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L’Era del Biocapitalismo

Le tensioni sull’Euro non sono placate.
L’informazione dei mass media, come al solito, disinforma offrendo notizie infondate (lo sbandierato e poi smentito, nel giro di poche ore, accordo sulla costituzione di un congruo fondo europeo salva stati, l’unico che potrebbe fornire una risposta forte ai sedicenti “mercati”) e noi ci rallegriamo perché lo spread è sceso a “soli” 416 punti(1).
Sembra convincente l’analisi di chi evidenzia come la crisi che attraversiamo non abbia niente di congiunturale. La crisi vi è sempre stata e siamo noi che non ce ne siamo mai accorti.
E ciò perché:

a) in un primo momento, dopo la ricostruzione del tessuto industriale e del mercato negli anni 50, nei mitici anni 60/70 (apogeo del c.d. “fordismo” delle grandi imprese e del compromesso sociale tra capitale e socialdemocrazia parasindacale) la ridistribuzione del reddito, anche di quello che non c‘era, veniva attuata attraverso i meccanismi inflattivi (chi non ricorda l’inflazione a due cifre degli anni 70 che tanto faceva bene alle nostre esportazioni. Se poi tutto ciò tagliava le gambe allo sviluppo di un’industria moderna e di punta, alla Confindustria non importava più di tanto). I lavoratori, d’altra parte, erano tutelati dal recupero dell’inflazione attraverso scala mobile e tariffe sociali dei servizi e dei beni essenziali;
La sconfitta sindacale alla FIAT del 1980 preceduta dal ripensamento “virtuoso” del sindacato (svolta dell’EUR del 1978) e dell’ala migliorista della sinistra politica segnano la fine della tolleranza dei ceti industriali a subire le limitazioni all’accumulazione tipiche di quegli anni ;

b) poi è venuta la medicina posticipatoria del debito pubblico (anni 80 e 90). Non c’erano più soldi ma si faceva finta che vi fossero stampando carta moneta e creando la montagna del debito pubblico che oggi ci schiaccia; tutti erano contenti, specialmente i sindacati che potevano far finta di non vedere il declino della struttura industriale del Paese che gettava le premesse per il ridimensionamento secco dell’Italia nel novero delle potenze industriali. In particolare, i sindacati stessi teorizzavano la fine del lavoro operaio diventando il bacino di raccolta di pensionati e di impiegati pubblici. Sono stati anni di grandi ristrutturazioni industriali sotto la spinta della rivoluzione tecnologica creata dalla diffusione dei microprocessori. Per la prima volta nel corso della storia del capitalismo il capitale variabile, specialmente quello fatto di assets immateriali (marchi, brevetti, ecc.) cominciava ad assumere un valore monetario uguale se non superiore alle immobilizzazioni industriali). Tutta la logistica era rivoluzionata dall’abbattimento de i costi di trasporto delle merci. La produzione era fatta con sistemi just in time che espungevano costi collaterali e davano luogo ad imponenti fenomeni di outsourcing, esternalizzazioni di lavorazioni a imprese terze, spesso ai limiti della legalità quanto a trattamenti salariali e normative di garanzia ).
Tutto ciò ha dato luogo ad imponenti fenomeni di disoccupazione tecnologica strutturale che rappresentano il vero nodo dei drammi che oggi viviamo. E ciò vale soprattutto per i giovani. Tutto ciò era prevedibile che accadesse ed era stato preveduto da pensatori autorevoli anche se eclettici o eterodossi (in primis, A. Gorz, sociologo austro-francese che, sin dal 1969, teorizzava una risposta a base di riduzioni dell’orario di lavoro a parità di salario).

c) oggi, dopo la vittoria culturale e politica del capitalismo, la medicina del debito pubblico è stata squalificata.. L’Unione Europea, sorta sul nobile presupposto di affratellare i suoi popoli dopo la grande tragedia della seconda guerra mondiale, ha fatto della contabilità, dell’equilibrio dei conti pubblici, la sua unica cifra culturale, la sua unica “mission”. Gli stati altro non sono che delle aziende con un budget di spesa da rispettare ed un bilancio da far quadrare;

d) le banche e i grandi investitori, istituzionali e non , vogliono che si tengano i conti in ordine e non vogliono perdere i soldi tanto generosamente prestati nella fase sub b). Così pretendono interessi sempre più alti per porsi al riparo dai rischi di default che essi hanno creato e che sempre minacciano. La cosa più eclatante è che continuano a comprare i titoli dei debiti dei vari stati, più o meno inguaiati, con i soldi generosamente elargiti dagli stessi attraverso la BCE a costi ridicoli. Una sorta di commedia delle parti in cui il fine ultimo è quello di spogliare di legittimità ogni richiesta politica di intervento dello Stato nel mercato a tutela dei cittadini massacrati dalle contraddizioni creati da questi soggetti. Oggi i cittadini non devono contare sullo Stato, se vogliono sopravvivere e consumare (perché devono consumare, specie il superfluo creato da un sistema economico che pretende di non aver nessuno aggancio con le esigenze della società. La pressante richiesta di modifica dell’art.41 della Costituzione si spiega molto chiaramente in questa luce);

vignetta di Christian Demarta

e) siamo, quindi, giunti al biocapitalismo (Marazzi)(2) in cui sono le nostre stesse persone che consentono la riproduzione del sintema economico. Le persone senza salario o con salario insufficiente si indebitano facendo fruttare il capitale finanziario che, generosamente, ti da i soldi anche se non sei in condizione di restituirli ( a questo ci pensano le assicurazioni su rischi di insolvenza, pagate dagli stessi percettori dei prestiti; poi, i debiti inesigibili si possono cartolarizzare come hanno fatto, in passato, tutte le nostre banche, salvate dalla possibilità di far diventare crediti i debiti. Magie che valgono solo per questi signori che sono riusciti a guadagnare anche con la bolla dei cosiddetti “subprime”!) ;

f) fare i soldi solo con i soldi questo è il significato profondo delle seriose riunioni di questi stimabili personaggi che vediamo sfilare in televisione, Monti compreso. Tutto il resto sono briciole. Il senso di tutto ciò è che bisogna tirare la cinghia per continuare in questo stato di cose;

g) molte cose si potrebbero fare, dalla Tobin tax alla fine della possibilità di transazioni finanziarie senza coperture immediate di denaro, al divieto dei soliti giochetti di borsa tipo contrattazioni a termine, scommesse sui prodotti finanziari derivati, sui derivati dei derivati, ecc ecc.). Inoltre, si potrebbe ripristinare la vecchia ed aurea regola (inventata dopo i crack bancari degli anni 30) per cui è vietato il sistema delle banche miste che fanno di tutto, dal prestito a breve all’impresa , alla finanza, al credito a lungo termine ecc. Insomma, ripristinare la sana e buona vecchia legge bancaria del 1936, riveduta e corretta. Di ciò sta discutendo, senza successo per ora, persino il buon Obama, un vero rivoluzionario socialista!

h) Tutto ciò consentirebbe anche di affrontare i veri nodi dell’economia reale occidentale messa in crisi dalle economie dei paesi emergenti e dai trasferimenti di know how attuati dalle stesse imprese occidentali all’epoca delle grandi dislocazioni in quei territori, attirate dalla possibilità di utilizzare forza lavoro a prezzi bassissimi e dall’assenza di ogni vincolo di carattere ambientale e normativo;

i) insomma, tocca a noi difendere il capitalismo da se stesso sempre ammonendo e ricordandoci che esso, insieme al mercato, è un prodotto sociale e non naturale o divino come opportunamente ed autorevolmente ricordato (discorso di sant’Ambrogio del cardinale arcivescovo di Milano). Il che implica automaticamente la legittimazione di ogni intervento di natura politica o giuridica a vantaggio del bene sociale pur senza arrivare a rimpiangere sistemi sociali e politici ( i cosiddetti socialismi reali) squalificatisi e bocciati dalla storia principalmente a causa di se stessi.

j) la politica nostrana nulla dice di credibile al riguardo e lascia il Paese in preda a tensioni che, se non organizzate ed incanalate, assumono la consueta forma plebea a cui assistiamo in questi giorni.

k) l’art 49 della Costituzione recita “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” L’art. 49, in realtà, non fotografa più la realtà esistente. L’art.49 dovrebbe essere il contraltare ad una visone meramente liberistica ed individualistica delle garanzie e dei diritti e del cittadino. Segnala la necessità della dimensione collettiva dell’agire sociale e politico. Senza di ciò siamo solo un gregge di consumatori di oggetti, fatti, sentimenti, preconfezionati dal grande supermercato della modernità. L’art.49 è stato di fatto abrogato e allo stato non si vede niente che non sia scomposto agitarsi .

Da dove ripartire rimane sempre i problema dei problemi. E ciò specialmente per una responsabilità verso chi ci seguirà e nei cui confronti siamo stati così clamorosamente inadempienti, sul piano morale prima ancora che su quello economico.
In sintesi, ancor oggi, per noi, dovrebbe valere l’invito che da il titolo ad uno degli ultimi libri di un nostro grande economista, Claudio Napoleoni, troppo precocemente scomparso: CERCATE ANCORA!


Note
  1. al momento della composizione 4-2-2012 ore 17.31  il valore è 377. Il valore aggiornato è qui []
  2. Il biocapitalismo può essere definito come la messa a valore della materia biologica e del vissuto psichico degli individui [...] Il biocapitalismo oltrepassa l’idea dello sfruttamento del lavoratore salariato o precario per spingersi verso l’uso dell’essere umano come identità da manipolare a pagamento (chirurgia estetica), come vettore di mode monetizzabili (il fruitore di media e costrutti simbolici), come materia biologica da brevettare (ingegneria genetica), come vissuto da “riempire” e a cui trasferire senso (l’entertainment e l’industria culturale). [...] Il biocapitalismo non punta a contrattare un costo di acquisto o un prezzo finale, ma a persuadere verso l’accettazione di un modello di vita.  Per l’articolo completo si veda il blog di Biagio Carrano []
Fine delle Note

Risparmi: Strategie di difesa in tempo di crisi. Intervista a “Il Grande Bluff”

24 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia

Proseguendo i miei incontri virtuali con i top blogger economici, sono lieta di presentarvi questa conversazione con Stefano Bassi, blogger de “Il Grande Bluff”, che ho iniziato a seguire da qualche tempo e che è sempre sulla notizia, anche attraverso il suo seguitissimo twitter. Si parla di crisi ovviamente, e soprattutto dei suoi effetti sui nostri risparmi e di come difendersene. Buona lettura.
Nel profilo che troviamo sul tuo blog “Il Grande Bluff” ti definisci un ex trader, attualmente top-blogger economico-finanziario-esistenzialista. Ci spieghi meglio il tuo percorso?

Ho fatto un po’ di tutto. Prima ho lavorato all’Università, ho fatto l’imprenditore informatico e web, poi ho fondato nel 2000 Borsarumors, diventata la seconda community italiana per utenti dopo finanzaonline, basata su un gruppo dei migliori traders italiani. Ho fatto il trader con successo per svariati anni e poi ho incominciato a fare il blogger e l’ho trasformato in un mestiere.
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Naufragio Italia: BBB Anche dall’Agenzia di Rating Cinese Dagong

Diversi quotidiani, fra cui Il Sole 24 Ore, hanno cercato di gettare acqua sul fuoco relativamente al declassamento di Standard & Poor’s, insinuando la possibilità che le agenzie di rating, tutte statunitensi, fossero interessate a difendere il dollaro e l’economia americana.  Esiste un’agenzia di rating cinese, l’unica a non avere partecipazione a capitale occidentale.  Si tratta della Dagong Global Credit Rating. In data 7 dicembre 2011, Dagong aveva declassato l’Italia da A- a BBB, anticipando di un mese la decisione di Standard & Poor’s.  La notizia è vecchia e a me era sfuggita anche perché, a parte un breve ma interessante articolo su Panorama, non mi risulta che la grande stampa (Corriere, Repubblica, Il Sole 24 Ore)  abbiano dato grande risalto alla notizia. Voi lo sapevate? Estraggo un sunto delle motivazioni dall’articolo di Panorama:

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S&P, un Rating Tutto Nuovo per l’Italia: BBB, Come la Bulgaria e Peggio della Colombia

13 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Bacio della Buonanotte

Sarò maligno, ma a me questa storia del rating BBB mi piace assai. Ci godo, perché sono un vecchio pazzo sociopatico e immaginare che il nostro paese, la terza economia europea, l’ottava potenza mondiale, con 10.000 soldati sparsi a buffonare per il mondo, 130 caccia F35 in lista di acquisto, tre cellulari a testa, gli abiti firmati, il vino da 200 euro a bottiglia, il parmigiano e la Ferrari abbia da Standard e Poor’s un rating peggiore della Colombia mi fa oggettivamente drizzare.

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La Rivolta dei Taxi, dei Notai, dei Farmacisti, dei Commercialisti …

Secondo La Repubblica e Il Corriere, i tassisti hanno un parlamentino. Non un parlamento, per carità. Un parlamentino, una cosa piccola, coccolosa, carina. Magari hanno anche un i ministerini, il governino e il presidentino del consiglio, forse proprio l’ormai celeberrimo Bittarelli, grande cultore della supercazzola e, di conserva, adattissimo a cotanto ruolo ( o ruolino) istituzionale.

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Ciao Ciao Unicredit

A me, questa cosa dell’Unicredit puzza sempre di più.
Il Corriere la piazza in prima pagina col titolone, ma da la colpa a quel cornuto cattivo dello spread che, indifferente al fatto che ora c’è Monti e che è andato pure da Fazio e Vespa, insiste a stare a 530, quota che ad agosto, quando si è scatenata la bufera, veniva considerata da fallimento conclamato e che ora sembra normale. Come quelli a cui hanno tagliato una gamba e non si ricordano nemmeno più cosa volesse dire averne due.

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La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio

Di questi tempi ci si lagna spesso contro i padroni e anche volentieri. Contro i capitalisti in genere, che mettono il proprio interesse davanti a quello del popolo. Che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e ne fanno quel che gli pare, addirittura li portano in Serbia.
Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile. Che pure ci servirebbe come il pane per cavarci dal terribile impiccio nel quale siamo finiti.
Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.

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Una Bomba Chiamata Unicredit

7 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione

Cento miliardi di capitalizzazione nel 2006, 7 miliardi nel 2011. Una perdita secca del 93%. Il 37% di perdita negli ultimi tre giorni. Per chi non ha ancora capito cosa significa, forse ci vuole un disegno, uno di quelli alla IKEA, universalmente adatto anche agli idioti. Unicredit è la bomba ad orologeria piazzata sotto il culo della repubblica italiana e, di conseguenza, nel ventre dell’Europa, di cui la nostra penisola rappresenta da tempi insospettabili la parte più molle e non solo dal punto di vista economico.

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Evadere Meno, evadere Tutti

C’è qualcosa di perverso e insulso nel modo con cui i mass media tentano d’accompagnare e d’indirizzare il professor Monti nel cammino verso la seconda parte della sua riforma. Nel suo articolo sull’evasione fiscale, La Repubblica propone con cantilenante litania un tema trito e ritrito, stanco, consumato dall’abuso di se stesso, come quelle storie che dovrebbero apparire scandalose e infami fino all’abominio ma dopo l’assediante tambureggiamento mediatico cui vengono sottoposte finiscono per risultare tristemente banali, all’insegna del “è così che van le cose” proferito da chi ormai a certe situazioni ha fatto il callo fino a considerarle ineluttabili e invariabilmente eterne.

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Monti: Dopo il Culo la Bocca. Inizia la Fase Due

29 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Prima c’era il Salva Italia, ora è il Cresci Italia. Niente a che fare con il lievito o con il criscito.  E’ roba seria, roba di politica. Firmato Monti. Mica cose di panettieri. Merde.

Certo, Corriere e Repubblica, con tutta la buona volontà non hanno capito un beneamato cazzo.  Bla, bla, bla, bla … nessun fatto, solo aria compressa. Monti non racconta una manovra, ipotizza, suggerisce, anticipa, per vedere l’effetto che fa. Il senso delle cose è sempre lo stesso. Dopo aver aperto il culo per consentire l’ingresso della prima fase della manovra, ora tocca aprire la bocca, perché come nella migliore tradizione dei film porno di serie B, il climax possa esplicitarsi nel cavo orale in un fastoso susseguirsi di gemiti e spruzzi.

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Le bufale sulla rivoluzione islandese nascono in Italia

Sembra incredibile, ma anche nel 2011 con la piena disponibilità di potentissimi canali per chiunque voglia informarsi, c’è ancora gente che capisce poco o niente di quello che accade e immediatamente sale in cattedra per istruire chi sia messo anche peggio.

Così da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda abbia rinnegato il suo debito, rifiutandosi di rimborsarlo. Circola diffusamente e fa danni come tutte le bufale che portano l’opinione pubblica a costruirsi false credenze e a vivere in realtà di fantasia, non meno di quanto accada, ad esempio, ai sedotti dalle sirene del berlusconismo.

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Due BOT e via

29 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro

Come ci siamo ridotti male, cari italianos. Ho come la sensazione che ormai ci compriamo e ricompriamo il debito in una sorta di squallido autoerotismo finanziario. Forse uno degli interventi clou previsti per la crescita rischia di essere l’asportazione coatta delle ultime due costole degli investitori? La perversione del futuro è la scripofilia?
Il bello è che ci sottoponiamo volontariamente a queste squallide BOTtarelle frettolose ed ahimé inconcludenti, visto che dopo cinque minuti l’effetto benefico sullo spread è già svanito. Con il governo dei banchieri di Dyo che però, dopo le due BOT e via, fa: “Ehi, sei stato veramente un grande, mi hai fatto vedere le stelle”, come ti dicono le migliori puttane del regno.
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La Banca della Magliana

24 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane

E’ tornata la  Banda Cavallero, sono tornati i Marsigliesi, i turbolenti anni settanta delle rapine in banca con l’irruzione, il palo all’entrata e quello che aspetta in macchina con il motore acceso, la sparatoria con i pulotti in alfetta e il bottino da spartire tra i soci.
Solo che, in questo mondo a polarità invertita, non sono più i banditi, i Jacques Mesrine o i Vallanzasca a rapinare le banche ma le banche a rapinare la gente comune. Non si fa più il colpo in banca, è la banca che fa irruzione nelle nostre case, ci fa sdraiare faccia a terra e ci ripulisce ben bene.
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L’equità della manovra e l’irresponsabilità delle opinioni (2)

Mario Monti e i ministri del suo governo hanno prestato giuramento davanti al Presidente della Repubblica il 16 novembre di quest’anno, una trentina di giorni fa. È un dato di fatto e va considerato, se si vogliono giudicare i risultati sin qui ottenuti.

Che Monti e i suoi ministri non appartengano alla schiera di coloro che preconizzano una società dove la proprietà privata è abolita, dove ciascuno dà secondo le sue possibilità e riceve secondo i suoi bisogni, non è una novità: lo si sapeva anche prima.

Che non siano trotzkysti-leninisti, ma intellettuali organici al sistema capitalistico, è pacifico. Se non andava bene bastava chiamare Beppe Grillo. E sono pure devoti a Santa Romana Chiesa, purtroppo (lo dico per me), senza che questo, unito al resto, escluda che possano essere utili agli interessi della nazione. Datosi che l’Italia non vive fuori ma dentro un sistema capitalistico. È poco convincente liquidare la questione suggerendo che la Trilateral, cui Monti appartiene, sia l’altra faccia di Cosa Nostra; Bloomberg un’accolita di Savi di Sion; Goldman Sachs un’altra CasaPound.

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I figli so’ piezz ‘e IMU

16 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Siamo sette miliardi - e solo grazie alla politica di contenimento delle nascite applicata da decenni in Cina, altrimenti chissà – e questi reintroducono la tassa sugli scapoli e le nubili e sulle coppie senza figli.
I banchieri di Dio premiano le coniglie che figliano futuri correntisti disoccupati e tassano senza pietà chi i figli non li ha avuti per scelta, per responsabilità, per sano egoismo o per infertilità.
Fino a 600 euro in meno per chi ha otto figli.  Solo 200 per gli altri a zero figli, indipendentemente dal reddito, magari basso.
L’utero intonso è un lusso come il posto barca a Capri. Sapevatelo.

Rivisto e corretto, atto 3 – Ultima notte di ritocchi, modifiche alla Camera

15 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Informazione

Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.

La notizia è questa.

Niente liberalizzazione per le licenze dei taxi
Il governo presenta i suoi emendamenti. Nel pomeriggio il premier Monti interviene nelle commissioni di Montecitorio

MILANO – Sono arrivati alla Camera gli emendamenti del governo alla manovra economica. Tra le novità più attese, le modifiche sulla riforma pensionistica, quelle relative ai costi della politica e quelle sulle liberalizzazioni, di cui è stato deciso uno slittamento. Una delle norme che più avevano fatto discutere, in questo contesto, era una possibile apertura del mercato per i taxi, per i quali in base ad una parte del precedente testo sarebbe venuto meno il vincolo territoriale, ovvero sarebbe stato possibile per ogni detentore di licenza lavorare anche in città diverse dalla propria. I conducenti delle auto bianche avevano subito preso posizione e organizzato mobilitazioni. Oggi l’esecutivo corregge il tiro e in un emendamento precisa che «il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea» è escluso «dall’ambito di applicazione» della disciplina prevista dalla manovra in tema di liberalizzazione delle attività economiche.

(…)

PENSIONI E IMU – Non sono invece ancora stati presentati gli emendamenti più attesi, quelli su Imu e pensioni. I relatori nelle Commissioni Bilancio e Finanze e il governo, dopo una giornata d’attesa, rinfocolata anche dalle dichiarazioni del ministro del Lavoro Elsa Fornero («Le novità sulle pensioni stanno arrivando») si sono presi una nottata di riflessione e di lavoro per mettere a punto le proposte e depositarle in mattinata alle Commissioni. L’iniziale deadline delle 8,30 è stata rimandata alle 10, ma ancora non sono trapelate indiscrezioni.

(…)

LE PARTI SOCIALI – I sindacati per ora si mostrano cauti: il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, apprezza le dichiarazioni del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sulle possibili modifiche del blocco delle indicizzazioni delle pensioni oltre due volte il minimo. «Quando avremo le modifiche, le apprezzeremo. Speriamo siano congrue. Chiediamo però ci sia anche la modifica sull’Ici sulla prima casa». Il leader della Cgil, Susanna Camusso, torna a puntualizzare che sui patrimoni non c’è stata certo la stessa attenzione che sulle pensioni e l’Ici, e il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, sottolinea più genericamente: «oltre all’Italia bisogna salvare gli italiani». La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, non entra nel merito, incita a fare presto, ma sottolinea ai sindacati in sciopero: «bisogna tener conto che qui o ci salviamo tutti o non si salva nessuno». (con fonte Ansa)

13 dicembre 2011 | 10:45

fonte

Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi. Le parti “tradotte” sono in corsivo.

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Il Salva Italia di Monti e L’utilità marginale del bene

14 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Quanti lavorano nel campo dei sondaggi sono concordi nell’affermare che il governo Monti può contare ancora su un vastissimo credito popolare, malgrado l’estrema severità della manovra presentata alle Camere per la necessaria approvazione. Da cosa nasce questo consenso apparentemente incomprensibile?
In primo luogo, sotto un profilo che definiremmo sociologico, sembra che giochi a favore del professore bocconiano una sorta di stanchezza democratica, che è un precipitato della cosiddetta seconda repubblica, connotata da un progressivo disancoraggio da solide ed articolate idealità politiche, che travalicavano in molti casi gli stessi interessi di parte per delineare persino paradigmi di vita sociale e personale.

Idealità sostituite per un verso dall’emergere di nuovi valori radicati intorno a figure carismatiche di leader, nei quali identificarsi ingenuamente fino a sentire come propri persino i loro specifici interessi; per altro, nel campo alternativo del bipolarismo si andava destrutturando una visione altra della società con la conseguenza di avviare sostanzialmente una confusa e faticosa rincorsa ai modelli affermatisi nello schieramento opposto. A questo sfilacciamento delle identità dei corpi sociali hanno contribuito la deroga servile ed opportunistica dei media alla funzione di libera informazione e vigile coscienza sociale e, per ultimo, l’adozione di una legge elettorale che ha sancito il definitivo scollamento fra cittadini e loro rappresentanti.

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