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Certo che ci faccio un post, come mi ha suggerito di fare un lettore del mio blog a margine dell’ultimo articolo su Sarah Palin, segnalandomi la chicca. Purtroppo, controllando su Google se c’era una versione migliore della foto ho scoperto che quella pubblicata da Liberazione del 5 settembre a pagina 8 (cliccare sulla versione pdf) (o scaricare da qui) è un clamoroso fake, come dimostra questo articolo americano e la prova di seguito.

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Di solito, nella parlata americana, la frase “mettere il rossetto ad un maiale” non assume un significato offensivo, in quanto il riferimento non è quasi mai ad una persona specifica, bensì, più genericamente, ad un’azione, un comportamento, una circostanza.

Cercare (inutilmente) di abbellire qualcosa che, per sua natura, non è migliorabile ed è quindi destinata a risultare sempre poco attraente è, per l’appunto, come mettere il rossetto ad un maiale (o, come si può anche dire in altro modo, ad un asino) ed è una frase di uso comune nel contesto della politica.

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Quando l’ho vista ieri sera per la prima volta in TV, con quella pettinatura demodé da ommioddio, ha cominciato a ronzarmi in testa, settori memoria a lungo termine ed imprinting televisivo, una fastidiosissima mosca cavallina che mi diceva: “ma dove l’hai già vista?”
Sarah Palin (peccato che porti lo stesso cognome di uno dei geni Pythons), il governatore dell’Alaska made in Idaho scelta da patatone McCain come vicepresidente repubblicano, si nota prima di tutto per la pettinatura che arriva dieci minuti prima di lei, dicevo. Era dai tempi dei B52’s e da quando ha chiuso bottega una parrucchiera della mia città che non si vedevano “conci” simili. O meglio, c’è Amy Winehouse, certamente, ma lei è una trasgressiva. Che ci fa la cazzuta serial mom Sarah con il soppalco pilifero?

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Ad una prima superficiale occhiata, l’accoglienza oceanica che è stata riservata a Barack Obama dai cittadini europei può epidermicamente farmi piacere.
Perlomeno è stata l’occasione per veder sventolare la bandiera americana in luoghi dove, solitamente, viene ormai adoperata per pulirsi il culo.

Ma, più freddamente, quello che in realtà si percepisce dalla visione di quelle immagini entusiastiche e tripudianti è l’assoluta distanza che separa Stati Uniti ed Europa. E non solo perché c’è di mezzo un mare.

da LEXI

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E’ prevedibile che da qui a novembre saremo ogni giorno sommersi da sondaggi che, di volta in volta, ci diranno in che misura il tal candidato è in vantaggio rispetto all’altro.
Il mio consiglio è di lasciar perdere e di non dare eccessivo peso a questi dati.

I sondaggi, per lo più, sono stronzate che vanno bene per i giornali e per i lettori pigri.
Per chi è seriamente interessato a seguire lo sviluppo della campagna presidenziale americana, il sistema è un altro.

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La cosa più bella della middle class americana, e più in generale del popolo americano, è l’ingenuità. Quel credere nei sogni che li ha portati sempre a guardare verso il futuro. A rimboccarsi le maniche, anche di fronte alle avversità. Questo è il popolo americano reale, magari un po’ credulone (soprattutto per noi europei, completamente immersi in una cultura e in una storia completamente diversa), ma straordinariamente privo di quel cinismo (non sinonimo di realismo), che rende alla fine tutto possibile. Il sogno americano, l’«have a dream».

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immagine tratta da Lexi

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Con le primarie del Montana e del South Dakota termina la lunga corsa dei candidati dei due principali partiti americani inziata il 3 di Gennaio in Iowa.

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Idaho, McCain sta continuando la sua campagna elettorale, ormai forte della sua nomination per l’election day di Novembre. E’ proprio in questi giorni che «Old John» sta girando l’America in lungo ed in largo, alla ricerca di fondi. E chi se non George W.Bush, poteva dargli una mano?


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Intervistata da Argus Leader, quotidiano di Sioux Falls, South Dakota, la senatrice Hillary Clinton ha ribadito che non ci pensa proprio a ritirarsi dalla corsa elettorale, poiché: “come tutti ricordiamo, Bobby Kennedy fu assassinato in California nel mese di giugno”.

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immagine tratta da Lexi

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Fino a pochi giorni fa sul sito ufficiale di Barack Obama appariva una pagina (quella qui sotto) dedicata al profilo del signor Hatem Elhady, uno dei tanti finanziatori della campagna del candidato democratico.

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Immagine tratta da Lexi

Nell’elenco degli amici di Elhady compariva il nome di Michelle Obama. Non difficile da notare dal momento che gli amici erano solamente tre.

Poi, improvvisamente, gli amici restano due e il nome della moglie di Obama sparisce.

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