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La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio

Di questi tempi ci si lagna spesso contro i padroni e anche volentieri. Contro i capitalisti in genere, che mettono il proprio interesse davanti a quello del popolo. Che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e ne fanno quel che gli pare, addirittura li portano in Serbia.
Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile. Che pure ci servirebbe come il pane per cavarci dal terribile impiccio nel quale siamo finiti.
Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.

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Evadere Meno, evadere Tutti

C’è qualcosa di perverso e insulso nel modo con cui i mass media tentano d’accompagnare e d’indirizzare il professor Monti nel cammino verso la seconda parte della sua riforma. Nel suo articolo sull’evasione fiscale, La Repubblica propone con cantilenante litania un tema trito e ritrito, stanco, consumato dall’abuso di se stesso, come quelle storie che dovrebbero apparire scandalose e infami fino all’abominio ma dopo l’assediante tambureggiamento mediatico cui vengono sottoposte finiscono per risultare tristemente banali, all’insegna del “è così che van le cose” proferito da chi ormai a certe situazioni ha fatto il callo fino a considerarle ineluttabili e invariabilmente eterne.

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Due BOT e via

29 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro

Come ci siamo ridotti male, cari italianos. Ho come la sensazione che ormai ci compriamo e ricompriamo il debito in una sorta di squallido autoerotismo finanziario. Forse uno degli interventi clou previsti per la crescita rischia di essere l’asportazione coatta delle ultime due costole degli investitori? La perversione del futuro è la scripofilia?
Il bello è che ci sottoponiamo volontariamente a queste squallide BOTtarelle frettolose ed ahimé inconcludenti, visto che dopo cinque minuti l’effetto benefico sullo spread è già svanito. Con il governo dei banchieri di Dyo che però, dopo le due BOT e via, fa: “Ehi, sei stato veramente un grande, mi hai fatto vedere le stelle”, come ti dicono le migliori puttane del regno.
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Evasione e Corruzione. Il Coraggio di Punire

28 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Cronache Italiane

Mentre il 2011 si avvia a finire, in Italia si inizia a fare i conti con i debiti sottoscritti in passato. Non parlo solo del famoso debito pubblico, dello spread e dell’eventuale default italiano. Parlo dei pendenze aperte con l’attitudine ipocrita del perdonismo. La corruzione in politica, l’enorme evasione fiscale, i trucchi che da una parte hanno arricchito i furbi e dall’altro hanno messo in ginocchio una nazione, meritavano una svolta culturale più che economica.

Quando si è alle strette e mancano le risorse, l’unica alternativa rimane il carattere. Non è possibile comprendere, giustificare, cavillare fino all’ennesimo dettaglio. Carattere vuol dire essere capaci di dire basta pur sapendo che si è ancora lontani dalla verità, remoti rispetto alla soluzione perfetta. Carattere è avere il coraggio di compiere quell’atto di presunzione estrema che consiste nel ritenersi nel giusto perché non c’è più il tempo per discutere, perché serve reprimere, oltre che prevenire.

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Il Salva Italia di Monti e L’utilità marginale del bene

14 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Quanti lavorano nel campo dei sondaggi sono concordi nell’affermare che il governo Monti può contare ancora su un vastissimo credito popolare, malgrado l’estrema severità della manovra presentata alle Camere per la necessaria approvazione. Da cosa nasce questo consenso apparentemente incomprensibile?
In primo luogo, sotto un profilo che definiremmo sociologico, sembra che giochi a favore del professore bocconiano una sorta di stanchezza democratica, che è un precipitato della cosiddetta seconda repubblica, connotata da un progressivo disancoraggio da solide ed articolate idealità politiche, che travalicavano in molti casi gli stessi interessi di parte per delineare persino paradigmi di vita sociale e personale.

Idealità sostituite per un verso dall’emergere di nuovi valori radicati intorno a figure carismatiche di leader, nei quali identificarsi ingenuamente fino a sentire come propri persino i loro specifici interessi; per altro, nel campo alternativo del bipolarismo si andava destrutturando una visione altra della società con la conseguenza di avviare sostanzialmente una confusa e faticosa rincorsa ai modelli affermatisi nello schieramento opposto. A questo sfilacciamento delle identità dei corpi sociali hanno contribuito la deroga servile ed opportunistica dei media alla funzione di libera informazione e vigile coscienza sociale e, per ultimo, l’adozione di una legge elettorale che ha sancito il definitivo scollamento fra cittadini e loro rappresentanti.

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Intervista sulla crisi

8 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Chiamiamola Economia

La situazione economico-finanziaria attuale sembra fatta apposta per scatenare nel cittadino medio una sindrome ansioso-depressivo-paranoidea, con la conseguenza di fargli perdere la lucidità necessaria per analizzare un problema così complesso.
La paura non è mai buona consigliera e, soprattutto in Rete, in questi giorni siamo sottoposti ad un overloading di informazioni le più diverse tra loro, tra teorie della cospirazione, analisi troppo complesse oppure improntate alla faciloneria, fino alla propagazione incontrollata di vere e proprie sciocchezze. Tutto ciò non fa altro che aumentare l’ansia e la confusione di chi legge.

Giorni fa, cercando informazioni un po’ più specialistiche di quelle da fast-food mainstream sulla situazione economica, sono capitata su Voci dall’estero,  un blog che nel giro di pochi mesi ha conquistato molte letture e le prime pagine di Google. L’autrice, Carmenthesister, economista social oriented, traduce dall’inglese articoli di economisti, bloggers, commentatori e, allargando la visuale, cerca di dare delle risposte alle molte domande che la gente si pone sulla crisi attuale.

E’ nata così l’idea di un’intervista, di una conversazione tra bloggers che, scambiandosi opinioni ed osservazioni, sperano di contribuire, senza censure e condizionamenti, ad aumentare il livello di informazione dei propri lettori.
L’intervista, per la sua lunghezza e per comodità di lettura, viene proposta in due parti(1).
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Note
  1. Qui su Mentecritica, per omogeneità di contenuto, si è pensato di proporla in un’unica soluzione []
Fine delle Note

MenteCritica Dichiara Guerra a Monti

3 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Diciamoci la verità, ci eravamo cascati tutti. Compresi quelli come me che dicevano di aver dichiarato guerra all’Italia. Grandi presentazioni, un parterre de roi di lauree, master, incarichi prestigiosi in grandi organizzazioni internazionali, l’eloquio garbato, il loden, le attese ansiose delle persone oneste, le macchine italiane al posto delle tedesche. Poi quasi tre settimane in puro stile democristiano. Incontri con i partititi, i partitini, i gruppuscoli, le scolaresche, le parti sociali, il Papa, la Merkel, Sarkozy, due strani tizi al caffè, mentre tutti aspettavano le “misure impressionanti” tra un misto di timore e di ansia di vedere, finalmente, inculati a sangue quelli che fino ad oggi hanno mangiato, bevuto, ruttato e chiavato alle spalle di un’intera nazione di senza palle.

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La Lezione di Piazza Tahrir

27 novembre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Piazza Tahrir (piazza della Liberazione) è tornata ad essere uno snodo cruciale della cosiddetta “primavera araba”.
Sembra chiaro che, nel protrarsi delle incertezze sul futuro politico dell’Egitto, non incidano (rectius: non incidano esclusivamente) le preoccupazioni dei militari (fino ad oggi un ceto assolutamente privilegiato anche per il grande prestigio di cui questa istituzione ha sempre goduto in quel Paese) per una deriva islamista o, comunque, per un mutamento dello status e del ruolo fino ad oggi ad essi riconosciuto.

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Monti è alle Porte

11 novembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Per fare della buona Politica non basta rispettare le regole della Democrazia, allora sarebbero buoni tutti, perfino Bondi, Gasparri e La Russa. La Politica si misura da come amministra le risorse comuni, da come le distribuisce tra i cittadini, tra l’immediato e il futuro.
Detta così sembra facile. Non si tratta alla fine, detratte le spese per il funzionamento della macchina dello stato, corruzione compresa, che di ripartire i soldi delle tasse tra presente e futuro, tra consumo e investimento. Una parte per l’immediato, sotto forma di diritti, di servizi e di benefit, per migliorare la qualità della vita dei cittadini (un po’ di più per la propria parte, abbastanza per alimentare il consenso necessario a conservare il potere); quel che resta, da investire in progetti di lungo periodo, per migliorare il paese, a vantaggio delle generazioni future.
Sono proprio quel po’ di più per la propria parte e quell’abbastanza per alimentare il consenso, le cose che fanno la differenza tra una Politica buona e una cattiva.

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Incriminazione Bertolaso, La Ripassata a Francesca e Tutte le Intercettazioni

25 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

E’ notizia di ieri sera che Guido Bertolaso, ex sottosegretario e capo della protezione civile del governo Berlusconi attualmente in carica, è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta G8 relativa ad appalti e corruzione. Secondo l’accusa ci sarebbe stato uno scambio di favori e corruzioni tra imprenditori e pubblici ufficiali per l’assegnazione degli appalti per i Grandi Eventi. Fra i reati contestati, a vario titolo, l’associazione per delinquere e la corruzione.

Riportiamo di seguito Rassegna stampa delle informazioni disponibili sui quotidiani nazionali relativamente alla vicenda Bertolaso, Balducci, Anemone e Della Giovampaola. L’analisi di queste intercettazioni ha condotto alle indagini che hanno condotto all’incriminazione
Le informazioni sono raggruppate secondo un criterio estetico e non temporale.

Si ricordi che Guido Bertolaso è un funzionario e medico italiano, che dal 2001 al 2010 è stato direttore del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e dal 21 maggio 2008 Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Emergenza rifiuti in Campania nel IV Governo Berlusconi. Ha Ricoperto, inoltre, l’incarico di Commissario straordinario per le seguenti emergenze: terremoto dell’Aquila, vulcani nelle Eolie, aree marittime di Lampedusa, bonifica del relitto della Haven, rischio bionucleare, Mondiali di ciclismo, presidenza del G8 del 2009, area archeologica romana(1). Tutti incarichi che hanno comportato la gestione di grandi quantità di denaro in condizioni di controllo ridotte a causa l’emergenza

Le trascrizioni vengono presentate senza commenti al solo scopo di fornire un’idea concreta della gestione della cosa pubblica italiana e del perché la riduzione delle intercettazioni telefoniche sia uno degli argomenti centrali della politica.
Buona lettura.

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Note
  1. wikipedia []
Fine delle Note

Il Maglioncino Sporco di Bertolaso

24 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

In genere, evito di commentare vicende giudiziarie ancora in fase di istruttoria. Le informazioni sono vaghe, incerte. Troppo semplice trarre dei giudizi affrettati o giungere a conclusioni draconiane su una realtà che non è mai completamente bianca o nera.
La vicenda che vede coinvolto il capo della Protezione Civile, il dottor Guido Bertolaso, però, merita un’eccezione e spiego il perché.

Supponendo che le intercettazioni riportate dai giornali siano veritiere e che, soprattutto, siano correttamente interpretate, il fatto giudiziario di per sé è la solita squallida storia di ruberie e mazzette. Queste ultime erogate non solo in forma monetaria, troppo compromettente e tracciabile, ma anche attraverso concessione d’uso di beni, aiuti a congiunti ed amici o favori sessuali.

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Default Italia, 58 Giorni al Fallimento: La Grecia alla Canna del Gas

13 settembre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Oltre il Confine

Sulla Grecia si fanno tante chiacchiere che non dicono nulla. Vediamo qualche fatto: il titolo di stato greco a un anno promette, alle ore 12.26 MET del 13 settembre 2011 un interesse del 130%. Vedere lo snapshot per credere.
In pratica, se presti oggi alla ai greci 1000 euro, loro ti promettono di restituirtene 2300 dopo un anno. ieri era il 117%, stamattina il 120%. Per seguire l’evoluzione della cosa in diretta, collegarsi a questo link.
Bisogna veramente aspettare un anno per capire che chi diede soldi in prestito con un interesse del 130% è fallito? No. Non credo. Nonostante i tentativi europei per tenerla in vita, la Grecia è morta economicamente. A partire dal prossimo mese non avrà più i soldi per pagare i propri dipendenti statali, i servizi si bloccheranno, cesseranno i rifornimenti ai supermercati,  i conti correnti verranno congelati, non ci saranno più soldi per pagare il petrolio e si rimarrà al buio. Con l’arrivo dell’inverno la gente incomincerà a morire di fame e freddo, ci saranno rivolte e saccheggi, il caos. Non c’è bisogno di inventarsi niente. La crisi argentina ha scritto già il copione.

 

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Default Italia, 62 Giorni al Fallimento: I Maledetti Sindacati

C’è chi, da centro-destra, da filo-governativo o da servo di Berlusconi, ha bocciato lo sciopero della Cgil e  definito la Camusso una in “crisi d’identità che sciopera per un mondo che non c’è più”.

 

E’ vero. Un certo mondo non c’è più. Ma i lavoratori ci sono. Il mondo del lavoro, c’è. Con buona pace dei berlusconiani.

Si tratta di capire – onestamente  – quale sia oggi il contesto specifico professionale di quel mondo e quello più ampio della società dove gli italiani lavorano, non trovano lavoro, hanno un lavoro precario.

Liquidare lo sciopero del 6 settembre 2011 proclamato dalla Cgil, e al quale hanno aderito anche lavoratori iscritti ad altre sigle sindacali o non iscritti, come il solo tentativo di sopravvivenza di una parte di rappresentanza sindacale significa non capire o, peggio ancora, non voler capire cosa sia il paese reale.

Qualcuno ha anche definito come “demenziale” lo sciopero proclamato dalla Cgil. Per un solo motivo: ne temeva la partecipazione estesa.

Costoro, come coloro che dal centro-destra hanno sminuito in buona o mala fede la scelta di manifestare, non hanno presente quale sia stata l’evoluzione o l’involuzione del lavoro in Italia.

 

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Default Italia, 65 Giorni al Fallimento. Dar Via il Culo per Salvare Silvio

6 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra

65 giorni? Stamattina sembrano davvero tanti. Le cose si sono messe male. I tedeschi iniziano a svegliarsi e a chiedersi per quale cazzo di motivo debbano tassarsi per aiutare gli italiani a fare i pulcinella. L’Italia sarà anche una potenza industriale, ma al momento il suo peggiore problema non è la produzione, il valore che i cittadini (evasori e no) riescono a creare, ma la sua credibilità come stato.
Quale nazione partner, quale investitore può sentirsi garantito nel prestare soldi o investire in un paese nelle mani di un ridicolo fantoccio ormai incapace di pensare alla pur minima fesseria che non lo riguardi direttamente? Quale credito può avere un popolo che tollera ancora di rimanere prigioniero di un sistema “politico” che gli ha tolto ogni rappresentanza affidandola in toto a delle associazioni private che si definiscono partiti.

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Fatti di gente perbene

5 settembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica

«È una vicenda dolorosa, ma è anche l’occasione per fare una riflessione ulteriore non solo sul nostro diverso modo di procedere rispetto alla maggioranza, fatto di fiducia nella magistratura, passi indietro, uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ma anche sul fatto che dobbiamo mettere ogni impegno nel migliorare l’esigibilità dei nostri codici etici e del nostro Statuto. E ci stiamo lavorando. Ma la nostra gente ci chiede anche di reagire a teorie che vanno oltre le legittime critiche, e che descrivono il Pd come un corpo malato. Abbiamo fatto partire un po’ di denunce. Né accettiamo che si faccia di tutta l’erba un fascio e che si indebolisca per questa via l’unico strumento che gli italiani hanno per il cambiamento». (P. Bersani, intervista all’Unità, 3 settembre 2011.)

C’è tutto Bersani e tutta la weltanschauung piddina in questo ragionamento. La pretesa della diversità per se e quasi come dogma, la riflessione – che si porta su tutto – e lo “stare lavorando” al posto del prendere un’iniziativa, dell’azione, del fare delle scelte; il farsi scudo dei militanti che “ci chiedono di reagire” e la dichiarazione finale, insopportabilmente ricattatoria, di autoinsostituibilità di una classe dirigente, l’ineluttabilità del cambiamento che può solo passare attraverso di essa o sul suo cadavere. Après nous le dèluge. Come B. che pensa di essere eterno.
Per Bersani, che il capo della sua segreteria politica dal 2009 Filippo Penati sia indagato per corruzione e finanziamento illecito al partito per vicende spalmatesi negli ultimi dieci anni è solo una “vicenda dolorosa”. Aggettivo che sarebbe congruo solo se si trattasse di uno sciagurato che si è arricchito alle spalle del partito ingannando cani e porci, compreso il suo segretario, ma che è assolutamente inadeguato se per caso la corruzione era parte di un sistema, di un modo per tenersi buoni gli uni gli altri tra imprenditori, politici e partiti al fine di avvantaggiarsene reciprocamente, con Penati a quel punto solo pedina fra le tante sulla scacchiera.
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Default Italia, 69 Giorni al Fallimento: Due Metri Sottoterra non si Negano a Nessuno

2 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra

69. Un bel numero. Simmetrico, elegante, anche un po’ osé con il suo riferimento ad uno dei tanti modi con i quali le persone possono dimostrarsi affetto.
Eppure, qualcosa mi dice che all’11 novembre 2001, la data entro la quale secondo il Sole 24 Ore, statisticamente l’Italia dovrebbe dichiarare default, non ci si arriverà.

Stamattina le pagine dei giornali sono inondate dall’ennesimo scandalo nel quale è coinvolto Silvio Berlusconi. Nel corso della mia vita mi sono imbattuto spesso in situazioni nelle quali mi sono chiesto: ma come fanno queste persone a vivere così? La risposta è: si fa l’abitudine a tutto.
Noi, per strano che possa sembrare, ci siamo abituati ad avere un presidente del consiglio coinvolto nello sfruttamento della prostituzione (come utilizzatore finale, intendiamoci), nelle estorsioni (come estorto), nella corruzione dei testi (ma è solo colpa di Mills che si è fatto corrompere), nelle società segrete (P2,P3,P4; Pn. Ci siamo abituati agli attacchi del Fatto Quotidiano, ai sermoni di Saviano, alle difese di Sallusti, alle menzogne di Minzolini.

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Sono il nuovo premier, risolvo problemi

Chissà se Quentin Tarantino avrebbe mai immaginato, dirigendo “Pulp Fiction” nel  1994, di preconizzare involontariamente la situazione politica italiana di questa tarda estate del 2011. Si potrebbe dire anzi che ciò a cui stiamo assistendo supera qualunque fantasia del più fantasioso degli autori di canovacci cinematografici.
Ci sono due personaggi ridicoli e fuori come balconi, i nostri B&B che passano il tempo a commettere crimini contro il patrimonio della collettività per salvaguardare il loro. Mentre pensano a nuovi colpi, la loro specialità comica è il battibecco. Quello che dice uno non va bene all’altro e viceversa. Litigano e minacciano di mandarsi reciprocamente a dar via i ciapp. Non si sa ancora per quanto andrà avanti l’avanspettacolo del Duo Cialtroni, con sempre meno gente che ride sera dopo sera ma intanto le repliche quotidiane continuano.
Il più vecchio dei due è un azzimato gangster sul viale del tramonto, oppresso da eserciti di ricattatori e puttane mandategli dai ricattatori. Pare che se gli strisci il bancomat tra le chiappe sputi sempre qualche migliaio di euro dalla bocca per mettere a tacere qualcuno.
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