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Silvio Berlusconi: l’“ultimo comunista”…

11 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane

STORIA D’UN PAESE IMPROVVISAMENTE SVEGLIATOSI “CONTRO NANO”…

Il dato è tratto: Silvio Berlusconi è morto! (politicamente, s’intende…)

Il 12 novembre, rassegnando le dimissioni, il Cavaliere ha irrimediabilmente inciso la parola “fine” su di una stagione politica protrattasi quasi un ventennio, inaugurata e conclusasi praticamente allo stesso modo: con un videomessaggio agli Italiani, coerente fino all’ultimo con il suo inimitabile stile da “tele imbonitore”.

Era il ‘94 quando il magnate italiano delle tv commerciali “scendeva in campo” annunciando una “rivoluzione liberale”, riuscendo in un’impresa dai più giudicata temeraria: smontare pezzo per pezzo l’impetuosa “macchina da guerra” dell’allora Pds, segnando di fatto l’avvento della seconda Repubblica.

Un’era geologica nel frattempo è trascorsa, segnata dal trapasso dall’età delle “monetine” (di Craxi) a quella delle “papine” (di Silvio), ultime comparse di quel “teatrino” (si direbbe ormai “festino”) della politica di cui il Cavaliere si era presentato come acerrimo avversario (almeno prima di assumere anch’egli in esso una parte da protagonista!).

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La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio

Di questi tempi ci si lagna spesso contro i padroni e anche volentieri. Contro i capitalisti in genere, che mettono il proprio interesse davanti a quello del popolo. Che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e ne fanno quel che gli pare, addirittura li portano in Serbia.
Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile. Che pure ci servirebbe come il pane per cavarci dal terribile impiccio nel quale siamo finiti.
Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.

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Il Socialismo non si fa in un Paese Solo

29 novembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Oltre il Confine, Storia e Memoria

Per curare la nostra malattia qualcuno propone di tornare al socialismo. Ma il socialismo, così com’è, è ancora un progetto politico, o soltanto una bandiera sotto la quale raccogliersi per esorcizzare l’uragano?
Se dovessi puntare un copeco, guardando al numero e alla novità delle proposte, delle iniziative e dei risultati degli ultimi vent’anni, lo punterei sulla seconda. Naturalmente mi sentirei molto più tranquillo, per la mia stessa sorte, se i socialisti mi dimostrassero che ho torto.

L’idea base del socialismo si fonda sull’assunto che tra Giustizia e Libertà, dovendo scegliere, si debba premiare la prima. Che non sia ammissibile che un uomo si appropri del plusvalore generato dal pluslavoro di un altro uomo. Di conseguenza che la proprietà privata dei mezzi di produzione vada abolita.
Su questa dorsale etica sono stati elaborati numerosi progetti di convivenza sociale e sono stati compiuti diversi tentativi di dargli pratica attuazione. Nessun andato a buon fine, per i più svariati motivi.

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Ma Come li Paghiamo gli iPhone 4S?

11 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Accademia DFC

La cosa comincia senza rumore, col venir meno del comunismo come sistema politico alternativo. Nel 1977 Deng Xiaoping lancia la Primavera di Beijing, con ciò aprendo la Cina alla proprietà privata e agli investimenti stranieri. È nata l’economia socialista di mercato.

Negli Stati Uniti d’America alcune aziende manifatturiere, più attente di altre, pensano di aumentare i profitti producendo in Cina ciò che vendono negli USA e in Occidente, gli unici posti dove ci sono i soldi per comprare. Se l’idea rimanesse circoscritta a poche aziende nessuno se ne accorgerebbe. Ma l’idea è buona e fa rapidamente proseliti, negli USA e nel resto dell’Occidente. Naturalmente produrre in un posto dove il lavoro costa poco e vendere in un altro dove i salari sono alti, oltre che far guadagnare chi ci mette il capitale, ha pure delle conseguenze sulla vita degli abitanti dei luoghi dove prima si produceva e ora non si produce più. Le fabbriche che producono di là, licenziano di qua. Gli operai licenziati, confidando nelle virtù del mercato, si rimettono sveltamente alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, fiduciosi che lo troveranno. Parlo degli operai americani. Considerano la situazione transitoria, non pensano di dover cambiare stile di vita. Tuttavia, nel transitorio, se vogliono cambiare la lavatrice, devono ricorrere alla banca, che è ben lieta di accordargli un prestito, a tassi via via crescenti mano a mano che le garanzie si fanno più deboli.

I mutui subprime sono un ottimo affare, sia per la banca, sia per il debitore. Leggi il resto

Default Italia, 56 Giorni al Fallimento. Che Sei Disposto a Perdere?

15 settembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Qualche giorno fa ho letto qui su MenteCritica un interessante contributo che merita di essere approfondito. L’autore, arditamente, scardina un tabù e associa “i diritti dei lavoratori” ad una componente della retribuzione che, come tale, può essere assottigliata per agevolare l’impresa nel titanico compito di affrontare una crisi che, nel nostro paese, è sensibilmente aggravata dai valori infimi di credibilità a cui è giunta l’intera classe dirigente: politici, magistrati e parti sociali.
Non a caso, ho racchiuso la locuzione diritti dei lavoratori tra virgolette. In larga parte dell’opinione pubblica del nostro paese essa è percepita ancora con una valenza sacrale, incontestabile, dogmatica che poco ha a che fare con la cultura economica attuale e molto richiama i periodi storici dove socialismo e comunismo si proponevano come religione laica alternativa ed esclusiva.

Quindi, affermare che i “diritti dei lavoratori” sono, in un certo qual modo mercificabili, può suonare blasfemo a più di una coppia di orecchie. Bene, argomento ideale per un sito la cui prima, antipatica a tanti, indimenticabile tagline è stata: Non esistono questioni di principio.

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Non ci sono più gli amerikani di una volta

14 settembre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Giovanni Galloni e Corrado Guerzoni sostengono che, nel corso di una visita negli Stati Uniti nel 1974, il ministro degli esteri Aldo Moro ebbe uno scambio molto duro con Henry Kissinger, il quale arrivò a minacciarlo di gravi conseguenze personali se avesse perseguito nell’intento di aprire ai comunisti.
Secondo i collaboratori di Moro la frase fu di questo tenore: “Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente. Qui, o lei smette di fare questa cosa, o lei la pagherà cara. Veda lei come la vuole intendere”.
Come è finito Moro, di lì a quattro anni, lo sappiamo. Forse Kissinger portava solo sfiga, chissà.
Ora, io comprendo la situazione. A differenza di Moro – e la buonanima mi perdoni per l’accostamento blasfemo – il vecchio godzilla in fondotinta e cipria ci ha salvato dal comunismo e per questo ha accumulato migliaia di punti-fedeltà atlantici. Tanti da ottenere il massimo premio: il culo di una sessantina di milioni di italiani da sverginare a piacimento.
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Bastardi senza Nobel

3 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Oggi ascoltavo quel Brunetta cresciuto del ministro del Welfare. Ne ascoltavo la protervia di chi è appena sceso dall’auto blu perché lui è lui e lo guardavo gesticolare come un attore di telenovela colombiana contro i “bastardi anni 70″. Quelli che hanno permesso, tra l’altro, a quei socialisti d’Italia come lui di imperversare nei successivi anni Ottanta, con la banda dei magliari di Craxi e dei suoi compagni di tangente. Anni non bastardi ma bastardissimi che hanno incubato e nutrito a spezia e pappa reale quell’autentico flagello della democrazia che è il berlusconismo, che poi si è sdebitato arruolando nel governo del fare (schifo) tutti i cascami della vecchia politica sopravvissuta a Tangentopoli.

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Default Italia, 95 Giorni al Fallimento: Le Agenzie di Rating Governano il Mondo

Oggi è una bella domenica di sole in gran parte dell’Italia. E’ agosto, le temperature sono alte, la gente è al mare. Bambini che giocano con la sabbia, uomini che sbirciano le tette della vicina di ombrellone cercando di non farsi beccare dalla moglie, donne che si abbrustoliscono al sole per far schiattare le amiche rimaste in città, ragazzi che si baciano per la prima volta scoprendo il tepore delle labbra sapide di mare. Un’estate come tante. Nel frattempo l’orologio non si ferma, continua a ticchettare. Il mondo, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, sta per finire.

Ieri Standard & Poor’s, fra le prime tre agenzie di rating al mondo insieme a Moody’s e Fitch Ratings, ha declassato il debito degli Stati Uniti con un outlook negativo. Il che, in parole povere, vuol dire che i debiti degli Stati Uniti non sono più garantiti allo stesso livello di prima e che, sempre secondo Standard & Poor’s, le cose tendono a peggiorare. Per chi ha voglia di leggere le otto pagine che cambiano il mondo, il documento (in inglese) è qui.

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Crack Italia: Meccanica dell’Apocalisse

Il problema non è più la politica nazionale, dice il buon Peppe, poco può la nostra classe dirigente in un frangente eccezionale come questo, quando si è dimostrata incapace di gestire l’ordinaria amministrazione. Ci dobbiamo rassegnare a subire, noi umili, perché il numero fa potenza, dice Fma, in un passaggio di lucido cinismo, salvo poi auspicare soluzioni che rivelano speranze ed ideali non ancora soffocati dall’esperienza e dalla disillusione.

Io, che la crisi economica l’ho incominciata a vivere con un ricco licenziamento a 50 anni e susseguente trasferimento forzato in uno dei posti più belli ed accoglienti del mondo, ma che non è casa mia, dico che l’acqua scorre dall’altro verso il basso e se trova una pozza la riempie. Questo spiega tutto e non c’è bisogno di aggiungere altro.
La natura è rapace per istinto di conservazione e di perpetuazione. Per questo, nessuna specie dello schizofrenico campionario di vita che si è sviluppato su questo microscopico grumo di fango ha empatia sufficiente per comprendere il dolore che induce su un’altra quando la caccia, la uccide e se ne ciba. Se è mai esistito un animale che soffriva per la sorte dell’uccellino che sgranocchiava o della foglia di insalata che strappava, si è sicuramente estinto. E questo, per quel che vuol dire la parola “giustizia” nel nostro universo, è sommamente giusto. Quando si muore si soffre, quando si mangia e si fa l’amore, ci si sente bene.

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Compagno di scuola – Biografia non Autorizzata di Daniele Capezzone

2 luglio, 2011 di  
Archiviato in Appunti Italiani, latest

Daniele Capezzone nasce già con la barba da una cellula staminale embrionale abbandonata sugli scalini di una chiesa in una notte di luna piena, ad Halloween.
Fin da infante dimostra spiccate qualità dialettiche. La sera fa addormentare la tata raccontandogli le storie delle mirabolanti battaglie civili di Emma Bonino & Marco Pannella, i suoi genitori immaginari. A due anni sa già leggere, scrivere, far di conto, risolvere equazioni di secondo grado e calcolare la partita doppia, e visto che non smette di riprendere i suoi genitori su qualunque cosa, accusandoli di non essere abbastanza liberali, essi meditano segretamente di portarlo nel vicino bosco e abbandonarvelo. Ma Daniele è furbo, ha le tasche sempre piene di molliche di pane e trova ogni volta una scusa per non uscire con loro.
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Un Sogno Giovanile

4 gennaio, 2011 di  
Archiviato in Border Zone, latest

Intorno ai vent’anni mi trastullavo con un sogno ad occhi aperti. M’immaginavo di cadere in catalessi e di svegliarmi vent’anni dopo per scoprire che il comunismo era stato realizzato e che tutto il pianeta era organizzato in modo comunista. Così mi immaginavo di chiedere informazioni agli eventuali infermieri e medici che mi avevano tenuto in cura in tutti gli anni precedenti. Ponevo loro le domande più ovvie sul come si vivesse nel mondo fuori dell’ospedale.

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Dei Diritti del Pene

Secondo Maurizio Landini, segretario FIOM, gli accordi di Mirafiori e di Pomigliano sarebbero illegittimi in quanto metterebbero in discussione diritti non disponibili, alla luce dei disposti combinati degli Statuti di FIOM e CGIL. Dunque sarebbero lesivi della democrazia.(1)

Non sono un iscritto Fiom-Cgil, ma se lo fossi sarei molto preoccupato di essere rappresentato da uno come Maurizio Landini. Per almeno due motivi, uno di ordine etico-culturale, l’altro di ordine economico.

Sul piano etico-culturale m’inquieterebbe il comportamento di chi ignora, o finge di ignorare, il significato di parole quali legittimo (conforme alle leggi) e illegittimo (non conforme alle leggi), che confonde la Legge dello Stato con lo Statuto della propria Organizzazione.

Se lo ignora mi preoccuperebbe per la sua incredibile ignoranza, se finge di ignorarlo per la sua altrettanto incredibile faccia di bronzo. Leggi il resto


Note
  1. Vedi l’intervista a questo link []
Fine delle Note

Cristo si è Fermato a Pomigliano

Non è difficile prevedere che il prossimo 22 giugno gli operai di Pomigliano sconfesseranno la posizione intransigente della FIOM per accettare l’accordo proposto dalla FIAT.
E questo, plausibilmente, non perché siano intimamente convinti che si tratti di un investimento per il futuro, ma più semplicemente per la consapevolezza che l’alternativa è la dissoluzione di una fonte di reddito necessaria ed insostituibile in un contesto sociale dove anche la criminalità organizzata ormai preferisce investire sugli immigrati. Impiegati meno cari, più ricattabili e, all’occorrenza, eliminabili senza che nessuno faccia domande.
L’alternativa non è, quindi, tra sviluppo e stagnazione, ma tra sopravvivenza o estinzione. Non serve essere Jucas Casella per indovinare il futuro di questa vicenda.

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Tram n. 8 – 2 -

16 maggio, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Leggere, Vere Donne

Sabato mattina. Sono sul tram con i miei due cani.

Una signora sale alla fermata del Ministero. Mi colpisce perché devono piacerle i cani, mi sorride e sceglie il posto vicino a me. Strano, in genere mi evitano.

La signora ha un cappottino verde di taglio piuttosto antico. Mi chiede la razza dei cani, sono cani fantasia le dico sorridendo, belli, ma preferisce i grossi, dice, e intanto accarezza i miei.

Le chiedo di dov’è.

Albanese.

Le chiedo dove ha imparato il suo italiano perfetto.

Snash

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Date a Cesare quel che è di Cesare

23 febbraio, 2010 di  
Archiviato in Il Bello della Politica, latest

“Come posso stare in un partito dove si prova ogni giorno a delegittimarmi? Dove si afferma che le mie idee non contano niente, quasi che il millantatore fossi io? Rappresento solo me stessa? Allora me ne vado.”

Questa volta la Binetti, a Dio piacendo, se n’é andata davvero.

Mi sono sentita un bersaglio – si sfoga – Un partito che sventola la bandiera del rispetto dei diritti umani, ma intanto nega il mio diritto alla parola e alla rappresentazione dei valori cattolici. Mi dispiace molto. Non serbo rancore per nessuno, ma una tappa della mia esperienza si é chiusa.” (1)

Tutto si potrà dire della Binetti, salvo che non avesse delle buone ragioni per andarsene. Le stesse che avevano i maggiorenti del partito per non trattenerla. Leggi il resto


Note
  1. Corriere della Sera, domenica 14 febbraio, pag. 14 []
Fine delle Note

Il Pericolo della Democrazia

In Puglia, almeno a quanto si legge sui giornali, Niki Vendola vince le primarie per la candidatura a presidente della regione. Il fatto in sé ha un interesse relativo trattandosi di questioni locali, ma è interessante ragionare su un meccanismo che mette continuamente in crisi se stesso.

A quanto pare, l’unico a non aver capito il vero senso delle primarie è il Partito Democratico. Le cose sono due:

  1. Il partito individua un candidato indifferente alla volontà popolare. Non indice primarie, lo candida, lo sostiene e si assume la completa responsabilità del risultato.
  2. Il partito si rimette alla volontà dell’elettorato. Si rende terzo rispetto ai candidati limitandosi ad organizzare operativamente le primarie e sostiene con tutti gli strumenti necessari la persona più gradita al suo elettorato.

La prima è la vecchia strada centralista. Quella che, in epoca di preferenze e di collegi conquistati a colpi di raccomandazioni, pensioni concesse allegramente e visite porta a porta agli elettori, consentiva al P.C.I. di redigere un listone, rigorosamente in ordine alfabetico, dove chi doveva essere eletto non aveva nemmeno bisogno di farsi propaganda personale.
La seconda dovrebbe essere quella del futuro dove è la base a fare il programma e a trovare la persona che lo sostiene.

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Esodi d’Autunno

Passa Francesco Rutelli, passano Lanzillotta e Vernetti; passa Dorina Bianchi, passano Carra e Lusetti; passerà prima o poi, io credo, Marini, passerà Fioroni, passeranno altri e altri; quando piacerà al cielo passerà anche la Binetti e se Dio vuole sarà l’ultima.

Il partito si sta spostando a sinistra, lamentano costoro, sta virando al socialismo. Che, detta nel 2009, non é una cosa facile da immaginare.

Che vuol dire? Che i bolscevichi insidiano la duma, che i soviet sono alle porte, che c’é da temere un ritorno al centralismo democratico?

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