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I Notai Sono Parassiti

27 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani

SRL SEMPLIFICATA, PROBLEMA GIURIDICO DI ORDINE PUBBLICO DISPONIBILITÀ VERSO IL GOVERNO A PROPORRE MODIFICHE TECNICHE

Roma, 25 gennaio 2012 – Il notariato davanti a riforme che riguardano la categoria non ha alzato barricate, avendo con largo anticipo sollecitato e attuato in proprio interventi poi richiesti dagli ultimi provvedimenti governativi in materia di accesso, giovani, assicurazione, praticantato, organo disciplinare di giudizio esterno.
Proseguendo nell’intento di essere di aiuto al Governo e al Paese, segnaliamo le gravi conseguenze giuridiche, sociali e di ordine pubblico che la nuova società semplificata con capitale minimo a un euro, fuori dalla ordinaria procedura di controllo notarile di legittimità, può causare.
E’ di tutta evidenza, infatti, che i controlli preventivi notarili in materia di identità, rappresentanza, oggetto e organizzazione sociale e, più in generale, di contenuto dei patti, assicurano un insopprimibile ausilio all’applicazione delle normative in materia di antiriciclaggio, evasione fiscale e regolarità, nella finalità di contrasto alle frodi patrimoniali e di identità.
Il controllo e l’affidabilità dei pubblici registri immobiliari e societari, oltre a costituire un valore pubblico per la sicurezza giuridica, costituiscono una fondamentale fonte di informazioni e regole per il corretto e democratico svolgimento dei rapporti sociali ed economici.
Quali pubblici ufficiali esperti del settore, siamo a piena disposizione del Governo e dei suoi obbiettivi per aiutare a creare una normativa specifica che tenga conto delle esigenze nazionali ed internazionali di sicurezza giuridica ed eviti qualunque ricaduta negativa di ordine socio economico per il Paese.
Ufficio Relazioni con i Media- Consiglio Nazionale del Notariato

Dopo i tassisti, che si preoccupano della qualità del servizio e i farmacisti che si preoccupano della salute dei clienti, ecco arrivare i notai che, senti, senti, si preoccupano addirittura dell’ordine pubblico. Me li vedo in piazza, messi da parte codici e pandette, con la panza che spunta dal giubbotto antiproiettile, in pieno assetto antisommossa, con i visi agguerriti e il manganello in mano, pronti a sedare la rivolta a colpi di letture di atti di vendita utilizzati in luogo del gas soporifero.

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La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio

Di questi tempi ci si lagna spesso contro i padroni e anche volentieri. Contro i capitalisti in genere, che mettono il proprio interesse davanti a quello del popolo. Che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e ne fanno quel che gli pare, addirittura li portano in Serbia.
Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile. Che pure ci servirebbe come il pane per cavarci dal terribile impiccio nel quale siamo finiti.
Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.

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Liberalizzazione Taxi: Tassisti Pronti alla Lotta

8 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione

A pallida imitazione dell’eccellente invenzione del nostro Serpiko, vi propongo una personale interpretazione di un’intervista a Loreno Bittarelli capo del sindacato URITAXI(1) letta sul Corriere on Line.

Tassisti pronti alla lotta:«Il governo rispetti gli impegni»

Bittarelli: «Liberalizzare i taxi vuol dire minore concorrenza, peggioramento del lavoro per i tassisti, maggiori costi e peggior servizio per l’utenza. Siamo contrari a ogni forma di liberalizzazione dei taxi perché l’esperienza di altri Paesi dimostra che ovunque si è liberalizzato il servizio, si è puntualmente verificato un accaparramento delle licenze da parte di chi ha maggiori disponibilità di capitali, creando così una sorta di oligopolio che ha condizionato il mercato, e non liberalizzato»
In pratica non è che ci preoccupiamo per i cazzi nostri. Stiamo difendendo i clienti, il liberismo e il mondo occidentale.

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Note
  1. ma che bel nome per un sindacato. In genere le sigle dei sindacati fanno cacare, questa invece … []
Fine delle Note

E’ arrivata la befana

Sembrerebbe che la crisi abbia ristretto tutto, persino la categoria tempo: quest’anno la befana è arrivata con un mese d’anticipo con un bel carico di carbone per i cattivi (soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati) e ricchi doni per i buoni (i più abbienti in genere, a partire dagli evasori). Dalle mie parti si dice: le chiacchiere fanno le chierchie, ma i maccheroni riempiono la pancia (nessuno sa cosa voglia dire esattamente chierchie, ma il concetto resta estremamente chiaro lo stesso).

Ieri sera mi sono ciucciato con l’ingordigia di un affamato bimbo di pochi mesi le copiose chiacchiere di Monti e della sua magnifica, perché magnificata, tecnostruttura, comprese le patetiche lacrimucce della Fornero, una via di mezzo fra libro Cuore e Pinocchio.
Una noia mortale, persino maggiore di quella procurata dai discorsi di fine anno, declinati regolarmente sulla retorica più trita dl Presidente della Repubblica di turno. L’Italia sta per affondare, ecco il decreto salva-Italia. Che l’Italia stesse per affondare lo sapevamo tutti, così come sapevamo che il nostro debito pubblico ammonta a circa 1.900 miliardi di euro e che da 10 anni vivacchiamo nella stagnazione a causa di una crescita pressoché ancorata allo zero.

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La Manovra di Monti: Non Fatevi Infinocchiare

Luca, commentando il mio pezzo dall’elegante e forbito titolo “Monti, si Prepara la Grandissima Figura di M…“, scrive:

Credo che forse hai anticipato un pò, come del resto tutti i media, i commenti alla manovra. Ieri sera sentire parlare Monti mi ha reso orgoglioso (e non lo ero più da 20 anni) di essere italiano. La serietà, la competenza, la sincerità e soprattutto l’onestà di quelle persone mi ha sbalordito… non ci ero abituato ad essere governato da qualcuno che ha a cuore solo gli interessi del suo paese e delle generazioni future, da persone serie e non da buffoni!!!
Poi dal punto di vista tecnico certe scelte possono certamente essere migliorate, ma penso in generale che sia un’ottima manovra, concordo con la riforma delle pensioni, con lo scudo, con la tassa sul “lusso”, con l’IMU… credo che l’equità ci sia e credo che in 17gg era molto difficile fare meglio!!!
Penso inoltre che non è finita qui… i politici si stanno cagando sotto e questo mi fa godere un casino!!!

Probabile. Sono irruento per natura, anche se le mie amiche del cuore pensano che io sia dolcissimo (baci mamma).

Eugenio, invece, commentando il sobrio editorialeMenteCritica Dichiara Guerra a Monti” non può fare a meno di affermare:

A questo punto sarebbe stato meglio il default, almeno di ripartiva da zero. Qui viene tolta la speranza.
Ho seguito in diretta la presentazione dei provvedimenti sperando di trovare qualcosa di equo. Vana ed ingenua speranza. Ma quel che e’ peggio e’ che se la “sinistra” vota ‘sta roba, nel 2013 il signor B puo’ passare all’incasso senza neppure fare campagna elettorale. Vergognoso non aumentare l’irpef per i redditi oltre i 70K. Indecorosa la IMU su prima casa.

Bene, bene.

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Democrazia Semplice o Qualificata?

5 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

La democrazia non è un valore in sé, ma un metodo per scegliere le azioni da intraprendere nell’interesse comune. Da questo punto di vista è assolutamente lecito metterla in discussione, chiedersi se sia o meno il metodo migliore per amministrare la cosa pubblica.

Quelli contrari sostengono che se dalla moltitudine che concorre a formare la maggioranza si espungono gli zotici la qualità delle decisioni comuni  ne trae beneficio.

Come si fa a dargli torto? Anche per fare il vino buono, si leva l’uva marcia. Non è neppure un’idea nuova. Il governo dei migliori, scelto dai migliori, gode di sponsor autorevoli dalla notte dei tempi.

Il guaio è che il problema, volendo sostituire la maggioranza di una popolazione così com’è (una testa un voto: Democrazia Semplice), con la maggioranza di una cittadinanza selezionata (votano solo quelli che dimostrano d’esserne degni: Democrazia Qualificata), non riguarda tanto il principio quanto lo strumento per separare gli idonei dagli inadeguati.

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MenteCritica Dichiara Guerra a Monti

3 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Diciamoci la verità, ci eravamo cascati tutti. Compresi quelli come me che dicevano di aver dichiarato guerra all’Italia. Grandi presentazioni, un parterre de roi di lauree, master, incarichi prestigiosi in grandi organizzazioni internazionali, l’eloquio garbato, il loden, le attese ansiose delle persone oneste, le macchine italiane al posto delle tedesche. Poi quasi tre settimane in puro stile democristiano. Incontri con i partititi, i partitini, i gruppuscoli, le scolaresche, le parti sociali, il Papa, la Merkel, Sarkozy, due strani tizi al caffè, mentre tutti aspettavano le “misure impressionanti” tra un misto di timore e di ansia di vedere, finalmente, inculati a sangue quelli che fino ad oggi hanno mangiato, bevuto, ruttato e chiavato alle spalle di un’intera nazione di senza palle.

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Europa in Marcia a Sovranità limitata

2 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Quello che penso del governo Monti e di come è nato l’ho già detto e ad oggi non vedo motivi per rivedere la mia posizione: il precedente governo era la cosa più indecente e vergognosa che potessimo immaginare, ma quello attuale è un governo illegittimo costruito con un colpo di stato. Come se la cosa non fosse già abbastanza grave così, i partiti italiani presenti in Parlamento (con la sola eccezione della Lega a caccia di un recupero di consensi) hanno fatto ponti d’oro a questa operazione, spacciandola per un alto senso di responsabilità da parte loro, necessario per il bene dell’Italia.
Cazzate!
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Monti è alle Porte

11 novembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Per fare della buona Politica non basta rispettare le regole della Democrazia, allora sarebbero buoni tutti, perfino Bondi, Gasparri e La Russa. La Politica si misura da come amministra le risorse comuni, da come le distribuisce tra i cittadini, tra l’immediato e il futuro.
Detta così sembra facile. Non si tratta alla fine, detratte le spese per il funzionamento della macchina dello stato, corruzione compresa, che di ripartire i soldi delle tasse tra presente e futuro, tra consumo e investimento. Una parte per l’immediato, sotto forma di diritti, di servizi e di benefit, per migliorare la qualità della vita dei cittadini (un po’ di più per la propria parte, abbastanza per alimentare il consenso necessario a conservare il potere); quel che resta, da investire in progetti di lungo periodo, per migliorare il paese, a vantaggio delle generazioni future.
Sono proprio quel po’ di più per la propria parte e quell’abbastanza per alimentare il consenso, le cose che fanno la differenza tra una Politica buona e una cattiva.

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La Politica, l’Economia e la Finanza, per non parlare dell’Etica.

7 novembre, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Meccanica delle Cose

Politica, Economia e Finanza non sono la stessa cosa, ma questo non vuol dire che non stiano bene insieme, o che si possa fare a meno dell’una o dell’altra. Un po’ come per cuore, fegato e polmoni, che fanno ciascuno un lavoro diverso, ma tutti ugualmente necessari al benessere e alla sopravvivenza dell’organismo.
Parlando dell’organismo fisico a nessuno viene in mente di sostenere la primazia di un organo su un altro. Ma non è sempre stato così, una volta si pensava che il cuore fosse la sede dell’anima e il cervello un semplice radiatore per raffreddare il sangue. La metafisica aiuta a dare un senso alla vita, ma può portare fuori strada. Così, trattando delle varie componenti dell’organismo sociale, molti continuano a parlare del primato di questa su quella. Mentre anche qui, forse, si tratta soltanto di una questione di ruoli.

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Fascismo 2.0

Diciamolo senza ipocrisia: il fascismo che l’Italia ha vissuto tra le due guerre, quello degli anni 20 e 30, quello di Mussolini, era onesto. Non buono, non accettabile, ma onesto. Era violento, prevaricante, antidemocratico, spregevole; ma si presentava con la sua faccia, non si nascondeva, non aveva paura di farsi vedere per ciò che era, non era ipocrita. E lo si doveva accettare in maniera totale, senza eccezioni, facendo dell’obbedienza cieca una virtù.
Per chi si opponeva, o anche solo pretendeva di ragionare con la sua testa, erano cavoli amari, e tanti ci hanno anche sacrificato la propria vita. Ma erano consapevoli, perché sapevano esattamente cosa avevano di fronte.
Oggi no, oggi abbiamo la democrazia e tutto questo non esiste più; abbiamo le libertà costituzionali e possiamo tranquillamente pensare, dire e fare quello che vogliamo. Con qualche limitazione ovviamente, che l’esercizio della propria libertà richiede necessariamente il rispetto della libertà altrui. Così per esempio si può contestare il governo ma non il potere finanziario a cui il governo fa da cameriere, perché il governo si può cambiare senza problemi ma lo stesso non si può dire dei suoi manovratori.

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Avete bisogno di una piattaforma?

Quello degli ‘indignados’ mi pare un movimento confuso, che avrebbe bisogno di una piattaforma seria. Ci vuole un po’ di cautela e spero che domani non sia esposto a provocazioni”. (Pierluigi Bersani, ieri 14 ottobre)

“In queste ore stanno avvenendo violenze e devastazioni inaccettabili. I provocatori che hanno voluto inscenare una vera e propria guerriglia urbana colpiscono al cuore le ragioni di un movimento che in tutto il mondo vuole esprimere liberamente un disagio ed una critica all’attuale assetto dell’economia mondiale”.
(Pierluigi Bersani, oggi 15 ottobre)
Una piattaforma in mezzo al mare è proprio l’immagine più eloquente dell’isolamento, della straniazione del maggiore partito d’opposizione dalle istanze più attuali dei giovani e degli oppressi, la sua sordità totale all’ascolto del respiro del popolo. E’ pazzesco. Questi rischiano veramente di arrivare che la rivoluzione è già finita.
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Default Italia, Prossima Fermata: Capolinea

14 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Oltre il Confine

Tempo fa Antonio, il padre di un amico, mi raccontò della sua esperienza di leva a fine anni ’70. Come poi ho sperimentato di persona, partire per naja non è esattamente un bel momento. Sei giovane, un po’ spaventato dai racconti sui “nonni”, lasci a casa famiglia, morosa, amici e ti scontri con un mondo rigido, freddo, formale. Col tempo ci s’abitua ma i primi giorni sono difficili, e lo sono in misura direttamente proporzionale alla distanza che la chiamata alle armi interpone tra i propri affetti e la destinazione finale. Egli partì da una cittadina di provincia del Nord per recarsi al Car nel profondo Sud, esattamente a Trapani, ultima fermata del treno che prese con l’azzurrina gentilmente offerta dal Ministero della Difesa. Finchè il treno era in movimento, disse, tutto gli pareva ovattato, lontano, quasi se stesse accompagnando qualcun altro. Ma quando il controllore passò ad annunciare che Trapani sarebbe stata la prossima fermata, avvertì il tuffo al cuore che qualche secondo dopo lesse in fondo agli occhi di tutti i futuri commilitoni sulla stessa carrozza.

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Default Italia, 41 Giorni al Fallimento. Una Tassa sulle Stronzate

30 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Ieri l’altro parlavamo, Galbusera ed io, della libertà d’espressione. Io a difenderla, senza se e senza ma; lui a espormi i suoi dubbi sugli effetti collaterali e sulla liceità di difendercene a nostra volta.

La prende larga, comincia col dire che se Plinio il Vecchio sentì il bisogno di mettere in riga il ciabattino: “Sutor, ne ultra crepidam!”, vuol dire che già allora c’era gente che s’allargava troppo.

I am a talker, dice Alessio Rastani, come se desse una notizia. In realtà è solo l’ultimo dei chiacchieroni.

- Il guaio è che se continuiamo a chiacchierare a ruota libera, con i mezzi di informazione di oggi, rischiamo seriamente di farci male.- dice Galbusera

- Eh! – dico io scuotendo la testa – Se ognuno dovesse parlare solo di ciò che conosce, sai che mortorio!

- Una mano santa per le orecchie, – mi risponde lui, senza alcuna comprensione per il bisogno d’esprimersi che alberga in ciascuno di noi. – un’occasione per capire finalmente quel che ci succede attorno. -

- Ma che male può farti una stronzata? – gli obbietto – Dipende solo da te: se credi a chi ti dice che la fine del mondo sarà il dodici dodici duemiladodici e corri a comprarti un’arca e la traini fino alle pendici del monte la Ararat, oppure …-

- Quel che pensi tu conta poco. – mi punta l’indice contro – Conta quel che pensa la maggioranza: se tutti comprano un’arca e la portano alle pendici del monte Ararat…

- Fuori di metafora?

- Se qualcuno sostiene che Goldman Sachs governa il mondo, oppure che la colpa della crisi è della BCE e del FMI e propone di cancellarli…

- Mica penserai che saranno cancellati per questo?

- No. Ma se qualcuno mette in giro la voce che la colpa della carestia è del vicario di provvigione, sta sicuro che molti ci crederanno. La gente crede sempre a ciò che le conviene. E una volta che ci ha creduto s’indigna moltissimo ove le vengano a dire che dovrà tirare la cinghia. Ma come, strillerà scendendo in piazza, io sì e la Banca Centrale e il Fondo Monetario no? È successo. Succederà di nuovo.

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Italiani Pizza e Spaghi, toglietevi dalle balle

26 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra

Riceviamo e, con un certo divertimento pubblichiamo(1)

L’Italia certo è un bellissimo paese. Pieno di storia, di cultura, di paesi e città meravigliosi, paesaggi naturali splendidi, dai mari ai monti, passando per laghi e colline. Ha un clima principalmente mediterraneo e tutto sommato invidiabile (pensiamo al gelo russo o all’afa dei paesi equatoriali). C’è il sole e il caldo, e c’è la neve e il freddo.

Insomma, ammettiamolo, vivere in Italia non è male. Certo, problemi ce ne sono tanti, ma avendo basi storico/culturali/naturali così buone, gli altri problemi, nelle giuste mani si possono, non dico risolvere tutti, ma una buona parte si.

Sono convinto che a tanti tedeschi, scandinavi, olandesi, belgi piacerebbe vivere in Italia.

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Note
  1. N.d.R L’appello del lettore è stato da noi raccolto addirittura in anticipo quando 3 anni fa abbiamo lanciato la campagna Invadeteci. Stiamo ancora aspettando. Evidentemente i Nord Europei non hanno interesse ad un’operazione di questo tipo. []
Fine delle Note

Default Italia, 57 Giorni al Fallimento: Lingua in Bocca con Pechino

14 settembre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia

Il bollettino europeo di stamattina vede:

La Grecia morta e in piena putrefazione. I gas che ne gonfiano il corpo marcescente promettono il 134% di interesse sui titoli di stato a un anno. Certo, certo. Solo ieri mattina eravamo fermi ad un micragnoso 120%. Magari quando leggerete questo post saremo arrivati al 140%. Scopritelo subito a questo link. La UE dice che la Grecia non andrà in default (forse perché lo è già), quindi corriamo tutti in banca a comprare i BOT alla feta e olive. L’anno prossimo riceveremo indietro i nostri soldi, il 140% di interesse o il 180% a seconda dell’ora a cui li compriamo e, per i maschietti (o le signore interessate), un week end omaggio su un’isoletta delle Egeo a scelta con Mitera Fusi, la giovinetta che allieta il video che segue.

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Meccanica dei Salvacondotti

12 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Strange Days

Periodicamente ritorna la questione del salvacondotto a Silvio Berlusconi. In pratica il patto sarebbe questo: tu ti ritiri dalla politica, noi (io, voi, tutti) ti garantiamo l’impunità e ti promettiamo di non espropriarti i tuoi beni. Se ne parlava più o meno un anno fa, quando, almeno secondo Berlusconi e Tremonti, non c’era la crisi, se ne parla ancora oggi come misura estrema per uscire dall’impasse politica che la crisi la aggrava. Un argomento buono per tutte le stagioni.

Già.  Questa storia del salvacondotto rischia quasi di essere divertente. Quando c’è una transazione, le parti si scambiano qualcosa che possiedono. In questo caso la Repubblica Italiana ha (possiede) il diritto legittimo e riconosciuto a livello internazionale di perseguire chi viola le leggi repubblicane sul suolo metropolitano e di punirlo con la detenzione e con l’esproprio se la legge lo prevede. E Berlusconi cosa offrirebbe in cambio? Le dimissioni da presidente del consiglio dei ministri ed un suo ritiro dalla politica. La domanda che sorge immediata è: quand’è che Berlusconi ha acquistato la titolarità inderogabile al titolo di presidente del consiglio dei ministri?

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