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Default Italia: La Soluzione Zeta

Il bluff Monti è durato poche ore. Quando si gioca a poker è un rischio che si corre, specialmente se al tavolo ci si è fatta fama di coglioni sparaballe.
Ora si rincorrono tutte le interpretazioni possibili: Monti è l’incaricato della BCE per confinare all’Italia il disastro dell’Euro e pagare i debiti dei crucchi con le lacrime e sangue degli italiani, la democrazia è commissariata dalla finanza, se non si paga il debito non succede nulla.
Bene, bene. Anni di cazzate sulle scie chimiche hanno prodotto una forma di inferenza basata sulla dietrologia, sul segreto di Fatima dei poveri, sulla Grande Cospirazione. Proviamo a mettere un attimo da parte le “deduzioni” e guardiamo i fatti.

L’Italia è, per sua scelta, inserita in un sistema capitalista dove il liberismo non è un’opzione, ma un indispensabile strumento. Da vent’anni questa nazione, che riferita all’aspetto economico/finanziario è solo un sistema produttivo, non riesce a migliorare la sua potenzialità produttiva. Se si voleva il socialismo, bisognava mettersi d’accordo con Fidel, non con la Merkel.

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Morire da Stronzi

22 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Quando sarà finita questa storia, quando tutte le carte di questi magistrati che agiscono fuori dalla legge saranno sul tavolo allora si saprà chi ha avuto torto e ragione, allora sarà il momento di dire la verità al Paese e alla stampa internazionale, farò una serie di comunicazioni e mi sto preparando
Silvio Berlusconi 22 settembre 2011

Per quelli che amano un certo tipo di storia, questi giorni hanno il sapore amaro di un deja vu. Da una parte i russi che ormai sono entrati a Berlino e la saccheggiano, (banche declassate, spred BTP-BUND oltre la soglia dei 400 punti che i tecnici associano al fallimento di fatto di una nazione, vero e proprio depauperamento dell’immagine nazionale), dall’altra un leader decaduto e decadente, ancora difeso da generali il cui destino è indissolubilmente a lui legato che rinchiuso nel bunker sotterraneo della cancelleria, muove divisioni fantasma ormai distrutte dal nemico e delira di potentissime armi segrete in grado di mutare l’epilogo della guerra che, ai più, appare inevitabilmente segnato.

Il declino di un popolo o di una nazione può pervenire secondo le più differenti modalità. Si può cedere alla mollezza, abbandonarsi al godere della ricchezza e perdere la spina dorsale, come successe a Roma. Si può uscire dalla storia sommessamente, per pura consunzione, come accadde all’Unione Sovietica. Si può perire sotto il maglio di potenti nemici, perdendo milioni di vite, come accadde a Prussia e Austria nella prima guerra mondiale. Oppure, si può lentamente affogare nel ridicolo, perdere non solo i beni, ma anche la dignità, che in certi casi confina largamente con l’onore e la vita. Si può morire, insomma, da stronzi.

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Il deserto dei Tarantini

21 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

“L’esistenza di Drogo invece si era come fermata. La stessa giornata, con le identiche cose, si era ripetuta centinaia di volte senza fare un passo innanzi. Il fiume del tempo passava sopra la fortezza, screpolava le mura, trascinava in basso polvere e frammenti di pietra, limava gli scalinie le catene, ma su Drogo passava invano; non era ancora riuscito ad agganciarlo nella sua fuga.” 
(Dino Buzzati, “Il deserto dei Tartari”)
Viviamo asserragliati nella fortezza Italia, con viveri ormai razionati, completamente paralizzati nell’attesa di qualcosa, una guerra, una catastrofe, un’invasione, un colpo di gong gigantesco che ci svegli e dia un senso alla nostra esistenza e ci redima all’ultimo istante dal peccato dell’incapacità di reagire a questa tetraplegia mentale che ci impedisce perfino di immaginare una realtà diversa da questo orrore. Paralizzati come nei sogni più angosciosi, con le gambe che vorremmo muovere ma non possiamo.
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Intercettazioni Berlusconi. Che ne dicono le Donne?

18 settembre, 2011 di  
Archiviato in Vere Donne

“Noi siamo messi così, come uomini. Tu, io, poi Carlo Rossella, presidente di Medusa e Fabrizio Del Noce, direttore di Rai1 e responsabile di tutta la fiction Rai. Sono persone che possono far lavorare chi vogliono. Quindi le ragazze hanno l’idea di essere di fronte a uomini che possono decidere del loro destino”.

Lo stralcio della conversazione tra Silvio Berlusconi “premier a tempo perso” e il prosseneta Gianpaolo Tarantini, con cui si spartisce le “patonze” come merce-premio, è rivelatore di quanto da tempo affermiamo: non è questione di sesso, ma di politica. E, ancor prima, di potere.
La prosa berlusconide è d’abitudine sfilacciata, miseranda, greve e pneumaticamente vuota, il vuoto asettico del piazzismo televisivo. Negli ultimi tempi s’è trasformata in gergo e il vuoto asettico ha assunto un odore mefitico e pestoso. E, tuttavia, mantiene intatta la sua espressività, staremmo per dire il suo espressionismo. Nella comunicazione, nulla avviene per caso.

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Tutto e’ al Posto Giusto

26 agosto, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra

Ue supereroe! Questo sfogo si traduce in un’unica parola: INVIDIA! Ricorda che chi ha i soldi la sua cacca non la mangerà mai…ne’ tanto meno porterà i propri figli in un ospedale fatiscente come quello in cui porti i tuoi. Se vuoi continuare a vivere in Italia adeguati al sistema. Altrimenti ci sono tanti paesi al mondo pronti ad ospitare te e tutti i paraculi che hanno scritto BRAVO BRAVO dopo l tuo post! (sèh-sèh!)
Un abbraccio caro collega…in NERO ovviamente! ahahhahahahaah!
giambattista
alteoforti@gmail.com
95.224.29.140

commento a Affogare nella Merda del 28 ottobre 2008

L’universo nel quale viviamo non ama i cambiamenti. Se una cosa è ferma, tende a rimanere ferma. Se si muove, continua a muoversi. Se è spenta, resta spenta. Se brucia, continua a bruciare. Ogni cambiamento di stato richiede un intervento esterno, l’applicazione di una forza, una spesa energetica sulla quale non sono concessi sconti. Alla cosa, che attiene alla geometria dello spazio tempo, si è tentato di dare inutilmente una spiegazione. Per ora, va presa ed accettata per quello che è.

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Default Italia, 95 Giorni al Fallimento: Le Agenzie di Rating Governano il Mondo

Oggi è una bella domenica di sole in gran parte dell’Italia. E’ agosto, le temperature sono alte, la gente è al mare. Bambini che giocano con la sabbia, uomini che sbirciano le tette della vicina di ombrellone cercando di non farsi beccare dalla moglie, donne che si abbrustoliscono al sole per far schiattare le amiche rimaste in città, ragazzi che si baciano per la prima volta scoprendo il tepore delle labbra sapide di mare. Un’estate come tante. Nel frattempo l’orologio non si ferma, continua a ticchettare. Il mondo, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, sta per finire.

Ieri Standard & Poor’s, fra le prime tre agenzie di rating al mondo insieme a Moody’s e Fitch Ratings, ha declassato il debito degli Stati Uniti con un outlook negativo. Il che, in parole povere, vuol dire che i debiti degli Stati Uniti non sono più garantiti allo stesso livello di prima e che, sempre secondo Standard & Poor’s, le cose tendono a peggiorare. Per chi ha voglia di leggere le otto pagine che cambiano il mondo, il documento (in inglese) è qui.

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Il Figlio Matto

14 luglio, 2011 di  
Archiviato in Cazzotti, Cuore di Tenebra, latest, Meccanica delle Cose

Un figlio malato, malato fisicamente di qualunque malattia organica, anche la più inesorabile e devastante, raramente viene respinto dai genitori e lasciato al suo destino. Qualche padre o madre possono decidere di fuggire, di rifiutarsi di accettare una vita di sacrifici da costruire attorno alle esigenze del figlio sfortunato ma è più frequente l’accettazione, fino all’eroismo, del proprio destino.
Tra i casi più estremi di eroismo genitoriale tutti ricordiamo la storia commovente e incredibile della famiglia Oddone, di quei genitori che si reinventarono biologi per scoprire la sostanza che avrebbe potuto alleviare le sofferenze del loro figlio Lorenzo affetto da adrenoleucodistrofia.
Questi genitori agiscono spinti dall’amore e dalla consapevolezza che un figlio malato ha ancora più bisogno di amore e dedizione.
La modernità e un nuovo senso di civiltà dei rapporti umani, dopo averci permesso di piangerne la morte come qualcosa di profondamente ingiusto ed innaturale, ci hanno insegnato che i figli hanno diritto alle cure e all’amore anche e soprattutto se imperfetti o deboli. La Rupe Tarpea ci fa orrore, l’aborto selettivo e le teorie eugenetiche che pretenderebbero di ripulire le razze eliminando gli infelici con il gas sono stigmatizzate culturalmente come disumane ed illegali.

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Esternalizzazioni da non Dimenticare: Intervista ad una Lavoratrice Ex Eutelia

dM: Leggo sul comunicato del 15 febbraio scorso pubblicato su http://www.eulav.net/ che la situazione di AGILE è gravissima. Da quanto tempo lavori senza essere pagata?

F: Da tre mesi… Ci hanno pagato l’ultimo stipendio (novembre) a tranche del 50% a gennaio.

Ieri è stato messo in pagamento il 30% della tredicesima, circa 300 euro. Immagini che l’erogazione dello stipendio diluito e parcellizzato in questo modo non permettono di pianificare neanche la spesa di un mese. In più si va a lavorare con sempre meno entusiasmo, venendo meno il piacere nel fare il proprio lavoro. La comunicazione a livello aziendale è minima, direi inesistente. In alcuni gruppi viene addirittura impedito di andare in ferie, per produrre e non pesare sui bilanci aziendali. Purtroppo in queste situazioni la mente umana gioca brutti scherzi e qualcuno si sente “padrone” delle vite degli altri.

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Novembre

16 febbraio, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Quando accadde era un giorno di novembre. Io ero seduto solo, proprio sugli scogli del molo di levante, quelli che si raggiungono con due chilometri di cammino sul sottile braccio di ferro e cemento che non è terra e non è cielo, ma un mondo a se stante sospeso tra il silenzio della solitudine ed il rombo sordo del mare e del vento.
Il cielo era scuro, perché era mattina presto e dai radi squarci di luce non si poteva capire se sarebbe stata una giornata di sole o di pioggia, ma lì non valeva nemmeno la pena di pensarci perché qualunque sarebbe stato il tempo a terra, in quel punto esatto sarebbe stata comunque una fredda giornata di mare.
Ero lì perché quando era cominciata la guerra ero scappato lontano di casa per proteggere la mia famiglia, ma poi ero tornato, perché quando c’è la guerra c’è guerra ovunque e se si deve morire, il posto più giusto ti sembra sempre casa tua.

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Italiani, la Ricreazione è Finita

Se un costume prende piede, anche e soprattutto quand’è negativo, bisognerebbe prenderne atto e domandarsi come sia potuto accadere, piuttosto che lamentarsene.

Un vezzo, quello di lamentarsi, che ha sempre goduto e gode tuttora di larga fortuna nel nostro paese. Una larga parte di italiani, stranamente più tra il ceto medio che tra i poveracci, che pure ne avrebbero più motivi, è convinta d’essere costretta a vivere tra degli zotici che pensano solo al proprio interesse; l’altra parte tra degli scansafatiche buoni solo ad avanzare diritti. Non è raro sentire uno che dice all’altro:

- Te lo dico io, viviamo in mezzo a dei cialtroni. Ogni giorno è peggio.-

Vederli scuotere la testa e salutarsi sollevati, quasi fosse un motivo di conforto.

Ma esiste veramente questo epocale degrado che ci starebbe sommergendo? O piuttosto nel nostro patrimonio culturale non vi è una storica inclinazione a scovare per ogni disincanto una causa e un capro espiatorio altri da sé?

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Ognuno per Sé, Dio per Tutti

13 dicembre, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Quella che va in scena oggi è l’ennesima rappresentazione di una commedia che ha stancato tutti tranne gli attori che continuano a recitarla imperterriti sul palco.
Nell’indifferenza generale si celebra la commemorazione di un caro estinto: il regime parlamentare. Tutti fanno finta che sia ancora vivo e si atteggiano a sacerdoti della democrazia. In realtà, il parlamento, il senato e la rappresentanza democratica si sono ridotti a tratti d’inchiostro sbiaditi sulle pagine sgualcite e polverose della costituzione della repubblica italiana, una mummia incartapecorita che meriterebbe di essere degnamente esposta nelle sale del museo egizio di Torino.

Con l’approvazione di una legge elettorale barbara come i suoi redattori ed il sostegno compiacente di un’opposizione grata a chi si sporcava le mani al posto suo, in Italia c’è stato un vero e proprio colpo di stato. Senza sparare un colpo e senza schierare carri armati, una ristretta oligarchia ha violentato (da dietro) l’elettorato e gli ha sottratto ogni potere decisionale trasferendolo nelle segreterie politiche e stabilendo, di fatto, un regime partitocratico.
Ora l’elettore non ha più rappresentanza, ma solo una squadra per cui tifare. Sessanta milioni di coglioni seduti sugli spalti a gridare ed ad inveire, mentre ventidue plurimiliardari fanno i cazzi loro in campo e si fottono pure le veline.

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Monicelli: In Morte d’un Eretico

30 novembre, 2010 di  
Archiviato in latest, Schermo dei Sogni

La carnosità e la carnalità. La risata, anzi, la risataccia, sapida, polposa, sgangherata. E secca. Secca, sì, affilata, tagliente e schioccante come frusta. Due opposti che si fondevano, nella maschera cisposa di Mario Monicelli. Un italiano aristocratico. Ribelle con una causa. Umanista. Umanesimo “minoritario”? Andiamoci piano. Monicelli discende direttamente dalle costole di Donatello, di Verrocchio e, ovviamente, di Machiavelli. Ma, sotto alcuni aspetti, traluce in lui qualche eco dell’Adriano di Yourcenar, non quello degli ellenistici languori, certo, ma il lucido intellettuale senza dio, il camminatore di sterrati solatii, solo, spettrale, dinoccolato ma umile. Che a quell’humus, a quella terra, torna, perché questo è il suo unico destino, e se ne riappropria e se ne ricongiunge. Non il superuomo che si fa divino, ma l’uomo snudato, che ci conficca lì, sgomberandoci d’illusioni consolatorie e meschine. Che ci rinfaccia la nostra solitudine immensa, e lo fa con la sgarbatezza rude dell’amore autentico, privo d’alibi. E l’amore sempre ferisce.

Lo rivedo avvolto in un cappuccio rosso, d’un rosso pontormiano, e mi rimanda a un’altra immagine a me nota: l’Autocamaldolese del romano Walter Lazzaro, il pittore dei silenzi sospesi, della vita che si umanizza nell’oggetto. Ma l’occhio di Monicelli è ridarello, alchemico, pazzo; quel suo ritratto è bestemmia, l’ultima burla alla mistica truffaldina. Pochi giorni fa manifestava contro i tagli alla cultura; e ieri s’è gettato nel vuoto, da una finestra, scegliendo, per sopprimersi, la maniera più vorticosa, straniante, diremmo: urlata, fottuta. Mi par di vedere quel volo, negli stessi occhi allucinati e folli, nell’ellisse sghemba d’un Pinocchio rimasto ligneo, quindi estraneo a codici e regole. Un estremo grido d’anarchia e d’amoralità. Monicelli ha voluto lanciarci la sua sfida suprema, martire di quella laicità che in Italia non ha mai avuto dimora. E per l’assenza della quale siamo privi di religione, e pervasi di clericalismo.

L’abbiamo sfregiato noi Monicelli. Noi, nella vigilia di Natali dolciastri, spumeggianti di rotondità vuote, e l’abbiamo appiattato là, su quel volgare cortile d’ospedale, disusato, distrutto. Ne abbiamo scardinato l’anima, perché non la potevamo contenere. La morte di Monicelli ci asciuga delle ideologie senza cuore. Ma non ce ne accorgeremo. E proseguiremo a vegetare, in quest’Italia incollata alla sua plebea atemporalità.

Giuseppe Verdi 1813/1901: Un Secolo di Storia d’Italia

29 novembre, 2010 di  
Archiviato in latest, Storia e Memoria

Non si può parlare della storia politica e culturale d’Italia senza evocare il volto altero del grande vecchio: con  la sua barba bianca. serio, ma con gli occhi brillanti ed ammiccanti, già vecchio, sembra osservare con attenzione i mutamenti  della  sua amata  Italia.  Quella  patria  che,  appena  nata,  1o  fece  senatore  a vita  e che non dovrebbe mai  scordare ciò che Verdi  ha fatto  per lei.

Già dal 1842, da quando le note del Nabucco erano risuonate alla Scala di Milano. l’Italia, quella dei carbonari. quella che aspettava di allontanare gli usurpatori, aveva capito di  avere  in  Verdi  un  grande  alleato e,  da  quel  giorno,  il   musicista  era  diventato  la bandiera della rivoluzione, entrando pian  piano nel cuore di tutti: cosi, nelle piazze si cantava  il  ”Va pensiero”  e  sui  muri  si  scriveva  “Viva  V.E.R.D.I.” per  significare  “Viva Vittorio Emanuele Re D’Italia”. D’altra parte, Verdi. uomo pragmatico e sanguigno. musicista e contadino, non poteva non appassionarsi alla vita politica del  suo tempo cosi animata e vitale. Eccolo quindi partire “con l’elmo in testa”, come diranno molti suoi detrattori, e dedicarsi anima e corpo a storie guerresche ove, tra i clamori della lotta, s’odono i lamenti degli oppressi: ecco,  dopo Nabucco, I Lombardi, Emani, Giovanna D’Arco, Attila

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Il Crepuscolo del Bunga Bunga

Il Ventennio e gli Anni del Bunga Bunga

Gli anni del Bunga Bunga stanno per finire. E’ vero, Berlusconi è ancora lì, ma il belrusconismo è morto. Lo si capisce non dall’avanzata degli avversari, ameboidi ed inerti anche nel momento di massima debolezza del loro antagonista, ma dalla fuga disperata ed irriverente dei tanti topi che stanno abbandonando la nave. Per farsene un’idea basta leggere l’intervista di Feltri a “Il Fatto Quotidiano” dove il caro Vittorio, in poche righe,  non si limita a rinnegare tre volte prima che il gallo canti, ma si offre già candidamente al nuovo padrone di domani, quella Lega Nord con la quale da tempo condivide l’approccio culturale alla vita e l’elegante, misurata dialettica.
E’ probabile che di qui a qualche settimana si assisterà ad una successione di abiure che ricorderà quella che seguì la caduta del fascismo, quando per strada si camminava calpestando “cimici”, il distintivo del PNF che si portava appuntato sul bavero della giacca.
Gli anni del Bunga Bunga non ci lasciano nemmeno un distintivo. Magari si correrà il rischio di sporcarsi le suole con un preservativo usato o con della polvere bianca di incerta natura, ma certamente non ci saranno lasciti culturali da rinnovare con una nuova visione della vita o ambizioni nazionali da sostituire con un rinascimento filosofico e morale. Gli anni del Bunga Bunga sono stati un periodo di vacanza del cuore e della mente che ci lasceremo alle spalle ritrovandoci di colpo più vecchi, più stanchi, con le tasche vuote e con la sensazione di essere stati ingannati ed illusi come dei bambini. Gli anni del Bunga Bunga sono un pezzo della nostra vita, un tributo pesantissimo che abbiamo voluto pagare all’ambizione di un uomo mediocre che, invece di migliorare se stesso, ci ha convinto a diventare come lui, se non peggio.

La colpa è stata e rimane nostra. Non essere stati capaci di espellere il virus dall’organismo del nostro paese è la prova che la nostra democrazia è seriamente ammalata di immunodeficienza e che questa mancanza di anticorpi ci espone a rischi ancora più gravi nel futuro quando la nazione, fortemente debilitata,  all’uscita dal lungo sogno ad occhi aperti dovrà affrontare la terribile realtà di un’economia in recessione e di un paese che non sa più creare valore industriale o culturale.
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Una Questione di Metodo

2 aprile, 2009 di  
Archiviato in latest, Meccanica delle Cose

Se quand’ero giovane mi avessero chiesto di indicare in ordine d’importanza i motori delle vicende umane credo che al primo posto ci avrei messo la storia. E anche al secondo, al terzo e al quarto. Mentre ora partirei dal caso, parendomi primario il suo ruolo, considerato che i protagonisti della storia avrebbero potuto anche non essere, solo che i loro ascendenti quella sera se ne fossero usciti per una pizza anziché restarsene in casa a fornicare.
Risparmiando al popolo della sinistra, nel caso del signor B., un sacco di fastidi e di veline.
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Scire Nefas

22 aprile, 2008 di  
Archiviato in Leggere, Meccanica delle Cose

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius quidquid erit pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Orazio, Carm. I, 11

Pianificare. Organizzare. Stabilire. Quasi prevedere. Trasformarsi in un oracolo artificiale per sopperire alla fastidiosa incapacità umana di vedere al di là del misero, fugace istante che si sta vivendo. Impossibilità di vedere oltre il proprio naso. Cecità in fondo. Miopia, e voglia di fabbricarsi un paio di occhiali nuovi.

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Il Destino? Tutta Colpa dei Geni

19 aprile, 2008 di  
Archiviato in Border Zone, La diversa Opinione

Da qualche tempo la comunità scientifica si adopera a fornire teorie incentrate sulla ricerca genetica e sui legami che la genetica impone all’evoluzione della vita terrena di ciascun uomo. In questo modo, i ricercatori sono sempre più inclini a cercare problemi legati alla salute nel vasto patrimonio genetico, tuttora sconosciuto e senza regole ben definite. Con estremo piglio scientifico quindi, assistiamo a comunicati che spaziano tra svariate manifestazioni delle patologie e dei vizi umani. Esiste un gene per la predisposizione a diventare obesi, uno per diventare fumatori incalliti, uno per avere tendenze omosessuali, uno per votare a destra e uno per votare a sinistra.

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