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Intervista sulla crisi

8 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Chiamiamola Economia

La situazione economico-finanziaria attuale sembra fatta apposta per scatenare nel cittadino medio una sindrome ansioso-depressivo-paranoidea, con la conseguenza di fargli perdere la lucidità necessaria per analizzare un problema così complesso.
La paura non è mai buona consigliera e, soprattutto in Rete, in questi giorni siamo sottoposti ad un overloading di informazioni le più diverse tra loro, tra teorie della cospirazione, analisi troppo complesse oppure improntate alla faciloneria, fino alla propagazione incontrollata di vere e proprie sciocchezze. Tutto ciò non fa altro che aumentare l’ansia e la confusione di chi legge.

Giorni fa, cercando informazioni un po’ più specialistiche di quelle da fast-food mainstream sulla situazione economica, sono capitata su Voci dall’estero,  un blog che nel giro di pochi mesi ha conquistato molte letture e le prime pagine di Google. L’autrice, Carmenthesister, economista social oriented, traduce dall’inglese articoli di economisti, bloggers, commentatori e, allargando la visuale, cerca di dare delle risposte alle molte domande che la gente si pone sulla crisi attuale.

E’ nata così l’idea di un’intervista, di una conversazione tra bloggers che, scambiandosi opinioni ed osservazioni, sperano di contribuire, senza censure e condizionamenti, ad aumentare il livello di informazione dei propri lettori.
L’intervista, per la sua lunghezza e per comodità di lettura, viene proposta in due parti(1).
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Note
  1. Qui su Mentecritica, per omogeneità di contenuto, si è pensato di proporla in un’unica soluzione []
Fine delle Note

Monti, si Prepara la Grandissima Figura di M…

4 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Cuore di Tenebra

Quindi non è solo MenteCritica e il suo mentalmente alterato curatore a pensare che Monti non stia facendo un beneamato cazzo di diverso. Lo avevo scritto ieri, ma oggi il Corriere pubblica un editoriale dove si esprimono gli stessi concetti. In maniera più elegante, certo, ma Alberto Alesina e Francesco Giavazzi avranno beccato i quattrini per scrivere la letterina al presidente Monti. Io, invece, ve l’ho pubblicata aggratis un giorno prima. Pieno di cazzi e mazzi, ma a caval donato non si guarda in bocca. Repubblica, invece, fa terrorismo. Abbiamo capito tutto.
Guerra, guerra, guerra.

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Monti è alle Porte

11 novembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Per fare della buona Politica non basta rispettare le regole della Democrazia, allora sarebbero buoni tutti, perfino Bondi, Gasparri e La Russa. La Politica si misura da come amministra le risorse comuni, da come le distribuisce tra i cittadini, tra l’immediato e il futuro.
Detta così sembra facile. Non si tratta alla fine, detratte le spese per il funzionamento della macchina dello stato, corruzione compresa, che di ripartire i soldi delle tasse tra presente e futuro, tra consumo e investimento. Una parte per l’immediato, sotto forma di diritti, di servizi e di benefit, per migliorare la qualità della vita dei cittadini (un po’ di più per la propria parte, abbastanza per alimentare il consenso necessario a conservare il potere); quel che resta, da investire in progetti di lungo periodo, per migliorare il paese, a vantaggio delle generazioni future.
Sono proprio quel po’ di più per la propria parte e quell’abbastanza per alimentare il consenso, le cose che fanno la differenza tra una Politica buona e una cattiva.

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Dimissioni Berlusconi, Sussulti e Rantoli della Democrazia

D’accordo, stanno per mandar via Berlusconi, molto probabilmente per sempre. No, non l’opposizione, come avviene in tutti i Paesi normali, ma una indistinta fragaglia parlamentare, una miscellanea di piccoli e piccolissimi pesci senza nome, il cui destino più nobile e naturale sarebbe quello di finire fritti in padella. Ma forse la metafora non è azzeccata, perché più che di pesciolini si tratta di paguri (tanto per rimanere in ambiente ittico), molluschi che hanno sin qui usato  una miserabile conchiglia vuota per arraffare tutti i vantaggi personali possibili, serenamente insensibili alla decomposizione morale ed economica del Paese. Fanno parte di quelli che hanno trasformato il Parlamento in una sorta di holding dei molteplici e variegati interessi della conchiglia, prezzando con disinvoltura scrupoli e pudore. Si sono proclamati pensosi (e responsabili) dei destini dell’Italia ed hanno sostenuto ed argomentato con grande fervore che Ruby era la nipote di Mubarak, senza lasciar trapelare  un’ombra di riso sui loro volti mirabilmente atteggiati a novelli padri della Patria.

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Grande è la confusione sotto il cielo

7 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia

Com’è noto, il pensiero dominante dell’epoca contemporanea assume come paradigma orientativo la tecnica, che è l’insieme di complesse ed articolate competenze. La sostanziale incompetenza non impedisce a ciascuno di noi di partecipare a tutti i dibattiti all’ordine del giorno, non tanto (o non necessariamente) per mero esibizionismo, ma perché questo tipo di partecipazione è un precipitato intrinseco dei sistemi politici democratici. E’, quindi, gioco forza dire la propria opinione sulla fecondazione assistita, senza essere dei biologi molecolari o dei genetisti, sull’energia nucleare, senza essere dei fisici nucleari e così via.

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Grecia: Si sta, Come d’Autunno, sugli Alberi, le Foglie

3 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Oltre il Confine

Lì, sotto le lacrime di Amanda Knox, sotto le dichiarazioni di Raffaele Sollecito, mezza coperta dalla lettera di Marchionne agli apostoli, preceduta dall’alto ed inutile dibattito sulla legge elettorale,  silenziosa come un leggero venticello che precede la tempesta, la notiziola: Atene non rispetterà gli obiettivi imposti dall’Europa per il suo salvataggi., Nel 2011-12 deficit all’8,5%. Il governo, su input Fmi-Bce-Ue, approva il taglio di altri 30mila lavoratori pubblici.

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Default Italia, 51 Giorni al Fallimento. Il Downgrade di Standard and Poor è Colpa di Silvio Berlusconi

20 settembre, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane

Come ampiamente previsto solo qualche giorno fa su queste pagine, la debolezza politica in cui Silvio Berlusconi, con i suoi comportamenti inadeguati e francamente inaccettabili, ha precipitato l’intero paese, ha notevolmente aggravato una situazione già di per sé terribile.
Quando le cose si fanno difficili, oltre alle potenzialità bisogna curare l’affidabilità. In questo momento, volendo essere onesti, politicamente l’Italia è inaffidabile perché del tutto inesistente come nazione. Lo testimoniano le vicissitudini ridicole che hanno portato all’approvazione di una manovra approssimativa ed improbabile, l’eclissarsi dalla scena internazionale con l’abbandono dello scenario libico a francesi ed inglesi.
Una svolta immediata e radicale è ormai una questione di pura sopravvivenza. Su un piatto della bilancia c’è Silvio Berlusconi, i suoi vizi, le sue debolezze, i suoi interessi, le sue avvilenti frequentazioni, la sua decadenza intellettuale e fisica. Sull’altro ci sono sessanta milioni di italiani che non possono scegliere di abbandonare questo paese e saranno costretti ad affondare con lui.

Vi proponiamo la nostra traduzione un articolo tratto da Le Monde di stamattina dove, a differenza della stampa italiana, le responsabilità personali di Berslusconi e del gruppo che lo supporta in parlamento sono chiaramente esplicitate.

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L’Imbroglio di Mezza Estate dei Referendum Elettorali

Mentre gli italiani leggono con apprensione crescente i contenuti delle manovre di bilancio del governo e le eventuali mosse della cosiddetta opposizione parlamentare, per scoprire quanto e in che forme dovranno pagare il deficit accumulato dagli Attila che hanno governato il paese negli ultimi 15 anni, un ciclone silenzioso, ma altrettanto preoccupante, si sta abbattendo sul paese attraverso diversi tentativi di demolire ulteriormente quel poco che resta di sistema democratico e di rappresentanza attraverso la presentazione di modifiche del sistema elettorale parlamentare per via referendaria.

La crisi del bipolarismo, che si tenta di imporre dalla metà degli anni ’90 attraverso le modifiche di tutti i sistemi elettorali vigenti, è ormai evidente: i due principali partiti che dovrebbero contendersi l’egemonia politica sono talmente disastrati che, a seconda del livello elettorale non raccolgono più del 35-40% del voto degli elettori ed arrivano poco sopra il 50% con gli alleati-satelliti o più gentilmente con quelli che non hanno chance o il coraggio di avere “autonomia politica” come direbbe Giovanni Sartori: Lega, Destra e autonomisti del nord e del sud verso il PDL, Vendoliani, IdV e residui del vecchio ambientalismo verde verso il PD. Preoccupati tutti dall’ipotesi che alla prossima puntata Grillo o qualcun altro possa mandare qualche decina di guastatori-risanatori nei due rami del parlamento, e stufi di fare i conti con le imprevedibili mosse di quell’area di centro ( Casini, Fini, Rutelli e possibili transfughi dai due fronti ) che per quanto non esista in modo consolidato se non nelle tabelle dei sondaggisti è pur sempre un elemento permanente di ricatto su posti e poltrone che sono sempre più piccole e precarie per tutti.

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82 Giorni all’Apocalisse: I Moderni Untori

20 agosto, 2011 di  
Archiviato in Appunti Italiani

- Gli uomini negano l’evidenza quando ciò che vedono non gli piace, o non lo capiscono.– dice Galbusera posando il bicchiere.- Naturalmente è un errore. Il guaio è che ci si affezionano. Specialmente se non hanno altro a cui attaccarsi-

Di tutta la compagnia delle bocce siamo rimasti in quattro, a chiacchierare sotto i tigli, al Circolo degli Anziani. Il resto è al mare o ai monti, alla faccia della crisi.

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Default Italia 91 Giorni al Fallimento: Debito Pubblico F.A.Q.

Trovarsi in una situazione di debito senza potervi far fronte è qualcosa che imbarazza profondamente l’individuo. Crea vergogna, delusione, disperazione, può arrivare a spingere al suicidio. E’ comprensibile: dopo la truffa ai danni d’incapace, la rapina a mano armata, l’estorsione e il furto con destrezza, l’incapacità di far fronte a un debito è una delle forme indebite di sottrazione del denaro altrui.

Purtroppo non abbiamo le medesime vibrazioni quando parliamo di debito dello Stato. Sembra non ci tocchi, non ci riguardi. Invece, guarda un po’, l’attuale crisi economica trova origine da una serie di fattori tra i quali un ruolo di spicco è svolto dagli indici che misurano il debito pubblico e il suo impatto sul sistema economico di una nazione.

Vale forse la pena di tracciarne l’identikit e chiarirne i meccanismi.

Che cos’è il debito pubblico?

Economicamente parlando, con l’accezione di debito pubblico s’intende l’ammontare di denaro chiesto a prestito da uno Stato ai suoi creditori.

Perché lo Stato deve chiedere a prestito del denaro?

Il debito pubblico viene contratto a fronte di un disavanzo di bilancio, ovvero quando le entrate dello Stato non sono sufficienti a coprire le spese che esso deve sostenere. Il valore totale del debito pubblico è quindi la somma di tutti i disavanzi di bilancio registrati da uno Stato nel passato.

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Default Italia, 93 Giorni al Fallimento: 46 Miliardi da Risparmiare Subito!

9 agosto, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane

Dice Galbusera che lui, quarant’anni di lavoro nell’industria metalmeccanica, poi una pensione da dirigente, non si sente particolarmente colpevole della nostra situazione. Sostiene che se gli italiani si fossero comportati come gli svizzeri, forse oggi vivremmo in un paese meno solidale, a chiacchiere, però non avremmo il debito pubblico che abbiamo, dunque non saremmo qui a cagarci sotto aspettando il fallimento. Ma sotto sotto è preoccupato. Non ci vede chiaro. Ci sono domande a cui non sa rispondere. Chi la mantiene tutta quella bella gente luccicante, ce n’è ancora tanta, attualmente parcheggiata sotto l’ombrellone?(1)

Dice che quando Amato gli alleggerì il conto qualche sospetto gli venne, così come quando Prodi gli bloccò la pensione; ma trangugiò in silenzio, per non passare per un vecchio senza cuore che vuole togliere il pane di bocca ai bambini. Dove li prendono i soldi tutte quelle belle signore, rifatte, smaltate, strizzate nei loro abitini griffati che guardano le vetrine in centro? o quei giovanotti col bicchiere in mano sulla porta del bar?

Hai voglia quanto si potrebbe recuperare in termini di PIL. Sì, ammette di essere puritano, dentro. Questo paese gli ricorda sempre di più la Napoli della cartolina, col pino e il Vesuvio che fuma: “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce o passato …”. Bisogna fare qualcosa. Ora. Se non la smettiamo di mantenere i faniguttun (rienfaisant) andremo a sbattere e non ci salverà neppure il Padreterno. Dice che stiamo regatando su un otto con, dove ce n’è otto che fanno ohop e uno solo che rema. È ora di cambiare. Bisogna liberarsi della zavorra e aggottare la stiva, poi potremo discutere di rotta. Prima però bisogna restare a galla.

Bisogna tagliare le spese fino a generare un avanzo di bilancio con cui attaccare la montagna del debito. Se ci teniamo, non solo a chiacchiere, ai nostri figli e ai nostri nipoti. Partendo dalla politica, naturalmente.

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Note
  1. vedi Il Sole 24 Ore []
Fine delle Note

Todos Indignados

23 maggio, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, latest, Oltre il Confine

Secondo l’Asian Development Bank nel 2050 il Pil asiatico raggiungerà la cifra di 148 trilioni di dollari, pari al 51% del prodotto planetario, in Asia si concentrerà la metà del commercio e degli investimenti globali. Sempre quell’anno il Pil pro-capite sarà di 38.600 dollari, duemila in più della media del resto del mondo. Entro la metà di questo secolo circa tre miliardi di asiatici godranno di un tenore di vita più alto. (1)
E per l’immediato? Per il 2015 si prevede che il costo del lavoro in Cina sarà pari al 17% di quello negli Stati Uniti: nel 2000 era del 2%. Le conseguenze saranno un incremento dei consumi interni e un decremento della quota di produzione destinata all’export, che produrranno a loro volta un’impennata dei prezzi delle merci sui mercati internazionali, che porterà inflazione laddove non sarà compensata da un corrispondente aumento di produttività.
Già oggi alcune multinazionali prevedono di spostare la propria produzione dalla Cina nei paesi limitrofi. Addirittura un ritorno negli USA, per i quali sono previsti un robusto incremento della produttività e una significativa svalutazione del dollaro rispetto allo yuan.

Per l’Europa nessuno prevede aumenti di produttività significativi, salvo che per la Germania. Dunque i capitali continueranno ad andarsene dalla maggior parte dei paesi d’Europa, con l’effetto di ridurre ulteriormente i posti di lavoro.
La cosa non piacerà ai lavoratori, che protesteranno.

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Note
  1. fonte []
Fine delle Note

Non lo Fo’ per Piacer Mio…

Qualche giorno fa,  gli addetti al mondo dello spettacolo hanno manifestato in piazza Navona, contro i tagli del ministro Bondi, povera anima.

C’erano, tra gli altri, Nanni Moretti, Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Moni Ovadia e Giuliano Montaldo, persona al di sopra di ogni sospetto. Non che gli altri non lo siano, ma Giuliano, oltre all’amore per la Cultura, ha dalla sua anche la venerabile età.

Naturalmente non lo facevano per sé, ma per la Cultura.

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Manovra da 25 Miliardi: Italia Batte Grecia Zero a Zero

Quindici giorni fa erano tutte rose e fiori. L’Italia e le sue banche erano salde, il rapporto deficit/PIL stava migliorando, il peggio era passato e se qualcuno si lamentava perché, nonostante la ripresa, stava perdendo il lavoro si trattava del solito piagnone rompicoglioni.
Oggi, all’improvviso, si scopre che l’Italia per non affondare deve subire una manovra di 25 miliardi che se non equivale a quella della bancarottiera Grecia, poco ci manca.

All’improvviso tutto è cambiato. Il paese del bengodi dove tutti magnano senza faticare e nessuno paga le tasse si è scoperto sull’orlo di una crisi argentina. Sarà per questo che Il Sole 24 Ore on line ha fatto la home page nera che solo a vederla viene di grattarsi le balle. Quando è successo? Stanotte? Qualcuno mente oggi o mentiva due settimane fa?

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Quarantadue Euro al Secondo

Dal sito “Kioto club” :
“L’Italia dal 1° Gennaio 2008 accumula ogni giorno 3,6 milioni di euro ( 42 € al secondo) di penale per il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kioto”

Siamo arrivati a circa 1 miliardo e 653 milioni di euro di penale e quando leggerete questo post la cifra sarà ulteriormente cresciuta.

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