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Il Potere, le Lobby e l’Opinione Pubblica.

A dar retta al terzo principio della dinamica “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Peccato che non valga in campo sociale. Se le azioni intraprese dal governo Monti si dovessero misurare dalle reazioni, bisognerebbe pensare che i più vessati sono stati gli autotrasportatori, che minacciano la rivoluzione, mentre i meno colpiti i pensionati a 1410 euro al mese, che non hanno neppure fatto “beh!”

In realtà ai pensionati oltre ad aumentargli l’autostrada e il gasolio gli hanno pure bloccato la pensione, mentre agli autotrasportatori gli hanno solo aumentato il gasolio e l’autostrada, prevedendo di rimborsargli le accise e scontargli il pedaggio. Che non basterà probabilmente a calmierare il prezzo delle zucchine, notoriamente trasportate su gomma, delle quali sono ghiotti i pensionati, che in questo modo insieme alle zucchine avranno pure il danno e la beffa.

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La Comune di Parigi e il Movimento dei Forconi.

25 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Appunti Italiani, Democrazia e Diritti

“Chiediamo alla Regione – prosegue Morsello - di fare qualcosa; qui stiamo collassando. Abbiamo chiesto un incontro al Governatore ma ci ha detto di avere le mani legate. Non è vero, i soldi ci sono, ma servono a fare i loro interessi. Siamo una regione a statuto speciale e vogliamo essere autonomi. Basta con gli interventi settoriali; a questo punto solo una rivoluzione può cambiare le cose e noi siamo pronti a farla, costi quel che costi”.

Il Movimento dei Forconi vuole fare la rivoluzione per cambiare le cose; tramite il Governatore Lombardo se possibile, che però risponde di avere le mani legate; non si capisce se per fare il Governatore o per fare la rivoluzione come gli chiederebbe Morsello; come lui stesso forse vorrebbe, se solo potesse, lasciando capire che, ahinoi, non può.
“I proletari di Parigi,” diceva il Comitato centrale nel suo manifesto del 18 marzo, “in mezzo alle disfatte e ai tradimenti delle classi dominanti hanno compreso che è suonata l’ora in cui essi debbono salvare la situazione prendendo nelle loro mani la direzione dei pubblici affari… Essi hanno compreso che è loro imperioso dovere e loro diritto assoluto di rendersi padroni dei loro destini, impossessandosi del potere governativo.”

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Il Salva Italia di Monti e L’utilità marginale del bene

14 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Quanti lavorano nel campo dei sondaggi sono concordi nell’affermare che il governo Monti può contare ancora su un vastissimo credito popolare, malgrado l’estrema severità della manovra presentata alle Camere per la necessaria approvazione. Da cosa nasce questo consenso apparentemente incomprensibile?
In primo luogo, sotto un profilo che definiremmo sociologico, sembra che giochi a favore del professore bocconiano una sorta di stanchezza democratica, che è un precipitato della cosiddetta seconda repubblica, connotata da un progressivo disancoraggio da solide ed articolate idealità politiche, che travalicavano in molti casi gli stessi interessi di parte per delineare persino paradigmi di vita sociale e personale.

Idealità sostituite per un verso dall’emergere di nuovi valori radicati intorno a figure carismatiche di leader, nei quali identificarsi ingenuamente fino a sentire come propri persino i loro specifici interessi; per altro, nel campo alternativo del bipolarismo si andava destrutturando una visione altra della società con la conseguenza di avviare sostanzialmente una confusa e faticosa rincorsa ai modelli affermatisi nello schieramento opposto. A questo sfilacciamento delle identità dei corpi sociali hanno contribuito la deroga servile ed opportunistica dei media alla funzione di libera informazione e vigile coscienza sociale e, per ultimo, l’adozione di una legge elettorale che ha sancito il definitivo scollamento fra cittadini e loro rappresentanti.

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Attenti al paese di Sorcaverde e Bisciondoro

Quanti processi ha in corso Mario Monti? Nessuno. Quanto tempo si perderà in Parlamento, mentre la paziente Italia si aggrava, per cercare di far evitare al Premier i processi e la galera? Nemmeno un minuto. Questo è già un motivo per rallegrarsi del cambio di governo, anche se i troppo depressi italiani, dolenti per la dipartita del nanerottolo bunga bunga, non riescono a consolarsene in alcun modo.

§ Intermezzo §  - I commenti dei lettori de “il Giornale” al nuovo governo Monti:
“OSCENO mettere un banchiere ministro dello sviluppo!!! Conflitto di interessi mostruoso! Silvio guarda cosa fanno questi!!!! Ritorna tu a governarci con braccio mite e giusto! Tu sei l’eletto del popolo non questa gente di bassa lega e moralità discutibile! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio! Silvio!”

Tra lauree, attestati, master, onorificenze, medaglie, coccarde e premi, dieci piani di curricula e dottorati, il nuovo esecutivo sembra la società dei capoccioni, il governo dei Secchioni. Senza Pupe, ovviamente.
Nel governo Monti, il più borghese degli ultimi 150 anni ed anche il meno italiano, non potevano che esserci manager, banchieri, professoroni coi controcazzi accademici, avvocati femmina, perfino un ammiraglio. Che, per questo Titanic in procinto di affondare, è una scelta quasi scontata ed un poco ironica. Non capisco lo sconcerto per “l’ammiraglio della NATO!” al governo. Noi siamo nella NATO, volenti o nolenti. I padani non so. Si trovi un DeGaulle in grado di farcene uscire, magari.

Uno spettro si aggira per l’Italia

E’ lo spettro del berlusconismo. Credevamo che, rimosso il satraprìapo che ci ostacolava la respirazione e ci stringeva in una morsa i cabbasisi, potessimo accingerci ad iniziare una nuova vita, finalmente liberi dalla Dittatura della Protesi Peniena. Invece, tutto il populismo fascista genetico di questa nazione sta spurgando dalla ferita narcisistica del Papi insultato, del padre pedofilo della Patria ridotta a troietta in perizoma, dell’anarchia provocata dall’ossessione per il proprio particulare e del chissenefrega delle conseguenze dei propri atti, del muoia Katzone con tutti i Filistei.

Invece di gioire, hanno una paura fottuta di Monti, hanno riesumato direttamente dagli anni del ventennio il termine inequivocabilmente fascista di “demoplutocrazia” e si sentono perfino intellettuali di sinistra parlare come Blondet ed altri parlavano di Prodi e Tononi ai tempi del secondo governo di centrosinistra guidato dal professore. Anche loro, avendo avuto a che fare con Goldman Sachs, agenti del gomblotto demoplutogiudaicomassonico. Si sentono cose tipo “tedeschi geneticamente nazisti” ed altre facezie.

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Dimissioni Berlusconi, Sussulti e Rantoli della Democrazia

D’accordo, stanno per mandar via Berlusconi, molto probabilmente per sempre. No, non l’opposizione, come avviene in tutti i Paesi normali, ma una indistinta fragaglia parlamentare, una miscellanea di piccoli e piccolissimi pesci senza nome, il cui destino più nobile e naturale sarebbe quello di finire fritti in padella. Ma forse la metafora non è azzeccata, perché più che di pesciolini si tratta di paguri (tanto per rimanere in ambiente ittico), molluschi che hanno sin qui usato  una miserabile conchiglia vuota per arraffare tutti i vantaggi personali possibili, serenamente insensibili alla decomposizione morale ed economica del Paese. Fanno parte di quelli che hanno trasformato il Parlamento in una sorta di holding dei molteplici e variegati interessi della conchiglia, prezzando con disinvoltura scrupoli e pudore. Si sono proclamati pensosi (e responsabili) dei destini dell’Italia ed hanno sostenuto ed argomentato con grande fervore che Ruby era la nipote di Mubarak, senza lasciar trapelare  un’ombra di riso sui loro volti mirabilmente atteggiati a novelli padri della Patria.

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Susanna e Vecchioni

7 novembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica

Complimenti ai grafici del PD per la scenografia. In fondo il tricolore, oltre che la nostra bandiera, è l’emblema ideale del cerchiobottismo nazionale: quello che ci permette  in ogni occasione di dare simultaneamente, belli e brutti, una botta a tutti. Una botta alla Sinistra (il rosso), una botta alla Chiesa (il bianco) e, ora che finalmente è chiaro anche il ruolo del verde, una botta alla Lega. Non è la solita malignità, è un dato di fatto.
L’idea era quella di una perfetta ripartizione tra i tre colori sul palco, ma la Gestalt, la visione dell’insieme, suggerisce un effetto percettivo molto diverso e forse inconsciamente rivelatore.
Il Bianco, con il suo significato politico di  moderazione cattolica, è al centro, nel punto focale, e lo stesso colore fa pure da contorno, da sfondo. Un bianco predominante insomma che, assieme al verde, pone il rosso in assoluta minoranza, quasi annullandone la carica, rendendolo un rosso meno rosso del solito, un rossuccio. Anche la R di ricostruzione è verde, più grande della I in rosso e il contorno è sempre bianco. Ricordo che si trattava della manifestazione di piazza di un partito di sinistra.
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Il Molise al voto, intanto va a pezzi

17 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Il Molise al voto, intanto va a pezzi

da poco terminate le votazioni , previsto un forte calo dei votanti che dovrebbero fermarsi sotto il 60

Il Molise ha meno di 330 mila elettori, come due quartieri di Milano. La regione, nata circa 40 anni fa da una parte del territorio abruzzese, elegge 30 consiglieri, 17 nel collegio provinciale di Campobasso e 7 in quello di Isernia; gli altri 6, dati in premio alla coalizione vincente, sono predefiniti in una lista bloccata chiamata listino. In aggiunta nessuna lista ha degli eletti se non supera il 3% a meno che il suo candidato presidente non superi il 5%. Una versione fra le più fantasiose del sistema maggioritario all’italiana, camuffato in parte da proporzionale. In pratica circa il 25% dei votanti, che difficilmente raggiungeranno comunque il 60% degli aventi diritto, esprimono un voto che per certi versi vale zero e non eleggerà nessuno. Secondo gli exit poll in corso, la partecipazione è in calo almeno del 5% rispetto al 63% che nel 2006 avevano scelto una lista (205 mila su 327 mila elettori circa)

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E’ tempo che i cammelli passino dalla cruna dell’ago

16 settembre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Oltre il Confine

Mentre il governo di occupazione del satiro perseguitato e dei suoi addetti/e alla pompetta vara la manovra rinsecchita che tartassa il popolo, scontenta i padroni e fa pure incazzare i poliziotti, gli altri paesi che stanno combattendo un po’ più seriamente la crisi globale provano a farne pagare le conseguenze prima ai furbi che ai soliti fessi, adottando misure di una certa serietà contro la piaga dell’evasione fiscale.
Non sono notizie facili da trovare sui media distratti dal lato B di Pippa; bisogna scavare un poco in rete ma alla fine le notizie si trovano. Come i tartufi.
Nel mese di agosto è stato sottoscritto in via preliminare e sarà definitivamente siglato entro settembre un accordo di pace fiscale tra  la Confederazione Elvetica e la Germania al fine di combattere l’esportazione illegale di capitali tedeschi tra monti e valli d’or e costringere gli evasori a pagarci su le relative tasse.
E’ il cosiddetto “piano Rubik”, ideato dagli svizzeri e da loro proposto a numerosi stati europei. L’accordo è prossimo alla firma anche con la Gran Bretagna e vi sono già interessamenti concreti da parte di  Austria e Grecia.
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Un Vescovo-Madre

10 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Veri Uomini

Dopo nove anni di episcopato, il card. Tettamanzi lascia la Cattedra ambrosiana

A Bresso, dietro il Parco Rivolta, al confine con la strada, si trova uno spazio vuoto, in marmo bianco, circondato da un cancelletto. Un rettangolo dalle linee severe eppur addolcite dalle dimensioni domestiche, dal colore stesso, candido, certo, ma tenue, e leggermente venato di rosa. È un limite sospeso, che presto sarà occupato da un monumento. Ai caduti? alle donne del Risorgimento? Ancora lo ignoriamo.

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Fatti di gente perbene

5 settembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica

«È una vicenda dolorosa, ma è anche l’occasione per fare una riflessione ulteriore non solo sul nostro diverso modo di procedere rispetto alla maggioranza, fatto di fiducia nella magistratura, passi indietro, uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ma anche sul fatto che dobbiamo mettere ogni impegno nel migliorare l’esigibilità dei nostri codici etici e del nostro Statuto. E ci stiamo lavorando. Ma la nostra gente ci chiede anche di reagire a teorie che vanno oltre le legittime critiche, e che descrivono il Pd come un corpo malato. Abbiamo fatto partire un po’ di denunce. Né accettiamo che si faccia di tutta l’erba un fascio e che si indebolisca per questa via l’unico strumento che gli italiani hanno per il cambiamento». (P. Bersani, intervista all’Unità, 3 settembre 2011.)

C’è tutto Bersani e tutta la weltanschauung piddina in questo ragionamento. La pretesa della diversità per se e quasi come dogma, la riflessione – che si porta su tutto – e lo “stare lavorando” al posto del prendere un’iniziativa, dell’azione, del fare delle scelte; il farsi scudo dei militanti che “ci chiedono di reagire” e la dichiarazione finale, insopportabilmente ricattatoria, di autoinsostituibilità di una classe dirigente, l’ineluttabilità del cambiamento che può solo passare attraverso di essa o sul suo cadavere. Après nous le dèluge. Come B. che pensa di essere eterno.
Per Bersani, che il capo della sua segreteria politica dal 2009 Filippo Penati sia indagato per corruzione e finanziamento illecito al partito per vicende spalmatesi negli ultimi dieci anni è solo una “vicenda dolorosa”. Aggettivo che sarebbe congruo solo se si trattasse di uno sciagurato che si è arricchito alle spalle del partito ingannando cani e porci, compreso il suo segretario, ma che è assolutamente inadeguato se per caso la corruzione era parte di un sistema, di un modo per tenersi buoni gli uni gli altri tra imprenditori, politici e partiti al fine di avvantaggiarsene reciprocamente, con Penati a quel punto solo pedina fra le tante sulla scacchiera.
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L’Imbroglio di Mezza Estate dei Referendum Elettorali

Mentre gli italiani leggono con apprensione crescente i contenuti delle manovre di bilancio del governo e le eventuali mosse della cosiddetta opposizione parlamentare, per scoprire quanto e in che forme dovranno pagare il deficit accumulato dagli Attila che hanno governato il paese negli ultimi 15 anni, un ciclone silenzioso, ma altrettanto preoccupante, si sta abbattendo sul paese attraverso diversi tentativi di demolire ulteriormente quel poco che resta di sistema democratico e di rappresentanza attraverso la presentazione di modifiche del sistema elettorale parlamentare per via referendaria.

La crisi del bipolarismo, che si tenta di imporre dalla metà degli anni ’90 attraverso le modifiche di tutti i sistemi elettorali vigenti, è ormai evidente: i due principali partiti che dovrebbero contendersi l’egemonia politica sono talmente disastrati che, a seconda del livello elettorale non raccolgono più del 35-40% del voto degli elettori ed arrivano poco sopra il 50% con gli alleati-satelliti o più gentilmente con quelli che non hanno chance o il coraggio di avere “autonomia politica” come direbbe Giovanni Sartori: Lega, Destra e autonomisti del nord e del sud verso il PDL, Vendoliani, IdV e residui del vecchio ambientalismo verde verso il PD. Preoccupati tutti dall’ipotesi che alla prossima puntata Grillo o qualcun altro possa mandare qualche decina di guastatori-risanatori nei due rami del parlamento, e stufi di fare i conti con le imprevedibili mosse di quell’area di centro ( Casini, Fini, Rutelli e possibili transfughi dai due fronti ) che per quanto non esista in modo consolidato se non nelle tabelle dei sondaggisti è pur sempre un elemento permanente di ricatto su posti e poltrone che sono sempre più piccole e precarie per tutti.

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Il boccone del prete

“Non appoggeremo gli emendamenti dei Radicali, la Chiesa è una risorsa per la società. Le opere di carità della Chiesa in questo momento sono importanti soprattutto in una fase di crisi.” (Rosy Bindi, agosto  2011)

La Chiesa quindi, per il presidente del PD, per la Rosy biancofiore del mio giardino, è giusto che continui a risparmiare quattro miliardi annui di tasse perché è una risorsa per il paese. Curioso, D’Alema disse la stessa cosa di Mediaset.
So che siete così di natura, amici simpatizzanti ed elettori piddini che ve ne state silenti e non protestate (a parte poche voci dissonanti) qualunque stronzata dica la vostra classe digerenteche mi dite sempre che ”non-bisogna-criticare-il-piddì-perché-se-no-vince-ancora-Berlusconi-e-bisogna-stare-uniti-e-chi-sei-tu-per-criticare-sempre-senza-fare-niente“, ma non vi viene sinceramente un conatello di vomito, appena appena una rivoltatina di stomaco a sentire un vostro dirigente, e mica uno qualsiasi, dichiarare senza vergogna il suo patto di fedeltà non agli elettori suoi concittadini ma ad uno stato straniero confessionale?
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Default Italia e Costi della Politica: Bobo? E Perché non Emma?

28 luglio, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, latest

Cosa ci vorrebbe per guarire dal berlusconismo acuto, una volta che Berlusconi togliesse le tende, magari dopo avergli concesso quel cavolo di salvacondotto ma fuori dall’Italia, con armi, bagagli, bagasce e famiglie al seguito e che a Maronn l’accumpagn?
Non sarà facile guarire da una malattia così perniciosa ma, per l’immediata convalescenza, ho una proposta, per nulla modesta. Sembra un piano di rinascita democratica reloaded e la cosa mi inquieta tanticchia ma non m’importa.

Parliamoci chiaro. Per il nostro paese sarà indispensabile presto un governo autorevole e in grado di gestire la cosa pubblica con serietà e rigore, finalmente senza distrazioni personalistiche, a maggior ragione se ci sarà veramente il default degli Stati Uniti per colpa degli stramaledetti repubblicani, cosa che speriamo non accada, perché vorrebbe dire che tutto il mondo può aspettarsi economicamente momenti bui e sicuramente nuove guerre.
Questo governo dovrà essere, per forza di cose, di unità nazionale, senza bilancini a misurare il peso politico di ciascuna componente, apparire autorevole all’estero e dovrà avere un mandato con scadenza a sei mesi, dopodiché bisognerà indire nuove elezioni politiche per ottenerne la legittimazione democratica a proseguire nel lavoro o lasciare il campo ad un nuovo governo scelto dagli elettori. L’esecutivo potrebbe cominciare a lavorare già da settembre su alcune priorità assolute. Prima di parlare del presdelcons adatto, e capirete perché, secondo me, 2Maroni non lo è, individuiamo le priorità di questo governo.

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New York Times: Berlusconi? Portatelo Giù e Castratelo!!

20 febbraio, 2011 di  
Archiviato in latest, Oltre il Confine

Il 27 gennaio scorso, il New York Times on line pubblica un articolo su Berlusconi e gli italiani. Più che il pezzo in sé, sono interessanti i commenti dei lettori del giornale i quali ci restituiscono un’idea dell’Italia agghiacciante. Veritiera o meno che sia questa visione del paese, è utile conoscerla.

L’articolo del New York Times del 27 gennaio 2011:

Decadenza e democrazia in Italia

La carriera e la vita personale del primo ministro italiano Silvio Berlusconi hanno suscitato indignazione da quando la sua vita è stata esposta al pubblico. L’ultimo scandalo riguarda alcune conversazioni telefoniche intercettate che lascerebbero pensare che il signor Berlusconi abbia avuto una relazione con Karima el-Mahroug, una ballerina di night club, da quando era minorenne. E’ stata aperta un’inchiesta sull’ipotesi che Berlusconi abbia pagato la signora Mahroug e le altre donne per prestazioni sessuali.
Tuttavia, secondo un recente sondaggio, meno del 50 per cento degli italiani chiedono le sue dimissioni. Il suo futuro politico sembra, almeno per il momento, sicuro. Perché gli italiani – soprattutto le donne – hanno tollerato le buffonate di Berlusconi per così tanto tempo? E’ possibile un punto di svolta per gli italiani?

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Stato e Chiesa

Sempre in Italia, molto più che in ogni altro paese a maggioranza cattolica , si dibatte sull’opportunità  che il clero esprima le proprie opinioni in merito alle leggi che regolano la vita dello Stato italiano. Le opinioni sia dei cittadini sia dei politici sono, spesso controverse e oppongono, anche in maniera forte, coloro che ritengono l’ingerenza della Chiesa opportuna, ai fini di un contenimento alla deriva dei valori cristiani, contro altri che ritengono la intollerabile, in uno stato sovrano e non confessionale. Tale dibattito ha radici lontane che nascono col nascere del potere temporale della Chiesa (Donazione di Costantino 313 d.c.)(1) e che neppure i Patti Lateranensi del 1929, che “pacificarono” i rapporti tra la Chiesa, offesa dalla presa di Roma attraverso la breccia di Porta Pia, e il Regno d’Italia. Con questi Patti si sanciva la nascita dello Stato della Città del Vaticano, unico caso nel mondo nel quale il primate di una religione, il Papa, diventava anche monarca assoluto di uno Stato, situato nel cuore della capitale di un altro Stato.

La distinzione fra i due piani diventa, quindi, indispensabile.

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Note
  1. in realtà un falso conclamato []
Fine delle Note

Se non si Morirà di Berlusconismo, si Potrà Morire di Federalismo

Il fetore è immensamente acuto. Un effluvio puteolente di smisurata grandezza si diffonde con imperturbabile e inarrestabile clangore. Mani sudaticce applaudono, fischi da stadio erompono e fanno ala al passaggio di un’auspicata legge di riforma. La legge che dovrà sancire la nascita del federalismo, fiscale e sociale.

Come se se ne sentisse il bisogno. Come se fosse davvero la panacea per i mali strutturali dell’economia nazionale e locale.

Stiamo tutti morendo. Ma qualcuno chiede ancora, tra uno spasmo e l’altro, a che ora usciremo per andare al cinema. Ecco è questa l’immagine che mi sono fatto del federalismo.

Non certo edificante e neppure tanto furba. Leggi il resto

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