famiglia

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Sono figlia di insegnanti e, come se questo non bastasse, sono io stessa un’insegnante, come lo è mia sorella e come lo sono state molte mie zie. Insomma, potrei paragonare la mia famiglia a quelle stirpi di notai che si perpetuano lo studio e i clienti, con la differenza (notevole) dei soldi e del prestigio. Ma non è questo il punto. Come ho già scritto diverse volte, sto assistendo alla parabola ascensionale delle gesta del nostro Ministro dell’Istruzione e da indignata, arrabbiata, sconfortata, disgustata sono passata al sentimento dell’incredulità. Il ritorno al maestro unico non è una trovata originale di questo governo.

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Qualche mattina fa ho ascoltato, sempre a “Prima Pagina” di RAI 3, un attacco duro di Famiglia Cristiana contro il Governo di Berlusconi. Mi sono meravigliato, perché in questi ultimi anni la chiesa in generale non ha mai attaccato duramente Berlusconi, favorendone la vittoria alle ultime elezioni con l’insistenza sulla difesa della famiglia, che Berlusconi avrebbe promesso di fare, con la difesa della vita contro l’aborto e l’eutanasia, ecc. e attaccando il governo Prodi che si sarebbe “seduto”, senza andare oltre, sui diritti civili e su questioni non avvertite dalla gente.

Devo dire che non ci ho creduto troppo, ma ho voluto controllare sul quotidiano che normalmente leggo ogni giorno. Si, è vero! L’attacco di Famiglia Cristiana contro Berlusconi e il suo governo è stato di una violenza inaudita quanto non avrei mai immaginato.

L’Italia è un paese da marciapiede” con il suo “presidente spazzino”. Famiglia Cristiana parla di soldati in strada “neanche fossimo in Angola”, dei sindaci sceriffi, delle norme antielemosina, ecc.

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E’ da diverso tempo ormai che ho abbandonato certe posizioni intransigenti da “bianco o nero”. Il tempo, le esperienze mi hanno insegnato che il mettersi nei panni degli altri fa comprendere molti più elementi di una situazione, invece che schierarsi graniticamente su di un pensiero. Perché questa introduzione, a mo’ di excusatio non petita? Perché l’argomento che vado a trattare ben si presta a ferree prese di posizione, a frasi come “ah, se fossi in lei io…”. Nulla è così facile come sembra.

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Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, hanno traghettato insieme questi primi giorni di governo sul leitmotiv del «volemose bene». Buone maniere e copiosi fiumi di insulina, hanno fatto da introduzione al nuovo parlamento, ai primi ministri ed ai primi disegni di legge (alcuni ambiziosi, altri meno). «Pacatamente e serenamente» al Cavaliere non è sembrato vero l’aver iniziato così la sua neo-legislatura che, nei suoi intenti, servirà (circa a fine mandato) a dare pieni poteri al presidente della Repubblica (in una sorta di modello all’americana) e di poter poi tranquillamente sostituirsi, in un futuro prossimo, al posto di Napolitano.

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Vivendo nella profondissima terronia, praticamente in Africa, permettetemi di spiegarvi che significano le elezioni quaggiù, dove la destra oramai imperante ha guadagnato il 70% dei voti.
Lo faccio con un esempio e per esempio immaginate che domani mattina qualcuno suoni alla vostra porta e che voi siate un amministratore che si ritiene onesto e competente, immaginate di aprire la porta ancora con la tazzina di caffè in mano e però non vi troviate nessuno davanti, troverete invece, adagiata sul vostro zerbino nuovo di zecca, una borsa di plastica sporca e puzzolente, con la punta della vostra pantofolina, a forma di panda, cercherete di capire di che si tratta, poi con aria stupefatta e un po’ spaventata, perché di certo avete capito di che si tratta, vi precipiterete nella vostra cucina dove un marito ancora addormentato starà inutilmente cercando di far bere a due figli recalcitranti il latte mattutino.

albano vitturi

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Anche se la foto è tratta da un sito che parla di Cuba, questo non è un pezzo su Cuba. Cuba non c’entra, è solo lo spunto che mi offre questa fotografia: una vecchissima automobile parcheggiata, sola soletta, in una stradina su cui si affacciano schiere di case basse, molto colorate, con la gente fuori di casa che probabilmente sta chiacchierando del più e del meno, senza fretta.

un’altra Utopia?

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Si fa presto a dire suicidio. Mi è sempre stato difficile definire tale quello di Alfredo, poeta siciliano, credente ma, soprattutto, omosessuale. Sia per la scelta del luogo (piazza san Pietro) sia per le modalità del gesto: un’immolazione? Un autodafè? Una protesta disperatamente ecumenica, cattolico-buddista? Alfredo si è dato fuoco. Per protestare contro l’oppressione della Chiesa verso quelli come lui. Da allora sono trascorsi dieci anni. Un’eternità. E gli “Alfredo” come le “Sara” sembrano più perseguitati che mai. Esecrati dalla gerarchia vatican-ratzingeriana, ignorati e incompresi anche da una buona parte dei militanti gay, gli omosessuali cristiani non compaiono in televisione, non assomigliano a tante “maschere” di cui ci credevamo liberati e che sono invece risorte dai nostri media come grottesche anticaglie. Eppure esistono, lottano, non smettono di sperare. E quel fatale 13 gennaio 1998 è diventato una data-simbolo, una ricerca di abbraccio e di riconciliazione nella lunga vicenda d’un odio inveterato.

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Buonasera e ben trovati al gaytg delle tredici, anche questa sera daremo le gaynotizie della settimana:

Image chosen by dM

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Per descrivere il modo con il quale certe storie si concludono sarebbe necessario ricorre a parole antiche e dal significato recondito: onta, ignominia, infamia, fellonia. Io ne farò a meno perché voglio parlare chiaro e farmi capire da tutti.
Mi chiedo cosa resterà nella mia memoria di questi ultimi anni. Cercando di non pensare alla rissa da ubriaconi a base di sputi e di minacce, sarà banale e me ne scuso, ma le prime cose che mi sono venute in mente sono: la crociata (persa) contro i tassisti, il cretino che usa l’ambulanza come fosse un taxi, quello che per consolarsi della distanza dalla famiglia si fa di coca e tromba due puttane, plis visit Itali con la faccia da pirla e quello che va a trans con la Lancia Y. Full stop.
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Di qui si va tra la perduta gente…” : queste sono le poche parole che mi sono venute in mente appena entrata in OPG, un Ospedale Psichiatrico Giudiziario, il luogo per antonomasia della “perduta gente” di dantesca memoria. Per la precisione, si trattava dell’OPG di Aversa, provincia di Caserta.

A Jonny WalKer, Massimo, Fabio e tanti altri..

Compagni di viaggio e di speranze.

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