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Il Default dell’Occidente, 83 Giorni all’Apocalisse

19 agosto, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Ci abbiamo provato, ma a giocare con il fuoco alla fine ci si scotta. Quando si prende una strada si deve avere lo stomaco di percorrerla fino in fondo. Il tentativo di conciliare il Capitalismo con il Cristianesimo, l’accezione Calvinista che vede la ricchezza ed il benessere come un premio che Dio attribuisce all’uomo virtuoso e laborioso, non ha funzionato.
Non si può perseguire il profitto “eticamente” se non si hanno dei valori condivisi. Un prodotto che costa di più solo perché è realizzato rispettando la natura ed i diritti di chi lo produce è destinato al mercato di nicchia delle madame dal mignolo alzato. Vende chi produce cose che funzionano a prezzi bassi. L’acquirente, la massa degli acquirenti non le madame, se ne fottono di come è fatto, dove e da chi. Guardano solo il cartellino del prezzo.
Vedi il caso Zara.

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Ahahahahahahaha (risate registrate)

1 aprile, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

In questi giorni tormentati, tra processi e prescrizioni brevi, verbali della camera approvati a colpi di giornali e lanci di tessere, politiche energetiche modificate sull’onda dell’isteria, attricette assunte al ministero della difesa, invasioni di migranti, guerre combattute in quarta pagina fra l’indifferenza generale, case comprate a Lampedusa e casinò promessi come se fossero università, ospedali o case popolari, ci sarebbe tanto da scrivere, indignarsi, rammaricarsi.

Eppure, non so. La contingenza che viviamo mi fa l’effetto di uno di quei banchetti medievali con il desco imbandito di portate magnificenti dove sui commensali torreggiano interi maiali, pernici e vitelli ricoperti di butirro, ova, zuccaro, zafrano, lardo e brodo grasso. Più che fame, e desiderio di scriverne, questo spettacolo sazia di per sé e mi allontana.

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Nun te Piace, ‘o Presepe?…

24 dicembre, 2010 di  
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, latest, Strange Days

Mica vero che “non fa male a nessuno”. Anzi, nuoce gravemente alla salute. Chi? Meglio domandare “cosa”, ma in verità è proprio quel “chi” a disturbare. Il presepe fa male. E, dietro e dentro di lui, la statuina di quel bimbo seminudo. Ciò ch’essa simboleggia.
Il collegio docenti della scuola materna di via Forze Armate, a Milano, aveva infatti stabilito di celebrare un Natale senza Natività. Via stelle comete, grotte o capanne, pastori e pecorelle, San Giuseppe, Madonne e quel povero cristo di Gesù Bambino. Al loro posto renne dal naso rosso, Babbi Natale paffuti e gaudenti, canti e cori inneggianti alla festa, ma, per carità, senza il minimo accenno alla religione. Per rispetto dei bambini, si capisce. Perché l’asilo di via Forze Armate è multietnico e multireligioso. Perché una festa cristiana scandalizzerebbe ed emarginerebbe i piccoli musulmani, indù, buddisti frequentatori di quell’istituto.
E pensare che, per anni, questi difensori a oltranza della pluriconfessionalità avevano bellamente irriso il Natale – e coloro che lo celebravano come zotici e ignoranti – non mancando mai di puntualizzare che in origine si trattava di tutto, tranne che di “festa cristiana”. Era nient’altro che la festa del Sol Invictus, nella quale si annunciava il solstizio d’inverno e ci si scambiavano doni e si preparavano ricchi banchetti, che talora sconfinavano in orge. Più di recente, i divulgatori hanno trovato legami col culto tardoantico del dio Mitra e antiche celebrazioni egizie e mesopotamiche (cui potremmo aggiungere, per le analogie con l’uomo-dio, il Poema di Gilgamesh). Non si trattava tanto d’informare, quanto di screditare il 25 dicembre cristianizzato in nome di un’oggettiva e rispettosa laicità.
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Dialoghi: Le Due Chiese

M: La gerarchia è al servizio della Chiesa. La gerarchia è fatta di uomini e quindi mi meraviglierei molto se fosse immune da vizi, peccati e colpe. il cristianesimo ti insegna che il male non è negli altri (nel sistema), ma in me e che sono io che devo allontanarlo da me, senza strapparmi le vesti per le colpe altrui.

Assunta: Se non ci dobbiamo strappare le vesti per le colpe altrui com’è che si continua a nascere col peccato originale? Oltre che con una discreta percentuale di debito pubblico, naturalmente. Roba che uno non ha ancora emesso il primo vagito che è già bello e incastrato nel parapiglia cristiano-politico. Semmai è esistito un Dio è da mo’ che si è pentito di aver soffiato nelle narici di un pupazzo di creta. E giustamente ci ha lasciato a noi stessi, con la scusa del libero arbitrio, s’intende. E, infatti, arbitrariamente vescovi e cardinali decidono che vi sono peccati perdonabili (come la pedofilia, guarda caso!) e peccati non perdonabili (come l’aborto, fa un po’ te!). Mica si strappano le vesti. Solo le sollevano come tappeto che cela spazzatura che andrebbe condannata.

M: Assunta noto che ti sfugge il punto. Il punto è che compito del cristiano non è indignarsi per le colpe altrui, ma evitare le proprie. Non parlare del male altrui, ma compiere il bene in prima persona. Ovvero il contrario della mentalità corrente. La Chiesa come istituzione ha poi il compito di indicare quello che è bene e quello che è male alla luce della fede. Attaccare il peccato, ma non il peccatore. Nel caso di specie l’aborto e la pedofilia, e non chi commette aborto o chi è pedofilo. Il peccato è una cosa, il reato un’altra. Questa era anche un’antica conquista laica, ma vedo che la moda scandalistica degli ultimi tempi ci ha fatto regredire non poco sul piano culturale, oltre che umano.

Assunta: Pure io vedo che ti sfugge il punto, M. Il punto è che oramai, a forza di celar sotto le vesti, qui non si indigna più nessuno e di niente: che sia il prete che s’infila nel letto del bambino o il politico che fa le festicciole con le puttane o che va sottobraccio con la mafia.

Personalmente rivendico eccome il diritto di indignarmi.
Di indignarmi per la volgarità di un silenzio spacciato per sacramento.
Di indignarmi per chi non parla a nome proprio ma pretende di parlare a nome di Dio.
Di indignarmi per chi non s’indigna più.
Quando non m’indignerò più vorrà dire che avrà realmente vinto il “chiacchiericcio”.

Ah, dimenticavo: Cristo si è indignato, perfino incazzato parecchio coi profanatori del Tempio. Li ha cacciati.

M: Resta il fatto che io non sono Cristo e quindi seguo il suo monito per la peccatrice :”Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

Assunta: Sì, ma Cristo intendeva difendere la vittima, mica i carnefici.

M: Carnefice è ognuno di noi quando pecca. Questo è il centro. Combattere il peccato, quale che esso sia. Fare il bene a qualunque costo.

Assunta: Come no? E’ come se, restando nella metafora, la raccontassimo così:

Nel mentre che camminava e pregava Gesù s’imbatte’ in certi filibustieri intenti a lapidare una fanciulla rea d’aver concesso il proprio corpo (probabilmente ai filibustieri medesimi) per danaro.
Fra la folla incitante si levò, flebile, una voce: “Maestro, tu che puoi, fermali.”
E Gesù: “Taci or dunque. Vuoi forse che tutta la famiglia paghi per poche mele marce?”.

Guarda M., questa gente (bada non scrivo gentaglia per solo rispetto nei tuoi confronti, ché di loro ho solo disgusto; di loro e del fare omertoso) farebbe bene a chiedere scusa. Per i credenti, mica per il “chiacchiericcio”. Per quei credenti che non hanno la benda sugli occhi e si sentono feriti e disgustati. Per i credenti che non hanno gli strumenti per scernere e distinguere, come mia zia che quando andava a votare si faceva scorrere il rosario fra le dita e diceva “croce su croce”.

Solo che a Ratzinger sta stretto il domandar scusa; già quando il suo predecessore e santo subito pronunciò una richiesta di perdono per i peccati commessi dalla chiesa si guardò bene dall’allinearsi, sottolineando il distinguo fra giudizio storico e giudizio teologico.

M: Assunta io la benda sugli occhi non ce l’ho. Proprio perché non ce l’ho, vedo bene la portata disgustosa di questa strumentalizzazione che fa diventare la colpa grave di pochi l’andazzo o il modo di essere di molti. La pedofilia nella chiesa è percentualmente in linea (un poco di meno a dire il vero) con la pedofilia nella società. Solo che non si dice che la società sia pedofila mentre lo si dice della Chiesa. Questo perché la Chiesa dà fastidio, perché non è indulgente con la mentalità secolare, perché non la smette mai di biasimare il male e di predicare il bene. Questo all’egoismo diffuso che sovrintende ai nostri desideri dà fastidio. E la Chiesa diventa il nemico da colpire. A prescindere.

Assunta: Nonono, qui non si sta parlando di colpa grave di pochi, ma di deliberata omertà di chi, pur avendo il potere di fermare l’abominio, ha scelto di sacrificare poveri bambini innocenti. O di ignorarne le denunce e il dolore. In nome di che? In nome di chi?

La chiesa dà fastidio sì, ma non perché è indulgente. Quando mai? Con se stessa, certo. Dà fastidio perché va continuamente a rimestare in casa di Cesare, e pretende che non si rimesti in casa propria. E sarebbe molto più rispettabile se invece di biasimare il male evitasse di compierlo e di coprirlo. Son uomini e sbagliano, mi dirai. Bene, allora da uomini paghino per i loro errori.

M: Assunta mi pare evidente che stiamo parlando di due realtà diverse e di due chiese diverse. In queste condizioni è ovvio che non ci si intenda.

Assunta: Hai ragione: parliamo sicuramente di due chiese diverse. Io sto parlando della Sacra Romana Chiesa (e suoi illustri accoliti pontefice in primis) e tu?

Pedofilia nella Chiesa: Lupi Travestiti da Agnelli

Pedofilia nella Chiesa: a tu per tu con Massimiliano Frassi e Vittorio Bellavite

- Massimiliano Frassi, fondatore e presidente dell’ Associazione Prometeo per la lotta alla pedofilia, hai sostenuto che definire “chiacchiericci” (card. Sodano) le accuse contro settori della Chiesa coinvolti negli abusi sessuali somiglia a un nuovo sfregio nei confronti delle vittime…
- L ’ho scritto e lo ripeto. Lo trovo volgare, irrispettoso, complice di una cultura omertosa. Perché protegge, copre, ma a cui il silenzio non basta. Prima di coprire deve dare una stoccata velenosa, altrimenti non è contenta. Mi viene in mente quella storiella zen della rana, e dello scorpione che le chiede di attraversare lo stagno sulla sua schiena. La rana è sicura che non lui la pungerà altrimenti, se lei morisse annegata, trascinerebbe sul fondo pure lo scorpione. Ma, giunti a metà del tragitto, quest’ultimo la ferisce mortalmente. E, prima che entrambi finiscano sul fondo, lui le confessa: “Sai, è la mia natura” .

- Lucetta Scaraffia, ex femminista storica convertitasi al cattolicesimo integralista, sul “Corsera” del 7 aprile scorso sposa in pieno la tesi del card. Sodano. Cito testualmente: “Sono cose vecchie di 50-60 anni e i casi veri, poi, sono molto pochi, anche se questo non vuol dire non siano gravissimi… Ma vorrei ricordare che lo stesso Benedetto XVI quando andò in visita negli Stati Uniti volle incontrare di persona le vittime chiedendo loro scusa” . Ha poi aggiunto che in America ci sono “avvocati pronti a tutto per intentare cause infondate” …
- Cause infondate? Pochi casi? A parte il fatto che quelli accertati sono, al contrario, migliaia, ma anche uno solo basterebbe, sia che risalgano a cinquant’anni fa sia a ieri mattina la gravità non diminuisce, anzi. Certi episodi continuano ad avvenire e a godere di protezione. Credo che la nemica più grande della Chiesa sia una parte della Chiesa stessa. Dimmi tu, è più anticlericale chi chiede sia fatta pulizia, vengano cacciati preti pedofili e sanate le ferite delle vittime, o chi tace su quei predatori e infanga chi subisce abusi, spostando di asilo in asilo o di oratorio in oratorio dei criminali?

-Nel tuo blog e nel tuo libro, intitolato appunto I predatori di bambini , presenti alcune figure di preti pedofili…
- Nei Predatori , pubblicato cinque anni fa, narrai le “prodezze” d’un sacerdote che, dopo due condanne in altrettante parrocchie, venne spostato in un reparto di pediatria. Come chiamiamo questi fatti? Semplice imbecillità? Pericolosa connivenza? O un mix esplosivo tra le due cose?

- La tua Associazione venne aiutata dalle autorità ecclesiastiche quando si trovò di fronte a casi di pedofilia nel clero?
- Purtroppo, salvo rari casi, non si è agito né con tempestività né con rigore, se ci mettiamo ovviamente nell’ottica della tutela delle vittime; altrimenti l’intervento sarebbe stato pressoché immediato.

- Potresti, in poche parole, tratteggiare la psicologia d’un pedofilo?
- Impresa non facile. Purtroppo ha ragione il pm Forno : alcuni pedofili hanno scelto la via del sacerdozio (o della vita consacrata), sapendo che, in tal modo, si sarebbero assicurata una doppia immunità: quella sociale di chi continua a pensare “Lui? Macché, lo conosco bene, e poi è un prete, mica fa queste cose…” , e quella interna, che si limita a trasferirlo di sede, lasciandolo però a contatto coi bambini. Si sono travestiti da angeli ma in realtà sono demoni. Hanno indossato, sporcandola per sempre, una veste che non appartiene loro. E hanno potuto pascolare tra tante anime innocenti, ignare del pericolo che correvano.

- “Non temere, sono le mani di Dio” : mi ha colpita molto questa frase, estrapolata dalla confessione di una delle vittime. Il pedofilo abusava dei bambini facendo leva proprio sulla dignità e sull’autorità della veste talare, esibita come un marchio di potenza, anzi, di onnipotenza: è un maschio, è consacrato, nulla e nessuno possono resistergli…
- I pedofili, se religiosi, distorcono sempre espressioni evangeliche in modo blasfemo e perverso. È un modo di agire tipicamente diabolico. Comunque, come già ebbi a dirti in una precedente intervista , parlare di “pedofili” esclusivamente al maschile è scorretto. Se ne trovano di entrambi i sessi, di qualsiasi orientamento sessuale e dappertutto nella società, sia negli ambienti più degradati, sia in quelli ritenuti più sicuri e affidabili come, appunto, la Chiesa. Di solito non hanno preferenze per l’uno o per l’altro sesso, e un’eventuale “predilezione” è data più che altro dall’ambiente e/o dall’educazione ricevuti. La pedofilia, insomma, si annida ovunque.

- Qualcuno propone l’abolizione del celibato ecclesiastico…
- Non sono un teologo. Chiaro, un’educazione sessuofobica non giova a nessuno, men che meno a chi già vive disagi psicologici, talora nascosti. Ma questo non vale solo per i preti. Lo ribadisco: la pedofilia può contaminare chiunque e ovunque. Se bastasse potersi sposare per non commettere abusi, come si spiegano le migliaia di violenze in famiglia da parte di insospettabili padri (e madri)? Pertanto il problema non è il celibato; o meglio, lo può anche essere, ma non certo quando si parla di pedofilia.

- Sempre dal “Corriere”, anche Marcello Pera , come la Scaraffia , evoca il “complotto laicista” e chiama in causa omosessuali, femministe, pacifisti che, secondo lui, negherebbero l’esistenza del male, teologi “frustrati”, addirittura le altre religioni…
- Pera può dire quel che vuole. Ma qui non ci sono strumentalizzazioni che tengano, né siamo di fronte a un volgare anticlericalismo. Per lo meno, non solo a quello. Oggi, finalmente, parlano i fatti e i fatti, per la disgrazia della società che ancora si ritiene civile, sono inequivocabili.

- Come valuti la lettera di Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda, il Paese in cui si sono verificati i più efferati crimini pedofili?
- La giudico un buon inizio. Ma non basta. Non più. Né vale la regola del “meglio di niente”. Occorre che vescovi e sacerdoti mettano in pratica, nella quotidianità, l’esortazione del Santo Padre. Ne va del bene dell’intera comunità cristiana. I cui figli, molti figli, sono stati feriti, a volte mortalmente. E se oggi non ci si inchina davanti a loro; se non si raccolgono le loro lacrime; se non si curano le loro ferite; ma, al contrario, li si offende, paragonando il male loro arrecato a “chiacchiericci” di poco conto… allora si sarà persa forse l’ultima occasione per riappacificarsi con quella croce che, per fortuna, ha un valore molto superiore a chi la rappresenta.

- Vittorio Bellavite, tu sei portavoce di Noi Siamo Chiesa , movimento per la riforma della Chiesa cattolica che s’ispira agli insegnamenti del Concilio Vaticano II.
- Sì.

- Non solo il card. Sodano. Anche padre Raniero Cantalamessa , in occasione del Venerdì Santo, ha usato espressioni che hanno destato scalpore e indignazione sia tra le vittime degli abusi sia nella comunità ebraica. Poi si è scusato.
- Abbiamo pure sentito che gli attacchi al Papa ricordano quelli a Pio X quando si scagliò contro il Modernismo , ai “silenzi” di Pio XII sulla Shoah e alla Humanae Vitae di Paolo VI. Ma si rendono conto della portata di questi paragoni? Hanno citato proprio i tre momenti in cui la Chiesa è stata meno profetica e, quanto al Modernismo, voglio ricordare che si è trattato d’un fenomeno complesso e variegato, con luci e ombre, ma l’auspicio alla conciliazione e al dialogo tra Chiesa e società contemporanea è stato poi uno dei cardini del Concilio Vaticano II. Se, invece, rimpiangono i tempi del Papa re e del Sillabo

- La Chiesa ha agito con tempestività e rigore o ne è stata sospinta dagli eventi?
- La Chiesa è stata costretta ad affrontare questo grave problema perché imposto dall’esterno, dai giornali, dall’opinione pubblica, dalle vittime. Non è questione di singole prese di posizione, alcune ci sono anche state; è questione di mentalità. I vertici della Cei, forse sorpresi e angosciati dagli avvenimenti in corso, sembrano oscillare tra autogiustificazioni e autoassoluzioni, denunce di “complotti” contro il Papato e il timore di aprire nella Chiesa cattolica italiana un dibattito dagli esiti incerti per l’ establishment ecclesiastico.

- Poco prima di Pasqua alcune chiese hanno commemorato mons. Romero, martire della giustizia. Ma si è trattato di cerimonie isolate, quasi in sordina, nulla a che vedere con le pavesate in onore di altri santi celebrati in Vaticano. Scarsa attenzione hanno pure ricevuto le iniziative antimafia dell’episcopato calabrese. E, in generale, la gerarchia ecclesiastica non ha dimostrato l’energia necessaria per opporsi alla violenza contro gli immigrati, anche bambini, alimentata da certi politici. È stata invece molto netta nel sostenere direttamente due nuovi Presidenti di regione che promettevano, contro le leggi dello Stato, di “lasciar marcire” nei magazzini la pillola Ru486; mons. Girotti ha dichiarato che “è più facile assolvere un pedofilo pentito che una donna che abortisce” ; e il Papa, nelle celebrazioni del Giovedì Santo, è tornato a condannare aspramente l’aborto (per cui, ricordiamo, scatta la scomunica latae sententiae non prevista per la pedofilia) e la legge194. Secondo un lettore di “Repubblica”, la Chiesa è intransigente solo riguardo a questo tema, alle unioni di fatto e alle questioni sessuali, mentre su tutto il resto è pronta a discutere…
- Lo dicevo poc’anzi, siamo di fronte a una mentalità dura a morire; che solo oggi, con una maggiore attenzione verso le persone abusate, si sta ammorbidendo. Restiamo dolorosamente stupiti di fronte a una sorta di “indulgenza” verso i colpevoli di gravissimi comportamenti sessuali (loro trasferimento da una parrocchia a un’altra, riluttanza nella denuncia all’autorità civile…), e l’ossessione rigorista della teologia morale “ortodossa”, quella dei seminari e dei documenti pontifici, su tutte le questioni riguardanti il sesso (aborto, contraccezione, convivenze, rapporti omosessuali…). Quindi intransigenza sì, ma a condizione di difendere, anzitutto, l’Istituzione-Chiesa e il suo onore. È, insomma, il “primato del sabato” sull’uomo, contro cui si scagliò ripetutamente Gesù di Nazareth.

- Rivolgo anche a te la domanda posta a Massimiliano Frassi: cosa pensi degli strali di Marcello Pera sul “Corriere”?
- Pera e altra gente smarrita, pervasa da un preoccupante analfabetismo sulla vera essenza del cristianesimo, non dovrebbe esser nemmeno presa in considerazione. Lo menziono perché me ne accenni tu e perché, comunque, le loro invettive hanno una certa eco sui giornali e riscuotono l’interesse anche di alcuni ecclesiastici. Non si spiegano certe deviazioni con la pura e semplice condanna della liberalizzazione dei costumi sessuali nella nostra epoca, che ha trovato impreparati presbiteri o religiosi alimentando in essi un senso di frustrazione. Né consideriamo accettabile “il superficiale rimando alle conseguenze della secolarizzazione e, anche peggio, a un malinteso permissivismo, conseguente alla cattiva interpretazione del Concilio” , di cui parla Benedetto XVI nella lettera ai cattolici d’Irlanda, che è severa, ma costituisce solo un primo passo per la comprensione del fenomeno.

- Ma è pur vero che un atteggiamento culturale negativo verso la Chiesa esiste. La cultura materialistica e consumistica (i cui rappresentanti politici, peraltro, ostentano un interessato ossequio nei confronti del Vaticano) propone una visione banalizzata della vita umana, costituita solo da bisogni immediati da soddisfare a qualunque costo. Si esalta un individualismo estremo, a scapito della comunione e del bene comune. L’Io è tutto. Anche il diffondersi della pedofilia, come di altri fenomeni devianti [cfr. il mio articolo Il serpente antico ] mettono in risalto questa tendenza a negare l’alterità, la relazione matura, il confronto con un “diverso” responsabile e adulto. Se qualcuno osa proporre (e non imporre) l’antropologia cattolica sulla sessualità e il matrimonio, quand’anche si dimostri sinceramente rispettoso verso altre sensibilità viene, non di rado, deriso o additato come retrogrado…
- Non mettiamo sullo stesso piano fenomeni diversi. Nessuno nega i pericoli, concreti, di una visione edonistica e immanentistica dell’uomo; e ci rendiamo conto che esistono correnti di pensiero che individuano nella Chiesa cattolica la fonte d’ogni male e soffiano sul fuoco delle polemiche per condannare in blocco un’istituzione. Tuttavia, ripeto, gli scandali sono scoppiati realmente. Diamo un’occhiata ai documenti Crimen Sollicitationis del 1962 e De delictis gravioribus del 2001: entrambi confermano che ogni questione deve essere affrontata per canali interni. Non si menziona la tutela delle vittime e il deferimento alla magistratura qualora la vittima si sia rivolta al vescovo o a qualche esponente ecclesiastico; nulla si dice sul loro risarcimento. Ciò ingenera ambiguità, al punto che qualcuno è giunto a lamentare la cattiva traduzione in inglese del testo, che al contrario, secondo costoro, non inviterebbe al silenzio. Ma noi avremmo preferito parole più chiare, inequivocabili, meno curiali: questo tipo di linguaggio, o di non-linguaggio, ormai dall’opinione comune non è né compreso né accettato.

- E il celibato dei preti?
- Gli esperti tendono a escludere un rapporto diretto tra pedofilia e celibato obbligatorio del clero latino. Mi sembra fondamentale, piuttosto, rilevare una certa mancanza di educazione serena alla sessualità nella formazione di un sacerdote o d’un religioso. L’assenza o la scarsità della presenza femminile nell’iter formativo, la consapevolezza di non avere nella propria vita la prospettiva d’una normale vita di coppia possono costituire elementi che favoriscono, in alcune situazioni, gravi carenze nella formazione della personalità. Comunque la discussione sulla necessità della modifica del sistema del celibato obbligatorio nella Chiesa – che, ricordiamolo, non è un dogma – ha avuto un’accelerazione come conseguenza di tutta questa vicenda.

- Frassi osserva che non tutto può risolversi con l’abolizione del celibato, altrimenti non si spiegherebbero tante violenze in seno alle famiglie.
- Ha ragione. Occorre guardare più a fondo, anche nella selezione degli ammessi ai seminari, nei modelli di vita proposti, nelle cultura delle relazioni. È probabile che alcuni candidati al presbiterato abbiano ritenuto forse di risolvere il loro originario disagio affettivo/sessuale abbracciando lo stato ecclesiastico e celibatario: il problema però è rimasto intatto e si è presumibilmente aggravato.

- Proposte di Noi Siamo Chiesa per l’immediato futuro?
- Per esempio, strutture indipendenti che si occupino dei casi di pedofilia all’interno della Chiesa. Si potrebbe istituire in ogni Conferenza episcopale regionale un Collegio per l’ascolto e la trasparenza (di circa 3 persone, con obbligo della presenza femminile), scelto dall’autorità ecclesiastica in accordo coi Consigli pastorali ma indipendente da essa; costituito da persone senza alcuna responsabilità all’interno della Chiesa e possibilmente provenienti dalla magistratura; che collabori con servizi sociali, educativi e sanitari; e agisca con riservatezza e criteri garantisti nel ricevere segnalazioni d’ogni tipo per i casi di pedofilia in ambito ecclesiastico. Esso dovrebbe, se del caso, deferire i fatti alla magistratura, avvisando le autorità religiose, occupandosi pure del risarcimento morale e materiale delle vittime (quindi avrebbe bisogno di strumenti anche di tipo economico). L’esistenza di questo Collegio dovrebbe esser resa nota nelle parrocchie e in qualsiasi altro luogo attraverso mass-media, telefono e web.

- La Chiesa sarà più forte grazie a un aiuto che viene dall’alto, proclama il card. Bertone.
- Lo credo anch’io, e non potrebbe essere diversamente. La Chiesa è “esperta in umanità” , secondo la bella definizione di Paolo VI, perché può attingere a un tesoro infinito di risorse. Quel tesoro si chiama Gesù Cristo. Riconosca le sue colpe, chieda perdono pubblicamente alle vittime, incominci un cammino di purificazione al suo interno, si confronti in modo sereno, paritario e senza preconcetti con la giustizia e i “fedeli”. Tutti abbiamo nella mente e nel cuore quanto dice il Vangelo di Marco (9, 42) su chi scandalizza i piccoli, tutti siamo consapevoli della forza di Cristo, unica bussola in mezzo alle tempeste.

Anatema Contro i Gay: la Posta in Gioco

Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito a un’escalation di anatemi antigay da parte di alti prelati della Chiesa cattolica. La miccia è stata accesa da mons. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Di fronte alla proposta di una regolamentazione delle coppie di fatto avanzata dalla Regione Emilia-Romagna, ha preso carta e penna per scrivere una lettera dai toni apocalittici e perentori (“Dio vi giudicherà, anche se non credete”) tra cui spicca la frase: “E’ ingiusto trattare in modo uguale i diversi”.

Lo stesso Caffarra, rigido censore dei “sodomiti”, che però, a quanto risulta, non ha mosso un dito (anzi…), per difendere una bambina dagli assalti d’un confratello pedofilo. Stesso comportamento tenuto dal vescovo ausiliario mons. Vecchi, anch’egli distintosi varie volte, in passato, per i suoi strali contro i gay, accusati nientemeno che di alimentare la violenza . Pochi giorni dopo il card. Lozano Barragan, già famigerato per aver dato dell’assassino a Beppino Englaro e per la sua somma indifferenza verso i veri crocifissi della Terra (immigrati, disoccupati ecc.), ha creduto di doverci ricordare, scomodando nientemeno che san Paolo, che “omosessuali e trans non entreranno nel regno di Dio“.

Anno nuovo, mondo vecchio: all’indomani della vittoria di Nichi Vendola alle (inutilmente) sofferte primarie del Pd, mons. Babini, vescovo di Pistoia, ha rincarato la dose, invocando addirittura la scomunica latae sententiae. Dopo aver premesso di “provare ribrezzo a parlare di queste cose” e di considerare “aberrante” la pratica omosessuale, ha dichiarato che “dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, è uno scandalo. All’omosessuale dichiarato e conclamato non va data mai la comunione”.

Non è forse ozioso sapere cosa pensa Sua Eminenza dell’Islam (“una religione violenta ed anticristiana e che distinguere tra Islam moderato e estremo non ha senso.. L’Islam è unico e il brodo di coltura sono proprio i Paesi moderati. Nazioni islamiche ricche ad Haiti non hanno mandato neppure un soldo. Bisogna svegliarsi dal letargo e difendersi dall’Islam, prima di essere colonizzati”: nemmeno Fallaci e Calderoli avrebbero saputo dir meglio), e soprattutto della recente visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma: “Il Papa abbia fatto bene a visitarla. Ma con la stessa franchezza è arrivato il momento di affermare che gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori [la definizione, come ognuno ricorderà, è di Giovanni Paolo II]. Meglio, lo sono stati sino all’arrivo di Cristo, poi lo hanno abbandonato e non conosciuto. Loro sono contro la storia e dal Nuovo Testamento in poi hanno scelto di non essere nostri fratelli. Sull’albero dell’ulivo é stato fatto un inserto diverso. La Chiesa è nata da Cristo e non dagli ebrei”.

Qualche giorno fa, stessa musica ancora dalla Toscana, per bocca dell’arcivescovo emerito di Grosseto, mons. Scatizzi: niente comunione ai gay “conclamati” (come una malattia contagiosa?), perché “l’omosessualità è un disordine”. E, contemporaneamente, il Vaticano ha ammonito il governo: guai a finanziare campagne contro l’omofobia (altrimenti potrebbe sgretolarsi l’alleanza d’acciaio che pure i due soggetti hanno siglato).

E’ finita? No; sebbene non intendiamo addentrarci nelle sordide secche del caso Boffo, il bruciante intervento di don Farinella basta e avanza – notiamo come, per diffamare qualcuno, sia Feltri, sia il Vaticano non trovino di peggio che dargli dell’omosessuale. Non dell’assassino, del mafioso, del corrotto; tutto può essere perdonato, tranne l’omosessualità, naturalmente se “conclamata” (giacché, se nascosta, non infastidisce nessuno, non dà scandalo, soprattutto non se ne parla; quindi, il problema non esiste).

La Chiesa cattolica italiana, attualmente, si trova a esser governata da simili pastori. Non si vuol generalizzare, sia chiaro; resta il fatto che si tratta di personaggi potenti, influenti e molto attivi sui mass-media. Anziani “lefebvrizzati”, che nemmeno si accorgono di rasentare il ridicolo quando distinguono gli ebrei dall’ebreo Gesù; vecchi e arcigni custodi d’un inesistente Ordine Costituito, che invocano l’apartheid dei “diversi”; sepolcri imbiancati, teologicamente balbuzienti, i quali, sulla scorta dei fondamentalisti islamici che millantano di disprezzare, decontestualizzano Paolo dimostrando una paurosa ignoranza e superficialità sui testi sacri. Gli esegeti più autorevoli (anche in campo cattolico) da tempo ormai hanno ammesso, senza tema di smentite, che san Paolo non poteva certo riferirsi agli omosessuali come li conosciamo oggi, visto che ai suoi tempi la parola non esisteva nemmeno, per non parlare dei trans, che non mi risulta frequentassero i sacri palazzi nel primo secolo dopo Cristo. A parte che Paolo non può esser sbrigato in due maldestre righe, un dimenticato Yves Congar definì chiaramente grave errore “modernizzare un testo che aveva per contesto il paganesimo antico”. Paolo alludeva non agli omosessuali strutturali, ma a eterosessuali che, per vizio e/o curiosità, si abbandonavano a pratiche diverse da quelle con una donna/uomo senza esservi costretti (ed era il caso di taluni circoli intellettuali pagani, ma non solo, visto che Dante punisce tra i “sodomiti” esclusivamente “cherci e litterati di gran fama”, lasciando intendere che si trattava di una perversione riguardante le annoiate classi ricche).

Che poi Paolo disapprovasse anche l’omosessualità come tale, quando l’avesse conosciuta, è con ogni probabilità vero; come è vero che non tutte le rivendicazioni degli omosessuali sono moralmente accettabili; ma il discorso meriterebbe ben altro approfondimento e siamo noi a provare ribrezzo, e dolore, a dover ribadire queste ovvietà ai principi della Chiesa.

Lozano (e i suoi illustri confratelli) fingono pure di dimenticare sia il documento del ’75 Persona humana, che già adombrava l’idea di un’omosessualità per dir così innata (oggi si sta tornando a considerarla vizio o malattia da guarire; le pubblicazioni cattoliche dànno molto spazio alle cosiddette “teorie riparative”, miranti a “convertire” gli omosessuali in eterosessuali), sia il Catechismo del ’92. Lo smemorato del Vaticano smarrisce poi in un cassetto della memoria un libro dell’illustre moralista Xavier Thévenot pubblicato in Italia nel ’92 con l’imprimatur, Omosessualità maschile e morale cristiana (Elle Di Ci), dove i passaggi su san Paolo sono molto ben analizzati (pur nel rispetto della tradizione più ortodossa). Si tratta di uno dei testi in materia più autorevoli e rigorosi, ancor oggi.

Né gl’importa di quel documento dei vescovi americani Pur sempre nostri figli. Forse perché destinato, appunto, a lontane contrade. La Chiesa universale sembra molto più interessata all’orticello italiano.

I nostri vescovi, dimentichi del Vangelo e dell’umana compassione, dimostrano però un intuito politico assai acuto. Essi sanno perfettamente che gli unici dai quali possano ricavare qualche mondanissimo profitto sono gli atei devoti, cui della religione poco cale, ma sono molto sensibili alle richieste temporali della Chiesa, e a cui non costa nulla sacrificare gli scandalosi “diversi” (se conclamati: gli stessi concetti, del resto, enucleati da Joseph Ratzinger in un documento del ’92). Tornino nel silenzio, smettano di essere conclamati e di suscitare scandalo; in cambio, il governo continuerà a elargire generose somme di denaro alle scuole cattoliche e a impinguare le tasche degli insegnanti di religione, mentre l’istituzione pubblica, sovversiva e “laicista”, può andare allo sfascio. Da parte sua, l’altra metà del Tevere non smetterà di accordare alle “autorità” la sua paterna benedizione. E le leggi inumane contro gli immigrati, la corruzione diffusa, la disoccupazione, le patenti ingiustizie, i decreti ad personam? E la perdita del senso di fiducia da parte di tanti giovani, privati del sogno di costruirsi una vita prima ancora d’averlo accarezzato?

Dottrinariamente, l’anatema contro gli omosessuali costituisce invece un altro passo (pretestuoso) per il definitivo affossamento del Vaticano II. Se questo è il passato che ci attende, c’è poco da stare allegri.

Paola Binetti e i Laici senza Latino

…E va bene, rieccomi al caso-Binetti. Che con la sua assenza al voto parlamentare ha permesso il varo dello scudo anti-evasori, che ha strillato contro i poveri Welby ed Englaro, che ha opposto, al contrario, un tombale silenzio-assenso alle missioni di “pace” in Medio Oriente, segno che c’è vita e vita, e d’altronde dulce et decorum est, pro patria mori: li attenderà una corona in cielo e di questa dovranno gloriarsi, e andarsene cantando da questa valle di lacrime, come eroi di Metastasio. Ma di fronte all’unico peccato che per lei conti, quello sessuale e omosessuale, poteva mancare? Poteva forse permettere una legge contro l’omofobia, elaborata, secondo lei, non per proteggere un gruppo sociale a rischio (anche ieri sono state selvaggiamente aggredite due ragazze), ma volpinamente studiata dalla fosca e potentissima lobby gay per permettere lo scempio del matrimonio sodomita? No di certo.

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Capitalismo e Morale

2 aprile, 2009 di  
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Si svolge oggi a Londra il G20, un summit internazionale organizzato per concordare misure sovra nazionali per contrastare la crisi finanziaria.
A contrapporsi saranno due orientamenti: quello americano, decisamente prosaico, che prevede un aumento della spesa pubblica per riattivare la leva finanziaria e rimettere in moto il sistema, e quello europeo. La posizione europea, se vogliamo deliziosamente romantica come si addice a noi uomini del vecchio continente, si basa sul concetto che non si può uscire da una crisi creata dal debito creando altro debito e che occorre moralizzare il capitalismo.

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Evoluzionismo vs. Creazionismo: Perplessità sul Disegno Intelligente

9 marzo, 2009 di  
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Leggo su “la Repubblica” del 4 marzo un articolo dal titolo suggestivo: “Ora anche la Chiesa accoglie Darwin”. In estrema sintesi si parla di un approccio positivo da parte delle gerarchie cattoliche alla teoria evoluzionista che proprio da Darwin prende le mosse. Leggo, tra le altre cose “qualunque sia il modo in cui la creazione è venuta in essere e si è evoluta, alla fine crediamo sia comunque Dio il creatore di tutte le cose”. Questa dichiarazione sarebbe del cardinale William Levada, successore di Ratzinger alla guida dell’ex Sant’Uffizio, dunque una personalità importantissima nelle gerarchie cattoliche. La cosa non può che farmi piacere, come credo a molti, perché lascia presagire positive ricadute nel rapporto tra intellettuali laici e cattolici, sicuramente avrà effetti positivi nel dialogo tra credenti e non credenti.

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Le Radici Cristiane dell’Europa

26 febbraio, 2009 di  
Archiviato in latest, Storia e Memoria

Da qualche anno sentiamo periodicamente esponenti della curia, quando non il Papa direttamente, dolersi per il mancato riconoscimento delle, presunte, Radici Cristiane, nella carta costitutiva dell’Europa Unita.
Vorrei esporre qualche riflessione sul tema.

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Zoroastrismo

15 febbraio, 2009 di  
Archiviato in latest, Oltre le Righe

Eterna lotta del Bene contro il Male
Eterna lotta della Luce contro le Tenebre

Lo Zoroastrismo è la religione fondata da Zoroastro.
Generalmente gli storici inquadrano la vita e la predicazione di Zoroastro in Persia tra il VII e il VI secolo a.C., ma c’è chi pensa sia vissuto nel II secolo a.C. e chi addirittura sposta la sua data di nascita nel 6000 a.C.!

Quello che sappiamo della sua vita è quello che narra il testo sacro dell’Avesta, il libro di cui i Gatha – i testi attribuiti a Zoroastro stesso – ne sono una parte.
Il nucleo centrale della filosofia (o religione che dir si voglia) zoroastriana è l’eterna lotta tra il Bene e il Male: tutto viene inquadrato all’interno di una battaglia cosmica tra la Verità e la Menzogna. La Verità è impersonificata dal Saggio Signore Ahura Mazda (letteralmente: “Dio Supremo”), simbolo della Creazione di tutto ciò che di benefico esiste per il genere umano, dell’Esistenza, del Libero Arbitrio e, in definitiva, polo “positivo” e motore dell’universo. La Menzogna è invece impersonificata da Ahriman (o “Angra Mainyu”), simbolo di tutto ciò che è malefico.

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L’Ultimo Tabù

17 novembre, 2008 di  
Archiviato in Border Zone, Democrazia e Diritti

L’immagine della ragazza crocifissa sul letto, che Telefono Donna ha lanciato per la ricorrenza del 25 novembre, ha scosso i nervi all’assessore Cadeo (Maurizio, non Cesare), di Alleanza nazionale. Secondo quest’ultimo, il ritratto offenderebbe la tradizione cristiana.

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Dio in Tribunale

16 novembre, 2008 di  
Archiviato in Border Zone, Oltre il Confine

Immagine- Adamo consegna con abile stratagemma l’avviso a comparire in tribunale a NSS (Nostro Signore Santissimo)

Aveva fatto causa a Dio, responsabile, a suo dire, di aver diffuso paura e terrore in tutto il mondo. Ma il procedimento giudiziario non avrà alcun seguito: un giudice del Nebraska lo ha infatti respinto, perché Dio non ha alcun indirizzo al quale poter notificare l’avvio della causa

DA REPUBBLICA

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Chi è più Forte Vuole Avere Tutto, anche Ragione

2 ottobre, 2008 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Lunedì sera, su La7 nel corso della trasmissione L’infedele, Gad Lerner ha proiettato un video che già mi aveva indignata alla sua prima diffusione su youtube che, al solito, ha preceduto i Media (che, comunque, non hanno speso molte parole, se si escludono i soliti noti).

Si tratta di una delle performance di Gentilini (il giullaresco primo cittadino della città di Treviso) a proposito degli immigrati. Ma al di là del video in sé (inquietante, oltre che per l’evidente e impunita posizione razzista anche per una neppure troppo velata apologia del fascismo), credo che una riflessione vada fatta in merito a queste sue parole:
Quello che io dico è la somma di quello che mi dicono i cittadini. Io sono un grande megafono. Non ho paura di nessuno e dico quello che voglio.”

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Matteo 7,3

Stamattina leggendo Repubblica on Line, apprendo con laico disappunto che nel museo “Al Mathaf” di Gerusalemme, è stato ritenuto inopportuno esporre una splendida Afrodite di origine Romana perché

L’Islam vieta la riproduzione della figura umana nell’arte, accetta solo elementi floreali e decorativi nella pittura. Figurarsi la meravigliosa statua di Afrodite risalente al periodo romano, gioiello della sua collezione. La dea dell’amore è a seno nudo. Davvero troppo per Hamas.

dall’articolo di Fabio Scuto, inviato di Repubblica a Gerusalemme.

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Eluana Englaro: Se io Fossi il suo Papà

25 luglio, 2008 di  
Archiviato in Border Zone, Caffè Amaro

Non so cosa pensare del caso drammatico di Eluana Englaro. Quando scoppiò il caso di Terry Schiavo in America, mi accinsi a scrivere le mie impressioni, ma mi balenavano nella testa tanti pensieri, tra l’altro talmente contrastanti tra di loro, che mi bloccai e non ne feci nulla.

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La Crisi del Cattolicesimo: Küng, le Sfide d’un “Contadino Cosmopolita”

Ha compiuto ottant’anni lo scorso 19 marzo, Hans Küng. Ma il piglio vivo e alacre con cui affronta la platea dell’Università della Bicocca sgombera subito il campo da equivoci: il primo volume della sua monumentale autobiografia, La mia battaglia per la libertà (Diabasis), non è un punto d’arrivo, e lui non intende “ricapitolare” nulla. “Mettere al centro l’idea di libertà - spiega l’illustre teologo – significa guardare avanti”. La vita, continua Küng, scrive sempre le storie più interessanti. E per questo le vicende che racconta sono vere. Uno scorcio manzoniano in queste parole e, forse, non potrebbe essere altrimenti. Squarci d’una religiosità severa, vissuta con austera passione, ma esigente e mistica.

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