Risparmi: Strategie di difesa in tempo di crisi. Intervista a “Il Grande Bluff”
24 gennaio, 2012 di Lameduck
Archiviato in Chiamiamola Economia
Mala tempora collant
5 gennaio, 2012 di Lameduck
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
Finché morte non ci separi
10 novembre, 2011 di Lameduck
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane
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Default Italia, Prossima Fermata: Capolinea
14 ottobre, 2011 di serpiko
Archiviato in Cronache Italiane, Oltre il Confine
Tempo fa Antonio, il padre di un amico, mi raccontò della sua esperienza di leva a fine anni ’70. Come poi ho sperimentato di persona, partire per naja non è esattamente un bel momento. Sei giovane, un po’ spaventato dai racconti sui “nonni”, lasci a casa famiglia, morosa, amici e ti scontri con un mondo rigido, freddo, formale. Col tempo ci s’abitua ma i primi giorni sono difficili, e lo sono in misura direttamente proporzionale alla distanza che la chiamata alle armi interpone tra i propri affetti e la destinazione finale. Egli partì da una cittadina di provincia del Nord per recarsi al Car nel profondo Sud, esattamente a Trapani, ultima fermata del treno che prese con l’azzurrina gentilmente offerta dal Ministero della Difesa. Finchè il treno era in movimento, disse, tutto gli pareva ovattato, lontano, quasi se stesse accompagnando qualcun altro. Ma quando il controllore passò ad annunciare che Trapani sarebbe stata la prossima fermata, avvertì il tuffo al cuore che qualche secondo dopo lesse in fondo agli occhi di tutti i futuri commilitoni sulla stessa carrozza.
Anatomia del Disastro. Default, The Day After
21 settembre, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra, Leggere
Nonostante la censura, che è ormai impossibile nasconderle. I fatti parlavano già da settimane. Un paese che per ottenere prestiti è costretto a promettere interessi annuali superiori al 100% ( 130%) è già fallito. Il silenzio stampa che ha coperto la vicenda ha evidenti fini anti panico. Mentecritica ritiene che la piena consapevolezza delle persone sia più utile alla comprensionde dei fatti ed alla loro valutazione. Quindi, dopo aver descritto genericamente cosa vuol dire fare default per una Nazione, provo ad ipotizzare un calendario degli eventi nei 100 giorni successivi alla dichiarazione di default italiano che, secondo stime statistiche, può giungere nel giro di poche settimane. Il giorno di dichiarazione del default verrà genericamente indicato come D-Day.
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Circa 4 settimane prima del D-Day
La fuga di capitali dall’Italia, già iniziata nei mesi precedenti, diventa un vero e proprio fiume in piena. Chi ha titoli di stato (di seguito denominati Pizza Bond) li liquida a qualsiasi prezzo e trasferisce il contante su banche estere, possibilmente fuori dalla zona euro. L’area privilegiata ed immediatamente raggiungibile rimane la Svizzera (anche grazie alla mancata adesioni Italiana al piano Rubik) in previsione di una robusta tenuta del Franco rispetto ad una forte svalutazione dell’Euro a seguito del default italiano.
Default Italia, 64 Giorni al Fallimento.La Scippo dell’Articolo 18
7 settembre, 2011 di Giovanni Grobo
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
La sostanziale abolizione dell’articolo 18 che si avvia ad essere ufficializzata nelle pieghe dei provvedimenti di emergenza per la crisi finanziaria, si configura come un vero e proprio scippo. Il primo di una lunga serie che, fatti salvi i diritti degli evasori fiscali(1) e delle classi privilegiate(2), sposterà il peso degli errori compiuti dalla classe dirigente italiana sulle spalle dei cittadini che hanno fatto l’errore di tollerarla al potere senza preoccuparsi di abbatterla prima che fosse troppo tardi.
E’ vero. Nei paesi più avanzati del mondo (Stati Uniti, Gran Bretagna, ecc.), non esistono istituti paragonabili all’articolo 18. I lavoratori dipendenti possono essere licenziati con preavvisi brevi senza specifiche motivazioni e hanno il diritto di opporsi a questo provvedimento solo se sono in grado di dimostrare che è frutto di discriminazione sessuale o razziale. I lavoratori dipendenti italiani, almeno secondo confindustria e la lobby che la rappresenta presso politica e sindacati, godrebbero quindi di un’agevolazione non giustificata dal confronto con la regolamentazione del lavoro in tutti i paesi industrializzati.
Note
- cancellato il carcere per gli evasori [↩]
- innalzata a 300.000 la soglia per il contributo di solidarietà e ridotta al 3% la percentuale di prelievo [↩]
Gheddafi sconfitto: la guerra libica e la disinformazione
25 agosto, 2011 di francescov
Archiviato in Censura dell'Informazione, Oltre il Confine
Fonte notizia: . .
Come s’è appreso dalla stampa e televisione, la guerra libica è giunta al suo epilogo con la conquista di Tripoli da parte dei ribelli. Una conquista presentata con enfasi dall’informazione ufficiale che ha dato preminenza, cosa peraltro giusta, alla sconfitta del dittatore tralasciando l’aspetto cruento della battaglia svoltasi per la conquista di Tripoli e la distruzione del rifugio di Gheddafi; quasi a rimarcare la funzione demiurgica della NATO che, secondo gli intenti originari , avrebbe avuto funzioni umanitarie.
A quanto sembra ,però, , i fatti sono diversi. La “conquista” di Tripoli sarebbe avvenuta in un bagno di sangue a cui hanno partecipato con i bombardamenti e, sembra, con forze di terra, anche le forze Nato.
Dialoghi con Galbusera: la Solidarietà a Senso Unico non Funziona. Che Fare?
16 agosto, 2011 di fma
Archiviato in Cuore di Tenebra
Dice Galbusera che se dev’essere usata come vaselina, affanculo anche la solidarietà. Lui ne ha le palle piene.
Dice che in questo paese ti ritrovi l’approccio cattolico sempre tra i piedi, che si parli di sesso, di relazioni sociali, di vita o di morte; soprattutto se si parla ricchezza, considerata propedeutica al peccato, da tollerare, ma di cui chiedere conto nel momento delle difficoltà.
Magari sotto forma di contributo di solidarietà a quelli che lavorano e guadagnano e dichiarano al fisco più di una certa cifra. Novantamila euro all’anno: contributo di solidarietà 5%: pater ave e gloria. Centocinquantamila: contributo 10%: tre pater tre ave e tre gloria
Ma come, a uno che ha già pagato le tasse tu gli chiedi di pagare un’altra volta? Se ti pare di avergli fatto pagare poco cambia le aliquote, ma se le aliquote vanno bene allora di che cazzo stiamo parlando?
Cosa vuol dire contributo di solidarietà per due anni? Galbusera mi guarda sconcertato.
Quello che s’è fatto un mazzo tanto per arrivare a guadagnare 100.000 euro all’anno, lasciandone 36.170 nelle grinfie del fisco, perché dovrebbe dare un aiutino all’impiegato che ha preferito passare le sue domeniche andando a pescare?
- E non tiro volutamente in ballo il fruttarolo che dichiara 20.000 euro all’anno, – dice Galbusera – qui non stiamo parlando di furfanti, ma di cittadini per bene. Non lo so e non mi interessa sapere se sia più giusto l’approccio dell’impiegato, o quello del dirigente, dico solo che quando uno ha pagato le tasse ha adempiuto ai suoi obblighi nei riguardi della collettività. C’è l’emergenza? Bene, ognuno vi contribuirà secondo le sue possibilità. Non uno sì e uno no, in virtù di un pregiudizio secondo cui è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco per la porta dei cieli.
Default Italia, 95 Giorni al Fallimento: Nelle Mani di Tedeschi e Francesi
7 agosto, 2011 di redazione
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Sarkozy e Merkel hanno chiesto alla BCE di comprare debito spagnolo e italiano – da Le Monde del 7-8-2011
Nicolas Sarkozy e Angela Merkel hanno scelto di fare le loro dichiarazioni prima della fine della riunione della BCE che si prevede nella notte di domenica. I due leader hanno riaffermato il loro “impegno ad attuare pienamente le decisioni prese al vertice dei capi di Stato e di governo della zona euro e le istituzioni dell’UE 21 Luglio 2011.”
La dichiarazione tende soprattutto a mettere sotto pressione la BCE, che giovedì si era detta indisponibile a comprare debito di italiano e spagnolo, a causa dell’opposizione della Bundesbank, accentuando la sfiducia dei mercati finanziari. “La Francia e la Germania sono convinte che l’analisi della BCE saranno la base per interventi appropriati sul mercato secondario in quanto aiuteranno a determinare se vi è un rischio per la stabilità finanziaria nell’area dell’euro nel suo insieme “, hanno scritto Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Più esplicitamente, le due capitali hanno chiamato la BCE, in riunione in questo momento, a una prova di responsabilità riprendendo ad acquistare debito italiano e spagnolo per frenare la speculazione.
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Default Italia, 95 Giorni al Fallimento: L’Economia Italiana è Troppo Grande per Essere Salvata dalla BCE
7 agosto, 2011 di redazione
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L’Ultima difesa della BCE contro l’isteria dei Mercati da Le Monde del 7-8-2011
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha dovuto fissare un incontro speciale nel tardo pomeriggio di oggi per cercare di scongiurare la minaccia imminente di un’altra debacle dei mercati finanziari alla riapertura di lunedì .
“L’incontro non era originariamente all’ordine del giorno, ma non direi che questa è una riunione di emergenza”, ha detto laconicamente una fonte vicina alla vicenda. Tuttavia, dopo due settimane di mercati azionari particolarmente turbolenti, e dopo il downgrade di rating Standard and Poor del debito degli Stati Uniti, la reazione degli europei è particolarmente sotto osservazione.
Default Italia: 98 Giorni al Fallimento – Quello che Berlusconi non ha Avuto il Coraggio di Dire
3 agosto, 2011 di dellefragilicose
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Stanotte dormirò poco e male. Sono sicuro che non riuscirò a prendere sonno, poi, appena appisolato, mi sveglierò all’improvviso. Immagino che non funzionerà nemmeno la solita dose di 20 goccette di Songar che, in situazioni normali, mi mandano in una sorta di anestesia profonda che dura fino alla tarda mattinata.
Penso a Silvio Berlusconi, alle sue tre aziende quotate in borsa che lo portano a “” insieme a noi in questa terribile crisi. Poareto, direbbe il mio collega bellunese.
Povero Silvio, quanti pensieri devono tormentarlo con tre aziende quotate in borsa. Se le cose continuano così finisce che, per risparmiare, dovrà rinunciare alle zoccole e tornare alle pugnette. A una certa età certe cose possono essere imbarazzanti. Non è che c’è qualche volontaria tra le lettrici disposta a lavorare un po’ con la pompetta? O magari qualche volontario? Silvio ha la faccia di quello che non si pone certi problemi. Alla fine un buco rimane un buco. Una cosa che è definibile solo in termini di assenza, dicono gli studiosi del fenomeno dell’emergenza.
Manovra Finanziaria 2011 – FAQ
29 giugno, 2011 di serpiko
Archiviato in Chiamiamola Economia, latest, Meccanica delle Cose
Il provvedimento relativo alla cosiddetta “finanziaria” è in fase di discussione. Obiettivo di questa manovra sarà il raggiungimento del punto di pareggio di bilancio.
Ieri sulle principali testate nazionali è stata pubblicata una bozza che fornisce un’idea di quali siano le risorse che l’attuale governo metterà in atto per ottenere il suo obiettivo. Vediamole un po’ più nel dettaglio e cerchiamo di capire assieme il contesto.
Leggere per Credere: Il Prelievo Fiscale sul Carburante, l’Indispensabile FAQ
30 marzo, 2011 di serpiko
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Il 23 marzo di quest’anno il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, ha annunciato che il Governo sta per approvare l’istituzione di un’ulteriore accisa sui principali carburanti per autotrazione, pari a 1 o 2 centesimi di € per litro. Questa nuova accisa, secondo le parole del sottosegretario, Serve a finanziare il Fondo Unico per lo Spettacolo, che in precedenza avrebbe dovuto trarre le sue risorse attraverso un’accisa da 1 € da aggiungere sul prezzo dei biglietti dei cinema.
I carburanti hanno un’incidenza importante tra le voci di spesa delle famiglie italiane; ogni volta che ci rechiamo dal benzinaio per acquistarli, una grossa parte di quanto paghiamo finisce direttamente nelle casse dello Stato. Ecco il dettaglio di quei prezzi.
Fosse Comuni in Libia: Un Falso Costruito ad Arte, Google Maps lo Dimostra!
24 febbraio, 2011 di kurt
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Il 22 scorso si diffonde in rete un video nel quale si vedono degli uomini in abiti che ne caratterizzano l’appartenenza ad un etnia araba che scavano delle fosse su una spiaggia. Le fosse aperte sono diverse decine, quelle già coperte diverse centinaia, forse migliaia. Una delle fosse ancora aperte è evidentemente destinata ad un bambino, viste le ridotte dimensioni. Gli uomini al lavoro sono decine. Non si vedono cadaveri. Le fosse sono rudimentali e danno l’impressione di sepolture di emergenza, ma sono visibili mattoni e sacchi di cemento. In un’inquadratura si capisce che i mattoni servono per arginare la sabbia della fossa e il cemento è usato per ricoprire la sepoltura. Sul cemento fresco viene scritto, con un oggetto appuntito, plausibilmente il nome del defunto.
Il sito che per primo diffonde il filmato “” lo data al 22 febbraio e lo presenta come la documentazione di sepolture di massa a Tripoli in Libia a seguito dei massacri operati dalle milizie fedeli a Gheddafi. In italiano, le sepolture di massa , anche se nel filmato è evidente che ad ogni defunto è destinata una sepoltura singola.
Guardando il filmato sotto la suggestione delle notizie terribili che arrivano dalla Libia, si ha la sensazione che gli assassinati dai fedeli a Gheddafi sono talmente tanti che si è costretti a seppellirli sommariamente in cimiteri improvvisati sulle spiagge in tombe allestite con mezzi di fortuna.
Il Buio Oltre la Carfagna: Cosa si Nasconde Dietro questa Storia?
23 novembre, 2010 di Giovanni Grobo
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane, Il Bello della Politica, latest
La questione Carfagna-Bocchino-Mussolini, dai più regolata con battute da trivio o, nella migliore delle ipotesi, come un bisticcio tra donnette, nasconde dei retroscena inquietanti su cupi interessi e giochi di potere in una regione dove la gran parte del flusso di danaro erogato dallo stato è combusto in una fornace che produce tanto fumo e pochissimo arrosto.
Da anni, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca è riuscito a creare le condizioni organizzative ed ambientali atte ad ospitare un termovalorizzatore (o inceneritore) nel territorio del comune che amministra(1). Si tenga presente che far digerire l’ipotesi di realizzazione di una struttura di questo tipo ad una comunità non è un compito banale. La cosa è ancora più notevole considerando che a Salerno il problema rifiuti non esiste. Salerno, in meno di due anni è passata dalla raccolta convenzionale(2) a primo comune in Italia per la percentuale di differenziazione dei rifiuti(3).
Note
- si veda l’anticipazione della crisi rifiuti fatta da De Luca più di un mese fa in una dichiarazione raccolta da [↩]
- vedi nostro articolo a proposito [↩]
- AdnKronos [↩]
L’Aquila Muore. L’Aquila è Morta
27 agosto, 2010 di Giacomo
Archiviato in Cronache Italiane, Meccanica delle Cose
“L’Aquila è morta”.
Queste le parole dette ai fidi centurioni quell’infausto giorno di marzo del 44 pev in occasione dell’assassinio di Giulio Cesare.
Il 19 scorso ho fatto un altro giro in moto e sono ancora una volta passato per l’Aquila. Stavolta senza a causa di strade principali chiuse per..emergenza!
Proveniendo dall’Aquila Est lungo la statale 80 e poi sulla 17 ovest che attraversa la città si superano le rotonde nuove di zecca allestite con tanto di mosaico a pietre grosse a rappresentare questo o quel simbolo (effetto G8 ovviamente, con buona pace degli isolani de La Maddalena) e si entra in città diretti su via XX settembre, quella de “La casa dello studente”.
Su in salita fino all’incrocio con la strada che fiancheggia i giardini di via Crispi e ridiscende verso la parte est della città.
Sono meno di 2 km e bastano per metterti i brividi addosso. Brividi uniti a quel nodo alla gola che ti assale quando una forte emozione si mischia ad una forte rabbia. La strada passa accanto al tristemente noto edificio de “La casa dello studente” dicevo: non lo sapevo e quello che ha attratto in quel punto la mia attenzione sono state le foto dei ragazzi morti quella notte sotto le macerie di una palazzina che non doveva crollare, quella così come tante altre. La sola vista di quella fetta rettangolare mancante nella pianta complessiva della palazzina a cui ancora si affacciano fin l’ultimo piano, porte, ballatoi, vani scala, riquadri di stanze e vite spezzate, da’ il capogiro.
La strada, tristemente animata da una sorta di macabro turismo della maceria, forse inconsciamente me compreso, con gente che ci cammina e fa foto, che si sofferma a vedere i danni insieme al traffico cittadino di un giovedì pomeriggio d’agosto, nonostante l’assolata giornata da’ i brividi.
Per tutta la sua lunghezza è completamente transennata su entrambi i lati: barriere alte quasi tre metri in rete d’acciao a maglia molto larga, che impediscono il passaggio di incauti pedoni sui marciapiedi; e già, cadono ogni tanto pezzi vari o possono farlo. Le palazzine, da apparentemente robusti condomini in strutture in cemento armato degli anni 60 e 70, a case forse più vecchie di un paio di decenni, sono altrettanto apparentemente sane. Ma osservate senza bisogno di gran dettagli a vista d’occhio appaiono tamponature assenti, intonaci scoppiati a mostrare tramezzi di foratini scomposti, fessure e crepe anche massicce in corrispondenza di luci di finestre, balconi semicaduti, pilastri crepati e via così fino a pilastri di base apparentemente a posto ma a cavallo di serrande di garage o negozi deformate e lesionate. INAGIBILE. E’ la terribile parola per chi ha avuto vita lì dentro fino a quella notte. E sotto, lungo la strada, vetrine di esercizi commerciali, da banche a tabaccherie od umili tutto a 1 € definitivamente abbandonati.
Il motivo conduttore macabro che accompagna la vista è che quelle palazzine, quei palazzotti, quella case così come sembrano esser fatte non dovevano crollare, non avrebbero dovuto nemmeno lesionarsi!
E quelle palazzine con i fantasmi delle migliaia di famiglie che le hanno vissute sono lì, in piedi ma lesionate al punto che nessuno oserà mai anche solo pensare che forse si possono restaurare. Certo non sono mica la basilica di Colle Maggio o lo storico palazzo del comune!
E guai a gettare l’occhio nelle traverse che si arrampicano verso la sommità della città, verso il centro: lo spettacolo è ancora più desolante.
Ed in quei pochi minuti impiegati a percorrere quella strada pensavo a come potrebbe essere ricostruita una città nell’interezza del suo cuore centrale, non solo inteso come centro storico, come patrimonio artistico ma patrimonio umano da esso stesso generato ed alimentato. Quando un terremoto danneggia un piccolo centro lo si ricostruisce, non vale la pena stare a sistemare quando si fa prima a demolire del tutto. E’ una questione di economia, terribile ma spietata.
Ma si può demolire una città? E quanto costerebbe ripristinarla? Che rapporto tra il valore che aveva e il valore che potrebbe avere risanandola e portandola a nuova vita?Come poterlo fare? Con quali mezzi?
E soprattutto con quali soldi? Chi si assume l’onere economico di un simile scempio?
E allora l’Aquila muore. L’Aquila è morta.
Ma contemporaneamente pensavo, di ritorno dal mio terzo viaggio in Germania, che all’alba della fine della seconda guerra mondiale, praticamente tutte le città grandi e piccole di quel paese andavano da stati quali quello del “completamente rasa al suolo” a situazioni via via meno gravi ma pur sempre drammatiche.
Eppure i tedeschi, sia all’est dominato dai russi od all’ovest sotto il controllo di americani, inglesi o francesi, si sono rimboccati le maniche e mattone per mattone, raccogliendoli dalle macerie, confrontando documenti storici, cartoline, vecchie foto e le testimonianze dei sopravvissuti, sono stati capaci di ricostruire i centri delle città esattamente com’erano prima.
A Berlino pochi mesi dopo l’aprile del 45 già circolava il primo tram, a Dresda, inutile scempio esperimento di “” completamente devastata dal bombardamento e dall’incendio, il popolo delle macerie in due mesi aveva liberato la città ed iniziata la ricostruzione e due mesi dopo c’era già l’acqua corrente ovunque. E così Francoforte, Amburgo, Norimberga, Colonia, Stoccarda, grandi città ma anche Heidelberg, Lipsia, Ulm o Lubecca, città più piccole.
Non scrivo questo per dire che c’è sempre speranza ma proprio per distinguere, ancora una volta, che non siamo tedeschi e non sono tedeschi neanche i nostri governi il cui attuale premier, come noto a molti ma i cui tutti sono ciechi e sordi, ha soltanto saputo cavalcare l’occasione elettorale, pittare di bianco a calcina qualche muro come si faceva in Puglia sotto gli Angioini dopo una pestilenza e poi andarsene sfregandosi le mani perché qualcuno per lui avrebbe fatto affari d’oro con la borsa nera.
E l’Aquila muore. L’Aquila è morta.
Donne Politica e Società
23 marzo, 2010 di Gaspare Serra
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Tra parità formale e discriminazioni di fatto La costituzione e’ donna. La politica no!.
In Italia è oramai comune la convinzione per cui le donne abbiano conquistato molti diritti e libertà negli ultimi decenni, specie a partire dagli anni ‘70. Sempre più uomini, addirittura, denunciano una discriminazione alla rovescia: la sopraffazione dell’uomo ad opera delle donne, sempre più intraprendenti e di successo, nella vita come nella società! Se in questo vi è indubbiamente un fondo di verità, comunque, al di là delle apparenze la questione femminile resta ancora attuale e ben lontana dall’essere del tutto chiusa!
A denunciarlo è la stessa Costituzione, ove sollecita espressamente il legislatore ad intervenire per garantire un’effettiva parità di diritti ed opportunità tra uomini e donne.

In particolare:
- l’art. 37 co.1 recita: La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione;
- l’art. 51 co.1 (modificato dalla l. cost. n. 1 del 2003) sancisce: Tutti i cittadini, dell’uno o dell’altro sesso, possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini;
- l’art. 117 co.7 (introdotto dalla l. cost. n. 3 del 2001) afferma: Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovo la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive (principio introdotto anche negli statuti delle regioni speciali con la l. cost. n.2 del 2001).
Nonostante la riconosciuta parità formale tra i sessi, però, ancora la classe politica (non a caso quasi interamente maschile) non ha ancora fatto quel salto in avanti richiesto dalla Costituzione: il passaggio dalle mere enunciazioni di principio a risposte concretate legate ai bisogni reali e quotidiani delle donne (e delle famiglie, di cui le stesse sono il perno).
E’ divenuta, così, un’esigenza improcrastinabile
- il miglioramento dei servizi pubblici offerti alle famiglie, necessari per riscattare più tempo libero in favore delle donne. Il che è conseguibile, ad esempio:
- sostenendo il costo della maternità con sussidi adeguati (non interventi minimi ed una tantum, come gli assegni per i nuovi nati);
- rendendo detraibili tutte le spese mediche pediatriche (sempre più elevate);
- investendo risorse per nuovi asili nido pubblici;
- defiscalizzando il costo dei servizi di babysitter e badanti;
- garantendo il tempo pieno nelle scuole.
- la predisposizione di un’effettiva tutela legislativa del lavoro femminile. Sarebbe opportuno, ad esempio:
- fissare delle quote rosa nei posti di lavoro (imponendo ai datori di lavoro, almeno nei settori in cui ciò sia possibile, l’assunzione di donne almeno per il 40% del personale);
- sanzionare più efficacemente i licenziamenti giustificati, di fatto, dallo stato di gravidanza della dipendente (anche se sempre più spesso, nel caso di lavoratrici precarie, non formalmente licenziamenti bensì mancati rinnovi dei contratti di lavoro).
L’elettorato è donna. La politica no!
L’insufficienza di rappresentanza femminile in politica, nonostante l’elettorato italiano sia in maggioranza femminile, si traduce inevitabilmente in una carenza di democrazia.
Una classe politica quasi interamente maschile, infatti, non può essere degna rappresentare degli interessi propri dell’elettorato rosa (quando si tratta di disciplinare, ad esempio, materie come la maternità, i diritti delle donne lavoratrici, la fecondazione assistita, l’aborto).
Per riportare solo alcuni dati significativi:
I- la rappresentanza delle donne nel governo, dal 1996 al 2005, è variata:
- da un minimo dell’8,6% (sotto il governo Berlusconi del 2001/2005);
- ad un massimo del 24% (sotto i governi D’Alema del 1998/2000).
II- le candidate elette alle elezioni politiche del 2001 sono state:
- 71 alla Camera (su 630 deputati);
- e 25 al Senato (su 315 senatori).
III- e nei Consigli regionali la rappresentanza delle donne, di regola, non supera il 10%!
Per affrontare questa emergenza democratica, allora, non è più sufficiente appellarsi al buon senso dei partiti.
Le principali cause per cui la politica parla sempre meno al femminile, difatti, dipendono proprio da una mancanza di democrazia interna ai partiti, i quali riservano generalmente alle donne solo ruoli da gregari (nessuna di esse può ambire a scardinare gli equilibri di potere in mano ai gruppi dirigenti) e dalla legge elettorale porcata vigente, che non offre alle donne (oltre che ai giovani) alcuna possibilità per emergere in politica senza la protezione di un influente dirigente di partito!
Per questo occorrerebbe, anzitutto introdurre l’obbligo di quote rosa nelle liste elettorali per le elezioni degli organi elettivi di tutti i livelli di governo (Stato, Regioni, Province e Comuni), ossia il principio per cui le liste elettorali debbano essere composte da un numero pari di uomini e donne (pena l’inammissibilità delle stesse!) e riformare la legge elettorale vigente (il cd. porcellum), abolendo le liste bloccate alle elezioni politiche così da restituire all’elettore il diritto di scelta del candidato (in caso contrario, le segreterie dei partiti avrebbero la possibilità di vanificare gli effetti dell’introduzione di quote rosa collocando le candidate sistematicamente nei posti in fondo alle liste, con ciò condannandole a non essere elette!).
Rimarrebbe nella libera disponibilità dell’elettorato, in ultima analisi, determinare col proprio voto la quota effettiva di rappresentanza dei due generi presenti negli organi elettivi.
E’ vero che il sesso non dovrebbe essere una ragione di preferenza in politica (essere uomo o donna non dovrebbe rappresentare un motivo per dare maggiore o minore rilievo ad una candidatura). E’ anche vero, però, che il sesso non può rappresentare una discriminante per le donne impegnate in politica (superabile solo nel caso in cui, alla qualità d’essere donna, si aggiunga una buona dose di bella presenza e di accondiscendenza).
