democrazia

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Ogni mattina la puoi incontrare al bar, in metro, in autobus, alla stazione, nel traffico: la guardo, la scruto, le parlo, la ignoro.
Parlo di quella quindicina milioni di italiani che democraticamente e inesorabilmente, hanno deciso, decidono e decideranno le sorti del mio Paese.

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Gli amici, se non mi prendono bellamente in giro, spesso mi dicono: “Ma tutti quei riferimenti culturali dove li prendi? Hai studiato molto o leggi molto?” Alcuni, pochi in verità, aggiungono: “Sei davvero bravo!”

A questo punto, poiché non mi sento né bravo, né studioso, né intellettuale, ma nemmeno una completa “schiappa”, voglio confidarvi un segreto, che in fondo potrebbe anche non interessarvi.

Io leggiucchio qua e là, un po’ di tutto, e quando mi capita sotto gli occhi una frase che mi piace, una massima, un proverbio o altro, spigolature in fondo, me li appunto e poi, alla prima occasione, li esibisco. Mi piacciono i detti latini, che ho studiato nel mio lontano passato, cui faccio spesso ricorso per dare più “spessore” ai miei ragionamenti. Ve ne ammannisco un paio subito subito ché potrebbero adattarsi a ciò che dirò in seguito: “Vulgus vult decipi, ergo decipiatur” (Il popolo vuole essere ingannato, dunque sia ingannato). L’altro forse più cogente (mamma che aggettivo!) al momento che attraversiamo: “Nulla salus bello” (“Non c’è nessuna salvezza nella guerra”. Virgilio, Eneide, XI, v. 362).

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Non ce la faccio a vederti sfrecciare sulla pista di atletica alla ricerca di quel centesimo in meno che ti garantirà la gloria eterna
Non ce la faccio a vederti concentrato a sparare a quel benedetto piattello che aneli a disintegrare
Non ce la faccio a vederti sfilare orgoglioso dietro la tua bandiera
E non ce la faccio nemmeno a gioire quando, calciando mirabilmente segni il gol più importante della tua carriera
Probabilmente non ce la farò nemmeno a sentirti gridare di gioia, a vederti piangere sul podio ascoltando il tuo inno nazionale
Non ce la posso fare…


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Come quando fuori piove. No, non si tratta di poker. Come quando fuori piove e la nostra attenzione è attirata dai lampi, dalla pioggia che cade e dai rumori che intorno a noi si sentono, le olimpiadi di Pechino rappresentano una grande occasione per rimanere incollati a quella finestra sulla Cina, che tanto ci preoccupa.

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eccolo lì: l’opinion leader in materia di diritti umani
ora non siamo più soli e se mai dovesse servirci sappiamo a chi rivolgerci

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A chi mi segue da un po’ sarà chiaro che sono un “dietrologo”.
Nel senso che, seguendo da 10 anni il gioco del potere internazionale e nazionale, ormai sono giunto alla conclusione (provvisoria, come ogni conclusione, ma finora regge) che ogni iniziativa politica ha sempre ben più di un motivo e senz’altro più di uno scopo. Quindi può darsi che si scriva una legge per uno scopo dichiarato e che poi questa legge faccia dei danni enormi allo stato di diritto o all’economia, e il politico si trinceri dietro un “ma io l’ho fatta per questo e quest’altro motivo”. Come se non fosse sua responsabilità pensare alle conseguenze. Quelle imprevedibili no, nessuno pretende miracoli, ma almeno quelle prevedibili persino da me…
Il problema è che alcuni scopi e motivi si possono, anzi si debbono dire. Altri no, o il popolo bue potrebbe subodorare.
Persino noi italiani.
Guardiamo alla finanziaria (qui il testo completo)

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Mancava poco a mezzanotte, quando il primo poliziotto colpì Mark Covell, abbattendo il manganello sulla sua spalla sinistra. Covell fece del suo meglio per gridare in italiano che era un giornalista ma, in pochi secondi, fu circondato da ufficiali della squadra antisommossa che lo colpirono con i loro bastoni. Per un po’ di tempo riuscì a rimanere sui suoi piedi, ma poi una bastonata al ginocchio lo spedì sul marciapiede.

Così comincia l’interessante articolo sulla sanguinosa battaglia di Genova pubblicato il 17/07/2008 dal Guardian in occasione della sentenza al processo sui soprusi e le violenze nella caserma di Bolzaneto. Qui di seguito ne trovate la traduzione completa.
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Il 25 luglio 1943, con l’arresto di Mussolini, cadeva il fascismo; un nuovo periodo si apriva per gli italiani, un periodo che inizia in maniera drammatica, ma che è pieno di speranza e di buone intenzioni, e che poi porta alla nascita della democrazia, allo sviluppo economico, al benessere.
Il 25 luglio 2008, con la dichiarazione dello stato d’emergenza su tutto il territorio nazionale per “il persistente ed eccezionale afflusso di extracomunitari”, cade la democrazia. Quella democrazia faticosamente conquistata, pagata con il sangue di tanti italiani, è ormai un ricordo; scomparsa (che combinazione!) nello stesso giorno in cui erano state costruite le sue premesse.

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Delirio

Berlusconi commenta con queste parole la conversione in legge del lodo Alfano:
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Con la firma del Presidente della Repubblica, il Lodo Alfano, quello che stabilisce l’immunità per le alte cariche dello Stato, diventa legge. Di fatto, da oggi, il Cavaliere diventa inesistente per la legge italiana.
Non ho intenzione di soffermarmi sul beneficio che questo provvedimento potrà portare ad un singolo. Su questo ognuno di noi si è già fatta un’opinione personale e io ritengo di non avere nulla da aggiungere. Cercherò di condividere con voi un paio di osservazioni.

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