Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/">Widget</a>

 

Evasione Fiscale? Per Combatterla Ci Vorrebbe Davvero Poco

Ho letto con interesse l’articolo sull’evasione fiscale scritto da Gasparre Serra per Mentecritica. I dati sull’evasione fiscale sono allarmanti e non può che destare scalpore la notizia che l’82% dell’intero gettito IRPEF grava sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Naturalmente il peso delle imposte non grava sui lavoratori dipendenti perché questi, a differenza di altri, sono più onesti ed hanno maggiore senso dello Stato ma dipende dal fatto che i redditi da lavoro dipendente sono interamente tracciabili e vengono dedotti alla fonte, togliendo al lavoratore ogni possibilità di elusione e/o evasione.
Leggi il resto

Gettiti e Parole

18 febbraio, 2010 di Gaspare Serra  
Archiviato in Democrazia e Diritti, latest

Un paese di “tartassati” ed “evasori”

Non esistendo sistemi fiscali “perfetti” (un po’ come le leggi elettorali), un sistema fiscale, generalmente, può essere: – più “efficace” che giusto – o più “giusto” che efficace. Il dramma del nostro sistema fiscale, invece, è che esso non è: né efficace (stante l’enorme “buco nero” dell’evasione fiscale che ha consentito crescere negli anni), né giusto (stante la grave discriminazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati rispetto ai lavoratori autonomi: i primi tartassati con pesanti prelievi alla fonte, i secondi liberi di auto-denunciare a piacimento il proprio reddito!).

Segno evidente del marcato “disequilibrio” del nostro sistema fiscale è che mentre sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati grava gran parte del “carico fiscale” pendente sugli Italiani (da soli, queste categorie garantiscono ben l’“82%” dell’intero gettito Irpef!), i lavoratori autonomi sono in grado di difendersi dall’elevata pressione fiscale: – “evadendo” le tasse (essendo il loro “reddito effettivo” difficilmente accertabile) – “eludendo” le imposte (ad esempio, scaricando l’Iva anche su beni ad uso personale) – e “dividendo le fonti di reddito” tra i componenti della famiglia (di modo che, pur a parità di reddito complessivo, il livello di reddito di ogni componente familiare si mantenga più basso di quello effettivo e rientri in scaglioni Irpef inferiori!).

Il “tax freedom day”

Del taglio delle tasse si discute oramai da anni, per lo meno dal 1994 (con lo slogan “meno tasse per tutti” è avvenuta la scesa in campo di Silvio Berlusconi). Salve qualche intervento settoriale e sporadico (come la cancellazione dell’ICI sulla prima casa), però, di risultati concreti non se n’è visto l’ombra. L’imposizione fiscale in Italia continua ad essere tra le più alte d’Europa (se non del mondo!). In Italia quest’anno il “tax freedom day” (ossia il giorno dell’anno a partire dal quale i lavoratori, al netto delle tasse dovute allo Stato, iniziano a guadagnare fino alla fine dell’anno solo per se stessi) si è ulteriormente spostato in avanti: dal 22 al 23 giugno!
Ogni contribuente italiano, in pratica, nel corso del 2010 dovrà devolvere all’erario un’equivalente in media pari a tutto ciò che intascherà col suo lavoro dall’1 gennaio fino al 23 giugno. Un esempio di quanto il fisco sia vorace? Nella dichiarazione dei redditi quando si raggiunge la soglia dei 28.000 euro scatta automaticamente l’aliquota del 38%(1) : ciò vuol dire che una famiglia media italiana (con un reddito poco superiore ai 2.000 euro mensili, oggigiorno appena sufficiente per vivere se si è in affitto, si ha un mutuo da pagare o si hanno più figli a carico) deve restituire quasi il 40% del proprio reddito allo Stato. Per fare qualche utile comparazione: – in Francia un contribuente dichiarante 55 mila euro di reddito paga solo “3 mila euro” di tasse sul reddito (mentre in Italia lo stesso sarebbe tenuto a pagare ben “16 mila euro”!)
- in Germania i redditi fino a 52 mila euro scontano un’aliquota del solo “15%”, contro un’aliquota del 42% per i redditi superiori (in Italia, invece, entro lo stesso livello di reddito l’aliquota Irpef varia dal 23 fino al “38%”!).

Berlusconi (la promessa): “due sole aliquote irpef per gli italiani!”

“Riforma fiscale? Si parta dalla riduzione a due delle aliquote Irpef!”. Questo il progetto al quale starebbe lavorando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. La novità principale altro non è che la riedizione (per la terza volta) della proposta con cui lo stesso Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si era presentato agli elettori già 15 anni fa: la riduzione delle aliquote Irpef a due sole (del 23% per i redditi inferiori a 100 mila euro e del 33% per i redditi superiori).

Il sistema dell’irpef vigente in italia

In Italia l’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) si articola in “cinque scaglioni” di reddito ad ognuno dei quali corrisponde una propria “aliquota imponibile” (progressiva all’aumentare del reddito). Più in dettaglio:

I- per i redditi compresi tra 0 e 15 mila euro l’aliquota Irpef è pari al 23%
II- per quelli tra 15 e 28 mila euro al 27%
III- per quelli tra 28 a 55 mila euro al 38%
IV- per quelli tra 55 a 75 mila euro al 41%
V- e per quelli oltre i 75 mila euro al 43%.

Sui redditi più bassi, inoltre, grazie ad un complesso sistema di “deduzioni” dal reddito e di “detrazioni” dall’imposta, l’incidenza effettiva media dell’Irpef risulta pari per i redditi fino a 8 mila euro, all’1,6% e per quelli compresi tra 8 e 15 mila euro, al 9%.
Che l’Irpef rappresenti l’“imposta perno” del nostro sistema fiscale, infine, lo dimostra il suo enorme gettito, pari a 163,4 miliardi di euro (contro i soli 43 dell’Ires e 38 dell’Irap), oltre i 2/3 dell’intero gettito delle imposte dirette e ben 1/3 delle intere entrate tributarie dello Stato (pari a 471 miliardi di euro).

Cosa cambierebbe con la riforma dell’Irpef annunciata?

Se la riforma prospettata dal Premier entrasse in vigore, il sistema dell’Irpef si articolerebbe in due soli scaglioni di reddito con aliquote fiscali notevolmente ridotte rispetto alle attuali:

I- per i redditi tra 0 e 100 mila euro l’aliquota risulterebbe del 23%
II- per i redditi oltre i 100 mila euro si ridurrebbe a solo il 33%!

Un simile disegno riformatore risulterebbe premiante soprattutto per i ceti sociali più alti. Più in dettaglio: – per le fasce sociali basse (dichiaranti fino a 15 mila euro) il beneficio fiscale sarebbe “nullo”: in sostanza, i soggetti più deboli (come pensionati e lavoratori percepenti meno di 1.000 euro al mese) non riceverebbero “1 solo euro” di riduzione fiscale. per le fasce sociali medio-basse (dichiaranti dai 15 ai 28 mila euro) cambierebbe ben poco, beneficiando di una minima riduzione dell’aliquota (dal 27% al 23%). per le fasce sociali medio-alte (dichiaranti dai 28 ai 75 mila euro) lo “sconto fiscale” risulterebbe già “sostanziale” (beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 38% al 23%), mentre le fasce sociali alte (ossia dichiaranti oltre i 75 mila euro) risulterebbero paradossalmente essere quelle in assoluto più premiate, beneficiando di una riduzione dell’aliquota dal 43% al 33% (di 10 punti percentuali netti!).

Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre (“Associazione artigiani e piccole imprese”) a fronte di una riduzione del carico fiscale di “520 euro” annui per una coppia con un figlio a carico e con un reddito di 21.500 euro ciascuno, coloro che intascano più di 40 mila euro vedrebbero ridurre il loro carico fiscale di “2.320 euro”, mentre coloro dichiarati oltre 100 mila euro disporrebbero di ben “14.170 euro” di sconto fiscale.
Ecco perché l’annunciata riforma dell’irpef risulterebbe “classista”, “iniqua”, “insostenibile” e “populista”.

Una riforma classista

A seguito dell’approvazione di una riforma del genere, a regime, mentre chi dichiarerà 100 mila euro di reddito annuo beneficerà di ben “14 mila euro” di sconto fiscale, la maggioranza dei pensionati e dei lavoratori (dichiaranti non più di 15 mila euro) non beneficerà di “1 solo euro” di taglio dell’Irpef. A dimostrazione del fatto che in pochi (anzi “pochissimi”) beneficerebbero della riforma in oggetto, basti considerare il fatto che mentre il 50,9% dei contribuenti (oltre 21 milioni) dichiara meno di 28 mila euro annui e il 93,2% dei contribuenti dichiara meno di 40 mila euro, il 6,8% dichiarano più di 40 mila euro, l’1% (pari a 400 mila contribuenti) dichiarano più di 100 mila euro (contribuendo solo per il 17% all’intero ammontare del gettito Irpef) e solo lo 0,5% (pari a 150 mila contribuenti) dichiarano oltre 150 mila euro.
Questi dati, da soli, evidenziano il carattere “classista” di una riforma che sarebbe soltanto un’offesa alla dignità di chi lavora ed un regalo inatteso per grossi professionisti, ricchi ereditieri e speculatori economico-finanziari. Qual è, dunque, l’“interesse generale” che giustifica una riforma costosissima ed a beneficio di una minoranza risicatissima?

Una riforma iniqua

Secondo l’art. 53 co.2 della Costituzione “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Progressività dell’imposizione fiscale significa che chi guadagna di più, per un principio di “equità sociale”, deve pagare più tasse (non in proporzione ma “in progressione” al proprio reddito), mentre chi guadagna di meno è tenuto a contribuire di meno alla finanza pubblica. La riforma fiscale in discussione, invece, va esattamente nella direzione opposta!
Se si considera che il 99,5% dei contribuenti italiani dichiara redditi inferiori a 100 mila euro (per cui l’aliquota del 33% si applicherebbe soltanto ad una ristrettissima minoranza di contribuenti), tale riforma comporterebbe, di fatto, l’introduzione di un’“unica aliquota” del 23% su tutti i redditi: il pensionato o l’operaio pagherebbero allo Stato (in proporzione al proprio reddito) le stesse tasse dovute da un imprenditore, un medico, un commercialista, un avvocato o un libero professionista.

Una riforma insostenibile

Alle considerazioni sull’impatto sociale della prospettata riforma vanno aggiunte quelle sul suo impatto economico. Come coniugare, infatti la notevole diminuzione del gettito provocata dalla riduzione degli scaglioni e delle aliquote Irpef (intorno ai 20 miliardi di euro) con la tenuta dei conti pubblici dell’Italia (il terzo paese più indebitato al mondo, pur non essendo la terza economia al mondo)? Quale sarebbe il vero prezzo (in termini di tagli alla spesa sociale e/o di aumenti della fiscalità generale, ossia di “macelleria sociale”) che gli Italiani sarebbero tenuti a pagare?

Una riforma populista

Un ultimo interrogativo lo pone la tempistica degli annunci del Governo: il 9 novembre 2009 il Premier ha pubblicamente manifestato il suo proposito di riduzione delle aliquote Irpef. Appena quattro giorni dopo, però, ha parzialmente smentito se stesso dichiarando: “l’attuale situazione di crisi non consente alcuna riduzione delle imposte”. L’impressione, allora, è che si tratti dell’ennesima boutade berlusconiana. Un ulteriore fatto, tra l’altro, ci impone di esser scettici: lo scorso ottobre 2009 il Cavaliere si era impegnato (davanti all’assemblea di Confcommercio) per una riduzione dell’Irap nella Finanziaria 2010. Poco dopo, però, il Parlamento, ha piuttosto concesso libertà alle Regioni di aumentare ulteriormente l’Irap in caso di deficit sanitario eccessivo e poche settimane dopo, infine, lo stesso Cavaliere, dimenticandosi della promessa fatta, ha trasformare la riforma dell’Irpef nella priorità dell’azione di Governo.

Quale la ratio di questa politica dei “continui proclami”? Verrebbe voglia, al proposito, di richiamare alla mente una notoria citazione del sen. Giulio Andreotti: “A pensar male si sbaglia… ma a volte ci s’azzecca!”.

Una proposta alternativa di riforma dell’Irpef e del sistema fiscale

Una riduzione dell’Irpef, sia pur necessaria (specie in una fase di generale impoverimento delle classi sociali medie, di perdita di potere d’acquisto delle famiglie e di crollo dei consumi), non può che avvenire nel rispetto del principio di “progressività dell’imposta” e nel quadro di una lotta senza campo contro l’evasione fiscale. Stante le limitate risorse finanziarie di cui dispone attualmente lo Stato, se è improponibile una “riduzione generalizzata” delle imposte per tutti è, di contro, auspicabile una rimodulazione del carico fiscale su lavoratori, pensionati e famiglie in modo da alleviare il carico fiscale specificatamente sui percettori di “redditi minori” e sulle “famiglie numerose” (l’introduzione del quoziente familiare, benché richieda uno notevole sforzo riformatore, dovrebbe divenire il principale obiettivo di qualsiasi riforma fiscale).
Sarebbe allora opportuna una progressiva riduzione degli scaglioni di reddito (portandoli da 5 a 4) e delle aliquote Irpef. Un nuovo possibile schema impositivo dell’Irpef, così, potrebbe essere il seguente:

I- fino a 20 mila euro di reddito, riduzione dell’aliquota Irpef al 15%
II- fino a 40 mila euro, riduzione dell’aliquota al 25%
III- fino a 60 mila euro, riduzione dell’aliquota al 35%
IV- oltre gli 80 mila euro, riduzione dell’aliquota al 40%.

Una riduzione così sostanziale del gettito Irpef, ovviamente, sarebbe sostenibile solo riequilibrando il sistema fiscale nel suo complesso. A tal fine sarebbe auspicabile:
- L’introduzione di una “tassa patrimoniale” sui grandi patrimoni (ossia, di valore stimato superiore a “1 milione di euro”), una sorta di “imposta di solidarietà sociale” che garantirebbe un nuovo gettito fiscale in grado di compensare, almeno in parte, la riduzione del gettito Irpef e di incentivare le fasce sociali più ricche a spendere i propri redditi piuttosto che accumularli parassitariamente.
- L’aumento della tassazione sulle “rendite finanziarie”. In Italia l’aliquota sulle rendite finanziarie è del 12,5%. Ciò significa che: mentre chi lavora paga l’irpef dal 23 al 43%, mentre chi fa impresa paga fino al 50% di tasse, mentre chi consuma paga l’IVA dal 4 fino al 20%, chi dispone semplicemente di rendite finanziarie (dunque guadagna sul capitale investito) paga solo il 12,5% di tasse. Ragioni di “equità fiscale”, dunque, impongono di portare la tassazione delle rendite ad un livello più adeguato, comparabile con quello europeo. Sarebbe auspicabile il raddoppio dell’imposta dal 12,5 al 25%.
- L’aumento dell’IVA sui “beni di lusso”. E’ auspicabile spostare progressivamente l’imposizione fiscale sempre più dal reddito ai consumi, sulla base della constatazione che la capacità di consumo (salvo che per i beni primari) cresce all’aumentare del reddito. L’imposta sui consumi di beni “di lusso”, dunque, è l’imposta progressiva per eccellenza! In Italia l’aliquota IVA varia dal 4% (per beni primari come il pane e la pasta) al 20% (per beni come i profumi): sarebbe opportuno portare al 25% l’aliquota IVA sui beni di lusso (come auto di grossa cilindrata, barche di grosse dimensioni, ville, piscine…).
- La reintroduzione dell’ICI sulla prima casa per i redditi più alti, ossia per i proprietari di case con redditi personali superiori ai 60 mila euro annui e per i proprietari di abitazioni con un valore stimato superiore ai 500 mila euro.

Una dichiarazione d’amore per gli evasori.

Speciale MC Evasione Fiscale.

Gruppo “per un fisco più equo e solidale.

Note
  1. in aliquota marginale []
Fine delle Note

Una Vera Ferrari a 1500 Euro

23 gennaio, 2010 di dellefragilicose  
Archiviato in Accademia DFC, latest

Abbiate pazienza, leggete fino alla fine e capirete come è possibile che qualcuno riesca ad avere il bolide  rosso per l’equivalente dei nostri 1.500 euro. Questo articolo è un esercizio per ripassare l’aritmetica ed il concetto di proporzione. Non ha nessuna pretesa di scientificità, è basato esclusivamente su ipotesi personali e l’unica cosa veramente affidabile saranno le quattro operazioni: moltiplicazione, somma, sottrazione e divisione che, essendo eseguite con la calcolatrice del pc, daranno sicuramente quasi sicuramente buoni.

Leggi il resto

Storie di Polli

Qualche settimana fa, questo sito ha ricevuto un’offerta molto particolare. Aggiungere una piccola scritta (anche invisibile, caratteri bianchi su sfondo bianco ad esempio) in coda ad un post qualsiasi di mentecritica.net con un link ad un dominio dove, attualmente, è ospitato un blog che non viene aggiornato da tempo. Il tutto, per un importo di 50 euro al mese. 600 euro all’anno per ognuno di questi link.
Chi non ha idea degli introiti pubblicitari su siti web delle dimensioni di mentecritica.net, sappia che si tratta di un’offerta spropositatamente alta. Nessuno sano di mente pagherebbe 50 euro al mese per avere una scrittina invisibile in coda ad un post di un paio d’anni fa che, magari, non legge più nessuno.

Leggi il resto

Immigrazione, Prostituzione, Evasione, Ipocrisia

Perché non esaminare tutti i casi Marrazzo anche dal punto di vista dei Clandestini e delle nuovissime norme che regolano questo argomento?

Ezio Mauro, svestendosi della sua veste di direttore, qualche mese fa, indignato per come l’Italia aveva accolto i pochi superstiti di un barcone rimasto alla deriva un mese, si era sporcato le mani per descrivere quali incredibili prove avessero dovuto superare le persone che venivano in Italia, come erano riusciti a salvare la vita bevendo la propria pipì e come, quelle stesse persone, appena messo piede in Italia, avessero ricevuto l’immediata denuncia del solerte stato italiano per il reato di clandestinità. Erano poveri diavoli, sfuggivano dalla miseria e dalle guerre e cercavano solo lavoro.

Leggi il resto

Le Grandi Campagne di MC: Due Euro per Berlusconi

25 marzo, 2009 di Mario Albrizio  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

Quest’anno il nostro Presidente del Consiglio ha guadagnato 10 volte meno che l’anno scorso (da 139 a 14 milioni di euro). Se va avanti così, Berlusconi rischia la fame entro pochi anni.

  1. Poiché siamo sinceramente convinti che un uomo così sia una risorsa per la nazione, non solo come cibo per comici, ma proprio per far vedere la differenza tra un vero uomo di governo e uno che non gli somiglia per niente;
  2. poiché inoltre, e non secondariamente, è una questione di tradizione e di orgoglio nazionale che il cittadino più influente abbia anche tutti i privilegi più sfacciati, non uno di meno;
  3. poiché infine siamo convinti che un capo del governo sereno dia serenità al Paese, mentre uno che rasenta la povertà sia pericolosamente soggetto a corruzione (tanto poté la sorte, che ribaltò i ruoli…);

per tutti questi motivi chiediamo ad ogni cittadino della Repubblica di donare due euro per Berlusconi.

berlusca_1I primi segni dell’indigenza sul viso del nostro presidente del consiglio. Aiutiamolo!

Inclusi immigrati, bambini e moribondi, siamo circa 60 milioni; a due euro a testa, ce la si fa.

Ma non fate i furbi: 2 euro per ogni italiano vuol dire che dovete versare 2 euro per ogni componente della vostra famiglia, più uno in contributo per i clandestini, più uno per gli indigenti nazionali, più uno per chi non ha internet e quindi non sa. Più altri due perché non si sa mai e perché è sempre meglio abbondare (un euro per ciascun detto…:-).

Insomma, il numero dei componenti la tua famiglia, per due, più cinque. Se siete in tre, fa undici euro; se siete in tredici, trentuno e così via. Se siete Emilio Fede, potete abbondare…

Gli italiani resteranno senza ammortizzatori sociali, ma almeno il Presidente del Consiglio ce l’avrà, e adeguato.
Noi continueremo a rimanere senza uno Stato decente, e anche lui, che così condividerà generosamente il nostro destino (è chiaro, ognuno al suo livello…).

In cambio, gli chiediamo solo di mantenere le promesse elettorali.
A cominciare dall’abolizione delle Province e dalla (drastica) riduzione del numero dei parlamentari, dei ministeri e dei sottosegretari, con relativi sottoboschi clientelari.

Così l’investimento ci rientrerà abbondantemente e moltiplicheremo i soldi spesi.
In più, il Presidente avrà la possibilità di dimostrare che è davvero l’Unto del Signore, e in quanto tale capace di moltiplicare, se non pane e pesci, almeno gli euro.
I nostri, una volta tanto.

Insomma, l’affare del secolo.

Sostieni la campagna.

Caccia due euro e metti il banner

2xsilvio

Codice

[sourcecode language='html']

2xsilvio

[/sourcecode]

Edit: nel frattempo è nato un gruppo Fecebook a sostegno dell’iniziativa.

Sciacalli del Dolore

16 dicembre, 2008 di Fully  
Archiviato in Caffè Amaro

Si dice che la recessione che ci attanaglia ha bisogno di risposte forti, ed è così. Se è vero che la solidarietà è alla base del concetto di nazione, ora è il momento di dimostrare che non siamo soli, che vogliamo aiutarci l’un l’altro a sopportare l’impatto della crisi ed a superarla.

Leggi il resto

Affogare nella Merda

28 ottobre, 2008 di dellefragilicose  
Archiviato in Cronache Italiane

QUESTO CONTRIBUTO E’ SCRITTO CON LINGUAGGIO OFFENSIVO E VIOLENTO. SE NON LO TOLLERI, NON CONTINUARE E CLICCA QUI. SE CONTINUI LO FAI PER TUA SCELTA E QUINDI, DOPO, NON ROMPERE CHE QUA GIA’ MI GIRANO.

Leggi il resto

Evasione Fiscale, Delusione Totale

17 luglio, 2008 di CogitoergoVomito  
Archiviato in Cronache Italiane

ROMA – Il fisco incassa di più dall’evasione fiscale ma, rispetto all’ammontare scoperto, non ancora abbastanza: «appena il 7,37% del carico netto erariale», cioè dell’evasione scoperta e iscritta a ruolo per essere richiesta, riesce effettivamente ad essere recuperata. Il 92,63% delle somme iscritte a ruolo, invece, non viene riscosso. (corriere.it)

Per la Corte dei Conti questo fenomeno è “assai preoccupante”.
Per alcuni bisogna essere ottimisti, perché sembra sia stata imboccata la strada giusta…
nel 2005 e nel 2006 si era riusciti a recuperare solo il 4,35 e il 4,38, ora si è saliti al 7,37%.


Leggi il resto

La Lega Nord ha Vinto Perché Interpreta il Sentimento Popolare. E gli Asini Volano (in Parlamento) – seconda parte

24 aprile, 2008 di doxaliber  
Archiviato in Cazzotti, Il Bello della Politica

Questo articolo è la seconda parte di un pezzo pubblicato ieri. Per una maggiore comprensione del punto di vista dell’autore consigliamo, a chi non l’abbia già fatto, di leggere la prima parte prima di proseguire.

Il nuovo simbolo del PD, Partito demoPadano

Il nuovo simbolo del PD – partito demoPaDano

Leggi il resto

Electionary: le Parole Chiave per Capire le Elezioni

4 marzo, 2008 di ilBuonPeppe  
Archiviato in Il Bello della Politica, Oltre le Righe

Le elezioni incombono e non possiamo farci trovare impreparati; la conoscenza è l’origine del potere e della libertà, e noi non vogliamo farci mancare niente di tutto ciò (vedi anche il nostro test, N.d.R.). Le parole sono importanti, e conoscerne il giusto significato è il modo migliore per comprendere ciò che accade intorno a noi. Inoltre, la legge non ammette ignoranza, quindi ecco qui un breve elenco dei concetti chiave da tenere presenti.

itawords.jpg

Leggi il resto

Chi ha Paura del Grande Fratello?

2 dicembre, 2007 di settantasette  
Archiviato in Chiamiamola Economia

hal9000.jpg

La privacy. Bella parola, suona bene. I dati sensibili. Accidenti, bisognerà farci attenzione. Guai a maneggiarli con imprudenza, va a finire che si irritano. Per forza, sono così sensibili, poverini. Ci vuole come minimo un’autorizzazione, per averci a che fare. Tutti d’accordo, su questo. Perché non voglio che chiunque possa sapere gli affaracci miei, dove vado, cosa faccio, come uso internet, quanti soldi ho e come li spendo, a chi telefono e cosa gli dico. Eccheccazzo.
Leggi il resto

Dio, Patria, Onore e Cazzi Miei

1 dicembre, 2007 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Chiamiamola Economia

occhiali.jpg

Sono stato dall’oculista. Quello che condivide lo studio con il pediatra la cui sala d’aspetto mi ha ispirato il pezzo sulla pubblicità dei giocattoli per bambini. Tralascio i particolari sulla visita e le terapie e arrivo direttamente al momento della redazione della prescrizione. Questo dottore, che chiameremo dottor T, e’ un chiacchierone tremendo. Con mio grande disappunto, ogni volta che mi visita, si sente obbligato chissà da cosa e chissà da chi a rendermi edotto di ogni sua opinione sul quadro politico attuale, quello passato e quello futuro. Opinioni che, e resti tra noi, potrebbero tranquillamente entrare nel Devoto Oli come esempi pratici del lemma qualunquismo. Leggi il resto

Imposte ed Impostori

30 novembre, 2007 di cruman  
Archiviato in Chiamiamola Economia

rapina.jpgTipo voi, le pagate le tasse? Io me lo sono chiesto con un certo fervore negli ultimi tempi. Dandomi, peraltro, sempre risposte evasive. Io lo Stato lo ascolto: con tutti i soldi che gli do, fammi almeno sentire che dice. Dice che è ora di mandare i Carabinieri a scuola. Io è un po’ che lo dico, ma loro giustamente hanno obiettato che se avessero voluto andare a scuola adesso sarebbero ragionieri, non Carabinieri. Leggi il resto

Divide et Impera

30 novembre, 2007 di serpiko  
Archiviato in Chiamiamola Economia

Siamo finalmente giunti al termine di questo nostro modesto approfondimento: nell’ordine, abbiamo visto quali possono essere le motivazioni dell’evasione, come funziona il nostro arcaico sistema, chi può strisciare nelle sue accoglienti intercapedini e chi no, con quale facilità si possono far passare sotto silenzio molti denari e come si potrebbe consolidare tutto l’apparato.

Leggi il resto

Il Cuore Buio dell’Italia

29 novembre, 2007 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Chiamiamola Economia

manette1.jpgChissà se certe persone si rendono conto dei danni che provocano le loro azioni. La domanda non è peregrina perché la risposta segna il confine tra malvagità e semplice ignoranza. Comunque, almeno in questo caso particolare, non è importante cercare una risposta perché gli uomini hanno già rinunciato ad esprimersi ed il giudizio di Dio non ricade sotto la mia giurisdizione. Questo articolo, come altri sullo stesso tema che ho scritto in passato, ha portato alla ribalta ancora una volta il cuore buio della nazione di cui sono cittadino per nascita e consapevole scelta. Leggi il resto

Una Riforma Possibile

29 novembre, 2007 di serpiko  
Archiviato in Chiamiamola Economia

verdi_scontrino2_big.jpg

Abbiamo visto come una singola sottrazione dell’IVA valga una perdita secca dell’erario quasi pari al valore imponibile sul quale la stessa dovrebbe essere calcolata. Leggi il resto

Le Sommatorie Evasive

28 novembre, 2007 di Emanuele  
Archiviato in Chiamiamola Economia

saint-gaudensdoubleeagle.jpgDa molti anni si parla del problema dell’evasione fiscale, da pochi anni si parla seriamente di lotta all’evasione fiscale, da qualche tempo sembra quasi un problema passato.

Leggi il resto

IVA, Convieni Davvero?

28 novembre, 2007 di serpiko  
Archiviato in Chiamiamola Economia

f24.jpgIVA, acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto. Ricade per natura e struttura solo sui consumatori finali, gli altri soggetti coinvolti sono passivi. Per la verità è passivo anche il consumatore finale, ma in un altro senso: in questo sistema d’esazione è infatti l’unico a non poterla mai detrarre. Il fesso della situazione. La paga lui, e solo lui, secondo il sistema che vado a descrivere.

Leggi il resto

Il Nemico in Casa

27 novembre, 2007 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Chiamiamola Economia

rapi2.jpgStamattina il Sole 24 Ore on line ha un reportage sull’evasione fiscale in Italia. I dati sono cosi’ straordinari che ve li voglio anticipare. Facendo una valutazione prudenziale sull’economia sommersa ed i redditi reali, l’evasione del 2006 dovrebbe essere compresa in una forchetta che va dai 106 miliardi di euro ai 115 miliardi di euro. Circa il 16% del PIL.
Leggi il resto

Pagina successiva »