La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio
9 gennaio, 2012 di fma
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani
Di questi tempi ci si lagna spesso contro i padroni e anche volentieri. Contro i capitalisti in genere, che mettono il proprio interesse davanti a quello del popolo. Che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e ne fanno quel che gli pare, addirittura li portano in Serbia.
Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile. Che pure ci servirebbe come il pane per cavarci dal terribile impiccio nel quale siamo finiti.
Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.
Non Mi Posso Riconciliare
Dopo la Coca Cola, il Pop Korn e Facebook ecco apparire inevitabile la ”Alternative Dispute Resolution” o conciliazione, mediazione come si dice in italiano.
Anche io sono uno che predilige i discorsi cortesi e le soluzioni ragionevoli lontani dal tifo da stadio, dalle ragioni urlate, ma nonostante ciò rifiuto quello che sta cercando in qualche modo di passare come moderno, aggiornato, di moda e trendy.
Donne:Mutazioni Genetiche XYZ
26 febbraio, 2011 di Marechiaro
Archiviato in latest, Vere Donne
Forse il cromosoma xx del sesso femminile ha subito e continua a subire mutazioni genetiche.
La seconda x, quella determinante per le differenze tra le ” femminucce” e i maschiacci ha perso o ha dovuto perdere nel tempo quelle doti di sensibilità, d’intuizione e di grazia che la contraddistinguono. Ci ritroviamo muscolose per lavori maschili o per allenamenti in palestra che dobbiamo/vogliamo sobbarcarci, a dover fare anche da padri perché i nostri partner latitano e a ricorrere a quei metodi di lotta feroce per la dura sopravvivenza che dalla foresta si è spostata nella vita cittadina e politica e poco importa se al posto di sangue scorrono tracolli economici o scorrette campagne elettorali, il fine è sempre quello: scannare il rivale senza nessuna regola morale.
New York Times: Berlusconi? Portatelo Giù e Castratelo!!
20 febbraio, 2011 di redazione
Archiviato in latest, Oltre il Confine
Il 27 gennaio scorso, il New York Times on line pubblica un articolo su Berlusconi e gli italiani. Più che il pezzo in sé, sono interessanti i commenti dei lettori del giornale i quali ci restituiscono un’idea dell’Italia agghiacciante. Veritiera o meno che sia questa visione del paese, è utile conoscerla.
:
Decadenza e democrazia in Italia
La carriera e la vita personale del primo ministro italiano Silvio Berlusconi hanno suscitato indignazione da quando la sua vita è stata esposta al pubblico. L’ultimo scandalo riguarda alcune conversazioni telefoniche intercettate che lascerebbero pensare che il signor Berlusconi abbia avuto una relazione con Karima el-Mahroug, una ballerina di night club, da quando era minorenne. E’ stata aperta un’inchiesta sull’ipotesi che Berlusconi abbia pagato la signora Mahroug e le altre donne per prestazioni sessuali.
Tuttavia, secondo un recente sondaggio, meno del 50 per cento degli italiani chiedono le sue dimissioni. Il suo futuro politico sembra, almeno per il momento, sicuro. Perché gli italiani – soprattutto le donne – hanno tollerato le buffonate di Berlusconi per così tanto tempo? E’ possibile un punto di svolta per gli italiani?

Nicole Minetti non è una Vittima
1 febbraio, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Appunti Italiani, latest, Meccanica delle Cose, Vere Donne, Veri Uomini
Fra gente civile il genere sessuale, come il colore della pelle, non dovrebbe rappresentare un fattore di discriminazione. Questo nella teoria, ovviamente, perché nella pratica è tutta un’altra cosa. Il colore della pelle conta e conta molto in un paese come il nostro dove già l’accento sbagliato, in certe regioni, scatena il pregiudizio. Le donne, aldilà della presa in giro delle quote rosa, sono vittime di discriminazione in politica, sul lavoro e, in generale, tutte le volte che aspettano un bambino o fanno il loro dovere di madri.
Tutto questo, come premesso, è incivile, ma non può servire per giustificare l’utilizzo del colore della pelle o del genere sessuale come attenuante. Mi spiego: se una persona è inaffidabile, disonesta o violenta, rimane inaffidabile, disonesta o violenta anche se è di colore. Cercare attenuanti per chi si comporta male ed appartiene ad un’etnia sfortunata, è un atteggiamento di colonialismo paternalista e ipocrita.
Italiani, la Ricreazione è Finita
17 gennaio, 2011 di fma
Archiviato in Appunti Italiani, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, latest, Storia e Memoria
Se un costume prende piede, anche e soprattutto quand’è negativo, bisognerebbe prenderne atto e domandarsi come sia potuto accadere, piuttosto che lamentarsene.
Un vezzo, quello di lamentarsi, che ha sempre goduto e gode tuttora di larga fortuna nel nostro paese. Una larga parte di italiani, stranamente più tra il ceto medio che tra i poveracci, che pure ne avrebbero più motivi, è convinta d’essere costretta a vivere tra degli zotici che pensano solo al proprio interesse; l’altra parte tra degli scansafatiche buoni solo ad avanzare diritti. Non è raro sentire uno che dice all’altro:
- Te lo dico io, viviamo in mezzo a dei cialtroni. Ogni giorno è peggio.-
Vederli scuotere la testa e salutarsi sollevati, quasi fosse un motivo di conforto.
Ma esiste veramente questo epocale degrado che ci starebbe sommergendo? O piuttosto nel nostro patrimonio culturale non vi è una storica inclinazione a scovare per ogni disincanto una causa e un capro espiatorio altri da sé?
Pomigliano: Bere o Affogare
28 giugno, 2010 di fma
Archiviato in Chiamiamola Economia, Il Lavoro degli Italiani
Ma chi ci crediamo d’essere? Galvani? –
Mia madre mi zittiva così, se m’azzardavo a chiedere qualcosa che secondo lei era fuori dalla nostra portata. Fa conto un paio di scarpe nuove, o un pallone da calcio.
Erano gli anni cinquanta. Galvani era il padrone della cartiera, chiunque avrebbe capito che era irrealistico pretendere ciò che solo lui poteva permettersi.
Anche se a me non pareva giusto: perché lui si e io no? Domandavo stizzito.
Mio padre alzava gli occhi e mi guardava come si guarderebbe un mentecatto. Scuoteva la testa e accendeva la radio.
L’unico che stava dalla mia parte era il nonno, per il quale Galvani era uno sfruttatore della classe operaia, che presto sarebbe stato spazzato via dalla Storia.
Peccato che in casa nostra il suo parere non contasse nulla.
La borsa la teneva la nonna e lui, come diceva mostrando le saccocce rovesciate, non ne aveva mai in tasca più di una lepre nella giacchetta.

Però potevamo andare alla “Casa del Popolo”, se ci faceva piacere. Dove tutti la pensavano come noi. Anche se in quel modo io ci rimettevo le cinquanta lire della mesata. Su questo mia nonna non transigeva, né io mi sentivo di biasimarla. Lei credeva di fare la volontà di Dio e dunque il mio stesso bene; io credevo di fare il mio dovere verso la Storia. Pari e patta.
In quegli anni neppure degli spiriti liberi, quali mio nonno e io, arrivavano a pensare d’aver diritto di mangiare pollo tutti i giorni, o di avere il frigorifero, o il televisore.
Il televisore non ce l’aveva neppure Galvani.
La coscienza di poter aspirare a una vita agiata, agli elettrodomestici e al riscaldamento, nacque un decennio dopo, con l’industrializzazione diffusa. I polli cominciammo a mangiarli quando si trovò il modo d’allevarli in batteria. Una conquista che cambiò la nostra vita, fondata fin allora sulla polenta, da così a così. Mentre per i polli fu una tragedia, posto che quella novità portò la loro speranza di vita dai sei mesi a un mese, poco di più. Mors tua vita mea. Chi ci è passato lo sa, i diritti vanno e vengono, non sono né sacri, né inviolabili. Né tanto meno immutabili ed eterni.
Mio padre lavorava anche al sabato. Malgrado la Costituzione fosse in vigore ormai da una decina d’anni le condizioni di lavoro erano regolate dal r.d.l. n.692 del 1923, che fissava in 8 ore l’orario giornaliero, per sei giorni alla settimana. A cui potevano sommarsi 2 ore di straordinario al giorno, per un massimo di 12 ore alla settimana.
Peccato che non ci fosse abbastanza lavoro, diceva mia madre.
Una disciplina che durerà fino al 1997, quando la legge n.196 recepirà la prassi in essere e porterà la settimana lavorativa a cinque giorni, per un totale di 40 ore, proseguendo la tendenza al miglioramento delle condizioni di lavoro ,in essere da oltre un secolo.
Qualcosa tuttavia dovette cambiare verso la fine del secolo, se nel ‘98 una richiesta di Bertinotti, di ridurre l’orario di lavoro a 35 ore settimanali, fece cadere il governo Prodi.
C’è chi anziché Mercato preferisce chiamarlo Mondo del Lavoro, probabilmente gli stessi che chiamano Operatore Ecologico lo Spazzino, ma a me pare che nella realtà delle cose le condizioni di lavoro, nell’intero pianeta, soggiacciano alle leggi del Mercato. Nel senso che le retribuzioni e i diritti e i doveri dei lavoratori sono oggetto di contrattazione, singola o collettiva, e il risultato è ogni volta il punto di equilibrio attraverso il quale passa la risultante del sistema di forze che rappresenta la realtà economica, locale o nazionale, di quel momento. E siccome le forze mutano nel tempo, muta il punto di equilibrio e mutano le condizioni di vita dei lavoratori, e i loro diritti, tra cui la remunerazione, e i loro doveri.
Ignorarlo, invocando astratti vincoli etici, ai quali dovrebbero subordinarsi le forze animali che muovono i mercati, mi sembra non tanto giusto o sbagliato, quanto irrealistico.
Che ricaduta politica concreta ha sostenere che i diritti non si possono barattare col posto di lavoro, come sosteneva l’altro ieri Rosi Bindi? Oppure che l’accordo con la FIAT non si deve considerare un paradigma, ma un puro accidente, come argomentava Enrico Letta?
L’accordo di Pomigliano, che fissa condizioni assolutamente peggiorative rispetto alle preesistenti, recepisce i nuovi rapporti di forza tra capitale e lavoro quali si sono venuti delineando, nel mezzogiorno d’Italia, nel nostro paese, in Europa, negli ultimi vent’anni. In funzione dei mutamenti che sono avvenuti a livello mondiale dalla caduta del muro in poi.
Che senso ha chiamarlo ricatto? O fingere che non esista?
L’unica cosa concreta che possono fare i lavoratori, in un frangente simile, è di mantenere il proprio posto di lavoro. Perché soltanto continuando a essere lavoratori, e non disoccupati, possono sperare di poter fare qualche cosa, in casa propria e fuori, per mutare in meglio la loro condizione.
Una Diciottenne: “Votare? No Grazie!”
19 marzo, 2010 di Gilda
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Futuro è nei Giovani, latest
Io non voto. Avrei tanto voluto farlo, anche perché aspettavo questa possibilità da diciotto anni, ma evidentemente sono stati bravi a rendermi impossibile farlo. Sono stati molto bravi in questo frangente, perché la voglia di far valere questo mio diritto era molto forte… ma adesso è diventato più forte il disgusto. In realtà non so se si può parlare propriamente di disgusto: se lo fosse davvero, probabilmente il mio voto andrebbe a qualcuno. Si tratta più di indifferenza, delusione, stanchezza.
E’ triste che questa stanchezza arrivi così presto, prima ancora di aver ottenuto il mio diritto di cittadina. Vi chiederete dove andremo a finire, se a questa giovane età le persone si sono già stufate, già disilluse, già rammaricate. Forse qualcuno mi appellerà come una di quelle tante persone a cui non gliene frega niente, che non vogliono scegliere. La mia, invece, è proprio una scelta: la scelta di non scegliere.
Il Voto non è un Diritto per Tutti
2 marzo, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Democrazia e Diritti, latest
Fra il 1958 ed il 1959, Robert A. Heinlein, uno scrittore di fantascienza molto noto agli appassionati, scrive Starship Troopers(1). Robert A. Heinlein è già uno scrittore affermato e di successo, Starship Troopers è una cosiddetta juvenile novel(2), un genere letterario di grande successo perché si rivolge ai ragazzi, grandi appassionati di fantascienza. La trama del romanzo è semplice, tipica del periodo. La Terra è in guerra contro i Ragni, un popolo di alieni di conformazione aracnide, ma con una strutturazione sociale simile a quella delle termiti(3), la classica trasposizione metaforica del conflitto USA-URSS che tanto successo ebbe in quegli anni.
Eppure, la Scribner, la casa editrice presso la quale Heinlein è da tempo accreditato, rifiuta la pubblicazione del romanzo. Heinlein se la prende a male. Da allora in poi non pubblicherà più nulla per la Scribner e Starship Troopers uscirà a puntate su The Magazine of Fantasy & Science Fiction(4).
vote '08 by ~ur-naked-im-naked
In effetti, il breve romanzo è caratterizzato da una vena militarista probabilmente eccessiva anche per l’America di quegli anni, ma l’aspetto più politicamente scorretto del romanzo è la questione relativa ai diritti civili.
Nella società terrestre di Starship Troopers il mondo è unificato sotto un unico governo, la nazionalità rimane un retaggio esclusivamente culturale e gli uomini vivono in completa libertà. Non tutti, però, godono del diritto di voto. Per ottenere i diritti politici, un cittadino deve svolgere il servizio militare la cui ferma minima è di due anni. Il reclutamento è fortemente scoraggiato e l’unico ed esclusivo vantaggio che deriva dall’uniforme è quello di poter votare una volta congedati.
NoteFine delle Note
Il Dovere e il Coraggio
23 maggio, 2008 di peppemanga
Archiviato in Storia e Memoria, Veri Uomini
23 maggio 2008
Oggi io non sento il boato scatenato sedici anni fa da cinque quintali di tritolo sull’autostrada Palermo – Capaci. Ma sento ancora fortissima la forza dell’esempio che ci ha lasciato Giovanni Falcone.
Significa che la mafia ha perso. Ha ucciso un uomo. Ne ha uccisi tanti altri. Ma non è ancora riuscita ad uccidere un’idea.
Falcone fu il primo a smascherare veramente i meccanismi di Cosa Nostra. Nel 1983 fu uno degli ideatori e dei membri del “pool antimafia” che portò al grande maxiprocesso del 1987. Fu costretto a vivere sotto scorta dal 1985 in poi, rinunciando anche alla propria vita privata per portare a termine il proprio lavoro, per il profondo senso del dovere che sentiva e per l’amore per la Sicilia. Falcone fu ucciso il 23 maggio del 1992 alle ore 17.58.

