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Sollecito di Pagamento

29 febbraio, 2008 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Storia e Memoria, Veri Uomini

Raffaele Sollecito è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza. Per il momento l’unica cosa accertata a suo carico è il fatto che fumasse erba come un altoforno di Bagnoli, acquistata con la cartina di credito di papà (l’erba non Bagnoli). Frattanto Mamma Maria Franzoni, riconosciuta colpevole di aver ucciso suo figlio in una di quelle mattine un po’ così, in cui ti svegli che già ti girano, è a casa ad allevare bambini di riserva che si svegliano all’alba e quatti quatti si defilano come giovani amanti e si allungano solinghi fino a scuola, tra le rassicuranti cure di qualche maestro fisicamente affettuoso. L’Italia della giustizia un tanto al chilo è un teatro dell’assurdo. Colpa dei giudici? Probabilmente no. Dei media? Po’ esse. Degli avvocati? Mppfffffhhh.

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Tra l’Inquietudine e il Mastello

La madre dei grandi fratelli è sempre incinta e per lei la 194 è un nuovo modello di Alfa Romeo trabordante di cavalli. Incinti. Un altro grande fratello vede la luce, con la sicumera che ben conosciamo. Fa bungee jumping col cordone ombelicale e sculaccia l’ostetrica prima che possa farlo lei. Lui non piange e se lo fa è per fare audience.

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Razzismo, Etica e Responsabilità Individuale

6 novembre, 2007 di  
Archiviato in La diversa Opinione, Meccanica delle Cose

razzismo1.jpgPer una straordinaria coincidenza, un redattore di questo sito ed una lettrice che ha già contribuito al dibattito su MC, hanno affrontato lo stesso argomento e esaminato gli elementi simili con straordinaria coincidenza di approccio nonostante la diversa formazione politica e culturale. Per evidenziarlo, riteniamo necessario proporre il contributo della nostra lettrice quasi contemporaneamente a quello del nostro redattore. E’ giusto dire che il pezzo della Dr.ssa Colonna è arrivato in redazione prima dell’uscita di quello del nostro redattore e che, quest’ultimo, ha scritto il suo prima di leggere quello di Franca.

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Rassegna Stampa 26/05

26 maggio, 2007 di  
Archiviato in Rassegna Stampa

Nota di MC: Un mio giovane sodale che svolge lavoro notturno (non è un topo d’appartamento e non batte il marciapiede, almeno credo) mi ha proposto di riprendere la rassegna stampa di cui mi occupavo personalmente un po’ di tempo fa. L’idea mi ha intrigato perché, anche se è un giovinastro delle ultime generazioni,  per uno strano caso è venuto fuori con coscienza politica e anche con un cervello al di sopra del minimo sindacale.
Stamattina mi ha lasciato la rassegna pronta alle 6.08, senza avvisarmi prima (rimane comunque un giovinastro). Io, che avevo già chiuso il giornale ieri sera, me ne accorgo solo ora. Lo pubblico perché nonostante il linguaggio colorito di cui sono stato, tra l’altro, pessimo maestro, mi sembra un inizio promettente e voglio promuoverlo in pubblico. Spero che, a partire da lunedì, se ne occupi con una certa regolarità, anche se non strettamente quotidiana. Vediamo finché dura.

la Repubblica: Milano, boliviano uccide a pugni la fidanzata: l’aveva sorpresa con un altro uomo; più avanti si apprende che la donna – anch’essa boliviana – e l’assassino avevano ospitato un “amico”, ecuadoriano. Ora, come cazzo si fa a farsi soffiare la ragazza in casa propria? Ma soprattutto, repubblica ha scoperto di che nazionalità era l’arma del delitto?
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Edgar Allan Poe Sbarca a Cogne

29 aprile, 2007 di  
Archiviato in Border Zone, La diversa Opinione

poe.jpgLa sentenza di 16 anni inflitta alla Franzoni per l’omicidio del piccolo Samuele lascia davvero sconcertati e disarmati, in primis per il fatto che si è trattato di un processo eminentemente indiziario senza quasi un barlume di prova certa che ne giustifichi la conclusione del secondo grado processuale. In sostanza mancano le tre prove regine che in ogni processo ne rappresentano la parte cruciale: non si è trovata l’arma del delitto; non si è trovato alcun movente credibile e, dulcis in fundo, la Franzoni non ha mai confessato e ritengo non confesserà mai quello che non può assolutamente confessare, in quanto….dal mio punto di vista lei non è per nulla l’assassina di suo figlio.
Sono andato con la memoria a tanti anni addietro, allorché appena ventenne lessi i racconti di Poe, quel mitico scrittore americano di storie fantastiche che ancora oggi è ritenuto uno dei maggiori maestri in questo filone della narrativa mondiale, un autore credo ancora poco compreso e studiato dalla critica letteraria.
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Il mestolo di Foucault

3 aprile, 2007 di  
Archiviato in Border Zone

saccardicogn.jpgCon questo articolo di stasera, si conclude la miniserie sedicata al delitto di Cogne. Dopo la versione innocentista di ieri sera, vi proproniamo un’opinione diversa. Ognuno si faccia la propria opinione.
A volte mi chiedo cosa sarebbero stati questi primi anni del nuovo secolo, nonché millennio senza la saga di Cogne.
Dunque, come in “Beautiful”, diciamo: dove eravamo rimasti? Ah si, al processo d’appello e alla requisitoria dell’accusa, che ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni per l’unica imputata Annamaria Franzoni, madre del de cuius. Oggi ci è stata l’arringa della difesa e poi la sentenza. Con un’altra mezza dozzina di puntate di “Non Aprite Porta a Porta” forse ce la caviamo prima della Cassazione.
Un aggiornamento anche sull’ipotesi dell’arma del delitto, che ora pare stabilizzarsi sul versante mestolo, oggetto non troppo poetico per un delitto (“l’ha preso a mestolate”) ma efficacissimo, a quanto pare.
Rimane il mistero di dove sia finito tale utensile domestico ma con i tanti canaloni che vi sono in montagna non pare difficile immaginarlo.
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Il Misterioso e Indecifrabile Processo alla Mamma di Cogne

2 aprile, 2007 di  
Archiviato in Cronache Italiane

puppet.jpgFra stasera e domani vi proponiamo due articoli sulla vicenda di Cogne. L’approccio è diverso ma entrambi offrono spunti di riflessione. Fatevi, come sempre, la vostra opinione su quello che leggete.
Il processo d’appello contro la signora Franzoni, accusata di avere ucciso il proprio figlio Samuele, si avvia alla sua stanca conclusione con la proposta del Pg di confermare la pena a trent’anni di reclusione già ufficializzata in primo grado. E’ una proposta, qualora venga accolta in fase di sentenza di secondo grado, francamente incomprensibile. Non che voglia criticare l’onestà della richiesta penale, il fatto è che il Pg ha elencato una serie di fatti che da un punto di vista strettamente giuridico equivalgono più a indizi che a prove vere e inconfutabili. Un centinaio di indizi in sostanza non producono a mio avviso alcuna prova consistente. Al di là di tutta una serie di sospetti che sarebbe lungo elencare, vorrei soffermarmi su due-tre elementi che sono emersi:

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