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Risparmi: Strategie di difesa in tempo di crisi. Intervista a “Il Grande Bluff”

24 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia

Proseguendo i miei incontri virtuali con i top blogger economici, sono lieta di presentarvi questa conversazione con Stefano Bassi, blogger de “Il Grande Bluff”, che ho iniziato a seguire da qualche tempo e che è sempre sulla notizia, anche attraverso il suo seguitissimo twitter. Si parla di crisi ovviamente, e soprattutto dei suoi effetti sui nostri risparmi e di come difendersene. Buona lettura.
Nel profilo che troviamo sul tuo blog “Il Grande Bluff” ti definisci un ex trader, attualmente top-blogger economico-finanziario-esistenzialista. Ci spieghi meglio il tuo percorso?

Ho fatto un po’ di tutto. Prima ho lavorato all’Università, ho fatto l’imprenditore informatico e web, poi ho fondato nel 2000 Borsarumors, diventata la seconda community italiana per utenti dopo finanzaonline, basata su un gruppo dei migliori traders italiani. Ho fatto il trader con successo per svariati anni e poi ho incominciato a fare il blogger e l’ho trasformato in un mestiere.
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Spread Europei, Cambi e Indici di Borsa

23 novembre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia

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Unica sul web italiano, questa pagina offre in un unico colpo d’occhio una serie di indicatori fondamentali per valutare lo stato reale della crisi economica finanziaria europea. Con un ritardo massimo di 30 minuti vi offriamo:

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L’indice della borsa di Milano, l’indice della borsa di Londra,l’indice della borsa di Francoforte, l’indice della borsa di Parigi, l’indice della borsa di New York.
Il cambio euro/franco svizzero, il cambio euro/dollaro.
Lo spread Italia Germania (BTP/Bund), lo spread Spagna Germania (spread Bonos/Bund), lo spread Francia Germania (spread OAT/Bund), lo spread Grecia Germania (spread Hellenic Republic bonds/Bund), lo spread Belgio Germania(spread BTB/Bund), lo spread Irlanda Germania (spread Ireland Government Bond/Bund)

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Indici di Borsa

Milano
 Londra
 Francoforte
Parigi
New York
     

Cambio Euro/Franco Svizzero Cambio Euro/Dollaro

EUR/CHF EUR/USD
Ultimo: 1,2114  Ultimo: 1,3286
 Variazione: 1,2064  Variazione: 1,3185
 Ore: 1,2109  Ore: 1,3275

fonte Yahoo Finanza

Spread rendimento su Obbligazioni di Stato decennali rispetto ai Bund tedeschi
spread Italia Germania (BTP/Bund), spread Spagna Germania (spread Bonos/Bund), spread Francia Germania (spread OAT/Bund), spread Grecia Germania (spread Hellenic Republic bonds/Bund), spread Belgio Germania(spread BTB/Bund), spread Irlanda Germania (spread Ireland Government Bond/Bund)

Italia

Spagna

Francia

VALUE: 3.704   VALUE: 339.745    VALUE: 1.010
  6.860% 7.459%   15.324%
Grecia

Belgio

Irlanda

VALUE: 31.000 VALUE: 1.671 VALUE: 630.165
1.291% 8.488% 1.791%

Fonte Bloomberg

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Eurodeliri

30 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Strange Days

Si, certo nonno, l’euro non ha convinto nessuno. Nemmeno quei bottegai che, quando fu introdotto definitivamente al posto della lira nel 2002, poterono raddoppiare i prezzi impunemente creandosi il cambio di comodo 1 euro=1000 lire, tanto il tuo governo li avrebbe lasciati fare.
Lo so, lo so. I bottegai ci provarono in tutta Europa a fare lo stesso giochetto – perfino i rigorosi prussiani – ma altrove, nei paesi seri, trovarono dall’altra parte sistemi di controllo in grado di scoraggiarne le furbate.
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Non ci sono più gli amerikani di una volta

14 settembre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Giovanni Galloni e Corrado Guerzoni sostengono che, nel corso di una visita negli Stati Uniti nel 1974, il ministro degli esteri Aldo Moro ebbe uno scambio molto duro con Henry Kissinger, il quale arrivò a minacciarlo di gravi conseguenze personali se avesse perseguito nell’intento di aprire ai comunisti.
Secondo i collaboratori di Moro la frase fu di questo tenore: “Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente. Qui, o lei smette di fare questa cosa, o lei la pagherà cara. Veda lei come la vuole intendere”.
Come è finito Moro, di lì a quattro anni, lo sappiamo. Forse Kissinger portava solo sfiga, chissà.
Ora, io comprendo la situazione. A differenza di Moro – e la buonanima mi perdoni per l’accostamento blasfemo – il vecchio godzilla in fondotinta e cipria ci ha salvato dal comunismo e per questo ha accumulato migliaia di punti-fedeltà atlantici. Tanti da ottenere il massimo premio: il culo di una sessantina di milioni di italiani da sverginare a piacimento.
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La crisi è solo una scusa

Ha ragione Giulietto Chiesa. Questa è una guerra dichiarata dal potere finanziario al mondo intero, voluta da chi vorrebbe far pagare le crisi che si susseguono a ripetizione negli ultimi anni ad interi popoli che non ne sono responsabili. E’ una guerra iniziata non meno di dieci anni fa, visto che il grande pretesto, la nuova Pearl Harbor dell’11 settembre servì per mettere una bella pezza al possibile botto finanziario americano previsto già nel 2001. Seguirono le varie bolle speculative, i noti fatti di Lehman-Brothers e Obama che correva in soccorso ai banchieri a spese del contribuente americano.
Mi sorge una domanda a questo punto: e se queste stramaledette banche d’affari le avessimo lasciate fallire come meritavano sarebbe stato un male o un bene? In fondo, salvandole, abbiamo stabilito uno sciagurato precedente, e cioè che le manovre speculatorie e terroristiche dolose – perché ci credo poco che siano errori di valutazione, quella è gente che non sbaglia – delle banche d’affari possono essere ripianate con i soldi pubblici, cioè a spese dei cittadini. Con il senno di poi questo salvataggio statalista dell’interesse privato appare sempre più una sciagura. A meno che non fosse parte del big plan.

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Todos Indignados

23 maggio, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, latest, Oltre il Confine

Secondo l’Asian Development Bank nel 2050 il Pil asiatico raggiungerà la cifra di 148 trilioni di dollari, pari al 51% del prodotto planetario, in Asia si concentrerà la metà del commercio e degli investimenti globali. Sempre quell’anno il Pil pro-capite sarà di 38.600 dollari, duemila in più della media del resto del mondo. Entro la metà di questo secolo circa tre miliardi di asiatici godranno di un tenore di vita più alto. (1)
E per l’immediato? Per il 2015 si prevede che il costo del lavoro in Cina sarà pari al 17% di quello negli Stati Uniti: nel 2000 era del 2%. Le conseguenze saranno un incremento dei consumi interni e un decremento della quota di produzione destinata all’export, che produrranno a loro volta un’impennata dei prezzi delle merci sui mercati internazionali, che porterà inflazione laddove non sarà compensata da un corrispondente aumento di produttività.
Già oggi alcune multinazionali prevedono di spostare la propria produzione dalla Cina nei paesi limitrofi. Addirittura un ritorno negli USA, per i quali sono previsti un robusto incremento della produttività e una significativa svalutazione del dollaro rispetto allo yuan.

Per l’Europa nessuno prevede aumenti di produttività significativi, salvo che per la Germania. Dunque i capitali continueranno ad andarsene dalla maggior parte dei paesi d’Europa, con l’effetto di ridurre ulteriormente i posti di lavoro.
La cosa non piacerà ai lavoratori, che protesteranno.

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Note
  1. fonte []
Fine delle Note

Crisi: Quanto Durerà Ancora Questo Sistema?

16 novembre, 2010 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, latest

La crisi è finita, anzi non c’è mai stata, ma l’abbiamo superata meglio degli altri. Questo è il motto berlusconianao e tremontiano che ormai passerà alla storia. In realtà tutto il mondo sta galleggiando nel
liquido melmoso fra crolli e timide riprese del mercato borsistico e del crollo dell’occupazione. tanto che è ormai certo, che se ripresa ci sarà, questa sarà accompagnata sicuramente da una non altrettanta
ripresa dell’occupazione. Cioè più produzione, ma più precarietà e aleatorietà della vita delle persone. Non è una bella prospettiva! Quello che ora più preoccupa e che si prevede che questa crisi sarà lunga e che ci presenterà ancora delle sorprese.

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Finanziamenti Pubblici e Fallimenti Privati: Il Caso Sat Spa

SAT S.p.A., nonostante l’elevata professionalità e specializzazione dei suoi dipendenti e i grandi investimenti in attrezzature, macchinari e impianti, è stata posta in liquidazione nel gennaio 2009. Alcuni dei più importanti mezzi di produzione, sono stati finanziati con soldi pubblici per lo svolgimento di attività produttive in Italia, e non certo per una vendita “fallimentare” in favore di una successiva delocalizzazione in paesi esteri.

I 160 lavoratori di SAT S.p.A. rischiano la mobilità.

Molte promesse hanno alimentato le aspettative dei lavoratori, che forse, senza false illusioni, avrebbero potuto concentrare le proprie energie verso azioni, anche legali, volte ad evitare la chiusura di un’azienda che è stata animata per anni da un vero spirito imprenditoriale, lontano dall’ottica della speculazione che ha generato la grande crisi economica in Italia.

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Kish Mostly Free Zone

15 aprile, 2008 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Democrazia e Diritti

Due mesi fa è passata in sordina una notizia. Direi anzi che la cosa è stata totalmente ignorata: il 17 febbraio la borsa di Kish è entrata in funzione.

Chi ha seguito le vicende della tormentata borsa iraniana del petrolio (gli inizi si ebbero nel 2006) ricorderà come queste, nei pochi canali in cui vennero discusse, erano viste come l’avvisaglia del declino USA. C’è da dire anche che il 2006 degli Stati Uniti non fu un bel periodo: la guerra in medioriente stava andando un disastro, la crisi immobiliare iniziava a fare i suoi danni, l’Euro diventava sempre più pericoloso verso il Dollaro ma soprattutto non c’erano nemmeno un Keynes o un Roosvelt nei paraggi.

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Cavi Sottomarini: Caso, coincidenza, prova

11 febbraio, 2008 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Oltre il Confine

Circa il 70% della superficie terrestre è coperta dall’acqua; va da sé che sott’acqua avvengano tante cose, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Per esempio, sapevate che il 90% del traffico telematico intercontinentale passa attraverso cavi posati sul fondo marino? Già mi immagino i fondali ricoperti da una selva di cavi intrecciati in cui i pesci cercano a fatica un varco per procurarsi il cibo, ma per fortuna (dei pesci) stiamo parlando solo delle cosiddette “dorsali”, cioè i cavi principali; come il tronco di un grosso albero, che poi si ramifica e si distende per coprire il terreno con la sua ombra. Internet, la telefonia e tanti altri servizi esistono anche grazie a questi cavi. Anche questo articolo probabilmente è passato su questi cavi.

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Caffè amaro del 09/11/07 – Caro Record

9 novembre, 2007 di  
Archiviato in Caffè Amaro

coffee1.jpgCorrono i prezzi del petrolio verso i 100 dollari al barile. Ascolto queste notizie con un vago disinteresse. L’economia mi è ostica, incomprensibile. Immagino questi grossi barili pieni di petrolio denso e appiccicoso mentre vengono battuti all’asta nelle pubbliche piazze dei mercati (azionari). Altre volte si parla del “costo del denaro”. Mi sembra che non possa significare nulla di sensato. Come dire l’odore del profumo, il caldo del calore, il vento dell’aria. E’ dire tutto e niente.
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