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La Politica, l’Economia e la Finanza, per non parlare dell’Etica.

7 novembre, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Meccanica delle Cose

Politica, Economia e Finanza non sono la stessa cosa, ma questo non vuol dire che non stiano bene insieme, o che si possa fare a meno dell’una o dell’altra. Un po’ come per cuore, fegato e polmoni, che fanno ciascuno un lavoro diverso, ma tutti ugualmente necessari al benessere e alla sopravvivenza dell’organismo.
Parlando dell’organismo fisico a nessuno viene in mente di sostenere la primazia di un organo su un altro. Ma non è sempre stato così, una volta si pensava che il cuore fosse la sede dell’anima e il cervello un semplice radiatore per raffreddare il sangue. La metafisica aiuta a dare un senso alla vita, ma può portare fuori strada. Così, trattando delle varie componenti dell’organismo sociale, molti continuano a parlare del primato di questa su quella. Mentre anche qui, forse, si tratta soltanto di una questione di ruoli.

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Fenomenologia di Er pelliccia

30 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

A me der Pelliccia non m’indigna l’estintore, ma proprio lui come individuo.
Lo so che i giovani non sono tutti così, 24 anni, primo anno di psicologia online. Ci mancherebbe. Lo so che i genitori non sono tutti come i suoi genitori, che dicono che lui non farebbe mai male a una mosca, che non gli interessa la politica, se mai le ragazze. Gente normale, che non gli passa neppure per la testa che il loro figliolo avrebbe potuto-dovuto fare di meglio e di più di quel niente che ha fatto sin qui; che il diritto alla cittadinanza viene sì dalla nascita, ma poi se non combini un cazzo devi avere il pudore di non rompere i coglioni.
Tanto meno tirare gli estintori

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Il Mestiere di Vivere e i Cattivi Maestri

4 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Lavoro degli Italiani

Col tempo mi sono convinto che per vivere insieme bisogna innanzitutto capire ciò che si può e ciò che non si può fare, fino a farlo diventare una seconda natura che consenta di scegliere il comportamento da tenere senza doverci stare a pensare su, o dover fare ogni volta violenza su se stessi. Un mestiere che s’impara strada facendo, potendo contare su un minimo di predisposizione, che manca soltanto ai geni e ai disadattati, e su buoni maestri. Non ho trovato fin qui alcun valido motivo per pensare che la predisposizione sia variata negli ultimi anni, sicuramente non sono aumentati i geni, e così mi sono fatto l’idea che sia solo una questione di cattivi maestri se le giovani generazioni hanno più difficoltà a vivere di quante ne avevano le generazioni che le hanno precedute.

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Un Vescovo-Madre

10 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Veri Uomini

Dopo nove anni di episcopato, il card. Tettamanzi lascia la Cattedra ambrosiana

A Bresso, dietro il Parco Rivolta, al confine con la strada, si trova uno spazio vuoto, in marmo bianco, circondato da un cancelletto. Un rettangolo dalle linee severe eppur addolcite dalle dimensioni domestiche, dal colore stesso, candido, certo, ma tenue, e leggermente venato di rosa. È un limite sospeso, che presto sarà occupato da un monumento. Ai caduti? alle donne del Risorgimento? Ancora lo ignoriamo.

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Morto un Parà se ne fa un Altro

Un progetto istituzionale annuale di 2 milioni di sterline va a scoprire quanto sono felici gli inglesi. Differenziando fra felicità (intangibile) e benessere (misurabile). Mi offro qui dando un contributo al governo italiano, gratis, che non viene a investigare nè il mio né il vostro benessere. Dice una delle 4 domande agli inglesi: to what extent do you feel the things you do in your life are worthwhile? * Fino a che punto ritiene valga la pena di fare le cose cui si dedica nella vita? Gentile governo italiano, studiare, informarmi, sviluppare un pensiero critico, conoscere il mondo, sono cose che hanno senso e valore, accrescono la mia felicità – ma non sempre il mio benessere. Facciamo un esempio? Oggi il TG1 dice:

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Lise – Parte seconda. Sotto il Vestito.

3 aprile, 2011 di  
Archiviato in latest, Leggere

qui la prima parte

 

Sulla pista dell’aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok il Boeing 777 era in attesa dei passeggeri.

Power755 si trovava in un bunker di Dallas negli USA ad una profondità di 5 piani sotto terra. L’immenso locale C3 della computer farm era illuminato da luci di sicurezza che spandevano una luce flebile. La temperatura fredda del condizionamento garantiva il funzionamento di alcune centinaia di server che ronzavano sommessamente. Cavi inondavano il pavimento.

Lise era nella stanza. Nuda. Il suo corpo era femminile e seducente la sua pelle morbida appena spruzzata da riflessi rossi dava l’impressione di una recente esposizione al sole. Aprì un comparto e cominciò a vestirsi, ogni movimento metteva in risalto la sua grazia e la sua sensualità dolce senza aggressività di una bellezza amichevole e positiva.

Si vestì con una camicetta scollata che metteva in risalto la sua pelle dorata e un paio di jeans. Finì di vestirsi e prese a truccarsi leggermente. Aprì il comparto e prese la borsa da viaggio e si apprestò ad uscire.

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Lise – Parte prima. Il viaggio

5 marzo, 2011 di  
Archiviato in latest, Leggere

Un’altra partenza. Il passare delle ore e improvvisamente il tempo che sembra contrarsi: sempre troppo poco per fare tutte quelle cose che non si erano previste precedentemente e allora forsennatamente si cerca di fare tutto di corsa. Poi la partenza verso l’aeroporto, il taxi, il check in e poi finalmente si tratta solo di aspettare l’imbarco. L’attesa con persone anonime che mai si ricorderanno di me come mai mi ricorderò di loro.

Finalmente si sale sull’aereo, la gente si accalca per giungere al posto chissà perché poi visto che sono tutti prenotati.

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Nun te Piace, ‘o Presepe?…

24 dicembre, 2010 di  
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, latest, Strange Days

Mica vero che “non fa male a nessuno”. Anzi, nuoce gravemente alla salute. Chi? Meglio domandare “cosa”, ma in verità è proprio quel “chi” a disturbare. Il presepe fa male. E, dietro e dentro di lui, la statuina di quel bimbo seminudo. Ciò ch’essa simboleggia.
Il collegio docenti della scuola materna di via Forze Armate, a Milano, aveva infatti stabilito di celebrare un Natale senza Natività. Via stelle comete, grotte o capanne, pastori e pecorelle, San Giuseppe, Madonne e quel povero cristo di Gesù Bambino. Al loro posto renne dal naso rosso, Babbi Natale paffuti e gaudenti, canti e cori inneggianti alla festa, ma, per carità, senza il minimo accenno alla religione. Per rispetto dei bambini, si capisce. Perché l’asilo di via Forze Armate è multietnico e multireligioso. Perché una festa cristiana scandalizzerebbe ed emarginerebbe i piccoli musulmani, indù, buddisti frequentatori di quell’istituto.
E pensare che, per anni, questi difensori a oltranza della pluriconfessionalità avevano bellamente irriso il Natale – e coloro che lo celebravano come zotici e ignoranti – non mancando mai di puntualizzare che in origine si trattava di tutto, tranne che di “festa cristiana”. Era nient’altro che la festa del Sol Invictus, nella quale si annunciava il solstizio d’inverno e ci si scambiavano doni e si preparavano ricchi banchetti, che talora sconfinavano in orge. Più di recente, i divulgatori hanno trovato legami col culto tardoantico del dio Mitra e antiche celebrazioni egizie e mesopotamiche (cui potremmo aggiungere, per le analogie con l’uomo-dio, il Poema di Gilgamesh). Non si trattava tanto d’informare, quanto di screditare il 25 dicembre cristianizzato in nome di un’oggettiva e rispettosa laicità.
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Guccini – Il Maestro della Porta Accanto

14 giugno, 2010 di  
Archiviato in latest, Suoni & Musica

Guccini compie 70 anni

Non era né La locomotiva, né L’avvelenata. Il “mio” Francesco Guccini si ritrovava nella Canzone delle osterie di fuori porta e, ancor più, ne Il vecchio e il bambino e Il pensionato, sua ideale prosecuzione.

Le osterie, al tempo in cui ascoltai il brano per la prima volta, non le avevo mai viste in vita mia, salvo qualche sparuta stamberga sul Ghisallo, e ne conservavo un’immagine alquanto fantasiosa, remota, libresca: da Promessi Sposi, insomma. Eppure le percepivo in qualche modo anche vicine, reali; forse perché le associavo ai colori autunnali, e per me autunno significava ottobre, quindi scuola.

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Magica Neve

13 febbraio, 2010 di  
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, latest, Leggere, Strange Days

Roma 12-2-2010

Stamattina, andando a scuola, quando all’altezza dell’Ara Pacis ho iniziato a veder cadere fiocchi bianchi dal cielo, la prima cosa che ho pensato è stata che era un’allucinazione. Neve? A Roma? Quando mai! Ricordo di racconti dell’inverno ’85-86… ma io, all’epoca, non ero nemmeno nei programmi dei miei genitori!

Insomma, vedevo fiocchi bianchi a mano a mano sempre più grandi, più corposi… camminavo beata in mezzo a quel bianco, un sorriso ebete sulla faccia, gli occhi che si muovevano a divorare ogni più piccolo cristallo di neve.

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Anima Gemella Cercasi

12 aprile, 2009 di  
Archiviato in Bacio della Buonanotte

In un mondo di cloni tocca sapersi amare da sé soli? Questa cronaca parla di clonazione, bioetica, razzismo, conformità, stupidità, istinto procreativo, piccoli annunci e felicità.

Dolli era una pecora clonata, fu la prima. Dopo di lei infinite Dolli si sparsero per la terra, ognuna identica all’altra eccetto un’unica differenza, il numero dopo il nome… 1,2,3,4,5, 500, 1000, 1001 e così via. Ad un certo punto c’erano solo pecore Dolli.

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Non lo So

1 marzo, 2009 di  
Archiviato in Caffè nel Deserto, latest

Leggo libri e sfoglio cataloghi, scruto fotografie e ricostruzioni in pellicola, fantastico sui tempi andati che hanno lasciato solo un rimasuglio in bianco e nero per questo mio presente. Nel passato non cerco (e non trovo) la felicità, beninteso. Eppure quell’approssimazione di benessere mi ristora. Provo a immaginarmi quel mondo che non aveva ancora del tutto classificato le sintomatologie e le cause del decesso, che rompeva la schiena coi viaggi di una manciata di chilometri e caricava ogni partenza di esodo e di epica, che avvicinava l’anima degli uomini tra le vicissitudini dei giorni trascorsi senza nemmeno una lettera dei propri cari.
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Per Abitudine

9 novembre, 2008 di  
Archiviato in Bacio della Buonanotte

E’ proprio vero che ci si abitua a tutto.

E’ abitudine tornare a casa la sera e trovare una famiglia ad aspettarti, cenare insieme, raccontarsi la giornata, commentare qualche notizia di cronaca, giocare un po’ col cane, guardare qualcosa in televisione e poi addormentarsi nel tuo letto.
E’ la tua casa, è la tua famiglia,  è il tuo letto, cosa c’è di strano?

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L’abitudine a un Moto Regolare

Il vecchio continente ha potuto offrire ai suoi cittadini una relativa stabilità per circa sessant’anni. Nella quantificazione cronologica sono stato largo, perché all’inizio di questo periodo si sono avuti anni poveri nei quali la speranza di miglioramento permetteva di sorvolare sulle reali condizioni di vita; così come alla fine stiamo avendo anni ricchi in cui le crepe strutturali del palazzo che abbiamo costruito non ci lasciano più dormire tranquilli. Insomma, non sono state tutte rose e fiori: ad alcune nazioni è andata meglio, ad altre decisamente peggio. Nel complesso, non ci si poteva lamentare.


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Pezzo Superficiale Portatore di Diversità Politicamente Scorrette

9 agosto, 2008 di  
Archiviato in Border Zone

Tornando dal lavoro ho sentito un pezzo struggente di Battisti. Ho ricordato la mia ex suocera, con cui condividevo questa passione. Battisti ha cambiato l’Italia; lei, parte della mia vita.
Battisti non aveva un blog, ma la sua musica è immortale.

A. aveva un blog. Mi rattrista sapere che è morto senza vedere un’Italia più civile. Ma le sue idee, le sue parole, le sue denunce e aspirazioni fluttuano nel web.

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Ragionando su un’Identità Europea

Quando si ragiona di Europa Unita si parla spesso di “identità europea”. Ho voluto analizzare un po’ questo concetto, sia mai che serva a capire cos’è e se esista davvero. Ma se cercate una mia risposta a questo interrogativo, passate pure oltre, perché alla fine di questo pezzo leggerete ancora soltanto domande.

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La Ricerca dell’Infelicità

Etimologicamente parlando la parola felicità ha la stessa radice di fecondo, femmina, feto, felice, fieno, figlio: dal latino *fere = nutrire, a sua volta dalla radice indoeuropea *dhe = succhiare. Quindi insito nel concetto stesso di felicità c’è il nutrimento, la capacità di sostentare l’anima con le gioie della vita. Una capacità che stiamo perdendo, mi sembra, di pari passo con quella di apprezzare il buon cibo e le cose semplici come lo splendere del sole in un cielo azzurro di maggio. Stiamo diventando anoressici nei confronti della vita stessa. Devo dire che di questo assurdo atteggiamento sono stata campionessa per diversi anni, aiutata si dalla gente che avevo intorno, ma senza altra giustificazione che non fosse la precisa volontà di non vedere il lato positivo della vita.

Scarpe che sorridono

Deviantart

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