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L’equità della manovra e l’irresponsabilità delle opinioni

17 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro, La diversa Opinione, Storia e Memoria

 

Sembra che la libertà d’opinione sia solennemente sancita dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino:

     Nul ne doit être inquiété pour ses opinions, même religieuses,

pourvu que leur manifestation ne trouble pas l’ordre public établi par la Loi.

acceptée par le roi le 5 octobre 1789

Tuttavia il principio di responsabilità, Das Prinzip Verantwortung, un cardine dell’etica razionalista, prevede che l’uomo sociale debba ponderare le conseguenze delle sue scelte e dei suoi atti, dunque che debba risponderne, se non ad altri almeno al tribunale del tempo.

In effetti Luigi XVI, malgrado fosse vietato dalla Dichiarazione, fu malamente ghigliottinato di lì a qualche anno: probabilmente si pensò che la sua “opinione” monarchica potesse in qualche modo turbare l’ordine pubblico stabilito dalla legge.

Del resto, se si accetta il principio di responsabilità, che impone all’uomo sociale di valutare le conseguenze delle proprie scelte, perché non si dovrebbe applicarlo anche alle opinioni, ove queste possano produrre conseguenze altrettanto rimarchevoli?

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Il Socialismo non si fa in un Paese Solo

29 novembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Oltre il Confine, Storia e Memoria

Per curare la nostra malattia qualcuno propone di tornare al socialismo. Ma il socialismo, così com’è, è ancora un progetto politico, o soltanto una bandiera sotto la quale raccogliersi per esorcizzare l’uragano?
Se dovessi puntare un copeco, guardando al numero e alla novità delle proposte, delle iniziative e dei risultati degli ultimi vent’anni, lo punterei sulla seconda. Naturalmente mi sentirei molto più tranquillo, per la mia stessa sorte, se i socialisti mi dimostrassero che ho torto.

L’idea base del socialismo si fonda sull’assunto che tra Giustizia e Libertà, dovendo scegliere, si debba premiare la prima. Che non sia ammissibile che un uomo si appropri del plusvalore generato dal pluslavoro di un altro uomo. Di conseguenza che la proprietà privata dei mezzi di produzione vada abolita.
Su questa dorsale etica sono stati elaborati numerosi progetti di convivenza sociale e sono stati compiuti diversi tentativi di dargli pratica attuazione. Nessun andato a buon fine, per i più svariati motivi.

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Monti Premier, Buon mercato a tutti

Il teatrino domestico della politica sta rappresentando una sceneggiata piuttosto stravagante alla quale non viene prestata la giusta attenzione da parte dei media e, quindi, dell’opinione pubblica che ha smarrito da anni qualunque capacità critica autonoma. Com’è del tutto evidente, anche i cittadini più informati delle cose della politica hanno rinunziato ad utilizzare la categoria informazione come necessario presupposto per una successiva elaborazione: guardano le trasmissioni televisive (preferibilmente quelle vicine al loro individuale orientamento politico) al solo scopo di acquisire elementi, dati e ragionamenti, anche palesemente sofistici, per poi ripeterli da onesti pappagalli nei giorni successivi al bar, in famiglia, sul posto di lavoro o sui treni che frequentano ogni giorno da bravi pendolari.

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La Politica, l’Economia e la Finanza, per non parlare dell’Etica.

7 novembre, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Meccanica delle Cose

Politica, Economia e Finanza non sono la stessa cosa, ma questo non vuol dire che non stiano bene insieme, o che si possa fare a meno dell’una o dell’altra. Un po’ come per cuore, fegato e polmoni, che fanno ciascuno un lavoro diverso, ma tutti ugualmente necessari al benessere e alla sopravvivenza dell’organismo.
Parlando dell’organismo fisico a nessuno viene in mente di sostenere la primazia di un organo su un altro. Ma non è sempre stato così, una volta si pensava che il cuore fosse la sede dell’anima e il cervello un semplice radiatore per raffreddare il sangue. La metafisica aiuta a dare un senso alla vita, ma può portare fuori strada. Così, trattando delle varie componenti dell’organismo sociale, molti continuano a parlare del primato di questa su quella. Mentre anche qui, forse, si tratta soltanto di una questione di ruoli.

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Morire da Stronzi

22 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Quando sarà finita questa storia, quando tutte le carte di questi magistrati che agiscono fuori dalla legge saranno sul tavolo allora si saprà chi ha avuto torto e ragione, allora sarà il momento di dire la verità al Paese e alla stampa internazionale, farò una serie di comunicazioni e mi sto preparando
Silvio Berlusconi 22 settembre 2011

Per quelli che amano un certo tipo di storia, questi giorni hanno il sapore amaro di un deja vu. Da una parte i russi che ormai sono entrati a Berlino e la saccheggiano, (banche declassate, spred BTP-BUND oltre la soglia dei 400 punti che i tecnici associano al fallimento di fatto di una nazione, vero e proprio depauperamento dell’immagine nazionale), dall’altra un leader decaduto e decadente, ancora difeso da generali il cui destino è indissolubilmente a lui legato che rinchiuso nel bunker sotterraneo della cancelleria, muove divisioni fantasma ormai distrutte dal nemico e delira di potentissime armi segrete in grado di mutare l’epilogo della guerra che, ai più, appare inevitabilmente segnato.

Il declino di un popolo o di una nazione può pervenire secondo le più differenti modalità. Si può cedere alla mollezza, abbandonarsi al godere della ricchezza e perdere la spina dorsale, come successe a Roma. Si può uscire dalla storia sommessamente, per pura consunzione, come accadde all’Unione Sovietica. Si può perire sotto il maglio di potenti nemici, perdendo milioni di vite, come accadde a Prussia e Austria nella prima guerra mondiale. Oppure, si può lentamente affogare nel ridicolo, perdere non solo i beni, ma anche la dignità, che in certi casi confina largamente con l’onore e la vita. Si può morire, insomma, da stronzi.

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Default Italia, 49 Giorni al Fallimento. L’Ideologia dell’Ineluttabile

22 settembre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose

La grande crisi va modificando in maniera sempre più sensibile molti comportamenti nella vita quotidiana della maggior parte degli Italiani, soprattutto per quanto riguarda la costante contrazione dei consumi, in quanto strettamente relazionati al reddito e, quindi, alla capacità di spesa. Ma la naturale indisponibilità dei cittadini ad abbassare il proprio tenore di vita può essere derubricata a mera ritrosia (evitando una significativa sensibile reazione contraria) solo attraverso una paziente azione di convincimento, cioè dispiegando una sorta di ideologia dell’ineluttabile, fondata su pilastri concettuali semplici e facilmente assimilabili. Mi soffermerò su due di essi particolarmente interessanti.

 

Siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità.

In genere, quest’affermazione viene argomentata facendo riferimento allo sconcio delle pensioni d’anzianità ed, in particolare, alla legge vigente per lunghi anni in Italia che consentiva di percepire una sia pur modesta pensione a fronte di un tempo di lavoro insopportabilmente contenuto (15 anni 6 mesi ed 1 giorno). Ci sono, ovviamente, altri esempi di strampalate incongruenze che hanno prodotto un qualche aggravio sui conti dello Stato, ma si preferisce concentrare l’attenzione su questo argomento, perché, oltre ad essere oggettivamente di forte impatto, richiama una straordinaria carica d’ingiustizia, avendo cura di scaricarne implicitamente vantaggi e responsabilità sui lavoratori, intesi come classe sociale.

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Default Italia, 66 Giorni al Fallimento. Non ci Resta che la Dittatura dei Migliori?

5 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

L’idea che Giustizia e Solidarietà siano ingredienti indispensabili alla convivenza sociale fa parte della cultura del mondo occidentale. Sia pure coniugate in modi diversi, perché Giustizia e Solidarietà non sono la stessa cosa. Un’azione può essere giusta e solidale, o il suo contrario, ma anche giusta e non solidale, oppure solidale ma ingiusta. Se due uomini, uno con prole e l’altro senza, fanno lo stesso lavoro e vengono retribuiti allo stesso modo è sicuramente giusto, ma non solidale. Mentre se il secondo viene retribuito meno del primo, è sicuramente solidale, ma non giusto.

La Giustizia risponde all’esigenza di avere secondo i propri meriti, la Solidarietà di avere secondo i propri bisogni.

Le due cose non sono antitetiche, aut-aut, ma neppure indifferenti, et-et; se mai, ove si debbano fare i conti con la scarsità delle risorse, che è la condizione più probabile nella realtà, complementari. Se ti allarghi con l’una ti resta meno spazio per l’altra e viceversa. Per convivere devono essere coniugate e regolate. Dev’essere stabilito quale delle due prevarrà sull’altra in caso di conflitto e fin dove e fino a quando. Un’iniziativa politica onesta deve indicare l’ordine in cui intende perseguirle e, ove s’imponga una scelta, se darà priorità alla Giustizia, oppure alla Solidarietà, e in che modo.

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Storie di Merda

2 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Parola dell’Onorevole Presidente del Consiglio Dott. Cav. Silvio Berlusconi: “vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta” (fonte).
E se lo dice lui, che ha un osservatorio sicuramente privilegiato, c’è da crederci. Invece no, tutti a fare gli stupiti, gli indignati, gli offesi… fino a stasera. Poi domani è sabato e chi se ne ricorda più?
Il punto è che, ancora una volta, ha ragione lui. Che ci piaccia o no, l’Italia è un paese di merda. Se così non fosse ci sarebbe già qualcuno ad aspettarlo all’aeroporto per condurlo premurosamente a piazzale Loreto. Oppure, visto che il nostro ometto sta a Parigi, potrebbe raggiungerlo, che anche dalla torre Eiffel farebbe la sua porca figura.

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Tutto e’ al Posto Giusto

26 agosto, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra

Ue supereroe! Questo sfogo si traduce in un’unica parola: INVIDIA! Ricorda che chi ha i soldi la sua cacca non la mangerà mai…ne’ tanto meno porterà i propri figli in un ospedale fatiscente come quello in cui porti i tuoi. Se vuoi continuare a vivere in Italia adeguati al sistema. Altrimenti ci sono tanti paesi al mondo pronti ad ospitare te e tutti i paraculi che hanno scritto BRAVO BRAVO dopo l tuo post! (sèh-sèh!)
Un abbraccio caro collega…in NERO ovviamente! ahahhahahahaah!
giambattista
alteoforti@gmail.com
95.224.29.140

commento a Affogare nella Merda del 28 ottobre 2008

L’universo nel quale viviamo non ama i cambiamenti. Se una cosa è ferma, tende a rimanere ferma. Se si muove, continua a muoversi. Se è spenta, resta spenta. Se brucia, continua a bruciare. Ogni cambiamento di stato richiede un intervento esterno, l’applicazione di una forza, una spesa energetica sulla quale non sono concessi sconti. Alla cosa, che attiene alla geometria dello spazio tempo, si è tentato di dare inutilmente una spiegazione. Per ora, va presa ed accettata per quello che è.

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Apologo dei Conti di Rampogna

23 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cazzotti, Storia e Memoria

Il conte Peppino viveva con la vecchia balia in quattro povere stanze, le uniche dotate di tetto, a ridosso del mastio duecentesco che da una modesta altura dominava il corso delle risorgive. Il suo antenato Giovannino, uomo d’arme, cadetto dei conti di Rampogna, intorno alla metà del tredicesimo secolo, passando dai Duchi d’Austria al servizio del Patriarca di Aquileia, aveva ottenuto in feudo per sé e per i propri discendenti i paesi di Torre e di Brugnato.

Peppino sulla carta era ancora il signore di Torre e di Brugnato, ma siccome gli abitanti dei due paesi avevano cessato da tempo immemorabile di corrispondergli canoni, tassi, gabelle, decime, censi e pascolatici, s’era ridotto a vivere col crescione che la balia traeva dalle acque, peraltro limpidissime, del fiume, accompagnandolo con qualche uovo che veniva dal pollaio. Quel pezzetto di fiume e quel pollaio, sistemato sulla sommità del muro di scarpa per tenerlo fuori dalla portata dei malintenzionati, era ciò che restava, quando io ero ragazzo, del feudo dei Rampogna.

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Il Default dell’Occidente, 83 Giorni all’Apocalisse

19 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Ci abbiamo provato, ma a giocare con il fuoco alla fine ci si scotta. Quando si prende una strada si deve avere lo stomaco di percorrerla fino in fondo. Il tentativo di conciliare il Capitalismo con il Cristianesimo, l’accezione Calvinista che vede la ricchezza ed il benessere come un premio che Dio attribuisce all’uomo virtuoso e laborioso, non ha funzionato.
Non si può perseguire il profitto “eticamente” se non si hanno dei valori condivisi. Un prodotto che costa di più solo perché è realizzato rispettando la natura ed i diritti di chi lo produce è destinato al mercato di nicchia delle madame dal mignolo alzato. Vende chi produce cose che funzionano a prezzi bassi. L’acquirente, la massa degli acquirenti non le madame, se ne fottono di come è fatto, dove e da chi. Guardano solo il cartellino del prezzo.
Vedi il caso Zara.

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Default Italia, 94 Giorni al Fallimento: Della Necessita’ Storica di Infliggere un Durissimo Castigo alla Classe Politica Italiana

8 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra

Osservando quello che accade stamattina, con gli indici di borsa letteralmente impazziti e la contrazione dello spread fra bund e btp a seguito della decisione (anticipata ieri sera da Le Monde) della Francia e della Germania di sostenere l’Italia, si capisce immediatamente che il governo italiano non ha più titolarità in campo economico.
L’alato discorso di sua Eccellenza il Presidente del Coniglio dei Ministri della Repubblica Italiana Cav. Berlusconi Dr. Silvio, tenuto qualche giorno fa, aveva avuto un effetto così depressivo sul mercato da far sperare più di uno che una laringite fulminante colpisse il Grande Imprenditore per impedirgli di parlare ulteriormente.
Non era andata molto meglio con quella che, bonariamente, abbiamo definito la supercazzola. L’insieme fumoso di intenti e prospettive definite con le parti sociali. Non se l’è filate nessuno.

Invece, quando parlano la signora Merkel e il signor Sarkozy, i mercati ascoltano e gli scambi riprendono allegramente. Berlusconi, Tremonti & co. non contano più un beneamato cazzo.
Certo, per ricevere i denari serviranno le riforme, ma queste le imposteranno Berlino e Parigi, a noi toccherà solo predisporci nella corretta posizione per riceverle (un bagnetto preventivo con acqua calda, lenitivo e crema idratante può predisporre la parte a ricevere le misure che si prospettano grosse e dure). Questo è quello che vuol dire “essere commissariati” che è la versione terzo millennio di “essere occupati” (militarmente, il lavoro non c’entra).
Non sperate nelle liberalizzazioni. Avvocati, notai e tassisti, solo per fare qualche esempio, sono già sul piede di guerra e quelli non li tocca nessuno. Le privatizzazioni arricchiranno un bel po’ di gente, si ricordi la vicenda Alitalia che doveva rimanere italiana a tutti costi e che ora diventerà di Air France con la differenza che i danari li incasserà Colaninno e non lo stato. Toccherà come sempre ai redditi fissi accollarsi la croce. Più tasse, meno pensioni, riduzione della copertura sanitaria, riduzione delle invalidità, abolizione dell’articolo 18. Cambiano i problemi, ma i culi rimangono sempre gli stessi. Nessuno si faccia illusioni.

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Default Italia: 99 Giorni al Fallimento – Venti (Anzi Ventuno) Motivi per i Quali non Avremmo mai Dovuto Votare Berlusconi

3 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

1. E’, per sua stessa ammissione, un presidente puttaniere, cioè è un cliente. Uno che considera le donne una merce da acquistare, scartare dal cellophane, dal quale strappare il cartellino con il prezzo scontato, consumare e gettare dopo l’uso nella pattumiera.

2. Non ha ancora raccontato come, dall’umile figlio di bancario di cui parla la leggenda, sia diventato da un giorno all’altro il fantastiliardario che è, più ricco di un banchiere. Siccome noi lavoratori ci mettiamo una vita per guadagnare certe cifre, chiamate TFR, la metà del cui importo va in conto all’ortopedico che ci riaggiusta la schiena che ci siamo schiantati, e siccome il Superenalotto non c’era ancora a quei tempi, la domanda su come ha fatto i soldi non è lecita, è un imperativo categorico.

3. E’ una persona volgare dentro e, quel che è peggio, non si accorge di esserlo. Anzi, è convinto di avere stile e decoro. Come quelli che riempiono la casa di mobili di Cantù finto settecento invecchiati sottoterra e nell’ingresso hanno la Grande Specchiera con il cornicione in foglia d’oro. Una casa di stile. Libero.

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Default Italia: Tre Dure Misure per Superare la Crisi. Approvate dal Precario di Montecitorio

17 luglio, 2011 di  
Archiviato in latest, Storie Italiane

1) Tagliare i Rami Secchi
Come controllare la spesa pensionistica e ridurre quella sanitaria? Semplice, non curare i vecchi. Quando uno va in pensione non serve più a un cazzo. Per non assorbire energie economiche deve farsi il viaggio(1) il prima possibile. Impartendo opportune istruzioni ai medici della mutua si potranno curare malattie complesse come le cardiopatie, i tumori e l’artrite con rimedi naturali quali la camomilla, purgoni di magnesia e sciacqui con la tintura di iodio. La chirurgia sarà consentita solo a chi non avrà superato i 60 anni.
L’applicazione intensiva di questa politica sanitaria comporterà immediati vantaggi sia sul fronte previdenziale che della spesa sanitaria. Si prevede anche un sensibile aumento del PIL con conseguente aumento dei posti di lavoro nel settore Onoranza Funebri, da tempo in crisi causa allungamento della vita media. Si calcola che con questi risparmi sarà possibile garantire una rivalutazione dei vitalizi agli ex parlamentari del 20% e una copertura medica totale per loro, i loro parenti fino al terzo grado, le loro amanti, i vicini di casa dello stesso pianerottolo, del piano di sotto e di quello di sopra.

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Note
  1. perire []
Fine delle Note

Osceni Pensieri

15 giugno, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Mi ritrovo a cercare una scusa per illustrare quello che scrivo con la foto di una bella ragazza. Quando qualcuno condivide un pezzo di MenteCritica su Facebook, se l’anteprima rappresenta una donna, magari carina e scollacciata, le letture crescono, il verbo si diffonde e le conversioni sulla via per Damasco aumentano vertiginosamente. L’apostolato del terzo millennio ha i suoi compromessi. Ai campioni del passato bastavano  pani e pesci. Gli sfigati bipolari si devono arrangiare con le tette.

Alla fine ho deciso di fregarmene e di barare spudoratamente.

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Referendum Macht Frei

9 giugno, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, latest

Leo, uno fra i tanti lettori di MC che mi hanno scritto a questo proposito, chiede la mia opinione sui referendum e se, secondo me, c’è qualcosa che non sappiamo.
Comincio col rispondere alla seconda domanda: sì, ovviamente ci sono un bel po’ di cose che non sappiamo. Probabilmente, il 90% degli aventi diritto non sa proprio niente di energia nucleare, privatizzazione del servizio di distribuzione e legittimo impedimento. Io compreso. Si voterà sì, no o ci si asterrà per principio, supponenza, ignoranza, partigianeria, istinto, infatuazione, eccetera. Un po’ come avviene nelle elezioni politiche e amministrative. E’ la democrazia, baby.

Se poi Leo mi chiede se dietro le questioni oggetto di referendum esistano interessi più o meno occulti, ancora una volta la mia risposta è immediata: ovviamente sì. Forse la politica è stata una questione ideale ai tempi di Pericle, ma anche no. Mi azzardo a dire che da sempre la politica è il volano attraverso il quale gli interessi di gruppi di persone trovano legale soddisfazione. L’unica differenza la fa la dimensione dei gruppi. Più grandi sono i gruppi i cui interessi vengono soddisfatti e più ecumenica è la politica.
Chiunque legge MC è in grado di valutare la dimensione dei gruppi di interesse che stanno regolando la politica italiana da quando è stata modificata la legge elettorale e la rappresentanza parlamentare ha perso ogni legame con il territorio.
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Elezioni: La Vittoria di Silvio Berlusconi

31 maggio, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Per qualche strano motivo, alcuni lettori di MenteCritica hanno ritenuto necessario farmi sapere che avrebbero gradito qualche mia parola di commento sugli esiti delle elezioni amministrative quasi fosse necessario porre una sorta di suggello a quella che, almeno apparentemente, si configura come una disfatta personale di Silvio Berlusconi.
Per una sorta di deformazione genetica, ho la tendenza ad assumere posizioni isolate, sovente distoniche rispetto al pensiero comune. Nemmeno stavolta farò eccezione.
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