Stamattina il cielo è rannuvolato e lo sono un po’ anch’io. Non so nemmeno per quale ragione. Mi accingo a fare colazione quando sento grattare sui vetri del balcone che dà direttamente in giardino. Giardino? Un po’ di terreno intorno al mio appartamento, sì e no settanta mq, anche mal tenuto. Guardo con un certo sospetto, ma anche con un po’ di apprensione, temendo di trovarmi di fronte ad un rom che mi vuole aggredire a tradimento in casa mia. Penso subito che devo provvedere…ma nel giardino vive e vegeta Carneade, il mio cane. Che fa? Nemmeno si è degnato di darmi un leggero allarme con un piccolo latrato? Invece dietro il vetro c’è proprio Carneade, che mi fa segno di volere entrare.
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Il cartoccio con i gamberetti e l’aceto balsamico.
La polentina con i funghetti e la fonduta di montasio.
Le fettine di vitello con la riduzione al Barolo.
La mousse con i piccoli frutti e le scagliette di fondente.
Quando si sono diffuse le prime notizie relative alla vicenda che ha visto protagonista il senatore Gustavo Selva, anche io mi sono sentito offeso e preso in giro. Poi, ci ho riflettuto criticamente (in fondo sono qui per questo) e ho pronunciato la mia personalissima sentenza di assoluzione nei confronti di Selva Gustavo, giornalista in quiescenza, senatore della repubblica italiana. Vado a spiegare le motivazioni.
Il mio nome è Bellomo. John Fitzgerald Bellomo. Sono un dottore. In medicina, per i più pignoli. Mi sono laureato a Harward ed ho conseguito un master in malattie rare, uno in gestione di pronto soccorso e uno in tecniche di sutura all’uncinetto.
La mia professione non è curare i malati e nemmeno cercare la cura del secolo, come il siero antipapera influenzata, la pillola modellaculo o il profumaflatulenze. No, io faccio il consulente. Lavoro per tutte quelle produzioni televisive che vi vomitano in casa truculente storie di trincea ospedaliera incorniciate in affascinanti acconciature brizzolate.
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Il 15 di aprile del 1967, moriva a Roma Totò. Sì lo so aveva anche un nome lunghissimo che ne evidenziava una nobiltà acquisita a 35 anni a prezzo di un vitalizio concesso ad un nobile decaduto, ma io e quelli della mia generazione, questo nome lo abbiamo appreso solo da grandi, perchè la prima magia di quest’uomo era avere un nome così particolare, specialmente per chi, come lui, era circondato esclusivamente da vari Giggino, Totonno, Carminuccio, Ngiulill’ e accudito da donne che si chiamavano Nennella, Nanuzza e Titina.
Subito dopo il nome, che da antesignano della comunicazione, aveva scelto semplice, breve ed indimenticabile, veniva la fisicità. Una fisicità che si conclamava in un volto che nasceva già caricatura ed in un corpo disarticolato e perfettamente gestito che faceva di lui un burattino umano con mezzo secolo di anticipo su Michael Jackson e la sua moonwalk.
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Sarebbe questa la data nella quale, secondo il professor Roberto Dondero del dipartimento di Computer Science dell’Università di Princeton, se non si porrà una limitazione all’immissione di contenuti sul web, a prescindere dalle tecnologie utilizzate per la trasmissione dei dati, si raggiungerà la totale saturazione della banda disponibile per il traffico internet.
I risultati dello studio sono stati pubblicati nel corso di un seminario tenuto dallo staff del professor Dondero a Quantico, in Virginia, presso la sede dell’accademia del Federal Bureau of Investigation quattro giorni fa.
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La religione cattolica dimostra una certa sessuofobia (istintiva ostilità nei confronti del sesso e delle sue manifestazioni), e nel catechismo la materia viene disciplinata dal nr. 2332 al nr. 2400 (sintesi), più tutti i correlati. Tra le offese alla “castità” ne cito 3 che reputo le più “condivise”, e precisamente: lussuria, masturbazione, e fornicazione (poi ve ne sono anche altre più pesanti, ed alcune sono comunque reati per la legge).
In particolare il catechismo della chiesa cattolica precisa:
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