L’Era del Biocapitalismo
6 febbraio, 2012 di rosso malpelo
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Le tensioni sull’Euro non sono placate.
L’informazione dei mass media, come al solito, disinforma offrendo notizie infondate (lo sbandierato e poi smentito, nel giro di poche ore, accordo sulla costituzione di un congruo fondo europeo salva stati, l’unico che potrebbe fornire una risposta forte ai sedicenti “mercati”) e noi ci rallegriamo perché lo spread è sceso a “soli” 416 punti(1).
Sembra convincente l’analisi di chi evidenzia come la crisi che attraversiamo non abbia niente di congiunturale. La crisi vi è sempre stata e siamo noi che non ce ne siamo mai accorti.
E ciò perché:
a) in un primo momento, dopo la ricostruzione del tessuto industriale e del mercato negli anni 50, nei mitici anni 60/70 (apogeo del c.d. “fordismo” delle grandi imprese e del compromesso sociale tra capitale e socialdemocrazia parasindacale) la ridistribuzione del reddito, anche di quello che non c‘era, veniva attuata attraverso i meccanismi inflattivi (chi non ricorda l’inflazione a due cifre degli anni 70 che tanto faceva bene alle nostre esportazioni. Se poi tutto ciò tagliava le gambe allo sviluppo di un’industria moderna e di punta, alla Confindustria non importava più di tanto). I lavoratori, d’altra parte, erano tutelati dal recupero dell’inflazione attraverso scala mobile e tariffe sociali dei servizi e dei beni essenziali;
La sconfitta sindacale alla FIAT del 1980 preceduta dal ripensamento “virtuoso” del sindacato (svolta dell’EUR del 1978) e dell’ala migliorista della sinistra politica segnano la fine della tolleranza dei ceti industriali a subire le limitazioni all’accumulazione tipiche di quegli anni ;
b) poi è venuta la medicina posticipatoria del debito pubblico (anni 80 e 90). Non c’erano più soldi ma si faceva finta che vi fossero stampando carta moneta e creando la montagna del debito pubblico che oggi ci schiaccia; tutti erano contenti, specialmente i sindacati che potevano far finta di non vedere il declino della struttura industriale del Paese che gettava le premesse per il ridimensionamento secco dell’Italia nel novero delle potenze industriali. In particolare, i sindacati stessi teorizzavano la fine del lavoro operaio diventando il bacino di raccolta di pensionati e di impiegati pubblici. Sono stati anni di grandi ristrutturazioni industriali sotto la spinta della rivoluzione tecnologica creata dalla diffusione dei microprocessori. Per la prima volta nel corso della storia del capitalismo il capitale variabile, specialmente quello fatto di assets immateriali (marchi, brevetti, ecc.) cominciava ad assumere un valore monetario uguale se non superiore alle immobilizzazioni industriali). Tutta la logistica era rivoluzionata dall’abbattimento de i costi di trasporto delle merci. La produzione era fatta con sistemi just in time che espungevano costi collaterali e davano luogo ad imponenti fenomeni di outsourcing, esternalizzazioni di lavorazioni a imprese terze, spesso ai limiti della legalità quanto a trattamenti salariali e normative di garanzia ).
Tutto ciò ha dato luogo ad imponenti fenomeni di disoccupazione tecnologica strutturale che rappresentano il vero nodo dei drammi che oggi viviamo. E ciò vale soprattutto per i giovani. Tutto ciò era prevedibile che accadesse ed era stato preveduto da pensatori autorevoli anche se eclettici o eterodossi (in primis, A. Gorz, sociologo austro-francese che, sin dal 1969, teorizzava una risposta a base di riduzioni dell’orario di lavoro a parità di salario).
c) oggi, dopo la vittoria culturale e politica del capitalismo, la medicina del debito pubblico è stata squalificata.. L’Unione Europea, sorta sul nobile presupposto di affratellare i suoi popoli dopo la grande tragedia della seconda guerra mondiale, ha fatto della contabilità, dell’equilibrio dei conti pubblici, la sua unica cifra culturale, la sua unica “mission”. Gli stati altro non sono che delle aziende con un budget di spesa da rispettare ed un bilancio da far quadrare;
d) le banche e i grandi investitori, istituzionali e non , vogliono che si tengano i conti in ordine e non vogliono perdere i soldi tanto generosamente prestati nella fase sub b). Così pretendono interessi sempre più alti per porsi al riparo dai rischi di default che essi hanno creato e che sempre minacciano. La cosa più eclatante è che continuano a comprare i titoli dei debiti dei vari stati, più o meno inguaiati, con i soldi generosamente elargiti dagli stessi attraverso la BCE a costi ridicoli. Una sorta di commedia delle parti in cui il fine ultimo è quello di spogliare di legittimità ogni richiesta politica di intervento dello Stato nel mercato a tutela dei cittadini massacrati dalle contraddizioni creati da questi soggetti. Oggi i cittadini non devono contare sullo Stato, se vogliono sopravvivere e consumare (perché devono consumare, specie il superfluo creato da un sistema economico che pretende di non aver nessuno aggancio con le esigenze della società. La pressante richiesta di modifica dell’art.41 della Costituzione si spiega molto chiaramente in questa luce);
e) siamo, quindi, giunti al biocapitalismo (Marazzi)(2) in cui sono le nostre stesse persone che consentono la riproduzione del sintema economico. Le persone senza salario o con salario insufficiente si indebitano facendo fruttare il capitale finanziario che, generosamente, ti da i soldi anche se non sei in condizione di restituirli ( a questo ci pensano le assicurazioni su rischi di insolvenza, pagate dagli stessi percettori dei prestiti; poi, i debiti inesigibili si possono cartolarizzare come hanno fatto, in passato, tutte le nostre banche, salvate dalla possibilità di far diventare crediti i debiti. Magie che valgono solo per questi signori che sono riusciti a guadagnare anche con la bolla dei cosiddetti “subprime”!) ;
f) fare i soldi solo con i soldi questo è il significato profondo delle seriose riunioni di questi stimabili personaggi che vediamo sfilare in televisione, Monti compreso. Tutto il resto sono briciole. Il senso di tutto ciò è che bisogna tirare la cinghia per continuare in questo stato di cose;
g) molte cose si potrebbero fare, dalla Tobin tax alla fine della possibilità di transazioni finanziarie senza coperture immediate di denaro, al divieto dei soliti giochetti di borsa tipo contrattazioni a termine, scommesse sui prodotti finanziari derivati, sui derivati dei derivati, ecc ecc.). Inoltre, si potrebbe ripristinare la vecchia ed aurea regola (inventata dopo i crack bancari degli anni 30) per cui è vietato il sistema delle banche miste che fanno di tutto, dal prestito a breve all’impresa , alla finanza, al credito a lungo termine ecc. Insomma, ripristinare la sana e buona vecchia legge bancaria del 1936, riveduta e corretta. Di ciò sta discutendo, senza successo per ora, persino il buon Obama, un vero rivoluzionario socialista!
h) Tutto ciò consentirebbe anche di affrontare i veri nodi dell’economia reale occidentale messa in crisi dalle economie dei paesi emergenti e dai trasferimenti di know how attuati dalle stesse imprese occidentali all’epoca delle grandi dislocazioni in quei territori, attirate dalla possibilità di utilizzare forza lavoro a prezzi bassissimi e dall’assenza di ogni vincolo di carattere ambientale e normativo;
i) insomma, tocca a noi difendere il capitalismo da se stesso sempre ammonendo e ricordandoci che esso, insieme al mercato, è un prodotto sociale e non naturale o divino come opportunamente ed autorevolmente ricordato (discorso di sant’Ambrogio del cardinale arcivescovo di Milano). Il che implica automaticamente la legittimazione di ogni intervento di natura politica o giuridica a vantaggio del bene sociale pur senza arrivare a rimpiangere sistemi sociali e politici ( i cosiddetti socialismi reali) squalificatisi e bocciati dalla storia principalmente a causa di se stessi.
j) la politica nostrana nulla dice di credibile al riguardo e lascia il Paese in preda a tensioni che, se non organizzate ed incanalate, assumono la consueta forma plebea a cui assistiamo in questi giorni.
k) l’art 49 della Costituzione recita “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” L’art. 49, in realtà, non fotografa più la realtà esistente. L’art.49 dovrebbe essere il contraltare ad una visone meramente liberistica ed individualistica delle garanzie e dei diritti e del cittadino. Segnala la necessità della dimensione collettiva dell’agire sociale e politico. Senza di ciò siamo solo un gregge di consumatori di oggetti, fatti, sentimenti, preconfezionati dal grande supermercato della modernità. L’art.49 è stato di fatto abrogato e allo stato non si vede niente che non sia scomposto agitarsi .
Da dove ripartire rimane sempre i problema dei problemi. E ciò specialmente per una responsabilità verso chi ci seguirà e nei cui confronti siamo stati così clamorosamente inadempienti, sul piano morale prima ancora che su quello economico.
In sintesi, ancor oggi, per noi, dovrebbe valere l’invito che da il titolo ad uno degli ultimi libri di un nostro grande economista, , troppo precocemente scomparso: CERCATE ANCORA!
Note
- al momento della composizione 4-2-2012 ore 17.31 il valore è 377. Il valore aggiornato è qui [↩]
- Il biocapitalismo può essere definito come la messa a valore della materia biologica e del vissuto psichico degli individui [...] Il biocapitalismo oltrepassa l’idea dello sfruttamento del lavoratore salariato o precario per spingersi verso l’uso dell’essere umano come identità da manipolare a pagamento (chirurgia estetica), come vettore di mode monetizzabili (il fruitore di media e costrutti simbolici), come materia biologica da brevettare (ingegneria genetica), come vissuto da “riempire” e a cui trasferire senso (l’entertainment e l’industria culturale). [...] Il biocapitalismo non punta a contrattare un costo di acquisto o un prezzo finale, ma a persuadere verso l’accettazione di un modello di vita. Per l’articolo completo si veda il blog di Biagio Carrano [↩]
Rivisto e corretto, atto 6 – Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo
4 febbraio, 2012 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione, Informazione
Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.
Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo.
I ministri Fornero e Passera: “È un treno che non possiamo perdere”. Un sondaggio rivela: il 70 per cento degli elettori Pd sta con l’esecutivo. Posto fisso monotono? Lite Pd-Pdldi Antonio Signorini – 03 febbraio 2012, 13:00
Roma – Avanti con la riforma del mercato del lavoro, compresi i ritocchi all’articolo 18. Si farà con il consenso dei sindacati, ma anche senza. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero all’incontro di ieri con le parti sociali è stata più montiana di Monti e sui tempi (che per il premier devono essere «europei») non ha fatto una mezza concessione. «Faremo di tutto per prendere il treno della riforma. Se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farlo». Un piglio decisionista che non ha disturbato più di tanto i sindacati. Qualche problema, semmai, lo ha creato alla sinistra, schierata contro le modifiche allo Statuto dei lavoratori, ma con il 70% degli elettori che – secondo sondaggi circolati nel Pd – apprezza il ministro del Lavoro.
Giù lo spread, merito mio.
Ai sindacalisti che le hanno fatto notare come, vista la crisi, si potrebbe pensare a una moratoria, cioè a una sospensione degli effetti della riforma delle pensioni che è già stata approvata, Fornero ha dato una risposta in stile Margaret Thatcher: «La riforma delle pensioni ha determinato la riduzione dello spread». Stesso metodo per la riforma che cambierà i contratti di lavoro, gli ammortizzatori e anche l’articolo 18. Entro due, massimo tre settimane ci sarà un nuovo incontro, poi arriverà la legge. Non sono mancate le concessioni. L’impressione dei sindacati è che il governo voglia dialogare. Ma i margini di manovra sono strettissimi, per motivi economici («non ci sono risorse», ha ripetuto il ministro), ma anche perché la strada è più o meno segnata.
Licenziamenti e arbitrato.
Il tema dell’articolo 18, «è sul tavolo», ha ammesso la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il governo sta procedendo lungo due strade. Una è quella dell’arbitrato per dirimere le controversie di lavoro, comprese quelle sui licenziamenti. L’altra è prevedere il licenziamento per motivi economici e limitare l’obbligo di reintegro solo per quelli discriminatori. E la novità è che su queste ricette di fatto ci potrebbe essere una disponibilità da parte dei sindacati. Luigi Angeletti, segretario della Uil non è contrario a quelli economici. Susanna Camusso, leader della Cgil, ripete da giorni che sui licenziamenti bisogna lasciare le tutele contro quelli «discriminatori», ma non cita la giusta causa. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, chiede al governo «cautela sull’articolo 18», ma sembra più l’invito a evitare toni forti. Su questa linea anche l’Alleanza delle cooperative: «Bisogna prendere il treno, ma serve coesione sociale», è l’auspicio di Luigi Marino, presidente della confederazione.
Nuova disoccupazione. Scintille tra Camusso e Fornero sugli ammortizzatori. In particolare quando il ministro ha sottolineato come vadano salvaguardate le casse integrazioni, ma solo «quelle vere». Possibile preludio a una stretta sulle aziende che ne abusano, ma anche sui cassintegrati che lavorano in nero. Salve, per il momento quelle «in deroga». Possibili invece ritocchi alla indennità di disoccupazione per chi svolge lavori temporanei. Misura da finanziare con nuovi contributi a carico delle aziende. «Bisogna fare attenzione a cambiare i vecchi ammortizzatori, in questi tempi di crisi», spiega Guglielmo Loy della Uil.
Il tema dei temi resta quello dei contratti.
Il numero dei contratti sarà ridotto, ma solo poche tipologie ne faranno le spese, in particolare lo «staff leasig». Sul contratto unico bocche cucite. Ma leggendo tra le righe le parole di Fornero si fa strada una via di mezzo tra il modello Ichino e quello Boeri. In sintesi, tutele crescenti, possibile «accompagnare» il lavoratore fuori dall’azienda, ma solo se il datore si fa carico del ricollocamento. E poi il rafforzamento dell’apprendistato.Fonte:
Liberalizzazioni e Unicredit: Monti e la Ragnatela del Potere
10 gennaio, 2012 di redazione
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane
Su segnalazione di , riceviamo e pubblichiamo questo pezzo di Giovanni Chiambretto (Lombardia)
Alcuni di un mio precedente intervento ( “Monti non è Bruce Willis e non siamo ad Armageddon” ) ventilano benevolmente una mia tendenza al “complottismo”, forse sposando l’idea che se Monti ha sostituito il cattivo Berlusconi qualcosa di buono lo avrà. Se non altro, per cominciare, si presume che non vada a donne e che peggio del Berlusca è impossibile fare, quindi qualcosa di meglio da qualche parte si otterrà. E’ esattamente il contrario ma anni di disinformazione mediatica (tv e giornali) hanno lavorato ai fianchi il nostro cervello e non c’è da stupirsi.
Quindi dall’accusa di complottismo devo difendermi.
L’Invasione dei Cazzofaccioidi: Giuseppe Cruciani
7 gennaio, 2012 di dellefragilicose
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Faccia di cazzo: nella vulgata campana dicesi faccia di cazzo di colui che ha faccia tosta, che senza ritegno si rivolge a terzi per ottenere vantaggi personali o favori non dovuti. Faccia di cazzo è anche chi mente spudoratamente o esprime opinioni volutamente provocatorie con il solo intento di provocar ressa. Alt. Viso ridicolo o caratterizzati da tratti somatici deformi e/o rilevati. Anche di viso poco espressivo e/o ebete. Nel caso siano presenti sia le caratteristiche attitudinali che quelle morfologiche, si parla di “Faccia di Cazzo di Prima Classe“.
Cazzofaccioide: (plur. cazzofacciodi) Dicesi di organismo geneticamente modificato progettato per assumere le caratteristiche di “Faccia di Cazzo di Prima Classe”. I cazzofacioidi vengono prodotti e concepiti in laboratori segreti situati, presumibilmente, in Groenlandia. La loro funzione è caratteristica per ciascun modello. Le finalità del progetto sono sconosciute.
Rivisto e corretto, atto 4 – La Fase 2, Fornero, l’ Articolo 18 e “Bisognerebbe alzare i salari”
30 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Censura dell'Informazione, Chiamiamola Economia, Informazione, Meccanica delle Cose
Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
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La notizia è questa.
Rivisto e corretto, atto 3 – Ultima notte di ritocchi, modifiche alla Camera
15 dicembre, 2011 di serpiko
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La notizia è questa.
Niente liberalizzazione per le licenze dei taxi
Il governo presenta i suoi emendamenti. Nel pomeriggio il premier Monti interviene nelle commissioni di MontecitorioMILANO – Sono arrivati alla Camera gli emendamenti del governo alla manovra economica. Tra le novità più attese, le modifiche sulla riforma pensionistica, quelle relative ai costi della politica e quelle sulle liberalizzazioni, di cui è stato deciso uno slittamento. Una delle norme che più avevano fatto discutere, in questo contesto, era una possibile apertura del mercato per i taxi, per i quali in base ad una parte del precedente testo sarebbe venuto meno il vincolo territoriale, ovvero sarebbe stato possibile per ogni detentore di licenza lavorare anche in città diverse dalla propria. I conducenti delle auto bianche avevano subito preso posizione e organizzato mobilitazioni. Oggi l’esecutivo corregge il tiro e in un emendamento precisa che «il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea» è escluso «dall’ambito di applicazione» della disciplina prevista dalla manovra in tema di liberalizzazione delle attività economiche.
(…)
PENSIONI E IMU – Non sono invece ancora stati presentati gli emendamenti più attesi, quelli su Imu e pensioni. I relatori nelle Commissioni Bilancio e Finanze e il governo, dopo una giornata d’attesa, rinfocolata anche dalle dichiarazioni del ministro del Lavoro Elsa Fornero («Le novità sulle pensioni stanno arrivando») si sono presi una nottata di riflessione e di lavoro per mettere a punto le proposte e depositarle in mattinata alle Commissioni. L’iniziale deadline delle 8,30 è stata rimandata alle 10, ma ancora non sono trapelate indiscrezioni.
(…)
LE PARTI SOCIALI – I sindacati per ora si mostrano cauti: il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, apprezza le dichiarazioni del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sulle possibili modifiche del blocco delle indicizzazioni delle pensioni oltre due volte il minimo. «Quando avremo le modifiche, le apprezzeremo. Speriamo siano congrue. Chiediamo però ci sia anche la modifica sull’Ici sulla prima casa». Il leader della Cgil, Susanna Camusso, torna a puntualizzare che sui patrimoni non c’è stata certo la stessa attenzione che sulle pensioni e l’Ici, e il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, sottolinea più genericamente: «oltre all’Italia bisogna salvare gli italiani». La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, non entra nel merito, incita a fare presto, ma sottolinea ai sindacati in sciopero: «bisogna tener conto che qui o ci salviamo tutti o non si salva nessuno». (con fonte Ansa)
13 dicembre 2011 | 10:45
Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi. Le parti “tradotte” sono in corsivo.
Monti non è Bruce Willis e non siamo ad Armageddon
15 dicembre, 2011 di redazione
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Su segnalazione di , riceviamo e pubblichiamo questo pezzo di Giovanni Chiambretto (Lombardia)
Per quanto si voglia riproporcelo, il film italiano che si sta svolgendo non è Armageddon, Monti non è Harry (Bruce Willis ), e nessun meteorite sta per distruggere l’Italia. Monti con il suo equipaggio di funzionari non è neanche Ciampi. Quello era un uomo delle istituzioni, nel ’43 ufficiale dell’esercito, poi passato alla Resistenza; preparato, ma con una sensibilità istituzionale ed una cultura che non è quella di Monti.
Monti è uomo dei poteri forti, consulente di Goldman Sachs (come Draghi), membro del gruppo di Bildelberg, di recente collaboratore di Barroso alla Commissione Europea, rettore dell’università della Confindustria e tant’altro.
Default Italia? Se Soffri d’Ansia non Leggere Questo Post
29 novembre, 2011 di Giovanni Grobo
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Molti di noi pensano di cavarsela con l’ICI, l’aumento dell’IVA e chi ha la fortuna di dichiarare più di 300.000, con una patrimoniale leggera che detta così sembra una specie di piatto vegetariano che si digerisce in fretta e fa pure andare di corpo. In realtà, le ipotesi che circolano negli gli ambienti specializzati sono ben altre.
I problemi sono piazzare il debito italiano e, soprattutto, internalizzarlo, cioè spostarne l’asse sul territorio nazionale invece che sugli investitori esteri.
Cerchiamo di capire prima di tutto perché conviene nazionalizzare il debito. Un primo motivo è l’eventuale uscita dall’euro o il ritorno generalizzato alle valute nazionali. Che sia un’opzione possibile non lo dicono i complottisti o Alessio Rastani, ma le maggiori banche internazionali che, secondo il New York Times, .
Scandaloso, La Truffa del BTP Day
28 novembre, 2011 di MikClaudia
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Oggi si sta celebrando il BTP Day. Il giorno nel quale gli Istituti di credito rinunciano graziosamente alle loro commissioni pur di sostenere la nazione nel tentativo di vendere il suo debito sui mercati internazionali. Ci sono tre elementi per definirla una truffa su scala nazionale con l’aggravante di farla passare per un aiuto al paese.
Organizzare manifestazioni di questo tipo è esplicita “sollecitazione al pubblico risparmio”, attività delicata e perché deve essere effettuata secondo regole precise, individuando il profilo di rischio dell’investitore e a fronte dell’esplicitazione di tutte le caratteristiche dell’investimento. Qui si tratta di quattrini, non delle mele comprate per fare beneficenza. Non si possono vendere obbligazioni in questo modo. E’ illegale. Non a caso Radio 24, la radio di confindustria, sta ripetendo questo concetto in ogni trasmissione, anche quelle sportive.
L’annuncio dell’imprenditore Giuliano Melani, pubblicato a tutta pagina sul Corriere della Sera, invitava gli italiani a “ricomprarsi il debito” per allentare la tensione finanziaria. Ne è seguito un dibattito piuttosto acceso sul tema, che ha portato all’iniziativa dei “Btp day”, due giorni in cui i cittadini sono invitati a mobilitarsi acquistando i Titoli di Stato: il 28 novembre sul mercato secondario e il 12 dicembre in occasione di un’asta per nuove emissioni. Aderiscono Abi, Borsa Italiana, associazioni degli analisti e degli operatori finanziari e molti istituti bancari. Ma non tutti sono convinti da questa forma di moderno “patriottismo”, e c’è chi invita a non sottovalutare il rischio cui il risparmiatore si sottopone con l’acquisto di Bot e Btp. Fonte
.
Finché morte non ci separi
10 novembre, 2011 di Lameduck
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane
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In Arrivo gli Uccelli di Fiamma. Ce n’è Per Tutti, non vi Accalcate
14 ottobre, 2011 di dellefragilicose
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Berlusconi, dopo aver ottenuto la fiducia, si reca a conferire con il capo dello stato per informarlo sui futuri passi dell’esecutivo. Tra le mani brandisce un Uccello di Fiamma modello HugeBloodyHole 6000, temperatura corrente 2200 gradi, testa rotante fino a 3600 giri/minuto. Autonomia 12 ore di funzionamento in continuo(*), 48 in stand by (* Valori riferiti ad un utilizzo medio dell’Uccello di Fuoco. 6 utilizzi/ora, culi mediamente resistenti, ferite devastanti e ustioni di 14 grado.) L’uccello di fuoco è stato un regalo dei 5 radicali eletti nel PD che hanno preteso, per puro servilismo, di essere i primi a subirne gli effetti. Trasportati al Fatebenefratelli, sono in corso plastiche ricostruttive, ma tre di loro, di cui non sono stati fatti i nomi, dovranno, molto probabilmente, usare il pannolone per il resto della loro vita o sperare di trovare un donatore di sfintere.
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Default Italia, 28 Giorni al Fallimento: Il Discorso di Berlusconi e gli Ultimi Giorni del Titanic
13 ottobre, 2011 di ilBuonPeppe
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I segnali ci sono tutti. Ormai non manca molto. Questo governo non avrà vita lunga: sono sempre meno quelli disposti a sostenerlo e da ogni parte arrivano pressioni affinché si metta la parola “fine” ad una situazione non più sostenibile.
Chi? Gli indignati (o comunque li si voglia chiamare)? No, , e che hanno tutta la mia stima e la mia solidarietà, non c’entrano niente. Non saranno certo loro a far cadere Sua Bassezza. L’emblema di questa Italietta da quattro soldi non sarà spazzato via per ciò che ha fatto, e che gli meriterebbe sorte ben peggiore, ma per ciò che non ha fatto.
Forse l’Italia Fallirà. La Politica, di sicuro, è Già Fallita
30 settembre, 2011 di Comandante Nebbia
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nella quali Confindustria descrive le cinque linee d’azione attraverso le quali ritiene sia necessario avviarsi per affrontare la crisi cercando di contenere al massimo i danni, rappresentano l’ufficializzazione formale di una vera e propria dichiarazione di fallimento per la politica italiana. Attenzione, non dell’azione di questo specifico governo, ma di quelli, di qualsiasi colore, che si sono succeduti negli ultimi trent’anni. Per non parlare delle opposizioni che, disertando colpevolmente il loro ruolo, hanno cavalcato demagogia e populismo senza produrre una sola proposta formalizzata.
Default Italia, 64 Giorni al Fallimento.La Scippo dell’Articolo 18
7 settembre, 2011 di Giovanni Grobo
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
La sostanziale abolizione dell’articolo 18 che si avvia ad essere ufficializzata nelle pieghe dei provvedimenti di emergenza per la crisi finanziaria, si configura come un vero e proprio scippo. Il primo di una lunga serie che, fatti salvi i diritti degli evasori fiscali(1) e delle classi privilegiate(2), sposterà il peso degli errori compiuti dalla classe dirigente italiana sulle spalle dei cittadini che hanno fatto l’errore di tollerarla al potere senza preoccuparsi di abbatterla prima che fosse troppo tardi.
E’ vero. Nei paesi più avanzati del mondo (Stati Uniti, Gran Bretagna, ecc.), non esistono istituti paragonabili all’articolo 18. I lavoratori dipendenti possono essere licenziati con preavvisi brevi senza specifiche motivazioni e hanno il diritto di opporsi a questo provvedimento solo se sono in grado di dimostrare che è frutto di discriminazione sessuale o razziale. I lavoratori dipendenti italiani, almeno secondo confindustria e la lobby che la rappresenta presso politica e sindacati, godrebbero quindi di un’agevolazione non giustificata dal confronto con la regolamentazione del lavoro in tutti i paesi industrializzati.
Note
- cancellato il carcere per gli evasori [↩]
- innalzata a 300.000 la soglia per il contributo di solidarietà e ridotta al 3% la percentuale di prelievo [↩]
Default Italia, 65 Giorni al Fallimento. Dar Via il Culo per Salvare Silvio
6 settembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra
65 giorni? Stamattina sembrano davvero tanti. . I tedeschi iniziano a svegliarsi e a chiedersi per quale cazzo di motivo debbano tassarsi per aiutare gli italiani a fare i pulcinella. L’Italia sarà anche una potenza industriale, ma al momento il suo peggiore problema non è la produzione, il valore che i cittadini (evasori e no) riescono a creare, ma la sua credibilità come stato.
Quale nazione partner, quale investitore può sentirsi garantito nel prestare soldi o investire in un paese nelle mani di un ridicolo fantoccio ormai incapace di pensare alla pur minima fesseria che non lo riguardi direttamente? Quale credito può avere un popolo che tollera ancora di rimanere prigioniero di un sistema “politico” che gli ha tolto ogni rappresentanza affidandola in toto a delle associazioni private che si definiscono partiti.
Default Italia, 67 Giorni al Fallimento. Una Nuova Norimberga
4 settembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Cuore di Tenebra
Sono passate da poco le 18 e qui, nel profondo Nord Est italiano, piove e c’è la nebbia. E’ un pomeriggio che sa già di autunno. Sole, caldo e vita distano migliaia di giorni e migliaia di chilometri.
Leggo, più per masochismo che per necessità, dove, per l’ennesima volta, si riassumono i punti salienti della manovra 3.0 o 4.0 (cit.), non ricordo più.
Più o meno a metà, non mi sembra più di leggere, ma di assistere ad una puzzolente e nauseabonda evacuazione corporale. Come pezzi di merda che cascano nel cesso, la deiezione fecale travestita da manovra finanziaria si compone di stronzi grandi e piccoli. Carnosi, morbidi, pesanti. Si vede che chi li sta cacando sono anni che mangia bello grasso.
Default Italia 92 Giorni al Fallimento: Feroci o Coglioni?
10 agosto, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra
Come ho scritto diverse volte su queste pagine, non sono uomo di progetto. Un teorico ed idealista come me non è adatto a formulare proposte concrete al di fuori dei propri ambiti di competenza (che sono diversi, alcuni dei quali non auspicabili in queste contingenze). Al massimo posso raccontare qualche sogno, più spesso qualche incubo.
E’ per questo che mi sono astenuto dal formulare proposte concrete sulla soluzione del problema default. C’è gente più preparata e volenterosa di me in giro. Non parlo solo dei soliti soloni strapagati per scrivere quello che decide il governo, confindustria o i sindacati, ma anche di “semplici” tecnici (si legga ad esempio ) o uomini di buona volontà che hanno generosamente provato a dare il loro contributo anche su queste modestissime pagine (vedi, ad esempio, qui, qui e anche qui).
Comunque, non voglio astenermi dal prendere una posizione. Quella che esporrò non può definirsi una proposta. Più propriamente rientra in un quadro onirico. Sogno o incubo, lo lascio decidere a chi leggerà.

