Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/">Widget</a>

 

Frecciarossa trionferà

9 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Chi avrebbe mai pensato che uno stesso treno di undici carrozze sarebbe stato diviso in ben quattro classi con l’istituzione dell’apartheid tra i compartimenti dei ricchi: Premium, Business ed Executive e quello Standard per i poveri? Guardate il filmato, se non ci credete.

Leggi il resto

Default Italia: In attesa della Soluzione Zeta, Uscire con il piano B

Ve lo ricordate Gianni? Quello con gli occhiali e i capelli sempre pettinati. Stava in seconda fila al liceo che, diceva lui, in classe è la posizione migliore: non sei immediatamente sotto gli occhi dei professori e resti a debita distanza dal casino che fanno quelli delle ultime file. Non era un secchione ma riusciva sempre a rispondere; anche se, per dirla tutta, spesso faceva discorsi che c’entravano poco con la domanda. Però ai prof  andava bene comunque, che lui almeno partecipava.
Come? Non si chiamava Gianni? Magari nella vostra classe aveva un altro nome, però il soggetto avete capito qual è. Quello che studia poco ma riesce sempre bene, non raggiunge il massimo ma ci va vicino. E tutto questo grazie al solo fatto di saper parlare. In effetti faceva anche un po’ rabbia…
Ecco, Mario Monti mi ricorda Gianni. Uno che sa parlare, si presenta bene, fa colpo per lo stile. Poi magari se vai a guardare i suoi compiti non è che siano il massimo, però è uno che mostra di impegnarsi ed è capace di conquistare tutti.

Leggi il resto

Pensioni e Maggioranza: Non fatemi vedere il tricolore, che mi viene da ridere.

24 ottobre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Da qualche secolo a questa parte, i grandi condottieri italiani hanno la capacità di liquefarsi come neve al sole appena le contingenze li mettono seriamente alla prova. Non sono passati ancora 70 anni da quando l’intera classe dirigente italiana si è letteralmente dissolta di fronte alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, mentre le strutture di stato germanica e giapponese rimanevano intatte fino all’arrivo dei russi a Berlino e anche dopo due città distrutte da un bombardamento nucleare.

Leggi il resto

Default Italia, 49 Giorni al Fallimento. L’Ideologia dell’Ineluttabile

22 settembre, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose

La grande crisi va modificando in maniera sempre più sensibile molti comportamenti nella vita quotidiana della maggior parte degli Italiani, soprattutto per quanto riguarda la costante contrazione dei consumi, in quanto strettamente relazionati al reddito e, quindi, alla capacità di spesa. Ma la naturale indisponibilità dei cittadini ad abbassare il proprio tenore di vita può essere derubricata a mera ritrosia (evitando una significativa sensibile reazione contraria) solo attraverso una paziente azione di convincimento, cioè dispiegando una sorta di ideologia dell’ineluttabile, fondata su pilastri concettuali semplici e facilmente assimilabili. Mi soffermerò su due di essi particolarmente interessanti.

 

Siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità.

In genere, quest’affermazione viene argomentata facendo riferimento allo sconcio delle pensioni d’anzianità ed, in particolare, alla legge vigente per lunghi anni in Italia che consentiva di percepire una sia pur modesta pensione a fronte di un tempo di lavoro insopportabilmente contenuto (15 anni 6 mesi ed 1 giorno). Ci sono, ovviamente, altri esempi di strampalate incongruenze che hanno prodotto un qualche aggravio sui conti dello Stato, ma si preferisce concentrare l’attenzione su questo argomento, perché, oltre ad essere oggettivamente di forte impatto, richiama una straordinaria carica d’ingiustizia, avendo cura di scaricarne implicitamente vantaggi e responsabilità sui lavoratori, intesi come classe sociale.

Leggi il resto

Buscar el Levante por el Poniente

31 marzo, 2011 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest, Oltre le Righe

Si dice che l’offerta della televisione sia determinata dalla domanda: la gente vuole il “Il grande fratello”.

Si dice che la qualità della classe politica sia quella che è perché la gente preferisce sentirsi dire: “Tranquilla, ghe pensi mi”.

Si dice che si pagano troppe tasse perché la gente appena può le evade, o le elude.

Perfino le cartacce per terra pare che le butti la gente.

Dunque non dovrebbe essere difficile incontrarla e metterla con le spalle al muro. Invece, se chiedi in giro, allargano le braccia e ti rispondono: non guardare me.

Loro, se potessero, l’ammazzerebbero la gente.

Loro lo sapevano fin dall’inizio che le bombe le mettono i servizi segreti.

Leggi il resto

Italiani, la Ricreazione è Finita

Se un costume prende piede, anche e soprattutto quand’è negativo, bisognerebbe prenderne atto e domandarsi come sia potuto accadere, piuttosto che lamentarsene.

Un vezzo, quello di lamentarsi, che ha sempre goduto e gode tuttora di larga fortuna nel nostro paese. Una larga parte di italiani, stranamente più tra il ceto medio che tra i poveracci, che pure ne avrebbero più motivi, è convinta d’essere costretta a vivere tra degli zotici che pensano solo al proprio interesse; l’altra parte tra degli scansafatiche buoni solo ad avanzare diritti. Non è raro sentire uno che dice all’altro:

- Te lo dico io, viviamo in mezzo a dei cialtroni. Ogni giorno è peggio.-

Vederli scuotere la testa e salutarsi sollevati, quasi fosse un motivo di conforto.

Ma esiste veramente questo epocale degrado che ci starebbe sommergendo? O piuttosto nel nostro patrimonio culturale non vi è una storica inclinazione a scovare per ogni disincanto una causa e un capro espiatorio altri da sé?

Leggi il resto

Marchionne e Il Maiale con la Pistola

Oggi a Mirafiori si vota per l’accettazione del nuovo contratto di lavoro imposto da Marchionne. Se vinceranno i NO vorrà dire che è cominciata la rivoluzione. Vinceranno i SI.
Vinceranno i SI perché con una pistola puntata alla tempia i lavoratori non hanno molta scelta: “se accetti il nuovo contratto continui a lavorare, altrimenti chiudo la fabbrica e tu non hai più di che sfamare la famiglia“. Non credo siano molti quelli in condizioni di poter respingere un simile ricatto. Perché di ricatto si tratta ed è inutile girarci attorno o tentare di indorare la pillola; Marchionne impone le sue condizioni fregandosene degli operai, dei sindacati, della Confindustria, del Governo, dei contratti precedenti, di decenni di conquiste sociali. Del resto lui è su quella poltrona per fare gli interessi della FIAT e degli azionisti.

Leggi il resto

Dei Diritti del Pene

Secondo Maurizio Landini, segretario FIOM, gli accordi di Mirafiori e di Pomigliano sarebbero illegittimi in quanto metterebbero in discussione diritti non disponibili, alla luce dei disposti combinati degli Statuti di FIOM e CGIL. Dunque sarebbero lesivi della democrazia.(1)

Non sono un iscritto Fiom-Cgil, ma se lo fossi sarei molto preoccupato di essere rappresentato da uno come Maurizio Landini. Per almeno due motivi, uno di ordine etico-culturale, l’altro di ordine economico.

Sul piano etico-culturale m’inquieterebbe il comportamento di chi ignora, o finge di ignorare, il significato di parole quali legittimo (conforme alle leggi) e illegittimo (non conforme alle leggi), che confonde la Legge dello Stato con lo Statuto della propria Organizzazione.

Se lo ignora mi preoccuperebbe per la sua incredibile ignoranza, se finge di ignorarlo per la sua altrettanto incredibile faccia di bronzo. Leggi il resto


Note
  1. Vedi l’intervista a questo link []
Fine delle Note

2010: Odissea per l’Italia

In questi giorni in Italia (ma anche in altri paesi del mondo) si respira un’aria tremendamente pesante. La crisi del governo, la crisi economica,  la chiusura totale al dialogo da parte dello Stato, sono tutte cose che hanno portato a un malcontento generale che non toccava questi picchi da anni. La divisione politica che si è inasprita da circa quindici anni e che negli ultimi tempi si è andata ad accentuare è diventata insostenibile e completamente controproducente. Il nostro Parlamento, formato da una maggioranza chiusa in se stessa e da un’opposizione incapace di dare un’alternativa concreta, è spaccato da tempo immemorabile, composto da un andirivieni di onorevoli da una sponda all’altra dettato da fragili alleanze momentanee che puntano alla mera sopravvivenza dei partiti.

Leggi il resto

Dell’Utri Crede Molto nel Giudizio della Corte di Cassazione

20 novembre, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, latest

Secondo me è vero. Nel senso che sono convinto che non si tratti di una frase buttata lì, ma che Marcello Dell’Utri sia davvero pienamente confidente nel sistema giudiziario italiano(1).

Anche io, al suo posto, sarei sereno. Il corso degli ultimi anni ha ampiamente dimostrato che, non solo la legge non è uguale per tutti, ma che molti sono al di sopra della legge e, di fatto, intangibili.
Non è solo una questione di possibilità economiche che avvantaggiano chi può procurarsi difese più efficaci, ma, ed è sicuramente peggio, una questione di casta. Facendo parte di un certo gruppo si è al riparo, se uno ne è fuori è in balia dell’alea.

Leggi il resto


Note
  1. Corriere della Sera On Line []
Fine delle Note

Aspettando la Rivoluzione

14 luglio, 2010 di  
Archiviato in Appunti Italiani, Cazzotti, Meccanica delle Cose

La rivoluzione è un’azione violenta tesa a scardinare un ordine costituito, al fine di sostituirlo con un ordine nuovo.
Ne la “Critica all’economia Politica” Marx sostiene che una costruzione sociale non perisce finché non abbia sviluppato tutte le forze produttive a cui può dare corso.
In altre parole che non vi può essere rivoluzione finché i rapporti di forza, che hanno prodotto l’ordine sociale esistente, non siano mutati tanto da renderlo inattuale, dunque instabile.
La Rivoluzione Francese può considerarsi a buon titolo il paradigma di tutte le rivoluzioni.
Nella Francia dell’epoca la Borghesia deteneva già il potere economico, ma non aveva ancora accesso al potere politico, che restava appannaggio della Nobiltà e del Clero.
Erano le condizioni oggettive per una rivoluzione.
Leggi il resto

Pomigliano: Bere o Affogare

28 giugno, 2010 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Il Lavoro degli Italiani

Ma chi ci crediamo d’essere? Galvani? –
Mia madre mi zittiva così, se m’azzardavo a chiedere qualcosa che secondo lei era fuori dalla nostra portata. Fa conto un paio di scarpe nuove, o un pallone da calcio.
Erano gli anni cinquanta. Galvani era il padrone della cartiera, chiunque avrebbe capito che era irrealistico pretendere ciò che solo lui poteva permettersi.
Anche se a me non pareva giusto: perché lui si e io no? Domandavo stizzito.
Mio padre alzava gli occhi e mi guardava come si guarderebbe un mentecatto. Scuoteva la testa e accendeva la radio.

L’unico che stava dalla mia parte era il nonno, per il quale Galvani era uno sfruttatore della classe operaia, che presto sarebbe stato spazzato via dalla Storia.
Peccato che in casa nostra il suo parere non contasse nulla.
La borsa la teneva la nonna e lui, come diceva mostrando le saccocce rovesciate, non ne aveva mai in tasca più di una lepre nella giacchetta.

Però potevamo andare alla “Casa del Popolo”, se ci faceva piacere. Dove tutti la pensavano come noi. Anche se in quel modo io ci rimettevo le cinquanta lire della mesata. Su questo mia nonna non transigeva, né io mi sentivo di biasimarla. Lei credeva di fare la volontà di Dio e dunque il mio stesso bene; io credevo di fare il mio dovere verso la Storia. Pari e patta.
In quegli anni neppure degli spiriti liberi, quali mio nonno e io, arrivavano a pensare d’aver diritto di mangiare pollo tutti i giorni, o di avere il frigorifero, o il televisore.
Il televisore non ce l’aveva neppure Galvani.

La coscienza di poter aspirare a una vita agiata, agli elettrodomestici e al riscaldamento, nacque un decennio dopo, con l’industrializzazione diffusa. I polli cominciammo a mangiarli quando si trovò il modo d’allevarli in batteria. Una conquista che cambiò la nostra vita, fondata fin allora sulla polenta, da così a così. Mentre per i polli fu una tragedia, posto che quella novità portò la loro speranza di vita dai sei mesi a un mese, poco di più. Mors tua vita mea. Chi ci è passato lo sa, i diritti vanno e vengono, non sono né sacri, né inviolabili. Né tanto meno immutabili ed eterni.

Mio padre lavorava anche al sabato. Malgrado la Costituzione fosse in vigore ormai da una decina d’anni le condizioni di lavoro erano regolate dal r.d.l. n.692 del 1923, che fissava in 8 ore l’orario giornaliero, per sei giorni alla settimana. A cui potevano sommarsi 2 ore di straordinario al giorno, per un massimo di 12 ore alla settimana.
Peccato che non ci fosse abbastanza lavoro, diceva mia madre.
Una disciplina che durerà fino al 1997, quando la legge n.196 recepirà la prassi in essere e porterà la settimana lavorativa a cinque giorni, per un totale di 40 ore, proseguendo la tendenza al miglioramento delle condizioni di lavoro ,in essere da oltre un secolo.

Qualcosa tuttavia dovette cambiare verso la fine del secolo, se nel ‘98 una richiesta di Bertinotti, di ridurre l’orario di lavoro a 35 ore settimanali, fece cadere il governo Prodi.
C’è chi anziché Mercato preferisce chiamarlo Mondo del Lavoro, probabilmente gli stessi che chiamano Operatore Ecologico lo Spazzino, ma a me pare che nella realtà delle cose le condizioni di lavoro, nell’intero pianeta, soggiacciano alle leggi del Mercato. Nel senso che le retribuzioni e i diritti e i doveri dei lavoratori sono oggetto di contrattazione, singola o collettiva, e il risultato è ogni volta il punto di equilibrio attraverso il quale passa la risultante del sistema di forze che rappresenta la realtà economica, locale o nazionale, di quel momento. E siccome le forze mutano nel tempo, muta il punto di equilibrio e mutano le condizioni di vita dei lavoratori, e i loro diritti, tra cui la remunerazione, e i loro doveri.

Ignorarlo, invocando astratti vincoli etici, ai quali dovrebbero subordinarsi le forze animali che muovono i mercati, mi sembra non tanto giusto o sbagliato, quanto irrealistico.
Che ricaduta politica concreta ha sostenere che i diritti non si possono barattare col posto di lavoro, come sosteneva l’altro ieri Rosi Bindi? Oppure che l’accordo con la FIAT non si deve considerare un paradigma, ma un puro accidente, come argomentava Enrico Letta?
L’accordo di Pomigliano, che fissa condizioni assolutamente peggiorative rispetto alle preesistenti, recepisce i nuovi rapporti di forza tra capitale e lavoro quali si sono venuti delineando, nel mezzogiorno d’Italia, nel nostro paese, in Europa, negli ultimi vent’anni. In funzione dei mutamenti che sono avvenuti a livello mondiale dalla caduta del muro in poi.
Che senso ha chiamarlo ricatto? O fingere che non esista?

L’unica cosa concreta che possono fare i lavoratori, in un frangente simile, è di mantenere il proprio posto di lavoro. Perché soltanto continuando a essere lavoratori, e non disoccupati, possono sperare di poter fare qualche cosa, in casa propria e fuori, per mutare in meglio la loro condizione.

La Classe Non è Acqua

Chissà quante volte avrete pronunciato anche voi questa frase: “La classe non è acqua”. Ma allora, se non è “acqua”, vogliamo provare a definirla, questa “classe”?

Leggi il resto

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...