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Leggere per Credere: Il Prelievo Fiscale sul Carburante, l’Indispensabile FAQ

30 marzo, 2011 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Consumo CriticaMente, latest

 

Il 23 marzo di quest’anno il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, ha annunciato che il Governo sta per approvare l’istituzione di un’ulteriore accisa sui principali carburanti per autotrazione, pari a 1 o 2 centesimi di € per litro. Questa nuova accisa, secondo le parole del sottosegretario, Serve a finanziare il Fondo Unico per lo Spettacolo, che in precedenza avrebbe dovuto trarre le sue risorse attraverso un’accisa da 1 € da aggiungere sul prezzo dei biglietti dei cinema.

I carburanti hanno un’incidenza importante tra le voci di spesa delle famiglie italiane; ogni volta che ci rechiamo dal benzinaio per acquistarli, una grossa parte di quanto paghiamo finisce direttamente nelle casse dello Stato. Ecco il dettaglio di quei prezzi.

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Voglio Fare il Mercenario!

La rivolta popolare in Libia, argomento ampiamente trattato dagli organi d’informazione nelle ultime settimane, oltre ad offrire l’occasione per l’ennesima operazione di disinformazione (si veda a tal proposito la nostra indagine “Fosse Comuni in Libia: Un Falso Costruito ad Arte, Google Maps lo Dimostra!“), ha risvegliato l’interesse dell’opinione pubblica per una figura fra il misterioso ed il romantico: il mercenario o, come si definisce ora in gergo tecnico, il “private contractor”.

Giornali e TV hanno sottolineato più volte che Gheddafi utilizza mercenari (o private contractor) per difendere il suo regime. Probabilmente, il messaggio che si vuol far passare è che non esiste una fazione autoctona che difende Gheddafi per motivi ideali, ma solo stranieri disposti a farlo esclusivamente per danaro. La cosa, sul campo, sta avendo effetti drammatici che vanno aldilà della semplice manipolazione dell’opinione pubblica in funzione di possibili azioni militari occidentali. Decine di persone di colore stanno rischiando la vita in Libia perché vengono considerati dei mercenari, anche se magari si tratta semplicemente di operai. Evidentemente anche in Libia si naviga su Internet e si guarda la CNN.

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Il Pittore della Musica

9 gennaio, 2011 di  
Archiviato in latest, Suoni & Musica

Io ho conosciuto tardi Ziggy Stardust, nel senso che i primi scatti di David Robert Jones in arte Bowie non furono quelli dell’androgino e sublime ragno spaziale dal linguaggio complicato e allusivo, bensì la lunare marionetta di Heroes, dalla copertina essenziale e rétro, anni ’40.

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Berlusconismo: Apologia del Male Assoluto

28 dicembre, 2010 di  
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I giorni che precedono la fine dell’anno sono spesso dedicati ai bilanci, motivo scatenante della “sindrome depressiva natalizia”. Provo anche io a dare un contributo a questa allegra fenomenologia con un breve intervento scaturito dalla lettura di questo eccellente contributo e del commento di un affezionato lettore delle nostre pagine.

Ho l’impressione che in una parte del paese, quella che non si riconosce nel governo e, più in generale, nell’attuale clima culturale italiano, prevalga la convinzione che l’enzima degenerativo del tessuto sociale italiano sia riconducibile quasi esclusivamente all’ingresso in politica di Berlusconi e all’azione devastatrice delle sue televisioni. Un po’ come credere che Berlusconi abbia inventato corruzione e puttane e che “Ok il prezzo è giusto” abbia impedito la nascita di un altro Giorgio Gaber.

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Monicelli: In Morte d’un Eretico

30 novembre, 2010 di  
Archiviato in latest, Schermo dei Sogni

La carnosità e la carnalità. La risata, anzi, la risataccia, sapida, polposa, sgangherata. E secca. Secca, sì, affilata, tagliente e schioccante come frusta. Due opposti che si fondevano, nella maschera cisposa di Mario Monicelli. Un italiano aristocratico. Ribelle con una causa. Umanista. Umanesimo “minoritario”? Andiamoci piano. Monicelli discende direttamente dalle costole di Donatello, di Verrocchio e, ovviamente, di Machiavelli. Ma, sotto alcuni aspetti, traluce in lui qualche eco dell’Adriano di Yourcenar, non quello degli ellenistici languori, certo, ma il lucido intellettuale senza dio, il camminatore di sterrati solatii, solo, spettrale, dinoccolato ma umile. Che a quell’humus, a quella terra, torna, perché questo è il suo unico destino, e se ne riappropria e se ne ricongiunge. Non il superuomo che si fa divino, ma l’uomo snudato, che ci conficca lì, sgomberandoci d’illusioni consolatorie e meschine. Che ci rinfaccia la nostra solitudine immensa, e lo fa con la sgarbatezza rude dell’amore autentico, privo d’alibi. E l’amore sempre ferisce.

Lo rivedo avvolto in un cappuccio rosso, d’un rosso pontormiano, e mi rimanda a un’altra immagine a me nota: l’Autocamaldolese del romano Walter Lazzaro, il pittore dei silenzi sospesi, della vita che si umanizza nell’oggetto. Ma l’occhio di Monicelli è ridarello, alchemico, pazzo; quel suo ritratto è bestemmia, l’ultima burla alla mistica truffaldina. Pochi giorni fa manifestava contro i tagli alla cultura; e ieri s’è gettato nel vuoto, da una finestra, scegliendo, per sopprimersi, la maniera più vorticosa, straniante, diremmo: urlata, fottuta. Mi par di vedere quel volo, negli stessi occhi allucinati e folli, nell’ellisse sghemba d’un Pinocchio rimasto ligneo, quindi estraneo a codici e regole. Un estremo grido d’anarchia e d’amoralità. Monicelli ha voluto lanciarci la sua sfida suprema, martire di quella laicità che in Italia non ha mai avuto dimora. E per l’assenza della quale siamo privi di religione, e pervasi di clericalismo.

L’abbiamo sfregiato noi Monicelli. Noi, nella vigilia di Natali dolciastri, spumeggianti di rotondità vuote, e l’abbiamo appiattato là, su quel volgare cortile d’ospedale, disusato, distrutto. Ne abbiamo scardinato l’anima, perché non la potevamo contenere. La morte di Monicelli ci asciuga delle ideologie senza cuore. Ma non ce ne accorgeremo. E proseguiremo a vegetare, in quest’Italia incollata alla sua plebea atemporalità.

Finché Penso, Vivo

16 novembre, 2010 di  
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Riceviamo e pubblichiamo.

Sabato 20 novembre 2010 il Cinema Don Bosco di Genova Sampierdarena (Via C. Rolando, 15), proietterà alle ore 17.30 la Prima Nazionale del film-documentario FINCHE PENSO, VIVO. La storia di Marina, la vera Principessa sul Pisello, di Cinzia Bassani prodotto da Beppe Anderi per la VideoAstolfoSullaLuna.
Marina Garaventa, colpita da grave e complessa infermità, da oltre sette anni è immobile nel letto: non può respirare autonomamente, non può parlare. Ma vive, lotta, comunica col mondo attraverso il computer e gli sms. La circonda il calore di una famiglia originale, in cui spicca la personalità di Ottavio, papà di Marina, tenore lirico di fama internazionale. Marina, o meglio la Principessa sul Pisello come ama definirsi, è il simbolo della sofferenza, del coraggio, della testardaggine e dell’ironia, nonostante tutto.

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Bunga Bunga: Finalmente la Verità

4 novembre, 2010 di  
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Ho una notizia: esiste una Simona Ventura TV. Se non ne avete abbastanza di tutti gli escrementi che vi trasmette la televisione via etere, c’è questa eccezionale risorsa su internet acciocché nessuno rimanga senza la sua razione di merda anche nella fastidiosa eventualità che una esplosione nucleare dovesse sconvolgere la ionosfera impedendo la propagazione delle onde radio sulla frequenza UHF ed il corretto funzionamento del vostro forno a microonde.

Comunque, il Creatore dell’Universo, nella sua munifica distribuzione, ha dato un senso a tutte le cose, quindi anche la Simona Ventura Web TV ha una sua funzione, per quanto occorra una sofisticata strumentazione per rilevarla.

Tramite questo eccezionale sorgente informativa, infatti, si ha l’opportunità di ascoltare un’intervista al signor Lele Mora, noto intellettuale minimalista, che ci fornisce la sua versione sull’argomento politico del giorno: il Bunga Bunga. Chi vuole mettere alla prova la propria resistenza, può provare ad ascoltare:

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Per gli smidollati che non sono riusciti a sostenere la sfida, riassumo la descrizione del Bunga Bunga fatta dal Sig. Mora, noto sostenitore del pensiero debole (in senso letterale e non nichilista).

“Io vado ad Arcore dall’86, la sala relax, chiamiamola così, la sala cinema, c’è sempre stata, non è cambiata. È uguale a com’era nell’86, magari con dei televisori più nuovi, effetti più nuovi”. “Non succede niente” “Non è che c’erano tutte queste ragazze. La serata si svolgeva così: arrivi a tavola, aperitivo, si canta, si raccontano delle barzellette, si mangia e poi ci si rilassa sotto bevendo una cosa, e ascoltando un po’ di musica, dove c’è Apicella che canta, ma niente di più, dove si mangiano le ciliegie”.

Si mangia, si raccontano le barzellette, si beve. Poi si scende di sotto, dove nella penombra Apicella canta le sue canzoni al piano mentre la gente mangia le ciliege. A novembre. Le ciliege.

Partecipanti ad un Bunga Bunga a casa berlusconi

Che noia. Sembra quasi di vedere Berlusconi che giochicchia col cellulare, Mora che scrive SMS e Fede che dorme sul divano con la bocca aperta. Roba da far sembrare eccitanti le serate familiari a base di tombola e mercante in fiera. Che culo che abbiamo nel passare le feste con zia Alfonsina invece che con Ruby la cosciona o con la zizzona bionda del Grande Fratello.

E pensare che qualche maligno mi racconta che il Bunga Bunga è una specie di evento dove si riuniscono coppie scambiste. Il capo festa, detto Bunga Bunga appunto, si siede su una sedia. Intorno a lui le coppie si dispongono in cerchio e iniziano a trombare. Poi il Bunga Bunga si alza, sceglie una coppia, allontana il maschio e prende a trombare (anzi chiavare) lui la signora, and so on.

Invece, tristemente, Lele Mora, Emilio Fede, Silvio Berlusconi e quella caterva di pucchiacche passano le serate a mangiare ciliege e ad ascoltare Apicella. Che palle!
Per fortuna che, di tanto in tanto, si divertono uscendo con una decina di ragazze.

“Emilio è la persona più bella del mondo. E’ a pezzi perché anche lui viene usato per delle cose che non hanno senso, gli vengono attaccati dei nomi, nomini e nomignoli, cose che non ha mai fatto”. “Io ed Emilio ci sentiamo, minimo, lo posso dire tanto siamo intercettati, dieci volte al giorno”. “Se tu decidi una sera di uscire con cinque, sei, otto dieci ragazze è perché siamo ragazzi che amiamo divertirci”

10 ragazze. Passeranno la serata a cercare le farmacie di turno con la ricetta del dottore in mano. Che noia.

Magari, ora che arrivano le feste e organizzate una tombolata, provate a fare un colpo di telefono o un SMS a Silvio, Lele ed Emilio.Se non avete il numero fatevelo dare da Ruby o dalla zoccola che piantona il lampione di Viale Brennero (sì, anche qui sulla Luna ci sono le zoccole per strada). State certi che loro ce l’hanno.

Scommetto che verranno di corsa a casa vostra, (Lele, Silvio e Emilio, non la zoccola) giusto per passare una serata divertente, una volta tanto. Poveretti. Le ciliege. A novembre. Poveretti.

Una Donna Normale

7 giugno, 2010 di  
Archiviato in latest, Schermo dei Sogni, Storie Italiane

Il ricordo è nitido e fulminante. Anno 1973, su tutte le locandine svetta Malizia, con una procace ragazza su una scala a pioli, sorpresa nell’attimo in cui scopre un reggicalze nero e, più sotto o più oltre…
Era lei, Laura Antonelli. E lui era Alessandro Momo: il giovanotto sedotto che avrebbe girato con la sensuale attrice istriana un altro film dal titolo ammiccante: Peccato veniale. Laura Antonelli era una bella pesca dagli occhi rinascimentali. Avrebbe fatto la gioia dei pittori pompieri di fine secolo.

Nulla di complicato e di decadente in lei. Era nata a Pola, ma restava così floreale, squisita, italiana fin nelle rotondità del seno generoso e florido. Succosa, la classica figlia-madre-amante. Anche di Alessandro Momo, suo partner nel film che la lanciò, ho un ricordo abbacinato: come la sua carriera.

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La Sigaretta Come un Fallo: Fumare è una Violenza Sessuale?

Una nuova campagna francese contro il fumo che gioca su un doppiosenso pornografico ha ottenuto un’attenzione largamente superiore a quella prevista dai suoi stessi ideatori. Chi la contesta sostiene che offende il comune senso del pudore e che crea una falsa analogia tra sesso orale e fumo.

La Francia(1) ha vietato da tempo il fumo nei caffè, nei bar e nei ristoranti. Ciò nonostante, secondo l’Ufficio francese per la prevenzione del fumo, il vizio è ancora in aumento tra i giovani in Francia, cosa che, secondo la l’organizzazione anti fumo Droits des non-fumeurs(2), giustifica pienamente la campagna.

Lo slogan è abbastanza blando: “Fumare è essere schiavi del tabacco”, ma è accompagnato dalla foto di un uomo adulto visto di lato, mentre spinge verso di sé la testa di una ragazza adolescente. Gli occhi della ragazza sono a livello della cintura e guardano verso l’alto con paura. La sigaretta sembra emergere dai pantaloni dell’adulto come un fallo. Due altri annunci mostrano ragazzi nella stessa posizione. L’adulto, in questo caso, indossa giacca e orologio.

Marco de la Fuente, vice presidente della BDDP & Fils, la società pubblicitaria che ha creato la campagna, ha detto che gli annunci non sono stati progettati “per piacere o per scioccare la gente, ma per indurre un cambiamento, per riportare in evidenza un fatto di cui non si parla abbastanza e che minaccia i giovani.”.

Secondo l’Ufficio francese per la prevenzione del fumo, tra il 2004 e il 2007 e il 2008 e il 2009, la percentuale di fumatori tra i quattordicenni francesi è salita dal 5 all’8 per cento: tra i sedicenni dal 14 al 18 per cento. Un quarto dei diciottenni fuma ogni giorno.

Il signor de la Fuente ha dichiarato: “Prima si inizia a fumare e maggiore è la dipendenza, ma i giovani pensano di essere invincibili. A loro piace flirtare con il pericolo.” Ha poi aggiunto che i giovani vedono il fumo come un simbolo di emancipazione, un passaggio verso l’età adulta e un atto “trasgressivo “. Gli annunci, ha detto, cercano di convincerli che il fumo è “un atto di ingenuità e di sottomissione.” Ha continuato: “Non possiamo essere tiepidi su questo argomento, dobbiamo colpire duramente. Stiamo lavorando contro anni di mito, basato sul cinema e le star hollywoodiane, e lottiamo con zero euro”.

La reazione sul sito web della Droits des fumeurs non è stata univoca. Ad esempio, un commento recita:”La campagna banalizza gli abusi sessuali – peggio ancora, implica senso di colpa da parte dell’abusato”.

Florence Montreynaud, presidente di La Meute des Chiennes de Garde(3) che si oppone al simbolismo di violenza sessuale nei film e nella pubblicità, ha definito l’annuncio “insopportabile” e ha detto “ciò che più sconvolge è la banalizzazione della violenza sessuale “.

Montreynaud ha affermato di essere una femminista e membro di lunga data di Droits des Non-fumeurs. “Ma è terribile rappresentare in pubblico questo tipo di immagine limitata alla pornografia”, ha aggiunto. “Sono costernata. Si tratta di mancanza di fantasia. Quando le persone non hanno idee usano corpi femminili.”

Nadine Morano, segretario di stato per la famiglia, nel corso di un’intervista a Radio Monte Carlo, ha affermato che è sua intenzione arrestare la campagna avendo trovato il simbolismo intollerabile. “Si può tentare di scioccare parlando di fumo, non mi dà fastidio, ma ci sono altri modi per impostare una campagna”.

Il presidente della Droits des non-fumeurs, Gérard Audureau, ha detto che la campagna è stata avviata dopo che un campione di studenti delle scuole superiori a cui era stata mostrata l’aveva accolta favorevolmente. Per diciotto anni, ha detto, “ne abbiamo parlato gentilmente, riferendoci all’aspetto sanitario dei danni polmonari, ma i giovani si sentono invincibili, immortali.” Il quotidiano Le Parisien riferisce una sua affermazione: “Utilizzare il sesso è un modo per ottenere la loro attenzione. E se è necessario scioccarli, sciocchiamoli. ”

Bertrand Dautzenberg, presidente dell’Ufficio francese per la prevenzione del fumo, ha messo in dubbio la validità della campagna. Secondo Le Parisien, avrebbe affermato: “Questa campagna spaventa gli adulti, non i ragazzi.”

Traduzione ed adattamento dell’articolo di Steven Erlanger

French Ad Shocks, but Will It Stop Young Smokers?

pubblicato sul New York Times del 24 febbraio 2010


Note
  1. come l’Italia N.d.T. []
  2. diritti dei non fumatori []
  3. la Muta dei Cani da Guardia []
Fine delle Note

Il NeoNeorealismo

16 febbraio, 2010 di  
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Anni fa, a raccontare la società italiana nelle sue meschinità, ma anche nella grandezza d’animo dei singoli è stato il cinema. Prima il neorealismo con le indimenticabili scene di “Ladri di Biciclette” , “Bellissima”, “Il Ferroviere” e tanti altri titoli. Poi la commedia all’italiana. “I soliti ignoti”, “Una vita difficile” e “Divorzio all’italiana”, solo per fare qualche esempio, hanno disegnato un quadro vivido ed indimenticabile degli italiani del dopoguerra e del boom economico. Tanto di cappello, ancora oggi, a chi fu capace di tanto. Poi il cinema italiano è diventato quello che è. A parte inevitabili e lodevoli eccezioni, ci si è ridotti a parlare di Moccia e Muccino come fenomeni culturali. Amen.

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Il Grande Reality Tre Anni Dopo

23 novembre, 2009 di  
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Dopo il successo dell’iniziativa che ha portato all’arresto di una persona sospettata di omicidio, grazie anche alla diffusione in rete del filmato dell’episodio, sembra che nonostante le perplessità sollevate dal Ministro degli Interni, la cosa stia diventando una simpatica moda.

Vi invito alla visione di questo video diffuso dalla questura di Varese:
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Gli Stranieri Non Capiscono – Parte I

14 giugno, 2009 di  
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Sabato sono andato a vedere Batman, lo avevo visto in italiano ma sono tornato volentieri a vederlo con mia moglie in lingua originale in un cinema di Shibuya, un quartiere moderno pieno di giovani stravaganti. I film al cinema in Giappone sono tutti in lingua originale, di per se è una bella cosa, se non fosse che i giapponesi lo fanno solo per immergersi in un’atmosfera internazionale che il suono di certe lingue straniere, come soprattutto l’inglese, riesce a trasmetter loro.

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Sette Anime

1 febbraio, 2009 di  
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Sabato sera mia moglie ed io siamo stati al cinema, dopo diverso tempo. E’ salita da noi la signora del secondo piano per stare con i bimbi, e noi… via.

Sapete: mia moglie è una donna, e come molte donne non pensa che a volte un uomo possa avere gusti diversi. Quelli degli uomini, più che gusti, sono … devianze, e quindi non soggette alle consuete regole di tolleranza. Diciamo che gli uomini in genere sono esseri che vanno rieducati. Per cui mi aveva lasciato due possibilità: Come Dio comanda oppure Sette anime.
In pratica come scegliere tra un pugno allo stomaco ed un fiume di lacrime.
Abbiamo scelto il fiume di lacrime.

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All’uscita del cinema, stranamente, invece di sentirmi incazzato come un’ape e tirare giù tutti i santi, ero in un sereno stato di accettazione di ciò che avevo appena visto, mentre lei si sentiva sprofondata nella depressione più cupa (ironia della sorte).
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Blade Runner Final Cut-zata

25 gennaio, 2009 di  
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Alcune sere fa ho visto la versione final cut di Blade Runner, il signor Ridley Scott dice che è la versione migliore, ma secondo me sbaglia. .. Philip K. Dick perdonali perché non sanno cosa hanno fatto!

A mio modo di vedere la versione migliore è la prima, quella del 1982 con la voce narrante, la final cut sembra quasi un altro film e di bello rimane soltanto la mitica scena di Rutger Hauer, Roy Batty nel film, sotto la pioggia.

Visto che il film Blade Runner mi piaceva tantissimo mi sono informato sull’argomento ed ho scoperto il suo scrittore geniale, il dimenticato Philip K. Dick.

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Nella trasposizione dal libro “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” alla pellicola cinematografica sono sparite delle parti fondamentali.

Nel film non si capisce benissimo che sulla terra sono rimasti solo i più disgraziati definiti da Dick  “cervelli di gallina” e cacciatori di androidi tipo Deckard, Harrison Ford, mentre i più ricchi se ne sono andati su altri pianeti.

Nel libro Deckard è sposato con una rincoglionita da tv e dal sistema che simula le emozioni, mentre nel film non vi è traccia di tutto ciò.

Il messaggio che Dick voleva lasciare era molto più profondo di quello che un semplice film di fantascienza può far passare.

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Io da disabile sono stato sempre dalla parte degli androidi, i diversi, perché nel film gli umani pensano che solo loro hanno il diritto di provare sentimenti, tipo amare qualcuno e gli androidi che si ribellano devono essere ritirati (eliminati).

Se fossi un regista farei un film con il libro Ubik di Philip K. Dick, un precursore di Matrix, come spesso capita i geni non vengono mai capiti in vita e una volta morti gli altri si prendono la gloria e la fama, che avrebbero meritato persone tipo Dick.

Solo leggendo i libri di Philip K. Dick potrete capire il suo genio e non fatevi ingannare, la fantascienza non è letteratura di serie b è solo un mezzo per criticare questo mondo che, se continuiamo così diventerà inquinato, invivibile, senza animali reali proprio come Dick ha scritto.

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« Io ne ho viste, cose, che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire. » (Roy Batty da Blade Runner)

Queste parole non sono di Dick però mi piacciono lo stesso.

il vostro critico cinematografico Son Scassacazzi


Ultimo Governo Cannibale

30 novembre, 2008 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Questo non è un governo, è un mondo-governo. E’ a livello di quei filmacci finto documentaristici senza vergogna degli anni sessanta-settanta che giocavano ambiguamente sul dubbio “è ammazzatina vera o non è vera?” e che poi hanno ispirato il filone cannibalesco dove si impalavano le indigene, si sparava ai porcellini e si scannavano le tartarughe.

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I Grandi Film – Stanley Kubrick

3 novembre, 2008 di  
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Rapina a Mano Armata (1956): Uno spara a un cavallo all’ippodromo. Fanno una rapina, sempre all’ippodromo. Quando pensano che si devono solo spartire il bottino, gli fanno un mazzo tanto.

Orizzonti di Gloria (1957): Prima guerra mondiale. Assalto dei francesi alle linee tedesche. I francesi si cacano sotto e scappano. Ne prendono tre a cazzo per fucilarli. Anche se l’avvocato militare e’ Kirk Douglas, alla fine gli fanno un mazzo tanto. Ai tre. Kirk se la canzea.

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Bogey

Non si può dire che fosse bello. Non era alto (solo 1.70) né muscoloso. Non aveva un sorriso smagliante, né vestiva in modo particolarmente ricercato. Eppure Humphrey Bogart è nel mito: impermeabile chiaro, cappello floscio a larghe tese, volto corrucciato e l’inconfondibile sorriso a denti stretti, reso unico dalla cicatrice sul labbro rimediata sotto le armi, durante la guerra.

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