Gli amici, se non mi prendono bellamente in giro, spesso mi dicono: “Ma tutti quei riferimenti culturali dove li prendi? Hai studiato molto o leggi molto?” Alcuni, pochi in verità, aggiungono: “Sei davvero bravo!”
A questo punto, poiché non mi sento né bravo, né studioso, né intellettuale, ma nemmeno una completa “schiappa”, voglio confidarvi un segreto, che in fondo potrebbe anche non interessarvi.
Io leggiucchio qua e là, un po’ di tutto, e quando mi capita sotto gli occhi una frase che mi piace, una massima, un proverbio o altro, spigolature in fondo, me li appunto e poi, alla prima occasione, li esibisco. Mi piacciono i detti latini, che ho studiato nel mio lontano passato, cui faccio spesso ricorso per dare più “spessore” ai miei ragionamenti. Ve ne ammannisco un paio subito subito ché potrebbero adattarsi a ciò che dirò in seguito: “Vulgus vult decipi, ergo decipiatur” (Il popolo vuole essere ingannato, dunque sia ingannato). L’altro forse più cogente (mamma che aggettivo!) al momento che attraversiamo: “Nulla salus bello” (“Non c’è nessuna salvezza nella guerra”. Virgilio, Eneide, XI, v. 362).

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