Tiziano Ferro o della Semplicità
6 gennaio, 2012 di Daniela Tuscano
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Adesso è la consacrazione. Sempre piaciuto a tutti, amato da tutti, persino simpatico, umile, irresistibile con quel sorriso largo e comunicativo. “Bono”, anche. Questione di gusti. Non è il mio tipo, forse ha il naso troppo corto, non è eccessivamente alto, tende alla pinguedine. Ma chissà, un domani questi difetti potrebbero rivelarsi un pregio, rendere il suo aspetto più intenso. E poi si porta dietro, diciamo che ora sfoggia con un certo vezzo, quell’aria provinciale che presto entrerà, è già entrata, nella leggenda. Tutto normale e prevedibile. “Semplice”, direbbe lui, col lampo sornione negli occhi di chi sa che “tutto“, in realtà, è terribilmente complicato. Perché appartiene alla vita, è la vita stessa; forse la parte più interessante dello speciale a lui dedicato, del tre gennaio su Raidue, è stato proprio l’accenno alla felicità e alla possibilità di cantarla restando ispirati.
Quali Valori?
30 agosto, 2010 di fma
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane
Il governo francese ha deciso in questi giorni un piano di espulsioni e di rimpatri riguardante le comunità rom illegali. Secondo il ministro dell’Immigrazione, Eric Besson, entro agosto saranno rimpatriati forzatamente 850 rom.
Sulla questione è intervenuto Benedetto XVI, sostenendo, in francese ove vi fossero dubbi sul destinatario, che:
« … tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza. È questo anche un invito a saper accogliere le legittime diversità umane, seguendo Gesù venuto a riunire gli uomini di ogni nazione e di ogni lingua», invitando i francesi a «educare i giovani alla fraternità universale».
Scoop: Il Finale di Lost Anche su MenteCritica
6 maggio, 2010 di dellefragilicose
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Se sei arrivato su questa pagina perché non riesci ad accedere per vedere il post originale di MacchiaNera a causa , ma riesci tranquillamente ad accedere a del Corriere dove c’è testualmente scritto che nei prossimi mesi corri il rischio di ritrovarti il Fuoco Greco sotto il culo e il bancomat tirerà fuori solo un bigliettino con scritto: Non hai vinto, ritenta, allora meriti di conoscere il finale di Lost in anticipo su tutti:

Jack riceve un messaggio dal suo ospedale che gli comunica l’avvenuta esternalizzazione del suo reparto. Passerà in una S.r.L. in attesa della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà.
Locke si ritroverà licenziato a cinquantatré anni senza nessuna prospettiva di ricollocazione e sarà talmente incazzato che gli uscirà il fumo nero dal culo.
Kate non troverà mai un lavoro dove il capo non voglia toccarle culo e tette.
Sawyer diventerà un camorrista e girerà per negozi a chiedere il pizzo.
Benjamin Linus si metterà a fare il caporale per gli extracomunitari che raccolgono le pummarole in provincia di Caserta.
A Sayid non rinnoveranno il permesso di soggiorno e sarà costretto a faticare a nero per una ditta di costruzioni a venti euro al giorno per 12 ore di lavoro. Senza caschetto.
Jin e Sun diventeranno due bambole con gli occhi a mandorla e con i nomi ridicoli per le figlie delle signore pernacchie che non adotterebbero mai un bambino nero, ma vogliono far vedere che le loro bimbe amano la diversità.
Hugo parteciperà all’isola dei famosi dicendo di voler perdere peso, poi si bisticcerà con Antonella Elia e finiranno a tirarsi i capelli.
Jacob aprirà un bar dove si può anche giocare al lotto, alle scommesse e ai videopoker. Si farà un sacco di soldi, si comprerà una villetta a Varcaturo, nel giardino metterà un cane feroce e si guarderà i mondiali sul suo plasma da 55 pollici bevendo birra e facendo i rutti.
Realtà sociale, Porta Palazzo (Torino): Lega e Sinistra, Visioni Diverse
3 maggio, 2010 di eppursimuove
Archiviato in Appunti Italiani, latest, Meccanica delle Cose
Ieri sera ho fatto per un attimo zapping e sono finita su La7 mentre a Tetris mostravano un servizio sul rapporto Lega-Piemonte. Scorrevano le immagini di un leghista che accompagnava alle urne due anziani e di Borghezio a Porta Palazzo. Finito il servizio, in studio la parola è andata a Niki Vendola che ha manifestato la sua angoscia rispetto a ciò che aveva visto e sentito. Io, invece, seppure non angosciata ho ripreso atto nuovamente della distanza abissale tra politici di sinistra e realtà del paese. Evidentemente, è una realtà che non interessa e/o della quale in troppi, in quella fantomatica zona politica, non sono in grado di comprendere.
Infatti, vi sono politici di sinistra – e Vendola mi pare storicamente e ideologicamente uno di questi – che vedono la vita quotidiana, la realtà di quartieri, case, scuole, in modo completamente diverso da come la vede una parte della gente che ci vive. La domanda è: Vendola, dove e come vive? E’ mai stato a Porta Palazzo? Trova che abbia una conformazione civile, gradevole. Che sia a misura d’uomo?

L’errore sarebbe quello di ridurre la questione agli immigrati. L’errore è quello di non capire come sono visti gli immigrati. Come gran parte della gente che vive in zone popolari li percepisca come quelli a cui “spetta tutto al posto di noi italiani”.
Porta Palazzo non è certo mai stata una zona gradevole e civile, ma, rispetto ad anni fa, l’ho rivista (non in tv) e l’ho trovata “inquietante”. Non che Milano sia priva di zone di questo tipo. Certo. Perché il punto della questione, impossibile da comprendere a certa sinistra, è che sia Milano sia Torino hanno zone abbandonate al senso del vivere insieme nella diversità, a misura d’uomo. Il quartiere, una parte del quartiere, nasce e cresce brutto. Contro la persona. Poi arrivano gli immigrati che, piaccia o no a Vendola ed altri di sinistra, l’abbruttiscono ulteriormente. Perché non sono particolarmente “attratti”, giusto per fare un esempio, dall’”idea” del senso della pulizia. Ovviamente, non bisogna generalizzare. E gli italiani, del resto, sono un esempio di inciviltà planetaria. Cresce sempre più, quel che è peggio nei giovani e non certo per loro totale responsabilità, la mancanza di senso civico, di rispetto per il bene collettivo.
Gli immigrati si sono “inseriti” in questo contesto e hanno dato il loro contributo. Per peggiorare ulteriormente le condizioni ambientali. Intendiamoci: non è una regola. Ma una realtà facilmente rilevabile soprattutto nei grandi centri urbani. A Bari non sarà così. Manco a Lecce o Gallipoli. Ma a Milano e Torino è così.
Io non sono rimasta inquietata o angosciata nel vedere un’anziana grata ad un leghista che l’accompagnava al seggio a votare. E non mi sono neppure irritata per quella donna che si è rivolta a Borghezio dicendo: questo devo vedere quando apro la finestra.
Non so se a Porta Palazzo si commettano reati in pieno giorno, oppure la signora fosse solo infastidita dall’insieme, dai colori, dagli odori, dalla confusione. Se anche fosse solo. Se proprio fosse così…
Bisognerebbe cercare di capire e spiegare alla signora e a tutti coloro che la “pensano” come lei che ci sono persone che hanno mentalità e abitudini diverse. Ma bisognerebbe che qualcuno spiegasse agli immigrati che una via, un quartiere non è un perenne bazar né, tanto meno, una discarica.
Vi sembra razzismo questo?
Detto questo. Mesi fa sono stata alla Fiera dell’Artigianato che da qualche anno di svolge a Milano. Ci sono andata sia in un giorno festivo sia in un giorno feriale. Sapete quali erano gli stand più affollati? Quelli dei paesi africani e anche di alcuni paesi asiatici. Capito?
L’odore che c’era in quei padiglioni non era quello di certe vie di Milano e immagino, anche, Torino. Ma non c’era certo profumo di violetta. Eppure, erano stracolmi. Anche nei giorni feriali. Tutti a guardare, cercare, i loro prodotti. Di qualsiasi tipo. Per due motivi: più originali rispetto a certo artigianato italiano e, soprattutto, a costi inferiori.

E’ semplice. Le città, le strade, le case dovrebbero essere questo: un padiglione di una fiera dove si incontrano persone con teste, modi di porsi, abitudini diverse, ma con una sensibilità comune: conoscere le rispettive differenze, apprezzarle, valorizzarle. Nel rispetto della legalità ma, anche, nel rispetto delle idee, degli usi altrui. Cosicché, quando una persona si affaccia alla finestra, possa vedere un universo legale, colorato, armonioso, rispettoso e si senta a suo agio.
Tutto ciò non si realizza in un giorno. Ma in anni. Solo che, se non si inizia, non si arriverà mai a realizzare un insieme comune. Né, ci si arriverà se l’unico sentimento di alcuni politici è il rigetto all’immagini e all’ascolto di gente che, in prevalenza, non è razzista. E’ che non ha la visione di Vendola. Non vive, in senso fisico, come Vendola. E la sinistra non è stata capace e continua a non essere in grado di capire, se si tratti esclusivamente di ignoranza, pregiudizio o, forse, peggio ancora. Credo che sia solo una questione di questo tipo e non anche un reale disagio, una rabbia, una delusione motivata. Perché una grandissima parte di italiani non è razzista. E’ che non ha la visione di Vendola. Non vive come Vendola.
La Lega non è la risposta a quella signora che apre la finestra su Porta Palazzo o agli anziani che devono andare al seggio. Questo è il nostro principale problema: che non può essere una certa concezione leghista ma neppure la sinistra astratta e immersa in un’ideologia fiabesca che si limita a dire: ci vuole integrazione.
Come, dove, quando e in che modo?
Quanto Vorrei non Essere Fuori dal Mondo
2 novembre, 2008 di Carmine F.
Archiviato in Caffè Amaro, Diritto di Replica, La diversa Opinione
Da qualche tempo ho una strana sensazione. Più che strana direi paranoica. Non me la spiego, non riesco proprio a capire da cosa possa essere determinata. Eppure c’è. E’ la sensazione di chi sente tagliato fuori dalla vita vissuta, di chi sente estromesso perché in qualche maniera diverso.

