Crack Italia: Meccanica dell’Apocalisse
12 luglio, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cuore di Tenebra, latest
Il problema non è più la politica nazionale, dice il buon Peppe, poco può la nostra classe dirigente in un frangente eccezionale come questo, quando si è dimostrata incapace di gestire l’ordinaria amministrazione. Ci dobbiamo rassegnare a subire, noi umili, perché il numero fa potenza, dice Fma, in un passaggio di lucido cinismo, salvo poi auspicare soluzioni che rivelano speranze ed ideali non ancora soffocati dall’esperienza e dalla disillusione.
Io, che la crisi economica l’ho incominciata a vivere con un ricco licenziamento a 50 anni e susseguente trasferimento forzato in uno dei posti più belli ed accoglienti del mondo, ma che non è casa mia, dico che l’acqua scorre dall’altro verso il basso e se trova una pozza la riempie. Questo spiega tutto e non c’è bisogno di aggiungere altro.
La natura è rapace per istinto di conservazione e di perpetuazione. Per questo, nessuna specie dello schizofrenico campionario di vita che si è sviluppato su questo microscopico grumo di fango ha empatia sufficiente per comprendere il dolore che induce su un’altra quando la caccia, la uccide e se ne ciba. Se è mai esistito un animale che soffriva per la sorte dell’uccellino che sgranocchiava o della foglia di insalata che strappava, si è sicuramente estinto. E questo, per quel che vuol dire la parola “giustizia” nel nostro universo, è sommamente giusto. Quando si muore si soffre, quando si mangia e si fa l’amore, ci si sente bene.
Quo Usque Tandem, Tunisino, Abutere …
11 aprile, 2011 di fma
Archiviato in latest, Oltre il Confine
Quo usque tandem, tunisino, abutere …(1)
Un partito politico solitamente nasce per realizzare un progetto a favore di una parte, contro un’altra. Talvolta anche a favore di uno solo, che però deve avere moltissimi soldi e tre televisioni.
Sotto questo punto di vista l’azione di un partito non può essere informata che alla conquista e al mantenimento del potere, perché senza il potere nessun programma è realizzabile, per quanto bello sia. E siccome in un sistema democratico il potere viene dal consenso, ogni partito democratico dovrà operare per acquisirlo e per mantenerlo e, ove non ci riesca, rimettere in discussione il proprio progetto e la propria classe dirigente, perché è evidente che uno dei due è inadeguato. Probabilmente entrambi, essendo questa che ha generato quello.
Note
- fino a quando, tunisino, abuserai … Mutuata dall’originale di Cicerone, Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? tratto dalle orazioni Catilinarie
[↩]
Ultimi Censori a Caccia D’autore
8 febbraio, 2011 di Gaspare Serra
Archiviato in Censura dell'Informazione, Democrazia e Diritti, latest
Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la mia vita affinché tu lo possa
dire…
(Voltaire)
Autori scomodi al potere: in arrivo un indice dei libri proibiti?
Nel Veneto hanno iniziato a circolare liste di proscrizione di autori sgraditi al centrodestra, dei cui testi vari amministratori locali avrebbero chiesto la rimozione da ogni scuola e biblioteca pubblica!
Primo in lista? Ovviamente Roberto Saviano!
Un recente servizio del Tg3, infatti, ha rivelato come nella biblioteca civica del comune di Preganziol (seguita a ruota da altre Amministrazioni) Gomorra (best-seller venduto in 2 milioni di esemplari solo in Italia e tradotto in 43 lingue nel mondo) è stato ritirato dagli scaffali!
La motivazione ufficiale del bando veneto sarebbe la necessità di una presa di distanza dai cd. autori pro-Battisti, firmatari nel 2004 di un appello per la liberazione di Cesare Battisti.
Autori che, in realtà, non hanno certo inneggiato al terrorismo, limitandosi piuttosto a sollevare dubbi sulla regolarità del processo -a loro dire, sommario- a carico del terrorista rosso e ad invocare un atto di clemenza in favore dello stesso per chiudere la pagina nera degli anni di piombo senza l’ostinata ricerca di capri espiatori.
Pellegrino dell’Assoluto
29 gennaio, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Accademia DFC, latest, Leggere
Ricevo e, dopo aver avuto il permesso dell’autore, pubblico l’intero carteggio.
Carissimo Comandante Nebbia,
mi presento. Il mio nome è Bijuu (sostituito con un nickname N.d.R.), studente, affezionato lettore di MC dal lontano 2007, nonché del che è stato l’origine del mio percorso con Dellefragilicose/CN.
Lei ovviamente non può conoscermi direttamente, seppure forse io compaia come numerino nel conteggio degli accessi al sito. Se fosse giunto fino a questo rigo, si starà altrettanto probabilmente chiedendo per quale motivo abbia deciso di scriverle; la ragione è molto semplice eppure non banale: ho finalmente trovato il coraggio e l’occasione di condividere sul suo sito qualcosa che, spero, sia degno dello stesso.
Non a caso però le invio questa piccola lettera-prefazione del pezzo(di per se’ piccolo)…
Ricordo ancora con discreta precisione, 4 anni fa al tempo della maturità, la prima volta che accedetti al suo sito originale. Cercavo qualcosa relativamente ad Einstein ed alla teoria della relatività (non ricordo invece le esatte chiavi), e finii per imbattermi nei suoi disegni con piccoli insetti sui piani curvi. Feci una saporita risata; tra tutte le cose utili per la mia seconda prova in fisica, doveva uscirmi proprio una pagina del genere? Chiusi il tutto con fretta sommaria.
Alla fine dell’atto ministeriale che avrebbe dovuto rendermi magicamente più “maturo” ero al settimo cielo, pronto ad affrontare il mio personale percorso universitario e di vita. Mi tornò in mente, non so come, non tanto il testo sulla curvatura delle spazio e del tempo quanto l’impegno che vi era stato profuso nel redigerlo: chiunque fosse stato il pazzo che si era messo veramente a disegnare insettini per spiegare la teoria relativistica meritava una ricerca su google! Rilessi con piacere l’articolo e pensai all’aforisma: “esistono una stagione ed un tempo per ogni cosa”. Forse perché con la mente libera dall’ansia degli esami, riuscii ad avvicinarmi al suo articolo come prima non mi era riuscito.. Scoprii -a seguire- tutti gli altri post dalla natura così variegata che avevano denominatore comune nell’affascinarmi terribilmente. Risalendo la fonte, arrivai ad MC la quale era(ed è) pervasa da un pluralismo di idee francamente unico. Il mio primo desiderio fu quello di unirmi alla comunità di persone sconosciute che sembravano avere un’aria così familiare fra loro, di scrivere qualcosa: ero così pieno di pensieri da condividere, ansante di rendere lustro al mio personale modo giudicare il mondo che credo mi fosse sfuggito il principale scopo del blog.
Ed infatti leggendo sempre più avidamente ogni commento e testo la voglia sparì rapidamente. Crebbe invece il monito di non fermarmi alla prima occhiata qualsiasi argomento venisse presentato, di capire veramente cosa ci fosse a monte di ogni atto, di immedesimarmi in maniera personale e critica. Più che la voglia di commentare con altri, cominciai dunque quello che a posteriori si potrebbe definire un dialogo intimo, personale. Non so se ciò di cui sopra faccia parte degli obiettivi che si fosse inizialmente prefisso, ma è quello che, ad oggi, mi spinge a scriverle. Provare ad andare oltre all’immediato che avvolge cose in cui siamo immersi, provare a darsi risposte che eludono i toni semplicistici, l’arroganza della supponenza, la questione di principio (se preferisce). Guardare il mondo con occhi non migliori, semplicemente diversi. Per questo, non posso fare a meno di ringraziarla. La ammiro e la stimo molto (e questo forse traspare dal testo che le invio), così come si potrebbe avere piacere di leggere qualcuno che non si conosce fisicamente. Condividendo pensieri, opinioni ed idee per poi tramutandoli in parole, in questi anni lei probabilmente si sarà reso conto di cosa ha creato. MC è un eccezionale sito di divulgazione, un’alternativa necessaria alle fonti di informazioni e confronto classiche. Lo è per me.
Consciamente o meno, lei ha in questi anni impresso una porzione di se considerevolmente ampia su queste pagine. Come ha avuto più volte modo di ripetere, il suo riserbo è frutto del suo carattere ed in quanto tale non voglio intromettermici. Ho appreso, tuttavia, dei suoi recenti problemi lavorativi ( che appaiono quantomeno tamponati)ed il distacco che essi le causano dalla sua famiglia ed i suoi affetti. Non ho mezzo alcuno per sanarli, mi dispiace veramente. Durante le feste mi sono chiesto quindi cosa avrei potuto fare per restituire anche solo un briciola di ciò che ho letto e ricevuto, e mi è venuto in mente un testo letto in prima liceo, così straordinariamente aderente a lei ed alla sua situazione, che non ho potuto fare a meno di condividerlo. E’ la prima volta che sento di avere “realmente ” qualcosa dire, da quando vi seguo. Il testo è dedicato anche ad MC, su cui sembra essersi perso un po’ il fermento che c’era nei primi tempi (se posso permettermi) e non ne capisco la causa. Sono certo che ritornerà.
Il testo che riporto di seguito è stato scritto da L. Bloy, scrittore francese vissuto a cavallo fra il 19° ed il 20° secolo, che in tutto il vasto universo di internet non ha ancora trovato collocazione in nessuna pagina. Lo scritto, come l’autore, è pervaso di una coscienza cristiano-cattolica che so non appartenerle. Non appartiene neppure alle mie personali convinzioni, nel caso se lo stesse chiedendo o lo trovasse importante (anche se l’aforisma sopracitato è biblico). Perché dunque chiederle di vagliarlo per MC? Per quale motivo spero che possa esserle di conforto in questo periodo? Non posso rispondere con adeguatezza a queste due domande; quel che posso dirle esattamente, è che quando mi è tornato in mente ho subito pensato fosse adatto a lei. Con onestà, più probabilmente, mi è tornato in mente per lei. Il modo in cui ha spesso menzionato la “fede” senza accostarvici il concetto di religione è uno dei è uno dei miei motivi di riflessione più ardenti sui suoi scritti.
La prego di voler considerare il seguente testo come una metafora, una osservazione spogliata e laica, del suo percorso personale e del suo blog. Con l’augurio che, alla stregua di Colombo, lei possa portare avanti il suo impegno su MC. Il mio auspicio è quello che lei sappia -a differenza del pellegrino dell’assoluto- che certi viaggi hanno compagni virtuali o reali che non mollano perché, semplicemente, non possono farlo.
I miei più sentiti auguri ed ogni bene a lei Comandante ed a chi le è vicino nei pensieri, quando si addormenta.
Di seguito il testo del pezzo.

I marinai spagnoli che accompagnavano Cristoforo Colombo si ammutinarono più volte, fino a minacciarlo di morte se egli non avesse dato l’ordine di tornare indietro, poco prima di arrivare nelle vicinanze di San Salvador. Soltanto con una meravigliosa fiducia in Dio questo uomo incomparabile riuscì a rassicurare gli increduli: “Concedetemi ancora tre giorni, vi darò un mondo” e l’America fu scoperta.
Ma l’America non era l’assoluto. Era un punto di arrivo estremamente difficile da raggiungere, ma pur sempre un punto di arrivo in cui sostare e da dove alla fine si sarebbe ritornati. L’Assoluto, al contrario, è senza ritorno. Non si ritorna perché è un viaggio senza termine.
Il mistero risiede nel fatto che l’Assoluto non è soltanto un abisso sull’Eternità, è al tempo stesso l’unico punto di partenza, il capolinea. Si parte da Dio per andare a Dio, è il solo spostamento che abbia un vago senso, un’utilità. Tutto il resto, ossia ogni altro viaggio che si crede porti in qualche luogo non vale nulla e, più si va in fretta meno ha senso. Non sono ricco, è noto, ma prometto diecimila franchi, mi avete capito bene, mi impegno a tirar fuori dalla mia tasca vuota una decina di biglietti da mille franchi e a darli alla persona che mi dimostrerà che vi è qualcosa di più cretino di correre a centocinquanta chilometri all’ora con una ridicola maschera da diavolo, in un’orribile macchina molto costosa, che appesta e schiaccia.
Ma ancora una volta l’Assoluto è un viaggio senza ritorno ed ecco perché coloro che lo intraprendono hanno così pochi compagni. Pensate, volere sempre la stessa cosa, andare sempre nella stessa direzione, camminare giorno e notte senza mai girare a destra o a sinistra, neppure per una volta o per un attimo, concepire per tutta la vita ogni pensiero, ogni sentimento, ogni atto, fino alle minime palpitazioni come una specie di successione perpetua di un iniziale decreto della volontà.
Cercate di rappresentarvi un uomo d’azione, una specie di esploratore in partenza. La forza della sua parola ha attirato qualche entusiasta che ha deciso di seguirlo. L’inizio del viaggio è un trionfo. Pioggia di fiori, acclamazioni, delirio della folla. Nelle città e nei villaggi si organizzano imbandieramenti e luminarie, si festeggiano gli audaci. Anche nelle campagne banchettano al loro passaggio.
Poi ben presto l’allegria diminuisce. Si arriva in paesi nuovi che non sanno nulla, che non comprendono nulla e che restano indifferenti. Talvolta i viaggiatori suscitano diffidenza. …. Lentamente i cibi e i vini raffinati sono rimpiazzati dalle bucce, e il contenuto dei vasi da notte prende il posto dei fiori. L’entusiasmo dei compagni si è già completamente spento.
Molti si sono allontanati con i più diversi pretesti. I rari fedeli, a loro volta, cercano il modo di fuggire senza perdere troppo l’onore. Non avevano previsto che c’era da soffrire.
Tuttavia ci si rassegna ancora per pudore e per orgoglio. Finché ci saranno delle abitazioni umane e degli uomini buoni o cattivi, ma con un po’ di coraggio, il viaggio potrà essere sopportato.
Ma ecco che gli uni e gli altri si rarefanno. Si entra nel deserto, nella solitudine. Ecco il Freddo, le Tenebre, la Fame, la Sete, la Fatica immensa, la Tristezza spaventosa, l’Agonia, il Sudore del sangue…
Il temerario cerca i suoi compagni. Capisce a questo punto che per la voluttà di Dio deve restare solo in mezzo ai tormenti e va nell’immensità nera, portando davanti a sé il cuore come una fiaccola.
Tratto da “Le Pèlerin de l’Absolut”, di
Gentile Bijuu,
ho letto immediatamente la sua lettera, ma mi sono preso qualche giorno per risponderle perché l’impegno profuso nel redigerla richiedeva una riflessione adeguata.
Spero che le faccia piacere sapere che leggerla mi ha fatto felice, non tanto per i generosi complimenti ai quali l’età e l’esperienza mi hanno vaccinato, quanto per la consapevolezza che almeno uno dei miei lettori ha recepito in pieno il messaggio che è e resta: io non posso
dirti il perché delle cose, ma posso stimolarti a cercarlo.
Ho iniziato a scrivere perché in questa società io sono un disadattato. Ho seri problemi di identità e relazione. La mia attitudine è troppo personale per poter essere apprezzata. La scrittura mi ha permesso di trasferire parte della mia alienazione a chi legge, alleviando il carico per me ed inducendo uno stimolo alternativo alla grande platea di MC.
MenteCritica come esperimento collettivo è fallito. Purtroppo, non ho imparato abbastanza per essere un buon compagno di strada per chi mi era affianco. Ora continuo con quei pochi che hanno imparato a sopportarmi e con la collaborazione di qualche affezionato lettore al quale, probabilmente, non ho mai espresso gratitudine in termini adeguati.
Pubblico volentieri il suo contributo. Credo che senza la premessa e la mia risposta, sarebbe risultato incomprensibile ai più. Pertanto la ringrazio per avermi consentito la pubblicazione integrale del carteggio.
S’abbia i miei più affettuosi saluti
grp
P.S.Consiglio un approfondimento sulla figura di Leon Bloy, scrittore che non conoscevo. Si può partire da .
Nun te Piace, ‘o Presepe?…
24 dicembre, 2010 di Daniela Tuscano
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, latest, Strange Days
Mica vero che “non fa male a nessuno”. Anzi, nuoce gravemente alla salute. Chi? Meglio domandare “cosa”, ma in verità è proprio quel “chi” a disturbare. Il presepe fa male. E, dietro e dentro di lui, la statuina di quel bimbo seminudo. Ciò ch’essa simboleggia.
Il collegio docenti della scuola materna di via Forze Armate, a Milano, aveva infatti stabilito di celebrare un . Via stelle comete, grotte o capanne, pastori e pecorelle, San Giuseppe, Madonne e quel povero cristo di Gesù Bambino. Al loro posto renne dal naso rosso, Babbi Natale paffuti e gaudenti, canti e cori inneggianti alla festa, ma, per carità, senza il minimo accenno alla religione. Per rispetto dei bambini, si capisce. Perché l’asilo di via Forze Armate è multietnico e multireligioso. Perché una festa cristiana scandalizzerebbe ed emarginerebbe i piccoli musulmani, indù, buddisti frequentatori di quell’istituto.
E pensare che, per anni, questi difensori a oltranza della pluriconfessionalità avevano bellamente irriso il Natale – e coloro che lo celebravano come zotici e ignoranti – non mancando mai di puntualizzare che in origine si trattava di tutto, tranne che di “festa cristiana”. Era nient’altro che la festa del Sol Invictus, nella quale si annunciava il solstizio d’inverno e ci si scambiavano doni e si preparavano ricchi banchetti, che talora sconfinavano in orge. Più di recente, i divulgatori hanno trovato legami col culto tardoantico del dio Mitra e antiche celebrazioni egizie e mesopotamiche (cui potremmo aggiungere, per le analogie con l’uomo-dio, il Poema di Gilgamesh). Non si trattava tanto d’informare, quanto di screditare il 25 dicembre cristianizzato in nome di un’oggettiva e rispettosa laicità.
Leggi il resto
Cristo si è Fermato a Pomigliano
17 giugno, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cuore di Tenebra, latest, Meccanica delle Cose
Non è difficile prevedere che il prossimo 22 giugno gli operai di Pomigliano sconfesseranno la posizione intransigente della FIOM per accettare l’accordo proposto dalla FIAT.
E questo, plausibilmente, non perché siano intimamente convinti che si tratti di un investimento per il futuro, ma più semplicemente per la consapevolezza che l’alternativa è la dissoluzione di una fonte di reddito necessaria ed insostituibile in un contesto sociale dove anche la criminalità organizzata ormai preferisce investire sugli immigrati. Impiegati meno cari, più ricattabili e, all’occorrenza, eliminabili senza che nessuno faccia domande.
L’alternativa non è, quindi, tra sviluppo e stagnazione, ma tra sopravvivenza o estinzione. Non serve essere Jucas Casella per indovinare il futuro di questa vicenda.
Il Crollo di Berluscopoli: Berlusconi Prende le Distanze da se Stesso
14 maggio, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, latest
Anemone , il sistema scricchiola. Ora si scoprono altre liste della salute. Chissà quanti temono che il proprio nome possa spuntare fuori da un momento all’altro. Sono in vista notti insonni e confezioni di Maalox formato famiglia ordinate d’urgenza. Sono maligno. Godo.
Berlusconi chiama Bertolaso . Ma come, gliela chiede solo adesso? Non lo aveva già fatto?
E allora perché lo aveva difeso a spada tratta e aveva rifiutato le dimissioni? Era un atto di fede?
Berlusconi parla di “licenziamenti”, come se invece del governo di un paese democratico si trattasse del consiglio di amministrazione di Canale 5, una sua proprietà privata.
E già, lui si sente tradito. Tradito dagli uomini di cartapesta di cui si è circondato. Come se lui fosse stato il portatore di ideali cristallini, l’uomo dalle grandi visioni sociali che aveva deciso di cambiare la storia nazionale. Una specie di Cavour 2 – Il Ritorno.

Uno che da vent’anni monopolizza la politica di questo paese per mettere a posto gli affari suoi, uno che pensa che il sesso si faccia infilando l’affare in un buco con una donna intorno, uno che si preoccupa più del cerone che si deve spalmare sulla faccia che di quello che deve dire, che amici pensava di essersi fatto? Ve la immaginate una persona che pensa alla politica come impegno, che vuole impegnarsi in nome della democrazia e dello sviluppo del nostro paese che si mette nel partito di Berlusconi?
Posso credere che se un nostalgico di questo tipo esiste si illuda di fare la scelta giusta mettendosi nei Radicali, con Di Pietro, nel movimento 5 stelle, addirittura nell’ectoplasma PD, ma con Berlusconi … no dai. Non scherziamo.
Berlusconi si dissocia, ma da chi e da che cosa? Bersusconi si dissocia dal sistema che è cresciuto intorno a lui con l”idea che il potere sia puramente ed esclusivamente fonte di profitto, dagli uomini che si sono educati prendendolo ad esempio e facendone il loro mito. Berlusconi si dissocia da se stesso.
Ora si erge solo, sulla cime del monte innevato, scosso dalle raffiche del vento gelido, ancora una volta vittima dell’ennesima congiura, ma indomito e col maschio viso fiero e onesto, pronto a rivolgersi nuovamente a questo gregge di pecoroni e recitare la parte del Cristo circondato da un paio di dozzine di Giuda.
La cosa peggiore è che in fondo a questo tunnel rischiano di esserci nuove elezioni. Da una parte l’ectoplasma, Di Pietro, Rutelli, Fini e forse Montezemolo, ciascuno per sé Dio per tutti. In mezzo l’UDC o Partito della Nazione con la politica dei due forni, dall’altra il purissimo Berlusconi Tradito e la Lega.
Come si dice dalle nostre parti, nun ce vo a zingara per sapere come andrà a finire. L’esplosivo bicomponente di un Berlusconi assediato e di una Lega finalmente padrona di di scassare il giocattolo sono una tetra promessa di disperazione e sconforto alla quale non voglio nemmeno pensare.
Dialoghi: Le Due Chiese
24 aprile, 2010 di Assunta Altieri
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M: La gerarchia è al servizio della Chiesa. La gerarchia è fatta di uomini e quindi mi meraviglierei molto se fosse immune da vizi, peccati e colpe. il cristianesimo ti insegna che il male non è negli altri (nel sistema), ma in me e che sono io che devo allontanarlo da me, senza strapparmi le vesti per le colpe altrui.
Assunta: Se non ci dobbiamo strappare le vesti per le colpe altrui com’è che si continua a nascere col peccato originale? Oltre che con una discreta percentuale di debito pubblico, naturalmente. Roba che uno non ha ancora emesso il primo vagito che è già bello e incastrato nel parapiglia cristiano-politico. Semmai è esistito un Dio è da mo’ che si è pentito di aver soffiato nelle narici di un pupazzo di creta. E giustamente ci ha lasciato a noi stessi, con la scusa del libero arbitrio, s’intende. E, infatti, arbitrariamente vescovi e cardinali decidono che vi sono peccati perdonabili (come la pedofilia, guarda caso!) e peccati non perdonabili (come l’aborto, fa un po’ te!). Mica si strappano le vesti. Solo le sollevano come tappeto che cela spazzatura che andrebbe condannata.

M: Assunta noto che ti sfugge il punto. Il punto è che compito del cristiano non è indignarsi per le colpe altrui, ma evitare le proprie. Non parlare del male altrui, ma compiere il bene in prima persona. Ovvero il contrario della mentalità corrente. La Chiesa come istituzione ha poi il compito di indicare quello che è bene e quello che è male alla luce della fede. Attaccare il peccato, ma non il peccatore. Nel caso di specie l’aborto e la pedofilia, e non chi commette aborto o chi è pedofilo. Il peccato è una cosa, il reato un’altra. Questa era anche un’antica conquista laica, ma vedo che la moda scandalistica degli ultimi tempi ci ha fatto regredire non poco sul piano culturale, oltre che umano.
Assunta: Pure io vedo che ti sfugge il punto, M. Il punto è che oramai, a forza di celar sotto le vesti, qui non si indigna più nessuno e di niente: che sia il prete che s’infila nel letto del bambino o il politico che fa le festicciole con le puttane o che va sottobraccio con la mafia.
Personalmente rivendico eccome il diritto di indignarmi.
Di indignarmi per la volgarità di un silenzio spacciato per sacramento.
Di indignarmi per chi non parla a nome proprio ma pretende di parlare a nome di Dio.
Di indignarmi per chi non s’indigna più.
Quando non m’indignerò più vorrà dire che avrà realmente vinto il “chiacchiericcio”.
Ah, dimenticavo: Cristo si è indignato, perfino incazzato parecchio coi profanatori del Tempio. Li ha cacciati.
M: Resta il fatto che io non sono Cristo e quindi seguo il suo monito per la peccatrice :”Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.
Assunta: Sì, ma Cristo intendeva difendere la vittima, mica i carnefici.
M: Carnefice è ognuno di noi quando pecca. Questo è il centro. Combattere il peccato, quale che esso sia. Fare il bene a qualunque costo.
Assunta: Come no? E’ come se, restando nella metafora, la raccontassimo così:
Nel mentre che camminava e pregava Gesù s’imbatte’ in certi filibustieri intenti a lapidare una fanciulla rea d’aver concesso il proprio corpo (probabilmente ai filibustieri medesimi) per danaro.
Fra la folla incitante si levò, flebile, una voce: “Maestro, tu che puoi, fermali.”
E Gesù: “Taci or dunque. Vuoi forse che tutta la famiglia paghi per poche mele marce?”.
Guarda M., questa gente (bada non scrivo gentaglia per solo rispetto nei tuoi confronti, ché di loro ho solo disgusto; di loro e del fare omertoso) farebbe bene a chiedere scusa. Per i credenti, mica per il “chiacchiericcio”. Per quei credenti che non hanno la benda sugli occhi e si sentono feriti e disgustati. Per i credenti che non hanno gli strumenti per scernere e distinguere, come mia zia che quando andava a votare si faceva scorrere il rosario fra le dita e diceva “croce su croce”.
Solo che a Ratzinger sta stretto il domandar scusa; già quando il suo predecessore e santo subito pronunciò una richiesta di perdono per i peccati commessi dalla chiesa si guardò bene dall’allinearsi, sottolineando il distinguo fra giudizio storico e giudizio teologico.

M: Assunta io la benda sugli occhi non ce l’ho. Proprio perché non ce l’ho, vedo bene la portata disgustosa di questa strumentalizzazione che fa diventare la colpa grave di pochi l’andazzo o il modo di essere di molti. La pedofilia nella chiesa è percentualmente in linea (un poco di meno a dire il vero) con la pedofilia nella società. Solo che non si dice che la società sia pedofila mentre lo si dice della Chiesa. Questo perché la Chiesa dà fastidio, perché non è indulgente con la mentalità secolare, perché non la smette mai di biasimare il male e di predicare il bene. Questo all’egoismo diffuso che sovrintende ai nostri desideri dà fastidio. E la Chiesa diventa il nemico da colpire. A prescindere.
Assunta: Nonono, qui non si sta parlando di colpa grave di pochi, ma di deliberata omertà di chi, pur avendo il potere di fermare l’abominio, ha scelto di sacrificare poveri bambini innocenti. O di ignorarne le denunce e il dolore. In nome di che? In nome di chi?
La chiesa dà fastidio sì, ma non perché è indulgente. Quando mai? Con se stessa, certo. Dà fastidio perché va continuamente a rimestare in casa di Cesare, e pretende che non si rimesti in casa propria. E sarebbe molto più rispettabile se invece di biasimare il male evitasse di compierlo e di coprirlo. Son uomini e sbagliano, mi dirai. Bene, allora da uomini paghino per i loro errori.
M: Assunta mi pare evidente che stiamo parlando di due realtà diverse e di due chiese diverse. In queste condizioni è ovvio che non ci si intenda.
Assunta: Hai ragione: parliamo sicuramente di due chiese diverse. Io sto parlando della Sacra Romana Chiesa (e suoi illustri accoliti pontefice in primis) e tu?
Pedofilia nella Chiesa: Lupi Travestiti da Agnelli
10 aprile, 2010 di Daniela Tuscano
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Pedofilia nella Chiesa: a tu per tu con Massimiliano Frassi e Vittorio Bellavite
- Massimiliano Frassi, fondatore e presidente dell’ per la lotta alla pedofilia, hai sostenuto che definire “” (card. Sodano) le accuse contro settori della Chiesa coinvolti negli abusi sessuali somiglia a un nuovo sfregio nei confronti delle vittime…
- L ’ho scritto e lo ripeto. Lo trovo volgare, irrispettoso, complice di una cultura omertosa. Perché protegge, copre, ma a cui il silenzio non basta. Prima di coprire deve dare una stoccata velenosa, altrimenti non è contenta. Mi viene in mente quella storiella zen della rana, e dello scorpione che le chiede di attraversare lo stagno sulla sua schiena. La rana è sicura che non lui la pungerà altrimenti, se lei morisse annegata, trascinerebbe sul fondo pure lo scorpione. Ma, giunti a metà del tragitto, quest’ultimo la ferisce mortalmente. E, prima che entrambi finiscano sul fondo, lui le confessa: “Sai, è la mia natura” .
- Lucetta Scaraffia, ex femminista storica convertitasi al cattolicesimo integralista, sul “Corsera” del 7 aprile scorso sposa in pieno la tesi del card. Sodano. Cito testualmente: “Sono cose vecchie di 50-60 anni e i casi veri, poi, sono molto pochi, anche se questo non vuol dire non siano gravissimi… Ma vorrei ricordare che lo stesso Benedetto XVI quando andò in visita negli Stati Uniti volle incontrare di persona le vittime chiedendo loro scusa” . Ha poi aggiunto che in America ci sono “avvocati pronti a tutto per intentare cause infondate” …
- Cause infondate? Pochi casi? A parte il fatto che quelli accertati sono, al contrario, migliaia, ma anche uno solo basterebbe, sia che risalgano a cinquant’anni fa sia a ieri mattina la gravità non diminuisce, anzi. Certi episodi continuano ad avvenire e a godere di protezione. Credo che la nemica più grande della Chiesa sia una parte della Chiesa stessa. Dimmi tu, è più anticlericale chi chiede sia fatta pulizia, vengano cacciati preti pedofili e sanate le ferite delle vittime, o chi tace su quei predatori e infanga chi subisce abusi, spostando di asilo in asilo o di oratorio in oratorio dei criminali?

-Nel e nel tuo libro, intitolato appunto I predatori di bambini , presenti alcune figure di preti pedofili…
- Nei Predatori , pubblicato cinque anni fa, narrai le “prodezze” d’un sacerdote che, dopo due condanne in altrettante parrocchie, venne spostato in un reparto di pediatria. Come chiamiamo questi fatti? Semplice imbecillità? Pericolosa connivenza? O un mix esplosivo tra le due cose?
- La tua Associazione venne aiutata dalle autorità ecclesiastiche quando si trovò di fronte a casi di pedofilia nel clero?
- Purtroppo, salvo rari casi, non si è agito né con tempestività né con rigore, se ci mettiamo ovviamente nell’ottica della tutela delle vittime; altrimenti l’intervento sarebbe stato pressoché immediato.
- Potresti, in poche parole, tratteggiare la psicologia d’un pedofilo?
- Impresa non facile. Purtroppo ha ragione il : alcuni pedofili hanno scelto la via del sacerdozio (o della vita consacrata), sapendo che, in tal modo, si sarebbero assicurata una doppia immunità: quella sociale di chi continua a pensare “Lui? Macché, lo conosco bene, e poi è un prete, mica fa queste cose…” , e quella interna, che si limita a trasferirlo di sede, lasciandolo però a contatto coi bambini. Si sono travestiti da angeli ma in realtà sono demoni. Hanno indossato, sporcandola per sempre, una veste che non appartiene loro. E hanno potuto pascolare tra tante anime innocenti, ignare del pericolo che correvano.
- “Non temere, sono le mani di Dio” : mi ha colpita molto questa frase, estrapolata dalla confessione di una delle vittime. Il pedofilo abusava dei bambini facendo leva proprio sulla dignità e sull’autorità della veste talare, esibita come un marchio di potenza, anzi, di onnipotenza: è un maschio, è consacrato, nulla e nessuno possono resistergli…
- I pedofili, se religiosi, distorcono sempre espressioni evangeliche in modo blasfemo e perverso. È un modo di agire tipicamente diabolico. Comunque, come già ebbi a dirti in , parlare di “pedofili” esclusivamente al maschile è scorretto. Se ne trovano di entrambi i sessi, di qualsiasi orientamento sessuale e dappertutto nella società, sia negli ambienti più degradati, sia in quelli ritenuti più sicuri e affidabili come, appunto, la Chiesa. Di solito non hanno preferenze per l’uno o per l’altro sesso, e un’eventuale “predilezione” è data più che altro dall’ambiente e/o dall’educazione ricevuti. La pedofilia, insomma, si annida ovunque.
- Qualcuno propone l’abolizione del celibato ecclesiastico…
- Non sono un teologo. Chiaro, un’educazione sessuofobica non giova a nessuno, men che meno a chi già vive disagi psicologici, talora nascosti. Ma questo non vale solo per i preti. Lo ribadisco: la pedofilia può contaminare chiunque e ovunque. Se bastasse potersi sposare per non commettere abusi, come si spiegano le migliaia di violenze in famiglia da parte di insospettabili padri (e madri)? Pertanto il problema non è il celibato; o meglio, lo può anche essere, ma non certo quando si parla di pedofilia.
- Sempre dal “Corriere”, anche Marcello Pera , come la Scaraffia , e chiama in causa omosessuali, femministe, pacifisti che, secondo lui, negherebbero l’esistenza del male, teologi “frustrati”, addirittura le altre religioni…
- Pera può dire quel che vuole. Ma qui non ci sono strumentalizzazioni che tengano, né siamo di fronte a un volgare anticlericalismo. Per lo meno, non solo a quello. Oggi, finalmente, parlano i fatti e i fatti, per la disgrazia della società che ancora si ritiene civile, sono inequivocabili.
- Come valuti ai cattolici d’Irlanda, il Paese in cui si sono verificati i più efferati crimini pedofili?
- La giudico un buon inizio. Ma non basta. Non più. Né vale la regola del “meglio di niente”. Occorre che vescovi e sacerdoti mettano in pratica, nella quotidianità, l’esortazione del Santo Padre. Ne va del bene dell’intera comunità cristiana. I cui figli, molti figli, sono stati feriti, a volte mortalmente. E se oggi non ci si inchina davanti a loro; se non si raccolgono le loro lacrime; se non si curano le loro ferite; ma, al contrario, li si offende, paragonando il male loro arrecato a “chiacchiericci” di poco conto… allora si sarà persa forse l’ultima occasione per riappacificarsi con quella croce che, per fortuna, ha un valore molto superiore a chi la rappresenta.
- Vittorio Bellavite, tu sei portavoce di , movimento per la riforma della Chiesa cattolica che s’ispira agli insegnamenti del Concilio Vaticano II.
- Sì.
- Non solo il card. Sodano. Anche padre Raniero Cantalamessa , in occasione del Venerdì Santo, sia tra le vittime degli abusi sia nella comunità ebraica. Poi si è scusato.
- Abbiamo pure sentito che gli attacchi al Papa ricordano quelli a Pio X quando si scagliò contro il Modernismo , ai “silenzi” di Pio XII sulla Shoah e alla di Paolo VI. Ma si rendono conto della portata di questi paragoni? Hanno citato proprio i tre momenti in cui la Chiesa è stata meno profetica e, quanto al , voglio ricordare che si è trattato d’un fenomeno complesso e variegato, con luci e ombre, ma l’auspicio alla conciliazione e al dialogo tra Chiesa e società contemporanea è stato poi uno dei cardini del Concilio Vaticano II. Se, invece, rimpiangono i tempi del Papa re e del …
- La Chiesa ha agito con tempestività e rigore o ne è stata sospinta dagli eventi?
- La Chiesa è stata costretta ad affrontare questo grave problema perché imposto dall’esterno, dai giornali, dall’opinione pubblica, dalle vittime. Non è questione di singole prese di posizione, alcune ci sono anche state; è questione di mentalità. I vertici della Cei, forse sorpresi e angosciati dagli avvenimenti in corso, sembrano oscillare tra autogiustificazioni e autoassoluzioni, denunce di “complotti” contro il Papato e il timore di aprire nella Chiesa cattolica italiana un dibattito dagli esiti incerti per l’ establishment ecclesiastico.
- Poco prima di Pasqua alcune chiese hanno commemorato mons. Romero, martire della giustizia. Ma si è trattato di cerimonie isolate, quasi in sordina, nulla a che vedere con le pavesate in onore di altri santi celebrati in Vaticano. Scarsa attenzione hanno pure ricevuto le dell’episcopato calabrese. E, in generale, la gerarchia ecclesiastica non ha dimostrato l’energia necessaria per opporsi alla violenza contro gli immigrati, anche bambini, alimentata da certi politici. È stata invece molto netta nel sostenere direttamente due nuovi Presidenti di regione che , contro le leggi dello Stato, di “lasciar marcire” nei magazzini la pillola Ru486; mons. Girotti ha dichiarato che “” ; e il Papa, nelle celebrazioni del Giovedì Santo, è tornato a condannare aspramente l’aborto (per cui, ricordiamo, scatta la scomunica latae sententiae non prevista per la pedofilia) e la legge194. Secondo un lettore di “Repubblica”, la Chiesa è intransigente solo riguardo a questo tema, alle unioni di fatto e alle questioni sessuali, mentre su tutto il resto è pronta a discutere…
- Lo dicevo poc’anzi, siamo di fronte a una mentalità dura a morire; che solo oggi, con una maggiore attenzione verso le persone abusate, si sta ammorbidendo. Restiamo dolorosamente stupiti di fronte a una sorta di “indulgenza” verso i colpevoli di gravissimi comportamenti sessuali (loro trasferimento da una parrocchia a un’altra, riluttanza nella denuncia all’autorità civile…), e l’ossessione rigorista della teologia morale “ortodossa”, quella dei seminari e dei documenti pontifici, su tutte le questioni riguardanti il sesso (aborto, contraccezione, convivenze, rapporti omosessuali…). Quindi intransigenza sì, ma a condizione di difendere, anzitutto, l’Istituzione-Chiesa e il suo onore. È, insomma, il “primato del sabato” sull’uomo, contro cui si scagliò ripetutamente Gesù di Nazareth.
- Rivolgo anche a te la domanda posta a Massimiliano Frassi: cosa pensi degli strali di Marcello Pera sul “Corriere”?
- Pera e altra gente smarrita, pervasa da un preoccupante analfabetismo sulla vera essenza del cristianesimo, non dovrebbe esser nemmeno presa in considerazione. Lo menziono perché me ne accenni tu e perché, comunque, le loro invettive hanno una certa eco sui giornali e riscuotono l’interesse anche di alcuni ecclesiastici. Non si spiegano certe deviazioni con la pura e semplice condanna della liberalizzazione dei costumi sessuali nella nostra epoca, che ha trovato impreparati presbiteri o religiosi alimentando in essi un senso di frustrazione. Né consideriamo accettabile “il superficiale rimando alle conseguenze della secolarizzazione e, anche peggio, a un malinteso permissivismo, conseguente alla cattiva interpretazione del Concilio” , di cui parla Benedetto XVI nella lettera ai cattolici d’Irlanda, che è severa, ma costituisce solo un primo passo per la comprensione del fenomeno.
- Ma è pur vero che un atteggiamento culturale negativo verso la Chiesa esiste. La cultura materialistica e consumistica (i cui rappresentanti politici, peraltro, ostentano un interessato ossequio nei confronti del Vaticano) propone una visione banalizzata della vita umana, costituita solo da bisogni immediati da soddisfare a qualunque costo. Si esalta un individualismo estremo, a scapito della comunione e del bene comune. L’Io è tutto. Anche il diffondersi della pedofilia, come di altri fenomeni devianti [cfr. il mio articolo ] mettono in risalto questa tendenza a negare l’alterità, la relazione matura, il confronto con un “diverso” responsabile e adulto. Se qualcuno osa proporre (e non imporre) l’antropologia cattolica sulla sessualità e il matrimonio, quand’anche si dimostri sinceramente rispettoso verso altre sensibilità viene, non di rado, deriso o additato come retrogrado…
- Non mettiamo sullo stesso piano fenomeni diversi. Nessuno nega i pericoli, concreti, di una visione edonistica e immanentistica dell’uomo; e ci rendiamo conto che esistono correnti di pensiero che individuano nella Chiesa cattolica la fonte d’ogni male e soffiano sul fuoco delle polemiche per condannare in blocco un’istituzione. Tuttavia, ripeto, gli scandali sono scoppiati realmente. Diamo un’occhiata ai documenti del 1962 e del 2001: entrambi confermano che ogni questione deve essere affrontata per canali interni. Non si menziona la tutela delle vittime e il deferimento alla magistratura qualora la vittima si sia rivolta al vescovo o a qualche esponente ecclesiastico; nulla si dice sul loro risarcimento. Ciò ingenera ambiguità, al punto che qualcuno è giunto a lamentare la cattiva traduzione in inglese del testo, che al contrario, secondo costoro, non inviterebbe al silenzio. Ma noi avremmo preferito parole più chiare, inequivocabili, meno curiali: questo tipo di linguaggio, o di non-linguaggio, ormai dall’opinione comune non è né compreso né accettato.
- E il celibato dei preti?
- Gli esperti tendono a escludere un rapporto diretto tra pedofilia e celibato obbligatorio del clero latino. Mi sembra fondamentale, piuttosto, rilevare una certa mancanza di educazione serena alla sessualità nella formazione di un sacerdote o d’un religioso. L’assenza o la scarsità della presenza femminile nell’iter formativo, la consapevolezza di non avere nella propria vita la prospettiva d’una normale vita di coppia possono costituire elementi che favoriscono, in alcune situazioni, gravi carenze nella formazione della personalità. Comunque la discussione sulla necessità della modifica del sistema del celibato obbligatorio nella Chiesa – che, ricordiamolo, non è un dogma – ha avuto un’accelerazione come conseguenza di tutta questa vicenda.
- Frassi osserva che non tutto può risolversi con l’abolizione del celibato, altrimenti non si spiegherebbero tante violenze in seno alle famiglie.
- Ha ragione. Occorre guardare più a fondo, anche nella selezione degli ammessi ai seminari, nei modelli di vita proposti, nelle cultura delle relazioni. È probabile che alcuni candidati al presbiterato abbiano ritenuto forse di risolvere il loro originario disagio affettivo/sessuale abbracciando lo stato ecclesiastico e celibatario: il problema però è rimasto intatto e si è presumibilmente aggravato.
- Proposte di Noi Siamo Chiesa per l’immediato futuro?
- Per esempio, strutture indipendenti che si occupino dei casi di pedofilia all’interno della Chiesa. Si potrebbe istituire in ogni Conferenza episcopale regionale un Collegio per l’ascolto e la trasparenza (di circa 3 persone, con obbligo della presenza femminile), scelto dall’autorità ecclesiastica in accordo coi Consigli pastorali ma indipendente da essa; costituito da persone senza alcuna responsabilità all’interno della Chiesa e possibilmente provenienti dalla magistratura; che collabori con servizi sociali, educativi e sanitari; e agisca con riservatezza e criteri garantisti nel ricevere segnalazioni d’ogni tipo per i casi di pedofilia in ambito ecclesiastico. Esso dovrebbe, se del caso, deferire i fatti alla magistratura, avvisando le autorità religiose, occupandosi pure del risarcimento morale e materiale delle vittime (quindi avrebbe bisogno di strumenti anche di tipo economico). L’esistenza di questo Collegio dovrebbe esser resa nota nelle parrocchie e in qualsiasi altro luogo attraverso mass-media, telefono e web.
- La Chiesa sarà più forte grazie a un aiuto che viene dall’alto, proclama il card. Bertone.
- Lo credo anch’io, e non potrebbe essere diversamente. La Chiesa è “esperta in umanità” , secondo la bella definizione di Paolo VI, perché può attingere a un tesoro infinito di risorse. Quel tesoro si chiama Gesù Cristo. Riconosca le sue colpe, chieda perdono pubblicamente alle vittime, incominci un cammino di purificazione al suo interno, si confronti in modo sereno, paritario e senza preconcetti con la giustizia e i “fedeli”. Tutti abbiamo nella mente e nel cuore quanto dice il Vangelo di Marco (9, 42) su chi scandalizza i piccoli, tutti siamo consapevoli della forza di Cristo, unica bussola in mezzo alle tempeste.
L’Ultimo Tabù
17 novembre, 2008 di Daniela Tuscano
Archiviato in Border Zone, Democrazia e Diritti
L’immagine della ragazza crocifissa sul letto, che Telefono Donna ha lanciato per la ricorrenza del , ha scosso i nervi all’assessore (Maurizio, non Cesare), di Alleanza nazionale. Secondo quest’ultimo, il ritratto offenderebbe la tradizione cristiana.

Ancora sulle Vittime del Santo Subito
21 settembre, 2007 di Demetrio De Sio
Archiviato in Border Zone
Come tutti i grandi personaggi, anche Giovanni Paolo II ha avuto luci ed ombre. Ho amato molto l’uomo Wojtyła, che è stato indubbiamente un grande uomo, dal carisma indiscutibile e dal “vissuto” sofferto e credibile.
Le Vittime Del Papa Scorso
19 settembre, 2007 di marco il buono
Archiviato in Caffè Amaro, Diritto di Replica, Informazione
Il Papa in carica ha affermato che, senza Dio, l’uomo è privo di orientamento e. Se un laico volesse seguire lo stile ed i contenuti espressi in questa affermazione potrebbe dire che le persone di fede sono rincoglionite dalle loro credenze e la religione può costituire una grave minaccia per l’umanità.
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Vuoi Pacsarmi?
11 giugno, 2007 di Lameduck
Archiviato in Democrazia e Diritti
Io trovo le religioni (tutte quelle monoteistiche) un’insopportabile intromissione tra me e Dio. Non posso definirmi credente ma nemmeno atea, diciamo che sono borderline in ambito teologico. Semplicemente, chi sono io, piccolo insignificante rifiuto umano per decidere se Dio c’è o non c’è?
Strani compagni di viaggio. Il “Gesù” di Benedetto XVI approda al “Guado”
2 maggio, 2007 di Daniela Tuscano
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Li avesse visti, lo scorso 21 aprile alla sede del “Guado” (gay credenti di Milano), sarebbe rimasto disorientato. Loro, i “lontani“, “deviati“, “relativisti” e, addirittura, seminatori di un’anti-Genesi come li aveva descritti nel Venerdì santo 2006 – ma chissà se avrà apprezzato , peraltro sottaciuta da tutti i tg nazionali – , si sono ritrovati non per qualche profanazione rituale, né per abbandonarsi a baccanali sfrenati ; ma per riflettere sul suo libro! Incredibile. Vuoi vedere che, davvero, non c’è più religione? O che, forse, è il caso di rivedere qualcosa?
Ma andiamo con ordine. Lui è il Papa, Benedetto XVI. Il libro cui accenniamo è il suo “Gesù di Nazaret”, fresco di pubblicazione. I ragazzi del “Guado”, li abbiamo già menzionati.
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