parte i cattivi, criminali o industriali, dall’altra il popolo, anziani indifesi, giovani mamme, sfortunati papà, bimbi inermi, migranti offesi. I nativi, richiesti di un’impressione, confermano che assolutamente non se lo sarebbero mai aspettato.
Stessa cosa da Bruxelles, solo che la nostra inviata Giuseppina P. è in collo di volpe e sullo sfondo non ci sono i cavoletti ma un festoso garrir di bandiere. Si vede che i Belgi non hanno tempo da perdere. Eloquio concitato, inquadratura stretta che non si vedano troppo le mani, perché con quelle, di qualsiasi cosa parli, non smette un momento di fare le fiche. Distratti, si finisce per perdere il filo del discorso.
Il Roberto T. che vi parla è quello di qua, quello sullo sfondo è Montecitorio. Cosa sia successo non si sa, probabilmente niente, ma si viene a sapere cosa ne pensano Gasparri e Franceschini.
Qui non ci si può difendere col non comprare il giornale. A chi non paga il canone, la multa gli arriva direttamente a casa.
Cosa si può fare per migliorare una simile Informazione, in attesa che nascano giornalisti migliori?

Non ho un piano preciso, ma due o tre cose si potrebbero fare, secondo me, senza rischi e senza spendere un soldo:
- Innanzitutto metterla a dieta. Smettere, assolutamente smettere, di finanziarla col denaro pubblico (Si veda a questo proposito l’inchiesta pubblicata su MenteCritica con i nomi delle testate e l’entità del finanziamento). Chi non incontra l’interesse dei lettori si dedichi ad altre attività. Perderemmo anche qualcosa di buono, ma soprattutto tante schifezze. Non si può avere tutto. I risparmi potrebbero essere devoluti alla ricerca, che dice che ne ha bisogno.
- Ridurre drasticamente il numero delle pagine dei quotidiani. Trenta al massimo, di cui non più del 20% dedicato alla pubblicità e vinca il migliore. Senza inserti di nessun tipo. Mai. Affinché gli addetti ai lavori imparino a fare economia di parole. La necessità di sintesi affina il linguaggio. La concisione è nemica dell’enfasi e della retorica. I lettori tornerebbero ad apprezzare l’arte di leggere e scrivere. E magari il prezzo dei quotidiani potrebbe scendere a un euro.
- Privatizzare la Rai, subito, domani mattina. Tanto peggio di così non può diventare. Oltre al canone ci risparmieremmo l’incazzatura di sapere che in quel modo paghiamo uno stipendio di due milioni all’anno ad Antonella Clerici.
Il tema è vasto. Si accettano contributi.
Note
- ciabattino non andare oltre le scarpe, vedi [↩]
10 agosto
10 agosto, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra
Ciò che sto per scrivere è inutile. Più che un’azione costruttiva è un atto onanistico, solo parzialmente giustificato dallo stato di costrizione nel quale, pur senza sbarre e manette, sto vivendo.
La scrittura, la discussione, le idee non possono più molto. Fa freddo, anche se tutti continuiamo ad andare al mare.
La storia della casa di Montecarlo del fratello affarista della bionda fidanzata del presidente della camera è l’ennesima vicenda nei confronti della quale tutti ci comportiamo con l’ipocrisia cattolica che è il vero marchio di fabbrica dell’italiano moderno. Leggi il resto
Ma se ti Sposi una Mignotta non ti Puoi Lamentare se ti Mette le Corna!
30 luglio, 2010 di ilBuonPeppe
Archiviato in Il Bello della Politica
Ieri sera Belpietro, incredibile ma vero, è riuscito a dire una cosa giusta, anzi sacrosanta. A proposito della guerra tra Fini e Berlusconi ha detto che quando è stato fondato il PdL obiettivi e metodi erano ben chiari, il programma di governo era conosciuto, si sapeva esattamente cosa e come si sarebbe fatto. Lo sapevano tutti e, ovviamente, lo sapeva Fini che è uno dei fondatori del partito.
Quindi, di che si lamenta?
E’ inutile che vada cianciando di legalità, rispetto delle regole e dei ruoli, liberalismo, democrazia, giustizia; è inutile che chieda la cittadinanza breve, il rispetto per gli immigrati, posizioni più aperte sulla bioetica; è inutile chiedere che il partito funzioni in modo democratico, che chi ha problemi giudiziari si faccia da parte. Ha fondato un partito (ammesso che si possa parlare di “partito”), e anche prima ha sostenuto un governo, che è esattamente il contrario di tutto questo, per cui ha poco da lamentarsi.
Se oggi ci ritroviamo in una situazione che è eufemistico definire drammatica, è anche colpa sua. A meno che quello che dal 1994 è alleato e sostenitore di Sua Bassezza non sia un omonimo, ma non mi risulta.
Io non so se Fini riuscirà nel suo intento, se i suoi seguaci saranno tanti o pochi, se troverà un seguito tra gli elettori, ma non è questa ora la cosa importante. Se fosse in buona fede dovrebbe dire qualcosa come “Mi sono reso conto che la strada che ho seguito fino ad oggi è sbagliata. Ho danneggiato il paese sostenendo posizioni contrarie all’interesse dei cittadini. Lascio un partito che ho fondato ma nel quale non mi riconosco più. Chiedo scusa a tutti.”
A tutti va riconosciuto il diritto di cambiare idea, di riconoscere i propri errori, perfino di avere una seconda occasione (anche se a dire il vero, Fini ne ha avute già parecchie di occasioni). Ma lui non sostiene di aver cambiato idea, tanto meno di aver commesso un errore; anzi, difende e rivendica la sua posizione dentro il partito e dentro lo schieramento di cui fa parte da sedici anni.
Fini è in mala fede. E fa una certa tristezza vedere persone che ripongono in lui la speranza di un cambiamento. Le sue posizioni, realmente di opposizione nei confronti del governo, sono il frutto non di un’opinione diversa, ma di un calcolo politico che mira ad un obiettivo ben preciso che nulla ha a che vedere con l’azione di governo. E’ in discussione, ormai lo hanno capito anche i bradipi, la leadership e quindi la successione a Berlusconi; una prospettiva dalla quale Fini rischia seriamente di rimanere tagliato fuori.
Nessuno si domanda perché in mezzo a questa bagarre Bossi se ne stia tranquillo in disparte; eppure è lì la chiave di volta, quella che può decidere le sorti sia del presente che del futuro governo. Bossi è un gran volpone, infatti se ne è guardato bene dall’entrare nel PdL, e sta aspettando di vedere chi vince questa battaglia per sapere a chi deve presentare il conto. Nel frattempo si rafforza portando avanti il suo programma e conquistando sempre più potere, potendo contare su una base elettorale che, un po’ perché ha le stesse becere posizioni un po’ perché ingenuamente ritiene che sia una forza innovatrice, lo supporta fideisticamente.
Fini non ha nulla di cui lamentarsi; noi invece sì, perché comunque finisca questa storia, non ne verrà fuori niente di buono per gli italiani. Il problema di fondo rimane sempre lo stesso: manca un’alternativa a questo gruppo di potere, e quelle poche realtà veramente nuove che ogni tanto tentano di affacciarsi sulla scena politica non trovano il sostegno dei cittadini, convinti che alternanza e alternativa siano la stessa cosa.
Se Fossi Berlusconi
23 aprile, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest
Se fossi Berlusconi andrei dal presidente della Repubblica Napolitano, gli scuoterei un po’ la spalla per svegliarlo e gli consegnerei le mie dimissioni.
Poi, tomo tomo chiatto chiatto, dopo aver rifiutato il mandato esplorativo, mi siederei al mio posto in parlamento (o al senato, mo non mi ricordo) e mi farei due risate a vedere se quei quattro stronzi sono in grado di fare un mezzo governo.
Subito dopo, appena sciolte le camere e indette le nuove elezioni, incomincerei una di quelle campagne elettorali alla Armaggedon: “io, l’innovatore, l’imprenditore, il benefattore, osteggiato dai comunisti, picchiato a sangue, colpito alle spalle e tradito dai rappresentanti della vecchia partitocrazia che mi hanno impedito in quindici anni (no, i quindici anni no. Tagliare, tagliare) di portare a termine le riforme istituzionali, il federalismo, la riduzione delle tasse e il progetto segreto “figa depilata just turned eighteen per tutti”, ora vi chiedo di scegliere tra me e la vecchia politica dei Fini e dei Bersani, una scelta definitiva, totale e senza compromessi”.
E l’Italia sceglierebbe, sceglierebbe. Al Nord sceglierebbe la Lega, perché sono tempi di crisi, si prospetta un futuro greco e nessuno vuole avere un paio di napoletani sulle spalle da dare a mangiare anche perché i napoletani magnano, magnano molto e fanno casino. Al Sud sceglierebbero Berlusconi perché fa pena, poveretto, e soprattutto perché si è saputo fare gli amici giusti dalle parti di Casal di Principe e di Palermo. Gente che sa riconoscere i perdenti, specialmente se hanno la faccia lunga da cavallo, e li molla subito.
Al centro, quei quattro fessi che sono rimasti si dividerebbero tra i nostalgici pippamentali della sinistra antagonista, i sostenitori della biowashball a cinque stelle, quelli che “Vendola è il futuro” e quelli che votano PD perché il padre era iscritto alla sezione del partito comunista sotto casa dove già da vent’anni hanno aperto una lavanderia a gettone.
Se fossi Berlusconi vincerei le elezioni, ma le vincerei a sangue, senza remissione e insieme al papà della trota mi tromberei l’Italia fino alla gola, una volta e per sempre.
Federalismo, secessione, presidenzialismo, abolizioni dell’articolo 18 e pure del 17 e del 19, se ci sono. Senza pietà.
Se fossi Berlusconi darei una mazziata a questo paese che Mussolini con le sue leggi razziali e una guerra mondiale persa sembrerebbe un dilettante del cazzo. Scaraventerei l’Italia e gli italiani un un cesso profondissimo e puzzolente e passerei finalmente alla storia, in un modo o nell’altro.
Se fossi Berlusconi morirei non prima dei 97 anni, di overdose di Viagra/Cialis e iniezioni di ormoni africani nei testicoli. Felice, soddisfatto e consapevole di aver dato a un gregge di pecoroni la lisciata di pelo che meritava.

Invece non sono Berlusconi. Stanotte ho fatto una lunga telefonata a Katy Perry. Io le parlavo in inglese e facevo un sacco di battute spiritose. Lei cercava di rispondermi in un italiano stentato che faceva ridere entrambi. Ci siamo messi d’accordo che l’avrei raggiunta oggi, vulcano permettendo, per fare colazione insieme a Los Angeles.
Alle sei mi sono svegliato. Pioveva e avevo la pressione bassa. Mi sono pentito di aver smesso di fumare, perché prima di iniziare questa cazzo di giornata, una sigaretta ci sarebbe stata benissimo.
Amen.
Fini, Berlusconi, Carità e Bromazepam
22 aprile, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest
Il Partito dell’Amore … Tradito
A leggere della storia delle divergenze tra Fini e Berlusconi più che alla politica viene da pensare al travaglio di un rapporto sentimentale giunto, infine, al capolinea.
Da una parte lei, quella che nel matrimonio ha investito tutto, ha sacrificato la carriera e portato una bella dote. La distinta ragazza di belle speranze che si è occupata del decoro della casa e ha cercato, inutilmente, di avere un figlio, fare famiglia e creare una speranza per il futuro.

Dall’altra parte lui, che si vede che si è sposato per soldi, che ha continuato a scopare con la vecchia fidanzata di Cassano(1) con la quale litiga sempre, ma il sesso è fantastico. Il vecchio sporcaccione che le ha messo le corna con tutte e che ora che la moglie è un po’ invecchiata e diventata petulante, fa il duro e cerca di cacciarla via, conscio che una donna di mezza età si ritrova sempre sola, senza amici e ha terrore di invecchiare dimenticata come un Follini qualsiasi.
E pensare che addirittura quella bonazza di Casini l’aveva capita e non c’era cascata. Il problema è che la signora Fini aveva creduto di avercela solo lei ed è stata clamorosamente smentita.
Quella cosa tra le gambe, in politica, ce l’hanno tutti. Maschi e femmine, senza esclusione, alcuni anche due o tre.
E tutti le danno via senza pensarci, con leggerezza, senza rimorso.
Edit delle 19:19 del 22 aprile 2010: Aldo Cazzullo legge MenteCritica. Avevo già avuto questa impressione, . Mi fa piacere.
Mah
John Elkann riceve il doveroso tributo dalla platea degli analisti che stanno partecipando al Fiat Investor Day a Torino. L’annuncio della sua Presidenza ed il suo arrivo sono stati infatti accolti dalla platea degli ascoltatori con un grande scroscio di applausi. Poi, l’AD della Fiat, Sergio Marchionne ha dichiarato: “Con John siamo cresciuti molto in questi anni ed oggi c’è la giusta maturità per assumere la carica di Presidente di Fiat”(2)
Chissà cosa ha fatto John Elkann perché il tributo dalla platea degli analisti risulti “doveroso”. Forse, oltre a nascere dai genitori giusti, è stato bravo a non farsi beccare mentre trombava con due prostitute transessuali strafatto di coca. Certe facce e certi destini sono la dimostrazione più clamorosa che il capitalismo è un’evoluzione tecnologica del feudalesimo.
La carità cristiana
Ore 18.30, l’autobus che mi porta a casa. Lui sui cinquanta, calvo, fisico da fanatico della palestra ma con panza di età. Lei sui trentacinque, bionda di acqua ossigenata, jeans stretti, tacchi alti, non male. Russa, ucraina, moldava, non saprei. Comunque, del ceppo linguistico niet.
Lui: E allora tu che fai?
Lei: Badante a casa di signora anziana.
Lui: Io conosco molte persone. Posso trovarti un lavoro migliore.
Lei: Ah!
Lui: Io penso che noi italiani abbiamo il dovere di accogliere voi immigrati perché voi avete bisogno di aiuto. E’ una questione di carità cristiana.
Lei: Siete muolto gentile.
Lui: Comunque, se mi dai il tuo numero di telefono, io ti chiamo appena sono libero. Prendiamo un caffè e vediamo che si può fare.
Lei: 331………
Lui: Ti chiamo. Vieni da me, ci beviamo una cosa. Stai tranquilla che ti sistemo io.

Bromazepam
Cinquanta cartucce blindate e una 357 magnum. Quanto basta per fare una bella festa.
Di questi tempi è maledettamente dura. Dura anche perché ci sono arrivato stanco. Quando proprio mi sembra di non farcela più, mi racconto quello che so fare. Una filastrocca, per non dire un mantra, che dovrebbe tirarmi su.
Ho una figlia. Ho conosciuto Valeria. Sono un bravo motociclista. So pilotare un aereo. Sono un buon marinaio. So scrivere bene. Ho educazione e cultura. Sono un uomo intellettualmente autonomo, …
Comunque, alla fine, quello che funziona per davvero è solo l’ultima strofa e la minaccia oscura che sottende. Non si cresce. Si invecchia.
Note
- [↩]
- La Repubblica [↩]
Il Leghismo che Avanza, Il Bipolarismo che Muore
1 aprile, 2010 di Gaspare Serra
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, latest
Concluso lo spoglio delle ultime schede elettorali quello che sconcerta di più è come tutti i protagonisti della scena politica italiana rivendichino ragioni per cantar vittoria, comparando dati elettorali magari incomparabili (elezioni regionali, politiche ed europee) purché favorevoli alla propria parte.
Tagliando corto sulle fantasiose interpretazioni politiche dei numeri elettorali, l’unico vero dato incontestabile è che queste ultime elezioni regionali (così come le precedenti elezioni Europee ed, ancor prima, Politiche) sono state vinte dal centrodestra, che ha fatto incassare al centrosinistra l’ennesima pesante batosta elettorale.
E’ alquanto surreale che il Pd cerchi ancora caparbiamente di arroccarsi dietro alla fredda somma delle regioni mantenute.
Lo Status Quo: Quando L’eccezione Si Fa Regola
10 marzo, 2010 di Gaspare Serra
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica, Informazione, latest
L’attuale legislazione relativa alla compatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di sindaco o presidente di provincia presenta una lacuna evidente: mentre l’art. 62 del T.U.E.L.(1) obbliga ogni sindaco o presidente di provincia, intenzionato a candidarsi alle elezioni politiche, a dimettersi dal proprio incarico di amministratore locale, la legge non vieta espressamente il contrario, ossia ad un parlamentare in carica di candidarsi alle elezioni locali(2).

Note
- [↩]
- oppure ad un politico a candidarsi, nella stessa tornata elettorale, contestualmente alle elezioni locali e politiche [↩]
Aboliamo le Elezioni: la Buffoneria Sintomo di Regime
9 marzo, 2010 di eppursimuove
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, latest
L’arroganza, l’ignoranza, la superficialità, la buffoneria, che è dimostrazione autentica che il sistema è diventato regime, ergo: antidemocratico, hanno prodotto l’esclusione delle liste da presentare per le elezioni regionali in Lazio e in Lombardia.
A Roma, non sono state presentate nei tempi previsti dalla legge. Evidentemente, la predisposizione delle liste elettorali nel centro-destra dev’essere stata un’operazione particolarmente complessa. Sarà rimasta esclusa qualche zoccola, qualche cognato, qualche pluri-indagato e la documentazione rifatta più volte sotto, sopra, è giunta in ritardo in Tribunale.
Decreto Interpretativo: Le Regole Fatte in Sartoria
6 marzo, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, Informazione, latest
Tira tardi il Consiglio dei ministri, per varare in 35′ un decreto interpretativo che dà il via libera alla candidatura di Formigoni in Lombardia e alla lista del Pdl nel Lazio. [...]
In sostanza si prevede che nel valutare i termini di presentazione delle liste ci si basi anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si possa dimostrare di essere stati presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge. Il secondo punto prevede che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni. Il terzo punto prevede che possano ricorrere al Tar le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al Tar solo dopo il voto. Il quarto punto precisa che queste norme si applicano alle prossime elezioni. I primi due punti dovrebbero permettere di aggirare le irregolarità per la lista Pdl nel Lazio e per quella Formigoni in Lombardia.
La traduzione pratica? La fa il responsabile del Pdl laziale: “Possiamo dimostrare di essere stati presenti in Tribunale, dunque lunedì ripresentiamo le liste”. Parla il ministro Maroni. “Queste approvate sono norme interpretative. Non c’è nessuna modifica della legge elettorale, nessuna modifica delle procedure in corso, nessuna riapertura dei termini”, dice Maroni nella conferenza stampa, di fatto sottolineando che non è stata presa in considerazione l’ipotesi di una proroga dei termini della presentazione delle liste, già scartata ieri dopo l’incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio.
“Le norme vigenti non sono modificate – spiega il titolare del Viminale – ma si è data una interpretazione autentica, affinché il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l’interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge. E’ lasciata al Tar la decisione se le contestazioni siano fondate oppure no e se la richiesta di riammissione delle liste è accoglibile oppure no”. [...]E poco più di un’ora dopo il suo varo, il presidente della Repubblica ha emanato il decreto legge salva-liste. Il capo dello Stato ha dato il suo via libera al decreto una volta verificato che il testo – spiega il Quirinale – corrisponde alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.(1)
Questo è uno dei casi nei quali alla cronaca c’è poco da aggiungere. Probabilmente la questione della presentazione delle liste non è un incidente democratico, ma solo la dimostrazione dell’arroganza e della sicumera con la quale la classe politica italiana, quella responsabile della fesseria e quella che ora sbraita, trattano la legge e le regole democratiche.

Elettore Italiano in mentre esercita il suo diritto
Silvio Berlusconi «Abbiamo dato un’interpretazione per consentire al Tar di dare applicazione alla legge in modo corretto». E se l’interpretazione è quella di Berlusconi, possiamo stare tranquilli. L’ordine, la legge ed il diritto italiano sono in cassaforte. Non si segnalano dichiarazioni del “poliziotto buono” , Gianfranco Fini. In certi casi è meglio tacere.
Ho il sospetto che questa novità del decreto interpretativo sarà una piacevole ricorrenza nei prossimi mesi. Mi accusi di una cosa? Non hai capito bene la legge, vieni qui che te la interpreto io. Questo candidato ha ricevuto meno voti in questa regione? Non ha compreso appieno la volontà degli elettori, aspetta un attimo che te la interpreto io.
Con Berlusconi che ci fa da interprete non abbiamo più bisogno di vedere o di ascoltare. Possiamo chiudere occhi e orecchie, spegnere il residuo di cervello che è sopravvissuto alla sua televisione e porci docilmente proni, perché, per chi non lo avesse capito, a Berlusconi non è la nostra faccia che interessa.
Un paio di domande la riservo ai miei connazionali che sostengono questo stato di cose col loro voto, perché ce ne sono e ce ne sono tanti.
Cari connazionali, non sembra anche a voi che per vincere una partita stiamo distruggendo il gioco? Cosa rimarrà a voi e a noi dopo che Berlusconi volerà, sazio, in cielo?
Note
- [↩]
Liste PDL Escluse in Lazio e Lombardia: A Londra se ne Ride
3 marzo, 2010 di redazione
Archiviato in latest, Oltre il Confine, Rassegna Stampa
Silvio Berlusconi sfoga la sua furia contro i “dilettanti e gli idioti” che lo circondano, dopo che il suo partito è stato escluso ieri da due delle più importanti elezioni regionali di questo mese per non aver presentato le liste elettorali in tempo. A meno di uno sblocco in appello, Il Popolo della Libertà (PdL), partito del Primo Ministro, non sarà in grado di partecipare alle elezioni nel Lazio, la regione intorno Roma, e in Lombardia, il prato di casa Berlusconi, a causa di ciò che i media descrivono come una “commedia degli errori” .
Le elezioni sono state viste come un test sulla popolarità in declino di Berlusconi, tra scandali sessuali e le accuse sempre maggiori di corruzione. Nel Lazio, Alfredo Milioni, un funzionario del PdL, non ha rispettato il termine per la consegna della lista di partito, prima presentandosi troppo presto e poi troppo tardi. Arrivato presso l’ufficio elettorale con mezz’ora di anticipo, se ne è poi allontanato e ritornato 15 minuti dopo la scadenza ultima di mezzogiorno. Il signor Milioni ha offerto una serie di spiegazioni per la disavventura: secondo alcune si è allontanato per un panino. Secondo altre, era andato a controllare la figlia in attesa in macchina, che “era febbricitante”. Secondo un’ultima versione era andato a recuperare i documenti elettorali mancanti. Altre voci riportano che il partito ha superato il termine di consegna a causa di dispute interne sulle persone da presentare.
