La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio
9 gennaio, 2012 di fma
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani
Di questi tempi ci si lagna spesso contro i padroni e anche volentieri. Contro i capitalisti in genere, che mettono il proprio interesse davanti a quello del popolo. Che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e ne fanno quel che gli pare, addirittura li portano in Serbia.
Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile. Che pure ci servirebbe come il pane per cavarci dal terribile impiccio nel quale siamo finiti.
Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.
Una Bomba Chiamata Unicredit
7 gennaio, 2012 di dellefragilicose
Archiviato in Censura dell'Informazione
Cento miliardi di capitalizzazione nel 2006, 7 miliardi nel 2011. Una perdita secca del 93%. Il 37% di perdita . Per chi non ha ancora capito cosa significa, forse ci vuole un disegno, uno di quelli alla IKEA, universalmente adatto anche agli idioti. Unicredit è la bomba ad orologeria piazzata sotto il culo della repubblica italiana e, di conseguenza, nel ventre dell’Europa, di cui la nostra penisola rappresenta da tempi insospettabili la parte più molle e non solo dal punto di vista economico.
Il Socialismo non si fa in un Paese Solo
29 novembre, 2011 di fma
Archiviato in Democrazia e Diritti, Oltre il Confine, Storia e Memoria
Per curare la nostra malattia qualcuno propone di tornare al socialismo. Ma il socialismo, così com’è, è ancora un progetto politico, o soltanto una bandiera sotto la quale raccogliersi per esorcizzare l’uragano?
Se dovessi puntare un copeco, guardando al numero e alla novità delle proposte, delle iniziative e dei risultati degli ultimi vent’anni, lo punterei sulla seconda. Naturalmente mi sentirei molto più tranquillo, per la mia stessa sorte, se i socialisti mi dimostrassero che ho torto.
L’idea base del socialismo si fonda sull’assunto che tra Giustizia e Libertà, dovendo scegliere, si debba premiare la prima. Che non sia ammissibile che un uomo si appropri del plusvalore generato dal pluslavoro di un altro uomo. Di conseguenza che la proprietà privata dei mezzi di produzione vada abolita.
Su questa dorsale etica sono stati elaborati numerosi progetti di convivenza sociale e sono stati compiuti diversi tentativi di dargli pratica attuazione. Nessun andato a buon fine, per i più svariati motivi.
La Politica, l’Economia e la Finanza, per non parlare dell’Etica.
7 novembre, 2011 di fma
Archiviato in Accademia DFC, Meccanica delle Cose
Politica, Economia e Finanza non sono la stessa cosa, ma questo non vuol dire che non stiano bene insieme, o che si possa fare a meno dell’una o dell’altra. Un po’ come per cuore, fegato e polmoni, che fanno ciascuno un lavoro diverso, ma tutti ugualmente necessari al benessere e alla sopravvivenza dell’organismo.
Parlando dell’organismo fisico a nessuno viene in mente di sostenere la primazia di un organo su un altro. Ma non è sempre stato così, una volta si pensava che il cuore fosse la sede dell’anima e il cervello un semplice radiatore per raffreddare il sangue. La metafisica aiuta a dare un senso alla vita, ma può portare fuori strada. Così, trattando delle varie componenti dell’organismo sociale, molti continuano a parlare del primato di questa su quella. Mentre anche qui, forse, si tratta soltanto di una questione di ruoli.
Italia Fallita – Sentirsi Totalmente impreparatI
1 novembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose
Ancora pochi giorni fa nutrivo la profonda convinzione che questa crisi si sarebbe potuta affrontare mantenendo inalterati o quasi i propri sistemi di vita, mettendo in atto poche manovre giuste.
Convinzione supportata da dati oggettivi, quali la totale impreparazione del sistema economico occidentale a un radicale cambiamento; l’impossibilità di realizzare questo cambiamento a un qualsiasi livello inferiore a quello globale; l’impossibilità di far accettare a popoli benestanti il concetto che il loro benessere si basi non più su una strutturalità che ne consentirà il mantenimento ma su riserve in via di rapido esaurimento.
Default Italia? Non Per Tutti. I Nostri Evasori Terzi al Mondo per Consumo dei Beni di Lusso
19 ottobre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Censura dell'Informazione, Chiamiamola Economia, Cronache Italiane
Prendiamo atto dell’alto monito del Presidente della Repubblica il quale, considerata la gravissima contingenza, sprona il governo ad una ““. Il che, in parole povere, vuol dire tempesta greca e uragano portoghese in arrivo sui cieli del Bel Paese. Libertà totale nei licenziamenti, blocco dei conti correnti, assorbimento delle tredicesime e delle quattordicesime, riduzione delle prestazioni del servizio sanitario nazionale, annichilimento dei servizi sociali, ripristino dell’ICI, patrimoniale su beni mobili e immobili, compreso prima casa, taglio orizzontale nelle sovvenzioni ai trasporti e più ore di lavoro a parità di salario. In attesa dell’inevitabile, ovviamente.
Bene, bene. Sono misure che sono nell’aria da mesi. Chi pensava che la malattia passasse da sola o con le goccine omeopatiche si prepari ai siringoni di antibiotico. La febbre è alta e non c’è altro da fare, tant’è vero che lo spread Bund-Btp, ingiustamente trascurato a causa dei fatti di Roma e della morte di Steve Jobs è tornato a livelli pre finanziarie. In pratica un centinaio di miliardi di euro buttati nella fornace del debito. Sic Transit Gloria Mundi.
La Cina è la Germania Nazista del Terzo Millennio
18 ottobre, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra, Oltre il Confine
In Cina il servizio sanitario è considerato “tra i più inefficienti e iniqui del mondo [...] offre la copertura assicurativa a solo il 40% della popolazione (e che trascina nella povertà migliaia di famiglie ogni anno a causa delle spese sanitarie out-of-pocket), che spende l’80% delle risorse nella sanità delle città, quando il 60% della popolazione vive nelle campagne.” (). In pratica, per chi non se lo può permettere,sono negate anche le cure salvavita.
In Cina, una legge dello stato, impone un’unica gravidanza per coppia. Questo comporta che “l’aborto è imposto alla donna o fortemente raccomandato quando il nascituro non abbia le caratteristiche volute dalla famiglia, prima fra tutte il sesso. Questa condizione sociale privilegia i maschi rispetto alle femmine che vengono, in alcuni stati, sistematicamente abortite. Questa situazione è oggi nota per essere endemica in ampie zone dell’India e della Cina in quest’ultima il numero degli uomini ha superato quello delle donne per oltre 40 milioni di individui” (). Mi chiedo dove siano le nostre femministe più agguerrite, pronte a scattare per uno stupido manifesto, ma del tutto indifferenti a questo abominio.
Ma Come li Paghiamo gli iPhone 4S?
11 ottobre, 2011 di fma
Archiviato in Accademia DFC
La cosa comincia senza rumore, col venir meno del comunismo come sistema politico alternativo. Nel 1977 Deng Xiaoping lancia la Primavera di Beijing, con ciò aprendo la Cina alla proprietà privata e agli investimenti stranieri. È nata l’economia socialista di mercato.
Negli Stati Uniti d’America alcune aziende manifatturiere, più attente di altre, pensano di aumentare i profitti producendo in Cina ciò che vendono negli USA e in Occidente, gli unici posti dove ci sono i soldi per comprare. Se l’idea rimanesse circoscritta a poche aziende nessuno se ne accorgerebbe. Ma l’idea è buona e fa rapidamente proseliti, negli USA e nel resto dell’Occidente. Naturalmente produrre in un posto dove il lavoro costa poco e vendere in un altro dove i salari sono alti, oltre che far guadagnare chi ci mette il capitale, ha pure delle conseguenze sulla vita degli abitanti dei luoghi dove prima si produceva e ora non si produce più. Le fabbriche che producono di là, licenziano di qua. Gli operai licenziati, confidando nelle virtù del mercato, si rimettono sveltamente alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, fiduciosi che lo troveranno. Parlo degli operai americani. Considerano la situazione transitoria, non pensano di dover cambiare stile di vita. Tuttavia, nel transitorio, se vogliono cambiare la lavatrice, devono ricorrere alla banca, che è ben lieta di accordargli un prestito, a tassi via via crescenti mano a mano che le garanzie si fanno più deboli.
I mutui subprime sono un ottimo affare, sia per la banca, sia per il debitore. Leggi il resto
Grande è la confusione sotto il cielo
7 ottobre, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Chiamiamola Economia
Com’è noto, il pensiero dominante dell’epoca contemporanea assume come paradigma orientativo la tecnica, che è l’insieme di complesse ed articolate competenze. La sostanziale incompetenza non impedisce a ciascuno di noi di partecipare a tutti i dibattiti all’ordine del giorno, non tanto (o non necessariamente) per mero esibizionismo, ma perché questo tipo di partecipazione è un precipitato intrinseco dei sistemi politici democratici. E’, quindi, gioco forza dire la propria opinione sulla fecondazione assistita, senza essere dei biologi molecolari o dei genetisti, sull’energia nucleare, senza essere dei fisici nucleari e così via.
Breve storia incazzata d’Italia
21 settembre, 2011 di Giacomo
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Sono anni difficili dicevano i nonni. Eppure da quando posso ricordare non è la prima volta in cui viene portata all’attenzione dei tartassati il periodo contingente, la necessità di sacrificio, l’aggiunta del famoso ulteriore buco alla cinta: sempre ovviamente come necessità da lasciare alla moltitudine indistinta e passiva a vantaggio della minoranza, che tanto piccola comunque non è, dei membri di caste, castine, logge e loggette…non parliamo dei vantaggi degli evasori: quelli non essendo identificati dobbiamo matematicamente far finta che non esistano.
Si fa un bel dire, e concordo, quando si afferma che se TUTTI pagassero le tasse TUTTI potrebbero pagare la metà delle tasse che attualmente pagano i TUTTI-EVASORI. Prima occorre trovarli, o meglio occorre trovare la volontà di trovarli e farsi restituire, propongo con le cattive, il maltolto. Ma scimmiottando la pubblicità del noto caffè italiano non si ha la minima idea di quanti siano questi tutti che se non son troppi perché no? Leggi il resto
Default Italia, 57 Giorni al Fallimento: Lingua in Bocca con Pechino
14 settembre, 2011 di dellefragilicose
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Il bollettino europeo di stamattina vede:
La Grecia morta e in piena putrefazione. I gas che ne gonfiano il corpo marcescente promettono il 134% di interesse sui titoli di stato a un anno. Certo, certo. Solo ieri mattina eravamo fermi ad un micragnoso 120%. Magari quando leggerete questo post saremo arrivati al 140%. Scopritelo subito a questo link. La UE dice che la Grecia non andrà in default (forse perché lo è già), quindi corriamo tutti in banca a comprare i BOT alla feta e olive. L’anno prossimo riceveremo indietro i nostri soldi, il 140% di interesse o il 180% a seconda dell’ora a cui li compriamo e, per i maschietti (o le signore interessate), un week end omaggio su un’isoletta delle Egeo a scelta con Mitera Fusi, la giovinetta che allieta il video che segue.
Non ci sono più gli amerikani di una volta
14 settembre, 2011 di Lameduck
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11/9 Chi ha Vinto?
11 settembre, 2011 di kurt
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Sono un militare e i miei rapporti con la politica sono sempre stati i seguenti: la politica ti chiama quando lo ritiene opportuno e ti mette da parte quando lo ritiene opportuno. Niente di più di uno strumento. Come un pettine, una scopa, un kleenex.
Niente di male. La vita va così e saper stare al proprio posto è una grande virtù professionale oltre che un sistema per vivere più tranquilli.
Ciò detto, mi piacerebbe darvi un punto di vista alternativo dell’11 settembre 2001, tanto a fornirvi l’aspetto politico, sociale e umano ci sono già tanti giornalisti, gente che sa fare il suo mestiere meglio di me.
Terza guerra mondiale: i nodi vengono al pettine
8 settembre, 2011 di ilBuonPeppe
Archiviato in Chiamiamola Economia
Ci provo. Voglio tentare di fare un po’ d’ordine, che in mezzo a questo casino non ci si capisce più niente. E sì che l’Italia ne ha passati di momenti duri, ma ho l’impressione che il senso di smarrimento e la paura del futuro non siano mai stati tanto forti.
Dunque, come ogni azienda grande o piccola che sia, ma anche come tante famiglie, ogni anno lo Stato fa il bilancio preventivo: stabilisce quello che andrà ad incassare l’anno successivo e decide come utilizzare quei soldi. Il tutto si traduce nella legge di bilancio, la cosiddetta “finanziaria”. Quella di quest’anno era la .
Poi a luglio, quindi dopo soli sette mesi, si è resa necessaria una manovra correttiva di circa 30.000 euro che poi, nel corso di un paio di settimane, sono progressivamente cresciuti fino a diventare quasi 70.000. Questo significa una cosa piuttosto semplice: a dicembre avevano sbagliato tutti i conti. Ma c’è la crisi. Certo, ma la crisi c’è da tre anni, quindi dov’è la novità? C’è un debito enorme che pesa. Ma va? Quello invece è lì da molto più di tre anni. La verità (ad essere buoni e non voler fare dietrologia) è che non hanno capito un tubo e hanno toppato alla grande. E, a giudicare da come l’importo della manovra di luglio è variato in pochi giorni, hanno continuato a non capire niente dei propri conti. E’ rassicurante…
82 Giorni all’Apocalisse: I Moderni Untori
20 agosto, 2011 di fma
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- Gli uomini negano l’evidenza quando ciò che vedono non gli piace, o non lo capiscono.– dice Galbusera posando il bicchiere.- Naturalmente è un errore. Il guaio è che ci si affezionano. Specialmente se non hanno altro a cui attaccarsi-
Di tutta la compagnia delle bocce siamo rimasti in quattro, a chiacchierare sotto i tigli, al Circolo degli Anziani. Il resto è al mare o ai monti, alla faccia della crisi.
Il Default dell’Occidente, 83 Giorni all’Apocalisse
19 agosto, 2011 di grp
Archiviato in Cuore di Tenebra
Ci abbiamo provato, ma a giocare con il fuoco alla fine ci si scotta. Quando si prende una strada si deve avere lo stomaco di percorrerla fino in fondo. Il tentativo di conciliare il Capitalismo con il Cristianesimo, l’accezione Calvinista che vede la ricchezza ed il benessere come un premio che Dio attribuisce all’uomo virtuoso e laborioso, non ha funzionato.
Non si può perseguire il profitto “eticamente” se non si hanno dei valori condivisi. Un prodotto che costa di più solo perché è realizzato rispettando la natura ed i diritti di chi lo produce è destinato al mercato di nicchia delle madame dal mignolo alzato. Vende chi produce cose che funzionano a prezzi bassi. L’acquirente, la massa degli acquirenti non le madame, se ne fottono di come è fatto, dove e da chi. Guardano solo il cartellino del prezzo.
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Crisi: Gli Usa Vendono il Tibet e Taiwan
18 agosto, 2011 di redazione
Archiviato in Informazione, Oltre il Confine
Gli Stati Uniti appoggiano fermamente la politica di «una sola Cina» di Pechino e non sosterranno la «indipendenza di Taiwan» e riconoscono totalmente che il Tibet è una «inalienabile parte della Cina». Lo ha affermato, secondo quanto scrive l’agenzia ufficiale Nuova Cina, il vicepresidente americano, Joe Biden, che a Pechino ha incontrato il suo omologo cinese, Xi Jinping.
ECONOMIA – Punto centrale dei colloqui però sono stati i temi economici. «Sono assolutamente fiducioso che la stabilità economica del mondo dipenda in gran parte dalla cooperazione tra Usa e Cina», ha detto Biden. «Viste le nuove circostanze», ha ribattuto Xi, «Cina e Stati Uniti condividono ancora di più ampi interessi e responsabilità comuni».
La guerra finanziaria ha le sue prime “polonie“. Gli Stati Uniti, soffocati dalla crisi, abbandonano al loro destino il Tibet e Taiwan. Questo nonostante le perplessità sulle presunte violazioni dei ed, in particolar modo, .
Meno di un mese fa il presidente Obama dichiarando di volersi adoperare in prima persona per i diritti del Tibet.
Questa è, probabilmente, solo la prima delle concessioni politiche che l’occidente dovrà fare per ingraziarsi quella che, ormai, deve ritenersi la prima superpotenza mondiale. La Cina ha intenzione di stabilire un controllo diretto anche sull’Africa per assicurarsi le sue risorse naturali. Un occidente debole ed una Russia alle prese con i dissidi interni hanno poche possibilità di contrastare questo progetto.
